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Posts Tagged ‘Pietrangelo Buttafuoco’

SONO COSE CHE PASSANO di Pietrangelo Buttafuoco (La nave di Teseo) – recensione

“Sono cose che passano” di Pietrangelo Buttafuoco (La nave di Teseo)

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di Lorenzo Marotta

Un romanzo composito, ricco di suggestioni letterarie quello di Pietrangelo Buttafuoco, «Sono cose che passano», La nave di Teseo 2021. Un romanzo innovativo nella struttura e nella lingua, con un personalissimo stile narrativo che mescola, per fondersi in perfetto equilibrio, ironia, sarcasmo, umorismo, riflessione, passando dalla commedia che si fa pantomima, teatralità paesana, alla tragedia quando il male, annidato nel cuore dell’uomo, rode e semina morte. Un romanzo che richiama alla mente commediografi come Edoardo e Peppino De Filippo assieme al «Faust» di Goethe e al tragediografo Eschilo e non solo nella scelta del nome Oreste tra i suoi personaggi. Con una scrittura sontuosa che affascina e diverte, pronta per essere rappresentata in teatro. Una polifonia che porta il lettore, pagina dopo pagina, a viaggiare da Londra, dove la bella e mefistofelica Ottavia, principessa di Bauci, ha compiuto gli studi al King’s College in compagnia dell’aristocratica Lucy Thompson, alle isole Eolie, dove si celebra a Vulcano l’amore di Roberto Rossellini per Ingrid Bergman, a Capo d’Orlando nella cui villa dei fratelli Piccolo di Calanovella si riunisce, tra stranezze, elfi, poesia, il jet set internazionale. Leggi tutto…

SOTTO IL SUO PASSO NASCONO I FIORI di Francesca Bocca Aldaqre e Pietrangelo Buttafuoco (recensione)

Francesca Bocca Aldaqre e Pietrangelo Buttafuoco “Sotto il suo passo nascono i fiori” (La nave di Teseo)

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Il passo di Goethe e i fiori dell’Islam. Recensione e intervista a Francesca Bocca Aldaqre

di Daniela Sessa

Il titolo ha il ritmo di un canto. Il canto sono le parole in forma di versi pronunciate da Fatima ad Alì “Laggiù, nella valle, sotto il suo passo nascono i fiori, e il prato trae vita dal suo respiro”. Il passo germinante è di Maometto, le parole sono di Johann Wolfgang von Goethe. Sotto il suo passo nascono i fiori” è un libro scritto a quattro mani da Francesca Bocca-Aldaqre e da Pietrangelo Buttafuoco. E’ un libro sulle tracce della religione islamica nella vita e quindi nell’opera di Goethe, l’ultimo dei poeti universali dell’Occidente. Spiegato così, Sotto il suo passo nascono i fioriinganna il lettore, che si aspetta un saggio sul sacro in Goethe. Ma è un inganno. Mefistofele, lo stesso che tentò il più maestoso tra i personaggi di Goethe, ci mette di suo corsivi d’agguato e pare insinuarsi beffardo e rivaleggiante, tra le dita dello scrittore, mentre gioca a rimpiattino con la profonda sapienza della teologa. Il diavolo stavolta non procede invitto sul dettaglio, anzi cede prima alla Luce divina (sia essa l’Inviolato dai novantanove nomi o il Dio dalle tre persone: il dettaglio si svela in quel tre moltiplicato da Occidente a Oriente), poi alla sapienza poetica, sintetizzata meravigliosamente nelle quattro mani di Bocca-Aldaqre e Buttafuoco. Se una teologa come Francesca Bocca Aldaqre incontra uno scrittore come Pietrangelo Buttafuoco accade che si crei un’alchimia artistica eccezionale. Leggi tutto…

STRABUTTANISSIMA SICILIA di Pietrangelo Buttafuoco (articolo)

STRABUTTANISSIMA SICILIA di Pietrangelo Buttafuoco (La nave di Teseo)

Sopra al re, c’è solo il vicerè” nella  Strabuttanissima Sicilia di Pietrangelo Buttafuoco

Pietrangelo Buttafuoco ha presentato il libro a Siracusa a Palazzo Greco il 12 ottobre. Evento organizzato dalla Libreria Mascali e ospitato dall’Associazioni Amici dell’Inda

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di Daniela Sessa

Cominciò con un furto la storia della Liberazione della Sicilia. Un furto concordato: Nino Bixio, quello che si sporcava le mani, trafugò nottetempo (era la notte tra il 5 e il 6 maggio 1860) i due piroscafi “Piemonte” e “Lombardo” (nel nome un destino, povera patria con le tre corna!) che servivano a far sbarcare in Sicilia i 1150 uomini che con i volontari, man mano aggregatisi, e in testa Canibardo (Giuseppe Garibaldi, camicia rossa, barba e capello fulvo: un gran ceffo) avrebbero poi cacciato i Borboni e liberato la Sicilia. Furto, che ha già suggestione tutta di suo, per di più concordato. Altro piano sarà concordato per l’altra Liberazione, che nel 1946 ha portato allo Statuto dell’Autonomia e al ritorno di viceré tutti democrazia e antimafia. Non impostura dunque, perché sarebbe una malizia, ma un piano. C’è una frase attribuita a Francesco Crispi, patriota di Ribera « È a Roma e non a Palermo che si deve e si può sciogliere per l’Italia, il nodo della questione unitaria. ». A Roma e non a Palermo. Il piano appunto. Ripensare alla frase di Crispi  e poi leggere questa di Buttafuoco “Se Roma è, infatti, un manicomio, la Sicilia è l’inferno” a chi abita questa terra fatta di profumi, di sensi e di poesia, terra ricamata “di acqua e di rosi” (per parafrasare Mario Incudine che ha presentato con tocco da maestro la tappa siracusana della campagna lettorale di Pietrangelo Buttafuoco), a chi legge “Strabuttanissima Sicilia” (La nave di Teseo, 2017, in pochi giorni alla seconda edizione) non può sfuggire che Pietrangelo Buttafuoco ci azzecca. Ci azzecca quando ripete che la Sicilia è un laboratorio nazionale “Chiunque vincerà si farà tanto male con la Sicilia, per farsi malissimo dopo, a Roma”. Leggi tutto…

BUTTANISSIMA SICILIA – incontro con Pietrangelo Buttafuoco

Buttanissima SiciliaBUTTANISSIMA SICILIA (Bompiani) – incontro con Pietrangelo Buttafuoco

di Elvira Siringo

In una perfetta serata di mezza estate, nella cornice verde del Match Ball Club di Siracusa, sotto una complice, esile, falce di luna che sembra dipinta apposta a ponente, ad indicare l’inequivocabile via del tramonto di un’epoca, lui è lì.
Pietrangelo (Buttafuoco) affabula il suo pubblico dialogando con Fabio (Granata), il suo amico di sempre. Col consueto stile impeccabile riesce a rendere sonoramente elegante perfino la volgarità dell’espressione inevitabile, che altrimenti detta non renderebbe appieno la rabbia viscerale che gli esplode in petto, fino allo stremo, fino a scagliare l’epiteto fulminante contro la sua terra. E, a ben vedere, è proprio un autogol! Un boomerang, che ferisce inevitabilmente chi di essa “Buttanissima Sicilia” è orgoglioso figlio.
Pietrangelo, urlando, dà voce a una disperazione corale, universale, non solo siciliana. “Adesso basta – è esasperato – qualcuno dica basta, perché l’autonomia sarà cosa santa e giusta ovunque, ma in Sicilia no, è un flagello e trascina nel baratro l’Italia!” – Perché la nostra isola (ma occorre ricordarlo?) è patrimonio dell’umanità intera.
Davanti a un tale sfacelo lo scrittore decide di giocarsi tutto, partendo proprio dalla personale reputazione, in cerca di un riscatto che è un miraggio. Afferra le poche briciole luminose rimaste (proprio come Bastian, della “Storia infinita”) e si impone di credere che da esse può rinascere tutto l’universo dei suoi, e dei nostri, sogni.
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