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PIANO AMERICANO di Antonio Paolacci (intervista all’autore)

PIANO AMERICANO di Antonio Paolacci (Morellini editore)

di Massimo Maugeri

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Antonio Paolacci  (foto accanto) è nato nel 1974 e vive a Genova. È editor e consulente editoriale. Ideatore e direttore di alcune collane di narrativa e saggistica, ha curato anche premi letterari e rassegne. Ha tenuto corsi di scrittura creativa in diverse città italiane. Dal 2014 insegna scrittura creativa alla scuola Officina Letteraria di Genova. Come autore ha scritto: Flemma (Perdisa Pop, 2007 – Morellini Editore, 2015), Salto d’ottava (Perdisa Pop, 2010), Accelerazione di gravità (Senzapatria, 2010), Tanatosi (Perdisa Pop, 2012) e Piano Americano (Morellini, 2017). Il nuovo libro di Antonio Paolacci si intitola Piano Americano ed è pubblicato da Morellini. Sulla scheda si legge una sorta di avvertimento che dice così: questo libro è un paradosso letterario: è un romanzo ma non è un romanzo, il suo autore non ha mai avuto intenzione di scriverlo e le sue pagine rivelano la verità più sincera mentendo spudoratamente.

Ne discuto con l’autore…

– Caro Antonio, partiamo dalla mia solita domanda di apertura (che riguarda la genesi del libro oggetto della “chiacchierata”). Come nasce “Piano Americano“? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte di ispirazione?

Nasce da ragionamenti disordinati che avevo in testa da anni, e che per anni non sono stato pronto a portare su carta. Quando ho sentito che era arrivato il momento, ho capito che dovevo scrivere tutto nel modo più sincero possibile, senza smussare o camuffare niente, mettendo a nudo anche il racconto. Questo romanzo è un po’ un atto liberatorio, per me, con il quale sento di aver fatto ordine entrando nel pieno nel disordine.

– Perché hai deciso di cominciare il libro parlando del tennista Andre Agassi?
La storia del suo rapporto con il tennis sembra una metafora del mio con la scrittura. Ma c’è di più, per esempio il fatto che l’autobiografia di Agassi, essendo stata scritta con Moehringer, sia un caso molto interessante di vicende personali scritte da un altro, che le fatte proprie trattandole come una storia della sua penna. Ci sono molte ragioni che fanno di Agassi un punto di partenza ideale per introdurre Piano Americano. Quell’inizio è perciò un po’ come una palleggiata di riscaldamento tra l’autore e il lettore, prima di entrare in partita.

– Hai sostenuto: “la confusione tra realtà e finzione di cui parla il mio “Piano Americano” non è finzione. È realtà”. Cosa intendi dire con esattezza? Leggi tutto…

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