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Posts Tagged ‘prova d’autore’

ESORDI LETTERARI: “Il colpo di coda” di Giuseppe Pelleriti

“IL COLPO DI CODA” di Giuseppe Pelleriti (Prova d’Autore): l’esordio letterario di un autore nato a Milano nel 1963 da genitori siciliani emigrati

Segnaliamo l’esordio letterario di Giuseppe Pelleriti, autore di Il colpo di coda” (Prova d’Autore): un romanzo che trae spunto da fatti realmente accaduti nell’immediato dopoguerra a Centuripe, caratterizzato da una trama corale, ricca di colpi di scena. La narrazione, infarcita di espressioni dialettali, ruota attorno alle gesta di Cicciu Dottori, un comunista che vuole fare la rivoluzione, e che raccoglie attorno a sé un nutrito schieramento di uomini per poi trasformarli in banditi, che si offrono come sostituti dello Stato. Nell’eterna lotta tra il bene e il male a Dottori e alla sua banda si contrappongono i carabinieri, il sindaco, il prefetto e l’alta borghesia. Il tutto condito dalle gesta amorose del brigante, dotato di una forza fisica e di un’astuzia fuori dall’ordinario, e da momenti di vera comicità narrativa.
Abbiamo chiesto all’autore di parlarci del suo romanzo d’esordio…

«“Il colpo di coda”, mio romanzo d’esordio, racconta una storia vera successa nell’immediato secondo dopoguerra, nell’arco di tempo che va dal 1944 al 1946, in un paesino dell’entroterra siciliano», racconta Giuseppe Pelleriti a Letteratitudine. «Qui un gruppo di uomini, preso dalla fame e dalla frustrazione per non poter sfamare i propri figli, decide in virtù di un ideale politico (erano militanti del partito comunista del paese), di “togliere ai ricchi per dare ai poveri”, sostituendosi di fatto allo Stato. Le buone intenzioni, però», continua l’autore, «si perdono presto dietro il fascino del potere e del denaro. E così, azione dopo azione, quegli uomini diventano banditi.
Nei due anni che seguono gli abitanti del paese, soprattutto benestanti e notabili, vivranno nel terrore, in attesa che il prefetto, i carabinieri e le istituzioni trovino una soluzione per porre fine alle loro scorribande. Leggi tutto…

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ALDA MERINI. L’amore in un Dio lontano

alda merini (di erica donzella)ALDA MERINI. L’amore in un Dio lontano, di Erica Donzella (Prova d’autore, 2013)

Erica Donzella (giovane appassionata d’arte, letteratura, musica e fotografia) ci fornisce un’ulteriore buona occasione per ricordare degnamente Alda Merini (celebre poetessa milanese scomparsa nel novembre del 2009). Nata a Ragusa nel 1988, la giovane Erica ha pubblicato, infatti, un delizioso piccolo saggio intitolato “Alda Merini. L’amore di un Dio lontano” (Prova d’Autore, 2013) suddiviso nei seguenti capitoli: “La vita”, “La poesia come fede”, “Poesie religiose, poesie amorose: tra amore e fede”, “Gli angeli di Alda Merini: interviste a G. Grittini e C. D. Damato”.
Come scrive Mario Grasso nella prefazione: “Donzella indaga e colleziona reperti dal diluvio delle produzioni meriniane, quindi analizza e deduce con il suo doppio disporre di acuzie critica e dell’attrazione empatica del poeta che ascolta il cuore dell’altro poeta. Questo ci sia concesso affermarlo, e non solo per un minimo omaggio alla giovanissima voce di Erica, ma perché ci sembra di poter aggiungere una valutazione di merito per quanto, in stimoli nuovi, contiene per la critica futura questo intelligente contributo sul Dio remoto, condotto con stile corrivo, essenziale e definitorio”. 

Pubblichiamo di seguito la nota introduttiva firmata dall’autrice.

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di Erica Donzella

“Alda Merini è una profetessa a cui hanno ammazzato Dio, ma nonostante tutto lei continua nella sua religione: la Madonna sedotta e abbandonata da un Angelo sconosciuto e il Cristo tradito da una intera umanità che lui ha amato alla follia”.
Così Giuseppe D’Ambrosio Angelillo ci introduce alla lettura de “ L’uomo che mangiava i poeti”, edito dalla casa editrice “Acquaviva”, nell’ottobre 2003.
E ci da subito un chiaro contributo di quella che è una delle immagini della poetessa dei Navigli, quella che Pier Paolo Pasolini definì “la ragazzetta milanese.”
Una profetessa e un poeta a cui hanno tolto l’amore, la pace, il denaro e le figlie, ma che non ha mai perduto la fede; una fede che mai cede sotto gli effetti della follia, del manicomio, della morte del marito Ettore, degli elettrochock.
Una fede in un Dio a cui, come lei stessa asserisce, telefona molto spesso con una voce lontana, poiché giunge dal cielo. Una donna, una delle più grandi della letteratura italiana, per cui la poesia è una pistola puntata alla testa.
La poesia è suo sangue, suo turbamento, struggimento, rifugio e amante.
La poesia è la pelle bianca del poeta”.
Ha il piglio superbo di una piccola ape furibonda, che si nutre del nettare della vita, spesso amaro del dolore, ma pur sempre degno d’inchiostro e di confessione. Leggi tutto…

BAGLIORI DEL GATTOPARDO. TRA LETTERATURA E CINEMA

bagliori del gattopardoBAGLIORI DEL GATTOPARDO. TRA LETTERATURA E CINEMA, di Marina Napoli (Prova d’autore, 2013)

Marina Napoli è una giovane saggista palermitana (classe 1988). In questo volume “Bagliori del Gattopardo. Tra letteratura e cinema” (edito da Prova d’autore) si è occupata, con esiti brillanti, del rapporto tra due capolavori del Novecento letterario e cinematografico (Il Gattopardo: romanzo di Tomasi di Lampedusa e film di Visconti).
Più volte, qui a Letteratitudine, ci siamo occupati del rapporto tra letteratura e cinema. E la (apparentemente banale) domanda “è meglio il libro o il film” è senz’altro applicabile alle due opere in questione. Come ben scrive Laura Restuccia nella prefazione del saggio “il punto di vista da cui Marina Napoli ha affrontato il rapporto tra il romanzo di Tomasi di Lampedusa e la rivisitazione del testo realizzato da Visconti, ha tenuto conto del parallelismo, sicuramente poco abusato, della travagliata vicenda che ha accomunato la “storia”delle due opere (…). Due storie che narrano di difficoltà, avventure e disavventure per approdare poi, entrambe, nonostante tutto, all’incontestabile novero delle due opere fra i capolavori canonici, rispettivamente, della Storia della Letteratura e della Storia del Cinema”.
Qui di seguito pubblichiamo una nota dove la giovane autrice ci racconta genesi e obiettivi di questo suo saggio.

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L’AUTRICE AI LETTORI 

di Marina Napoli

A distanza di cinquantacinque anni dalla pubblicazione del testo e di oltre cinquanta dalla trasposizione cinematografica, il discorso critico su Il Gattopardo continua e non accenna ad esaurirsi, come avviene per tutte quelle opere, letteraria una, filmica l’altra, che escono fuori dal comune. Un magnetismo che solo i grandi capolavori possiedono. Atemporalità, potenza di penetrazione psicologica, ironia e lirismo prerogative del romanzo del palermitano Giuseppe Tomasi di Lampedusa, maniacale ricerca estetica per un’ambientazione più autentica possibile lo sono invece del film.
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Settimana culturale etnea 2013: 24 – 30 giugno

Settimana culturale etneaDal 24 al 30 giugno 2013: “Settimana culturale etnea 2013”  c/o il Complesso Fieristico Le Ciminiere – Padiglione D sala E 6, con il patrocinio della Provincia Regionale di Catania che ha gentilmente concesso i locali.

La “Settimana culturale etnea 2013” è a cura della Rassegna di Letteratura Lunarionuovo (www.provadautore.it) diretta dal prof. Mario Grasso

PROGRAMMA

Lunedì 24 giugno, ore 18,00 – Saluto del direttore di Lunarionuovo e delle Autorità.
Inaugurazione della esposizione di tutti i libri editi da Prova d’Autore dal gennaio 1978 a giugno 2013 e delle mostre fotografiche di Gessica Scandura (Catania giorno e notte) e di Mirko Chessati (immagini) e Erica Donzella (poesie)
Ore 19,00 – Proiezione del documentario sulla vita e le opere di Giuseppe Antonio Borgese. Introduce il prof. Dario Consoli.
Ore 20,15 – Presentazione del libro “Il peccato della ragione” di Giuseppe Antonio Borgese; prima edizione italiana dell’opera del Borgese pubblicata nel 1927 negli USA, e mai edita in Italia, adesso tradotta e commentata da Dario Consoli, docente nel Liceo classico Amari di Giarre.
Ore 21,00 – Presentazione del libro di poesia “Sfumature”, opera prima di Flora Somma con interventi analitici di Stefania Calabrò, Erica Donzella, e Francesca Taibbi. Letture di poesie tratte dal libro, a cura di Maria Ricciotti. Liberi interventi del pubblico presente.
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Martedì 25, ore 18,30 – Presentazione del libro di Mario Genco “Nuovo trattato generale dei pesci e dei cristiani“ con interventi di: Mario Grasso, Daniela Saitta, Renata Governali. Lettura di brani del libro a cura di Francesco Foti e Roberta Musumeci.
Ore 20,00 – “In siciliano”: incontro con poeti del dialetto siciliano: Giuseppe Carnazza, Adriano Di Stefano, Francesco Foti, Alfio Patti, Gabriella Rossitto, lettura di poesie e confronti di pareri. Gli stessi Autori interverranno nel dibattito coordinato da Mario Grasso, che seguirà al recital.
Ore 21,00 – Presentazione e dibattito per il libro di AA.VV. “Catania Giorno e notte”, interventi degli Autori: Sonia Baglieri, Stefania Calabrò, Grazia Calanna, Luigi Carotenuto, Erica Donzella, Francesco Foti, Renata Governali, Mario Grasso, Rigo Mossara, Roberta Musumeci, Annamaria Platania, Francesca Taibbi, Luigi Taibbi, Ilary Tiralongo, Stefania Zuccarello.
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Mercoledì 26, ore 18,30 – Divertimenti poetici di uno psicologo: “Gli ultimi saranno i pigri” di Giuseppe Raniolo. Presentazione di Mario Grasso e Luigia Ferro, letture di Francesco Foti, Roberta Musumeci e dello stesso Raniolo.
Segue proiezione del cortometraggio SDRVGD’T (SVEGLIATI!), regia di Maristella Bonomo e Massimo Piovesana.
Ore 21,00 – “Il mito dell’ibridazione. Le Sirene di Laura Pugno fra antico e contemporaneo” di Daniela Saitta e presentazione del saggio della stessa Saitta “Rosa e Giallo a Torino” sulla narrativa di Fruttero & Lucentini. Dibattito e lettura di brani. Intervengono Mario Grasso, Francesca Taibbi, Luigi Carotenuto. Pubblica intervista all’autrice dei due saggi.
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Çiuscia, di Gabriella Rossitto

rossittoPubblichiamo uno stralcio della prefazione – firmata da Mario Grasso – della silloge in dialetto siciliano Çiuscia (Prova d’Autore), di Gabriella Rossitto. Di seguito, alcuni versi offerti per Letteratitudine dall’autrice.

GLI OTTO VENTI E UN CANZONIERE D’AMORE IN SICILIANO

di Mario Grasso

Un canzoniere d’amore in tempi di poesia come privazione può far battere le palpebre tra sorpresa e stupore. Infatti è un canzoniere d’amore questa impetuosa e accattivante silloge di liriche in lingua siciliana di Gabriella Rossitto. Un canto impresso su pagine sfogliate da tutti i venti, che intanto soffiano note e parole in codici a chiave di violino su canne d’organo, che sono di metalli fusi a temperature laviche. Le temperature proprie dell’area catastale etnea, nella quale la poetessa vive, opera e canta ora a “na vanedda scurdata” ora a una “luna cianchina”, tra “acqua a tinchité” e “tussi minera”, intrammezzando delicate tenerezze (Fammi addivintari / nicanica / accussì restu ammucciata / nt’ê to’ ochi / e nuddu mi vidi / sulu tu / ca d’amuri mi duni / muddicheddi fujuti / e ventu di risinu”) con complicità di “n occhiu i suli”.
Ci soccorre memoria per affermare l’originalità della ricerca lirica di Gabriella Rossitto, che alla novità di un canzoniere d’amore al femminile, ( Çiuscia – pagg. 96, € 10,00 – ed. Prova d’Autore, 2013) affidato ai venti,  – che non sono quattro, come nella logora locuzione del modo di dire, ma ben otto e tutti autentici,  – aggiunge e coniuga una esemplare padronanza linguistica impreziosita da un campionario lessicale palagonese, modulandone fascino e sonorità con accorgimenti metrici che dimostrano complementarità di importanti carature letterarie.
Çiuscia è dunque un “otre dei venti” aperto, e il soffiare (çiuscia, çiusciari, soffia, soffiare) anima di movimenti e richiami un magico castello di suoni e colori, dove ogni segno brilla al proprio posto e le parole sono, ciascuna, elemento di un mosaico, tessere del disegno che, di pagina in pagina, si fa scultura, voce, sagoma, armonia. Se un elogio va premesso a ciascuna ricerca intrapresa a salvaguardia di una lingua che va estinguendosi, per questo si dovranno moltiplicare lodi e riconoscimenti per quanto Gabriella Rossitto ricompone e ripropone. Forse si dovrebbe, dopo la premessa imprescindibile sulla complessiva caratura eccellente, dal significato che s’impone, appunto, al recupero di un serbatoio linguistico che sarebbe stato fatalmente destinato all’oblio, se la padronanza del vocabolario e l’amore per i codici cari al catasto della espressività propria del territorio, come serbatoio linguistico dei padri, non avessero dato alla genialità letteraria e creativa della poetessa palagonese, il destro e l’estro per questa sua nuova opera, che aggiunge coerenze di continuità a “Russania” del 2010, in siciliano, e a “Il bianco e il nero”, del 2002, nella lingua della comunicazione nazionale. Leggi tutto…

Cu t’alliscia vol’u pilu? – di Mario Grasso

È appena uscito il nuovo  volume di Mario Grasso, il più recente di una serie di suoi libri dedicati ai proverbi e ai modi di dire siciliani. Il volume sarà presentato presso la ex Pescheria di via Calderai a Giarre (Ct), venerdì 28 settembre alle 18,00.
Il titolo del libro prende spunto da due modi di dire assai diffusi nella Sicilia jonico-etnea: “Cu t’alliscia voli ‘u pilu? Ah, sì! Acedd’i Puddu!” (Prova d’Autore, 2012).
L’incontro è curato dall’ass.ne Liberi e cittadini (arch. Salvo Patanè). Interverranno Dario Consoli, Renata GovernaliDaniela Saitta che ha curato anche la prefazione del libro (di seguito ne riportiamo un paio di stralci).
Tanti in bocca al lupo e complimenti a Mario Grasso per questa sua nuova avventura letteraria.
Massimo Maugeri

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Cu alliscia, cu cutturia e cu si mangia a castagna

(*due estratti dalla prefazione)

Il titolo di questo libro farà arricciare il naso a molti, soprattutto agli esperti di marketing che lo giudicherebbero poco accattivante, ma d’altronde basterà leggere la biobibliografia di Mario Grasso per capire che le sue tante pubblicazioni, le quali spaziano dalla poesia alla narrativa, dalla saggistica al teatro, recano sempre in copertina provocazioni, ironie, malizie e sogni. Fu nel 1994 che l’Autore mise per la prima volta in volume i suoi studi e le sue conoscenze sulla paremiologia siciliana, con Lingua delle madri (ed. Prova d’Autore),seguito a distanza di undici anni da Cu t’inghitau? (Ibidem, 2005): quasi in un dialogo con se stesso, dopo la prima pubblicazione che non a caso ha un titolo in forma affermativa, Grasso si pone la prima domanda/dubbio sarcastica e pungente “Ma chi te l’ha fatto fare?”. Leggi tutto…

CCA SUGNU, di Alfio Patti

CCA SUGNU, di Alfio Patti
Prova d’Autore, 2012 – pag. 80 – euro 10

È in libreria “Cca sugnu” (Eccomi), edito da “Prova d’Autore”: il nuovo libro di versi di Alfio Patti (nella foto), artista poliedrico, soprannominato l’aedo dell’Etna.
Un estratto della prefazione del libro, firmata da Salvatore Di Marco, è stata pubblicata su “La poesia e lo spirito

Il volume sarà presentato a Catania, sabato 21 aprile, presso il Centro Fieristico “Le Ciminiere” (h. 18)

Di seguito, un’intervista all’autore…

Massimo Maugeri

– Alfio, parlaci di questa tua nuova silloge “Cca sugnu”. Come nasce? Qual è il “filo conduttore”?

Cca sugnu (Eccomi) chiude un’ ideale trilogia che comprende Nudi e crudi e Jennuvinennu. La prima raccolta fu pubblicata nel 2006, la seconda nel 2009 e ora questa del 2012. Intervalli di tre anni, un caso? La sua presentazione avverrà il 21 aprile, un giorno senza luna, volutamente.

Il filo conduttore è la denuncia dei mali del nostro tempo, un grido di dolore e al tempo stesso di battaglia: una sveglia alle coscienze assopite, monito e incitamento, forte e spavalda come solo la parola del poeta può essere. Niente che assomigli al disfattismo, però, perché il tutto è pervaso da una sottile speranza, quella in una nuova alleanza (Sunteleya), culminante nell’avvento di un uomo-guerriero, capace di rinnovare e di salvare, nato da una vergine.

Cito un verso del libro, scritto prima in sanscrito e poi in siciliano: “Voltes qoi iudai dedaied apoteron” – Chiddu ca torna a casa d’â guerra si po’ curcari ccu na vergini – (Colui che torna a casa dalla guerra può giacere con una vergine). In questo caso il richiamo alla vergine e quindi alla purezza, all’inviolato, può rappresentare un nuovo inizio; iniziare dall’incontaminato e insieme ad un guerriero; un uomo fatto di carne e sangue; perché dalla loro unione possa nascere un uomo nuovo che miri ad una nuova Sunteleya e alla pace.

Il “Cca sugnu” si richiama al desiderio che l’umanità oggi ha di un nuovo messia, di un nuovo profeta, di un nuovo “umanesimo”, perché l’uomo ritorni al centro del mondo e della vita.

“Cca sugnu” è anche la risposta “malandrina” di chi vuole resistere a una minaccia o a una prepotenza, ma anche la risposta bonaria a chi chiede “come si va”, e ancora l’affermazione decisa di chi non s’arrende alle traversie della vita. Leggi tutto…