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L’ORO DEI MEDICI di Patrizia Debicke: incontro con l’autrice

L’ORO DEI MEDICI di Patrizia Debicke (Tea libri) – incontro con l’autrice

Patrizia Debicke van der Noot, nata a Firenze, bilingue, grazie a una nonna alsaziana e agli studi compiuti all’università di Grenoble, ha sempre viaggiato molto e vive tra l’Italia e il Lussemburgo. Autrice di romanzi storici e di thriller, ha pubblicato numerosi libri.

Di recente Tea ha ridato alle stampe L’oro dei Medici, ambientato nel Granducato di Toscana nell’anno 1597. Una storia di rapimenti e di complotti, che ha come protagonista l’eclettico don Giovanni de’ Medici: architetto, ingegnere, poeta, musicista e comandante della flotta granducale.

Abbiamo chiesto a Patrizia Debicke di raccontarci qualcosa su questo suo romanzo…

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«L’oro dei Medici è nato perché avevo pensato di scrivere sul secondo grande periodo mediceo fiorentino», ha spiegato Patrizia Debicke a Letteratitudine. «Ora si è detto scritto molto sulla famiglia che ha dato uno straordinario impulso alla letteratura e alle arti, ha edificato eccezionali monumenti architettonici, regalando a Firenze lustro immenso e fama internazionale. Soprattutto però sulla prima folgorante ascesa dei Medici che ha visto in successione Giovanni, Cosimo il vecchio, Piero e Lorenzo de Medici detto il Magnifico, miracolosa genia di architettura economica e politica che ha provocato fiumi di inchiostro. Però dopo il Magnifico, folgorato ohimè  dalle interferenze straniere ma soprattutto dalla fanatica dialettica del Savonarola, Firenze caccia la famiglia e istaura a forza la Seconda repubblica fiorentina, guidata da Soderini.
Patrizia DebickeDopo un nuovo passaggio mediceo quasi a volo d’uccello con al governo il moderato Giuliano figlio minore del grande Lorenzo,  altra cacciata seguita dagli impetuosi lampi della terza repubblica e ci vorranno ben due papi Medici (Leone XX e Clemente VII) per riapprodare a un ducato mediceo appoggiato da Carlo V e rimettere in sella lo sfrenato Alessandro, bastardo di Clemente VII.  Assassinato Alessandro dal livoroso cugino Lorenzo (reso immortale da Alfred de Musset con Lorenzaccio), per evitare pericolosi tumulti e nuove pretese fiorentine repubblicane fu ripescato l’unico virgulto  eleggibile della famiglia: Cosimo, diciassettenne, doppiamente di sangue mediceo (riuniva in sé  due rami della famiglia, Popolani e Cafaggiolo, perché figlio del famoso e incontrollabile condottiero Giovanni dalle Bande Nere, nato da Giovanni de’ Medici e da Caterina Sforza, sissignori proprio lei, quella famosa di Forlì,  e da Maria Salviati, figlia di Jacopo Salviati e di Lucrezia de’ Medici, primogenita del Magnifico). Leggi tutto…

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PATRIZIA DEBICKE racconta L’EREDITÀ MEDICEA

PATRIZIA DEBICKE VAN DER NOOT racconta il suo romanzo L’EREDITÀ MEDICEA (Parallelo45)

Un estratto del romanzo è disponibile qui

https://i0.wp.com/www.patriziadebicke.com/images/rec_081009radioasti/radioastieuropa_home_files/MZ2J7247.jpg

di Patrizia Debicke

Come scrivo un giallo storico? Un giallo è sempre un giallo, quindi si deve pensare a una trama che sia coinvolgente e a dei personaggi funzionali. Poi nel caso di un giallo storico ci vuole un “BEL” pizzico in più: la plausibilità storica e lo scenario che deve essere quanto più possibile calibrato. Passando dall’ambientazione agli abiti, alle abitudini alimentari dell’epoca e a un certo linguaggio che sia ad hoc, secondo il personaggio. Salvo eccezione per facilitare i lettori di oggi. Per esempio, nei miei libri faccio dare dell’eminenza ai cardinali anche se so che solo alla fine del 1600 si è cominciato a chiamarli così.
In un romanzo storico i binari sono più stretti che in un romanzo di pura fiction. Bisogna confrontarsi con i personaggi reali che richiedono ricerca, attenzione e rispettare al massimo loro vera storia, mentre i personaggi di fantasia, di pura e funzionale invenzione, sono dei jolly indispensabili all’intreccio della trama. Con loro ogni autore, come un deus ex machina, può fare e inventare tutto.
E per finire, come per la scrittura di ogni libro o giallo che si rispetti, tenere sempre accanto un sano “bigino” con tutti i nomi e le caratteristiche fisiche e caratteriali dei protagonisti.
Amo il ‘500. L’ho dimostrato ampiamente. Cinque dei miei romanzi pubblicati in Italia sono ambientati nel ‘500 (il grande secolo che vide la prima mondializzazione, le terribili guerre di religione, il continuo confronto armato di popoli e di idee) e il mio sesto, La congiura di San Domenico Todaro, andrà in libreria a maggio, ma ho scritto anche romanzi ambientati in altri secoli e storie moderne.
L’Eredità Medicea nasce da un doppio input. Leggi tutto…

IL RITRATTO SCOMPARSO, di Patrizia Debicke (un capitolo del libro)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un capitolo del romanzo IL RITRATTO SCOMPARSO, di Patrizia Debicke Van der Noot (edito da Melino Nerella). L’autrice ci ha “raccontato” il suo libro qui

Clervaux, luglio 2003

La longilinea signora sessantenne dai capelli corti, argentati, alzò i suoi vivaci occhi chiari e guardò davanti a sé.
Il ritratto, appeso al muro, raffigurava un antenato di Edouard von Kammer. Grande e importante, con una pesante cornice dorata, era appeso al centro della parete di fronte al camino. Lo sguardo accigliato del gentiluomo in parrucca bianca con un’armatura brunita dai riflessi d’oro, coperta sopra la spalla destra da una cappa d’ermellino, pareva seguirla con indignazione. Da quando nel pomeriggio aveva sollevato il cencio che ricopriva la tela per riprendere il lavoro interrotto per colazione, aveva la sensazione che le sopracciglia dell’antenato si fossero aggrottate minacciosamente, sopra gli occhi grigioverdi. Avrebbe quasi potuto giurare che la piega di quelle labbra carnose, atteggiate da secoli in una linea severa, fosse divenuta sdegnosa, se non riprovatrice.
« Hai torto marcio!» contestò Adrienne Lecrouet, dopo aver contemplato con assoluta obbiettività il ritratto del suo committente cominciato da due settimane.
«Non è niente male e il tuo pronipote è più simpatico di te» dichiarò ad alta voce.
Studiò il corrusco sfondo guerriero del ritratto settecentesco con, a destra, una grandiosa battaglia tra cavalieri in sella a destrieri poderosi e, a sinistra, un’altera rocca di pietra grigia, coronata di torri inespugnabili, e lo mise a confronto senza tema di critiche, con il dipinto anche se solo abbozzato a cui stava lavorando.
Raffigurava un giovane biondo dagli occhi verdi, che rammentavano vagamente quelli del suo antenato. La specchiera barocca con la sua massiccia cornice, che pendeva alle spalle d’Edouard von Kammer, rifletteva una villa toscana. Bella, piena di fascino e di armonia, si affacciava verso il giardino all’italiana, severo con le sue siepi di bosso, potate a formare animali fantastici, mentre la porta finestra sul lato destro si apriva su un degradare di vigne che scendeva a lambire la riva di un fiume che scorreva placido.
«Ma ti capisco. Deve essere difficile per un uomo d’armi comprendere un pronipote che alla spada preferisce fare l’albergatore e il produttore di vini» concluse divertita.
La stanza, dove si trovava in quel momento, era esposta a sud ovest e, in quell’ora meridiana abbastanza calda per il nord del Lussemburgo, la luce era perfetta.
Aveva scrosciato per un paio d’ore durante la mattinata, come succede spesso nelle Ardenne anche in piena estate, ma le nuvole, com’erano venute, nere e foriere di pioggia, erano ripartite presto, trasportate via dal vento teso e il cielo era tornato azzurro, cristallino. Leggi tutto…

LA SENTINELLA DEL PAPA, di Patrizia Debicke van der Noot (brani del libro)

La Sentinella del PapaIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo alcune pagine tratte dal romanzo LA SENTINELLA DEL PAPA, di Patrizia Debicke van der Noot (Todaro, 2013)

Il libro
Un nuovo affascinante personaggio fa il suo esordio nel giallo italiano. Roma 1506: il vescovo Burcardo viene torturato e ucciso mentre è in compagnia di una cortigiana. Le indagini vengono affidate a Julius von Hertenstein, ufficiale della Guardia Svizzera pontificia, valoroso soldato, uomo di lettere, ma soprattutto abile investigatore. I delitti continuano e gli indizi sembrano indicare degli omicidi rituali. Anche la famiglia di papa Giulio II è minacciata e, per proteggerla, “la sentinella del papa” von Hertenstein dovrà ricorrere a tutta la sua astuzia e alle sue capacità deduttive. Fanno da cornice al romanzo numerosi personaggi storici, tra i quali: Cesare Borgia, Niccolò Machiavelli, Alessandro Farnese e la divina cortigiana Imperia.

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Dal romanzo LA SENTINELLA DEL PAPA, di Patrizia Debicke van der Noot (Todaro, 2013)

18 maggio, sera

Hertenstein divorò con piacere minestra di fave e ceci, focaccia e ricotta fresca che veniva da Subiaco, accompagnate da un vinello delle tenute pontificie, poi tornò a sdraiarsi e dormì ancora fino alle sei passate.
Quando si risvegliò, gli consegnarono il biglietto portato da un servitore di Agostino Chigi. L’aprì e lo scorse rapidamente: il potente banchiere era tornato a Roma e l’invitava a cena nella sua residenza alle otto. Non aspettava altri ospiti. Potevano parlare mentre mangiavano.
Si prese il tempo necessario per lavarsi e vestirsi: il Vaticano offriva agli svizzeri il lusso del’acqua calda su richiesta. Dopo si sentì meglio. Nella sala di guardia trovò solo un sottufficiale e due soldati, il comandante e Jurgens avevano accompagnato il pontefice a San Giovanni in Laterano. Nascose la fasciatura sotto il basco e alle sette e mezzo, scortato dagli Stiller, impassibili e imponenti, partì a cavallo, diretto a via de’ Banchi. Imboccarono al passo la Spina del Borgo, affollata a quell’ora dalla colorita fauna locale della Città Leonina, superarono Piazza Scossacavalli, il Ponte Sant’Angelo incrociando una lunga processione di pellegrini, presero via de’ Banchi ed entrarono nella piazza che ormai veniva chiamata da tutti Cortile Chigi. Il banco, con i suoi cinque sporti e la grande facciata a lunette sostenuta da tre pilastri di pietra, occupava buona parte della piazza. La casa del Chigi, bella e grandiosa, era di fianco. Pianterreno e due piani.
I servitori trattennero gli Stiller al piano terra e avviarono l’ufficiale per la scala che portava al piano nobile. In alto era pronto ad accoglierlo un compassato maggiordomo in livrea che l’introdusse in una saletta affrescata mirabilmente dove si fronteggiavano un grande camino di marmo e un possente stipo cassaforte intarsiato. Due file di seggioloni affiancavano di lato il camino. Leggi tutto…