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Posts Tagged ‘Pier Paolo Pasolini’

PASOLINI. RAGAZZO A VITA di Renzo Paris (un estratto)

In occasione del quarantennale della morte di PIER PAOLO PASOLINI (Bologna, 5 marzo 1922 – Roma, 2 novembre 1975) pubblichiamo le prime pagine del volume PASOLINI. RAGAZZO A VITA di Renzo Paris (Elliot edizioni)

In collegamento con il forum di Letteratitudine dedicato al quarantesimo anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini

I. La calaca

Casarsa, 2 novembre 2013

È una fredda giornata ventosa quando, nel primo pomeriggio,
arrivo davanti al cimitero di Casarsa della Delizia. Sul
mio cellulare intelligente compare una scritta che, alzando gli
occhi, vedo ripetuta sulla porta dell’ingresso: “JHS. In pace
Christi requiescant”. Supero l’arco e noto sulla mia sinistra
una lastra scura che attraversa il viottolo. Mi avvicino. Ecco
la pietra tombale dove compare il nome di Pier Paolo Pasolini
(1922-75) accanto a quello di sua madre, Susanna Colussi
(1891-81). Un’aiuola di alloro è scossa dal vento. Fiori
bianchi insieme a un serto di tagete, fiorellini con foglie vellutate
di colore marrone e il centro giallo, a forma di semiluna,
incoronano il nome. Il serto, con accanto un lumino rosso,
è fermato da piccoli sassi, simili a quelli visti a Roma sulle
tombe ebraiche del cimitero del Verano. Si tratta proprio
del fiore che i messicani usano per resuscitare i morti e farli
tornare nelle loro case. Tagete è anche il dio etrusco protettore
del vino, citato nel romanzo delle stragi, Petrolio. Come
sono giunti fin qui? Chi li ha deposti? Ho con me una bottiglietta
d’acqua, che poggio accanto al lumino. Mi inginocchio
e, sfiorando con le dita quella scritta, ho un improvviso giramento
di testa e una leggera nausea; forse quest’ultima dovuta
alle troppe sigarette che ho fumato, appena sceso dal treno.
Sono tornato a fumare dopo anni di astinenza, proprio
quando ho pensato di scrivere un libro di ricordi su Pasolini.
Ormai quei ricordi, cristallizzati nella mia mente, non possono
essere più dilazionati nel tempo. O adesso o mai più. Leggi tutto…

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ROMÀNS – Pier Paolo Pasolini

In occasione del quarantennale della morte di PIER PAOLO PASOLINI (Bologna, 5 marzo 1922 – Roma, 2 novembre 1975) pubblichiamo un estratto dell’introduzione del volume ROMÀNS, di Pier Paolo Pasolini (Guanda – a cura di Nico Naldini)

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INTRODUZIONE

Se si fa attenzione alle date di composizione si vedrà che il racconto lungo Romàns e quello più breve Un articolo per il « Progresso » sono il primo risultato di mimesis realistica della narrativa pasoliniana. La realtà rappresentata: l’ambiente popolare friulano del dopoguerra con le tensioni sociali e ideologiche proprie di un impegno al rinnovamento in atto dalla fine del fascismo.
Un mondo sociale in cui vengono subito distinte, secondo gli schemi del realismo classico, alcune delle sue componenti: il ceto dei piccoli proprietari terrieri, quello dei contadini poveri, mezzadri e fittavoli di proprietà altrui, quello poverissimo dei braccianti. Più in basso ancora, e quasi occultato nella propria miseria, una specie di sottoproletariato di lavoranti a ore che potranno trovare un riscatto solo emigrando all’estero. Se non si tengono a mente queste divisioni di classe, che oggi sembrano del tutto superate ma che alla fine degli anni Quaranta si presentavano agli occhi di Pasolini con tutta la loro dinamica di conflitti nascenti, forse non si capirà il pathos sociale di questi racconti e quanta parte di esperienza del mondo popolare lasciano già intravedere. Il mondo degli « altri » cui Pasolini sentiva di dover sacrificare i suoi privilegi di classe e di cultura. E poiché sono gli altri « che fanno la storia », esigeva un mutamento profondo anche di se stesso. Semplificando all’estremo si potrebbe dire: Pasolini, cresciuto nel mito novecentesco dell’autonomia dell’arte in cui l’unico canone di giudizio era quello estetico e la cultura si svolgeva tutta sotto il segno del tecnicismo e della filologia, attraverso una serie di passaggi razionali ma in cui la passione aveva sempre indicato la strada giusta, aveva commisurato il gusto estetico alle virtù sociali e l’antirealismo tipico della letteratura del Novecento a un’arte asservita a ideali etico-fantastici al cui centro c’era il popolo, oggetto di pietà e di amore. Nessuna remora da parte di Pasolini a denunciare il proprio « populismo », l’« umanitarismo » – che gli furono rimproverati dalla cultura ufficiale della sinistra degli anni Cinquanta – e a considerare il messaggio dei Vangeli alla radice della rivoluzione socialista.
La negazione di ogni tipo di settarismo, la letteratura concepita come dialogo storico e non come monologo metastorico, il primato dell’esperienza esistenziale sul dogma dottrinario sono all’origine di ogni sua svolta, mentre la virtù cristiana della carità unita all’ordine razionale marxista gli aveva consentito non solo delle convinzioni, ma anche delle contraddizioni che hanno dato flessibilità intuitiva al suo pensiero.
« Cristo, facendosi uomo, ha accettato la storia » scrive nel 1954 al poeta cattolico Carlo Betocchi, « non la storia archeologica, ma la storia che si evolve e perciò vive: Cristo non sarebbe universale se non fosse diverso per ogni diversa fase storica. Per me in questo momento le parole di Cristo: ’Ama il prossimo tuo come te stesso’ significano: ’Fa’ delle riforme di struttura’. »
Un personaggio di Romàns si esprime quasi con le stesse parole: « Voi preti non capite quale missione abbiate, oggi, nel mondo. Come spiegarle che Cristo dicendo: conforta gli ammalati, sfama gli affamati ecc., per noi del nostro tempo, voleva dire: Fate delle riforme di struttura? Ma voi sembrate non credere all’universalità della parola di Cristo e al suo valore eterno: se Dio si è fatto uomo, è entrato nel tempo, vuol dire che ha accettato la temporalità, cioè la storia ». Leggi tutto…

PIER PAOLO PASOLINI. UN GIORNO NEI SECOLI TORNERA’ APRILE – INTERVISTA A WALTER SITI

Pier Paolo Pasolini. Un giorno nei secoli tornerà aprile. Con un'intervista a Walter SitiPubblichiamo l’intervista a WALTER SITI contenuta nel volume “PIER PAOLO PASOLINI. UN GIORNO NEI SECOLI TORNERA’ APRILE” di LUCIANA CAPITOLO (Nova Delphi Libri, 2015)

[Cliccando sul link seguente è possibile ascoltare la puntata radiofonica di “Letteratitudine in Fm” con Walter Siti dedicata a “Resistere non serve a niente, romanzo vincitore del Premio Strega nel 2013] 

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A 40 anni esatti dalla morte di Pasolini, avvenuta il 2 novembre 1975, questo libro ripercorre le tappe più significative del suo percorso artistico e personale.
Attraverso il rapporto con la città di Roma e soprattutto con il quartiere di Monteverde, a contatto con personalità del calibro di Attilio Bertolucci e suo figlio Bernardo, Carlo Emilio Gadda e Giorgio Caproni, il poeta indaga il dramma delle mutazioni antropologiche e culturali che percorrono l’intera società italiana. La consapevolezza delle trasformazioni prodotte dal Neocapitalismo porteranno negli anni Pasolini a un pessimismo sempre più cupo nel susseguirsi delle sue opere fino all’incompiuto Petrolio e a Salò, l’ultimo film, straziante metafora del nuovo potere che s’impossessa di corpi e anime. Il messaggio di speranza del poeta sembra allora affidato a un umile verso: “un giorno nei secoli tornerà aprile…”

* * *

INTERVISTA A WALTER SITI (estratta dal volume “Pier Paolo Pasolini. Un giorno nei secoli tornerà aprile” di Luciana Capitolo)

Essere e apparire, finzione del reale e realtà della finzione, sono solo alcuni dei temi e dei giochi letterari di Walter Siti. Critico letterario, curatore dell’opera di Pier Paolo Pasolini per “I Meridiani” Mondadori, vincitore del Premio Strega nel 2013 con “Resistere non serve a niente“, Siti è stato definito “il maggiore romanziere italiano”. Ha baffi bianchi, aria sorniona, una vastissima cultura e la semplicità dei grandi. Con Pasolini ha in comune l’omosessualità dichiarata, non il differente pathos irradiato dalle rispettive scritture.

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/1/19/Walter_Siti.jpgPasolini ha indagato il rapporto tra corpo e potere. Con quali risultati? Con quali esiti?
“Credo che a Pasolini interessasse soprattutto criticare la cultura consumistica dominante e mostrare come il potere dell’economia trasforma i corpi. Quando comincia ad affrontare questa tematica, lo fa facendo riferimento a Napoli, dove non a caso poi ambienterà il suo Decameron: nella Napoli narrata da Pasolini, i corpi hanno ancora antichità. Napoli, Africa, Terzo Mondo: luoghi pasoliniani dove il corpo è inteso come insieme di cellule di vitalità che ‘resistono’ alla Storia. Questo modo di leggere la Storia si prestava anche a critiche: Franco Fortini gli faceva notare che le speranze rivoluzionarie venivano dalla Cina: ‘mentre tu ti occupi di Africa’, gli diceva. L’idea pasoliniana si basava comunque sulla convinzione che il modo di vivere della società borghese trasforma e deforma i corpi: di qui, per esempio, il suo elogio dei capelli corti. Pasolini era poi anche molto ‘schizzinoso’ per quanto riguarda il corpo: nei suoi film adoperava corpi di sottoproletari veri per rappresentare i sottoproletari. Ma si serviva di attori per rappresentare i borghesi. Diceva di non sopportare i corpi borghesi. A lui interessavano i corpi-vittima e aveva in odio la borghesia, che definì perfino una ‘malattia’…”

Lei crede che la “mutazione antropologica” di cui parlava Pasolini sia giunta a compimento? Leggi tutto…