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Posts Tagged ‘Paola Ronco’

Premio NebbiaGialla 2019: vincono Antonio Paolacci e Paola Ronco

Vincono il Premio NebbiaGialla 2019 per la letteratura noir e poliziesca Antonio Paolacci e Paola Ronco con Nuvole barocche (Piemme)

Segnaliamo il post di Letteratitudine con il “tandem letterario” tra Antonio Paolacci e Paola Ronco, dove  i due autori raccontano “Nuvole barocche” (Piemme) Leggi tutto…

LA LUCE CHE ILLUMINA IL MONDO, di Paola Ronco

La luce che illumina il mondoIn esclusiva per Letteratitudine pubblichiamo un brano tratto dal volume LA LUCE CHE ILLUMINA IL MONDO, di Paola Ronco (Indiana, 2013)

Il libro
L’architettura di una città rispecchia l’anima dei suoi abitanti, le stratificazioni sociali emergono dal grigiore di periferie dormitorio, volontariamente dimenticate ai limiti del comune interesse. La società guarda altrove, verso il lusso degenere delle isole felici dove il potere brinda al sicuro dei propri privilegi. Sumonno non fa eccezione. Neppure l’ennesima alluvione che colpisce i quartieri più poveri, seminando distruzione, riesce a smuovere i politici corrotti dalle loro mire individualiste. Sono due le fazioni che si dividono la città: da un lato il sindaco ad interim e imprenditore Costanzo Neri con i figli, il mondano e crudele Ramsete e il riservato e spirituale Osiride; dall’altro il re del crimine Florestano Leoni e la sua affascinante e pericolosa donna, Melissa. Ai padroni di Sumonno si oppone una serie di figure ciniche e scoraggiate ma ancora combattive: Maurilio, cliché del vecchio giornalista moralmente irreprensibile; Maria Sole, ex terrorista condannata a una vita in carcere; Toni, la silenziosa e tormentata guardia del corpo di Ramsete, raccordo inconsapevole dei destini di molti personaggi. C’è poi chi crede di dover riportare il bene attraverso una violenza simbolica. Gli adepti di un setta di ispirazione medievale, i Neo-catari, si danno fuoco per le strade in nome di un fanatico idealismo, ma anche loro rischiano di diventare pedine invischiate nelle trame di potere che permeano la città.

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Il prologo di LA LUCE CHE ILLUMINA IL MONDO, di Paola Ronco (Indiana, 2013)

In principio c’è un uomo che cammina tra le macerie.
Il suo nome è destinato all’oscurità, l’abito è nero. Mette un passo davanti all’altro, senza fretta.
Dentro di sé ha memorizzato la sequenza precisa dei gesti, fatte sue le intenzioni, stanato ogni possibile imprevisto.
Il piano è chiaro, la preghiera è l’unica voce degna di accompagnarlo.
Intorno non c’è niente che possa richiamarlo indietro; vista da qui, la città di Sumonno è fango secco e fiume in ebollizione, è pioggia e strade senza nome.
Padre nostro che sei nei cieli.
L’uomo in nero parte da questo quartiere alluvionato che prende il nome di ZonaSviluppo; l’esondazione del Suluvio, la notte precedente, non l’ha impressionato né sorpreso. Da queste parti non è raro che la morte arrivi trasportata su onde di fango, da queste parti.
La testa leggera, il corpo svuotato dal digiuno rituale, cammina e non presta attenzione alle lamiere piegate dal peso della piena, inutile sfondo chiamato casa da persone abituate all’approssimazione.
«Non abbiate paura» ha detto il Perfetto nel buio della notte, e nessuno dei confratelli ha esitato, né ha pensato di poter rinviare il compimento del piano; l’esondazione, anzi, è parsa a tutti un segno ineluttabile del vero Dio.
Ora lo guardano passare, i confratelli, e gli rivolgono sguardi affettuosi che lui non intende ricambiare; lo guardano passare e, mentre innalzano la loro preghiera salmodiante come saluto e viatico, rimangono scenario immobile, chiazza nera che spicca tra le macerie fradice.
Non è l’unico, non lo sarà; il piano è grande, l’obiettivo preciso.
Sia santificato il tuo nome.
Il palcoscenico stabilito è un supermercato di confine, uno di quei magazzini inondati di luce fredda che riescono a essere ovunque identici e fuori posto; troppo banali per l’eleganza del centro, non abbastanza anonimi per eguagliare la periferia.
L’orario scelto non prevede una grande affluenza di pubblico, né lui la desidera; non è il protagonismo a dettare la scaletta, non deve esserlo.
I pochi spettatori ancora non sanno di essere stati scritturati. Sono anziani a caccia di offerte speciali, genitori dall’incedere stanco, impiegati in uscita dagli uffici, con i frigoriferi vuoti e poca voglia di cucinarsi qualcosa.
L’uomo in nero che cammina è una comparsa senza il nome sulla locandina che ha deciso di farsi attore principale. Almeno per un minuto.
Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà. Leggi tutto…