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PIETRE D’INCANTO di Antonio Calbi (recensione)

“Pietre d’Incanto” di Antonio Calbi (Verbavolant)

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Messere Teatro, lei è un incanto!

di Daniela Sessa

“Messere Teatro, lei è un incanto!” potrebbe esclamare uno dei personaggi di “Le smanie per la villeggiatura”, la commedia di Goldoni che Antonio Calbi, Sovrintendente della Fondazione Inda di Siracusa, racconta di aver messo in scena nei suoi giochi di bambino. “Messere Teatro, lei è un incanto!” ha pensato lo stesso Antonio Calbi, approdato nel 2018 a Siracusa dopo l’esperienza di “cinque stagioni nel ventre di un teatro a palchetti qual è il teatro Argentina”. Lo racconta, questo suo incanto in maiuscolo, in un libro “Pietre d’Incanto” (Verbavolant) che è un diario, un progetto, un catalogo, un coro, un resoconto della sua esperienza a Siracusa. Di più, “Pietre d’Incanto” è una narrazione proustiana condotta sul filo di una cronaca che a ogni riga, a ogni parola si fa passato e memoria per poi proiettarsi nella visione. Nel dipanare il tempo, Calbi si offre nudo ai suoi lettori e al suo pubblico, nudo della sua capacità visionaria, vorticosa e impellente. Lo si vede legare con la stessa corda le tre dimensioni del tempo. Il passato di tredicenne, giunto a Milano dalla Lucania, alla scoperta del complesso residenziale Monte Amiata, traduzione architettonica del collettivismo degli anni ’60-’70: qui, incontra il teatro antico replicato nelle assi della costruzione, si immagina architetto di teatri perché “Cos’è la città se non un grande palcoscenico?” e vi innesta il ricordo di Giovanni Testori, lo scrittore e critico ossessionato dal tradimento della spiritualità. Leggi tutto…