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PREMIO ITALO CALVINO 2016: i finalisti

PREMIO ITALO CALVINO 2016: i finalisti

Da oggi sono resi noti i 9 finalisti della XXIX edizione del Premio Italo Calvino. Quest’anno un’edizione molto “giovane” dato che uno dei segnalati ha appena 17 anni (Rocco Civitanese) e ben quattro tra i finalisti hanno 24 anni (Bellafqih, Imbrogno, Sinatti, Antonietti).

Un’edizione molto ricca di temi importanti e anche difficili come nel delicato e scabroso tema della pedofilia: un sacerdote innamorato di una bambina (ne Il fuoco nudo di Claudia Cautillo), ma anche temi leggeri e autoironici, come nel manoscritto di Giuseppe Antonietti che col suo E Italo Calvino vinse il suo premio si prende amabilmente gioco del Premio, facendolo vincere a un redivivo Italo Calvino con Marcovaldo.

Ora toccherà alla giuria, composta da Paola Capriolo, Angelo Guglielmi, Niva Lorenzini, Christian Raimo e Filippo Tuena, scegliere il vincitore tra i 9 finalisti, che sarà proclamato il 24 maggio alle 17.30 alla cerimonia di premiazione al Circolo dei Lettori di Torino.

 

I finalisti quest’anno sono: Leggi tutto…

I SEGNALATI AL PREMIO CALVINO 2014

I CONCORRENTI SEGNALATI ALLA XXVII EDIZIONE DEL PREMIO CALVINO

L’Associazione per il Premio Italo Calvino ha comunicato l’elenco delle opere segnalate dal Comitato di lettura

Francesca ASTORRI
Marco BERRETTINI
Davide BOTTERO
Daniele BOTTI
Sergio COMPAGNUCCI
Adele COSTANZO
Annamaria DI MICHELE
Daniel DI SCHÜLER
Carla FIORENTINO
Bernardo Oderzo GABRIELI
Monica GENTILE
Francesca MARONE
Elisabetta PASTORE
Lorenzo PEDROTTI
Marco PELLICCIOLI
Roberto PERETTO
Stefano PERRICONE
Davide POTENTE
Marco RINALDI
Eleonora Natascia VOLPE
Daniela ZUCCOTTI

Di seguito, una sintesi delle motivazioni:
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Andrea D’Urso, finalista 2013 del Premio Calvino, pubblicherà con E/O

Il romanzo di Andrea D’Urso, finalista alla XXVI edizione del Premio Calvino con il titolo “Nomi, cose e città“, esordirà con E/O.

Una scrittura nervosa valorizza perfettamente l’epica di un eroe dei nostri tempi, un eroe del libero mercato: lo gigolò protagonista di Nomi, cose e città. Donne mature, più o meno abbienti, lo vedono come lo strumento per realizzare i loro inconfessati desideri o magari, più semplicemente, il loro inconfessabile desiderio di affetto.
Il romanzo, allestito con intelligenza e mestiere, rappresenta uno spirito che ha abdicato. Ma la sua è una sconfitta che rende il personaggio accattivante nonostante il suo ostentato cinismo, spesso accompagnato da una smagata sprezzatura nei confronti dell’ovvio. Testo perfettamente omologo ai tempi, ma soffuso di una tenue malinconia, sottolineata dal ricorrente vagheggiamento del protagonista: “Io vivere vorrei addormentato entro il dolce rumore della vita”.

Il Comitato di lettura Leggi tutto…

Simona Rondolini, finalista al XXVI Premio Calvino, pubblicherà con Elliot edizioni

Simona RondoliniSarà Elliot a pubblicare il romanzo di Simona Rondolini, finalista al XXVI Premio Calvino con il titolo “I costruttori di ponti”. L’uscita è prevista per marzo 2014

La menzione speciale della giuria
Una menzione speciale della Giuria va al romanzo “I costruttori di ponti” di Simona Rondolini per l’originalità della struttura, per la competenza con cui affronta complessi temi musicali, psicanalitici e animalistici, per il pregio di dare voce a un sentimento lacerato della vita, per l’eccellenza della scrittura. Rara è la sensibilità con cui l’autrice riesce a restituire la bellezza impervia delle sinfonie di Mahler come cruda e incisiva è la resa dello squallore della vita di fabbrica nell’atroce cornice di un macello. Il tutto fuso in un intreccio che partendo da un triangolo famigliare tormentato (padre, madre, figlia) perviene a una riconciliazione finale della protagonista con se stessa.
Dal comunicato della Giuria.

Un estratto dal romanzo Leggi tutto…

Carmen Totaro, finalista 2013 al Premio Calvino, esordirà con Rizzoli

Sarà Rizzoli a pubblicare il romanzo di Carmen Totaro, finalista al XXVI Premio Calvino con il titolo “Le piene di grazia”. L’uscita è prevista per la primavera 2014.

Foggia, 1980. Il processo per omicidio a Palma Castrocappone schiude lo scenario di una faida, una serie di delitti efferati che si rincorrono nel nome della vendetta.
Non ci sono enigmi, i colpevoli sono tutti noti fin dall’inizio, e calcano una scena dove l’”osceno” viene esibito senza pudore e descritto con una sicurezza di tratto impressionante.

Carmen Totaro“Le piene di grazia” racchiude una galleria di personaggi difficili da dimenticare, che dicono fanno pensano vedono cose terrificanti, in un sud fuori dal tempo, ma per certi versi eterno, fatto di masserie abbandonate, boschi di cerri, processioni, paure, superstizione e senso stravolto dell’onore.
È davvero molto interessante come una scrittura assolutamente asciutta, misurata, priva di sbavature, dia luogo a un’osmosi continua e perfettamente riuscita fra il racconto dei fatti e la loro trasfigurazione surreale, grottesca, demoniaca.

Carmen Totaro è cresciuta a Monte Sant’Angelo, in provincia di Foggia. Si è laureata in lingue e letterature straniere a Urbino. Vive e lavora a Milano.
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Marco Magini, finalista 2013 al Premio Calvino, esordirà con Giunti

Il romanzo di Marco Magini, finalista alla XXVI edizione del Premio Calvino con il titolo “Come fossi solo”,  esordirà con Giunti a febbraio 2014 nella collana “Italiana”.
Con un’opera che unisce impegno civile e forza del racconto, Marco Magini sarà uno degli autori di punta della narrativa italiana di Giunti editore.

“Un esempio di letteratura di testimonianza che affronta con coraggio e in maniera attentamente documentata una pagina vergognosa e rimossa dell’Occidente, il massacro di Srebrenica. Notevole è la forza evocativa di alcune scene come suggestivo è l’impianto a tre voci della narrazione ‒ un giudice internazionale, un soldato delle forze di interposizione Nato, un miliziano serbo-bosniaco ‒ ciascuna con la sua grana e la sua peculiare prospettiva”.
Dalle motivazioni della Giuria del Calvino, che ha segnalato il testo con una menzione speciale.

Un estratto dal romanzo

Marco Magini“Da giorni si parlava della partita. C’erano già stati disordini l’anno prima a Belgrado e la paura che la recente elezione di Tudjman avesse ulteriormente scaldato gli animi era davvero tanta. Non mi interessavo allora di politica e non sospettavo ancora che saremmo stati tutti costretti ad interessarcene di lì a poco. Cresciuta dopo la morte di Tito, la mia generazione era di gran lunga più interessata alla separazione dei Police che a quella della Repubblica Jugoslava. Federazione, confederazione….parole molto molto lontane dai nostri pensieri. Oggi mi viene in mente quel giorno perché fu quello in cui iniziò la mia presa di coscienza di ciò che stava realmente succedendo nel mio paese. Forse non lo capii in maniera consapevole, ma sentii chiaramente che qualcosa era ormai irrimediabilmente cambiato. Ricordo Boban con indosso la maglia della Dinamo Zagabria, girarsi, alzare la testa, prendere la rincorsa e saltare davanti al poliziotto colpendolo con un calcio sul viso. Di tutti i disordini che ebbero luogo quel giorno, dei celerini vestiti in tenuta anti sommossa, dei feriti stesi a terra, di tutto ciò io ricordo solo Boban e il suo calcio al volo. Mi sono spesso domandato se Boban fosse cosciente delle conseguenze del suo gesto, se si rendesse conto di quello che avrebbe significato. Probabilmente no. Quel calcio, trasmesso e ritrasmesso in televisione, avrebbe finito per prendere una vita propria, per diventare qualcosa di esterno all’autore stesso. Quel calcio imponeva che prendessimo una posizione, a quel calcio non si poteva rimanere indifferenti. Boban in quel momento diventava paladino della nazione croata, la decisione era tra stare dalla parte di Boban o dalla parte del poliziotto; decidere, come diceva Tujman, se la Croazia aveva davvero ragione di esistere o se, come già urlava Milosevic, la vecchia Jugoslavia dovesse andare avanti così com’ era.”

Marco Magini è nato ad Arezzo 28 anni fa. Si è laureato in Politica Economica Internazionale alla London School of Economics. Per motivi di studio e di lavoro ha vissuto in Canada, Stati Uniti, Belgio, Turchia e India. Oggi vive e lavora a Zurigo dove si occupa di cambiamento climatico ed economia sostenibile.
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Il romanzo vincitore del XXVI Premio Calvino uscirà per Einaudi nel 2014

Sarà Einaudi a pubblicare, ad inizio 2014, il romanzo vincitore del XXVI Premio Calvino: “Cartongesso”, di Francesco Maino.
Maino è nato nel 1972 a Motta di Livenza e fa l’avvocato penalista a Venezia.

Come recita il comunicato della Giuria, composta da Irene Bignardi, Maria Teresa Carbone, Matteo Di Gesù, Ernesto Ferrero e Evelina Santangelo, Cartongesso, “per la sua natura felicemente ibrida, non è un romanzo e non è un saggio, è “un azzardo che nulla toglie alla sua capacità di coinvolgimento e alla straordinaria potenza inventiva della lingua”. Un’invettiva contro il disfacimento del Veneto e dell’intera nazione e la sua trasformazione in un non-luogo di consumi banali, di vite perse in una generale omologazione, di cui è emblema la corruzione della parola. Il libro è un bilancio insieme personale e collettivo, nel quale la disperazione di un individuo e il suo intenso e inquieto disagio diventano una foto di gruppo antropologicamente esatta ed espressivamente efficace.
Un’ invettiva, ma anche un congedo che l’autore mette in atto mascherandosi dietro la figura di Michele Tessari, un avvocato quarantenne affetto da disturbo bipolare, metafora dell’odio-amore provato per la propria terra. Questo avvocato, che avvocato non vorrebbe essere, percorre incessantemente i cinquanta chilometri fitti di capannoni che separano Venezia, la Serenissima, sede dell’“infetto” tribunale in cui il protagonista lavora, da Insaponata di Piave, dove ha lo studio-monolocale-carcere, in cui vive.
Il suo odio profondo si scaglia contro tutto ciò che il Veneto è diventato, passando rapidamente da una condizione di miseria e lotta per la sopravvivenza ad una ricchezza senza cultura, i cui unici valori sono la pecunia, la villetta, il suv e il “bianchetto alle nove del mattino”.
In tale contesto la lingua si è corrotta, il grezzo è diventato la lingua ufficiale, un idioma di consumo.
Il cartongesso del titolo è così il compendio del “venetismo” attuale: un materiale fasullo, senza storia, sfaldabile, vile.
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FRANCESCO MAINO vince il PREMIO CALVINO 2013

La Giuria decide di assegnare il Premio Calvino 2013 a Cartongesso di Francesco Maino per la sua natura felicemente ibrida (non è un romanzo né un saggio né un pamphlet) ‒ un difficile azzardo che nulla toglie alla sua capacità di coinvolgimento ‒ e per la straordinaria potenza inventiva della lingua. Un’invettiva contro il disfacimento del Veneto (e, per sineddoche, dell’intera nazione) e la sua trasformazione in un non-luogo di consumi banali, di vite perse in una generale omologazione, di cui è emblema la corruzione della parola. Il libro è un bilancio insieme personale e collettivo, nel quale la disperazione di un individuo e il suo intenso e inquieto disagio diventano una foto di gruppo antropologicamente esatta ed espressivamente efficace.

Una menzione speciale della Giuria va al romanzo I costruttori di ponti di Simona Rondolini per l’originalità della struttura, per la competenza con cui affronta complessi temi musicali, psicanalitici e animalistici, per il pregio di dare voce a un sentimento lacerato della vita, per l’eccellenza della scrittura. Rara è la sensibilità con cui l’autrice riesce a restituire la bellezza impervia delle sinfonie di Mahler come cruda e incisiva è la resa dello squallore della vita di fabbrica nell’atroce cornice di un macello. Tutto ciò è fuso in un intreccio che partendo da un triangolo famigliare tormentato (padre, madre, figlia) perviene a una riconciliazione finale della protagonista con se stessa.

Una seconda menzione va a Come fossi solo di Marco Magini, un esempio di letteratura di testimonianza che affronta con coraggio e in maniera attentamente documentata una pagina vergognosa e rimossa dell’Occidente, il massacro di Srebrenica. Notevole è la forza evocativa di alcune scene come suggestivo è l’impianto a tre voci della narrazione ‒ un giudice internazionale, un soldato delle forze di interposizione Nato, un miliziano serbo-bosniaco ‒ ciascuna con la sua grana e la sua peculiare prospettiva.

LA GIURIA

Irene Bignardi
Maria Teresa Carbone

Matteo Di Gesù

Ernesto Ferrero

Evelina Santangelo

NOTIZIE BIOGRAFICHE DEGLI AUTORI
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I finalisti della XXVI edizione del PREMIO CALVINO

L’Associazione per il Premio Italo Calvino è lieta di rendere noti i nomi dei finalisti
della XXVI edizione:Domenico Dara
Carlo De Rossi
Andrea D’Urso
Marco Magini
Francesco Maino
Stefano Perricone
Simona Rondolini
Carmen Totaro

Domenico Dara nasce a Catanzaro il 2 febbraio 1971. Diplomatosi presso il Liceo Scientifico “E. Majorana” di Girifalco (CZ), si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Pisa, dove si laurea nel 1996 con una tesi sulla poesia di Cesare Pavese. Ha pubblicato articoli di letteratura calabrese e curato un epistolario di Alessandro Verri. Vive e lavora tra Como e Milano, ed è padre di tre figli: Francesco, Cassandra e Penelope.

Carlo De Rossi è nato a Torino nel 1972. Educatore professionale, consulente in psicologia della scrittura e conduttore teatrale attivo in progetti laboratoriali per disabili e adolescenti. Autore dei testi e regista della compagnia teatrale torinese ‘I Mattoni’ (psichiatria) dal 1999 al 2007. Ha pubblicato un racconto sulla rivista letteraria ‘Inchiostro’ e alcune poesie sull’antologia ‘Nuova Poesia Contemporanea’.

Andrea D’Urso, 42 anni, lavora alla Rai come assistente ai programmi, alcune sue poesie sono uscite regoralmente negli ultimi anni su varie riviste francesi, canadesi e statunitensi. Ha pubblicato una raccolta poetica (Occidente Express) prima in Italia (Ennepilibri, 2007) e successivamente in Francia (Le grand os, 2010). Sempre in Francia viene pubblicato un suo testo poetico (Hier est un autre jour , Collection Manos, 2010). Nel 2012 è stato finalista al premio Moak con il suo racconto “Caffè Connection”

Marco Magini è nato ad Arezzo 28 anni fa. Si è laureato in Politica Economica Internazionale alla London School of Economics. Per motivi di studio e di lavoro ha vissuto in Canada, Stati Uniti, Belgio, Turchia e India. Oggi vive e lavora a Zurigo dove si occupa di cambiamento climatico ed economia sostenibile.

Francesco Maino è nato nel 1972 a Motta di Livenza, nella Marca Trevigiana. Oggi risiede a San Donà di Piave e fa l’avvocato penalista a Venezia. Tra carceri e tribunali, ha spesso la possibilità di frequentare una variegata e policroma umanità. Insegna diritto, alcune ore la settimana, ad un corso regionale per estetiste. Prima di esercitare l’avvocatura è stato aiuto necroforo per una ditta di onoranze funebri.

Stefano Perricone è nato nel 1958 a Roma, dove abita. Come formazione è orientalista; vissuto alcuni anni in Giappone, ha collaborato con l’Istituto per il Medio e l’Estremo Oriente. In campo narrativo, suoi testi sono apparsi su antologie di vari editori, tra cui Newton Compton, e riviste (come “Ellin Selae”, “Tratti”, “La Clessidra”, “Nuova Prosa”, “R!” ed altre). Ha anche pubblicato in campo teologico negli Studi della Pontificia Università S. Tommaso d’Aquino di Roma. È già stato, in passate edizioni, finalista al Premio Calvino.

Simona Rondolini è nata nel 1970 a Perugia, dove vive. Nel 1989 si è diplomata nel Liceo Classico della sua città e nel 1995 ha conseguito presso l’Università di Perugia la Laurea in Filosofia. Fino al dicembre 2010 ha lavorato nell’azienda commerciale di proprietà della sua famiglia. Da allora ha ripreso a scrivere racconti e ha portato a termine “I costruttori di ponti”, che è il suo primo romanzo.

Carmen Totaro è cresciuta a Monte Sant’Angelo, in provincia di Foggia. Si è laureata in lingue e letterature straniere a Urbino. Da tredici anni vive a Milano e lavora all’aeroporto di Linate come addetta al check-in. Ha sempre avuto desiderio di scrivere, ma ha iniziato a farlo con consapevolezza intorno ai trent’anni. Scrive poco, in genere nei giorni di riposo e, quando non scrive, legge.

Le opere finaliste del 2013: uno sguardo d’insieme.

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LA NUOVA GIURIA DEL CALVINO – XXVI EDIZIONE

Premio CalvinoL’Associazione per il Premio Italo Calvino è lieta di comunicare i nomi dei Giurati che valuteranno i manoscritti finalisti e decreteranno il vincitore della XXVI edizione:

Irene Bignardi

Maria Teresa Carbone

Matteo Di Gesù

Ernesto Ferrero

Evelina Santangelo

Note biografiche:
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