Archivio

Posts Tagged ‘Peter Cameron’

CASSANDRA AL MATRIMONIO, di Dorothy Baker (la postfazione di Peter Cameron)

Pubblichiamo la postfazione di Peter Cameron dedicata al romanzo CASSANDRA AL MATRIMONIO, di Dorothy Baker (Fazi editore – Traduzione di Stefano Tummolin)

Un romanzo commovente sulla famiglia, sui conflitti e le tenerezze che sempre accompagnano i nostri rapporti. Un romanzo scritto nel 1962 che non smette di raccogliere pareri entusiastici per la modernità con cui descrive i personaggi femminili.

La scheda del libro
Cassandra Edwards ha ventiquattro anni, è una studentessa laureata a Berkeley: è brillante, ma un po’ nevrotica e triste. All’inizio del romanzo la troviamo al volante della sua macchina mentre sta tornando a casa, il ranch di famiglia alle pendici della Sierra, per partecipare al matrimonio della sua gemella, Judith, con un giovane medico del Connecticut. Matrimonio che Cassandra è determinata a sabotare. La commedia agrodolce di Dorothy Baker segue un inaspettato corso di eventi nei quali la sua eroina si mostra, in momenti diversi, subdola, consapevole, ridicola, concitata, assurda e disperata – allo stesso tempo totalmente impossibile, e irresistibile.
Il weekend che Cassandra trascorre nella casa paterna diventa un momento di crescita, una riflessione su quanto la famiglia sia lo specchio più evidente della natura poco soddisfacente dell’essere umano. La prima cosa che apprendiamo è che il sé è qualcosa di parziale. Forse possiamo essere consapevoli di un unico aspetto davvero comune a tutti: l’incompiutezza.

* * *

 

CASSANDRA ALLO SPECCHIO di Peter Cameron

tratto da Cassandra al matrimonio di Dortohy Baker (Fazi editore, trad. Stefano Tummolini)

Capita raramente di questi tempi di rimanere scossi da un libro. La vita ne ha ancora il potere, ma che lo conservi l’arte sembra un fenomeno da secolo scorso. Picasso, Stravinskij e Joyce hanno trasformato il modo in cui guardiamo un quadro, ascoltiamo una musica e leggiamo un libro, ma di solito l’arte contemporanea che cerca di provocare un effetto shock al massimo ci lascia un po’ annoiati. Ciò nonostante Cassandra al matrimonio, magistrale romanzo di Dorothy Baker, mi ha scioccato nel vero senso della parola: mi ha sbalordito, lasciato interdetto, senza fiato, con la mente sollecitata dalle piccole scosse elettriche che provoca quasi a ogni pagina questo libro appassionante.
Perché? Cosa rende tanto sconvolgente un romanzo che in apparenza sembra una storia piuttosto innocua tratta dalla vita di una famiglia americana a metà degli anni Venti? Ci ho riflettuto molto mentre ne divoravo le pagine e soltanto quando sono arrivato alla fine e ho potuto rielaborare la mia esperienza di lettore, ho cominciato a capire.
All’inizio, credo, quel che impressiona piacevolmente è la decisa genialità della scrittura. Un testo eccellente, come un cibo preparato con grande abilità, ci sbalza fuori dall’esistenza disincantata di tutti i giorni e all’improvviso ci fa sentire di nuovo vivi; ci appassiona e ci stimola. Molti scrittori sono maestri nel tratteggiare i personaggi, molti sono capaci di addentrarsi nelle profondità labirintiche della psicologia umana, molti altri abilissimi nella descrizione, nello scrivere meravigliosi dialoghi e infine nell’escogitare una trama affascinante e originale; ma ce ne sono pochi – molto pochi – che eccellono a tutto campo. Dorothy Baker dà l’impressione di un provetto giocoliere che, con uno stile e un controllo stupefacenti, tenga in vorticoso equilibrio le tante palline e i piattelli di cui dispone. Non mi vengono in mente molti altri libri in cui l’autore mostri una padronanza dello stile e del proprio mestiere in modo tanto evidente. Almeno per i lettori più accorti, il semplice fatto di leggere Cassandra al matrimonio è esaltante.
Quel che però ne fa un’opera sconcertante, capace di segnare (e inquietare) nel profondo, va oltre lo stile e il mestiere. Anche se il libro fosse scritto in modo diverso resteremmo interdetti, perché a sconvolgerci non è la forma ma il contenuto. Non credo che nel 1962, quando Cassandra fu pubblicato per la prima volta, i lettori (anche quelli odierni, peraltro) fossero preparati a incontrare un personaggio (al tempo stesso voce narrante) tanto spietato e sincero (nella sua insincerità) come Cassandra Edwards. La sua nitidezza e lucidità mi ricordano Esther Greenwood, la travagliata protagonista e voce narrante de La campana di vetro, romanzo ormai assurto a classico della grande poetessa americana Sylvia Plath. Sono rimasto sconcertato (anche) quando mi sono reso conto che Cassandra Edwards arriva un anno prima di Esther Greenwood (La campana di vetro fu pubblicato nel 1963 sotto pseudonimo). Resta solo da chiedersi se Sylvia Plath lo avesse letto.
Ad eccezione delle commedie di Shakespeare, nei testi letterari non si incontrano spesso due gemelli identici e non conosco altro libro che esplori con lo stesso acume psicologico cosa significhi essere un gemello monozigote (cioè sviluppatosi da un unico zigote che si scinde formando due embrioni identici). Non avevo mai pensato che avere un fratello o una sorella tale e quale a te potesse essere un’esperienza tanto difficile, faticosa e traumatica. Nella vicenda di Cassandra affiora quasi un elemento fantascientifico, raccapricciante, da invasione degli ultracorpi: come si fa a diventare se stessi, a costruirsi una vita indipendente quando nel mondo esiste un individuo uguale identico a te, col quale hai un legame che soppianta qualsiasi altro affetto familiare o di coppia? «Avremmo dovuto essere un’unica persona», afferma lei appena s’accorge di non riuscire a concepire una vita per contro proprio, separata dalla sorella. Per quel che la riguarda, loro due però non sono semplici sorelle: sono «complici» nell’«impresa molto pericolosa» della vita. È un sodalizio che Cassandra ha bisogno di preservare a tutti i costi e che Judith cerca disperatamente di troncare. Da una tale situazione d’impasse quel che scaturisce è uno scontro mortale fra due volontà, poiché Cassandra non riesce a concepire una vita separata da Judith e Judith, che ha trovato l’amore e la compagnia di un’altra persona, non riesce più a sopportare il legame incestuoso – le catene – dell’essere nata gemella. Leggi tutto…