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Posts Tagged ‘Paolo Zardi’

PAOLO ZARDI racconta MEMORIE DI UN DITTATORE

Per gli Autoracconti d’Autore di Letteratitudine: PAOLO ZARDI racconta il suo romanzo “Memorie di un dittatore” (Perrone), presentato all’edizione 2021 del Premio Strega da Paolo Di Paolo

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di Paolo Zardi

La nascita di un romanzo, la sua esistenza autonoma, compiuta, e indipendente dall’autore, sono i frutti misteriosi di un processo che si svolge in un mondo sotterraneo, buio e inaccessibile che è la mente di chi quel romanzo lo ha scritto. Nel tentativo di ricostruire, a posteriore, i passi che ho seguito per arrivare alle Memorie di un dittatore, credo di dover tornare indietro fino alla quinta ginnasio quando, per la prima volta, incappai nella curiosa e sorprendente storia di Eliogabalo, un ragazzo di quattordici anni che, per una serie fortuite di cause, era salito al vertice di quello che allora era l’impero più grande del mondo. I quattro anni in cui detenne il potere furono caratterizzati da eccessi e follie di ogni tipo, incomprensibili e inaccettabili perfino per quella società romana già avviata verso la decadenza; la sua avventura si concluse come per la stragrande maggioranza degli imperatori romani: venne ucciso dai pretoriani e sostituito dal cugino Alessandro Severo, che a sua volta sarebbe stato ucciso dai suoi soldati tredici anni dopo. Quella storia aberrante, tragica e ridicola allo stesso tempo, poneva una domanda che per me sarebbe diventata centrale: quali qualità specifiche possiedono le persone che conquistano il potere? Leggi tutto…

PAOLO ZARDI racconta XXI SECOLO

Paolo Zardi PAOLO ZARDI ci racconta il suo romanzo XXI SECOLO (Neo edizioni) – tra i dodici libri selezionati per l’edizione 2015 del Premio Strega.  Un estratto del libro è disponibile qui.

Archeologia di un romanzo

di Paolo Zardi

Il tentativo di ricostruire la storia di un romanzo – la sua genesi, lo sviluppo, la conclusione – assomiglia al lavoro di un archeologo che scava tra i resti di una città che ne ha ricoperta un’altra che era stata costruita sulle macerie di un piccolo villaggio: le ciotole e le ossa, i tetti e le fondamenta, si confondono tra loro così bene che l’interpretazione a posteriori finisce per prevalere sulla realtà oggettiva. Ad esempio, quando è nato “XXI Secolo”? Ricordo questo: una sera ho raccontato a Giulia Belloni, l’editor con la quale stavo lavorando per il romanzo “La felicità esiste”, di aver letto una notizia di cronaca nera che mi aveva colpito. Una donna, impiegata in una piccola ditta di pulizie era stata uccisa a casa sua; da principio si è sospettato del marito ma poi si è scoperto che il colpevole era l’amante di lei, un uomo di cui nessuno conosceva l’esistenza. A Giulia ho detto che mi sarebbe piaciuto scrivere una storia ispirata a questo evento. Credo fosse l’autunno del 2011, o la primavera del 2012, eravamo davanti al Duomo di Padova ed era passata da poco la mezzanotte. Questo è il primo frammento di “XXI secolo” che riesco a trovare scavando nel passato.
Come la maggior parte delle idee che potenzialmente possono diventare una storia, anche questa è finita in una specie di incubatrice, dove è rimasta per diversi mesi, a crescere, a farsi le ossa; ne è uscita nel gennaio del 2013, convinta di essere pronta per essere raccontata. Allora, lo ricordo bene, pensavo a un romanzo in due parti ben distinte: nella prima ci sarebbe stata un’indagine di tipo poliziesco per l’identificazione dell’assassino, nella seconda l’indagine, per così dire, esistenziale del marito che cerca di capire chi fosse realmente la vittima, sua moglie. Ho iniziato a raccogliere informazioni cenando con tre avvocati che mi hanno spiegato come funzionano concretamente le indagini, che ruolo svolgono la polizia giudiziaria, il magistrato, il giudice per le indagini preliminari. Mi hanno raccontato alcuni casi reali nei quali erano stati coinvolti. E’ stata una serata molto istruttiva e divertente, ma non è scoccata la scintilla. L’idea di avventurarmi in un terreno che conoscevo così poco non mi convinceva fino in fondo, e alla fine ho deciso di ridimensionarla. Leggi tutto…

XXI SECOLO di Paolo Zardi (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo XXI SECOLO di Paolo Zardi (Neo edizioni) – tra i dodici libri selezionati per l’edizione 2015 del Premio Strega. Domattina Paolo Zardi ci racconterà il romanzo

La scheda del libro
In un imprecisato futuro del ventunesimo secolo, un uomo percorre le strade di un’Europa assediata dalla crisi e dalla povertà. Vende depuratori d’acqua porta a porta fissando appuntamenti da desolati centri commerciali. Ogni giorno svolge il proprio lavoro con dedizione e rigore avendo come unica ragione di vita sua moglie e i suoi due figli.
Che sia un’intera società ad essersi illusa o un singolo individuo, la forza d’urto di una certezza che crolla dipende da ciò che si è costruito sopra.
Guardando dritto negli occhi un Occidente in declino, Paolo Zardi racconta il tentativo struggente di un marito di capire quali verità possano nascondersi sotto le macerie delle proprie certezze, lo sforzo commovente di un padre di proteggere la sua famiglia quando tutto sembra franare.

Opera al contempo intima e universale, “XXI Secolo” è una domanda fondamentale sull’identità e sulla capacità dell’animo umano di sondarne le profondità più nascoste; è il tentativo di comprendere quale significato possano ancora avere, negli anni che ci attendono, la parola “amore” e le sue molteplici forme.

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Un estratto del romanzo XXI SECOLO di Paolo Zardi (Neo edizioni)

Cap. 9

A ben vedere, il mondo non era finito. Si era solo spostato da un’altra parte, più a est, più a sud. L’Occidente aveva esaurito la spinta propulsiva: persa l’ottusa ostinazione con cui aveva perseguito i suoi scopi, smarrita ogni attitudine alla razzia delle risorse altrui. Gli occidentali, semplicemente, non erano più il maschio alfa. Anzi, avevano preso a vergognarsi delle proprie origini. Era stato bello, finché i soldi non erano finiti. E allora mezzo miliardo di persone in sovrappeso, sprofondate da una settantina d’anni in un agio un po’ ridicolo – da tardo impero – si erano trovate, improvvisamente, a dover combattere per sfamarsi. Nessuna di loro sapeva più lottare. Uno studio cinese aveva dimostrato che i testicoli degli occidentali si stavano rimpicciolendo. Ora, per scendere in strada serviva un genere diverso di mammifero: più veloce, aggressivo, con denti aguzzi e artigli affilati. Nella battaglia per la sopravvivenza, si salvavano gli ucraini, i bulgari, i moldavi, i marocchini, qualche nige- riano – gente venuta su in una sorta di privazione atavica, già allenata alla lotta.
Poi c’era la religione. Il mese prima, un Testimone di Geova aveva assaltato una moschea. Da solo, di sera. Il novizio aveva tentato di appiccare fuoco al portone d’ingresso ma nella concitazione del momento la tanica di benzina gli si era rovesciata addosso. Uno dei musulmani, allora, gli aveva dato fuoco, quasi per scherzo. Il novizio non aveva urlato. Si era seduto a gambe incrociate e aveva bruciato in silenzio, come un bonzo. In morte, aveva conservato la dignità che in vita, forse, nessuno gli aveva mai riconosciuto. I musulmani erano stati a guardare perplessi, come fosse un insegnamento, come se in quell’odore di carne arrostita scorgessero il volere di Allah. A Roma, invece, un paio di anni prima, gli attivisti dell’UAAR avevano eretto un muro attorno alla statua di Giordano Bruno. La piantonavano giorno e notte. Si vociferava che la Curia avrebbe voluto sradicarla da Campo de’ Fiori e fonderla per estirparne il ricordo dall’umana memoria. E così, in tutta Italia, in tutto il mondo. Leggi tutto…