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ZOO A DUE – intervista a Marino Magliani e Giacomo Sartori

ZOO A DUE (Perdisa Pop) – intervista a Marino Magliani e Giacomo Sartori

di Massimo Maugeri

Chi sono i due pappagalli ritratti in copertina dalla matita di Andrea Pazienza? È una delle cose che conto di chiedere a Marino Magliani e Giacomo Sartori, autori di questi sedici racconti popolati da animali e raccolti nel volume “Zoo a due” (edito da Perdisa Pop, con prefazione di Beppe Sebaste): racconti di cani, monologhi di orsi polari, bruchi, canarini e formiche. E, naturalmente, molto altro ancora. In estrema sintesi: buona letteratura (come conferma l’ingresso nella cinquina dei finalisti al Premio Letterario “Settembrini – Mestre”). Chi volesse gustarsi un assaggio, può farlo cliccando qui per leggere un paio di estratti dal libro.
Per il resto, vi invito a seguire questa chiacchierata con gli autori…

– Marino, Giacomo… come nasce “Zoo a due”? Diteci qualcosa sulla genesi del libro. Come è nata l’idea? Insomma, raccontate la vostra “versione dei fatti”…

(Marino Magliani) – Nel 2012 è uscito un mio libro per l’editore siciliano : Duepunti Edizioni. Si tratta di una collana, Zoo, curata da Giorgio Vasta e Dario Voltolini. Racconti animali di autori italiani contemporanei. Il mio animale era un topo, e il libro, piccolo e snello, un racconto appena lungo, giunse a Giacomo Sartori. Qualche tempo dopo mi capitò di leggere i suoi racconti animali. Galeotto fu dunque quel topo. Anche se devo dire che i miei cani abbaiavano già da tempo, randagi, da quando da ragazzo li vedevo abbandonati nel mio entroterra e mi chiedevo che fine avrebbero fatto dal giorno in cui sparivano anche dal luogo dell’abbandono. Tornavano dal padrone, lo cercavano, si facevano attrarre dal mare e salivano sul molo?

(Giacomo Sartori) – Da tempo aleggiava tra noi l’idea di fare qualcosa assieme, e poi Marino, molto più determinato di me in queste cose, è riuscito a trovare il modo per realizzare davvero un libro a due. Tra le altre cose è riuscito a convincermi che i miei racconti, scritti in realtà molto tempo fa, non erano impresentabili, come io credevo fermamente. Ma penso che in realtà il libro sia nato perché doveva nascere, per delle ragioni che mi sono sconosciute e che intuisco essere molto forti e per così dire necessarie. Nei rapporti forti tra le persone niente è mai casuale, e tanto più quando c’è di mezzo la scrittura, che pesca molto nel profondo. Io però di solito il vero senso delle cose lo colgo dopo. Quello che so adesso è che questo libro si configura per me, in un clima dove la letteratura agonizza, è schiacciata dalla non-letteratura, come un’operazione di “letteratura pura”. Di solito le incombenze legate alla pubblicazione vengono sempre a corrompere quelle che per me sono la purezza e la disciplina ascetica dell’atto dello scrivere. Qui non è successo, e è una magia della quale sono molto grato a Marino.

– Come vi siete ripartiti il “lavoro narrativo”?
Leggi tutto…

ZOO A DUE, di Marino Magliani e Giacomo Sartori (due brani tratti dal libro)

In esclusiva per Letteratitudine pubblichiamo due stralci del volume ZOO A DUE, di Marino Magliani e Giacomo Sartori (Perdisa Pop)
Prefazione di Beppe Sebaste – Illustrazione di copertina di Andrea Pazienza

Finalista al Premio Letterario “Settembrini – Mestre”

Il libro
Sedici racconti popolati da animali che raziocinano e provano emozioni: uno zoo di sfide quotidiane, paure, speranze, sguardi diversi sul mondo. Due novelle di Marino Magliani raccontano la storia di due cani, padre e figlio. Il primo, “portato a perdere” dalla costa ligure sulle colline dell’entroterra, tenterà di tornare dal padrone, ma sarà attratto dal mare e imboccherà il molo. Il secondo, concepito proprio da quelle parti, risalirà alle stesse colline, come destinato a ripercorrere in altro modo il cammino del padre. In parallelo, quattordici racconti di Giacomo Sartori danno voce ad altrettanti monologhi improbabili: si va da un orso polare freddoloso a un enigmatico halobacterium; da un bruco che non vuol credere alla propria metamofosi a un canarino che in gabbia si sente al riparo; da una formica che detesta il socialismo a un unicorno che abita nelle pagine di un libro…

* * *

frammento da “Il cane e il mare”, di Marino Magliani

Quando dopo molte ore si svegliò, il sole riprendeva la città alle spalle.
Sentiva il ventre infilzato dagli aghi di pino, il manto indurito dal salso. L’ora che precedeva il tramonto allungava le ombre verso la ringhiera. Il giorno aveva lasciato sul mare un liquido viola come certi insetti che prima di scappare sputano una cosa che assomiglia al sangue.
Per molto tempo il traffico dell’Aurelia non cessò.
Si alzò, si scrollò di dosso gli aghi di pino e sbadigliò. Poi andò a infilare il muso tra le sbarre della ringhiera. Qua e là, dove la scogliera non cadeva a picco, un pugno di terra teneva in vita un’agave dalle foglie mezze secche. L’orizzonte non si distingueva dal cielo.
Un volo di gabbiani affondò e risalì in tempo prima della scogliera.
Un giorno era stato là. Cos’aveva cercato?
La voce gli rispose che l’aveva mosso la necessità di ritrovare il padrone, ma lui non voleva sentirne più parlare di queste cose. La voce insisteva. Era questo insistere che lo indisponeva. Le cose andavano dette una volta sola. E poi forse un padrone non l’aveva neanche mai avuto.
E per cos’altro uno si convinceva a prendere il largo? La famosa costa dopo questa costa? Per questo si annegava laggiù?
Un uomo camminava sulle acque e l’aveva preso per mano…
Essere la macchina appena passata alle sue spalle che si lasciava guidare lungo l’Aurelia. C’erano dei giorni che si odiava. Se solo avesse potuto separarsi dalla bestia che interrogava di continuo l’aria e buttarla giù dallo strapiombo, sentirla gemere al fondo, infilzata sugli scogli appuntiti dal mare. Ma liberata la bestia, restava la stalla vuota.
Un tempo aveva avuto anch’egli l’opportunità di inseguire le macchine sul ciglio di una strada. I rimpianti, distribuiti lungo la linea dell’orizzonte, come la riga dei pini sull’Aurelia, ecco, verso sera, cosa distingueva il mare dall’aerea sostanza, i rimpianti.
C’era un bambino, l’aveva incontrato sul bordo di una terrazza che guardava il paese, poi l’aveva rivisto dalle parti del portico. Smise di tormentarsi e sospirò.
Seguì i voli dei gabbiani: ricevevano sui colpi d’ala l’ultima luce. Era quella che restava più a lungo, ma sempre invisibile come gli insetti nella fronda e le voci.

* * *

l’incipit di “Pipì”, di Giacomo Sartori

Il mio padrone non è come molti altri padroni che si vedono al guinzaglio per la strada. Cammina tutto curvo in avanti, e inclinato da una parte come se trasportasse una gran valigia. Non è che sia vecchio, intendiamoci, è che fa una vita poco sana. Io cerco sempre di fargli fare delle corsette, di trascinarlo ai giardini pubblici. Leggi tutto…

CATTIVERÌA, di Rosario Palazzolo

CATTIVERÌA, di Rosario Palazzolo

di Massimo Maugeri

Avete voglia di leggere qualcosa di “davvero diverso”? Un romanzo che si discosti nettamente dagli “standard abituali” della nostra narrativa? Una storia che, a pieno titolo, merita di essere considerata “originale”? La vostra ricerca è finita. È sufficiente che vi concediate un po’ di “Cattiverìa“. No, non è un refuso. È proprio questo (con l’accento sulla seconda “i”) il titolo del nuovo romanzo di Rosario Palazzolo: artista palermitano, classe 1972. Utilizzo il termine artista (anziché quello di autore), perché – oltre a essere scrittore – Palazzolo è anche drammaturgo, regista e attore (con riscontri anche a livello internazionale). Per il teatro ha scritto e diretto: “Ciò che accadde all’improvviso“, “I tempi stanno per cambiare” (con Luigi Bernardi), i tre spettacoli che compongono la “Trilugia dell’impossibilità: Ouminicch’, ’A Cirimonia, Manichìni” e il “Dittico Del Disincanto (Visita guidata e Tauromachia)“. Vincitore del Fringe al 18° Festival Internazionale del Teatro di Lugano, i suoi spettacoli sono stati rappresentati nei maggiori teatri di ricerca nazionali e di recente al suo lavoro sono stati dedicati studi monografici e tesi di laurea. Per la narrativa ha scritto: “L’ammazzatore” (Perdisa Pop, 2007) e “Concetto al buio” (Perdisa Pop, 2010).

Chi avesse voglia di assaggiare un po’ di “Cattiverìa”, può farlo cliccando qui…
Intanto, ne approfitto per discuterne con l’autore (che avevamo già avuto modo di incontrare nell’ambito di questo dibattito su LetteratitudineBlog).

– Caro Rosario, raccontaci qualcosa sulla genesi di questo nuovo romanzo. Come nasce “Cattiverìa”?
Ciao Massimo, e un saluto ai lettori di Letteratitudine.
Cattiverìa ha avuto una genesi atipica. Inizialmente, la storia era una storia per il teatro, e appunto in teatro stava muovendo i suoi primi passi, coi personaggi che pigliavano una certa sostanza, le dinamiche drammaturgiche cha andavano dipanandosi, ma a un certo punto il teatro non l’ha più tollerata: troppo complessa la trama, troppo legati alle parole i protagonisti, e allora l’ho messa via e ho pensato a altro, ho pensato a altro, ho pensato a altro ma non riuscivo a pensare a altro, perciò, tolto il teatro, ho provato a concedergli un diverso tipo di sostanza.
Il tutto è durato un anno e qualcosa, con in mezzo una gastroscopia.

– Domanda obbligatoria sul titolo. Perché “Cattiverìa”, con l’accento sulla seconda “i”? Leggi tutto…

CATTIVERÌA a “Una marina di libri”

CATTIVERÌA a “Una marina di libri

Palermo: Rosario Palazzolo presenta “Cattiverìa” (Perdisa Pop)
in occasione di Una marina di libri
Ore 19:00 – Sagrestia di S.Domenico

Intervengono Marco Manera e Maria Peritore

La scheda del libro
Una donna racconta il proprio passato con voce sgrammaticata e molesta. Un uomo rinchiuso in un ospedale psichiatrico impasta episodi colmi di dislivelli di senso, di fantasmi televisivi, di esilaranti peripezie lessicali che dettano i tempi di una follia inquietante. Chi sono costoro? Qual è la loro storia? E perché Cattiverìa ha l’accento sulla i? Se leggerete questo libro viaggerete in un labirinto di specchi, riderete, avrete paura, vi confonderete e quando infine incontrerete la verità sarà del tutto inattesa. Perché è la «nuova tragedia greca», quella che Palazzolo ci presenta, in un romanzo intriso di umorismo ma nel contempo violento e spietato, che esprime «l’impossibilità di essere» mettendo in discussione anche le vostre certezze di lettori.

Un estratto di CATTIVERÌA di Rosario Palazzolo

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ESERCIZI SULLA MADRE Il nuovo romanzo di L.R. Carrino Perdisa Pop

ESERCIZI SULLA MADRE di L.R. Carrino
Collana Corsari, diretta da Antonio Paolacci
Pagine 168 – Prezzo euro 15,00 – ebook euro 6,90
in uscita il 15 novembre

“Il mio orgoglio di scrittore”
(L.R. Carrino)
La sera del 27 febbraio 1976, la madre del piccolo Giuseppe esce per fare la spesa. Seduto sul gradino di casa, il bambino ne aspetta il ritorno per dieci terribili ore, fino a che si convince che la donna non tornerà mai più. Trent’anni dopo, Giuseppe è rinchiuso in un ospedale psichiatrico. Attraverso precisi esercizi del ricordo che lo costringono a rivivere quella notte, qualcosa di atroce riaffiora nella sua memoria inceppata. Una processione di dieci madri, una per ogni ora di quell’attesa e ognuna accompagnata da un diavolo custode, sfila nella sua mente nel tentativo di ricostruire una verità indicibile.
Un puzzle narrativo audace e destabilizzante, dominato da uno stile tanto inconsueto quanto ipnotico, in grado di scovare e rivelare il dolore nascosto nell’infanzia di ognuno.
Il terzo attesissimo romanzo di Carrino – dopo i successi di Acqua Storta (2008) e Pozzoromolo (2009) – si presenta fin da subito come il suo lavoro narrativo più interessante e maturo. È l’amnesia al centro del racconto: la trama ruota intorno alla negazione del ricordo di un’esperienza sconvolgente, un terribile delitto che percorre l’intera narrazione, ma che apparirà chiaro al lettore solo alla fine.

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LA PASSIONE DEL CALCIO, di Franz Krauspenhaar

LA PASSIONE DEL CALCIO, di Franz Krauspenhaar
Perdisa Pop, euro 10, pagg. 160

In collegamento con il dibattito su LetteratitudineBlog: “Il Pelè del Sacro Cuore”

Un racconto rapsodico dedicato alla passione stessa: un sentimento che prima o poi riguarda tutti.

Una scrittura accurata e vertiginosa, come è nello stile di Krauspenhaar, che mescola lo sport alla letteratura, la poesia al quotidiano, la cultura alta e quella bassa, disegnando un profilo della contemporaneità italiana attraverso l’evocazione e l’interpretazione di alcune delle immagini che più la rappresentano: Sivori, Gianni Brera, Maradona, Gigi Riva, i Mondiali…

Un romanzo autobiografico sull’Italia calcistica degli ultimi cinquant’anni, un viaggio nella memoria che porta il nostro sport nazionale a farsi metafora di ogni passione.

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L’incipit del libro

La passione è mobile
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PER ESEMPIO: un racconto “da libreria” di Antonio Paolacci

Nei giorni scorsi ho pubblicato un’intervista dove Antonio Paolacci, nel duplice ruolo di scrittore e direttore editoriale di Perdisa Pop, ha detto la sua su svariati temi riguardanti l’editoria, l’ebook, ecc.
Riprendo un post dello stesso Paolacci, pubblicato oggi sul blog Be-Pop, che integra – in un certo senso – i contenuti della citata intervista… approfondendo alcuni meccanismi che in alcuni casi possono riguardare i rapporti tra piccola editoria e librerie di catena. Si intitola: “Per esempio”. L’ho ribattezzato: “Un racconto da libreria”.
Eccolo di seguito.
Massimo Maugeri

PER ESEMPIO

di Antonio Paolacci

Prenderò poco spazio per raccontarvi un episodio appena accaduto, che trovo molto interessante per chi non avesse ancora ben chiara l’attuale situazione dell’editoria italiana.
Brevissima premessa: non molto tempo fa, una persona che lavorava in una libreria di catena mi ha confidato che, a volte, di fronte al cliente in cerca di alcuni libri non presenti in negozio, i commessi avevano l’ordine di rispondere che quei libri erano irreperibili, ovvero che non era possibile nemmeno ordinarli, sebbene in realtà lo fossero.
Il motivo? Chiamiamola politica aziendale: pare infatti che la frase «Non lo abbiamo, ma possiamo ordinarlo» spinga molti lettori a provare in altre librerie, piuttosto che fare un ordine in quella in cui si trovano. Dicendo invece che il libro non è rintracciabile da nessuna parte, il lettore si rassegna e magari compra un altro libro. Leggi tutto…

INTERVISTA A ANTONIO PAOLACCI, tra Tanatosi e ePop

Ho incontrato Antonio Paolacci, scrittore e direttore editoriale della casa editrice Perdisa Pop, in occasione dell’uscita di Tanatosi, il suo nuovo libro pubblicato – per precisa scelta editoriale – solo in formato elettronico nell’ambito della nuova collana ePop (euro 2,90 – acquistabile online su vari negozi virtuali quali: Amazon, Ibs, Bookrepublic).
È stata l’occasione per discutere di e-book, di editoria, e di possibili prospettive future…

Ecco, intanto, la scheda di Tanatosi.
Quando sono minacciati, alcuni animali attuano un comportamento difensivo che li paralizza immobili, simili a morti: è un fenomeno chiamato tanatosi. Che strategia rimane, invece, all’uomo in pericolo, se le sue vie di fuga sembrano bloccate e compromesse?
Un padre che invecchia lontano da tutti, in un territorio in cui si avventurano soltanto i lupi; un figlio che bussa alla sua porta dopo trent’anni; un confronto rarefatto, di parole congelate e pensieri profondi, mentre nelle città esplodono le conseguenze di una crisi economica e strutturale senza precedenti, dopo la quale niente sarà più come prima.
Una storia che somiglia a una favola allegorica, una novella intensa sulle scelte individuali e collettive, in cui “il pericolo esiste cronico, da sempre condizione inviolabile di uomini e lupi”.

– Caro Antonio, parlaci degli obiettivi di ePop, la nuova collana di Perdisa Pop…
La collana ha tre caratteristiche precise: la brevità dei testi, il prezzo molto basso e il formato esclusivamente digitale. Visto quello che è successo negli ultimi anni, non potevamo non pensare agli ebook: il libro italiano è sempre più penalizzato da un sistema di distribuzione, promozione e vendita ormai gestito dai grandi gruppi editoriali. È sufficiente pensare che hanno comprato tutto (distributori, librerie), per non dire che i loro sono gli unici libri, di fatto, di cui parla la tivù, presentandoli alla maggioranza della gente come il meglio che si possa trovare in libreria. Per un editore che propone cose diverse dalle più commerciali è molto dura far notare un proprio libro: tutto il sistema tradizionale è in sostanza nelle mani di persone che si occupano di pubblicità e marketing, persone che ignorano il valore culturale del libro e lo trattano come un prodotto da vendere, come scarpe alla moda o saponette. Ma i lettori che oggi deridono le classifiche non mancano: sono quelli delusi, stanchi di spendere quindici o venti euro per romanzi mediocri o perfino stupidi. Leggi tutto…