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Posts Tagged ‘rizzoli’

SILVIA AVALLONE vince il Premio Benedetto Croce per la narrativa con il romanzo “Un’amicizia” (Rizzoli)

Premio Benedetto Croce per la narrativa 2021: vincono Silvia Avallone con “Un’amicizia” (Rizzoli) per la narrativa; Paolo D’Angelo con “La tirannia delle emozioni” (il Mulino) per la saggistica; Antonio Polito con “Le regole del cammino” (Marsilio) per la letteratura giornalistica

 

[Ascolta la puntata radiofonica di Letteratitudine dedicata a “Un’amicizia” (Rizzoli): Silvia Avallone in conversazione con Massimo Maugeri]

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CON L’ARTE E CON L’INGANNO di Valeria Corciolani: incontro con l’autrice

“Con l’arte e con l’inganno” di Valeria Corciolani (Rizzoli): incontro con l’autrice e un brano estratto dal romanzo

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Valeria Corciolani è nata e vive a Chiavari. Laureata all’Accademia di Belle arti di Genova, è scrittrice e illustratrice. Tra i suoi libri ricordiamo Lacrime di coccodrillo (2010), Il morso del ramarro (2014) e la serie della colf e l’ispettore, inaugurata nel 2017 con Acqua passata.

Il nuovo romanzo di Valeria Corciolani, pubblicato da Rizzoli, si intitola “Con l’arte e con l’inganno“. Abbiamo avuto il piacere di tornare a invitare l’autrice per raccontarci qualcosa su questo nuovo libro: il primo romanzo di una nuova serie legata al mondo dell’arte, con una protagonista esplosiva e l’incantevole scenario dell’entroterra ligure.

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«Devo confessare che appena Rizzoli mi ha contattata proponendomi di iniziare una serie con loro», ha detto Valeria Corciolani a Letteratitudine, «la prima cosa che ho pensato è stata: questa volta ci infilo l’Arte! Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 10 al 16 maggio 2021 – questa settimana segnaliamo “E verrà un altro inverno” di Massimo Carlotto (Rizzoli)

I primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 10 al 16 maggio 2021

Questa settimana segnaliamo: “E verrà un altro inverno” di Massimo Carlotto (Rizzoli)

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In prima posizione: “La sorella perduta. Le sette sorelle” di Lucinda Riley (Giunti)

In seconda posizione: “Io sono Giorgia. Le mie radici le mie idee” di Giorgia Meloni (Rizzoli)

In terza posizione: “L’uomo del porto” di Cristina Cassar Scalia (Einaudi)

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La scheda del libro: “E verrà un altro inverno” di Massimo Carlotto (Rizzoli)

R verrà un altro inverno sovverte la logica del poliziesco, mostrando senza reticenze la ferocia inconfessabile della brava gente e inchiodandoci all’enigma che nessuna detection può risolvere: il mistero di chi siamo davvero.

Bruno Manera e Federica Pesenti sembrano una coppia felice. Lui è un ricco cinquantenne, lei di anni ne ha trentacinque ed è l’erede di una dinastia di imprenditori della “valle”, operoso distretto del Settentrione dove dominano i maggiorenti, l’élite dei capitani d’industria che ha costruito l’ordine del duro lavoro per tanti, del profitto per pochi e delle menzogne per tutti. Su insistenza di Federica, Bruno accetta di trasferirsi in paese, varcando la frontiera invisibile della provincia profonda. Ma quando Manera comincia a subire una serie di gravi atti intimidatori, la situazione precipita. Ad aiutarlo c’è solo Manlio Giavazzi, un vigilante dalla vita sfortunata, convinto che certe faccende vadano risolte tra paesani. Poi il caso gioca un tiro mancino e in una girandola di fulminanti colpi di scena scivoliamo nelle pieghe di un mondo marcio – il nostro – in cui l’amicizia è il vincolo di un’associazione a delinquere, l’amore una speculazione, il matrimonio un campo di battaglia, la solidarietà tra conterranei un patto d’omertà e la famiglia una connection criminale. Massimo Carlotto strappa la maschera a personaggi avvelenati dagli inganni delle loro doppie vite, perché l’avversario è chi ti dorme accanto e il nemico è colui di cui ti fidi.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 La sorella perduta. Le sette sorelle Lucinda Riley Giunti Editore 19,80 *
2 Io sono Giorgia. Le mie radici le mie idee Giorgia Meloni Rizzoli 18,00
3 L’uomo del porto Cristina Cassar Scalia Einaudi 18,50
4 La canzone di Achille Madeline Miller Marsilio 11,00 T
5 Per tutto il resto dei miei sbagli Camilla Boniardi Mondadori 18,00
6 L’inferno su Roma. Il grande incendio che distrusse la città di Nerone. La trilogia di Nerone. Vol. 2 Alberto Angela HarperCollins Italia 19,50 *
7 Cambiare l’acqua ai fiori Valérie Perrin E/O 18,00
8 Klara e il Sole Kazuo Ishiguro Einaudi 19,50
9 Alabama Alessandro Barbero Sellerio Editore Palermo 15,00
10 Greenlights. L’arte di correre in discesa Matthew McConaughey Baldini + Castoldi 23,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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LE COSE GIUSTE di Silvia Ferreri (un estratto)

Pubblichiamo un brano estratto da “Le cose giuste” di Silvia Ferreri (Rizzoli)

Dall’autrice finalista al Premio Strega, cinque storie di donne che la vita ha scelto di sfidare. E che hanno scelto di raccontarsi, e di ricominciare.

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Quando tutto è pronto, quando tutta la loro vita è stata caricata sul furgone, esce Marisa, per ultima.
In braccio porta due bambini piccoli, come una Madonna dalla doppia maternità, come una profuga sotto le bombe, a capo basso, piegata sui figli per proteggerli.
Il dettaglio che ricorda sempre, ogni volta che torniamo a parlare di quella sera, è che ha comprato due pigiami nuovi, uno blu con le macchinine per Francesco, uno rosso con i gattini per Ottavia. Della fuga in Egitto, la sua mente prostrata ricorda i colori dei pigiami dei suoi figli.
La fanno sistemare dietro, i sedili dell’auto abbassati; lei si stende con Francesco alla sua sinistra e Ottavia alla sua destra. Da allora, a ogni nuovo viaggio li disporrà così. Come in un copione ripetuto in cui ogni dettaglio deve restare uguale, pena la condanna, pena la morte, a ogni nuova fuga Marisa viaggerà per centinaia di chilometri abbracciata ai figli, con il piumone giallo steso sul retro della macchina, le copertine per avvolgerli, una borsa frigo con il cibo, delle bottiglie d’acqua, un fornellino da campeggio, delle bacinelle, perché a ogni sosta, in ogni casa, in ogni località protetta lei possa provvedere a nutrirli, a lavarli, ad accudirli. Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 29 marzo al 4 aprile 2021 – questa settimana segnaliamo “Gli occhi di Sara” di Maurizio de Giovanni (Rizzoli)

I primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 29 marzo al 4 aprile 2021

Questa settimana segnaliamo: “Gli occhi di Sara” di Maurizio de Giovanni (Rizzoli), al 1° posto in classifica generale

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In prima posizione: “Gli occhi di Sara” di Maurizio de Giovanni (Rizzoli)

In seconda posizione: “Flora” di Alessandro Robecchi (Sellerio)

In terza posizione: “Stai zitta e altre nove frasi che non vogliamo sentire più” di Michela Murgia (Einaudi)

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La scheda del libro: “Gli occhi di Sara” di Maurizio de Giovanni (Rizzoli)

Un solo sguardo riporta a galla i segreti più oscuri. In un intreccio che si dipana al pari di un perfetto meccanismo a orologeria, Maurizio de Giovanni scava tra le pieghe della nostra Storia recente e racconta gli inconfessabili segreti di Sara, come non l’abbiamo mai vista. Perché, per la prima volta, gli occhi della donna impenetrabile tradiscono un dolore misterioso e svelano la sua più sincera umanità.

A volte un incontro inatteso spalanca le porte del passato. Succede a Sara mentre sta lottando per salvare la vita del piccolo Massimiliano, il nipotino colpito da una grave malattia. Due occhi riappaiono dalla nebbia di giorni lontani, Sara li conosce bene. Sono gli stessi che tanti anni prima aveva cercato in ogni modo di dimenticare. La donna invisibile è catapultata indietro nel tempo: Napoli, 1990. È caduto il muro di Berlino, gli stati satelliti dell’URSS sono in crisi e in Italia sono esplosi i movimenti studenteschi. Il mondo di prima si sta sgretolando, ma i preparativi fervono e la città si veste a festa per la visita di Papa Giovanni Paolo II. Sara Morozzi, detta Mora, è membro attivo della più segreta unità dei Servizi. A lei e a Bionda, la collega Teresa Pandolfi, viene affidata la missione più importante e delicata della loro carriera. Proprio in quei giorni, Sara incrocia quello sguardo. Occhi a cui è impossibile restare indifferenti. Così, mentre il tempo scorre all’indietro, la Sara di oggi deve fare i conti con le passioni e i tradimenti di ieri. In un intreccio che si dipana al pari di un perfetto meccanismo a orologeria, Maurizio de Giovanni scava tra le pieghe della nostra Storia recente e racconta gli inconfessabili segreti di Sara, come non l’abbiamo mai vista. Perché, per la prima volta, gli occhi della donna impenetrabile tradiscono un dolore misterioso e svelano la sua più sincera umanità.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Gli occhi di Sara Maurizio De Giovanni Rizzoli 19,00
2 Flora Alessandro Robecchi Sellerio Editore Palermo 15,00
3 Stai zitta e altre nove frasi che non vogliamo sentire più Michela Murgia Einaudi 13,00
4 Cambiare l’acqua ai fiori Valérie Perrin E/O 18,00
5 La disciplina di Penelope Gianrico Carofiglio Mondadori 16,50
6 Finché il caffè è caldo Toshikazu Kawaguchi Garzanti 16,00
7 Le storie del quartiere Lyon Gamer Magazzini Salani 15,90
8 Il sistema. Potere, politica affari: storia segreta della magistratura italiana Alessandro Sallusti; Luca Palamara Rizzoli 19,00
9 Un tè a Chaverton House Alessia Gazzola Garzanti 16,40
10 Dante Alessandro Barbero Laterza 20,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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ANGELI E CARNEFICI di Cinzia Tani: incontro con l’autrice

“Angeli e carnefici. Isadora Duncan e Marie Becker, Hannah Arendt e Ilse Koch. Storie di donne dai destini opposti” di Cinzia Tani (Rizzoli): incontro con l’autrice e un brano estratto dal libro

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Cinzia Tani è giornalista e scrittrice, autrice e conduttrice radiotelevisiva. Nel 2004 è stata nominata dal presidente Ciampi cavaliere della Repubblica per meriti culturali. Tra i suoi libri: Assassine (Mondadori, 1998), L’insonne (Mondadori, 2005), Sole e ombra (Mondadori, 2007, premio Selezione Campiello), Lo stupore del mondo (Mondadori, 2009), La storia di Tonia (Mondadori, 2014), Donne pericolose (Rizzoli, 2016), Il capolavoro (Mondadori, 2017), Darei la vita (Rizzoli, 2017), Figli del segreto (Mondadori, 2018), Donne di spade (Mondadori, 2019) e Amanti e rivali (Mondadori, 2020).

Il nuovo libro di Cinzia Tani si intitola Angeli e carnefici. Isadora Duncan e Marie Becker, Hannah Arendt e Ilse Koch. Storie di donne dai destini opposti e lo pubblica Rizzoli.

Abbiamo chiesto all’autrice di parlarcene…

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«Angeli e carnefici nasce dall’interesse che ho sempre avuto per il rapporto tra genetica e ambiente», ha detto Cinzia Tani a Letteratitudine.
«Oggi gli studiosi credono a un’interazione dinamica tra il genoma e il nostro ambiente. Le esperienze del quotidiano sarebbero in grado di modellare l’attività dei geni. Ecco l’epigenetica. Da queste curiosità mi è venuta l’idea di continuare il mio percorso nella storia al femminile raccontando la vita di coppie di donne nate lo stesso anno. Donne che hanno percorso strade diverse: quella del bene e quella del male. Leggi tutto…

UNA VOLTA È ABBASTANZA di Giulia Ciarapica: intervista all’autrice

“Una volta è abbastanza” di Giulia Ciarapica (Rizzoli): intervista all’autrice

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di Eliana Camaioni

Una storia d’amore che nasce nell’immediato dopoguerra, un racconto corale che coinvolge due piccoli centri marchigiani, Sant’Elpidio e Casette d’Ete, in provincia di Fermo; un documento storico prezioso, nato da fonti orali ricche di dettagli, gesti, vite quotidiane che Giulia Ciarapica, nel suo “Una volta è abbastanza” (Rizzoli) trasforma in narrazione.
Dal profumo di colla di una bottega calzolaia, ai campi bagnati di pioggia, passando per feste di paese e amori rubati fra le mura di famiglie nobili, Giulia Ciarapica ci regala il primo romanzo di una trilogia annunciata, la storia di due sorelle, Annetta e Giuliana, che la sorte ha voluto si legassero allo stesso uomo. Con un finale che mozza il fiato, e lascia il lettore in attesa del sequel.

-La storia raccontata ha inizio con la fine della Guerra, è giugno 1945. Un passato prossimo che già la generazione dei nostri genitori, cresciuti nel boom economico e nell’american dream, ricorda a malapena. Un periodo che ha conosciuto la fame vera, e la necessità di rubare la frutta nei giardini. Proprio così ci presenti Annetta, una delle protagoniste del romanzo: donna senza paura, con un temperamento fuori dagli schemi, che riesce a gabbare un custode armato… Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 25 al 31 gennaio 2021 – questa settimana segnaliamo “Un colpo al cuore” di Piergiorgio Pulixi (Rizzoli)

I primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 18 al 24 gennaio 2021

Questa settimana segnaliamo: “Un colpo al cuore” di Piergiorgio Pulixi (Rizzoli), al 29° posto in classifica generale e al 7° posto nella classifica di narrativa italiana

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In prima posizione: “La disciplina di Penelope” di Gianrico Carofiglio (Mondadori)

In seconda posizione: “Il sistema. Potere, politica affari: storia segreta della magistratura italiana” di Alessandro Sallusti e Luca Palamara (Rizzoli)

In terza posizione: “Il duca e io. Serie Bridgerton. Vol. 1″ di Julia Quinn (Mondadori)

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La scheda del libro: “Un colpo al cuore” di Piergiorgio Pulixi (Rizzoli)

Quando la legge è ingiusta, l’unica giustizia è la vendetta. Un viaggio nell’incubo di questo tempo rabbioso segnato dall’odio, dal furor di popolo e dalla gogna mediatica, fino alla scoperta di una verità che illumina di luce sinistra il senso stesso del fare giustizia.

“Occhio per occhio, dente per dente” è la regola del serial killer che ha deciso di riparare i torti del sistema giudiziario. Dove non arrivano le giurie, arriva lui, rapendo, torturando ed eliminando i criminali che l’hanno fatta franca. Indossa una maschera dai tratti demoniaci, e si fa annunciare ogni volta da un video intitolato La Legge sei tu in cui chiede alla gente di pronunciarsi in giudizio tramite votazioni anonime e irrintracciabili. A colpi di clic il richiamo alla giustizia sommaria diventa virale. Vendicatore spietato come il conte di Montecristo, villain incendiario al pari del Joker che sollevò Gotham City, il Giustiziere gioca la sua partita mortale. L’indagine sul caso che sta scuotendo l’Italia è affidata al vicequestore Vito Strega, esperto di psicologia e filosofia, tormentato criminologo dall’intuito infallibile, avvezzo alla seduzione del Male. Lo affiancano le ispettrici Mara Rais ed Eva Croce. Diverse come il giorno e la notte, le due formano una coppia d’eccezione: i modi bruschi e l’impulsività di Mara sono compensati dall’acutezza e dal riserbo sfuggente di Eva. Tra la Sardegna e Milano, i tre poliziotti dovranno mettere in gioco tutto per affrontare un imprendibile nemico dai mille volti e misurarsi ciascuno con i fantasmi del proprio passato. Piergiorgio Pulixi compone un viaggio nell’incubo di questo tempo rabbioso segnato dall’odio, dal furor di popolo e dalla gogna mediatica, fino alla scoperta di una verità che illumina di luce sinistra il senso stesso del fare giustizia.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 La disciplina di Penelope Gianrico Carofiglio Mondadori 16,50
2 Il sistema. Potere, politica affari: storia segreta della magistratura italiana Alessandro Sallusti; Luca Palamara Rizzoli 19,00 *
3 Il duca e io. Serie Bridgerton. Vol. 1 Julia Quinn Mondadori 14,50 T *
4 Cambiare l’acqua ai fiori Valérie Perrin E/O 18,00
5 Il visconte che mi amava. Serie Bridgerton. Vol. 2 Julia Quinn Mondadori 14,50 T *
6 Finché il caffè è caldo Toshikazu Kawaguchi Garzanti 16,00
7 Autobiografia di Petra Delicado Alicia Giménez Bartlett Sellerio Editore Palermo 15,00
8 Tana libera tutti. Sami Modiano, il bambino che tornò da Auschwitz Walter Veltroni Feltrinelli 13,00
9 Quel che stavamo cercando Alessandro Baricco Feltrinelli 4,00
10 Dante Alessandro Barbero Laterza 20,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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L’ULTIMA CANZONE DEL NAVIGLIO di Luca Crovi: incontro con l’autore

“L’ultima canzone del Naviglio” di Luca Crovi (Rizzoli): incontro con l’autore e un brano estratto dal libro

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Luca Crovi lavora per Sergio Bonelli Editore, dove dal 1993 si occupa della collana Almanacchi. Ha collaborato con «Italia Oggi», «Il Giornale» e «Max» occupandosi di musica. È autore di saggi e romanzi, da ultimi Noir. Istruzioni per l’uso (2013), L’ombra del campione (2018), L’ultima canzone del Naviglio (2020). Ha sceneggiato fumetti ispirati alle opere di Andrea G. Pinketts, Joe R. Lansdale e Massimo Carlotto. Per Marsilio è autore della monografia Tutti i colori del giallo (2002) che ha inspirato l’omonima trasmissione radiofonica andata in onda su Radio 2, con cui ha vinto il Premio Flaiano nel 2005.

Di recente, per Marsilio, ha pubblicato Storia del giallo italiano (un’intervista all’autore è disponibile qui), nonché il già citato nuovo romanzo edito da Rizzoli e intitolato L’ultima canzone del Naviglio, ambientato nel gennaio 1929, mentre il Generale Inverno assedia Milano avvolgendola di bianco e il pugno di ferro della milizia fascista cala sulla città che sta cambiando da un giorno all’altro…

Abbiamo chiesto a Luca Crovi di raccontarci qualcosa su questo nuovo romanzo…

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«Quando mi sono messo a lavorare a “L’ultima canzone del Naviglio” (Rizzoli)», ha raccontato Luca Crovi a Letteratitudine, «avevo chiara in testa l’idea di voler raccontare ai lettori due eventi che in qualche modo hanno segnato Milano nel profondo: il Generale Inverno e la chiusura dei Navigli. Due episodi storici che accadono entrambi nel 1929 e portano la città da una parte a reagire e a riprendere le attività nonostante la neve e il gelo e dall’altra sembrano lasciarla indifferente davanti alla privazione per sempre delle sue vie d’acqua. Leggi tutto…

AL PASSATO SI TORNA DA LONTANO di Claudio Panzavolta: incontro con l’autore

“Al passato si torna da lontano. Una storia italiana” di Claudio Panzavolta (Rizzoli): incontro con l’autore e un brano estratto dal romanzo

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Claudio Panzavolta è nato a Faenza nel 1982. Dopo essersi laureato in Storia, ha studiato Sceneggiatura cinematografica e televisiva. Vive a Venezia, dove lavora come editor per la casa editrice Marsilio. Insegna al Master in Editoria dell’Università degli Studi di Verona. Nel 2014 ha pubblicato il romanzo L’ultima estate al Bagno Delfino.

Per Rizzoli ha appena pubblicato il romanzo Al passato si torna da lontano. Abbiamo chiesto all’autore di parlarcene…

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«Nel 2014 mio nonno materno era morto da nove anni», ha detto Claudio Panzavolta a Letteratitudine, «e spesso pensavo al fatto che ormai, quando rievocavo episodi di scene vissute insieme a lui, non ricordavo il suono delle sue parole, non riuscivo più a materializzare la sua voce nella mia mente. Fu per questo che proposi a mia nonna materna di raccontarmi in una serie di interviste la sua vita di ragazza in un paesino della Romagna tra gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso.
All’inizio c’è stata solo questa esigenza: trattenere la voce di mia nonna su un supporto che mi permettesse di riascoltarla nel momento in cui lei non ci sarebbe stata più. Durante quelle lunghe conversazioni a distanza (io a Milano e poi a Venezia, lei a Faenza), ore e ore di registrazioni, mi resi presto conto – con sorpresa – che il suo passato era disseminato di aneddoti e episodi dai quali sarebbero potute scaturire storie, e insieme alle storie materializzarsi un intero universo narrativo al quale attingere. Leggi tutto…

STORIE PER GENITORI APPENA NATI di Simone Tempia (intervista)

“Storie per genitori appena nati” di Simone Tempia (Rizzoli Lizard)

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di Eliana Camaioni

Viene ad aprirmi col suo sorriso baffuto.

“Benvenuta, accomodati”, e fa un inchino sornione che sembra una citazione, con l’eleganza d’altri tempi che gli è propria. Fa strada attraversando il salone e lungo un corridoio, fino al luogo che ci ospiterà per un’oretta buona, in una giornata grigia e insolitamente calda di questo strano novembre duemilaventi.
Confesso che ho una certa emozione: Simone ha scelto lo studio di casa sua come luogo per la nostra intervista, e mentre mi siedo sulla poltroncina di vimini accanto alla scrivania col computer, e Simone prende posto di fronte a me in una sedia alcova di design – un uovo bianco di policarbonato girevole, con gli interni di velluto bordeaux – mi batte il cuore al pensiero di trovarmi nel luogo che ha visto nascere Sir e Lloyd, il maggiordomo e il padrone più famosi dei social, che hanno consacrato al grande pubblico l’arte eclettica di Simone Tempia. Che oggi in libreria, con “Storie per genitori appena nati” (Rizzoli Lizard) inaugura una nuova avventura e si mette coraggiosamente alla prova, innovando con uno stile ormai tutto suo un genere antico, quello dei racconti e delle favole. O piuttosto costruisce un romanzo fatto di stanze di racconti, che si alternano con uno stile a staffetta; complessi e decorati come quei cioccolatini di alta pasticceria, dai mille sapori e lo speziato che non ti aspetti, da sciogliere in bocca lentamente accanto a un camino e un buon whiskey d’annata. Leggi tutto…

INTERVISTA A DACIA MARAINI: su “Trio” (Rizzoli) e “Il Teatro sull’Acqua 2020”

INTERVISTA A DACIA MARAINI: sul suo nuovo romanzo “Trio” (Rizzoli) e sulla nuova edizione de “Il Teatro sull’Acqua”

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di Massimo Maugeri

Dal 9 al 13 settembre 2020, ad Arona, si svolgerà la decima edizione de “Il Teatro sull’acqua“, bellissima manifestazione incentrata sul teatro diretta artisticamente da Dacia Maraini (la quale – di recente – ha pubblicato con Rizzoli un nuovo romanzo, intitolato “Trio”).

Ho avuto il piacere di discuterne con Dacia…

image– Cara Dacia, “Il Teatro sull’acqua” compie 10 anni. Come si è evoluta la manifestazione nel corso di questo decennio?
Il festival del teatro sull’acqua sta crescendo. Per merito soprattutto degli organizzatori fra cui metto per primi Luca Petruzzelli, Vanessa Travenzollo e Anna Maria Riva. Ma devo dire che c’è un lavoro di gruppo molto simpatico e costruttivo, con la partecipazione dei ragazzi delle scuole, dei cittadini di Arona e anche dell’amministrazione con a capo il sindaco Alberto Gusmeroli.

– Quali saranno gli elementi caratterizzanti di questa decima edizione?
Ci saranno molte iniziative: teatro di strada, teatro nelle ville, teatro all’aperto sulla Rocca, teatro sull’acqua. Certo, avremo meno spazio per il pubblico seguendo le indicazioni precauzionali, e per questo alcuni spettacoli verranno ripetuti due volte. Ma credo che sia un atto di coraggio affrontare gli allarmi con saggezza e attenzione, senza rinunciare alla manifestazione.

– Tra le altre cose si svolgerà una nuova produzione teatrale sull’acqua tratta da un tuo racconto. Si intitola “Un tagliatore di teste sul Lago Maggiore” e vedrà come protagonista Mariano Rigillo. Ti andrebbe di parlarcene? Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 20 al 26 luglio 2020 – questa settimana segnaliamo “Trio” di Dacia Maraini (Rizzoli)

I primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 20 al 26 luglio 2020

Questa settimana segnaliamo: “Trio” di Dacia Maraini (Rizzoli), al 20° posto in classifica generale

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“Riccardino” di Andrea Camilleri (Sellerio), ancora al 1° posto in classifica generale. Lo speciale di LetteratitudineNews dedicato all’uscita di “Riccardino” è disponibile qui

In seconda posizione: “Il colibrì” di Sandro Veronesi (La nave di Teseo), romanzo vincitore dell’edizione 2020 del Premio Strega.

In terza posizione: “Riccardino. Seguito dalla prima stesura del 2005. Ediz. speciale” di Andrea Camilleri (Sellerio).

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La scheda del libro: “Trio” di Dacia Maraini (Rizzoli)

Sicilia, 1743. Il loro legame viene da lontano, e ha radici profonde. È nato quando, ancora bambine, Agata e Annuzza hanno imparato l’arte tutta femminile del ricamo sotto lo sguardo severo di suor Mendola; è cresciuto nutrendosi delle avventure del Cid e Ximena, lette insieme in giardino, ad alta voce, in bocca il sapore dolce di una gremolata alla fragola; ha resistito alle capriole del destino, che hanno fatto di Agata la sposa di Girolamo e di Annuzza una giovane donna ancora libera dalle soggezioni e dalle gioie del matrimonio. Ora, mentre un’epidemia di peste sta decimando la popolazione di Messina, le due amiche coltivano a distanza il loro rapporto in punta di penna, perché la paura del contagio le ha allontanate dalla città ma non ha spento la voglia di far parte l’una della vita dell’altra. E anche se è lo stesso uomo ad accendere i loro desideri, e il cuore scalpita per imporre le proprie ragioni, Agata e Annuzza sapranno difendere dalla gelosia e dalle convenzioni del mondo la loro amicizia, che racconta meglio di qualunque altro sentimento le donne che hanno scelto di essere.Il ritorno di Dacia Maraini alla narrazione storica dopo La lunga vita di Marianna Ucrìa, uno dei suoi libri più amati, è un romanzo intenso e delicato, pervaso dai colori e dagli odori della sua Sicilia, che attraverso il filtro di un passato mai così vicino parla di ognuno di noi, e di cosa può salvarci quando fuori tutto crolla.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Riccardino Andrea Camilleri Sellerio Editore Palermo 15,00
2 Il colibrì Sandro Veronesi La nave di Teseo 20,00
3 Riccardino. Seguito dalla prima stesura del 2005. Ediz. speciale Andrea Camilleri Sellerio Editore Palermo 20,00
4 L’enigma della camera 622 Joël Dicker La nave di Teseo 22,00
5 Cambiare l’acqua ai fiori Valérie Perrin E/O 18,00
6 Come un respiro Ferzan Ozpetek Mondadori 17,00
7 La misura del tempo Gianrico Carofiglio Einaudi 18,00
8 I leoni di Sicilia. La saga dei Florio Stefania Auci Nord 18,00
9 La magia del ritorno Nicholas Sparks Sperling & Kupfer 19,90
10 Le storie del mistero Lyon Gamer Magazzini Salani 15,90

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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CLASSIFICA: dal 18 al 24 maggio 2020 – questa settimana segnaliamo “Una lettera per Sara” di Maurizio de Giovanni (Rizzoli

I primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 18 al 24 maggio 2020

Questa settimana segnaliamo: “Una lettera per Sara” di Maurizio de Giovanni (Rizzoli), al 1° posto in classifica generale

Ascolta la puntata radiofonica di Letteratitudine dedicata a “Una lettera per Sara”: Maurizio de Giovanni in conversazione con Massimo Maugeri (per l’ascolto diretto, clicca qui)

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[poiché non tutte le librerie hanno riaperto al pubblico dal 14 aprile, le classifiche si basano sui dati di un numero ridotto di punti vendita]

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La scheda del libro: “Una lettera per Sara” di Maurizio de Giovanni (Rizzoli)

Mentre una timida primavera si affaccia sulla città, i fantasmi del passato tornano a regolare conti rimasti in sospeso, come colpi di coda di un inverno ostinato. Che aprile sia il più crudele dei mesi, l’ispettore Davide Pardo, a cui non ne va bene una, lo scopre una mattina al bancone del solito bar, trovandosi davanti il vicecommissario Angelo Fusco. Afflitto e fiaccato nel fisico, il vecchio superiore di Davide assomiglia proprio a uno spettro. È riapparso dall’ombra di giorni lontani perché vuole un favore. Antonino Lombardo, un detenuto che sta morendo, ha chiesto di incontrarlo e lui deve ottenere un colloquio. La procedura non è per niente ortodossa, il rito del caffè delle undici è andato in malora: così ci sono tutti gli estremi per tergiversare. E infatti Pardo esita. Esita, sbaglia, e succede un disastro. Per riparare al danno, il poliziotto si rivolge a Sara Morozzi, la donna invisibile che legge le labbra e interpreta il linguaggio del corpo, ex agente della più segreta unità dei Servizi. Dopo tanta sofferenza, nella vita di Sara è arrivata una stagione serena, ora che Viola, la compagna del figlio morto, le ha regalato un nipotino. Il nome di Lombardo, però, è il soffio di un vento gelido che colpisce a tradimento nel tepore di aprile, e lascia affiorare ricordi che sarebbe meglio dimenticare.
In un viaggio a ritroso nel tempo, Maurizio de Giovanni dipana il filo dell’indagine più pericolosa, quella che scivola nei territori insidiosi della memoria collettiva e criminale di un intero Paese, per sciogliere il mistero di chi crediamo d’essere, e scoprire chi siamo davvero.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Una lettera per Sara Maurizio De Giovanni Rizzoli 19,00
2 Ballata dell’usignolo e del serpente. Hunger Games Suzanne Collins Mondadori 22,00 *
3 Sfida il Signor S con Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te Me contro Te Mondadori Electa 16,90
4 Le storie del mistero Lyon Gamer Magazzini Salani 15,90
5 A proposito di niente Woody Allen La nave di Teseo 22,00
6 Come un respiro Ferzan Ozpetek Mondadori 17,00
7 Se scorre il sangue Stephen King Sperling & Kupfer 21,90
8 Cambiare l’acqua ai fiori Valérie Perrin E/O 18,00
9 Oriente e Occidente. Massa e individuo Federico Rampini Einaudi 17,00
10 I leoni di Sicilia. La saga dei Florio Stefania Auci Nord 18,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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Le nuove opere di OCEAN VUONG e GIOVANNA CRISTINA VIVINETTO

Brevemente risplendiamo sulla terra - Ocean Vuong - copertinaDove non siamo stati - Giovanna Cristina Vivinetto - copertina“Brevemente risplendiamo sulla terra” di Ocean Vuong (La nave di Teseo – traduz. di Claudia Durastanti)

“Dove non siamo stati” di Giovanna Cristina Vivinetto (BUR Biblioteca Univ. Rizzoli)

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L’ode alle nonne nella poesia di Ocean Vuong e di Giovanna Cristina Vivinetto

di Daniela Sessa

Lan e Lilluzza sono due formidabili figure femminili. Attraversano, spaccano, sconquassano, ordinano le vite e le parole dei loro nipoti: due poeti, Ocean Vuong e Giovanna Cristina Vivinetto. Due poeti con il dono di fare della poesia liturgia della materia. Vuong con “Brevemente risplendiamo sulla terra” (nella nitida e preziosa traduzione di Claudia Durastanti) e Vivinetto con “Dove non siamo stati” scrivono un romanzo familiare in cui la parola, incerta tra rigo e verso, si inarca e si inabissa alla ricerca di un limite in cui sconfinare. Quel limite è la memoria, che ognuno di loro, servendosi di una materia lessicale diversa (ariosa Vivinetto, densa Vuong) incarna nella storia delle loro formidabili nonne. Come la fossa di Aristotele che per accidente svela un tesoro, accade che i due libri per un insospettabile accidente raccontino la morte di due nonne e che le loro parole pietose e dolorose facciano dell’accidente sostanza narrata di questi tristi interminabili giorni. “Brevemente splendiamo sulla terra” e “Dove non siamo stati” incastonano Lan e Lilluzza al centro del racconto di una rinascita: Vivinetto continua la storia della scorzatura della sua identità per avere “la possibilità di accadere ancora”, Vuong si costituisce come preda per “risplendere su questa terra”. In ogni caso occorre sprofondare dentro un ventre. Vuong e Vivinetto scelgono quello delle nonne materne. Leggi tutto…

DAN BROWN e “La Sinfonia degli animali” (a settembre, tra scrittura e musica)

DAN BROWN “LA SINFONIA DEGLI ANIMALI” (RIZZOLI) A SETTEMBRE IN CONTEMPORANEA MONDIALE

Il primo settembre 2020 uscirà in contemporanea mondiale – in Italia per Rizzoli – La Sinfonia degli animali (Wild Symphony), il primo libro illustrato per bambini di Dan Brown, autore di testi e musica Leggi tutto…

PREMIO SCERBANENCO 2019: vince Piergiorgio Pulixi

Con il romanzo L’isola delle anime edito da Rizzoli, Piergiorgio Pulixi vince l’edizione 2019 del Premio Scerbanenco

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La Giuria Letteraria del Premio Giorgio Scerbanenco, composta da Cecilia Scerbanenco (Presidente), Maurizio Ascari, Alessandra Calanchi, Valerio Calzolaio, Luca Crovi, Loredana Lipperini, Sergio Pent, Ranieri Polese, Alessandra Tedesco, Sebastiano Triulzi e John Vignola assegna a maggioranza il Premio Giorgio Scerbanenco 2019 al romanzo

L’isola delle anime
di Piergiorgio Pulixi, edito da Rizzoli

con la seguente motivazione: Leggi tutto…

UNA VOLTA È ABBASTANZA di Giulia Ciarapica (recensione)

UNA VOLTA È ABBASTANZA di Giulia Ciarapica (Rizzoli)

Un esordio letterario che ci apre le porte di una comunità della provincia profonda nell’entroterra marchigiano

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di Francesca G. Marone

Giulia Ciarapica, brillante blogger di libri e firma de “Il Foglio” e il “Messaggero” pubblica con Rizzoli il suo primo romanzo Una volta è abbastanza, che è anche il primo volume di una trilogia. Una lettura assolutamente piacevole, una saga familiare ambientata nella terra d’origine della scrittrice, le Marche, in particolare a Casette d’Ete. La storia si dipana lungo un arco temporale che va dal ’45 fino agli anni Settanta, restituendo uno sguardo d’insieme sull’epoca e il sapore dei luoghi e della vita quotidiana degli abitanti. Tutto è narrato attraverso le emozioni di due sorelle, due figure femminili molto forti e differenti per indole: Annetta indomita e sfrontata e Giuliana apparentemente più fragile e remissiva, in una triangolazione amorosa verso Valentino, sciupafemmine conquistatore, con un fascino da piccolo seduttore che mette le due sorelle, per molto tempo, una contro l’altra. Leggi tutto…

UNA FAVOLOSA ESTATE DI MORTE di Piera Carlomagno

UNA FAVOLOSA ESTATE DI MORTE di Piera Carlomagno (Rizzoli): incontro con l’autrice

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Piera Carlomagno è giornalista professionista e scrive su «Il Mattino» di Napoli. Grazie ai precedenti romanzi con protagonisti il commissario Baricco e Annaluce Savino, “Le notti della macumba” (2012),  “L’anello debole” (2014), ha vinto numerosi premi. È presidente dell’associazione noir «Porto delle nebbie», che cura la sezione «Largo al giallo» del Festival Salerno Letteratura. È laureata in lingua e letteratura cinese e ha tradotto un’opera teatrale dello scrittore Premio Nobel Gao Xingjian. Abbiamo già incontrato l’autrice in occasione dell’uscita di “Intrigo a Ischia”.

Abbiamo nuovamente incontrato Piera Carlomagno e le abbiamo chiesto di parlarci di questo suo nuovo romanzo, edito da Rizzoli, intitolatoUna favolosa estate di morte

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«Il Sud, le donne del Sud, la ribellione alla prevaricazione e all’ignoranza, i semi del cambiamento in una società che sembra restare immobile, una terra bellissima e dura, che si mostra per passione e si nasconde per diffidenza. La trama gialla mi serve a raccontare tutto questo», ha detto Piera Carlomagno a Letteratitudine, «ma i due cadaveri orribilmente avvinghiati, trovati in un inghiottitoio dei calanchi di Pisticci, durante l’allestimento di uno spettacolo teatrale per Matera 2019, sono il punto di partenza di una storia che ho voluto ricca di simboli. Leggi tutto…

L’ATTIMO PRIMA di Francesco Musolino

L’ATTIMO PRIMA di Francesco Musolino (Rizzoli): intervista all’autore

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di Massimo Maugeri

Conosco Francesco Musolino da tanti anni. Ho seguito il suo percorso di crescita nell’ambito del giornalismo culturale, ho condiviso il suo dolore per la perdita prematura del padre, l’ho incoraggiato per le sue battaglie contro il mal di testa cronico, mi sono complimentato con lui per la genesi del progetto @StoLeggendo su Twitter e ho sostenuto il suo desiderio di “farcela” senza perdere il contatto territoriale con i luoghi di origine.
Sapevo anche che stava lavorando a un romanzo e sapevo che dentro questo romanzo avrebbe messo molto di sè. E adesso che il libro ha visto la luce sono davvero felice di potermi ulteriormente congratulare con lui, condividendo la sua gioia. Si intitola “L’attimo prima“, lo pubblica Rizzoli e parte da una domanda: cosa succede quando la vita che hai sempre sognato svanisce l’attimo prima di diventare realtà?
A pag. 87 leggiamo: “L’attimo prima che tutto andasse come previsto si è inceppato un meccanismo perfetto. Un urlo, un tonfo. E siamo scivolati, rimasugli di cibo dentro il lavandino. Tutto cambia in un momento. Tutto era già cambiato in un lampo senza lasciarci il tempo di capire dove avevamo sbagliato“.
L’attimo prima solca la vita di Lorenzo, protagonista e voce narrante del romanzo. È un giovane messinese di venticinque anni, figlio di ristoratori; lavora in un’agenzia di viaggio ed è molto legato alla sorella Elena che avrà un ruolo chiave nel processo di crescita del giovane. Leggi tutto…

PIER PAOLO GIANNUBILO racconta IL RISOLUTORE

PIER PAOLO GIANNUBILO racconta il suo romanzo IL RISOLUTORE (Rizzoli)

Libro candidato all’edizione 2019 del Premio Strega

 

di Pier Paolo Giannubilo

La storia di Gian Ruggero Manzoni di San Lorenzo, frazione di Lugo, non sono stato io a cercarla. Un bel giorno si è messa in movimento dalla Bassa Romagna ed è venuta a stanarmi nel mio isolato Molise chiedendomi udienza senza alcun preavviso.
L’aspetto curioso della faccenda è che la stessa cosa mi era già successa anni addietro, quando per una bislacca serpentina del Caso aveva bussato alla mia porta un’altra vicenda reale all’insegna dell’assurdo: l’odissea di Manuele Sertorio – il “bambino-puntaspilli” di Ortona a Mare sopravvissuto miracolosamente negli anni Trenta alle orripilanti pratiche di stregoneria di cui lo avevano fatto oggetto i familiari – che sarebbe poi diventata Corpi estranei, il mio primo romanzo.
Per la seconda volta, mi ritrovavo ad avere accesso, e senza aver preso alcuna iniziativa, ai segreti sconcertanti di un perfetto estraneo la cui vita pareva una sceneggiatura scritta da un pazzo.

Era iniziato tutto così.  Avevo conosciuto Manzoni a un suo reading di poesia nella mia città. Lo accompagnava la sua morosa di allora, madre di sua figlia: Ester, giovane e bellissima ereditiera con trascorsi da pornoattrice suo malgrado, con la quale si era fidanzato quando era il suo professore all’Accademia d’Arte di Urbino, scandalizzando l’ateneo marchigiano già scosso dalle dicerie sulle sue presunte attività di mercenario in ex Jugoslavia. Leggi tutto…

RAFFAELLA ROMAGNOLO racconta DESTINO

RAFFAELLA ROMAGNOLO racconta il suo romanzo DESTINO (Rizzoli)

Libro proposto all’edizione 2019 del Premio Strega

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di Raffaella Romagnolo

Quando lessi Canale Mussolini di Pennacchi, mi colpì la sicurezza con cui l’autore sbatte in faccia al lettore: “questo è il libro per cui sono venuto al mondo”. Che azzardo, pensai, che esagerazione. Lo scrittore è uno come tutti gli altri: che ne sa di cosa gli riserva il futuro? Altre storie lo trascineranno fuori dal torpore e lo obbligheranno a sacrificare pomeriggi di sole, serate con gli amici, notti, albe. E anche i prossimi saranno libri a cui si sentirà chiamato, no?
Poi ho scritto Destino, e ho cominciato a capire. Perchè anche Destino, come Pennacchi dice di Canale Mussolini, è un libro che parla della mia gente. Con una differenza fondamentale: la mia gente non è la mia gente, le mie radici non sono qui. Non una differenza da poco. Leggi tutto…

GENOVA È MIA MOGLIE di Patrizia Traverso e Stefano Tettamanti

Copertina di: GENOVA È MIA MOGLIE

“Genova è mia moglie. La città di Fabrizio De André” di Patrizia Traverso e Stefano Tettamanti (Rizzoli, Ediz. illustrata – prefazione di Dori Ghezzi)

di Tea Ranno

La prima volta che vidi Genova avevo quattro anni. Vi giunsi dopo un viaggio di tre giorni a bordo di una Fiat 850 che dalla Sicilia arrancò su per il Continente senza dolersi del carico di cinque persone (nonna inclusa) che avrebbe dovuto affaticarla; era d’un grigio quasi nero e odorava di nuovo. La graziammo di una prima sosta a Maratea e di una seconda a Roma – comprensiva di una visita allo zoo dove una leonessa, intenta ad allattare un cucciolo, ci guardò col fastidio di chi vede violata la propria intimità.
Genova ci accolse con la parlata streusa di zia Angelina, una fotocopia della nonna con dieci anni di meno e gli occhi azzurri che, al vederci, cominciò a sparare parole al ritmo di una mitraglia e intanto gesticolava e intanto rideva e intanto scherzava e intanto indicava una strada, un palazzo, e intanto mi sorrideva e intanto mi carezzava i capelli e intanto io la guardavo e non la capivo: niente capivo di ciò che stava dicendo, niente di niente. Ma come parlava? Dovetti sembrare prossima al pianto se la nonna: «Zittiti ’n mumentu» le disse, «c’a ’bbarrulisci!». Zittirsi lei? Ma quando mai! Sorrise e riprese a parlare, stavolta in italiano però, e quello che disse l’ho dimenticato. Leggi tutto…

I PESCI DEVONO NUOTARE all’Artemision (Paolo Di Stefano e il suo nuovo romanzo)

I pesci devono nuotareAppuntamento con il nuovo romanzo di Paolo Di Stefano I PESCI DEVONO NUOTARE (Rizzoli) – Siracusa, 22 luglio, h. 19, nell’ambito della rassegna “Je suis au jardin” Romanzi all’Artemision

Si terrà il 22 luglio a Siracusa, nell’incantevole cornice dell’Artemision (ove giacciono i resti dell’antico tempio di Artemide), la presentazione dell’ultimo libro di Paolo Di Stefano, “I pesci devono nuotare“, Rizzoli editore.
La conversazione, che sarà guidata da Simona Lo Iacono, si incentrerà sul piccolo protagonista del romanzo, Selim, un ragazzo egiziano che decide di lasciare il suo paesino, afflitto da miseria e privazioni, per approdare in Sicilia attraverso un viaggio fortunoso e pericoloso.
La narrazione, che ha quindi al centro il doloroso dramma degli sbarchi, sarà un’occasione attualissima per riflettere sulle storie che gli immigrati portano con sé, come un difficile e sempre immanente fardello che li segue anche nel viaggio.
Ma si tratterà anche di una occasione per ascoltare dal vivo le testimonianze di coloro che vivono ogni giorno sulla propria pelle questa esperienza.
Simona Lo Iacono sarà quindi accostata da Elena Flavia Castagnino (vice presidente della UWE, University Women of Europe) e dai ragazzi dei centri di accoglienza di Siracusa, cui il Centro Provinciale Istruzioni Adulti di Siracusa (C.P.I.A), con l’ausilio del regista Michele Dell’Utri, sta dando una opportunità di inserimento attraverso il teatro e l’esperienza artistica. Leggi tutto…

PREMIO STREGA 2016: vince EDOARDO ALBINATI con “La scuola cattolica” (Rizzoli)

È EDOARDO ALBINATI IL VINCITORE DEL LXX PREMIO STREGA

Edoardo Albinati vince Il Premio Strega

Ascolta la voce di EDOARDO ALBINATI nel programma radiofonico LETTERATITUDINE IN FM

Roma, 8 luglio 2016. Nella nuova cornice dell’Auditorium Parco della Musica è stato proclamato il vincitore del settantesimo Premio Strega. Al termine dello scrutinio dei 395 voti espressi (pari all’85,86% degli aventi diritto al voto; 319 voti online e 76 cartacei) il Presidente di seggio Nicola Lagioia, vincitore del Premio Strega 2015, e Tullio De Mauro, presidente della Fondazione Bellonci, hanno proclamato vincitore:

La scuola cattolica (Rizzoli) di Edoardo Albinati, con voti 143

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L’autore ha ricevuto da Giuseppe D’Avino, amministratore delegato di Strega Alberti Benevento, il premio di 5.000 euro e la classica bottiglia formato magnum di Liquore Strega. Gli altri libri finalisti hanno totalizzato i seguenti voti:

L’uomo del futuro (Mondadori) di Eraldo Affinati, voti 92

Se avessero (Garzanti) di Vittorio Sermonti, voti 89

Il cinghiale che uccise Liberty Valance (minimum fax) di Giordano Meacci, voti 46

La femmina nuda (La nave di Teseo) di Elena Stancanelli, voti 25 Leggi tutto…

EMANUELA E. ABBADESSA racconta FIAMMETTA

EMANUELA E. ABBADESSA racconta il suo romanzo FIAMMETTA (Rizzoli)

Emanuela E. Abbadessadi Emanuela E. Abbadessa

Fiammetta ed io ci incontrammo molti anni fa in una stanza polverosa, piena di carte e di buone cose di pessimo gusto, per dirla con Gozzano.
Ma a quel tempo Fiammetta Renzi si chiamava ancora Giselda Fojanesi. Mi si presentò con alcuni versi sotto i pentagrammi di una lirica da camera di poco valore, proprio una bagatella. A me piaceva solo il suo nome e pensai di conoscerla meglio. Era una maestra venuta da Firenze: aveva un fuoco dentro, un marito insopportabile come Mario Rapisardi e un amante taccagno (anche di sentimenti) come Giovanni Verga. Io, che in certe questioni di corna non volevo mettere becco, le feci un saluto cortese e la abbandonai quasi subito.
Ma, sapete come succede? Capita che a volte il ricordo di quanti accostano il nostro passo torni pressante. E Giselda, “pizzuta” come solo lei sapeva essere, venne ancora e ripetutamente a bussare alla mia porta chiedendomi di raccontare la sua storia.
Ora, ammettiamolo, di narrare un’ennesima questione di corna a me non importava e, peggio, a chi mai sarebbe potuto interessare? Per un po’ quindi la tenni sulla corda ma alla fine dovetti cedere perché quando Giselda si mette in testa una cosa è dura dirle di no.
Così feci un patto: spostai avanti nel tempo la sua vicenda; la resi orfana perché mi piaceva saperla sola e autonoma nelle scelte; le misi una ciocca rossa tra i capelli; le diedi un nome da musa stilnovista e la feci innamorare di un poeta, Mario Valastro appunto, che col vero Mario Rapisardi aveva ben poco in comune. Ma anche sull’amante giocai non poco, modellando l’autore dei Malavoglia piuttosto che su Verga, sul seduttore eterno, Don Giovanni, cui accostai i tratti brillanti e perfidi del nipote delle sorelle Materassi. Loro poi, insieme alle favolose Anastasia e Genoveffa, mi servirono per dare a Valastro una famiglia tutta al femminile, matriarcale e opprimente. Leggi tutto…

MIO PADRE IN UNA SCATOLA DA SCARPE di Giulio Cavalli (recensione)

MIO PADRE IN UNA SCATOLA DA SCARPE di Giulio Cavalli (Rizzoli)

Le prime pagine del libro sono disponibili qui

di Eliana Camaioni

È una storia di famiglie, “Mio padre in una scatola da scarpe” (Giulio Cavalli, Rizzoli ed.): quella di Michele e del Nonno, composta da ‘brave persone, che lavorano e tacciono’, e quella dei Torre, simile ad ‘una marchiatura a fuoco sull’orecchio o una targhetta pinzata in mezzo alle palle come un toro’, capace di ‘allargare le regole finché non ti entrano perfettamente’. Sono le regole non scritte del paesino di Mondragone, dell’entroterra napoletano: appartenenze suggellate da battesimi di sangue e persiane chiuse, omertose e vigliacche; baci in piazza che timbrano come bestiame, e gonne da processione paesana –gonne debutto, per donne da marito, e gonne gabella, assenzi taciti di sottomissione ai boss.
‘Non guardare e non sentire è il modo più maturo e responsabile per difendere la tua famiglia e i figli che vorrai’, questa la ricetta per sopravvivere a Mondragone, paese di poche anime e tanti segreti, dal lessico silenzioso dell’abito buono esibito alla messa domenicale, di una scollatura che ti rende donna e di morti sparati, ‘morti interrotti’, guardie e ladri, corriere e corrieri.
Un affresco collettivo, nitido e tridimensionale per l’uso intenso che Giulio Cavalli fa di similitudini e metafore; ci sono caffè all’alba e turni di notte, cervelli che schizzano e mogli che aspettano, odore di salsa ed esalazioni di vino, amici che muoiono e carabinieri che archiviano.
E poi ci sono gli occhi, di chi tutto guarda e nulla vede, occhi che piangono e occhi che seccano, occhi che urlano parole non pronunciate, e picchiano più delle bastonate; occhi di bue da regista, che Giulio Cavalli stringe su ciascun capitolo, con una focalizzazione disincarnata e variabile, raccontando quarant’anni e quattro generazioni di una terra ‘così omertosa e schiava’ di cui il Nonno, agli occhi del nipote Michele, sembra essere il ‘certificato’. Michele e la famiglia coraggiosa che farà con Rosalba, secondo i dettami delle ‘brave persone’: perché ‘c’è tanta bellezza e tanto coraggio a crescere una famiglia con dignità’, lo stesso coraggio necessario ‘a rinunciare, anche ai principi se serve’. Un mos maiorum che si tramanda di Nonno in nipote, una rabbia sorda impossibile da accettare per Michele se non quando sarà nonno a sua volta, perché a Mondragone ‘la vita è molto più semplice di come la pensi: basta non fare la rivoluzione tutte le mattine’, basta sposare una donna onesta ed accontentarsi di un onesto lavoro, dribblando le ingiustizie, stando fuori dagli affari dei potenti. Leggi tutto…

IL FIGLIO MASCHIO di Giuseppina Torregrossa (recensione)

Il figlio maschioIL FIGLIO MASCHIO di Giuseppina Torregrossa (Rizzoli)

Un estratto del libro è disponibile qui

di Giovanni Parlato

La vita continua, tutti i giorni. La libreria Cavallotto di Catania apre la mattina per chiudere la sera. Clienti nuovi e abitudinari fanno il loro ingresso, gente che esce con un libro da portare a casa: vendere libri, ecco cosa fanno Adalgisa e le figlie. Dietro questa giornata, c’è una storia raccontata da Giuseppina Torregrossa nel suo ultimo libro “Il figlio maschio” pubblicato da Rizzoli. Dopo la lettura del libro, entrare in libreria non sarà più come prima, non si potrà più guardare soltanto con gli occhi del presente, ma anche con gli occhi del passato.
Possiamo facilmente immaginare Adalgisa e le figlie che raccontano a Giuseppina Torregrossa la storia di famiglia, una carrellata di ricordi dove la scrittrice intuisce che c’è materia per il suo lavoro. Da una parte le persone e i fatti di per sé carichi di sogni e coraggio, dall’altra i personaggi del libro che conservano i nomi della storia: i fatti sono quelli, veri, cui Giuseppina Torregrossa tesse la sua tela immaginando e fantasticando, passando dal piano della verità del racconto orale alla verosimiglianza della parola scritta. Un’operazione che si regge, come un palazzo sulle sue fondamenta, su un linguaggio compenetrato d’italiano e siciliano perché come ha spiegato la stessa autrice “il siciliano è la lingua del cuore, l’italiano la lingua della ragione”.
I capitoli portano tutti il nome di uno o più personaggi. Appare quasi un omaggio al teatro, un’apparizione scenica dove sul palco arrivano di volta in volta, loro, i personaggi del romanzo raccontando se stessi e Giuseppina Torregrossa li ascolta donandoli al lettore in terza persona. Un distacco necessario per mantenere la coralità del libro e, soprattutto, per comunicare i sentimenti di cui vive ogni pagina.
Concetta Russo è il primo forte personaggio che incontriamo. Dalla sua unione col marito don Turiddu Ciuni nascono dodici figli. Siamo a Sommatino nel 1924. Il figlio prediletto è Filippo su cui cade il destino della famiglia. Il padre vuole che sia Filippo a guidare il feudo di Testasecca, a curare la terra e i suoi frutti. La moglie Concetta ha mandato a scuola tutti i figli, maschi e femmine, nessuno escluso. Il percorso si deve ora concludere e Filippo non è uomo in grado di raccogliere l’eredità del padre. Si chiude, definitivamente, l’era del verismo narrato da Verga, del possesso della roba. I tempi sono cambiati e Concetta lo ha capito a differenza della caparbia ostinazione dello sposo che ama. È giunto il tempo di passare dalla zappa ai libri, dalla terra alla cultura. Perché le donne e i libri, in questo romanzo, vanno di pari passo. La madre, la figlia, la moglie, la vedova non sono soltanto avvolte dalla sensualità della carne, ma anche dalla sensualità della parola e i libri diventano il contenitore naturale. Il figlio maschio, Filippo in questo caso, è il risultato di questa gestazione che solo le donne potevano compiere. Filippo apre una bancarella di libri in piazza Bologni a Palermo, affitta un mezzanino nel principesco palazzo Alliata, apre poi una libreria davanti al Teatro Massimo. Con lui, la sorella Concettina appassionata anche lei di libri. Filippo sposa la bella contessa Luisa Sarcinelli con il conseguente arretramento di Concettina. Filippo Ciuni, è storia vera, diventa anche un editore che, nonostante abbia aderito all’ideologia fascista, pubblicherà Benedetto Croce. Morirà, infine, in montagna con i partigiani. Leggi tutto…

CODICE SCORSESE di Sergio Fanucci (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo CODICE SCORSESE di Sergio Fanucci (Rizzoli)

I

New York, undici anni dopo

L’aria che si respirava al 3280 di Broadway, sede della Manhattan
North Homicide Squad, quando un probabile assassino usciva
su cauzione era sempre la stessa: un forte senso di scoramento
misto a una rassegnazione fin troppo nota. Tutti i poliziotti erano
di pessimo umore. Si salutavano a malapena, non si attardavano
davanti alla macchina del caffè e cercavano qualsiasi scusa
per uscire a fare qualche commissione. Anche il comandante del
distretto, l’assistente capo Hoffman, aveva chiuso la porta del
suo ufficio e tirato le tendine: un segnale molto chiaro per dire
che non voleva essere disturbato se non per situazioni di assoluta
emergenza.
Quando il detective Peter Makarov fece il suo ingresso negli
uffici della Omicidi, sentì immediatamente che qualcosa non
andava. Aveva trascorso l’ultima settimana di ferie a Chicago e
si rese conto che tutto il riposo accumulato era stato vanificato
in un attimo. Cercò di capire cosa stava succedendo ma nessuno
gli rivolse la parola. Nulla di nuovo: Peter Makarov era da
sempre considerato un solitario. Di origine russa e famiglia povera,
era giunto a New York all’età di otto anni ed era cresciuto
praticamente per strada, a Brighton Beach. Appena tredicenne
aveva perso il fratello durante una rapina finita male. Si
era sentito in colpa per quattro anni, finché aveva pensato che
la migliore soluzione era farsi assumere in polizia, nonostante il
parere contrario del padre. Con sua sorpresa era stato scelto e
da quel momento aveva indossato la divisa senza un solo istante
di ripensamento. Sua madre, parecchio tempo prima, sul letto
dell’ospedale gli aveva sussurrato in un orecchio: «Hai fatto
la scelta giusta, Pjotr. Non come la nostra famiglia». Gli aveva
stretto le dita e fatto l’occhiolino. A Peter era sembrato che sorridesse,
come se si fosse concessa un gesto d’affetto lontano dagli
occhi del marito, un uomo gelido e tutto d’un pezzo. Ivan,
suo fratello, aveva seguito invece le orme del padre e cominciato
fin da piccolo a frequentare la banda del cugino Andrej
il Rosso, di cinque anni più grande di lui. Peter si era sempre
chiesto che fine avesse fatto… Leggi tutto…

GIORGIO GLAVIANO racconta SBIRRITUDINE

GIORGIO GLAVIANO racconta il suo romanzo SBIRRITUDINE (Rizzoli). Un estratto del libro è disponibile qui

di Giorgio Glaviano

“Sbirritudine” nasce dallo strano incontro di uno sceneggiatore con un poliziotto. Difficile dire se sia stato il caso o la necessità. Ma come nel meraviglioso racconto di Borges, “La casa di Asterione”, in cui il Minotauro attende l’inevitabile arrivo del suo giudice e boia, ora so che è come se avessi sentito i passi del poliziotto avvicinarsi a me nel corso degli anni, sentendone il suono attraverso i centinaia di muri che separavano le nostre vite. Ma forse è il destino comune di tutti i siciliani, che credono di portarsi dentro la Sicilia e invece è la Sicilia che ci porta dentro tutti, dovunque ognuno di noi sia finito. Vittime di una metonimia che si divora indefinitamente come un nastro di Möbius.

SbirritudineQuando io e il poliziotto ci siamo guardati negli occhi la prima volta, ho capito che eravamo molto più simili di quanto fossi disposto ad ammettere. Le cicatrici che gli scarificavano il volto e che si manifestavano in profonde occhiaie, ragnatele di rughe ed espressioni stanche, erano le stesse che come siciliano mi porto dentro, attentamente dissimulate. Poi abbiamo parlato. E ho capito un’altra cosa: la sua storia, era la mia storia, era la storia di tutti i siciliani e di ogni italiano. Per me è stato un dovere scrivere questo romanzo. Il mio piccolo contributo alla sua vita vera fatta di una lotta costante, feroce, rabbiosa, totale e impietosa contro Cosa Nostra. Qualunque cosa fosse diventato, qualunque cosa ne avrebbero pensato gli altri, brutto o bello che fosse, dovevo scriverlo. Era la mia missione. E me l’aveva assegnata lui. Leggi tutto…

GIULIO PERRONE racconta L’ESATTO CONTRARIO

Giulio PerroneGIULIO PERRONE racconta il suo romanzo L’ESATTO CONTRARIO (Rizzoli). Le prime pagine del libro sono disponibili qui 

[martedì 26 maggio, h. 18, il romanzo sarà presentato alla libreria Feltrinelli di Catania: dettagli a fine post]

di Giulio Perrone

Una delle prime regole quando si parla di un romanzo è che si deve riuscire a interessare i lettori senza dire troppo, creare suggestioni e non svelare. Ecco perché per raccontarmi ho deciso di passare attraverso una serie di cose che hanno condizionato il prima e il dopo di questo libro e che per certi versi mi hanno anche sorpreso nel momento in cui è uscito.
Va detto prima di tutto che il mio lavoro (di editore) è di stare dall’altra parte della barricata, quindi scegliere e pubblicare i libri, non scriverli.
Questo ha portato alla prima grande domanda che tutti mi hanno fatto nel momento in cui hanno saputo che stavo scrivendo un romanzo o quando se lo sono trovato in libreria. “Perché?” E la seconda, per me sconvolgente, è spesso stata: “Ma perché non te lo sei pubblicato da solo?”. Leggi tutto…

MONDADORI E RIZZOLI VERSO LA FUSIONE

MONDADORI E RIZZOLI VERSO LA FUSIONE

mondadori-rizzoli

Confermate le voci che, nelle settimane precedenti, evidenziavano un’interesse del Gruppo Mondadori ad acquisire il Gruppo Rcs libri. Saremmo di fronte a un cambiamento epocale nel settore dell’editoria italiana.

Mondadori controlla Einaudi, Piemme, Sperling & Kupfer, Mondadori Education e Mondadori Electa. Fanno parte del gruppo Rcs : Rizzoli, Bompiani, Fabbri, Sonzogno, Adelphi (57,99%) e Marsilio (50,99%)

La notizia è stata ufficialmente confermata sul sito della stessa Mondadori in data 18 febbraio: “Su richiesta della CONSOB, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. informa di aver sottoposto a RCS MediaGroup S.p.A. una manifestazione di interesse non vincolante relativa a una eventuale operazione di acquisizione dell’intera partecipazione detenuta da RCS MediaGroup S.p.A. in RCS Libri S.p.A., pari al 99,99% del capitale sociale, nonché dell’ulteriore complesso di beni e attività che costituiscono l’ambito librario di RCS MediaGroup“.

Simonetta Fiori, nel suo articolo, pubblicato su Repubblica del 19 febbraio si pone la legittima domanda: “Ma quali potrebbero essere le conseguenze culturali del più potente matrimonio librario della storia italiana? Intanto la nascita di un gruppo editoriale che non ha eguali in Europa. L’annessione di Rizzoli (11,7%) da parte della Mondadori (27%) significherebbe l’occupazione di una fetta del mercato di poco inferiore al 40 per cento. In Spagna il primo marchio è Planeta con il 24%, seguito da Penguin Random House (17). In Francia il più grande tempio editoriale è Hachette (21), con Editis/Planeta al 16 e Gallimard/Flammarion all’11. In Inghilterra il ruolo principe spetta a Penguin Random House (26) seguito da Hachette (17) e Harper Collins (9). Anche in Germania il gigante Bertelsmann non supera il 23%, seguito a distanza da Holtzbrink/Mac Millan (14). Quella italiana sarebbe dunque un’assoluta anomalia, che pone interrogativi sul piano della libera concorrenza: quale margine di azione avrebbero i competitor, ossia il gruppo Gems, Giunti, Feltrinelli e la miriade di piccole e medie case editrici che costituiscono il tessuto culturale del paese?

Segnaliamo i seguenti approfondimenti:
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VLADIMIRO BOTTONE racconta VICARÌA

VLADIMIRO BOTTONE ci racconta il suo romanzo VICARÌA. Un’educazione napoletana” (Rizzoli). Il primo capitolo del libro è disponibile qui…

di Vladimiro Bottone

“Chi te l’ha fatto fare?”, mi sono chiesto a volte. In verità io non ho scelto un bel nulla. Ho scritto Vicarìa perché era destino che succedesse. Destino per me, considerata la forza e l’insistenza di certe mie ossessioni. Destino per la città in cui il romanzo è ambientato, visto che Napoli rappresentava l’unica metropoli europea di metà Ottocento a non aver originato un romanzo. Inevitabile che le spettasse finalmente il suo, prima o poi.
Ecco il punto: all’epoca Londra, San Pietroburgo, Parigi avevano saputo prendere forma in narrazioni degne di loro. La Napoli del primo Ottocento si era solo fatta raccontare, di riflesso, dal piccolo cabotaggio della letteratura granturismo, vale a dire del Grand Tour. Eppure, quanto a crudeltà e  popolosità, non le mancava nulla  rispetto alle coeve Londra, San Pietroburgo, Parigi. Nulla tranne un romanziere, s’intende. Arrivando io con centosettanta anni di ritardo i pericoli  consistevano: a) nel misurarsi con i colossi dell’età aurea del romanzo (e, dunque, non fallire semplicemente, ma fallire rovinosamente); 2) nel dare corpo ad un’opera ottocentesca, quindi in ritardo non solo rispetto alla comunità di scrittori e lettori, ma anche nei confronti dell’oggetto rappresentato, vale a dire Napoli.
Il primo pericolo ritengo sia stato scongiurato, purtroppo senza eccessivo merito personale. Ho infatti supplito alla mia limitata statura issandomi sulle spalle di giganti (è noto che un nano sulle spalle di colossi risulta lungimirante). Quanto al secondo punto critico, diciamo che ho cercato sì di dare vita ad un romanzo di ambizione ottocentesca minato, però, da una sensibilità novecentesca. Il che mi ha peraltro rivelato quanto Napoli, a distanza di quasi due secoli, rimanga nel fondo uguale a se stessa (da noi la storia somiglia tremendamente alla zoologia o alla botanica). Leggi tutto…

VICARÌA, di Vladimiro Bottone (un estratto del libro)

VicarìaPubblichiamo il primo capitolo del romanzo “VICARÌA. Un’educazione napoletana“, di Vladimiro Bottone (Rizzoli)

La scheda del libro
Una perpetua, quotidiana estrazione del Lotto, a Napoli. Buona sorte ogni tanto, mala sorte quasi sempre.

Napoli, 1841. Il giovane commissario Fiorilli ha appena preso servizio a Vicarìa, uno dei quartieri centrali più malfamati della città. Non ha ancora fatto l’abitudine al male che ne percorre le strade, quando si trova a dover indagare sulla scomparsa di un bambino, un orfano rinchiuso nel cosiddetto Albergo dei poveri. Il piccolo Antimo aveva cercato di scappare da quell’edificio opprimente – che i napoletani chiamano anche Reclusorio o Serraglio – autentica città nella città che ospita vecchi, donne perdute e soprattutto una spaventosa massa di bambini esposti a ogni genere di pericoli. È così che la tragica storia di Antimo si trasforma per Fiorilli in un’ossessione, una ricerca della verità che gli fa incontrare Emma, insegnante di musica al Reclusorio, bella e idealista, ma che lo getta in pasto a medici avidi di carne giovane, funzionari corrotti, camorristi e sbirri cresciuti nello stesso fango. Per questa umanità varia e disperata tutto ruota intorno al tribunale della Vicarìa, la prigione della città e anche il luogo dove si svolge l’evento che i napoletani aspettano ogni settimana come unica speranza di salvezza: l’estrazione del Regio Lotto. E qui Fiorilli scoprirà che la giustizia degli uomini, troppo spesso, è cieca. Proprio come la fortuna.

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Il primo capitolo del romanzo “VICARÌA. Un’educazione napoletana“, di Vladimiro Bottone (Rizzoli)

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DUE ROMANZI AMERICANI: James Salter / Donna Tartt

Tutto quel che è la vitadi Massimo Maugeri

Gli appassionati di letteratura americana avranno già avuto modo di gustarsi due tra i più importanti romanzi di caratura internazionale pubblicati nei mesi scorsi (viceversa, avranno modo di colmare tale lacuna nel corso di questo scorcio d’estate). Mi riferisco a “Tutto quel che è la vita” di James Salter (Guanda, traduzione di Katia Bagnoli) e “Il cardellino” diDonna Tartt (Rizzoli, traduzione di Mirco Zilahi De’ Gyurgyokai). Due libri accomunati dalla matrice poetica statunitense e dall’enorme successo di critica che hanno ricevuto sia in patria sia nel nostro Paese, ma del tutto diversi per quanto concerne l’approccio narrativo e la classe biografica degli autori: James Salter, nato a New York il 10 giugno 1925, ha la veneranda età di ottantanove anni; Donna Tartt, nata a Greenwood il 23 dicembre 1963, deve compierne cinquantuno.
Entrambi i romanzi si incardinano su vicende bellicose.
Philip Bowman, il protagonista di “Tutto quel che è la vita” di Salter, è un sottotenente della Marina militare americana. Nel 1944, in pieno oceano Pacifico, si trova coinvolto in uno degli scontri navali decisivi per la risoluzione della seconda guerra mondiale. Ne uscirà vivo e cambierà vita. Diventerà editor, girerà il mondo e sarà implicato in numerose vicende sentimentali.
Il cardellinoTheo Decker, protagonista de “Il cardellino” della Tartt, ha tredici anni (la storia è ambientata in tempi vicini ai nostri giorni) quando sopravvive a un attentato terroristico consumato all’interno di un museo di New York dove, però, perderà la madre (“Il cardellino” è il titolo del capolavoro del pittore olandese Fabritius che stavano ammirando poco prima dell’esplosione di un ordigno). Rimasto solo, abiterà con la ricca famiglia di un suo compagno di scuola, prima di finire a Las Vegas, con il padre alcolista (da sempre assente), nell’ambito di ambienti di stampo criminale girovagando da un luogo all’altro in un alternarsi di situazioni complicate.
Storie diverse, vite diverse. Accomunate dai molti incontri e dal fatto che entrambi i protagonisti, a un certo punto della loro vita, approderanno in Europa: Phil Bowman, in Spagna e in Inghilterra; Theo Decker, in Olanda.
Stiamo parlando di due romanzi destinati, in un modo o nell’altro, a lasciare un segno. Leggi tutto…

UN PADRE È UN PADRE – Catena Fiorello a Catania – 19 giugno

UN PADRE È UN PADRECatena Fiorello a Catania – 19 giugno 2014

Giovedì 19 giugno ore 17,30
Libreria Cavallotto – Corso Sicilia 91 (Catania)
Presentazione del nuovo romanzo di Catena Fiorello
Un padre è un padre
Rizzoli

Foto Catena Fiorello

la intervista
Massimo Maugeri

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Un padre è un padreCara Paola. Quando apre quella lettera, il cuore le martella in petto per l’emozione. A ventidue anni, Paola è una giovane donna che ha vissuto solo il calore dell’abbraccio materno, e quelle parole sono il primo contatto con il padre, l’uomo che non ha mai conosciuto. È il giugno del 1982, a Catania, stanno per iniziare i mondiali e alla radio Giuni Russo canta Un’estate al mare, ma Pao-la si è appena ritrovata sola. Prima di lasciarla, la madre le ha dato un foglio con un indirizzo e un nome: quello dell’uomo che le ha abbandonate. Così lei lo ha contattato, vincendo il proprio rancore. Si chiama Roberto, e quando si incontrano per la prima volta è un colpo di fulmine. Paola non ci riesce proprio a odiare quella persona che sa subito farsi amare e anzi, si sente in profonda sintonia con lui. Per questo fa cadere ogni barriera e inizia a frequentarlo, rivendicando con un’energia tutta nuova il diritto ad avere un padre. Nessuno però deve sapere di lui, non Sandy e Milena, le amiche di una vita, e nemmeno Lorenzo, che è riuscito a farle battere il cuore dopo anni di storie sbagliate. Quando però Paola decide di dare una svolta al loro legame, una nuova verità arriva a sconvolgerle la vita per sempre. Ma solo accoglierla potrà renderla felice e aprire il suo cuore all’amore. Quello che non tradisce. Catena Fiorello ci racconta in questo romanzo la storia che ha sempre voluto scrivere: quella di un uomo che impara a essere padre e di una donna che scopre di essere figlia. Perché padri, e figli, si diventa, grazie alla forza sorprendente dell’amore.

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ERRICO BUONANNO ci racconta LOTTA DI CLASSE AL TERZO PIANO

errico buonannoERRICO BUONANNO ci racconta LOTTA DI CLASSE AL TERZO PIANO (Rizzoli).
Ieri abbiamo pubblicato le prime pagine del romanzo.

di Errico Buonanno

Se c’è una cosa che mi ha sempre affascinato, e che forse unisce ogni mio libro, è la caccia alle storie piccole, quotidiane, all’interno della Storia più grande. Le storie private che dimostrano come la Storia con la esse maiuscola sia qualche cosa che spesso travolge, ingovernabile, indifferente ai nostri sogni e bisogni. Ma che dimostrano anche come, nonostante questo, l’uomo non si stanchi mai di resisterle, di sforzarsi di cambiarla, di influire. E benché ciò sia un’illusione (e io mi ritrovi perciò a raccontare spesso di grandi perdenti o di pazzi), è un’illusione molto nobile: sognare, tentare, è tutto ciò che ci è dato di fare.
Lotta di classe al terzo piano (Rizzoli) nasce così: dal quotidiano, dal trascurabile, dal microscopico che c’è nella Storia che conta. Da una vicenda magari inventata, ma comunque plausibile. Lotta di classe al terzo piano è la storia del padrone di Marx. E benché possa sembrare strano pensare che l’uomo che sognava di abbattere tutti i padroni avesse, egli stesso, un padrone, be’, non è altro che un dato di fatto. Il padrone di Marx. Il padrone di casa, chiaramente.
Questa è la storia di un borghese qualunque, un quarantenne che ho voluto chiamare Alan John Huckabee, uno dei tanti signori che, nella Londra di metà Ottocento, si sono trovati a loro insaputa a lottare con un vero paradosso: dover chiedere l’affitto a chi predicava la fine della proprietà privata. Un reazionario dalla vita comoda. Uno dei tanti a cui faceva riferimento Marx quando, in apertura del Capitale, avvertiva che non era certo con i singoli che il suo libro se la prendeva, ma con le classi sociali: i singoli altro non erano che vittime del sistema, o meglio suoi prodotti, esattamente come i proletari. Alan John Huckabee non patirà forse la fame, ma in nome del proprio ruolo sociale ha dovuto rinunciare ai propri sogni giovanili, alla propria libertà, e adattarsi a una comoda e sonnolenta alienazione. Quando però nel condominio che gestisce si trasferisce il filosofo di Treviri (un personaggio misterioso, intento a comporre un libro cruciale ma che non vede mai la luce), uno strano germe di insoddisfazione torna a risvegliarsi in lui così come in tutti gli altri condomini: una smania, una follia, che porta a dirsi che la rivoluzione è possibile. Non quella economica, non quella politica, ma una rivoluzione radicale che inviti a riconsiderare il rapporto col dovere e col lavoro, e spinga l’uomo tra le braccia del sogno. Alan John Huckabee deciderà così di aiutare il suo invisibile inquilino Marx a partorire la sua utopia, contro qualsiasi autorità, sia essa incarnata dal re di Prussia o dall’ambiguo, e fin troppo protettivo, sodale e compagno Friedrich Engels.
Questa, in gran sintesi, la trama della mia commedia: forse una scusa come un’altra per parlare di sogni e libertà. E allora perché proprio Marx? Perché proprio il Capitale? Leggi tutto…

LOTTA DI CLASSE AL TERZO PIANO, di Errico Buonanno (un estratto del libro)

Lotta di classe al terzo pianoPubblichiamo le prime pagine del romanzo LOTTA DI CLASSE AL TERZO PIANO, di Errico Buonanno (Rizzoli).
Domani Errico Buonanno racconterà il suo libro.

La scheda
È il 1861 e Karl Marx è senza un soldo. Vive in un vecchio condominio londinese, a spese del compagno Engels, e ha l’eroica missione di scrivere il libro del secolo. C’è un solo problema: non gli riesce di buttare giù una riga. Mentre il movimento operaio fibrilla e tutta l’Europa è una polveriera che attende il la per la rivolta, Marx tace, aspetta, si nasconde. Soltanto un uomo può capirlo, colui che in teoria è il suo nemico giurato: Alan John Huckabee, il Padrone (di casa). Capitalista, sfruttatore, nonché in segreto scrittore fallito, comprende di avere parecchio in comune con il suo celebre inquilino. Tra bombe anarchiche, rivoluzionarie russe e seri filosofi con la pistola, il borghese deluso e l’utopista in bolletta si troveranno fianco a fianco in una lotta inaspettata per la poesia e la libertà. Si aiuteranno così a riscoprire cosa significa sognare e partoriranno una nuova idea, che cambi il mondo dall’interno. Interno sette, terzo piano: la misteriosa casa Marx.

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Le prime pagine di LOTTA DI CLASSE AL TERZO PIANO, di Errico Buonanno (Rizzoli)

I

Il giorno 3 maggio 1862, davanti al trionfo dell’economia
e della scienza, il signor Alan John Huckabee, capitalista,
sfruttatore e Padrone, capì all’improvviso che la rivoluzione
operaia era persa. Solo a pensarci, si sentì molto vecchio.
Si ritrovava giusto al centro di un grande palazzo di vetro
e metallo a South Kensington, presso i giardini della Royal
Horticultural Society. Da quarantott’ore era arrivato il futuro.
Le masse pagavano il biglietto, le macchine rendevano
superflue le smanie dei lavoratori. E, quanto all’Internazionale,
era soltanto, informalmente, l’Esposizione Internazionale
di Londra, inaugurata da due giorni come trionfo
di pace e concordia dalla regina Vittoria in persona. «Che
meraviglia il progresso! Non trova?» diceva al suo fianco
Natasha Ivanova, esule russa, intenta a sfiorare la macchina
Gray, nuovo congegno all’avanguardia per la terapia elettrica
delle nevrosi, uno sviluppo assicurato nel campo dell’elettroshock.
«Che mondo grandioso che ci aspetta!» diceva
candida, diafana, e rimirava a viso aperto il contraccettivo
femminile a siringa proposto dalla Medicinisch-Polytechnische
Union, pluripremiata compagnia prussiana. «Giustizia,
benessere, un domani più umano! Huckabee, è splendido!
Come mai non dice niente?»
L’Esposizione era pura vertigine. Il primo telegrafo parlante,
la prima carrozza automatica a carica. Ben trentasei
Paesi in gara, sei mesi di durata, trecento foto stereoscopiche
scattate tra i vari padiglioni per fare sì che l’avvenire
non fosse dimenticato, un domani. Soltanto l’uomo a cui
la ragazza tirava la giacca non condivideva l’eccitazione del
popolo, chiuso com’era tra pensieri un po’ ombrosi. Aveva
chinato in avanti la schiena e se ne stava a esaminare anch’egli
il suo pezzo di futuro. Guardava una sfera di cristallo:
pareva promettere tragedie. Leggi tutto…

SE POTESSI TORNARE INDIETRO (intervista a Marc Levy)

Se potessi tornare indietroSE POTESSI TORNARE INDIETRO (intervista a Marc Levy sul nuovo romanzo pubblicato in Italia da Rizzoli)

di Francesco Musolino

Con oltre 28 milioni di copie vendute nel mondo, Marc Levy è lo scrittore francese contemporaneo più letto al mondo. Ha dedicato tutta la sua vita alla scrittura eppure per diversi anni ha diretto uno studio di architettura fra Parigi e New York, oltre ad aver lavorato per la Croce Rossa e Amnesty International. Il suo romanzo d’esordio, “Se solo fosse vero” (pubblicato in Francia nel 2000), è stato tradotto in 42 lingue, un sorprendente risultato peraltro costante nel tempo, grazie alla cura con cui costruisce le trame e i personaggi, partendo da un severo lavoro di documentazione. Nel suo ultimo romanzo “Se potessi tornare indietro” (Rizzoli, pp. 324 €18), porta in pagina Andrew Stilman, reporter del New York Times, con una grande passione per il proprio lavoro; ma sarà proprio la sua dedizione nella ricerca della verità a condurlo in una spinosa indagine sul traffico degli orfani cinesi negli States prima, e sul dramma dei desaparecidos argentini poi. Dei suoi tredici romanzi (ricordiamo il successo de “I figli della libertà” e “Quello che non ci siamo detti” sempre editi da Rizzoli) quest’ultimo ha la più forte costruzione thrilleristica, firmando una trama che sembra offrire al protagonista una seconda chance per tornare indietro e salvarsi la vita. Una chance di cui tutti, ad un certo punto nella nostra vita, avremmo voluto usufruire.

Monsieur Levy, com’è nato “Se potessi tornare indietro”?

«L’idea per questo libro è sbocciata mentre stavo guardando un documentario su un giornalista del New York Times. Pur non avendolo mai incontrato, sentivo già una sorta di complicità con lui. Mi ha commosso l’umanità e la completezza che quest’uomo comunicava: era diventato un alcolizzato ma era stato salvato dalla sua passione, dalla sua dedizione per il lavoro. L’etica giornalistica gli ha dato la forza di combattere la sua dipendenza e di sconfiggerla. Proprio questo è il punto di partenza per creare il personaggio di Andrew Stilman. Per quanto riguarda la storia in sé, avevo letto un articolo sul traffico di bambini in Cina e ho deciso che volevo scrivere un intrigo in cui i personaggi avrebbero avuto la possibilità di evolversi rapidamente, in una trama che sotto certi aspetti può apparire sconcertante. E, ultimo ma non meno importante, si tratta di un romanzo su una seconda possibilità…».

In tutti i suoi romanzi, lei spazia fra diversi registri stilistici. In particolare qui ci troviamo fra un libro d’avventura, un thriller e una commedia romantica. È stato arduo trovare l’equilibrio in pagina?

«Amo tutti i tipi di generi letterari, del resto la lista delle mie letture è davvero eclettica. E lo stesso vale per la scrittura, un territorio senza limiti. Ho spesso cambiato genere, passando da commedie romantiche a romanzi d’avventura, ma a volte mi piace mescolare i generi all’interno di un unico libro. Non ho nessuna intenzione di annoiarmi o, peggio, di stancare i miei lettori scrivendo e riscrivendo la stessa storia più e più volte, diciamo che continuo ad esplorare nuovi orizzonti narrativi. Rispetto agli altri, questo libro ha una componente thrilleristica più forte che mi ha davvero coinvolto durante il processo di scrittura. Ma in tutti i miei tredici romanzi sono i personaggi – le loro vite, i loro amori e la ricerca di un’identità – ad essere al centro di tutto e per ciascun titolo ho cercato la “voce” più adatta per narrarli».

Saranno proprio le indagini condotte, le verità rivelate, a segnare il destino di Andrew. A suo avviso un giornalista deve perseverare nella ricerca della verità ad ogni costo, senza aver remore di nessun tipo?

«Per essere onesto, penso che sia difficile rispondere categoricamente a questa domanda. Da un punto di vista giornalistico, sì, la ricerca della verità è il cuore della professione. Ma non bisogna dimenticare che la realtà può comportare conseguenze e danni collaterali. Ad esempio, prenda il caso del traffico di bambini in Cina. I bambini cinesi venivano rapiti in modo che le famiglie americane potessero adottarli. Ovviamente è uno scandalo orribile che doveva essere rivelato al mondo in modo che i responsabili fossero arrestati e le famiglie cinesi potessero riavere i propri figli. Ma che dire di quelle famiglie americane che pensavano di adottare un orfano legalmente? Li hanno amati e cresciuti come fossero figli propri, sinché un giorno gliel’hanno portati via. Come si saranno sentiti? Per non parlare del trauma subito dagli stessi bambini…».

In un dialogo molto interessante, un suo personaggio afferma: “La democrazia è fragile”. Lo pensa anche lei?
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CAPO SCIROCCO, di Emanuela E. Abbadessa (uno stralcio del libro)

Capo SciroccoIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo uno stralcio di CAPO SCIROCCO, di Emanuela E. Abbadessa (Rizzoli, 2013 – euro 16 – pagg. 372) vincitrice del Premio Rapallo 2013

[Leggi l’intervista a Emanuela E. Abbadessa]

Palazzo Platanìa si affacciava su una piazzetta poco distante dall’osteria di Gino Li Causi. Coi musi rivolti contro un muro, a destra del caseggiato, due cavalli ruminavano fieno attaccati ai larghi anelli di ferro infissi alle pietre.
La domenica a palazzo c’era sempre un certo fermento. Donna Rita Agnello metteva una gran cura nel prepararsi per la messa e, come ogni settimana, quando il tempo era bello, arrivava a piedi fino alla chiesa matrice scortata dal vecchio Tanino, il servo, che mai l’avrebbe mandata sola per la strada. Era ancora bella e l’uomo aveva un gran da fare a voltarsi a destra e sinistra per freddare col suo sguardo quelli che parevano farsi troppo arditi. Certi ragazzini, poi, se ne stavano acquattati nella piazza e sembrava aspettassero le signore per bene per rivolgere loro complimenti non richiesti. Ma anche i signori, quando donna Rita passava, la trovavano una gran femmina con quel qualcosa di veramente terreno e capace di metterti addosso tanti di quei diavoli che non  sarebbero bastati tutti i preti della santa chiesa per scacciarli.
Era una domenica assolata, l’aria era limpida e pareva che la luce si compiacesse di battere sulla pietra nera degli edifici facendoli quasi brillare. Sugli alberi della piazza si levavano a tratti stormi di uccelli che, nel cielo, disegnavano strane forme, si dividevano in due gruppi, poi si riunivano e infine scomparivano del tutto nascondendosi nel fitto fogliame.
Quando la governante scostò le tende della camera di donna Rita e il sole inondò la stanza, il sogno si dissolse nella luce.
«Credo di aver sognato mia madre» esordì con aria malinconica sedendosi sul letto, «ma adesso non ricordo più nulla. Sarà un presagio?»
«Come vuole Dio, signora» rispose Cettina porgendole la vestaglia.
Donna Rita rimase ferma un attimo cercando di riafferrare le immagini viste durante il sonno. Era certa che qualcosa le stesse sfuggendo ma non riusciva a mettere a fuoco il senso del sogno. Si riscosse e, canticchiando, si sedette alla toletta. La seta blu della vestaglia ricadeva come una corolla sul pavimento. La scollatura sul seno lasciava vedere, sotto, i piccoli fiori realizzati allo sfilato sul lino leggero della camicia.
«Signora, sempre a cantare l’opera siete» la rimproverò la governante levandole la cuffia per pettinarla.
«Oh, ho un gran desiderio di una bella storia d’amore. Le opere del Verdi, Cettina, o del Bellini. L’altra settimana all’arena La campana dell’eremitaggio fu una vera delusione. Di questo Sarria tra un anno o due nessuno si ricorderà più, stanne certa.»
«Verdi, Sarria. La signora lo sa che non m’intendo di queste cose. Ma mi sembrano un poco pericolose. Troppa passione, troppi morti.»
«Figurati! Se non avessi la musica non mi resterebbe che la preghiera.»
Da tempo Rita Agnello aveva cominciato a trovare la vita a Capo Scirocco piuttosto vuota, quasi stantia. Soprattutto si accorgeva del tempo che era trascorso quasi a sua insaputa, senza che lei fosse ancora riuscita a mettere in atto la sola cosa cui tenesse davvero. Era un’antica promessa che le pesava sul petto e la certezza di non poter andare oltre senza aver restituito ciò che la vita le aveva dato. Leggi tutto…

CAPO SCIROCCO, di Emanuela E. Abbadessa

CAPO SCIROCCO, di Emanuela E. Abbadessa (vincitrice del Premio Rapallo 2013)
Rizzoli, 2013 – euro 16 – pagg. 372

[Domani, sempre qui a LetteratitudineNews, sarà pubblicato uno stralcio di “Capo Scirocco]

di Ivo Tiberio Ginevra

Capo SciroccoCapo Scirocco è un’immaginaria cittadina di una Sicilia del tardo ottocento dove soffia un vento “che fa impazzire le femmine”. Il vento caldo dello scirocco che dà appunto il nome al luogo dove si svolge questo potente romanzo d’esordio di Emanuela E. Abbadessa.
Alcuni aspetti di questo libro mi hanno colpito favorevolmente fin dalle prime pagine. Mi riferisco in particolare alla scrittura molto scorrevole, semplice e leggera. Senza mai alcuna ripetizione, ma altrettanto misurata da nascondere l’impalcatura stilistica e complessa del grande romanzo classico, ricco di atmosfere indissolubilmente legate ai luoghi, colori, sapori e profumi di una terra unica e meravigliosa com’è la Sicilia. Atmosfere che trasudano calore, solitudini, speranze e memorie sempre scandagliate con l’armonia e la leggerezza di una prosa mai ridondante e a tratti poetica.
Altro aspetto che colpisce subito è la cura del particolare, descritto e ricostruito con precisione storica assolutamente strumentale alla memoria per compenetrare l’ambientazione d’epoca, salottiera e aristocratica. Gattopardesca in un’unica parola.
E poi ci sono le donne. Uniche protagoniste di questo romanzo, con le loro passioni e contraddizioni. I loro sogni, le loro speranze e le loro paure in relazione all’età e al tessuto sociale. Il loro modo di amare assoluto, travolgente. Unico. Il loro carattere. Il loro coraggio. I loro segreti. La loro bellezza. Bellezza che sfiorisce senza rassegnarsi all’incedere del tempo.
Non ultima, ma sempre e comunque presente come protagonista assoluta del romanzo, è la musica con le sue opere, la sua lirica. Il suo canto. E tutti i protagonisti non possono far a meno di lei perché questa è la loro stessa vita così come per l’autrice, che della musica ne ha fatta la sua grande passione.
Ho amato molto questa lettura.
Ne ho parlato con l’autrice…

Catanese di origine, Emanuela Abbadessa, vive a Savona; ha insegnato Storia della Musica e Comunicazione Musicale alla Facoltà di Lingue dell’Università di Catania ed ha all’attivo numerose pubblicazioni specifiche. E’ stata ricercatrice della Fondazione Bellini ed è collaboratrice del quotidiano “La Repubblica” (ed. Palermo).
Intervistandola, la prima domanda in relazione al romanzo è d’obbligo.

D: Cos’è la musica per te? E non uscirtene con la semplice risposta “Tutto”…
R: Non lo farò perché mentirei. La musica ha fatto parte e fa parte della mia vita e, come mi insegnò mio marito che è stato anche il mio maestro, nel mondo della musica si deve far tutto. Così è stato per me che l’ho studiata, suonata, cantata, insegnata ma che ho anche lavorato nel mondo della musica a tutti i livelli: dalla biglietteria alla collaborazione con teatri prestigiosi. Ma per definire il mio rapporto con la musica vorrei usare una frase di donna Rita, la protagonista del mio romanzo: con la musica mi sento un’amante tradita. Che poi è anche il solo tratto autobiografico che ho concesso a questo personaggio. Quando alcuni anni fa la mia vita andò in pezzi, finii con l’incolpare la musica e per molto tempo mi limitai a trattarla a distanza, solo nell’ambito lavorativo. Il recupero “emozionale” della musica è legato a Capo Scirocco. E direi che è stato un buon modo per riconciliarci.

D: Anche l’amore è protagonista assoluto di Capo Scirocco pertanto ti chiedo cos’è l’amore per te e soprattutto raccontaci cosa ha fatto Ersilia per amore. Leggi tutto…

TRA DISUGUAGLIANZA E INUTILITA’ DELLA RESISTENZA

Tra disuguaglianza e inutilità della resistenza

di Massimo Maugeri

Il prezzo della disuguaglianza. Come la società divisa di oggi minaccia il nostro futuroSe qualcuno mi chiedesse, come consiglio di lettura, di indicargli due libri capaci di sintetizzare le problematiche della società legate agli intrecci cancerosi tra finanza, sistema bancario, politica ed economia, ne consiglierei due: un saggio e un romanzo.
Il primo è di Joseph E. Stiglitz: Premio Nobel per l’Economia 2001. Si intitola “Il prezzo della disuguaglianza” (Einaudi, € 23, p. 476). Il sottotitolo recita: “Come la società divisa di oggi minaccia il nostro futuro”.
Stiglitz affonda lo sguardo sul livello di disuguaglianza raggiunto dal reddito americano in questi ultimi anni (picchi mai visti da prima della Grande depressione). Basti pensare che negli anni del boom, precedenti alla crisi finanziaria del 2008, l’1% dei cittadini si è impossessato di più del 65% dei guadagni del reddito nazionale totale. Paradossalmente, mentre il Pil cresceva, la maggior parte dei cittadini vedeva erodere il proprio tenore di vita. Ma anche nel pieno della recessione, l’1% guadagnava il 93% del reddito aggiuntivo creato nella cosiddetta «ripresa», senza rendersi conto che «il loro destino è collegato a quello dell’altro 99%».
L’analisi di Stiglitz si può estendere a molti Paesi occidentali, compreso il nostro, per i quali vale la seguente constatazione (tratta dalla prefazione del libro): «la disuguaglianza è causa, nonché conseguenza, del fallimento del sistema politico e contribuisce all’instabilità del nostro sistema economico, il quale a sua volta contribuisce ad aumentare la disuguaglianza, in un circolo vizioso che è come una spirale discendente in cui siamo caduti». È possibile riemergere? Stiglitz prova a fornire soluzioni.
Resistere non serve a nienteDalla saggistica alla narrativa. Se c’è un romanzo particolarmente capace di sintetizzare disagi e vizi determinati dai guasti della nostra contemporaneità è “Resistere non serve a niente” di Walter Siti (Rizzoli, p. 316, € 17): uno dei romanzi selezionati per l’edizione 2013 del Premio Strega. Attraverso l’ascesa del giovane Tommaso Aricò – ex ragazzo obeso, matematico mancato e giocoliere della finanza – Siti ci mostra uno spaccato di questo mondo febbricitante e infetto che ha cavalcato l’onda della diseguaglianza (un mondo che pullula di banchieri compiacenti, di broker cinici, di politici corrotti, di malviventi provvisti di laurea ed esperti di finanza). Quella di Tommaso è un’ascesa rutilante e ipnotica, corroborata da una ricchezza senza fondo (e senza fondamenta) capace di autogenerarsi a forza di click sul mouse, e che però coincide inevitabilmente con una discesa agli inferi.
Due testi diversi, quelli segnalati, da leggere in tandem, perché più di altri ci aiutano a comprendere i paradossi e le distorsioni del nostro tempo. E perché non c’è possibilità di riscatto, senza comprensione dei mali che ci attanagliano.
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