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Patrizia Debicke Van der Noot ci racconta IL RITRATTO SCOMPARSO

Patrizia Debicke Van der Noot ci racconta IL RITRATTO SCOMPARSO (Melino Nerella edizioni). In serata pubblicheremo un capitolo del romanzo.

di Patrizia Debicke Van der Noot

L’idea di Il ritratto scomparso nasce nell’estate del 2003, durante la fuga del famoso Mostro di Marcinelle nel corso di un trasferimento da una prigione all’altra della Vallonia per rispondere davanti a un ennesimo processo a suo carico.
Io, in Lussemburgo, vivo a Clervaux a circa 20 Km in linea d’aria dalla frontiera belga.
Clervaux è nelle Ardenne, un’impenetrabile baluardo di foresta ( impenetrabile si fa per dire perché a dicembre del 44 von Rumpstead se ne fece un baffo e l’aggirò senza problemi con la sua terribile divisione di carri armati per porre sotto assedio Bastogne, assedio finito a gennaio 45 con l’arrivo del Generale Patton).
Comunque una foresta in grado di fornire rifugio e copertura per giorni a un uomo in fuga.
Io a Clervaux ho una casa con giardino che ammiro attraverso grandi vetrate e che confina con il bosco. In Lussemburgo non c’è uso di porte blindate o serrature di sicurezza, ero sola, mio marito era in viaggio… Seguii le notizie delle ricerche del pericoloso detenuto evaso con una certa apprensione (anche se non mi potevo considerare una preda appetibile data l’età) e quando lo ripresero dopo tre giorni tirai un respiro di sollievo.
Però da quel momento decisi di scrivere un thriller ambientato nell’ovattata atmosfera di un mondo benestante di questa zona, ma sulla quale incombeva l’ombra sinistra di un Mostro, che rapiva e uccideva bambine.

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