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Posts Tagged ‘rizzoli’

PIER PAOLO GIANNUBILO racconta IL RISOLUTORE

PIER PAOLO GIANNUBILO racconta il suo romanzo IL RISOLUTORE (Rizzoli)

Libro candidato all’edizione 2019 del Premio Strega

 

di Pier Paolo Giannubilo

La storia di Gian Ruggero Manzoni di San Lorenzo, frazione di Lugo, non sono stato io a cercarla. Un bel giorno si è messa in movimento dalla Bassa Romagna ed è venuta a stanarmi nel mio isolato Molise chiedendomi udienza senza alcun preavviso.
L’aspetto curioso della faccenda è che la stessa cosa mi era già successa anni addietro, quando per una bislacca serpentina del Caso aveva bussato alla mia porta un’altra vicenda reale all’insegna dell’assurdo: l’odissea di Manuele Sertorio – il “bambino-puntaspilli” di Ortona a Mare sopravvissuto miracolosamente negli anni Trenta alle orripilanti pratiche di stregoneria di cui lo avevano fatto oggetto i familiari – che sarebbe poi diventata Corpi estranei, il mio primo romanzo.
Per la seconda volta, mi ritrovavo ad avere accesso, e senza aver preso alcuna iniziativa, ai segreti sconcertanti di un perfetto estraneo la cui vita pareva una sceneggiatura scritta da un pazzo.

Era iniziato tutto così.  Avevo conosciuto Manzoni a un suo reading di poesia nella mia città. Lo accompagnava la sua morosa di allora, madre di sua figlia: Ester, giovane e bellissima ereditiera con trascorsi da pornoattrice suo malgrado, con la quale si era fidanzato quando era il suo professore all’Accademia d’Arte di Urbino, scandalizzando l’ateneo marchigiano già scosso dalle dicerie sulle sue presunte attività di mercenario in ex Jugoslavia. Leggi tutto…

RAFFAELLA ROMAGNOLO racconta DESTINO

RAFFAELLA ROMAGNOLO racconta il suo romanzo DESTINO (Rizzoli)

Libro proposto all’edizione 2019 del Premio Strega

 * * *

di Raffaella Romagnolo

Quando lessi Canale Mussolini di Pennacchi, mi colpì la sicurezza con cui l’autore sbatte in faccia al lettore: “questo è il libro per cui sono venuto al mondo”. Che azzardo, pensai, che esagerazione. Lo scrittore è uno come tutti gli altri: che ne sa di cosa gli riserva il futuro? Altre storie lo trascineranno fuori dal torpore e lo obbligheranno a sacrificare pomeriggi di sole, serate con gli amici, notti, albe. E anche i prossimi saranno libri a cui si sentirà chiamato, no?
Poi ho scritto Destino, e ho cominciato a capire. Perchè anche Destino, come Pennacchi dice di Canale Mussolini, è un libro che parla della mia gente. Con una differenza fondamentale: la mia gente non è la mia gente, le mie radici non sono qui. Non una differenza da poco. Leggi tutto…

GENOVA È MIA MOGLIE di Patrizia Traverso e Stefano Tettamanti

GENOVA È MIA MOGLIE

“Genova è mia moglie. La città di Fabrizio De André” di Patrizia Traverso e Stefano Tettamanti (Rizzoli, Ediz. illustrata – prefazione di Dori Ghezzi)

di Tea Ranno

La prima volta che vidi Genova avevo quattro anni. Vi giunsi dopo un viaggio di tre giorni a bordo di una Fiat 850 che dalla Sicilia arrancò su per il Continente senza dolersi del carico di cinque persone (nonna inclusa) che avrebbe dovuto affaticarla; era d’un grigio quasi nero e odorava di nuovo. La graziammo di una prima sosta a Maratea e di una seconda a Roma – comprensiva di una visita allo zoo dove una leonessa, intenta ad allattare un cucciolo, ci guardò col fastidio di chi vede violata la propria intimità.
Genova ci accolse con la parlata streusa di zia Angelina, una fotocopia della nonna con dieci anni di meno e gli occhi azzurri che, al vederci, cominciò a sparare parole al ritmo di una mitraglia e intanto gesticolava e intanto rideva e intanto scherzava e intanto indicava una strada, un palazzo, e intanto mi sorrideva e intanto mi carezzava i capelli e intanto io la guardavo e non la capivo: niente capivo di ciò che stava dicendo, niente di niente. Ma come parlava? Dovetti sembrare prossima al pianto se la nonna: «Zittiti ’n mumentu» le disse, «c’a ’bbarrulisci!». Zittirsi lei? Ma quando mai! Sorrise e riprese a parlare, stavolta in italiano però, e quello che disse l’ho dimenticato. Leggi tutto…

I PESCI DEVONO NUOTARE all’Artemision (Paolo Di Stefano e il suo nuovo romanzo)

I pesci devono nuotareAppuntamento con il nuovo romanzo di Paolo Di Stefano I PESCI DEVONO NUOTARE (Rizzoli) – Siracusa, 22 luglio, h. 19, nell’ambito della rassegna “Je suis au jardin” Romanzi all’Artemision

Si terrà il 22 luglio a Siracusa, nell’incantevole cornice dell’Artemision (ove giacciono i resti dell’antico tempio di Artemide), la presentazione dell’ultimo libro di Paolo Di Stefano, “I pesci devono nuotare“, Rizzoli editore.
La conversazione, che sarà guidata da Simona Lo Iacono, si incentrerà sul piccolo protagonista del romanzo, Selim, un ragazzo egiziano che decide di lasciare il suo paesino, afflitto da miseria e privazioni, per approdare in Sicilia attraverso un viaggio fortunoso e pericoloso.
La narrazione, che ha quindi al centro il doloroso dramma degli sbarchi, sarà un’occasione attualissima per riflettere sulle storie che gli immigrati portano con sé, come un difficile e sempre immanente fardello che li segue anche nel viaggio.
Ma si tratterà anche di una occasione per ascoltare dal vivo le testimonianze di coloro che vivono ogni giorno sulla propria pelle questa esperienza.
Simona Lo Iacono sarà quindi accostata da Elena Flavia Castagnino (vice presidente della UWE, University Women of Europe) e dai ragazzi dei centri di accoglienza di Siracusa, cui il Centro Provinciale Istruzioni Adulti di Siracusa (C.P.I.A), con l’ausilio del regista Michele Dell’Utri, sta dando una opportunità di inserimento attraverso il teatro e l’esperienza artistica. Leggi tutto…

PREMIO STREGA 2016: vince EDOARDO ALBINATI con “La scuola cattolica” (Rizzoli)

È EDOARDO ALBINATI IL VINCITORE DEL LXX PREMIO STREGA

Edoardo Albinati vince Il Premio Strega

Ascolta la voce di EDOARDO ALBINATI nel programma radiofonico LETTERATITUDINE IN FM

Roma, 8 luglio 2016. Nella nuova cornice dell’Auditorium Parco della Musica è stato proclamato il vincitore del settantesimo Premio Strega. Al termine dello scrutinio dei 395 voti espressi (pari all’85,86% degli aventi diritto al voto; 319 voti online e 76 cartacei) il Presidente di seggio Nicola Lagioia, vincitore del Premio Strega 2015, e Tullio De Mauro, presidente della Fondazione Bellonci, hanno proclamato vincitore:

La scuola cattolica (Rizzoli) di Edoardo Albinati, con voti 143

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L’autore ha ricevuto da Giuseppe D’Avino, amministratore delegato di Strega Alberti Benevento, il premio di 5.000 euro e la classica bottiglia formato magnum di Liquore Strega. Gli altri libri finalisti hanno totalizzato i seguenti voti:

L’uomo del futuro (Mondadori) di Eraldo Affinati, voti 92

Se avessero (Garzanti) di Vittorio Sermonti, voti 89

Il cinghiale che uccise Liberty Valance (minimum fax) di Giordano Meacci, voti 46

La femmina nuda (La nave di Teseo) di Elena Stancanelli, voti 25 Leggi tutto…

EMANUELA E. ABBADESSA racconta FIAMMETTA

EMANUELA E. ABBADESSA racconta il suo romanzo FIAMMETTA (Rizzoli)

Emanuela E. Abbadessadi Emanuela E. Abbadessa

Fiammetta ed io ci incontrammo molti anni fa in una stanza polverosa, piena di carte e di buone cose di pessimo gusto, per dirla con Gozzano.
Ma a quel tempo Fiammetta Renzi si chiamava ancora Giselda Fojanesi. Mi si presentò con alcuni versi sotto i pentagrammi di una lirica da camera di poco valore, proprio una bagatella. A me piaceva solo il suo nome e pensai di conoscerla meglio. Era una maestra venuta da Firenze: aveva un fuoco dentro, un marito insopportabile come Mario Rapisardi e un amante taccagno (anche di sentimenti) come Giovanni Verga. Io, che in certe questioni di corna non volevo mettere becco, le feci un saluto cortese e la abbandonai quasi subito.
Ma, sapete come succede? Capita che a volte il ricordo di quanti accostano il nostro passo torni pressante. E Giselda, “pizzuta” come solo lei sapeva essere, venne ancora e ripetutamente a bussare alla mia porta chiedendomi di raccontare la sua storia.
Ora, ammettiamolo, di narrare un’ennesima questione di corna a me non importava e, peggio, a chi mai sarebbe potuto interessare? Per un po’ quindi la tenni sulla corda ma alla fine dovetti cedere perché quando Giselda si mette in testa una cosa è dura dirle di no.
Così feci un patto: spostai avanti nel tempo la sua vicenda; la resi orfana perché mi piaceva saperla sola e autonoma nelle scelte; le misi una ciocca rossa tra i capelli; le diedi un nome da musa stilnovista e la feci innamorare di un poeta, Mario Valastro appunto, che col vero Mario Rapisardi aveva ben poco in comune. Ma anche sull’amante giocai non poco, modellando l’autore dei Malavoglia piuttosto che su Verga, sul seduttore eterno, Don Giovanni, cui accostai i tratti brillanti e perfidi del nipote delle sorelle Materassi. Loro poi, insieme alle favolose Anastasia e Genoveffa, mi servirono per dare a Valastro una famiglia tutta al femminile, matriarcale e opprimente. Leggi tutto…

MIO PADRE IN UNA SCATOLA DA SCARPE di Giulio Cavalli (recensione)

MIO PADRE IN UNA SCATOLA DA SCARPE di Giulio Cavalli (Rizzoli)

Le prime pagine del libro sono disponibili qui

di Eliana Camaioni

È una storia di famiglie, “Mio padre in una scatola da scarpe” (Giulio Cavalli, Rizzoli ed.): quella di Michele e del Nonno, composta da ‘brave persone, che lavorano e tacciono’, e quella dei Torre, simile ad ‘una marchiatura a fuoco sull’orecchio o una targhetta pinzata in mezzo alle palle come un toro’, capace di ‘allargare le regole finché non ti entrano perfettamente’. Sono le regole non scritte del paesino di Mondragone, dell’entroterra napoletano: appartenenze suggellate da battesimi di sangue e persiane chiuse, omertose e vigliacche; baci in piazza che timbrano come bestiame, e gonne da processione paesana –gonne debutto, per donne da marito, e gonne gabella, assenzi taciti di sottomissione ai boss.
‘Non guardare e non sentire è il modo più maturo e responsabile per difendere la tua famiglia e i figli che vorrai’, questa la ricetta per sopravvivere a Mondragone, paese di poche anime e tanti segreti, dal lessico silenzioso dell’abito buono esibito alla messa domenicale, di una scollatura che ti rende donna e di morti sparati, ‘morti interrotti’, guardie e ladri, corriere e corrieri.
Un affresco collettivo, nitido e tridimensionale per l’uso intenso che Giulio Cavalli fa di similitudini e metafore; ci sono caffè all’alba e turni di notte, cervelli che schizzano e mogli che aspettano, odore di salsa ed esalazioni di vino, amici che muoiono e carabinieri che archiviano.
E poi ci sono gli occhi, di chi tutto guarda e nulla vede, occhi che piangono e occhi che seccano, occhi che urlano parole non pronunciate, e picchiano più delle bastonate; occhi di bue da regista, che Giulio Cavalli stringe su ciascun capitolo, con una focalizzazione disincarnata e variabile, raccontando quarant’anni e quattro generazioni di una terra ‘così omertosa e schiava’ di cui il Nonno, agli occhi del nipote Michele, sembra essere il ‘certificato’. Michele e la famiglia coraggiosa che farà con Rosalba, secondo i dettami delle ‘brave persone’: perché ‘c’è tanta bellezza e tanto coraggio a crescere una famiglia con dignità’, lo stesso coraggio necessario ‘a rinunciare, anche ai principi se serve’. Un mos maiorum che si tramanda di Nonno in nipote, una rabbia sorda impossibile da accettare per Michele se non quando sarà nonno a sua volta, perché a Mondragone ‘la vita è molto più semplice di come la pensi: basta non fare la rivoluzione tutte le mattine’, basta sposare una donna onesta ed accontentarsi di un onesto lavoro, dribblando le ingiustizie, stando fuori dagli affari dei potenti. Leggi tutto…