Archivio

Posts Tagged ‘Piemme’

CARAMELLE DAI CONOSCIUTI di Aldo Pagano: incontro con l’autore

“Caramelle dai conosciuti. Un’indagine di Emma Bonsanti” di Aldo Pagano (Piemme): incontro con l’autore e un brano estratto dal libro

* * *

Aldo Pagano, nato a Palermo nel 1966, ha vissuto a lungo a Roma, Bari, Milano, Como. Ex giornalista ed ex sommelier, fra le tante altre cose che ha fatto gli piace ricordare gli anni nelle pubbliche relazioni e il lancio di un chiosco da spiaggia. La protagonista di Caramelle dai conosciuti, il sostituto procuratore Emma Bonsanti, è apparsa anche nei suoi primi romanzi, La trappola dei ricordi e Motivi di famiglia (finalista del Premio NebbiaGialla), tutti nel catalogo Piemme.

Abbiamo chiesto ad Aldo Pagano di raccontarci qualcosa su questo suo nuovo romanzo: Caramelle dai conosciuti. Un’indagine di Emma Bonsanti (Piemme)

* * *

«Emma Bonsanti, la protagonista dei miei romanzi, è nata perché a un certo punto non potevo fare a meno di lei», ha detto Aldo Pagano a Letteratitudine. «In realtà, però, non la creo per farla diventare un personaggio ma avevo bisogno di lei in un periodo lungo e drammatico in cui erano davvero troppe le cose della mia vita che funzionavano male. Leggi tutto…

MIMMO GANGEMI racconta IL POPOLO DI MEZZO

Per gli Autoracconti d’Autore di Letteratitudine: MIMMO GANGEMI racconta IL POPOLO DI MEZZO (Piemme), libro candidato all’edizione 2021 del Premio Strega da Raffaele Nigro

* * *

di Mimmo Gangemi

Nelle giornate di levantina, con il vento che si abbatteva a folate possenti fischiando i muri nel rimbalzarvi sconfitto e sciamando la pioggia di qua e di là al modo di un banco di acciughe, sedevamo attorno alla corona circolare, di legno e con il braciere di rame nel buco in mezzo, il carbone ardente sottomesso alla cenere per allungarne la durata, i piedi sui bordi e le mani protese al centro a raccogliere il calore. E ascoltavamo estasiati le divagazioni degli adulti. Il nonno snodava lenta la voce da fumatore incallito, roca di un catarro acquoso, quasi tenesse stabile uno scaracchio in fondo alla gola. Si smarriva nella sua America, quella degli albori del secolo scorso. Ci era rimasto tredici anni, sempre a costruire ferrovia. Lo restituì all’Italia la diceria che chi non fosse tornato a servire la patria nella Grande Guerra non avrebbe più potuto farlo.
Da allora è diventata anche la mia America, l’ho costruita attraverso quei racconti, i ricordi faticosi su cui lo scorrere del tempo aveva steso una patina che sfumava in dissolvenza i patimenti e imbrillantava di una lucentezza che non c’era stata la gioventù sacrificata lontano. È spanciato al mondo da lì il mio primo romanzo sull’emigrazione, La signora di Ellis Island. Da lì, pure Il popolo di mezzo, perché mi era debitrice di altro, la memoria.
Seguendo la fatica da schiavi nei cantieri ferroviari, ho impattato sul razzismo addosso ai neri e agli italiani – i non visibilmente negri – colpevoli anche di fraternizzare tra loro, e sui linciaggi, con i nostri emigrati che ne furono vittime innocenti, così a Tampa, a Louisville, a Denver, a Tallulah, così nel 1891 a New Orleans, dove vennero impiccati undici siciliani già assolti per l’omicidio del Chief, il capo della polizia. E mi sono imbattuto nel jazz, la cui origine va a merito dei neri e dei siciliani, in una New Orleans che nel 1910 contava 90 mila abitanti, 12 mila dei quali giunti dalla Sicilia. I neri contribuirono con gli spiritual che accompagnavano la fatica nei cantieri e nei campi di cotone. I siciliani, con gli strumenti a fiato e con le sonorità delle bande tradizionali. Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 14 al 20 dicembre 2020 – questa settimana segnaliamo “Ritorniamo a sognare” di Papa Francesco (Piemme)

I primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 14 al 20 dicembre 2020

Questa settimana segnaliamo: “Ritorniamo a sognare. La strada verso un futuro migliore” di Papa Francesco (Piemme), al 37° posto in classifica generale

 * * *

In prima posizione: Perché l’Italia amò Mussolini (e come è sopravvissuta alla dittatura del virus) di Bruno Vespa (Mondadori)

In seconda posizione: “Cambiare l’acqua ai fiori” di Valérie Perrin (E/O)

In terza posizione: “C’era una volta adesso” di Massimo Gramellini (Longanesi)

* * *

La scheda del libro: “Ritorniamo a sognare. La strada verso un futuro migliore” di Papa Francesco (Piemme)

Un libro coraggioso, che semina speranza e chiama a raccolta tutti coloro che credono possibile un mondo più giusto e più sano. Mai come in questo momento Francesco si rivela pastore, padre e guida non solo per i credenti ma per tutta l’umanità.

«Per uscire migliori da questa crisi, dobbiamo recuperare la consapevolezza che come popolo abbiamo un destino comune. La pandemia ci ricorda che nessuno può salvarsi da solo.»

Nel momento più cupo della pandemia, nel marzo 2020, Papa Francesco ha infranto per primo il silenzio angoscioso delle città deserte raccogliendo le domande inespresse della gente impaurita. Ha capito che le risposte di scienziati, politici ed esperti sulle cause e i rimedi di quella prova inattesa e durissima non potevano bastare e ha invitato tutti, fedeli e non credenti, a guardare più lontano, ad aprire strade verso il futuro. Le sue riflessioni, approfondite nel lungo periodo di isolamento, sono raccolte in questo libro in cui, con parole dirette e potenti, ci invita a non lasciare che questa prova risulti inutile. Dopo una critica tagliente dei sistemi e delle ideologie che hanno contribuito a produrre la situazione attuale – dall’economia globalizzata, ossessionata dal profitto, all’egoismo e all’indifferenza per il prossimo e l’ambiente –, il Papa offre un piano al tempo stesso visionario e concreto per costruire un mondo migliore per tutti, un progetto che parte dalle periferie e dai poveri per cambiare la vita sul pianeta. Con un’autenticità senza precedenti, e la schiettezza delle espressioni della sua lingua madre, Francesco confessa come, in momenti diversi, tre esperienze molto dolorose lo abbiano cambiato profondamente, migliorandolo. E intreccia il racconto di ciò che ha imparato percorrendo le periferie di Buenos Aires a sorprendenti osservazioni sulle proposte e gli interventi di vari pensatori, politici e attivisti. Un libro coraggioso, che semina speranza e chiama a raccolta tutti coloro che credono possibile un mondo più giusto e più sano. Mai come in questo momento Francesco si rivela pastore, padre e guida non solo per i credenti ma per tutta l’umanità.

* * *

Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Perché l’Italia amò Mussolini (e come è sopravvissuta alla dittatura del virus) Bruno Vespa Mondadori 20,00
2 Cambiare l’acqua ai fiori Valérie Perrin E/O 18,00
3 C’era una volta adesso Massimo Gramellini Longanesi 16,90
4 Insieme in cucina. Divertirsi in cucina con le ricette di «Fatto in casa da Benedetta» Benedetta Rossi Mondadori Electa 19,90
5 Io sono l’abisso Donato Carrisi Longanesi 22,00
6 A riveder le stelle. Dante, il poeta che inventò l’Italia Aldo Cazzullo Mondadori 18,00
7 Fu sera e fu mattina Ken Follett Mondadori 27,00
8 L’ultimo giorno di Roma. Viaggio nella città di Nerone poco prima del grande incendio. La trilogia di Nerone. Vol. 1 Alberto Angela HarperCollins Italia 18,50
9 Donne dell’anima mia Isabel Allende Feltrinelli 15,00
10 Una terra promessa Barack Obama Garzanti 28,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

Leggi tutto…

LE BELVE di Manlio Castagna e Guido Sgardoli (recensione)

“Le Belve “di Manlio Castagna e Guido Sgardoli (Piemme)

 * * *

di Nicoletta Bortolotti

Le parole sono strade. Cunicoli che scavano la stoffa spugnosa dell’universo, avvitano o spalancano su strappi e vertigini. Gallerie che moltiplicano e intersecano prospettive. Manlio Castagna, ex vicedirettore artistico del Giffoni Film Festival e autore della saga bestseller Petrademone (Mondadori), e Guido Sgardoli, fra i più importanti scrittori italiani, vincitore del Premio Strega Ragazze e Ragazzi con The Stone – La settima pietra (Piemme), le piegano, le fondono, le intarsiano mirabilmente, con spirali e laccature eleganti, in questa magistrale ghost-story classica e insieme contemporanea, per attraversare buchi neri che aprono fiotti di terrore dentro di noi e costituiscono la sostanza stessa del fuori, che abitiamo e che ci abita.
“Per chi non nutra pregiudizi il neutrino ha davvero una certa affinità con i fantasmi” scriveva Arthur Koestler nel saggio Il fantasma dentro la macchina del 1967. E proprio le più recenti scoperte della fisica quantistica hanno indagato le componenti, apparentemente e secondo la nostra percezione, meno “fisiche” del cosmo, in un certo senso smaterializzando la materia. La vera struttura dello spazio e del tempo non è visibile. Come i fantasmi che, espulsi dalla dignità di un’esistenza reale con l’Illuminismo, hanno invaso a pieno diritto l’immaginario letterario dal Settecento fino a oggi. Leggi tutto…

L’ULTIMA EREDE DI SHAKESPEARE di Elvira Siringo (intervista)

“L’ultima erede di Shakespeare” di Elvira Siringo (Piemme): intervista all’autrice

 * * *

di Simona Lo Iacono

Che la poesia non abbia nazionalità è una verità indubitabile. E che la voce dei versi abbia come padrone solo l’ispirazione e lo sguardo, è un altro indiscutibile assioma.
Ma ci sono poeti che ci hanno sempre fatto pensare a un luogo, fino a farlo assurgere a simbolo della loro vocazione. E personalità che abbiamo sempre collegato a un contesto storico e politico, senza il quale ci pare quasi che non possano esistere.
Cosa accadrebbe quindi se – andando a ritroso nel tempo – scoprissimo che il più grande poeta di tutti i tempi – William Shakespeare – è in realtà un siciliano, anzi un messinese?
Saremmo pronti a credere che una delle commedie più famose – “Molto rumore per nulla” o meglio: “Much Ado About Nothing” – in realtà in origine era intitolata “Troppu traficu ppi nenti”?
Lo chiedo ad Elvira Siringo, geniale autrice di “L’ultima erede di Shakespeare” (Piemme edizioni), in libreria da oggi.

-Cara Elvira, quali sono i documenti a cui ti sei ispirata per costruire il romanzo e come è nata l’idea di questa narrazione?
Carissima Simona, questo romanzo ha preso inizio molti anni fa, proprio dal desiderio di approfondire la questione shakespeariana su dati storici. La ricerca però, piuttosto che darmi certezze, ha moltiplicato i dubbi perché tutto ciò che riguarda Shakespeare è andato perduto dopo la sua morte ed è stato ricostruito solo dal 18° secolo: la casa, il paese, le locande, i teatri, perfino le opere, sono tutte ricostruzioni fedeli al modello che si è deciso di imporre al mondo, il modello vero-simile di un drammaturgo tanto geniale quanto invisibile. Leggi tutto…

IL CACCIATORE DI ANIME di Romano De Marco: incontro con l’autore

“Il cacciatore di anime” di Romano De Marco (Piemme): incontro con l’autore e il primo capitolo del romanzo

* * *

Romano De Marco, classe 1965, è dirigente responsabile della sicurezza di uno dei maggiori gruppi bancari italiani. Esordisce nel 2009 nel Giallo Mondadori con Ferro e fuoco, cui fanno seguito Milano a mano armata (Foschi, Premio Lomellina in Giallo 2012) e A casa del diavolo (Fanucci). Per Feltrinelli scrive Io la troverò, Città di polvere e Morte di Luna. I suoi racconti sono apparsi su giornali e riviste, tra cui «Linus» e il «Corriere della sera», e su oltre 20 antologie. Per Piemme ha pubblicato L’uomo di casa (Premio dei lettori Scerbanenco 2017), Se la notte ti cerca (Premio Fedeli 2018) e Nero a Milano (Premio dei lettori Scerbanenco 2019). Alcuni dei suoi romanzi sono tradotti all’estero.

Il suo nuovo romanzo, appena giunto in libreria, si intitola: “Il cacciatore di anime” ed è pubblicato da Piemme.

Abbiamo chiesto all’autore di parlarcene…

* * *

«L’idea alla base del mio ultimo romanzo è quella di raccontare la storia di un personaggio dal passato importante, epico», ha detto Romano De Marco a Letteratitudine, «vittima di un tragico episodio che gli stravolge la vita quando la sua popolarità e il suo successo sono all’apice. Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 27 aprile al 3 maggio 2020 – questa settimana segnaliamo “La fiamma nel buio” di Michael Connelly (Piemme)

La fiamma nel buio - Michael Connelly - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 27 aprile al 3 maggio 2020

Questa settimana segnaliamo: “La fiamma nel buio” di Michael Connelly (Piemme), al 29° posto in classifica generale

[poiché non tutte le librerie hanno riaperto al pubblico dal 14 aprile, le classifiche si basano sui dati di un numero ridotto di punti vendita]

 

* * *

“La fiamma nel buio” di Michael Connelly (Piemme – traduzione di Alfredo Colitto), al 29° posto in classifica generale

È un giorno triste, per Harry Bosch, quello del funerale dell’ex poliziotto John Jack Thompson. Un uomo che ha dedicato quarant’anni di vita al LAPD, ma soprattutto un maestro per molti giovani detective alle prime armi. Uno di questi era stato proprio Bosch, che adesso, appoggiato al suo bastone dopo l’operazione al ginocchio che ha subito, osserva da lontano il gruppetto convenuto al cimitero, pensando alle cose che ha imparato da lui. Ad esempio, a capire quando qualcuno sta mentendo durante un interrogatorio. John Jack sapeva riconoscere un bugiardo. Non se n’era mai fatto scappare uno. Ma quando si avvicina a Margaret, la moglie di Thompson, Bosch non si aspetta di scoprire che, anche dalla tomba, John Jack abbia un altro bugiardo da incastrare. Un caso irrisolto di vent’anni prima, l’omicidio di un ragazzo ritrovato senza vita in un vicolo frequentato da spacciatori. Un caso che John Jack si era portato in pensione con sé, trafugando il fascicolo dagli archivi del LAPD. Bosch decide di occuparsene. E c’è una sola persona, dentro la polizia, che può aiutarlo: Renée Ballard. Così, tra un crimine e l’altro del suo turno di notte – “l’ultimo spettacolo”, come lo chiamano i poliziotti losangelini – Renée farà di nuovo coppia con Bosch per riaprire piste sepolte da anni di bugie. Perché tutti i bugiardi, prima o poi, fanno i conti con la verità.

* * *

Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Sulla tua parola. Messalino. Santa messa quotidiana e letture commentate per vivere la parola di Dio. Maggio-giugno 2020 Editrice Shalom 4,00
2 Spillover. L’evoluzione delle pandemie David Quammen Adelphi 14,00 T
3 I leoni di Sicilia. La saga dei Florio Stefania Auci Nord 18,00
4 Le storie del mistero Lyon Gamer Magazzini Salani 15,90 *
5 I cerchi nell’acqua Alessandro Robecchi Sellerio Editore Palermo 15,00
6 La misura del tempo Gianrico Carofiglio Einaudi 18,00
7 Cecità José Saramago Feltrinelli 10,00 T
8 Noi, partigiani. Memoriale della Resistenza italiana G. Lerner (cur.); L. Gnocchi (cur.) Feltrinelli 19,00
9 Finché il caffè è caldo Toshikazu Kawaguchi Garzanti 16,00
10 Storia di chi fugge e di chi resta. L’amica geniale. Vol. 3 Elena Ferrante E/O 19,50

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

Leggi tutto…

LUIGI LA ROSA racconta L’UOMO SENZA INVERNO

Per gli Autoracconti d’Autore di Letteratitudine: LUIGI LA ROSA racconta il suo romanzo L’UOMO SENZA INVERNO (Piemme)

* * *

di Luigi La Rosa

La genesi de L’uomo senza inverno (Piemme) è in qualche modo legata a una storia d’amore e probabilmente a un’ossessione. È così che gli scrittori sentono le storie: come idee divoranti, che prendono forma, che guadagnano corpo e consistenza, che impongono di sprofondare, dolcemente, nell’abisso che li circonda.
In questo caso, ricordo ancora quello che gli occhi, nel lontano inverno di sette anni fa, stentavano a mettere a fuoco dalle vetrate del bistrot vicino casa, nella pioggerella del pomeriggio parigino. L’enorme boulevard, la schiera dei platani dai tronchi scuri e massicci, l’ombra che cadeva, lieve come un velo, sul marciapiede bagnato. E i passanti, numerosi, nervosi, affaccendati: tutti un po’ anonimi e di corsa, come nelle meravigliose tele di Gustave Caillebotte, perché in quel gomito di tempo lontano e particolarmente intenso della mia vita era già a lui che pensavo, al genio dimenticato, al pittore perlopiù sconosciuto, un uomo misteriosissimo sulla cui vicenda s’era depositata una spessa coltre di silenzio. Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 3 al 9 febbraio 2020 – questa settimana segnaliamo “Quel che affidiamo al vento” di Laura Imai Messina (Piemme)

Quel che affidiamo al vento - Laura Imai Messina - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 3 al 9 febbraio 2020

Questa settimana segnaliamo: “Quel che affidiamo al vento” di Laura Imai Messina (Piemme), al 6° posto in classifica generale.

Al 1° posto “Ah l’amore l’amore” di Antonio Manzini (Sellerio)

 * * *

[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Si conferma al 1° posto “Ah l’amore l’amore” di Antonio Manzini (Sellerio)

Al 2° posto (la settimana precedente era in 3^ posizione) “La memoria rende liberi. La vita interrotta di una bambina nella Shoah” di Enrico Mentana e Liliana Segre (BUR – versione tascabile)

Al 3° posto (la settimana precedente era in 4^ posizione) “La signora del martedì” di Massimo Carlotto (Edizioni E/O)

Al 4° posto  (la settimana precedente era in 7^ posizione) “Le fantafiabe di Luì e Sofì” di Me contro Te (Mondadori Electa)

Conferma il 5° posto “La ricamatrice di Winchester” di Tracy Chevalier (Neri Pozza)

Entra in top ten al 6° posto, “Quel che affidiamo al vento” di Laura Imai Messina (Piemme)

Al 7° posto  (la settimana precedente era in 6^ posizione) “La misura del tempo” di Gianrico Carofiglio (Einaudi)

Conferma l’8° posto, “I leoni di Sicilia. La saga dei Florio” di Stefania Auci (Nord)

Rientra in top ten al 9° posto “Il treno dei bambini” di Viola Ardone (Einaudi)

Rientra in top ten al 10° posto “L’amica geniale. Vol. 1” di Elena Ferrante  (Edizioni E/O)

* * *

Quel che affidiamo al vento - Laura Imai Messina - copertinaQuesta settimana segnaliamo: “Quel che affidiamo al vento” di Laura Imai Messina (Piemme), al 6° posto in classifica generale

Sul fianco scosceso di Kujira-yama, la Montagna della Balena, si spalanca un immenso giardino chiamato Bell Gardia. In mezzo è installata una cabina, al cui interno riposa un telefono non collegato, che trasporta le voci nel vento. Da tutto il Giappone vi convogliano ogni anno migliaia di persone che hanno perduto qualcuno, che alzano la cornetta per parlare con chi è nell’aldilà. Quando su quella zona si abbatte un uragano di immane violenza, da lontano accorre una donna, pronta a proteggere il giardino a costo della sua vita. Si chiama Yui, ha trent’anni e una data separa quella che era da quella che è: 11 marzo 2011. Quel giorno lo tsunami spazzò via il paese in cui abitava, inghiottì la madre e la figlia, le sottrasse la gioia di essere al mondo. Venuta per caso a conoscenza di quel luogo surreale, Yui va a visitarlo e a Bell Gardia incontra Takeshi, un medico che vive a Tokyo e ha una bimba di quattro anni, muta dal giorno in cui è morta la madre. Per rimarginare la vita serve coraggio, fortuna e un luogo comune in cui dipanare il racconto prudente di sé. E ora che quel luogo prezioso rischia di esserle portato via dall’uragano, Yui decide di affrontare il vento, quello che scuote la terra così come quello che solleva le voci di chi non c’è più. E poi? E poi Yui lo avrebbe presto scoperto. Che è un vero miracolo l’amore. Anche il secondo, anche quello che arriva per sbaglio. Perché quando nessuno si attende il miracolo, il miracolo avviene. Laura Imai Messina ci conduce in un luogo realmente esistente nel nord-est del Giappone, toccando con delicatezza la tragedia dello tsunami del 2011, e consegnandoci un mondo fragile ma denso di speranza, una storia di resilienza la cui più grande magia risiede nella realtà.

* * *

Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Ah l’amore l’amore Antonio Manzini Sellerio Editore Palermo 15,00
2 La memoria rende liberi. La vita interrotta di una bambina nella Shoah Enrico Mentana; Liliana Segre BUR Biblioteca Univ. Rizzoli 10,00 T
3 La signora del martedì Massimo Carlotto E/O 16,50
4 Le fantafiabe di Luì e Sofì Me contro Te Mondadori Electa 16,90
5 La ricamatrice di Winchester Tracy Chevalier Neri Pozza 18,00
6 Quel che affidiamo al vento Laura Imai Messina Piemme 17,50
7 La misura del tempo Gianrico Carofiglio Einaudi 18,00
8 I leoni di Sicilia. La saga dei Florio Stefania Auci Nord 18,00
9 Il treno dei bambini Viola Ardone Einaudi 17,50
10 L’amica geniale. Vol. 1 Elena Ferrante E/O 18,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

Leggi tutto…

Premio NebbiaGialla 2019: vincono Antonio Paolacci e Paola Ronco

Vincono il Premio NebbiaGialla 2019 per la letteratura noir e poliziesca Antonio Paolacci e Paola Ronco con Nuvole barocche (Piemme)

Segnaliamo il post di Letteratitudine con il “tandem letterario” tra Antonio Paolacci e Paola Ronco, dove  i due autori raccontano “Nuvole barocche” (Piemme) Leggi tutto…

È DA LÌ CHE VIENE LA LUCE di Emanuela E. Abbadessa (recensione)

È DA LÌ CHE VIENE LA LUCE di Emanuela E. Abbadessa (Piemme)

[Ascolta la puntata radiofonica di Letteratitudine con Emanuela E. Abbadessa dedicata a “È da lì che viene la luce”]

* * *

di Eliana Camaioni

“L’amore non domina, ma costruisce”: sta in una citazione di Goethe il senso profondo di “È da lì che viene la luce”, ultimo romanzo di Emanuela Ersilia Abbadessa, edito da Piemme e subito candidato al Premio Strega.
Un protagonista altisonante, il nobile Ludwig Von Trier, fotografo; un personaggio di fantasia, ma fin troppo simile al Von Glöden realmente esistito. Anche il luogo è reale, quella medesima meravigliosa Taormina ai tempi del Ventennio.
Ludwig ha la passione della fotografia, strumento con cui vuole ‘fotografare la realtà’, raccontare il vero, scrivere una constrostoria dell’Italietta fischiettata dal regime fascista, un negativo reale di quella foto nazionale patinata che il regime mandava in orbita con la sua propaganda: Leggi tutto…

CATERINA DELLA NOTTE di Sabina Minardi (recensione/intervista)

CATERINA DELLA NOTTE di Sabina Minardi (Piemme)

di Massimo Maugeri

La letteratura, l’ho sostenuto altre volte, ha la capacità di abbattere qualunque tipo di barriera spazio-temporale. È così anche nel caso dell’ottimo romanzo di Sabina Minardi, “Caterina della notte” (Piemme, pagg. 384, € 18,50) in cui l’autrice catanese residente a Roma collega due donne che vivono in epoche e in luoghi diversi.
La prima di queste donne compare sin dall’inizio del romanzo e si presenta con queste parole: “Mi chiamo Catherine e ho quasi quarant’anni. Sui miei documenti c’è scritto Caterina, ma in Italia ci sono solo nata, e a nessuno verrebbe in mente di chiamarmi così. Ho un lavoro che mi piace, un amore ufficiale e qualcuno clandestino, il tempo da inseguire ogni giorno e una camera d’albergo per rinchiuderlo: o almeno, per illudermi di riuscirci. La mia casa è al numero 2 di Redcliffe Square, Kensington, Londra”.
L’altra donna si chiama Giovanna, vive a Siena tra il 1347 e il 1380 (è contemporanea di Santa Caterina) ed ha caratteristiche speculari rispetto a Catherine. «È una donna a cui è negata la minima libertà», dice Sabina Minardi. «Una donna che è costretta a vivere per tutta la vita da reclusa all’interno dello Spedale di Santa Maria della Scala, a condurre l’esistenza con questo mantello scuro che è il simbolo più tangibile di una chiusura e di una negazione alla vita. Una donna che non è affatto vocata a quell’ascetismo e a quella santità alla quale lo Spedale e chi le sta intorno vorrebbe costringerla».
A unire le due donne è un antico manoscritto che viene recapitato sulla scrivania dell’ufficio di Catherine. Leggi tutto…

NON TI FACCIO NIENTE di Paola Barbato (recensione/intervista)

NON TI FACCIO NIENTE di Paola Barbato (edizioni Piemme)

Il primo capitolo del libro è disponibile qui

Gli orchi – non orchi di Paola Barbato nel nuovo thriller edito da Piemme.

 * * *

di Fabrizio Palmieri

L’orco esiste.
Non vive sotto i ponti come nelle fiabe, in attesa che l’ignaro bambino passi e si offra come pasto. Non c’è un cavaliere in sella a un cavallo bianco pronto ad affrontarlo. L’orco è reale, spesso spersonalizzato dalle narrazioni dei giornali, carnefice nell’agire e vittima nel subire lo ‘sbatti il mostro in prima pagina’ anche quando di mostruoso ha solo l’aspetto. A volte l’orco veste i panni della rettitudine, una rettitudine distorta, eccessiva, inusuale, tratteggiando il suo agire con pastelli del colore sbagliato.
Vincenzo è un orco.
Vincenzo rapisce i bambini.
Lo fa per sensibilizzare i genitori, per trascinarli via dalle abitudini genitoriali, spesso preda degli affanni quotidiani che trasmutano, con una perversa alchimia, il figlio-dono in figlio-routine. Li rapisce tutti per tre giorni, trattandoli come principesse e principi. Ha un modus operandi tutto suo, da orco-non orco: il migliore amico delle sue ‘vittime’, il peggiore incubo, a tempo determinato,  dei genitori. Unico indizio una paperella gialla lasciata sul luogo del rapimento, un pupazzo rassicurante, se stai nella vasca da bagno di casa tua; raccapricciante come Penny Wise, se è ciò che resta di tuo figlio.
In più di trent’anni Vincenzo è riuscito a scampare miracolosamente alla giustizia degli uomini, quasi agendo come per diretto mandato del Cielo. Vincenzo agisce senza paura, senza generare paura, senza provare paura, finché qualcuno non prende il suo posto e rapisce i figli dei bambini da lui rapiti.
Ma questi non torneranno mai indietro.
Ora Vincenzo ha paura. Leggi tutto…

MARINA VISENTIN racconta LA DONNA NELLA PIOGGIA

MARINA VISENTIN racconta il suo romanzo LA DONNA NELLA PIOGGIA (Piemme)

Marina Visentindi Marina Visentin

La prima idea della “Donna nella pioggia” è nata in una notte di pioggia. Banale? Meno di quanto sembri. Perché il titolo è venuto dopo, molto dopo, quando il romanzo ha trovato un editore (Piemme) e l’editore ha deciso che il titolo che io avevo immaginato – “Nessuno accanto” – non era abbastanza forte, e così mi ha proposto di sostituirlo con “La donna nella pioggia”.
Sulle prime ci sono rimasta un po’ male, ho temuto che il mio libro stesse scivolando via, rischiasse di cadermi dalle mani (un’ossessione di perdita che forse molti autori hanno, o forse no… io comunque sì, che ci posso fare?), poi mi sono detta che quella donna nella pioggia, immersa in un universo liquido e sfuggente, un po’ spaventata e in gran parte ottenebrata, era esattamente lei, Stella Romano, la mia protagonista. E ho pensato che quel titolo rispecchiava perfettamente l’anima imperfetta e fuggitiva del mio romanzo. Leggi tutto…

CATERINA DELLA NOTTE di Sabina Minardi (recensione)

CATERINA DELLA NOTTE di Sabina Minardi (Piemme)

 * * *

di Simona Lo Iacono

È notte.
L’aria di Siena è pregna degli odori delle locande. I barbagli di qualche lume arrivano anche dallo Spedale. Ed è qui, sul piano ruvido di una cella, che una donna comincia a scrivere la propria storia.
Glielo ha comandato Caterina, Caterina la Santa, la preferita del Signore. Perciò oggi, 29 aprile 1380, Giovanna da Fontebranda obbedisce al comando e scrive.
Ha mani tremanti, Giovanna. E la carta pare non contenere lo sguazzo dell’inchiostro e le curve delle vocali. Ma soprattutto, lo spazio è sempre troppo angusto, per tutte le memorie  che la assalgono, la marcia all’indietro, il passo del tempo cadenzato sui ricordi.
E i ricordi, poi.
Quanti.
Qualche secolo dopo, a Londra, una donna – Catherine – rientra a casa, al numero 2 di Redcliffe Square. L’appartamento è grande, fin troppo grande per lei e suo padre. Ed è moderno, a differenza del Santa Maria alla Scala, dove  Caterina ha vissuto e pregato.
Lì, si alternano infatti mantellate silenziose e penitenti; balie dai seni gonfi di latte per i “gettatelli”; mendicanti in cerca di cibo; appestati da soccorrere per una morte dignitosa.
Qui, invece, le stanze sono moderne e segnate dal passaggio di Catherine: gli abiti lasciati in disordine per rimarcare gli spazi; le lenzuola attorcigliate sui bordi del letto; l’odore di doccia e bagno schiuma, che ancora esala nell’aria un sentore di spezie, di agrumi.
Eppure, nonostante la diversità di luoghi e di tempi, queste due donne – Catherine e Giovanna – si somigliano.
Non fisicamente, ché l’una – Giovanna – ha sempre vissuto inguainata dal mantello nero della Scala,  e non ha mai ceduto a civetterie o ad abiti mondani. E nemmeno interiormente, dato che Catherine ha girato il mondo e lavora come giornalista, mentre l’altra non è mai uscita dalle mura in cui è stata reclusa sin da bambina.
Piuttosto è uguale una mancanza. Leggi tutto…

ALESSANDRO PERISSINOTTO racconta QUELLO CHE L’ACQUA NASCONDE

ALESSANDRO PERISSINOTTO racconta il suo romanzo QUELLO CHE L’ACQUA NASCONDE (Piemme)

di Alessandro Perissinotto

Quello che l’acqua nasconde inizia con un esergo e una premessa; li riporto entrambi qui sotto perché dicono molto della genesi del romanzo.

 * * *

Si tratta di un errore molto comune. La gente pensa che l’immaginazione dell’autore sia sempre all’opera, che egli inventi costantemente un’infinita serie di avvenimenti ed episodi, che semplicemente immagini le sue storie partendo dal nulla.
Nella realtà è vero l’opposto. Quando le persone scoprono che sei uno scrittore, sono loro a portarti i personaggi e gli eventi. E fintanto che conservi la capacità di osservare e ascoltare con attenzione, queste storie continueranno a cercarti nel corso della tua vita.
A colui che spesso ha raccontato le storie degli altri, molte storie saranno raccontate.

Wes Anderson, Grand Budapest Hotel

 

Premessa dell’autore
Dopo la pubblicazione di Le colpe dei padri, nel 2013, molte storie sono venute a cercarmi. Storie di persone che si riconoscevano in ciò che io avevo scritto in quel romanzo, dunque vicende abbastanza simili a quella che io avevo già messo su carta. Di fronte a me si aprivano due possibilità. La prima era quella di ignorare quel patrimonio immenso di umanità, col pretesto di aver già esaurito ciò che avevo da dire intorno agli anni di piombo e alla nostra memoria rimossa. La seconda era quella di correre il rischio della ripetizione. Ho scelto la seconda, cercando di cogliere l’unicità di quanto mi veniva raccontato, sapendo che, quando si attinge alla realtà, non si trovano mai due storie identiche, anche se prendono origine da uno stesso dramma, da uno stesso fatto, da una stessa immagine. E poi, per conservare la memoria non è necessario essere originali, l’importante è essere ostinati.

 * * *

Ecco, le cose sono andate proprio come le racconta il personaggio di Gran Budapest Hotel: un giorno, era la fine del 2013, ho trovato una mail, di un lettore che aveva molto amato Le colpe dei padri e che mi diceva che, per via del suo ruolo professionale (era ed è direttore sanitario di un grande ospedale torinese), aveva da raccontarmi molte storie di ospedale. Leggi tutto…

ROMANO DE MARCO racconta L’UOMO DI CASA

ROMANO DE MARCO racconta il suo romanzo L’UOMO DI CASA (Piemme)

Il primo capitolo del libro è disponibile qui

di Romano De Marco

L’idea di scrivere questo romanzo mi venne a Courmayeur, nel dicembre 2014, durante il Noir festival. Assistevo a una presentazione dell’ultimo thriller di Jeffrey Deaver, da parte di Gianrico Carofiglio che, a un certo punto, disse: “Esistono tre regole fondamentali per scrivere un romanzo di grande successo. Il problema è che nessuno le conosce.” Quella brillante citazione (non ricordo di quale altro autore) mi diede da pensare a lungo. La domanda che mi posi fu “Esistono o no le regole per il successo nel campo editoriale?”. La mia risposta è che sì, esistono, ma cambiano nel tempo e per funzionare devono comunque passare attraverso una serie di variabili molto complicate. Detto ciò, mi dissi che sarebbe valsa comunque la pena di provarci. La missione da quel momento fu: provare a scrivere un romanzo di successo!
Una quarta regola la introdussi subito io, in piena autonomia: deve restare invariato, per me, il piacere dello scrivere. Deve comunque trattarsi di una storia nelle mie corde, che mi appassioni e che mi ispirerebbe anche come lettore.
Assodato ciò, iniziai la ricerca delle tre fatidiche regole, quelle valide nel preciso “momento editoriale”, sperando che non cambiassero troppo in fretta. Ritenni di averle individuate in: Leggi tutto…

VIETATO DIRE NON CE LA FACCIO

In occasione della Giornata nazionale delle persone con sindrome di Down (che ricorre oggi, 9 ottobre) pubblichiamo le prime pagine del volume VIETATO DIRE NON CE LA FACCIO di Nicole Orlando con Alessia Cruciani (Piemme)

gnpd2016

* * *

Buon Anno!

Stasera la tavola è meravigliosa. Ci sono i fiori, le candele accese e, soprattutto, le tartine, la pasta al salmone, il brasato. E ben due torte salate, le mie preferite. Che poi a me piace proprio tutto. Soprattutto quando ho fame. E ora ne ho tanta, ecco. Ma ancora non si mangia.
Siamo a Bielmonte, in montagna. Mio nonno ha una piccola casa lì. Fuori fa freddo, c’è un po’ di neve. Mentre dentro per fortuna siamo tutti al caldo. Per “tutti” intendo i miei genitori, Roberta e Giovanni, mio fratello maggiore Michel e la sua fidanzata Giada, che è accompagnata dalla mamma Vera. Mia sorella più piccola, Caroline, è rimasta a Biella con altre ragazze. Ma sono venuti due amici dei miei, Monica e Fabrizio. Stiamo ascoltando in silenzio un signore che parla in Tv. Dice parole difficili, non le capisco molto bene. A dirla tutta mi sto anche annoiando un po’.
Provo ad allungare la mano verso una tartina, ma papà se ne accorge subito. “Ferma Niki!” mi blocca con lo sguardo. Ora la mia speranza è mamma, appena uscita dalla cucina. Cerco la sua attenzione e le parlo come ha fatto papà, con lo sguardo. Mi aiuto con l’indice della mano destra: prima lo punto verso una tartina e poi lo alzo verso l’alto. Significa: “Posso prenderla?
Solo una!”. Lei risponde usando il suo indice. Prima lo fa oscillare un paio di volte da destra a sinistra e poi lo avvicina alla bocca. Significa: “No! E stai in silenzio”.
Ma se non ho parlato!
Anche mia mamma si mette a sentire quel signore in Tv. È seduto su una sedia tutto solo, senza una tavola bella come la nostra. Si vedono dei fiori rossi alle sue spalle, sono Stelle di Natale. Sbuffo. Michel si avvicina, mi accarezza la guancia, impugna il telecomando e cambia programma. Se trova un telefilm che mi piace, magari smetto di pensare alle tartine. Ma che succede? Su tutti i canali c’è sempre quel signore che parla!
– È il discorso del Presidente della Repubblica – spiega mio fratello. – Ogni anno, il 31 dicembre, invia il suo messaggio di auguri a tutti gli italiani. È importante ascoltarlo. Per questo viene trasmesso in diretta su ogni canale. Il nostro Presidente si chiama Sergio Mattarella. Leggi tutto…

SE CHIEDI AL VENTO DI RESTARE di Paola Cereda

SE CHIEDI AL VENTO DI RESTARE (Piemme) di Paola Cereda

di Loredana Limone

Nel Mediterraneo c’è un’isola che è la più distante dell’arcipelago cui appartiene e non si sa come si chiami. Ovvio che un nome lo abbia, ma si è perso tra le carte geografiche e nella memoria della gente. La protagonista è una ragazza che invece, il nome, ce l’ha e si chiama Agata, come la pietra che un fidanzato lontano aveva regalato alla di lei zia in segno di promessa, promessa non mantenuta. Zia e non madre perché Agata è senza mamma, avendola persa alla nascita, ed è stata allattata e cresciuta fino ai cinque anni dalla moglie di un pastore, cui era stata data a balia. Quando torna da suo padre, che fa il fabbro ed è un uomo rozzo e incapace di tenerezza, questi la mette a lavorare in casa e principalmente a cucinare. L’ordine è perentorio: «Ti sveglierai ogni giorno prima dell’alba a prepararmi il pasto».
Così cresce Agata.
Della madre la bambina ha solo il vuoto, l’assenza dentro un abito di cotone azzurro trovato in fondo all’armadio tra le giacche del genitore; un abito semplice, diritto, con il collo tondo e la mezza manica, come possiamo vedere sulla bella copertina. Leggi tutto…

FRANCESCO CAROFIGLIO racconta VOGLIO VIVERE UNA VOLTA SOLA

FRANCESCO CAROFIGLIO ci racconta il suo romanzo VOGLIO VIVERE UNA VOLTA SOLA (edito da Piemme). Le prime pagine del libro sono disponibili qui…

di Francesco Carofiglio

Il mio ultimo romanzo si intitola “Voglio vivere una volta sola”. Parla di una bambina che non c’è. Si chiama Violette.

Ho visto Violette un pomeriggio d’estate, alcuni anni fa, a Place des Vosges, a Parigi. Era seduta su una panchina, in attesa dei genitori forse. Aveva un abito celeste e delle scarpe buffe, fuori misura. Guardava altrove, come se da qualche parte ci fosse un mondo che io non riuscivo a vedere. Quel giorno, di nascosto, le ho scattato una fotografia, violando un’intimità nella quale non mi era consentito entrare.
Ma da quel pomeriggio Violette è entrata nella mia testa e si è seduta in una stanza, aspettando di uscire, prima o poi.
Ora bisognerebbe dire qualcosa su come nascono le storie. Per quale motivo quella bambina è venuta a trovarmi, in un giorno qualsiasi, e si è infilata nella mia vita. Ora bisognerebbe dire perché nascono le storie.
Io non lo so. E forse non lo voglio neanche sapere. Anzi, posso dire con certezza che, almeno in questo caso, non lo voglio sapere.
C’è quella bella pagina di Rodari, ne “La grammatica della fantasia”, in cui si descrive il volo di un sasso in uno stagno. Lanciamo un sasso nell’acqua. Quando il sasso la tocca provoca delle reazioni visibili, di superficie, gli spruzzi, i cerchi concentrici, il naufragio di una barchetta di carta. Ma il sasso continua a viaggiare, dentro l’acqua. E incrocia i pesci, le alghe e infine affonda nella sabbia. E tutto un mondo misterioso e microscopico si mette in movimento. Per un tempo breve, per il tempo che serve.
Ecco, magari nasce così, un’idea. E una storia. Se ci stai dentro, in quel tempo breve.
La storia di Violette l’ho acchiappata al volo, quando probabilmente pensavo ad altro.
O forse stavo pensando proprio a una bambina che non c’era e di cui avevo bisogno. Leggi tutto…

Il nostro appuntamento – Ellis Lehman, Shulamith Bitran

Il nostro appuntamentoIn collegamento con il dibattito su LetteratitudineBlog dedicato al Giorno della memoria, segnaliamo…

Il nostro appuntamento (Piemme)
di Ellis Lehman, Shulamith Bitran

Ellis e Bernie sono ebrei, vivono vicino all’Aia e si amano con l’urgenza dei loro 18 anni. Hanno molti progetti, di cui uno banale ma più pressante di tutti: stare insieme per sempre. Il luglio 1942 renderà folle la banalità. Al momento di salutarsi si danno un appuntamento a quando la guerra sarà finita, di martedì alle ore 16 sulla panchina dove si sono scambiati il primo bacio, e promettono di tenere un diario. Passano anni di morte e terrore. Ellis per molti martedì va all’appuntamento ma la panchina rimane vuota. Anni dopo, proprio nel giorno del suo matrimonio, riceve i diari di Bernie. Dovranno trascorrere sessant’anni prima che trovi il coraggio di leggerli. E finalmente il loro abbraccio vincerà la storia.
Leggi tutto…