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Posts Tagged ‘Quodlibet’

LEGGERE SIMONE WEIL di Giancarlo Gaeta

Pubblichiamo la prefazione del volume LEGGERE SIMONE WEIL di Giancarlo Gaeta (Quodlibet)

Il volume sarà presentato a Catania il 14 dicembre 2018, h. 16:30, al Refettorio piccolo Biblioteche Riunite “Civica e A. Ursino Recupero” del Monastero benedettino di San Nicolò l’Arena (Via Biblioteca n. 13 – Catania). Sarà presente l’autore

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Prefazione

Sono capitato sugli scritti di Simone Weil nell’età in cui l’attivazione della vita intellettuale sopravanza di molto l’esperienza vissuta e induce talvolta a scelte che hanno il tratto impulsivo dell’innamoramento. Spiego con questa circostanza l’essermi messo sulla scia di una pensatrice tanto singolare come per un’avventura dello spirito, senza badare a ciò che ne sarebbe venuto per un futuro ancora tutto da costruire. Né la sua presa è venuta meno quando la vita ha imposto le sue ragioni, mutandosi tuttavia in un approccio problematico, segnato dalla coscienza di una distanza irriducibile, di un’alterità che mi si rivelava un enigma impossibile da sciogliere per le vie ordinarie di una lettura distaccata, così forte era il potere d’interrogazione che veniva da quell’esistenza. Il viaggio è stato perciò lungo, accidentato, contraddittorio, pieno di falle, e tale rimane, anche se è cresciuta la consapevolezza che in definitiva si tratta di comprendere e che dunque i conti, forse, non sono ancora davvero fatti.
Il primo incontro è stato fuggevole, come a volte capita con le persone destinate a segnare la nostra vita. C’erano i libri pubblicati dalle Edizioni di Comunità nella libreria dello studentato romano. Non credo di averli letti davvero, ma già l’averli sfogliati deve aver stabilito una corrispondenza che sarebbe emersa come bisogno di saperne di più. Qualche anno dopo sono andato a cercare le sue opere in una biblioteca di Bologna che sarebbe diventata la mia tana per parecchi anni. C’era tutto o quasi quel che di lei era stato pubblicato a metà degli anni Sessanta in Francia e da noi, quando le edizioni delle sue opere, poco curate, procedevano ancora in ordine sparso. A sorprendermi furono i volumi della prima edizione dei Cahiers, tre tomi stampati in economia negli anni Cinquanta, ai quali, avrei scoperto, andava aggiunto come parte di una stessa opera un quarto che aveva diverso titolo e altro editore. I libri in cui ero già inciampato dicevano di condizione operaia, di oppressione e libertà, di una civiltà da rifondare; erano raccolte postume di saggi accomunati dalla questione per eccellenza del Novecento, la questione sociale. I Cahiers, per usare il titolo neutro che si sarebbe imposto, offrivano invece una massa a prima vista informe di riflessioni squisitamente filosofiche di cui non avevo avuto notizia nei miei anni di studio, e che ora mi apparivano di una straordinaria grandezza, prossima a quella che aveva fin lì rappresentato per me la Critica kantiana. D’impulso avrei voluto farne oggetto della tesi di laurea, ma ne fui distolto quando mi resi conto che in Facoltà Weil poteva passare per sociologa. Credo sia stato un bene. La tesi su Kierkegaard sotto la guida di Guido Calogero è stata una straordinaria esperienza formativa a conclusione degli studi accademici; di lei avrei potuto occuparmi in tutt’altro spirito. Leggi tutto…

RACCONTO DEL FIUME SANGRO, di Paolo Morelli

Racconto del fiume SangroRACCONTO DEL FIUME SANGRO, di Paolo Morelli
Quodlibet Compagnia Extra, 2013

di Claudio Morandini

È stato un gran bel viaggio, quello in compagnia di Paolo Morelli lungo il Sangro (“Racconto del fiume Sangro”, Quodlibet, 2013). Ha avuto coraggio Paolo a farlo, e a farlo così, da solo, a piedi come ai tempi delle assorte e scanzonate escursioni del “Vademecum per perdersi in montagna” (nottetempo, 2003), con poco o niente, se non il quadernetto, l’occhio attento, l’orecchio fino, seguendo ostinatamente questo piccolo fiume di provincia, senza mai perderlo di vista, sempre in ascolto, dormendo dove capita, raccogliendo in un sacchetto immondizie altrui, infilandosi in canneti, approdando a isolotti, guardando sempre dal basso le opere dell’uomo che via via lo modificano, ne stravolgono il corso. Ha avuto coraggio, intendo, a raccontarlo senza le astuzie che oggi conferiscono a ogni narrazione lo stesso sapore di un thriller, anche se thriller non è. Qui, nel “Racconto del fiume Sangro”, c’è altro, per fortuna: c’è la sorprendente e avvincente costruzione della personalità di un fiume (una personalità ricca, complessa, verrebbe da dire, imprevedibile, fatta di forza e insieme di adattabilità, di irruenza e di accoglienza), c’è “l’intervista” a questo fiume, come a un certo punto la definisce lo stesso autore, cioè l’ascolto scrupoloso della voce del fiume e di ogni torrente che gli si fa incontro o addosso, l’indefessa invenzione poetica (poetica, sì, e vedremo in che senso).
Diamo qualche assaggio di questa indefessa invenzione, che trasforma acqua e fiume (due personalità distinte, quasi due principi complementari) in persone, in caratteri. Apro a caso il libro, sicuro di trovare ovunque un esempio appropriato. Ecco, in una delle primissime pagine: “Il borbottìo si attutisce tra l’argilla e il muschio, per sentirlo bisogna mettersi in ginocchio e accostare l’orecchio, profittando del vento quando cala e zittisce. Gli sbuffi d’acqua fanno un suono come una risata trattenuta per educazione, che diventa lo schiarirsi di voce di un bambino. Certe sillabe appena nate, solo vocali in a o in o col riverbero di voci uguali delle altre sorgenti qui vicino”. E più avanti: “… e lei l’acqua simula uno svenimento appena le incontra (le piante, nrd), nemmeno si direbbe che le evita, gli casca addosso con marpioneria, con sagacia, certe grosse foglie fanno un rumore come quando si fa suonare un filo d’erba in bocca”. L’ascolto attento del fiume porta a distillare, a distinguere le singole note: quando nel Sangro si immette un torrente e dall’incontro dei due corsi “si forma un muro… alto pochi centimetri”, “il suono sul muro è un tipo di fru fru, preceduto da un borborigmo e seguito da un rumore di scivolo”. Leggi tutto…