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PICCIRIDDA di Catena Fiorello: dal romanzo al film di Paolo Licata

Sarà presentato in anteprima al Taormina Film Festival il film “Piciridda” tratto dall’omonimo romanzo di Catena Fiorello (pubblicato originariamente da Baldini Castoldi e riedito da Giunti)
La presentazione dell’opera si svolgerà a Taormina il 5 luglio nell’ambito della  65° edizione del Taormina Film Festival. Il film sarà proiettato, alle ore 18.00, al Palazzo dei Congressi di Taormina Sarà presente Catena Fiorello, il regista Paolo Licata (regista palermitano: Picciridda è la sua opera prima) e l’intero cast.
Le riprese del film si sono svolte tra novembre e dicembre 2018 sull’Isola di Favignana. Nel cast: Lucia Sardo, (bravissima interprete, tra l’altro, nel film “I Cento Passi” di Marco Tullio Giordana), Ileana Rigano, Katia Greco, Tania Bambaci, Loredana Marino e per la prima volta sullo schermo la bambina Marta Castiglia.
“A me scoppia il cuore dalla gioia”, ha dichiarato Catena Fiorello sulla sua pagina Facebook, “perché dopo tanti sacrifici e attese è arrivato il grande giorno, quello in cui potremo vedere Picciridda sullo schermo di un cinema. La vera magia. Io vi chiedo di venire in tanti e  di condividere con noi questo momento. (…) Picciridda lo merita. Racconta di noi e del nostro viaggio alla ricerca della dignità di un lavoro, e dell’amore che tanti bambini si videro negato in quegli anni da una società che li considerava poco. E parleranno anche le voci dei tanti emigranti che non riuscirono a farlo per mancanza di coraggio e fragilità emotiva”.
Riproponiamo, di seguito, la recensione del romanzo.

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PICCIRIDDA di Catena Fiorello

PICCIRIDDA di Catena Fiorello (Giunti)

di Massimo Maugeri

Cosa può accadere di particolare a una “picciridda” che nei primi anni Sessanta abita in un paesino, Leto (Letojanni), posto lungo la costa della Sicilia orientale tra Messina e Catania?
Può accadere, ad esempio, che i genitori si trovino costretti a emigrare in Germania e che decidano di portare con loro solo il più piccolo dei due figli affidando “la grande”, sebbene pur sempre picciridda, alla nonna paterna dal carattere burbero.
Ed è quello che accade a Lucia, la piccola protagonista del romanzo d’esordio di Catena Fiorello, riproposto in edizione riveduta per i tipi di Giunti..
Lucia è figlia di emigrati e vive questa sua condizione sentendosela addosso come un marchio negativo. È consapevole, Lucia, che per lei – e per tutti coloro che non sono figli “della gallina bianca” – la necessità implica sacrificio e rinunce. Lo sa bene. Lo dicono tutti. Lo ripete la nonna. Ma qual è il prezzo che bisogna pagare? E fino a che punto il gioco può valere la candela?
“… quanto valeva tramutato in denaro il dolore dei miei per avere lasciato la loro casa, il loro paese e le loro piccole certezze? (…) Risvegliarsi in una città che non gli apparteneva. Lavorare tra persone che non avevano mai conosciuto prima. Vedere il buio sin da quando si risvegliavano per andare al lavoro per poi ritrovarlo a fine giornata quando uscivano dalla fabbrica. Non poter fare, quando ne avessero voglia, una passeggiata al mare, per respirare un po’ di felicità…
Per quel che ne so io – tradotti in denaro – quei sacrifici avrebbero dovuto rendere ricchi i miei genitori, e tutti quelli che come loro hanno rinunciato a un pezzo della loro esistenza in cambio di un lavoro. E quando poi sono ritornati nel paese dal quale erano partiti, avevano perduto per forza di cose una parte di vita, fatta di rapporti umani, amicizie, frequentazioni e quotidianità. Così non erano né di qua né di là. Infatti erano emigrati. Un’altra cosa…”
Ma a Lucia non rimane che accettare la situazione e concentrarsi sul rapporto, non sempre facile, con la nonna. Leggi tutto…