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Posts Tagged ‘sellerio’

LO SPLENDORE DEL NIENTE E ALTRE STORIE di Maria Attanasio (recensione)

“Lo splendore del niente e altre storie” di Maria Attanasio (Sellerio)

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di Gabriella Maggio

Due anni dopo la pubblicazione del romanzo storico La ragazza di Marsiglia ed. Sellerio, che ricostruisce la storia di Rosalie Montmasson, l’unica donna dei Mille, moglie di Francesco Crispi dal 1854 al 1875, poi cancellata dalla storia del nostro Risorgimento, Maria Attanasio pubblica, sempre da Sellerio Lo splendore del niente e altre storie, sette storie, già variamente edite ora riunite in un unico volume in riconoscente omaggio a Elvira Sellerio. Maria Attanasio è ancora una volta concentrata sulle donne antiche di cui resta traccia negli archivi o nell’immaginario popolare. A queste si avvicina sempre con l’inesauribile passione di chi sente la scrittura storica come destino. In apertura del libro “Delle fiamme, dell’amore” presenta una nobile storia d’amore e morte sullo sfondo dell’incendio che a Caltagirone distrusse le baracche, costruite dopo il terremoto del 1693. Tra le conseguenze di questo evento si colloca anche la storia di Francisca, protagonista di “Correva l’anno 1698 e nella città avvenne il fatto memorabile”. Rimasta prematuramente vedova, senza figli e sostegno familiare, Francisca decide di indossare abiti maschili e così guadagnarsi onestamente da vivere, ma i sospetti dei vicini di casa suscitano l’attenzione dell’Inquisizione, che dà alla storia un esito imprevedibile. Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 23 al 29 marzo 2020 – questa settimana segnaliamo “I cerchi nell’acqua” di Alessandro Robecchi (Sellerio)

I cerchi nell'acqua - Alessandro Robecchi - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 23 al 29 marzo 2020

Questa settimana segnaliamo: “I cerchi nell’acqua” di Alessandro Robecchi (Sellerio), al 4° posto in classifica generale

Al 1° posto “Spillover. L’evoluzione delle pandemie” di David Quammen (Adelphi- ediz. tascabile)

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[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Al 1° posto (la settimana precedente era in 2^ posizione) “Spillover. L’evoluzione delle pandemie” di David Quammen (Adelphi – ediz. tascabile)

Al 2° posto (la settimana precedente era in 3^ posizione) “Storia di chi fugge e di chi resta. L’amica geniale. Vol. 3” di Elena Ferrante  (Edizioni E/O)

Al 3° posto (la settimana precedente era in 5^ posizione) “Storia della bambina perduta. L’amica geniale. Vol. 4” di Elena Ferrante  (Edizioni E/O)

Entra in top ten al 4° posto “I cerchi nell’acqua” di Alessandro Robecchi (Sellerio)

Al 5° posto (la settimana precedente era in 4^ posizione) “Cecità” di José Saramago (Feltrinelli – ediz. tascabile)

Al 6° posto (la settimana precedente era in 10^ posizione) “La misura del tempo” di Gianrico Carofiglio (Einaudi)

Al 7° posto  (la settimana precedente era in 8^ posizione) “L’amica geniale. Vol. 1” di Elena Ferrante  (Edizioni E/O)

Rientra in top ten all’8° posto “I leoni di Sicilia. La saga dei Florio” di Stefania Auci (Nord)

Al 9° posto (la settimana precedente era in 7^ posizione) “La peste” di Albert Camus (Bompiani – ediz. tascabile)

Rientra in top ten al 10° posto “La ricamatrice di Winchester” di Tracy Chevalier (Neri Pozza)

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I cerchi nell'acqua - Alessandro Robecchi - copertinaQuesta settimana segnaliamo: “I cerchi nell’acqua” di Alessandro Robecchi (Sellerio), al 4° posto in classifica generale

Due storie parallele, due storiacce di guardie e di ladri, due storie nere, anzi nerissime. È la Milano di Alessandro Robecchi, la capitale morale, l’epicentro dei Tempi nuovi, la città di Carlo Monterossi. E quelle due storie sono un romanzo di ossessione e riscatto, di giustizia solitaria e vendetta. Con il passato che sempre incombe, e si allarga ad avvolgere il presente, come i cerchi nell’acqua dopo una sassata.

«La macchina puzza di fumo vecchio e cane bagnato, ogni tanto Carella pensa che quello sia l’odore della polizia». Si è messo a caccia. Da solo, senza dirlo a nessuno. Ferie arretrate, un po’ di soldi da parte, una vecchia faccenda da sistemare. Una di quelle per cui Carella – lo sbirro, il segugio che contesta gli ordini e fa sempre di testa sua – può perderci il sonno. Si è appostato con la macchina di fronte al carcere di Bollate, a osservare il suo uomo mentre esce dalla galera dopo cinque anni di reclusione. Carella chiude gli occhi, si sente calmo, freddo e calmo. «Ti prendo», si dice. «Sono la Franca, Ghezzi, si ricorda?». Il sovrintendente Ghezzi se la ricorda bene. Era l’inizio della sua carriera, sono passati trent’anni, un’indagine che l’aveva portato al suo primo arresto. Per il giovane Ghezzi quella donna era stata bellissima. Le fossette scavate nelle guance, il mistero e l’erotismo di una che faceva le marchette, simpatica e innamorata del suo uomo. Erano una bella coppia. E ora l’uomo è scomparso, e la donna è tornata, davanti casa addirittura, e vuole l’aiuto di Ghezzi. Come fa a tirarsi indietro? Persino la Rosa, la moglie, l’ha capito subito. «Tu fai il difficile, ma domani mattina sei già lì che fai domande, ti conosco».

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Spillover. L’evoluzione delle pandemie David Quammen Adelphi 14,00 T *
2 Storia di chi fugge e di chi resta. L’amica geniale. Vol. 3 Elena Ferrante E/O 19,50 *
3 Storia della bambina perduta. L’amica geniale. Vol. 4 Elena Ferrante E/O 19,50 *
4 I cerchi nell’acqua Alessandro Robecchi Sellerio Editore Palermo 15,00
5 Cecità José Saramago Feltrinelli 10,00 T
6 La misura del tempo Gianrico Carofiglio Einaudi 18,00
7 L’amica geniale. Vol. 1 Elena Ferrante E/O 18,00 *
8 I leoni di Sicilia. La saga dei Florio Stefania Auci Nord 18,00
9 La peste Albert Camus Bompiani 13,00 T
10 La ricamatrice di Winchester Tracy Chevalier Neri Pozza 18,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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GIORGIO FONTANA racconta PRIMA DI NOI

Per gli Autoracconti d’Autore di Letteratitudine: GIORGIO FONTANA racconta il suo romanzo PRIMA DI NOI (Sellerio)

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di Giorgio Fontana

Durante la rotta di Caporetto, un giovane soldato si dà alla fuga e trova riparo in un casolare del Friuli occidentale: qui seduce la figlia del contadino che lo ospita, e quando scopre che è incinta fugge, per poi ritornare sotto minaccia del contadino stesso. Questo è quanto abbia mai saputo di mio bisnonno, che non ho mai conosciuto personalmente. Una decina di anni fa ho iniziato a fantasticare su tale piccolo episodio, che mi pareva racchiudere — come una molla ben compressa e pronta a esplodere — grandi potenzialità narrative: i mesi in trincea come avevano ridotto quell’uomo? Quali emozioni lo legavano alla ragazza? E come aveva gestito i sensi di colpa?
Non possedevo risposta alcuna a queste domande, per fortuna: ho potuto colmare il vuoto con l’esercizio dell’immaginazione. In uno di quei pomeriggi di dieci o undici anni fa intuii, in forma ancora oscura ma perentoria, che partendo da lì potevo raccontare la storia di un’intera stirpe, una famiglia segnata dalla diserzione originaria, e insieme i modi con cui far fronte o ribellarsi alla condanna. Già sapevo che sarebbe stato un libro molto lungo. Un libro di quattro generazioni, con una certa estensione geografica, e la storia d’Italia in filigrana. Avevo l’inizio, intravedevo la fine: si trattava, compito arduo, di colmare lo spazio nel mezzo. Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 6 al 12 gennaio 2020 – questa settimana segnaliamo “Ah l’amore l’amore” di Antonio Manzini (Sellerio)

Ah l'amore l'amore - Antonio Manzini - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 6 al 12 gennaio 2020

Questa settimana segnaliamo: “Ah l’amore l’amore” di Antonio Manzini (Sellerio), al 1° posto in classifica generale

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[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Entra in top ten al 1° posto “Ah l’amore l’amore” di Antonio Manzini (Sellerio)

Al 2° posto  (la settimana precedente era in 3^ posizione) “La ragazza del sole. Le sette sorelle” di Lucinda Riley (Giunti)

Al 3° posto  (la settimana precedente era in 2^ posizione) “La misura del tempo” di Gianrico Carofiglio (Einaudi)

Al 4° posto (la settimana precedente era in 1^ posizione) “La vita bugiarda degli adulti” di Elena Ferrante (E/O)

Al 5° posto (la settimana precedente era in 6^ posizione) “La casa delle voci” di Donato Carrisi (Longanesi)

Al 6° posto  (la settimana precedente era in 7^ posizione) “I leoni di Sicilia. La saga dei Florio” di Stefania Auci (Nord)

Al 7° posto (la settimana precedente era in 5^ posizione)  “Una gran voglia di vivere” di Fabio Volo (Mondadori)

All’8° posto  (la settimana precedente era in 4^ posizione) “Le fantafiabe di Luì e Sofì” di Me contro Te (Mondadori Electa)

Si conferma al 9° posto  “Lungo petalo di mare” di Isabel Allende (Feltrinelli)

Rientra in top ten al 10° posto “Il colibrì” di Sandro Veronesi (La nave di Teseo)

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Ah l'amore l'amore - Antonio Manzini - copertinaQuesta settimana segnaliamo: “Ah l’amore l’amore” di Antonio Manzini (Sellerio), al 1° posto in classifica generale

Una nuova indagine per Rocco Schiavone.

Nell’ultima pagina di Rien ne va plus abbiamo lasciato Rocco Schiavone ferito in un lago di sangue. Ora è in ospedale dopo l’intervento di nefroctomia che ha subito, la stessa operazione che ha portato alla morte uno dei ricoverati del reparto, a quanto pare a causa di un errore di trasfusione. Così costretto all’immobilità, di malumore, Rocco comincia ad interessarsi a quel decesso in sala operatoria che ha tutta l’aria di essere l’ennesimo episodio di malasanità. Ma fa presto a capire che non può trattarsi di un errore umano anche perché si è fatto spiegare bene dal primario Filippo Negri le procedure in casi del genere. Per andare a fondo della questione sguinzaglia dal suo letto tutta la squadra, e segue l’andamento delle indagini, a partire dalle informazioni sul morto, Renato Sirchia, un facoltoso imprenditore di salumi della zona, casa sfarzosa, abitudini da ricco, gran lavoratore. Dietro il lusso però si cela una realtà economica disastrosa, la fabbrica è piena di debiti e salta anche fuori una consistente assicurazione sulla vita. Rocco non riesce a stare a guardare e uscito di nascosto dall’ospedale incontra la moglie e il figlio di Sirchia, Lorenzo, fresco di studi aziendali e con idee di conduzione assai diverse da quelle del padre. Le cose però non sono così semplici come appaiono e Schiavone non si fa incantare dalla soluzione più facile. Attorno a lui, le luci del Natale, i neon del reparto (non si sa quali lo deprimano di più), i panettoncini, unico cibo commestibile, gli infermieri comprensivi, il vicino di letto intollerabile e soprattutto i suoi che vanno e vengono incessantemente, lo coprono nelle sue fughe, lo assecondano e non aspettano altro che il vicequestore ritorni in servizio. Soprattutto Antonio Scipioni, che sta sostituendo Rocco ma che è alle prese con situazioni amorose da commedia degli equivoci, le tre donne con cui ha intrecciato relazioni amorose e che era riuscito a non fare mai incontrare, ora rischiano di ritrovarsi tutte e tre ad Aosta. L’unico a potergli dispensare dei consigli è proprio Schiavone.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Ah l’amore l’amore Antonio Manzini Sellerio Editore Palermo 15,00 *
2 La ragazza del sole. Le sette sorelle Lucinda Riley Giunti Editore 19,80 *
3 La misura del tempo Gianrico Carofiglio Einaudi 18,00
4 La vita bugiarda degli adulti Elena Ferrante E/O 19,00
5 La casa delle voci Donato Carrisi Longanesi 22,00
6 I leoni di Sicilia. La saga dei Florio Stefania Auci Nord 18,00
7 Una gran voglia di vivere Fabio Volo Mondadori 19,00
8 Le fantafiabe di Luì e Sofì Me contro Te Mondadori Electa 16,90
9 Lungo petalo di mare Isabel Allende Feltrinelli 19,50
10 Il colibrì Sandro Veronesi La nave di Teseo 20,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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CLASSIFICA: dal 25 novembre al 1° dicembre 2019 – “Autodifesa di Caino” di Andrea Camilleri (Sellerio)

Autodifesa di Caino - Andrea Camilleri - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana 25 novembre al 1° dicembre 2019

Al 1° posto in classifica “La misura del tempo” di Gianrico Carofiglio (Einaudi).

Questa settimana segnaliamo: “Autodifesa di Caino” di Andrea Camilleri (Sellerio), al 7° posto in classifica generale

 

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[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Al 1° posto  (la settimana precedente era in 2^ posizione) “La misura del tempo” di Gianrico Carofiglio (Einaudi)

Al 2° posto (la settimana precedente era in 3^ posizione) “La vita bugiarda degli adulti” di Elena Ferrante (E/O)

Al 3° posto (la settimana precedente era in 1^ posizione) “Le fantafiabe di Luì e Sofì” di Me contro Te (Mondadori Electa)

Conferma il 4° posto  “Una gran voglia di vivere” di Fabio Volo (Mondadori)

Al 5° posto (la settimana precedente era in 9^ posizione) “Non fate i bravi. La testimonianza che ci ha lasciato” di Nadia Toffa (Chiarelettere)

Al 6° posto (la settimana precedente era in 5^ posizione) “Perché l’Italia diventò fascista (e perché il fascismo non può tornare)” di Bruno Vespa (Mondadori)

Al 7° posto  (la settimana precedente era in 6^ posizione) “Autodifesa di Caino” di Andrea Camilleri (Sellerio)

All’8° posto (la settimana precedente era in 7^ posizione) “Lungo petalo di mare” di Isabel Allende (Feltrinelli)

Al 9° posto  (la settimana precedente era in 10^ posizione) “In cucina con voi! Tutte le nuove ricette di «Fatto in casa da Benedetta»” di Benedetta Rossi (Mondadori Electa)

Al 10° posto  (la settimana precedente era in 8^ posizione) “Diario di una schiappa. Giorni da brivido” di Jeff Kinney (Il Castoro)

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Autodifesa di Caino - Andrea Camilleri - copertinaQuesta settimana segnaliamo: “Autodifesa di Caino” di Andrea Camilleri (Sellerio), al 7° posto in classifica generale

Il 15 luglio 2019, alle terme di Caracalla, Andrea Camilleri avrebbe dovuto interpretare il suo monologo Autodifesa di Caino. Un ritorno sul palcoscenico, dopo Tiresia, atteso dal pubblico e fortemente voluto dallo scrittore.

CAINO: Sapete qual è stato il mio vero errore? Quello di non essermi mai difeso, di non avere mai esposto le mie ragioni. Ma ora basta! Questa sera ho deciso di pronunciare la mia autodifesa, immaginando che davanti a me ci sia un’aula di tribunale e che voi, se vorrete ascoltarmi, siate i giurati.

Andrea Camilleri se ne è andato il 17 luglio, ci ha lasciato il suo scritto su Caino che aveva completato e per il quale aveva immaginato tutto: la scena e gli intermezzi musicali, i filmati da proiettare sullo schermo, i testi da interpretare di persona e quelli da far recitare. È il primo libro che pubblichiamo dopo la sua morte, con grande commozione e rimpianto. L’autodifesa di Caino è un testo potente, profondo; risponde alle incessanti domande sul bene e il male e affonda le sue radici nella sterminata cultura di Camilleri, nella sua sensibilità letteraria, artistica, musicale, nella sua passione per il mito. Caino, il primo assassino della storia, l’emblema stesso del Male, è chiamato a giudizio, Camilleri vuole che siano i lettori ad emettere il verdetto, i testimoni a carico sono tanti, ma non mancano quelli che Caino può convocare a suo sostegno. Ma sono soprattutto le parole di autodifesa dell’assassino di Abele a fare il punto e fornirci una nuova versione dei fatti, la sua. Ricorda Camilleri che «nella tradizione ebraica, e in parte anche in quella musulmana, esistono una miriade di controstorie che ci raccontano un Caino molto diverso da quello della Bibbia. In alcune di quelle antiche narrazioni lo scontro tra i due fratelli ne rovescia in qualche modo le posizioni». Camilleri continua a intessere la storia fornendo al lettore altri dati, altri elementi per giudicare, a mostrarci l’altra faccia di Caino: «C’è tutta una parte del mito che è affascinante ma totalmente ignorata: è quella del Caino fondatore di città, inventore dei pesi e delle misure, della lavorazione del ferro, ma soprattutto quella di Caino inventore della musica; “…una volta che me ne stavo disteso in un canneto sentii il vento che entrava e usciva dai buchi delle canne producendo un rumore”». Ecco il flauto, ed ecco il primo tamburo ricavato da una pelle di capra…

«Ho finito. Non voglio che pronunciate il vostro verdetto ora. Riflettete su quanto vi ho raccontato questa sera e poi decidete da voi. Secondo coscienza».

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

1 La misura del tempo Gianrico Carofiglio Einaudi 18,00
2 La vita bugiarda degli adulti Elena Ferrante E/O 19,00
3 Le fantafiabe di Luì e Sofì Me contro Te Mondadori Electa 16,90
4 Una gran voglia di vivere Fabio Volo Mondadori 19,00 *
5 Non fate i bravi. La testimonianza che ci ha lasciato Nadia Toffa Chiarelettere 16,00
6 Perché l’Italia diventò fascista (e perché il fascismo non può tornare) Bruno Vespa Mondadori 20,00
7 Autodifesa di Caino Andrea Camilleri Sellerio Editore Palermo 8,00
8 Lungo petalo di mare Isabel Allende Feltrinelli 19,50
9 In cucina con voi! Tutte le nuove ricette di «Fatto in casa da Benedetta» Benedetta Rossi Mondadori Electa 19,90
10 Diario di una schiappa. Giorni da brivido Jeff Kinney Il Castoro 13,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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CLASSIFICA: dal 2 all’8 settembre 2019 – segnaliamo “Dodici rose a Settembre” di Maurizio de Giovanni (Sellerio)

Dodici rose a Settembre - Maurizio De Giovanni - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 2 all’8 settembre 2019

Primo in classifica: “Fiorire d’inverno. La mia storia” di Nadia Toffa (Mondadori)

Questa settimana segnaliamo: “Dodici rose a Settembre” di Maurizio de Giovanni (Sellerio) – al 3° posto nella classifica generale.

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[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Al 1° posto (la settimana precedente era in 3^ posizione) “Fiorire d’inverno. La mia storia” di Nadia Toffa (Mondadori)

Al 2° posto (la settimana precedente era in 1^ posizione) in classifica “I leoni di Sicilia. La saga dei Florio” di Stefania Auci (Nord)

Al 3° posto (la settimana precedente era in 2^ posizione) “Dodici rose a Settembre” di Maurizio de Giovanni (Sellerio)

Entra in top ten al 4° posto “Re dei re” di Wilbur Smith e Imogen Robertson (HarperCollins Italia)

Al 5° posto (la settimana precedente era in 7^ posizione) “La ragazza che doveva morire. Millennium. Vol. 6” di  David Lagercrantz (Marsilio)

Entra in top ten al 6° posto (sulle ali della serie Tv) “La verità sul caso Harry Quebert” di Joël Dicker (Bompiani)

Al 7° posto “Concorso 1052 Assistenti vigilanza MIBAC. Manuale completo per la prova preselettiva. Teoria e quiz. Con software di simulazione”

All’8° posto  (la settimana precedente era in 6^ posizione) “M. Il figlio del secolo” di Antonio Scurati (Bompiani)

Entra in top ten al 9° posto “Macchine come me” di Ian McEwan (Einaudi)

Entra in top ten al 10° posto “Mio fratello rincorre i dinosauri. Storia mia e di Giovanni che ha un cromosoma in più” di Giacomo Mazzariol (Einaudi – ediz. tascabile)

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Dodici rose a Settembre - Maurizio De Giovanni - copertinaQuesta settimana segnaliamo: “Dodici rose a Settembre” di Maurizio de Giovanni (Sellerio) – al 3° posto nella classifica generale.

Il nuovo personaggio di Maurizio de Giovanni è già apparso in due raccolte di racconti a tema di questa casa editrice e si è fatto già notare, per la sua simpatia e credibilità, per come affronta il suo lavoro a Napoli, in un territorio in cui gli assistenti sociali sono visti come il fumo negli occhi e sono sempre troppo pochi.

Gelsomina – detta Mina – Settembre è una borghese napoletana in «trasferta» nei Quartieri Spagnoli; in possesso di una non comune sensibilità sociale, determinata a proteggere i deboli dalle prevaricazioni, anche a dispetto delle regole, Mina è guardata con sospetto dove lavora, perché è pur sempre una «signora». Le sue contraddizioni sembrano riflettersi sul suo corpo; 42 anni ben portati, aggraziata, ma con un fisico prosperoso che non accetta e che cerca di nascondere con maglioni sformati che le attirano pesanti reprimende dall’acida madre, con cui è tornata ad abitare suo malgrado dopo la separazione, e non la preservano dalle volgari attenzioni di Rudy, portinaio anziano ma tutt’altro che rassegnato all’età. Anche la sua vita sentimentale è una contraddizione vivente, sospesa com’è tra Claudio, ex marito magistrato, protettivo e un po’ grigio, ancora innamorato di lei, e Domenico, ginecologo imbranato e inconsapevole che lavora nel suo stesso consultorio. In uno strano mese di settembre in una Napoli luminosa e disperata Mina è alle prese con una penosa situazione di degrado sociale, innocenti da sottrarre alla prevaricazione di un delinquente protetto dalla solita falla legislativa; e una tempesta sentimentale da fronteggiare, con il bel Domenico che non si decide a corteggiarla e la madre, determinata a renderle la vita un vero inferno. Nel frattempo l’ex marito magistrato porta avanti con assoluta riservatezza un’indagine sull’Assassino delle Rose, un pazzo che ammazza gente senza un criterio dopo avergli fatto trovare in casa o sul posto di lavoro una rosa. Quello che Claudio non sa è che anche Mina riceve ogni giorno una rosa. Rossa, come il sangue.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Fiorire d’inverno. La mia storia Nadia Toffa Mondadori 18,00 *
2 I leoni di Sicilia. La saga dei Florio Stefania Auci Nord 18,00
3 Dodici rose a Settembre Maurizio De Giovanni Sellerio Editore Palermo 14,00
4 Re dei re Wilbur Smith; Imogen Robertson HarperCollins Italia 22,00
5 La ragazza che doveva morire. Millennium. Vol. 6 David Lagercrantz Marsilio 19,90
6 La verità sul caso Harry Quebert Joël Dicker Bompiani 14,90
7 Concorso 1052 Assistenti vigilanza MIBAC. Manuale completo per la prova preselettiva. Teoria e quiz. Con software di simulazione Edizioni Giuridiche Simone 42,00
8 M. Il figlio del secolo Antonio Scurati Bompiani 24,00
9 Macchine come me Ian McEwan Einaudi 19,50
10 Mio fratello rincorre i dinosauri. Storia mia e di Giovanni che ha un cromosoma in più Giacomo Mazzariol Einaudi 12,00 T

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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CLASSIFICA: dal 15 al 21 luglio 2019 – in vetta “Il cuoco dell’Alcyon” di Andrea Camilleri (Sellerio)

Il cuoco dell'Alcyon - Andrea Camilleri - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 15 al 21 luglio 2019

“Il cuoco dell’Alcyon” di Andrea Camilleri (Sellerio) – al 1° posto nella classifica generale.

[Leggi l’omaggio di Letteratitudine dedicato alla scomparsa di Andrea Camilleri]

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[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Al 1° posto “Il cuoco dell’Alcyon” di Andrea Camilleri (Sellerio)

Al 2° posto (la settimana precedente era in 1^ posizione) “M. Il figlio del secolo” di Antonio Scurati (Bompiani)

Al 3° posto (la settimana precedente era in 4^ posizione) “I leoni di Sicilia. La saga dei Florio” di Stefania Auci (Nord)

Al 4° posto (la settimana precedente era in 3^ posizione) “Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi” di Maurizio de Giovanni (Einaudi)

Al 5° posto (la settimana precedente era in 6^ posizione) “Entra nel mondo di Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te” di Me contro Te (Mondadori Electa)

Rientra in top ten al 6° posto “Ora dimmi di te. Lettera a Matilda” di Andrea Camilleri (Bompiani)

Si conferma al 7° posto “La stanza delle farfalle” di Lucinda Riley (Giunti Editore)

All’8° posto (la settimana precedente era in 5^ posizione) “Cinquanta in blu. Otto racconti gialli” (Sellerio)

Entra in top ten al 9° posto “L’eredità di Agneta. Le signore di Löwenhof” di Corina Bomann (Giunti Editore)

Al 10° posto (la settimana precedente era in 8^ posizione) “La versione di Fenoglio” di Gianrico Carofiglio (Einaudi)

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Il cuoco dell'Alcyon - Andrea Camilleri - copertina“Il cuoco dell’Alcyon” di Andrea Camilleri (Sellerio) – al 1° posto nella classifica generale.

Al commissariato di Vigàta sta succedendo qualcosa: Montalbano allontanato e costretto alle ferie, la sua squadra smantellata, in breve: qualcuno sta tentando di farlo fuori.

Tutto è indecidibile, sogno e realtà, vero e falso, maschera e volto, farsa e tragedia, allucinazione e organizzata teatralità di mosse e contromosse beffarde, in questo thriller che impone al lettore, tallonato dal dubbio e portato per mano dentro la luce fosca e i gomiti angustiosi dell’orrore, una lettura lenta del ritmo accanito dell’azione. Tutti si acconciano a recitare, nel romanzo: che si apre drammaticamente con i licenziamenti degli impiegati e degli operai di una fabbrica di scafi gestita da un padroncino vizioso e senza ritegno, detto Giogiò; e con il suicidio, nello squallore di un capannone, di un padre di famiglia disperato. Da qui partono e si inanellano le trame macchinose e la madornalità di una vicenda che comprende, per «stazioni», lo smantellamento del commissariato di Vigàta, la solitudine scontrosa e iraconda del sopraffatto Montalbano, lo sgomento di Augello e di Fazio (e persino dello sgangherato Catarella), l’inspiegabile complotto del Federal Bureau of Investigation, l’apparizione nebbiosa di «’na granni navi a vela», Alcyon, una goletta, un vascello fantasma, che non si sa cosa nasconda nel suo ventre di cetaceo (una bisca? Un postribolo animato da escort procaci? Un segreto più inquietante?) e che evoca tutta una letteratura e una cinematografia di bucanieri dietro ai quali incalza la mente gelida di un corsaro, ovvero di un più aggiornato capufficio dell’inferno e gestore del delitto e del disgusto. «L’Alcyon […] aviva la bella bitudini di ristari dintra a un porto il minimo ’ndispensabili e po’ scompariri».
Il romanzo ha, nella suggestione di un sogno, una sinistra eclisse di luna che incombe (detto alla Bernanos) su «grandi cimiteri». La tortuosità della narrazione è febbrile. Prende il lettore alla gola. Lo disorienta con le angolazioni laterali; e, soprattutto, con il tragicomico dei mascheramenti e degli equivoci tra furibondi mimi truccati da un mago della manipolazione facciale. Sorprendente è il duo Montalbano-Fazio. Il commissario e l’ispettore capo recitano come due «comici» esperti. «Contami quello che capitò», dice a un certo punto Montalbano a Fazio. E in quel «contami» si sente risuonare un antico ed epico «cantami»: «Cantami, o Diva, del pelide Achille l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei […]».

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Il cuoco dell’Alcyon Andrea Camilleri Sellerio Editore Palermo 14,00 *
2 M. Il figlio del secolo Antonio Scurati Bompiani 24,00
3 I leoni di Sicilia. La saga dei Florio Stefania Auci Nord 18,00
4 Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi Maurizio De Giovanni Einaudi 19,00
5 Entra nel mondo di Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te Me contro Te Mondadori Electa 16,90
6 Ora dimmi di te. Lettera a Matilda Andrea Camilleri Bompiani 14,00
7 La stanza delle farfalle Lucinda Riley Giunti Editore 17,90
8 Cinquanta in blu. Otto racconti gialli Sellerio Editore Palermo 15,00
9 L’eredità di Agneta. Le signore di Löwenhof Corina Bomann Giunti Editore 16,90
10 La versione di Fenoglio Gianrico Carofiglio Einaudi 16,50

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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CLASSIFICA: dal 3 al 9 giugno 2019 – segnaliamo “Il cuoco dell’Alcyon” di Andrea Camilleri (Sellerio)

Il cuoco dell'Alcyon - Andrea Camilleri - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 3 al 9 giugno 2019

Questa settimana segnaliamo: “Il cuoco dell’Alcyon” di Andrea Camilleri (Sellerio) – al 1° posto nella classifica generale

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[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Si conferma al 1° posto “Il cuoco dell’Alcyon” di Andrea Camilleri (Sellerio)

Al 2° posto (la settimana precedente era in 3^ posizione) “I leoni di Sicilia. La saga dei Florio” di Stefania Auci (Nord)

Al 3° posto (la settimana precedente era in 2^ posizione) “Entra nel mondo di Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te” di Me contro Te (Mondadori Electa)

Si conferma al 4° posto “Nella notte” di Concita De Gregorio (Feltrinelli)

Al 5° posto (la settimana precedente era in 7^ posizione) “La versione di Fenoglio” di Gianrico Carofiglio (Einaudi)

Al 6° posto (la settimana precedente era in 8^ posizione) “Tutto sarà perfetto” di Lorenzo Marone (Feltrinelli)

Al 7° posto (la settimana precedente era in 6^ posizione) “Genesi. Il grande racconto delle origini” (Guido Tonelli)

All’8° posto (la settimana precedente era in 5^ posizione) “Ninfa dormiente” di Ilaria Tuti (Longanesi)

Entra in top ten al 9° posto “Le più belle storie delle mille e una notte (Titolo venduto esclusivamente nelle librerie Feltrinelli)” di Fulvia Degl’Innocenti (Gribaudo)

Entra in top ten al 10° posto “Le più belle fiabe dei fratelli Grimm (Titolo venduto esclusivamente nelle librerie Feltrinelli)” di Laura Giorgi (Gribaudo)

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Il cuoco dell'Alcyon - Andrea Camilleri - copertinaQuesta settimana segnaliamo: Questa settimana segnaliamo: “Il cuoco dell’Alcyon” di Andrea Camilleri (Sellerio) – al 1° posto nella classifica generale

Al commissariato di Vigàta sta succedendo qualcosa: Montalbano allontanato e costretto alle ferie, la sua squadra smantellata, in breve: qualcuno sta tentando di farlo fuori.

Proprio in quei giorni arriva al porto l’Alcyon, una goletta un po’ misteriosa, nessun passeggero e pochi uomini di equipaggio. Un giallo d’azione, quasi una spy story dove si intrecciano agenti segreti, FBI e malavita locale. Situazioni più cruente che Montalbano saprà affrontare con sangue freddo e perspicacia; Adelina, Ingrid e Livia faranno la loro parte e il commissario, quasi irriconoscibile, finirà per stupire i suoi lettori.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Il cuoco dell’Alcyon Andrea Camilleri Sellerio Editore Palermo 14,00
2 I leoni di Sicilia. La saga dei Florio Stefania Auci Nord 18,00
3 Entra nel mondo di Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te Me contro Te Mondadori Electa 16,90
4 Nella notte Concita De Gregorio Feltrinelli 16,50
5 La versione di Fenoglio Gianrico Carofiglio Einaudi 16,50
6 Tutto sarà perfetto Lorenzo Marone Feltrinelli 16,50
7 Genesi. Il grande racconto delle origini Guido Tonelli Feltrinelli 17,00
8 Ninfa dormiente Ilaria Tuti Longanesi 18,60
9 Le più belle storie delle mille e una notte (Titolo venduto esclusivamente nelle librerie Feltrinelli) Degl’Innocenti Fulvia Gribaudo 4,90 EUR
10 Le più belle fiabe dei fratelli Grimm (Titolo venduto esclusivamente nelle librerie Feltrinelli) Giorgi Laura Gribaudo 4,90 EUR

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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LA FUNESTA DOCILITÀ di Salvatore Silvano Nigro (recensione)

LA FUNESTA DOCILITÀ di Salvatore Silvano Nigro (Sellerio)

di Gianni Bonina

Non solo la natura ma anche la letteratura «è un tempio in cui dei pilastri viventi lasciano talvolta uscire confuse parole; l’uomo vi passa attraverso foreste di simboli che l’osservano con sguardi familiari». Con La funesta docilità (Sellerio) Salvatore Silvano Nigro porta argomenti a favore di Baudelaire rinvenendo corrispondences letterarie, ma anche storiche e di genere odonomastico, dentro la foresta di simboli, rimandi bibliografici e biografici che sono I promessi sposi: proponendoci il massimo romanzo nazionale alla stregua di un tempio dove entrare come fosse la prima volta, anche solo per scoprire come nell’edizione del 1840, la Quarantana, le vignette non svolgano un ruolo di illustrazioni ma, secondo i propositi di Manzoni, di integrazione del testo e dunque di racconto.
Nigro ci ha abituati a percorrere un testo guardando quelli che gli stanno a fianco e in questa occasione ha dato il meglio da un lato invitandoci a leggere I promessi sposi in una chiave che apre altri libri e da un altro radunando scrittori, artisti, registi di ogni tempo e luogo in un parnaso della cultura che è soprattutto un parlamento di etica e di giustizia quanto al tema centrale che è il linciaggio del Prina. Ciò che richiede molti saperi, soprattutto filologici. Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 4 al 10 febbraio 2019 – segnaliamo “Conversazione su Tiresia” di Andrea Camilleri

Conversazione su Tiresia - Andrea Camilleri - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 4 al 10 febbraio 2019

Questa settimana segnaliamo: Conversazione su Tiresia” di Andrea Camilleri (Sellerio) – al 14° posto in classifica generale

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[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Si conferma al 1° posto #valespo di Valerio Mazzei e Sespo (Mondadori Electa)

Al 2° posto (la settimana scorsa era in 3^ posizione) “Rien ne va plus” di Antonio Manzini (Sellerio)

Entra in top ten al 3° posto “Bianco letale. Un’indagine di Cormoran Strike” di Robert Galbraith (Salani)

Al 4° posto (la settimana scorsa era in 2^ posizione) “L’assassinio del Commendatore. Vol. Secondo. Metafore che si trasformano” di Haruki Murakami (Einaudi)

Al 5° posto (la settimana scorsa era in 8^ posizione) “Storia di chi fugge e di chi resta. L’amica geniale. Vol. 3” di Elena Ferrante (E/O)

Al 6° posto (la settimana scorsa era in 5^ posizione), “Storia del nuovo cognome. L’amica geniale. Vol. 2” di Elena Ferrante (E/O)

Al 7° posto (la settimana scorsa era in 6^ posizione) “L’amica geniale. Vol. 1” di Elena Ferrante (E/O)

Entra in top ten all’8° posto “L’Italia non è più italiana. Così i nuovi predoni ci stanno rubando il nostro Paese” di Mario Giordano (Mondadori)

Conferma il 9° posto (la settimana scorsa era in 10^ posizione) “Storia della bambina perduta. L’amica geniale. Vol. 4” di Elena Ferrante (E/O)

Al 10° posto “Sulla tua parola. Messalino. Letture della messa commentate per vivere la parola di Dio. Marzo-aprile 2019” (Editrice Shalom)

 

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Conversazione su Tiresia - Andrea Camilleri - copertinaQuesta settimana segnaliamo: Conversazione su Tiresia” di Andrea Camilleri (Sellerio) – al 14° posto in classifica generale

Indossando i panni di Tiresia Camilleri, con la potenza del mito e la forza della sua narrazione, conferma l’incrollabile passione per il teatro, la formidabile cultura, e ci regala un’opera unica, preziosa.

«Chiamatemi Tiresia. Per dirla alla maniera dello scrittore Melville, quello di Moby Dick. Oppure Tiresia sono, per dirla alla maniera di qualcun altro…». Questo l’inizio folgorante della Conversazione su Tiresia, un racconto articolato che ricostruisce la storia del celebre indovino attraverso i secoli, con 63 versioni del mito declinato in età antica e moderna da scrittori, poeti, filosofi, drammaturghi. E discorrendo dell’indovino cieco Camilleri si abbandona al racconto, narra di miti e di dèi, di libri e scrittori, di uomini e donne, di teatro e personaggi, di sé e dell’oggi, di cecità e preveggenza, e lo fa nel modo mirabile che i lettori gli conoscono. Il destino di un protagonista letterario si snoda dalla tragedia greca – ben quattro raccontano la storia di Tiresia – a Omero, Dante, Eliot, Apollinaire, Primo Levi e tanti altri; persino Woody Allen lo fa apparire in un suo film. Indossando i panni di Tiresia Camilleri, con la potenza del mito e la forza della sua narrazione, conferma l’incrollabile passione per il teatro, la formidabile cultura, e ci regala un’opera unica, preziosa.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 #valespo Valerio Mazzei; Sespo Mondadori Electa 15,90 *
2 Rien ne va plus Antonio Manzini Sellerio Editore Palermo 14,00
3 Bianco letale. Un’indagine di Cormoran Strike Robert Galbraith Salani 24,00
4 L’assassinio del Commendatore. Vol. Secondo. Metafore che si trasformano Haruki Murakami Einaudi 20,00
5 Storia di chi fugge e di chi resta. L’amica geniale. Vol. 3 Elena Ferrante E/O 19,50
6 Storia del nuovo cognome. L’amica geniale. Vol. 2 Elena Ferrante E/O 19,50
7 L’amica geniale. Vol. 1 Elena Ferrante E/O 18,00
8 L’Italia non è più italiana. Così i nuovi predoni ci stanno rubando il nostro Paese Mario Giordano Mondadori 19,00
9 Storia della bambina perduta. L’amica geniale. Vol. 4 Elena Ferrante E/O 19,50
10 Sulla tua parola. Messalino. Letture della messa commentate per vivere la parola di Dio. Marzo-aprile 2019 Editrice Shalom 4,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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CLASSIFICA: dal 14 al 20 gennaio 2019 – segnaliamo “Rien ne va plus” di Antonio Manzini

Rien ne va plus - Antonio Manzini - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 14 al 20 gennaio 2019

Questa settimana segnaliamo: “Rien ne va plus” di Antonio Manzini – al 1° posto in classifica generale

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[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Si conferma al 1° posto “Rien ne va plus” di Antonio Manzini (Sellerio)

Mantiene il 2° posto “La ragazza della luna. Le sette sorelle” di Lucinda Riley (Giunti)

Mantiene il 3° posto anche “Serotonina” di Michel Houellebecq (La nave di Teseo)

Al 4° posto (la settimana scorsa era in 5^ posizione) “L’amica geniale. Vol. 1” di Elena Ferrante (E/O)

Al 5° posto (la settimana scorsa era in 4^ posizione), “Storia del nuovo cognome. L’amica geniale. Vol. 2” di Elena Ferrante (E/O)

Conferma il 6° posto “Storia di chi fugge e di chi resta. L’amica geniale. Vol. 3” di Elena Ferrante (E/O)

Al 7° posto (la settimana scorsa era in 8^ posizione), “Storia della bambina perduta. L’amica geniale. Vol. 4” di Elena Ferrante (E/O)

All’8° posto (la settimana scorsa era in 7^ posizione) “La guerra dei Courtney” di Wilbur Smith e David Churchill (HarperCollins Italia)

Si conferma al 9° posto “… che Dio perdona a tutti” di Pif (Feltrinelli)

Rientra in top ten al 10° posto, “The Game” di Alessandro Baricco (Einaudi)

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Rien ne va plus - Antonio Manzini - copertinaQuesta settimana segnaliamo: “Rien ne va plus” di Antonio Manzini – al 1° posto in classifica generale

Un nuovo capitolo del grande Romanzo di Rocco Schiavone, un uomo duro con se stesso prima che con gli altri, ruvido, intransigente, svogliato e vigile; dietro il suo cinismo una umanità insospettabile e un senso della giustizia tutto suo. E nel raccontarcelo Antonio Manzini ci parla anche dell’Italia di oggi, inquieta e inquietante.

“Rien ne va plus” prende il via poche ore dopo gli eventi che concludono il precedente romanzo, “Fate il vostro gioco”; le indagini sull’omicidio di Romano Favre, il pensionato del casinò di Saint-Vincent dove lavorava da «ispettore di gioco», ucciso con due coltellate, si sono concluse con l’arresto del colpevole, ma il movente è rimasto oscuro. Schiavone non può accontentarsi di una verità a metà. Mentre si mobilita insieme alla sua squadra di poliziotti, ben altra coltellata lo pugnala: Enzo Baiocchi, l’assassino di Adele, la vecchia amica di Rocco uccisa mentre dormiva in casa sua, ha chiesto di parlare col giudice Baldi rivelando un segreto che riguarda proprio Schiavone, una pagina inconfessabile del suo recente passato che potrebbe sconvolgergli per sempre la vita. Turbato, incerto su come muoversi, Rocco si ritrova a indagare su una rapina: è scomparso un furgone portavalori che doveva consegnare alla banca di Aosta l’incasso del casinò. Ma ad Aosta non è mai arrivato, se ne sono perse le tracce dopo una curva e sembrerebbe svanito nel nulla, se non fosse che l’autista viene ritrovato semiassiderato in Valsavarenche.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Rien ne va plus Antonio Manzini Sellerio Editore Palermo 14,00 *
2 La ragazza della luna. Le sette sorelle Lucinda Riley Giunti Editore 16,90
3 Serotonina Michel Houellebecq La nave di Teseo 19,00
4 L’amica geniale. Vol. 1 Elena Ferrante E/O 18,00
5 Storia del nuovo cognome. L’amica geniale. Vol. 2 Elena Ferrante E/O 19,50 *
6 Storia di chi fugge e di chi resta. L’amica geniale. Vol. 3 Elena Ferrante E/O 19,50
7 Storia della bambina perduta. L’amica geniale. Vol. 4 Elena Ferrante E/O 19,50
8 La guerra dei Courtney Wilbur Smith; David Churchill HarperCollins Italia 22,00
9 … che Dio perdona a tutti Pif Feltrinelli 16,00 *
10 The Game Alessandro Baricco Einaudi 18,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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DAVIDE ENIA VINCE IL SUPERMONDELLO E IL MONDELLO GIOVANI 2018

Davide Enia con Appunti per un naufragio (Sellerio) vince il SuperMondello e il Mondello Giovani 2018

I due riconoscimenti sono stati assegnati venerdì 30 novembre 2018 presso la Società Siciliana per la Storia Patria, nell’ambito della 44a edizione del Premio Letterario Internazionale Mondello.

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Il SuperMondello e la Giuria dei 120 lettori qualificati

Davide Enia è stato votato da 62 su 120 componenti la Giuria dei Lettori Qualificati. I giurati, dislocati in tutta Italia, sono stati direttamente indicati dai librai di un circuito di 24 libreriesegnalate dalla redazione dell’inserto culturale DomenicadeIl Sole 24 Ore. Nei mesi scorsi, ognuna di queste librerie ha inviato alla Segreteria del Premio un elenco di 5 lettori ‘forti’, in grado di formulare un giudizio letterario critico e ragionato. I 120 lettori così selezionati hanno potuto esprimere la loro preferenza votando online in un’apposita sezione del sito www.premiomondello.it.

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Il Mondello Giovani e la Giuria degli studenti Leggi tutto…

CLASSIFICA: dall’1 al 7 ottobre 2018 – segnaliamo “La notte delle stelle cadenti” di Ben Pastor (Sellerio)

I primi 40 titoli in classifica nella settimana dall’1 al 7 ottobre 2018

Questa settimana segnaliamo: “La notte delle stelle cadenti” di Ben Pastor (Sellerio) al 34° posto nella classifica generale

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Si conferma al 1° posto “Un capitano” di Francesco Totti e Paolo Condò (Rizzoli)

Mantiene la 2^ posizione “Suite 405” di Sveva Casati Modignani (Sperling & Kupfer)

Giunge in top ten, al 3° posto, “The Game” di Alessandro Baricco (Einaudi)

Si conferma al 4° posto “Le assaggiatrici” di Rosella Postorino (romanzo vincitore del Premio Campiello 2018)

Al 5° posto (la settimana scorsa era in 3^ posizione) “M. Il figlio del secolo” di Antonio Scurati (Bompiani)

In 6^ posizione (la settimana scorsa era al 5° posto) per “L’amica geniale. Vol. 1″ di Elena Ferrante (E/O), sulle ali della fiction Tv

Entra in top ten al 7° posto “So che un giorno tornerai” di Luca Bianchini (Mondadori)

All’8° posto (la settimana scorsa era al 10° posto) “Giuro che non avrò più fame. L’Italia della Ricostruzione” di Aldo Cazzullo (Mondadori)

Al 9° posto (la settimana scorsa era in 6^ posizione) “Ora dimmi di te. Lettera a Matilda” di Andrea Camilleri (Bompiani)

In 10^ posizione: “Io sono con voi. Catechismo per l’iniziazione cristiana dei fanciulli (6-8 anni)” Conferenza episcopale italiana (cur.) Libreria Editrice Vaticana

 

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Questa settimana segnaliamo: “La notte delle stelle cadenti” di Ben Pastor (Sellerio) al 34° posto nella classifica generale

Luglio 1944. Martin Bora, il colto, aristocratico e malinconico ufficiale della Wehrmacht, viene convocato a Berlino per indagare sull’assassinio di un sedicente mago; sullo sfondo l’operazione Valkiria, il fallito complotto contro Hitler.

Un funerale di stato nella Berlino bombardata del luglio 1944. Perché un anziano medico inviso al regime riceve tali onori? E perché suo nipote, il tenente colonnello dell’esercito Martin Bora, viene richiamato dal fronte italiano per assistervi? È solo l’inizio di una settimana convulsa, che si gioca fra il presidio della polizia, gli alti comandi dell’esercito e l’afosa periferia della capitale. A Bora viene inspiegabilmente ordinato dal potente generale delle SS Arthur Nebe, capo dell’efficientissima Kriminalpolizei, di investigare sull’assassinio di un presunto veggente, già star della repubblica di Weimar. Walter Niemeyer, uomo dai molti nomi e dai molti volti, ha incantato per anni la Germania con le sue mirabolanti profezie. L’indagine di Bora, affiancato dal corpulento e sagace ispettore Florian Grimm, resuscita il mondo brillante dei cabaret e degli eccessi del primo dopoguerra berlinese. Ma l’ufficiale della Wehrmacht scopre poco a poco che ben altro si nasconde nella capitale ormai al collasso, dove tutti sospettano di tutti e dove serpeggiano dicerie su una congiura che si ripromette di decapitare la gerarchia nazista. Una contorta rete di intrighi si delinea dietro l’omicidio del Mago di Weimar e il nervosismo sale fra gli ufficiali di stato maggiore mentre si moltiplicano gli incontri segreti e si susseguono le morti sospette. Per Martin Bora l’indagine si trasforma progressivamente in un angoscioso dilemma morale, come soldato e come tedesco. Il complotto del 20 luglio del colonnello Claus von Stauffenberg e i suoi drammatici retroscena come non sono stati mai raccontati.

 

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Un capitano Francesco Totti; Paolo Condò Rizzoli 21,00 *
2 Suite 405 Sveva Casati Modignani Sperling & Kupfer 19,90
3 The Game Alessandro Baricco Einaudi 18,00
4 Le assaggiatrici Rosella Postorino Feltrinelli 17,00
5 M. Il figlio del secolo Antonio Scurati Bompiani 24,00
6 L’amica geniale. Vol. 1 Elena Ferrante E/O 18,00
7 So che un giorno tornerai Luca Bianchini Mondadori 18,00
8 Giuro che non avrò più fame. L’Italia della Ricostruzione Aldo Cazzullo Mondadori 18,00
9 Ora dimmi di te. Lettera a Matilda Andrea Camilleri Bompiani 14,00
10 Io sono con voi. Catechismo per l’iniziazione cristiana dei fanciulli (6-8 anni) Conferenza episcopale italiana (cur.) Libreria Editrice Vaticana 5,50

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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CLASSIFICA: dal 4 al 10 giugno 2018 – segnaliamo “Il metodo Catalanotti” di Andrea Camilleri (Sellerio)

I primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 4 al 10 giugno 2018

Questa settimana segnaliamo il nuovo libro di Andrea Camilleri: “Il metodo Catalanotti” (Sellerio) – n. 1 in classifica generale

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Si conferma al 1° posto il nuovo libro di Andrea Camilleri: “Il metodo Catalanotti” (Sellerio)

Mantiene la 2^ posizione, “Divertiti con Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te” di Me contro Te (Mondadori Electa)

Si conferma al 3° posto Joël Dicker con “La scomparsa di Stephanie Mailer” (La nave di Teseo)

In 4^ posizione (la settimana scorsa era al 5° posto), #Ops di Elisa Maino (Rizzoli)

Entra in classifica al 5° posto il volume “I sette peccati capitali dell’economia italiana” di Carlo Cottarelli (Feltrinelli)

Al 6° posto (la settimana scorsa era al 7° posto), un classico di Philip Roth: Pastorale americana (Einaudi)

In 7^ posizione (la settimana scorsa era al 10° posto) “Divorare il cielo” di Paolo Giordano (Einaudi)

In 8^ posizione (la settimana scorsa era al 4° posto) “Eleanor Oliphant sta benissimo” di Gail Honeyman (Garzanti)

Si conferma al 9° posto in classifica “L’anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone” di Antonio Manzini (Sellerio)

Entra in top ten al 10° posto “Il presidente è scomparso” di Bill Clinton; James Patterson (Longanesi)

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Questa settimana segnaliamo: “Il metodo Catalanotti” di Andrea Camilleri (Sellerio) – n. 1 in classifica generale

Mai come in questo libro Camilleri inventa storie e personaggi e li fa recitare fra le quinte di un teatro di cui è lui il regista. E noi assistiamo alla messinscena che è dramma e commedia insieme.

Questa volta Mimì Augello se la vede brutta: nella casa dell’amata di turno rientra inaspettatamente il marito; così Mimì è costretto a calarsi dalla finestra per salvare pelle e reputazione. Da un pericolo all’altro: nell’appartamento del piano di sotto dove ha cercato riparo, nel buio intravede un corpo steso sul letto, completamente vestito e irrigidito dal gelo della morte. Di un morto ammazzato ritrovato sul letto viene informata la polizia, solo che non si tratta di quel morto, perché è in tutt’altra casa, anche lui con l’abito buono. Come può essere accaduto? E che ne è stato dell’altro cadavere? Perché tutta la scena del crimine ha qualcosa di strano che sa di teatro? Parte da questo groviglio la nuova indagine di Salvo Montalbano, ed è proprio il teatro il protagonista del romanzo; la vittima, Carmelo Catalanotti, aveva una vera passione per le scene e dedicava tutto il proprio tempo alla regia di drammi borghesi. Si era anche inventato un metodo personalissimo per mettere gli attori in condizione di recitare: affrancarli dai loro complessi, aiutarli a liberare le emozioni, una vera e propria operazione di scavo nelle coscienze. Catalanotti conservava scrupolosamente annotazioni e commenti su tutti i potenziali attori con cui veniva in contatto, oltre che appunti di regia e strani quaderni pieni di cifre e di date e di nomi… Il commissario Montalbano spulcia tutti i dossier di Catalanotti, i testi teatrali ai quali lavorava, le note sui personaggi e soprattutto il dramma che stava per mettere in scena, Svolta pericolosa. Poco a poco si lascia coinvolgere dall’indagine e dalla nuova responsabile della scientifica, Antonia, che sul commissario ha l’effetto di una calamita. Sarà proprio il teatro a fargli trovare la soluzione del doppio cadavere.

 

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Il metodo Catalanotti Andrea Camilleri Sellerio Editore Palermo 14,00 *
2 Divertiti con Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te Me contro Te Mondadori Electa 15,90
3 La scomparsa di Stephanie Mailer Joël Dicker La nave di Teseo 22,00
4 #Ops Elisa Maino Rizzoli 15,90
5 I sette peccati capitali dell’economia italiana Carlo Cottarelli Feltrinelli 15,00
6 Pastorale americana Philip Roth Einaudi 14,00 T
7 Divorare il cielo Paolo Giordano Einaudi 22,00
8 Eleanor Oliphant sta benissimo Gail Honeyman Garzanti Libri 17,90
9 L’anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone Antonio Manzini Sellerio Editore Palermo 14,00
10 Il presidente è scomparso Bill Clinton; James Patterson Longanesi 22,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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PREMIO CHIANTI 2018: vince Giampaolo Simi

Con il romanzo “La ragazza sbagliata” (Sellerio) Giampaolo Simi vince la 31esima edizione (2017-2018) del PREMIO LETTERARIO CHIANTI

Simi

Sabato 26 maggio, a Greve in Chianti, nella splendida cornice della Fattoria Castello di Verrazzano, si è svolta la finale della 31esima edizione del Premio Letterario Nazionale Chianti.
La proclamazione è avvenuta al termine dello scrutinio in diretta delle schede , alla presenza dei sei finalisti, di oltre 250 Giurati Lettori e dal Comitato Tecnico del Premio Letterario Chianti, coordinato da Giuseppe Panella, composto da Paolo Codazzi (Presidente del Premio) e dai rappresentanti dei Comuni sostenitori (Greve in Chianti, San Casciano Val di Pesa, Tavarnelle Val di Pesa, Barberino Val d’Elsa, Castellina in Chianti, Gaiole in Chianti, Radda in Chianti).
Oltre alle Amministrazioni Comunali, la Manifestazione è resa possibile grazie al contributo di Cooperativa Italia Nuova di Greve in Chianti, Rotary San Casciano – Chianti, Società di Mutuo Soccorso e Fratellanza di Greve in Chianti, Banca Cambiano.

Gli altri finalisti in gara:
Silvia Bencivelli – “Le mie amiche streghe” – Einaudi
Emiliano Gucci – “Voi due senza di me” – Feltrinelli
Matteo Melchiorre – “La via di Schenèr” – Marsilio
Raul Montanari – “Sempre più vicino” – Baldini e Castoldi
Alberto Rollo – “Un’educazione milanese” – Manni

Il vincitore riceve verrà assegnato un premio di Euro 2.000, e a ciascuno degli altri finalisti un premio di Euro 1.000.
A tutti, la riproduzione bronzea del Maestro Orafo Mauro Bandinelli, “Allegoria del Chianti”, tratta dal celebre dipinto di Giorgio Vasari sul soffitto del Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio a Firenze.

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UNA VARIAZIONE DI KAFKA di Adriano Sofri (recensione)

Una variazione di Kafka” di Adriano Sofri (Sellerio editore)
 
di Giovanni Parlato

Di questi tempi fiorisce il pitosforo. Un profumo dolce e intenso simile alla fragranza dell’acacia, altra pianta in fiore in questi giorni di primavera. Sono due aromi diversi. Che regalano sensazioni diverse. Immaginate se dovessimo avvicinarci al fiore di un pitosforo e sentire il profumo dell’acacia. Resteremmo sorpresi e meravigliati. Per un botanico sarebbe un mistero da indagare.
Così, chi si avvicina alle parole e ne percepisce l’essenza non si capacita per quale motivo da una parola tedesca – strassenlampen, la luce dei lampioni di strada – il traduttore abbia preferito la luce del tram elettrico, strassenbahn. In questa stranezza si è imbattuto Adriano Sofri il quale ha voluto indagare per quale motivo nel racconto di Kafka “La metamorfosi” ci sia quest’ulteriore metamorfosi della luce dei lampioni in quella del tram. Da questo lavoro è nato il libro “Una variazione di Kafka” (Sellerio editore) che si muove con grande passione nel campo della filologia nel tentativo di svelare il mistero. Nella seconda parte, l’autore, abbandonati i panni del germanista, cerca di interpretare il motivo di questa variazione facendo leva su quanto Kafka scrisse nei suoi diari e appunti. Un gioco incrociato tra la matematica delle parole e le emozioni che attraversavano l’animo dello scrittore praghese soprattutto in relazione alla corrispondenza con Felice B. Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 23 al 29 aprile 2018 – segnaliamo “L’anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone” di Antonio Manzini (Sellerio)

I primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 23 al 29 aprile 2018

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Si conferma al 1° posto il nuovo romanzo di Maurizio de Giovanni: “Sara al tramonto” (Rizzoli)

Entra in top ten al 2° posto, “L’anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone” di Antonio Manzini (Sellerio)

In 3^ posizione (la settimana scorsa era al 2° posto) “Macbeth” di Jo Nesbø (Rizzoli)

Al 4° posto: “Sulla tua parola. Messalino maggio-giugno 2018. Letture della messa commentate per vivere la parola di Dio” (Editrice Shalom)

Al 5° posto (la settimana scorsa era in 4^ posizione) “Una ragazza affidabile” di Silena Santoni (Giunti)

Al 6° posto (la settimana scorsa era in 5^ posizione) “Mio caro serial killer” di Alicia Giménez Bartlett (Sellerio)

In 7^ posizione (la settimana scorsa era al 6° posto), “Storie della buonanotte per bambine ribelli 2. Ediz. a colori ” di Francesca Cavallo e Elena Favilli (Mondadori)

Entra in top ten in 8^ posizione “Io, te e il mare” di Marzia Sicignano (Mondadori)

In 9^ posizione (la settimana scorsa era all’8° posto) “Storie della buonanotte per bambine ribelli. 100 vite di donne straordinarie. Ediz. a colori” di Francesca Cavallo e Elena Favilli (Mondadori)

Entra in top ten al 10° posto, “I miei primi Primo Maggio. Perché oggi non vado a scuola e la Coop è chiusa?” di Maurizio Landini; Umberto Romagnoli; J. Pasquini (cur.) (L’Io e il Mondo di TJ)

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Questa settimana segnaliamo: “L’anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone” di Antonio Manzini (Sellerio) – in seconda posizione in classifica generale

Queste cinque indagini, ambientate ad Aosta, sono apparse nelle antologie pubblicate dalla casa editrice.

Ha scritto Antonio D’Orrico che Rocco Schiavone appartiene alla parte migliore degli italiani; anche se indurito dalla vita e incavolato con il mondo, possiede una umanità e una intelligenza delle cose che lo rende un eroe positivo. È vero, fuma spinelli, ha un concetto della giustizia tutto suo, conosce però il cuore degli uomini e sa sempre da che parte stare. Manesco, ruvido, corrotto, scontroso, umorale, individualista, trasgressivo, tormentato, infedele; gli aggettivi si sprecano per definire il lato oscuro di Rocco Schiavone che non fa venir meno quello che di lui attrae e convince: l’insofferenza per la corruzione il perbenismo le diseguaglianze, il profondo senso di equità, la tenerezza, unite al grande talento per il suo mestiere. Sin dal primo romanzo Pista nera ci siamo abituati a vederlo alle prese con il freddo e il ghiaccio sbattuto ad Aosta per punizione – e ormai i lettori più affezionati sanno perché -, con licenza di uccidere, di farsi le canne, di rubare, di sedurre. Lui romano dalla cima della testa alla punta dei piedi calzati nelle improbabili Clarks, si è ritrovato affondato nella neve, in un mondo chiuso, una zona di confine dalle molte identità dove solo il fantasma di Marina gli fa compagnia. Ma ora c’è Lupa accanto a lui e in commissariato hanno imparato a conoscerlo tutti, dal questore Costa, a Pierron, Deruta e D’Intino.

Queste cinque indagini, ambientate ad Aosta, sono apparse nelle antologie pubblicate dalla casa editrice: L’anello mancante da LA CRISI IN GIALLO, Castore e Polluce da TURISTI IN GIALLO, … e palla al centro da IL CALCIO IN GIALLO, Senza fermate intermedie da VIAGGIARE IN GIALLO, L’eremita da UN ANNO IN GIALLO.

 

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Sara al tramonto Maurizio De Giovanni Rizzoli 19,00
2 L’anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone Antonio Manzini Sellerio Editore Palermo 14,00
3 Macbeth Jo Nesbø Rizzoli 20,00
4 Sulla tua parola. Messalino maggio-giugno 2018. Letture della messa commentate per vivere la parola di Dio Editrice Shalom 4,00 *
5 Una ragazza affidabile Silena Santoni Giunti Editore 18,00
6 Mio caro serial killer Alicia Giménez Bartlett Sellerio Editore Palermo 15,00
7 Storie della buonanotte per bambine ribelli 2. Ediz. a colori Francesca Cavallo; Elena Favilli Mondadori 19,00
8 Io, te e il mare Marzia Sicignano Mondadori 16,00
9 Storie della buonanotte per bambine ribelli. 100 vite di donne straordinarie. Ediz. a colori Francesca Cavallo; Elena Favilli Mondadori 19,00
10 I miei primi Primo Maggio. Perché oggi non vado a scuola e la Coop è chiusa? Maurizio Landini; Umberto Romagnoli; J. Pasquini (cur.) L’Io e il Mondo di TJ 5,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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L’ESTATE DEL ’78 di Roberto Alajmo (recensione)

L’ESTATE DEL ’78 di Roberto Alajmo (Sellerio) – recensione

Nascere scrittore in una famiglia da raccontare

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di Anna Vasta

Chi non ha avuto un’infanzia, se si perde, non potrà ritrovarsi. Come i sottotetti di una vecchia casa essa conserva, custodisce spezzoni, scarti di un presente in fieri scampati per caso o imperscrutabili disegni  al tarlo roditore del tempo. Ritrovati quando quel presente è diventato un passato da recuperare e se possibile alimentare di cocenti inutili rimpianti, di tutto quel non vissuto, non accaduto che avrebbe potuto essere.  Ne L’estate del ’78 di Roberto Alajmo (Sellerio, 2018), un romanzo che sarebbe riduttivo definire autobiografico – anche se porta le stimmate dell’autore-per la valenza paradigmatica di vicende e personaggi, il tempo perduto di quell’età dell’innocenza che non è mai del tutto innocente, rivive negli anni della ragione come tempo ritrovato, complice la finzione letteraria. Arma a doppio taglio, che se salva dall’oblio, dall’umana dimenticanza, se riesce a ricomporre in una forma  “il disordine e il dolore precoce” di una vita, inesorabile ne arresta il fluire, vi imprime il  rigor mortis della scrittura.
Nascere scrittore, per Roberto Alajmo non  è una iattura-come egli sembra credere citando Evelyn Waugh: se in una famiglia nasce uno scrittore, quella famiglia è perduta-, ma una condizione di grazia che gli consente di raccontare in un suo personalissimo lessico familiare la propria. Una chance in più per accostarsi al mistero imprendibile di una madre tenera, quanto assente- chiusa in un suo mondo di fragili sogni, delusi ideali, connaturale infelicità- e al dolore offeso  di un figlio, orfano da prima del distacco definitivo- la morte volontaria di Elena, a poco più di quarant’anni. Un suicidio programmato e in un certo senso fallito nella sua malriuscita messinscena- l’ultima vanità di pavesiana memoria; Roberto mi capirà-, ma che vuole essere estrema affermazione di sé contro i limiti della realtà esterna. Distruttivi quando si rivelano tratti costitutivi della propria inquieta interiorità. Ci sono individui costituzionalmente infelici. Strutturalmente. A prescindere da ogni circostanza: infelici. Leggi tutto…

L’ESTATE DEL ‘78 di Roberto Alajmo (recensione)

L’ESTATE DEL ‘78 di Roberto Alajmo (Sellerio): indagine su mia madre

Un pomeriggio d’estate Roberto Alajmo incontra la madre in una strada di Mondello. Non può immaginarlo, ma quello è un addio. «Cos’abbia fatto lei, nei tre mesi successivi, ancora oggi non lo so. È oggetto della presente indagine»

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di Daniela Sessa

Tiri un filo e la trama si allarga, si scompone. Tiri un filo da “L’estate del ‘78” di Roberto Alajmo (Sellerio, 2018) e quel filo è una parola: “smorfiare”. Chi prova un dolore improvviso fa una smorfia: c’è una donna riversa sul pavimento con il palmo della mano destra che fa leva a terra e il viso non si vede. Almeno non dalla posizione di chi guarda quel cadavere. Se lui avesse fatto il giro della stanza e avesse guardato la faccia avrebbe scorto l’ultima espressione, chissà se di disappunto oppure avrebbe visto “un solco lungo il viso come una specie di sorriso”. Lui, lo stesso che adesso non vuole guardarle l’ultima faccia, un giorno di luglio del 1978, aveva visto quella donna, seduta su un marciapiede, ripararsi malamente il viso dal sole con il braccio alzato (lo stesso?) e l’aveva salutata per l’ultima volta. Non sapeva che sarebbe stata l’ultima volta. Lo sa a pochi mesi di distanza e lo confessa molti anni dopo “I sintomi dei problemi devo andarli a smorfiare nella memoria infantile.” Chi dà un numero ai sogni  pratica l’arte antica e beffarda della smorfia. Fare la smorfia è smorfiare, riuscire a interpretare i segni dei sogni e metterli in gioco con una buona dose di credulità. Smorfiare è affare di segni, come la scrittura “…lascia dietro di sé solo spunti indiziari, che bisogna smorfiare sulla base di mezze frasi, di accenni. Oppure, a posteriori, basandosi su vecchie carte o sulla testimonianza delle persone che riuscivano a starle vicino…”.  L’indagine- la lezione di Leonardo Sciascia  sta in un indizio, in un altro filo: “mascheramento”- si svolge nel tempo liquido della memoria, tra principio di realtà e funzioni dell’inconscio e si compone in un faldone di sentimenti. Quelli di un figlio e di una madre. Di Roberto Alajmo e di Elena Parrino, i due protagonisti di un romanzo mappa della memoria individuale, dei luoghi della distrazione e del dolore di un uomo. La storia personale dello scrittore (il suicidio della madre e tutto il doloroso percorso familiare che lo precede) si trasforma in un gioco di specchi o “un gioco di riflessi su una vetrina” dove l’immagine del protagonista bambino, diciottenne e infine adulto rincorre il riverbero di quella della madre (tra foto, quadri e lettere) e si fissa su quello del figlio Arturo. Leggi tutto…

MARUZZA MUSUMECI: dal libro di Camilleri allo spettacolo teatrale di Montandon e Ardini

Il 18 Novembre, con replica domenica 19 alle 17.30, debutterà al Piccolo Teatro della Città: “Maruzza Musumeci” adattamento di Pietro Montandon da un racconto di Andrea Camilleri, per la regia di Daniela Ardini, con Pietro Montandon.

L'immagine può contenere: una o più persone e sMSLa pièce narra d’amore e di vendetta, di magia e di favole. Un’antica leggenda rivisitata e infarcita di simboli e citazioni, tra mito e racconto popolare. Nacque tutto la sera del 1° Gennaio 2008, quando Pietro Montandon ne acquistò una copia in una antica libreria di Torino per regalarlo alla moglie, scrivendole la dedica “il primo libro dell’anno”. «Dopo qualche tempo-  racconta l’attore – lei me lo consigliò a sua volta perché le era piaciuto molto: lo lessi e mi innamorai all’istante. Da subito si fece strada in me l’idea di una trasposizione per il teatro, in forma di cunto, di favola, forte della nota finale scritta dall’autore, che in qualche modo legittima la mia ipotesi interpretativa. Un cantastorie (discendente diretto di Minicu il contadino) moderno, un narratore, che racconti al pubblico la storia di Maruzza Musumeci con assoluta semplicità, talora seduto su una sedia impagliata e che, con l’aiuto di espedienti o materiali di“attrezzeria”, crei la suggestione nel pubblico di eventi naturali quali il vento, lo sciabordio lontano del mare, le atmosfere notturne e così via. Nella messa in scena saranno ovviamente presenti alcune musiche per sottolineare e accompagnare momenti della narrazione, fuorché nel canto delle Sirene». Leggi tutto…

JENNY ERPENBECK vince il PREMIO STREGA EUROPEO 2017

È la scrittrice tedesca Jenny Erpenbeck ad aggiudicarsi l’edizione 2017 del Premio Strega Europeo con il romanzo, “Voci del verbo andare” (Sellerio), tradotto da Ada Vigliani

Nata a Berlino Est nel 1967 da padre di origini russe e madre polacca, Jenny Erpenbeck ha una formazione accademica musicale e teatrale. Il suo esordio letterario, Storia della bambina che volle fermare il tempo (1999, Zandonai 2013) l’ha consacrata come astro nascente della letteratura tedesca contemporanea. Il pluripremiato Di passaggio (2008, Zandonai 2011) la impone definitivamente sulla scena letteraria internazionale, ottenendo un sorprendente successo di pubblico e di critica anche oltreoceano. Con E non è subito sera (2012) ha vinto il prestigioso Hans Fallada Prize. Voci del verbo andare (2015), tra i finalisti del Deutscher Buchpreis, è stato tra i libri più venduti nella classifica dello Spiegel.

Berlino, un uomo si mette in ascolto di chi è arrivato in Europa, in cerca di una nuova vita. Un romanzo su chi accoglie e chi si rifugia, sul futuro e l’attesa. «Un’utopia poetica ed emozionante, una sorta di antidoto alla “sottomissione” di Houellebecq» (Die Welt). Leggi tutto…

FABIO STASSI racconta LA LETTRICE SCOMPARSA

FABIO STASSI racconta il suo romanzo LA LETTRICE SCOMPARSA (Sellerio) – vincitore del Premio Scerbanenco 2016

Le prime pagine del romanzo sono disponibili qui

Risultati immagini

di Fabio Stassi

Vince Corso somiglia a Gérard Depardieu, fuma le Gitanes e, nel tempo libero, suona il clarinetto e ascolta solo musica francese e maghrebina. È nato a Nizza, ma dall’amore di una notte tra una cameriera italiana e uno sconosciuto. Dopo un’infanzia vissuta negli alberghi e nelle pensioni della Costa Azzurra, dove sua madre lavorava, passa l’adolescenza a Genova e si laurea in Lettere a Roma. Per vent’anni figura nelle graduatorie di Scuola secondaria e superiore, per l’insegnamento delle materie letterarie. Ma un settembre si ritrova senza nessun incarico. Prima di lasciare l’Italia, tenta allora una disperata scommessa con sé stesso. Un’anziana ma energica signora gli affitta per due mesi una soffitta a via Merulana e Vince, grazie all’esperienza fatta per qualche mese su una rivista femminile, vi apre uno studio di biblioterapia.
Ha un amico libraio, Emiliano, e un’amica bibliotecaria, Marta. Ogni tanto si siede nel cortile a parlare di boxe con un ex allenatore, il sor Gigi. Il portiere del suo palazzo è peruviano e si chiama Gabriel, ma di cognome. Serena lo ha lasciato prima dell’estate, ma lui ci pensa ancora.
Ogni giorno esce con il suo cane, un weimaraner muto di nome Django, per spedire una cartolina al padre all’unico indirizzo dove sa che, almeno per una volta, quell’uomo è transitato: Hotel Le Negresco, Promenade des Anglais. Come un contabile, vi scrive sopra il resoconto di tutti i suoi fallimenti, delle tante storie che le donne gli raccontano e della sua feroce volontà di farcela.
Comporre la sua storia è stato un azzardo, un’incoscienza e un divertimento. Leggi tutto…

FABIO STASSI VINCE IL PREMIO SCERBANENCO 2016

È FABIO STASSI IL VINCITORE DEL PREMIO SCERBANENCO 2016 con il romanzo “La lettrice scomparsa” (Sellerio)

Le prime pagine del romanzo sono disponibili qui

La lettrice scomparsa

La Giuria del Premio Giorgio Scerbanenco 2016, composta da Cecilia Scerbanenco (Presidente), Valerio Calzolaio, Luca Crovi, Loredana Lipperini, Sergio Pent, Ranieri Polese, Sebastiano Triulzi e John Vignola ha deciso di assegnare il PREMIO per il miglior romanzo noir italiano dell’anno a

LA LETTRICE SCOMPARSA
di Fabio Stassi
edito da Sellerio

con la seguente motivazione:

Perché, pur non provenendo dalla letteratura strettamente di genere noir, l’autore ha esplorato una via originale, che passa dal mondo dei libri e della lettura, per raccontare un’indagine e risolvere un caso. Sorretto da una scrittura molto felice, denso di citazioni  non solo letterarie,  il libro sottolinea il confine quasi metaforico tra realtà nera e artificio letterario, e riesce a far coesistere perfettamente noir e letteratura “alta”, suspense e ironia, regalandoci infine una figura di detective per caso che resta ben impressa nella memoria del lettore.

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Il libro Leggi tutto…

CARNE MIA di Roberto Alajmo (intervista)

CARNE MIA di Roberto Alajmo (Sellerio)

di Massimo Maugeri

Roberto Alajmo, giornalista e scrittore, dal 2013 dirige il Teatro Biondo di Palermo. Tra le sue pubblicazioni: Notizia del disastro (2001), Cuore di madre (2003), Nuovo repertorio dei pazzi della città di Palermo (2004), È stato il figlio (2005), da cui è stato tratto nel 2012 l’omonimo film diretto da Daniele Ciprì, Palermo è una cipolla (2005), L’arte di annacarsi (2010).

Il nuovo libro di Alajmo si intitola Carne mia ed è un bellissimo romanzo, pubblicato per i tipi di Sellerio,  che ricorda ambientazioni e “atmosfere famigliari” presenti in opere come Cuore di madre e È stato il figlio.
Ne discuto con l’autore.

– Caro Roberto, come sai sono sempre molto interessato a conoscere in che modo una storia ha origine. Potresti raccontarci qualcosa con riferimento alla genesi di questo tuo nuovo romanzo? Come nasce “Carne mia”? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte di ispirazione?
Il seme è una storia letta sul giornale, avvenuta a Palermo una ventina di anni fa e venuta a galla solo di recente. Ho ruminato la storia per un paio di anni e poi l’ho sputata via come una palla di pelo di gatto, scrivendola nel giro di sei mesi. La parte difficile è stato trovare la concentrazione, più che il tempo in sé, che serve per scrivere. Scrivere, in un certo senso, è l’ultimo dei problemi.

– Parte del romanzo è ambientata nel quartiere palermitano di Borgo Vecchio, nel corso degli anni Novanta. Come descriveresti questo quartiere ai nostri lettori? E perché, tra i vari luoghi di Palermo, hai scelto proprio questo come luogo privilegiato di questa storia?
E’ una enclave senza tempo, incastonata nel cuore della parte residenziale più prestigiosa della città. Cento metri separano il salotto di via Libertà dalla cantina del Borgo, dove vigono regole a sé stanti, e lo stato riesce a farsi sentire solo di rado. E’ nel vuoto lasciato dallo stato che prospera l’illegalità. Per questo mi è sembrato che fosse il luogo perfetto per rendere l’idea della complessità di Palermo.

– Approfondiamo la conoscenza della famiglia Montana, che campa grazie alla gestione di una bancarella abusiva di prodotti ortofrutticoli. Che tipo di famiglia è quella dei Montana? Leggi tutto…

A PALERMO NASCE VIA SELLERIO

PALERMO INTITOLA UNA VIA PER ENZO E ELVIRA SELLERIO

La celebrazione si svolgerà domenica 28 febbraio, nella strada dove è nata e cresciuta la casa editrice

via sellerio

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enzo e elvira sellerioIn memoria di Elvira Sellerio.

In memoria di Enzo Sellerio

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di Massimo Maugeri

Non è solo una casa editrice. È anche un simbolo. Uno dei più importanti simboli della cultura siciliana, dell’intero Sud Italia e del Paese. Di più: è anche la dimostrazione di come sia possibile operare, con successo, anche in contesti difficili.
Stiamo parlando della Sellerio di Palermo, nata nel 1969 dal sogno e dall’idea di Enzo ed Elvira. Un’idea che è diventata la splendida realtà che tutti conoscono: una delle più influenti case editrici italiane.

Domenica 28 febbraio l’Amministrazione Comunale di Palermo intitolerà a Enzo ed Elvira Sellerio il tratto di via Siracusa dove ha sede la casa editrice.

antonio sellerio«Sicuramente per me, mia sorella Olivia e per tutti i collaboratori della casa editrice è una grandissima soddisfazione”, mi riferisce Antonio Sellerio. “E anche una grande emozione. È un riconoscimento importante per il lavoro che hanno svolto i miei genitori. Noi siamo radicati in questo luogo da più di quarant’anni. La casa editrice è nata qui. Non si è mai mossa da questa strada e da questa città. Il rapporto con la città è testimoniato anche dal fatto che, dopo tutti questi anni, continua a essere citata nelle nostre copertine, che riportano la dicitura “Sellerio editore Palermo”. Una rarità nell’editoria di oggiLeggi tutto…

A GIAMPAOLO SIMI IL PREMIO SCERBANENCO 2015

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/0/0e/J200x299-01647-01.jpgGIAMPAOLO SIMI vince il PREMIO SCERBANENCO 2015 con il romanzo “Cosa resta di noi” (Sellerio)

La Giuria letteraria del Courmayeur Noir in Festival, composta da Cecilia Scerbanenco (Presidente), Valerio Calzolaio, Luca Crovi, Loredana Lipperini, Sergio Pent, Sebastiano Triulzi, John Vignola, considerata la cinquina finalista:

Romano De MarcoCittà di polvere, Feltrinelli
Marcello FoisLuce perfetta, Einaudi
Raul MontanariIl regno degli amici, Einaudi
Giampaolo SimiCosa resta di noi, Sellerio
Grazia VerasaniSenza ragione apparente, Feltrinelli
 

ha deciso a maggioranza di assegnare il Premio Giorgio Scerbanenco – La Stampa 2015 per il Miglior Romanzo Noir italiano edito a:
Cosa resta di noi di Giampaolo Simi, Sellerio
con la seguente motivazione:
«Per aver messo al centro la crisi di coppia sullo sfondo della provincia italiana, raccontata con efficace crudeltà, riuscendo ad allargare i rigidi confini del genere noir, con una scrittura sorvegliata, attenta alle più nascoste motivazioni dei personaggi».

La Giuria ha altresì deliberato di segnalare con una Menzione Speciale:
Senza ragione apparente di Grazia Verasani, Feltrinelli
con la seguente motivazione:
«Per il felice ritorno dell’originale investigatrice bolognese, questa volta a confronto con il tormentato mondo degli adolescenti».

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COSA RESTA DI NOI, di Giampaolo Simi (Sellerio)

Una nevicata senza precedenti, una coppia in crisi, una donna svanita nel nulla. Giornali e social media iniziano a parlare dell’«impiegata quarantenne» scomparsa senza lasciare una riga o un indizio. Un amore dolcissimo che diventa veleno. Un noir che graffia l’anima. Leggi tutto…

MARCO BALZANO vince il PREMIO VOLPONI 2015

IL PREMIO VOLPONI 2015 VA A MARCO BALZANO, AUTORE DE “L’ULTIMO ARRIVATO”

A Marco Peano, autore deL’invenzione della madre(minimum fax) il Premio opera prima “Stefano Tassinari”

Leggi il contributo di Marco Balzano, dove l’autore racconta a Letteratitudine il suo romanzo “L’ultimo arrivato” (Sellerio)


Marco Balzano
è il vincitore del Premio letterario nazionale “Paolo Volponi. Letteratura ed impegno civile”, organizzato dall’associazione Il Circolo di Confusione. Il giovane scrittore è stato premiato da Nicola Loira, sindaco del Comune di Porto San Giorgio, capofila di questa XII edizione.

Alla prima votazione la giuria popolare, presente alla serata finale tenutasi al Teatro comunale sangiorgese, ha scelto il suo libro “L’ultimo arrivato“(edito da Sellerio) tra la terzina selezionata dalla Giuria tecnica.

Al secondo posto si è classificato Romolo Bugaro, autore di “Effetto domino” (Einaudi), che ha preceduto Andrea Caterini con “Giordano” (Fazi).

I due autori sono stati premiati rispettivamente da Stefano Pompozzi, consigliere della Provincia di Fermo, ed Eleonora Consoli, direttrice della Casa circondariale di Fermo, una delle tante realtà del territorio che ha affiancato e sostenuto questa edizione del Premio.

Una serata condotta da Giovanna Zucconi ed aperta da un video dedicato a Pietro Ingrao, scomparso pochi mesi fa. Numerosi gli applausi per l’attore Ivano Marescotti, impegnato in letture tratte da “Il lanciatore di giavellotto” di Volponi, così come per il musicista Alfredo Laviano, quest’ultimo protagonista di una performance di grande suggestione.

Il Premio opera prima “Stefano Tassinari” a Marco Peano, autore de “L’invenzione della madre” (minimum faxqui tutte le recensioni), è stato consegnato da Andrea Bajani, scrittore e membro della Giuria tecnica.

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MARCO BALZANO racconta L’ULTIMO ARRIVATO

MARCO BALZANO racconta il suo romanzo L’ULTIMO ARRIVATO (Sellerio) – tra i romanzi vincitori del Premio Selezione Campiello e finalisti per il Premio SuperCampiello. Le prime pagine del libro sono disponibili qui

La storia di un bambino e di un viaggio, le avventure e le disavventure di un piccolo emigrante con la testa piena di parole. «Balzano mostra come la letteratura sappia, e possa, parlare del mondo che ci circonda» (Marco Belpoliti, l’Espresso).

di Marco Balzano

C’è un paese che confina con quello dove abito io e questo paese si chiama Baranzate. È una piccola città alle porte di Milano. Una volta, dopo i tagli della riforma Gelmini, ci sono pure finito a fare qualche giorno di supplenza. In classe c’erano due italiani e una ventina di stranieri. Un odore denso aleggiava tra i banchi, come se fossimo a un mercato indiano. Non che io sia stato mai da quelle parti, ma il mio olfatto lo immagina così, con l’aroma troppo umano di quella prima media di Baranzate. E poi ci sono passato per nove mesi, per i controlli di routine che Anna doveva fare in gravidanza. Nei reparti dell’ospedale Sacco i cartelli hanno sempre la scritta in arabo, cinese e spagnolo. Altro che l’internazionalità dell’inglese. Poi, poco più avanti, c’è il campo nomadi, da cui venivano tre o quattro dei ragazzetti che avevo in classe.
Da alcuni studi risulta che Baranzate sia il terzo comune d’Europa per immigrazione. Un’immigrazione che, per altro, si addensa in una sola parte della città, e principalmente nella famosa via Gorizia. In quella via ci ha vissuto anche mia madre, emigrata a 14 anni con zio Nicola, suo fratello maggiore. Due terroni, che in quella via avranno ritrovato compaesani o almeno corregionali. Gente che si piazzava lì, giusto il tempo di avviarsi una vita dall’altra parte dello stivale. Poi, una volta che la vita si era avviata, se ne andava e non ci tornava più. Anche chi ci abita oggi fa così. Anche loro riconoscono chiaramente un posto arrangiato e non hanno intenzione di farselo andare bene per troppo tempo. Via Gorizia è da sempre la via degli ultimi arrivati. Con i palazzoni affacciati sulla strada e le fabbriche intorno che da qualche anno, se non hanno già chiuso, faticano molto più di ieri o hanno lasciato il posto ad altro. Adesso lì dentro non ci trovi più i terroni ma cinesi, arabi, peruviani, nordafricani. Ecco, se dovessi dire da dove nasce l’idea primordiale del romanzo, risponderei che comincia dalla contemplazione di via Gorizia. Dalla metaforicità di questo luogo, che trova molti analoghi alle porte delle città del triangolo industriale. Leggi tutto…

ALESSANDRO ROBECCHI racconta DOVE SEI STANOTTE

alessandro robecchiALESSANDRO ROBECCHI ci racconta il suo romanzo DOVE SEI STANOTTE (Sellerio)

di Alessandro Robecchi

Alla fine, e pure all’inizio, Dove sei stanotte è una faccenda di cose che si mischiano. Perché in una città come Milano convivono mondi paralleli, spesso separati tra loro, che non sono solo culture o etnie, ma vite, posti, quartieri, speranze, ingiustizie, ambizioni, orizzonti. E se il giallo, il racconto noir, la trama che segue i suoi snodi, è occasione per mischiare le carte, per far accadere qualcosa che è fuori dall’ordinario scorrere delle cose… ecco, appunto: mischiamo, che il mondo è lì per quello. E quanto a Milano, poi, che è vittima contenta di molti luoghi comuni (con molta verità, come nei luoghi comuni, ma che è bello smentire e sbugiardare, come i luoghi comuni), non c’è che da scegliere, perché basta qualche via in qua o in là per cambiare scenari, sapori, odori, suoni, posizioni sulla scala sociale.
Credo che un buon giallo sia prima di tutto una serie di fili dipanati, storie e vicende che accadono, personaggi che riempiono la scena. E che alla fine il piacere della lettura sia vedere come quei fili si ricongiungono e si saldano, come ciò che era apparentemente inspiegabile si spiega. Un meccanismo, un incastro. Sembrerebbe una faccenda tecnica, e invece no. Perché quei fili che corrono, quelle vicende che si intrecciano e quelle vite che si scontrano, anche violentemente, si muovono su una scena, e la scena cambia, racconta di città diverse nella stessa città, di umanità disparate (pure disperate, a volte). Leggi tutto…

BLUES DI MEZZ’AUTUNNO di Santo Piazzese (recensione e intervista)

Blues di mezz'autunnoBLUES DI MEZZ’AUTUNNO di Santo Piazzese (Sellerio).

Il 22 novembre alle 18,00, presso la “Casa del libro” (via Maestranza n. 20, Siracusa), nell’ambito della rassegna ARTE E LETTERATURA curata da Simona Lo Iacono, sarà presentato – con la partecipazione dell’autore – “Blues di mezz’autunno” il nuovo romanzo di Santo Piazzese (edito da Sellerio)
Alle domande e alla chiacchierata con l’autore si alternerà il canto di Giulia Mazzara una giovane e bravissima soprano che intonerà arie della tradizione popolare siciliana e del repertorio Belliniano (dato che il libro ha toni fortemente isolani).

Recensione e intervista a cura di Simona Lo Iacono

Il mare sanguina, la notte.
Lorenzo La Marca lo ha scoperto molti anni prima, quando il tempo non era un compagno che svelava il volto, ma uno sconosciuto che gli si piegava accanto e che non gli chiedeva ancora conto.
Adesso – invece – ha fatto l’abitudine all’idea dei passaggi, delle stagioni della vita e di un mare che – se anche solcato – non smette di sanguinare come una ferita rigurgitando galeoni, satrapi incrostati, relitti e schegge di continenti.
Non è solo la maturità ad incalzare, pensa La Marca, ma è anche il passato che si offre ad essere letto con altri occhi, venendo su all’improvviso, picchiando sull’uscio dei sensi, sol che un incontro inatteso torni a pungolarlo e a renderlo vivo.
E così, in un giorno come altri, in cui si trova ad Erice e ciancola in cerca di sollievo dalla calura lancinante, La Marca si imbatte in Rizzitano, un amico dei primissimi anni universitari.
L’impatto è inevitabile, il tempo – ormai avvezzo a chiedere e domandare – s’imbizza. E la memoria non può che scivolare a molti anni prima.
Ed ecco, subito si rivede, La Marca, giovanissimo studente, alle prese con un primo incarico per conto di un suo professore.
Gli viene affidato infatti il compito di imbarcarsi su un peschereccio, il Santa Ninfa, e da lì prendere il largo verso un viaggio che non è solo d’acqua, ma di occhi, suoni, scoperte nel guscio segreto dell’esistenza.
Chiedo allora all’autore:

– Caro Santo, questo è forse il romanzo in cui noi lettori sperimentiamo per la prima volta un’altra faccia del simpatico La Marca: la memoria e, con essa, una innegabile malinconia nel ricordare. E’ un taglio inedito che colpisce e getta sul romanzo una luce quasi contemplativa. Cosa accade a La Marca? Come mai in questo romanzo il nostro amato personaggio decide di fare un passo indietro? Leggi tutto…

GIORGIO FONTANA vince il PREMIO CAMPIELLO 2014

giorgio fontana - campielloGIORGIO FONTANA vince il PREMIO CAMPIELLO 2014

Giorgio Fontana vince il Premio SuperCampiello 2014 con il romanzo “Morte di un uomo felice” (Sellerio), beneficiando di 107 voti sui 291 arrivati dalla Giuria dei Trecento Lettori Anonimi.

Secondo classificato, Michele Mari con il romanzo d’avventura “Roderick Duddle” (Einaudi) che ha avuto 74 voti .Di seguito: Giorgio Falco con “La gemella H” (Einaudi), 36 voti; e Fausta Garavini con “Le vite di Monsu Desiderio” (Bompiani) 31 voti.

La cerimonia di premiazione andrà in onda mercoledì 17 settembre alle ore 23.00 su LA7.

Morte di un uomo feliceLa scheda del libro

«Giorgio Fontana ha scritto un romanzo – lucido, bellissimo – che ancora mancava. Un romanzo che stavo aspettando. Attraverso la storia del magistrato Colnaghi, il suo sguardo, la sua solitudine, riesce a penetrare la dimensione della vita quotidiana al tempo del terrorismo… Che questo libro delicato, tagliente e doloroso sia stato scritto da un narratore italiano nato nel 1981, lo stesso anno in cui il suo protagonista viene assassinato, è per me fonte di consolazione. E di speranza» (Benedetta Tobagi).

Milano, estate 1981: siamo nella fase più tarda, e più feroce, della stagione terroristica in Italia. Non ancora quarantenne, Giacomo Colnaghi a Milano è un magistrato sulla linea del fronte. Coordinando un piccolo gruppo di inquirenti, indaga da tempo sulle attività di una nuova banda armata, responsabile dell’assassinio di un politico democristiano. Il dubbio e l’inquietudine lo accompagnano da sempre. Egli è intensamente cattolico, ma di una religiosità intima e tragica. È di umili origini, ma convinto che la sua riuscita personale sia la prova di vivere in una società aperta. È sposato con figli, ma i rapporti con la famiglia sono distanti e sofferti. Ha due amici carissimi, con i quali incrocia schermaglie polemiche, ama le ore incerte, le periferie, il calcio, gli incontri nelle osterie.

Dall’inquietudine è avvolto anche il ricordo del padre Ernesto, che lo lasciò bambino morendo in un’azione partigiana. Quel padre che la famiglia cattolica conformista non poté mai perdonare per la sua ribellione all’ordine, la cui storia eroica Colnaghi ha sempre inseguito, per sapere, e per trattenere quell’unica persona che ha forse amato davvero, pur senza conoscerla.
L’inchiesta che svolge è complessa e articolata, tra uffici di procura e covi criminali, tra interrogatori e appostamenti, e andrà a buon fine. Ma la sua coscienza aggiunge alla caccia all’uomo una corsa per capire le ragioni profonde, l’origine delle ferite che stanno attraversando il Paese. Si risveglia così il bisogno di immergersi nella condizione degli altri, dall’assassino che gli sta davanti al vecchio ferroviere incontrato al bar, per riconciliare la giustizia che amministra con l’esercizio della compassione. Una corsa e un’immersione pervase da un sentimento dominante di morte. Un lento disvelarsi che segue parallelo il ricordo della vicenda del padre che, come Giacomo Colnaghi, fu dominato dal desiderio di trovare un senso, una verità. Anche a costo della vita.
Insieme al precedente romanzo di Giorgio Fontana, Per legge superiore, anche Morte di un uomo felice riflette sulla giustizia, le sue possibilità e i suoi limiti.

Riproponiamo, di seguito, la recensione di “Morte di un uomo felice” (Sellerio) e l’intervista a Giorgio Fontana (curate da Simona Lo Iacono) già pubblicate su LetteratitudineBlog.

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MORTE DI UN UOMO FELICEMorte di un uomo felice, di Giorgio Fontana (Sellerio, 2014)

Recensione del romanzo e intervista all’autore

di Simona Lo Iacono

C’è un rapporto, viscerale e sempre sanguinante, tra giustizia e letteratura.
Sin dall’antichità, l’uomo si è interrogato, ha consultato Pizie e Dèi parlanti, ha cercato nel volo degli uccelli segnali profetici, per poi comprendere che le risposte risiedono dentro di noi.
Né questa ricerca è mai stata solo giuridica, o si è potuta risolvere unicamente nella codificazione. Ma ha avuto la necessità di addentrarsi nel cuore delle storie. E di raccontare non solo l’amore per la giustizia, ma anche il dolore della sua perdita.
Solo le storie, infatti, fanno affondare i concetti nel cuore, nel fango, nella caduta e nella resurrezione. E nell’uomo. Nelle piaghe dei suoi errori, nella struggente ansia di trovarsi.
Così, non dobbiamo solo ai giuristi la conquista della coscienza e della pietà umana, ma ad una donna, Antigone, narrata da parole e versi, urlata nei teatri e negli anfiteatri del mondo.
Né possiamo imputare l’evoluzione della civiltà alla sola codificazione, ma ad un coro di romanzieri e personaggi letterari, che a buon diritto possono dirsi coautori della costruzione di un ideale di bene comune.
Dunque, ricerca della giustizia e senso delle storie sono sorelle. E sono sorelle perchè complici della medesima segreta afflizione: trovare un significato, dare fondamento al mistero dell’esistenza.
Questo intreccio segretissimo e intimo, pare affiorare con potenza nell’ultimo romanzo di Giorgio Fontana, “Morte di un uomo felice” (Sellerio).
Giacomo Colnaghi è magistrato, e come tale è uomo di diritto e di giustizia.
In una Milano degli anni ottanta inquieta e già ossessionata dai vizi capitali del secolo (ricerca del potere, corruzione, caduta degli ideali della storia passata), cerca.
In apparenza è solo sulle tracce di una banda armata, responsabile della morte di un politico.
Ma la sua ricerca è molto più lacerante e antica.
Figlio di Ernesto, un partigiano che è morto durante un’azione, e che ha sconvolto la famiglia con la sua ribellione, Colnaghi è afflitto da domande sul senso della vita e della morte, sulla vera dimensione del bene e del male, sull’esistenza in un Dio nel quale crede ma a cui non riesce a tenere nascosti i suoi dubbi.
E’ lacerato, Colnaghi, è intuitivo, è – soprattutto – un uomo del suo tempo, ma con alle spalle l’esperienza eroica di un padre che – contro tutti, contro tutto – ha lasciato la vita per rincorrere un ideale.
Colnaghi non cerca dunque solo risposte giudiziarie. O meglio. Le piste investigative sono le tracce di un’altra ricerca, quella di un mondo spaesato, irriverente, dolentissimo, che gradualmente perde senso del mistero e del pudore, infliggendo all’Italia (quell’Italia che suo padre aveva fondato sulla riconquista della dimensione ideale) un destino da figlia perduta cui solo la compassione può salvare l’anima.
Il tempo di Colmaghi, allora, è il tempo di questa pietà che – come quella di Antigone – non si rassegna alla sola normatività, ma fa appello al valore del sangue versato, del sogno, della conquista di una giustizia che non è solo risposta a un reato, ma vocazione intima, troppo spesso profanata, dell’animo umano.
Vita e giustizia si aggrovigliano, rimandano l’una all’altra e si completano febbrilmente e drammaticamente, quasi a suggerire che scegliere l’una senza l’altra equivale a morire, mentre la morte vera (finanche quella sperimentata da un partigiano contro il volere della sua famiglia) non è morte, ma vita, se c’è significato, motivo della ricerca.
Allora, la fine di chi compie un simile viaggio, non è inutile.
E’, piuttosto, la morte di un uomo felice.

Chiedo dunque a Giorgio Fontana di parlarci dell’importanza di questa ricerca. E di quanto, in essa, conti ripercorrere le strade passate, dare valore alla morte di chi ci ha preceduto.

In quest’ottica, qual è il significato del rapporto tra padre e figlio, nel romanzo?
Credo sia il nodo centrale dell’intero libro. In effetti, benché Morte di un uomo felice sia diverse cose e possa essere letto, credo, in molti modi – come un romanzo storico, un’interrogazione sulla giustizia e così via – per me rimane innanzitutto la storia di un padre e di un figlio. La consegna di un’eredità e il bisogno di non dissiparla. Ma più che di “significato” parlerei proprio della relazione umana in quanto tale, della sua centralità: sono sempre molto restio ad attaccare “significati” ai miei personaggi.
– Senso della vita e della morte. Il romanzo appare la metafora di un connubio necessario tra ricerca di senso e giustizia. Così che la morte non coincide con la fine, ma con la mancanza di questa ricerca. E’ così? Leggi tutto…

Considerazioni su DOPO IL DILUVIO (parte II)

Dopo il diluvio. Sommario dell'Italia contemporaneaProseguiamo con le riflessioni su “Dopo il diluvio” (Sellerio)

di Massimo Maugeri

Dopo il diluvio. Sommario dell’Italia contemporanea” è stato presentato da Dino Terra (l’originario curatore dell’opera) come “una genuina impresa letteraria”, realizzata da “un’ideale maestranza”, da “un occasionale consorzio” di scrittori, poeti, giornalisti/scrittori (che chiama soci). Il motivo per cui viene sottolineata la valenza letteraria dell’opera lo spiega lo stesso Terra: “la letteratura conosce quello che il presente ignora. La letteratura dice quello che il presente tace”. Ecco, dunque, “l’utopia” della letteratura: elemento salvifico sulla strada dell’acquisizione della consapevolezza e dello sviluppo del senso critico.
Una società di letterati da intendersi, sempre secondo Terra, non come professionisti della letteratura… ma come dilettanti… laddove il termine dilettante è da intendersi in senso positivo (il letterato dilettante è colui che non punta allo specialismo e all’esattezza della scienza specialistica, ma alla “libertà mentale”, alla “leggerezza”: il diletto della letteratura). In altri termini, l’auspicio era che i vari interventi ospitati dal libro non fossero il frutto del lavoro di burocrati della letteratura, ma di artisti della parola.
Ritengo che la rilettura odierna di “Dopo il diluvio” assolva a un duplice compito: contribuire a scoprire l’Italia di ieri (quella, appunto, dell’immediato dopoguerra) e aiutare a comprendere e interpretare l’Italia di oggi (data la chiaroveggenza di alcuni di quei contributi).
Impossibile fornire approfondimenti, in questa sede, su tutti e trentuno i saggi, ma non c’è dubbio che ogni contributo, in un modo o nell’altro, spinge ed esorta a una riflessione su ciascuna delle varie tematiche che si è deciso di affrontare. Certo, non tutti i saggi hanno la stessa valenza. Alcuni sono più lucidi e più analitici di altri, per varie ragioni facilmente intuibili: maggiore o minore competenza nell’affrontare l’argomento da sviluppare, maggiore o minor tempo a disposizione per assolvere il compito assegnato, maggiore o minor attitudine e talento dei singoli intellettuali a fornire il proprio contributo rispetto al tema specifico e agli obiettivi generali dell’opera. E comunque è davvero sorprendente l’elemento di attualità insito in molti di questi scritti, tenendo conto della premessa di Dino Terra: “Dopo il diluvio” non è una raccolta di analisi tecniche, ma il frutto del contributo di un consorzio (occasionale) di scrittori.

E a proposito di “impresa letteraria” non credo sia un caso che la raccolta di saggi cominci con uno scritto di Giuseppe Ungaretti che ha come titolo “La missione del letterato”. C’è un passaggio molto bello e significativo nella parte iniziale di questo contributo, che suona quasi come un urlo di dolore: “Questa nostra Patria è fra tutti i paesi forse quello che dalla guerra ha sofferto di più. Porta nella carne e nelle anime atrocemente il ricordo dell’iniquità e della rovina. Sono state offese non risparmiate ad altri, e qualche popolo ebbe a subirle quanto e più di noi. Ma abbiamo visto cadere, noi più di tutti, annientati per sempre, monumenti dello spirito, carte o pitture, campanili o statue, bellissimi atteggiamenti d’un volto che mille e mille anni di fatiche avevano reso espressivo nell’ansia di rendere universale la gentilezza umana convertendola in patrimonio di tutti”.
Molto interessante anche il contributo di Carlo Levi su “La citta”.
Le città”, sostiene Levi, “non sono più un dato, una eredità accettata naturalmente, ma un problema, che non è soltanto di ricostruzione, di architettura, di piani regolatori, ma il problema stesso dei rapporti umani, della vita sociale”. E ancora: “Un piano regolatore è insieme un’opera di critica storica, di previsione politica, di creazione sociale e di critica artistica. Partendo dai bisogni attuali e regolandoli, si pone un’ipoteca sull’avvenire”. Guido Crainz, nel suo saggio finale scritto appositamente per la nuova edizione di “Dopo il diluvio”, fa giustamente notare che in queste parole di Levi possiamo scorgere frammenti del dibattito che ha interessato la ricostruzione di città distrutte dal terremoto anche in anni recenti (è il caso dell’Aquila).
Feroce la critica di Guido Piovene a “La Chiesa”, così come durissima è la critica di Alberto Savinio a “Lo Stato”. Leggi tutto…

Considerazioni su DOPO IL DILUVIO (parte I)

Dopo il diluvio. Sommario dell'Italia contemporaneadi Massimo Maugeri

Sono molto grato a Salvatore Silvano Nigro per aver ridato luce, con la sua curatela, a questa raccolta di saggi intitolata “Dopo il diluvio. Sommario dell’Italia contemporanea” (pubblicato originariamente nel 1947 da Garzanti, a cura di Dino Terra, e oggi riedito da Sellerio).
Come si evince dal titolo, l’idea che sta alla base di questo volume è quella di consegnare una raccolta di testi, di saggi critici, sull’Italia dell’immediato dopoguerra; l’Italia, cioè, che si apprestava a riaffacciarsi al mondo dopo il diluvio del ventennio fascista e i disastri causati dalla seconda guerra mondiale.
Nella sua acuta prefazione Nigro ci presenta, intanto, la storia di questa avventura editoriale che ha coinvolto ben trentuno intellettuali (scrittori e giornalisti culturali), ciascuno dei quali ha avuto il compito di sviluppare riflessioni su varie tematiche, con l’obiettivo – per l’appunto – di tracciare un sommario dell’Italia che usciva dal ventennio del regime e dagli orrori della guerra. Giuseppe Ungaretti apre la raccolta indicando quella che dovrebbe essere la “Missione del letterato”; Carlo Levi affronta le problematiche legate a “La città”; Guido Piovene si occupa de “La Chiesa”; Alberto Savinio de “Lo Stato”; Michele Saponaro de “Il linguaggio”, Raffaele Carrieri “Del costume”, Bonaventura Tecchi de “Le autonomie regionali”, Roberto Papi de “Le feste, oggi”, Orio Vergani de “L’amore”, Riccardo Bacchelli de “Il mare”, Aldo Palazzeschi de “Il paesaggio”. E ancora: Carlo Bernari si occupa de “Gli operai”, Giovanni Titta Rosa de “I contadini”, Alberto Moravia de “La borghesia”, Raffele Calzini de “La società”, Francesco Jovine de “Gli straccioni”, Cesare Giulio Viola de “La famiglia”, Mario soldati de “La libertà”. Giovanni Battista Angioletti sottolinea come “L’arte è la nostra storia”, Emilio Cecchi scrive su “I trafficanti”, Agostino Degli Espinosa de “L’industria”, Guglielmo Petroni de “L’artigianato”, Massimo Bontempelli de “La musica”, Marco Apollonio de “Il teatro”. E, a seguire: Cesare Zavattini si occupa de “Il cinema”, Mario Robertazzi de “Lo sport”, Piero Gadda Conti de “I partiti”, Libero Bigiaretti de “La stampa”, Dino Terra de “Il residuo littorio”. Infine, Giacomo Noventa riflette su “Quelli dell’Arca” e Arrigo Benedetti sulle problematiche riguardanti “Gli stranieri”. Leggi tutto…

VENT’ANNI DI MONTALBANO

Vent’anni fa, giungeva in libreria il primo romanzo del ciclo del commissario Montalbano: “La Forma dell’acqua”. Facciamo, di vero cuore, tanti auguri ad Andrea Camilleri e alla Sellerio e segnaliamo la seguente iniziativa editoriale volta a celebrare la ricorrenza

La forma dell'acquaVent’anni fa, con il romanzo La Forma dell’acqua, Andrea Camilleri dava vita al commissario che ha cambiato il poliziesco e forse anche il modo degli italiani di guardare se stessi.

Per la prima volta, il personaggio che avrebbe reso il siciliano un parlato familiare fino ai confini delle Alpi, sbuffava: «Montalbano sono!». Siamo certi che grazie alle sue storie e al suo carattere, il commissario abbia oggi un posto stabile nel teatro dell’immaginazione di ciascuno di noi e possa essere annoverato tra i grandi miti della letteratura.

La casa editrice celebra i vent’anni del commissario Salvo Montalbano riproponendo tutti i romanzi in edizione speciale.

Ogni romanzo è accompagnato da una nota introduttiva affidata a un grande scrittore. Il primo della serie, La forma dell’acqua, comprende oltre alla nota di Michele Serra anche un’intervista di Salvatore Silvano Nigro ad Andrea Camilleri. Le note introduttive degli altri volumi sono di autori quali Maurizio de Giovanni, Simonetta Agnello Hornby, Andrea Vitali, Melania Mazzucco, Petros Markaris, Enrico Deaglio, Paolo Giordano…

L’edizione di ogni titolo della collana «Le indagini di Montalbano» è limitata alla prima tiratura. Una volta esaurite, le copie non verranno ristampate. Il prezzo di copertina è di 6,90 euro.

Di seguito, ulteriori informazioni

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DOPO IL DILUVIO a Catania – 23 aprile

Dopo il diluvio. Sommario dell'Italia contemporaneaIl 23 aprile 2014, nell’ambito della Giornata Mondiale del Libro (indetta dall’UNESCO) sarà presentato, a Catania, h. 17, presso le Biblioteche Riunite “Civica” e “A. Ursino Recupero” (di Via Biblioteca), il volume “Dopo il diluvio. Sommario dell’Italia contemporanea” curato da Salvatore Silvano Nigro (Sellerio Editore)

Relatori: Antonio Di Grado – Massimo Maugeri – Salvatore Silvano Nigro

“Dopo il diluvio. Sommario dell’Italia contemporanea” curato da Salvatore Silvano Nigro (Sellerio Editore)

Il libro
Il ritratto del nostro Paese affidato a trenta scrittori italiani, fra gli altri: Moravia, Piovene, Carlo Levi, Soldati, Savinio, Ungaretti, Noventa, Palazzeschi, Emilio Cecchi, Zavattini, Bernari, Bigiaretti. Ognuno di loro venne incaricato di redigere una voce – città, chiesa, borghesia, teatro, musica, paesaggio, contadini etc. – e di svilupparla a suo piacimento dal punto di vista letterario. Ne venne fuori un autentico sommario, una testimonianza dell’Italia dell’immediato dopoguerra scritta ancora a caldo, sotto l’impressione dell’orrore del conflitto mondiale e la coscienza della ritrovata libertà.

A cura di Salvatore Silvano Nigro

Edizione originale a cura di Dino Terra

Ci vollero due anni di preparazione perché questo «ragguaglio dell’Italia dopo i disastri della guerra» potesse arrivare in libreria nel mese di giugno del 1947. L’opera è un atlante politico, un censimento e un compendio di problemi e questioni, un «ritratto dell’Italia»: una ricomposizione enciclopedica della Nazione; uno specchio di fronte al quale il paese venne messo per prendere coscienza delle rovine e darsi un nuovo «peso specifico morale e mentale», come aveva esortato a fare Alberto Savinio in quel trattatello politico del 1945, Sorte dell’Europa, che è l’antecedente e il presupposto di Dopo il diluvio. L’organizzatore dell’impresa, Dino Terra, raccolse attorno a sé una libera «Società di letterati»: trenta collaboratori, «dilettanti» per elezione (alla Savinio), tutti in grado di far aderire la letteratura alla vita con «libertà mentale» e con «leggerezza» saggistico-narrativa; fra essi Moravia, Piovene, Carlo Levi, Soldati, Savinio, Ungaretti, Noventa, Palazzeschi, Emilio Cecchi, Zavattini, Bernari, Bigiaretti. Dopo una «diseducazione ventennale», e le violenze della guerra, i contributi affrontavano, con lucidità politica, per lo più, e chiaroveggenza, questioni che sono fondamentali in un paese civile: il paesaggio come bene culturale, da salvaguardare insieme a tutte le risorse artistiche; la politicità dell’urbanistica e dei piani regolatori, che sono «insieme un’opera di critica storica, di previsione politica, di creazione sociale e di critica artistica»; la libertà della stampa e la responsabilità della comunicazione; i rapporti tra le classi sociali, tra artigianato e industria, tra campagna e città, tra Stato e Chiesa, tra autonomie regionali e centralizzazione; e poi i partiti politici, la letteratura e i letterati, la musica, gli spettacoli, lo sport. Si era «dopo il diluvio». Ma Noventa continuava a chiedersi se l’Italia fosse davvero uscita dal cataclisma, o se non si trattasse piuttosto di un «istante di calma» prima di altri «diluvi»: di nuove «preghiere» e di nuove «bestemmie».
Questa nuova edizione di Dopo il diluvio comprende, in appendice, una recensione scritta a caldo da Raffaello Ramat nel 1947, e un saggio di Guido Crainz. Leggi tutto…

UTOPIA e/o DISTOPIA – 3° appuntamento con MARIA ATTANASIO

Il condominio di Via della NotteUTOPIA e/o DISTOPIA – 3° appuntamento con MARIA ATTANASIO

Libreria Prampolini – Via Vittorio Emanuele 333 Catania

Il Circolo di Lettura dell’Associazione Romeo Prampolini Vi invita ad un itinerario sul tema Utopia e/o Distopia: Ipotesi di scrittori visionari

28 Gennaio 2014 ore 18

MASSIMO MAUGERI contro MARIA ATTANASIO (Il condomino di via della Notte – Sellerio)

Una metropoli contemporanea, «il migliore dei mondi possibili», una società basata su ordine e sicurezza in cui un decalogo ferreo sancisce confini legislativi e morali. Confini che una donna, armata solo di storie e di parole, è in grado di infrangere. Un omaggio alla tradizione distopica di Aldous Huxley e George Orwell, un romanzo visionario e caustico, che racconta una potenziale deriva della nostra stessa realtà.

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COSCIENZE ASSUEFATTE E NARRAZIONI DISTOPICHE (Maria Attanasio / Elvira Seminara)

di Massimo Maugeri

Mitridate VI, re del Ponto dal 111 a.c., è ricordato anche per un aneddoto particolare. Pare, infatti, che temesse di essere avvelenato a causa di una cospirazione. Per difendersi chiese al medico di corte di preparagli degli antidoti. Questi cominciò a somministrargli piccole dosi di un miscuglio di veleni. Il tentativo di immunizzazione fu così efficace che, quando (sconfitto da Pompeo Magno) Mitridate decise di togliersi la vita (dopo aver invano tentato il suicidio col veleno) fu costretto a chiedere di essere pugnalato.
Da qui nasce il termine “mitridatizzazione”, o “mitridatismo”: per indicare – appunto – un processo di assuefazione determinato da un procedimento simile a quello descritto.
Ora… immaginiamo di essere continuamente bombardati da notizie di morti, di violenze, di scandali, di truffe nel settore pubblico e in quello privato. Immaginiamo che certe dichiarazioni “assurde”, o frasi che nascondono biechi ideologismi, o mode discutibili vengano ripetute ogni giorno senza soluzione di continuità. Immaginiamo di essere oggetto di continue menzogne spacciate per verità. Qual è uno dei principali rischi di siffatta situazione? Che la nostra attenzione, la nostra sensibilità, il nostro senso critico vengano risucchiati nel gorgo dell’assuefazione, generando un processo di mitridatizzazione delle coscienze.
Il condominio di via della NotteSiamo talmente accerchiati dal reale, che rischiamo quasi di non riconoscerne mali e contraddizioni. Viviamo, forse, nel pieno di quella parte dell’oracolo calviniano che ci spinge ad “accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più”. È in casi del genere che la letteratura reagisce ricorrendo alla distopia. Sta accadendo anche nella narrativa siciliana, con romanzi freschi di stampa. Maria Attanasio, nel suo Il condominio di Via della Notte” (Sellerio), ambienta la sua narrazione a Nordìa, futuristica città che fa della “vigilanza” il suo credo e che persegue il sogno di perfezione collettiva attraverso la disciplina ferrea e un’intolleranza dagli esiti ferali. Elvira Seminara nel suo “La penultima fine del mondo” (Nottetempo) narra una realtà distopica inventando un piccolo paese siciliano dove la gente comincia a morire, lanciandosi da balconi e scarpate, senza motivi apparenti.
La penultima fine del mondoNon credo che questo ritorno alla distopia sia casuale: la letteratura, del resto, è come un elastico che si tende e si allenta seguendo la conformazione mutevole della società che racconta. Oggi, in tal senso, non è più sufficiente far ricorso solo a narrazioni “realiste”. In fondo è quel che deve aver pensato Orwell nel periodo in cui si accingeva a scrivere “1984”: usare la narrazione visionaria come pugnale per bucare la coltre di assuefazione che ricopre le nostre coscienze. Forse, paradossalmente, è proprio il ricorso alla distopia che segna l’utopia ultima della letteratura.
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IL CONDOMINIO DI VIA DELLA NOTTE a Giardini Naxos (Me) – sabato 13 luglio ore 18,30

IL CONDOMINIO DI VIA DELLA NOTTE a Giardini Naxos (Me) – sabato 13 luglio ore 18,30

Il condominio di via della Notte

Sabato 13 luglio ore 18,30
07Terrazza Ristorante
Hotel Palladio
Corso Umberto I, 470
Giardini Naxos

Incontro con

  Maria Attanasio

Presentazione del suo libro

Il condominio di via della Notte
Sellerio

Ne parleranno con l’autrice Maria Concetta Calabrese,
Massimo Maugeri e Caterina Valentino

Una metropoli contemporanea, «il migliore dei mondi possibili», una società basata su ordine e sicurezza in cui un decalogo ferreo sancisce confini legislativi e morali. Confini che una donna, armata solo di storie e di parole, è in grado di infrangere. Un omaggio alla tradizione distopica di Aldous Huxley e George Orwell, un romanzo visionario e caustico, che racconta una potenziale deriva della nostra stessa realtà.

A Nordìa, futuristica città che non esiste sulle mappe, «vigilanza» è la parola d’ordine per realizzare un sogno di perfezione collettiva fondato sulla disciplina, la sicurezza e un consenso sociale estremo e intollerante. Quel sogno entusiasma la maggioranza della popolazione e spaventa e indigna i pochi che scelgono di resistere o dileguarsi.
Tra questi c’è una famiglia che si va frantumando. La moglie, Rita, sembra accorgersi che le utopie che avevano caratterizzato il suo passato sono diventate una pericolosa nostalgia, e assieme vede svanire l’amore per il marito. Questi, al contrario di lei, non accetta il quieto vivere narcotizzato promulgato dal governo e fugge dal paese, lasciando la donna e la piccola Assia dietro di sé. Con il trascorrere degli anni la situazione di Rita si rivela sempre più difficile, mentre la figlia coltiva un rancore intenso e ribelle…
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MARCO MALVALDI a Catania con Francesco Musolino – 23 maggio 2013

Marco Malvaldi giovedì 23 maggio (alle 18,30) incontrerà i lettori catanesi presso la Libreria Mondadori Diana (Via Umberto, 13).

L’incontro sarà condotto dal giornalista Francesco Musolino

Nell’ambito dell’incontro sarà presentato il volume “Milioni di milioni” (edito da Sellerio)

Milioni di milioni è un’investigazione all’inglese basata su labili indizi messi in fila con paziente intelligenza; ma l’ambientazione è toscana, spaccona e popolaresca, come gli altri gialli del creatore dei vecchietti del BarLume.

Milioni di milioniNei gialli alla maniera di Malvaldi, in cui si ride della cinica ironia dei personaggi, i luoghi sono fondamentali per l’equilibrio tra umorismo e suspense. Montesodi Marittimo è un paesino toscano di una certa altitudine, nonostante il nome, per di più molto scosceso. Una persona su due porta un doppio patronimico, il secondo dei quali è sempre Palla. Eredità di un marchese Filopanti Palla, gran gaudente, pentitosi in punto di morte di lasciare tanti bambini senza un nome legittimo. Inoltre su Montesodi aleggia un mistero: è considerato «il paese più forte d’Europa». Per scoprirne la causa, vengono mandati dall’Università un genetista, Piergiorgio Pazzi, e una esperta di archivi, Margherita Castelli. Trascorsi i primi giorni, nel panorama umano che gli si offre, i due non trovano nulla di cui meravigliarsi, tranne la forza. È un mondo abitudinario, dominato da due gruppi familiari: il sindaco, l’onesto e schietto Armando Benvenuti, con la moglie Viola, e la maestra Annamaria Zerbi Palla, anziana vedova, con un figlio poco amato. La sorpresa arriva con una tremenda tempesta di neve che isola il paese per giorni. Piergiorgio, che alloggia nella casa della Zerbi, una mattina trova l’energica signora abbandonata in poltrona senza vita. Sembra, a prima vista, un attacco di cuore, ma Piergiorgio capisce che non si tratta di morte naturale e poiché il paese è isolato l’assassino non può essere andato via. Le cose sembrano volgere al peggio per lo scienziato quando il maresciallo gli rivela che in paese tutti hanno un alibi, tranne lui. Per scagionarsi, l’unica via che resta è scoprire il vero assassino, tra ambizioni frustrate e figliolanze incerte e mescolate. La neve aiuterà.
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Marco Malvaldi (Pisa, 1974), di professione chimico, ha pubblicato con questa casa editrice i romanzi della serie dei vecchietti del BarLume (La briscola in cinque, 2007; Il gioco delle tre carte, 2008; Il re dei giochi, 2010; La carta più alta, 2012), salutati da un grande successo di lettori. Ha pubblicato anche Odore di chiuso (2011, premio Castiglioncello e Isola d’Elba-Raffaello Brignetti), giallo a sfondo storico, con il personaggio di Pellegrino Artusi.
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MARIA MESSINA: uno sguardo oltre la finestra

MARIA MESSINA: UNO SGUARDO OLTRE LA FINESTRA

di Simona Lo Iacono

Le ore scoccano dalla Matrice, un don don angustiato che tra poco – ne è certa – smorirà come i pianti delle comari, allineate nel corteo  funebre.  Maria le ascolta mormorare requiem aeternam dona eis Domine, singhiozzare a comando, rievocare le virtù del defunto intervallandole con un “Dio l’abbia in gloria”, o “Pace all’anima sua”.
Affacciata alla finestra, pensa che in Sicilia è sempre stato così. Inscenare la vita ma anche la morte, chè anzi proprio questa molto deve dire su chi non c’è più, ed è l’occasione che resta – l’ultima – per ostentare importanza, censo, potere.
Lo sa bene lei, che della borghesia buona, arroccata su apparenze e segreti, ha svelato ogni indecenza con i suoi racconti. E ancora sbircia dalla finestra la bara ondeggiante che celebra l’ultima festa, dietro la quale le prefiche si dannano a stracciarsi le vesti.
Nata ad Alimena  (Palermo) il 14 marzo 1887, Maria Messina era figlia di Gaetano, maestro elementare, e di Gaetana Valenza Traina, esponente di una famiglia baronale, originaria di Prizzi. Una famiglia “bella e facoltosa, distrutta da un cattivo vento di sfortuna” (lettera di Maria Messina a Verga).
Conosceva quindi, Maria, i contegni a modo, le ristrettezze economiche che dovevano essere “dignitosamente celate”, i sorrisi artefatti, dietro i quali stavano  smarrimento e solitudine.
Era stata educata in casa, come si conveniva a una figlia di buona famiglia, e suoi precettori erano stati la madre e il fratello, che ne aveva incoraggiato la vocazione letteraria. Di quei tempi restano nei suoi scritti le ore di studio solitario, i litigi dei genitori sullo sfondo di una vita tutta chiusa in pochi svaghi, stretta da emergenze finanziarie. L’esordio era stato precoce. Due raccolte di novelle all’uso del Verga, che ammirava e del quale condivideva la riflessione. Racconti che avevano destato il plauso della critica e in cui primeggiava l’interesse per gli ultimi, per coloro che non hanno voce né ambiscono ad averla, che la letteratura resuscita con un atto misericordioso, amaro. Nel tempo, però, la riflessione sui “vinti” si era spostata dal mondo rusticano all’universo  familiare, ai suoi nodi misteriosi,  taciuti, entro i quali maturano infelicità. I “vinti” di Maria sono le donne, che “non posseggono la forza di offendere né quella di difendersi”. Sposate come  Jemma (La porta chiusa). Nubili come Rosalba (L’avventura).  Zitelle come Liboria (Rose rosse) con “la sua fresca giovinezza che non voleva morire”.
Maria Messina non tace scandali, non fa censure alla verità, non inganna il lettore. Inizia la narrazione in punta di piedi, Leggi tutto…

ESERCIZI DI CRONACA, di Vincenzo Consolo

Esercizi di cronacaUn anno fa, il 21 gennaio 2012 è venuto a mancare Vincenzo Consolo.

In collegamento con il dibattito online su LetteratitudineBlog, segnaliamo il volume ESERCIZI DI CRONACA, di Vincenzo Consolo (Sellerio, 2013 – pagg. 243, euro 13, a cura di Salvatore Grassia – Prefazione di Salvatore Silvano Nigro)

Vincenzo Consolo è stato uno dei grandi scrittori italiani del Novecento. È stato anche un grande giornalista. Dalla sua collaborazione con il rivoluzionario quotidiano siciliano «L’Ora», gli articoli di cronaca nera e inquietante, le inchieste sulla città e i suoi uffici e poi ancora interviste, questioni letterarie, recensioni, ma anche riflessioni civili. Un filo con la Sicilia che continua per moltissimi anni e che si alimenta, oltre che con i ritorni estivi nell’isola, proprio con queste cronache.

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«La scrittura non cambia il mondo. Ma è una difesa contro la ferita dell’impotenza. Ne conviene anche Consolo che indossa la cronaca come un linguaggio diverso, moralmente e civilmente allarmato, che non si riconosce nelle narrazioni convenzionali, inadeguate al carico di pena e alle calligrafie del dolore di tante vite “deportate”: avvilite, mortificate, disfatte; dimenticate. Si inoltra nei dintorni oscuri e inospitali della città opulenta, nelle solitudini dei dormitori; si muove lungo gli orli sfumati della vita urbana. Incontra scelleraggine e sordidezza: fattacci di cronaca nera, tragedie familiari, speculazioni omicide. Ridiscende in Sicilia, nei paesi spogliati dall’emigrazione, a inventariare morti e rovine entro un panorama diroccato, abbandonato dallo Stato o affidato all’avidità degli esattori e alle politiche di tale o talaltro onorevole per nulla onorevole. Va per uffici anche. E raccoglie le voci tutte e le scalmane di un pazzo mondo di disservizi e disfunzioni: sgarbato e spiritato; e talmente compresso da sembrare invasato, e come in farsa». Salvatore S. Nigro analizza in questo modo lo stile narrativo di Consolo. E Vittorio Nisticò, direttore de «L’Ora» negli anni più gloriosi, offre questa testimonianza della sua maniera di essere giornalista: Leggi tutto…