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POTREBBE TRATTARSI DI ALI di Emilia Bersabea Cirillo (recensione)

POTREBBE TRATTARSI DI ALI di Emilia Bersabea Cirillo (L’Iguana editrice)

di Francesca G. Marone

Corpi di donne. Donne nei corpi, racchiuse in bozzoli che non si schiudono. Aspettano di spiccare il volo, attendono che la trasformazione appena accennata si compia per diventare finalmente altro da sé. Nelle sette storie di Emilia B. Cirillo si tocca con mano il disagio di ogni protagonista, si sente la pelle di ogni donna sotto le dita, una pelle ruvida increspata come se fosse grattata dal vento di una vita che tutto scompiglia. Sette racconti legati fra loro dal filo sottile dei corpi che parlano, ci dicono qualcosa di disturbante ma di necessario per lasciarci andare alla vita. Il corpo femminile è tema centrale  a partire dall’immagine raffigurata sulla copertina del libro: la Venere di Milo riveduta e corretta con alcune aggiunte. Protesi, pezzi, ali. Particolari che rimandano ad un assemblaggio di elementi atti a costruire nuove figure. Ma prima di costruire forse è necessario decostruire, buttare giù con una deflagrazione interna tutto ciò che non ci appartiene veramente ma che i ruoli ci hanno cucito addosso. Ne sappiamo bene noi donne di quella seconda pelle che la vita ci confeziona, vestiti che spesso non abbiamo scelto da noi, che non ci piacciono affatto, che ci soffocano la voce, che ci intralciano il passo. Conosciamo bene la vivisezione a cui è sottoposto il nostro corpo, celebrato sull’altare della bellezza, sacrificato per il piacere altrui, mortificato da imposizioni dettate da noi stesse, giudicato e soppesato come carne al macello nel mercato degli sguardi. Leggi tutto…