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Posts Tagged ‘Sergio Bizzio’

DIORAMA di Sergio Sozi (recensione)

DioramaDIORAMA di Sergio Sozi
illustrazione di Clara Tumino – Splen Edizioni

Narrativa racconti – Collana Caleidoscopi – Pagg. 144 – Prezzo € 14,00

Un racconto del libro è disponibile qui

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Un surreale omaggio all’arte

di Renzo Montagnoli

Mi corre l’obbligo di effettuare una premessa: certi libri, per i loro contenuti e per il loro stile dovrebbero – e meriterebbero – essere letti in una stagione ben diversa, e non in questa caratterizzata da un caldo asfissiante che di fatto impedisce di coglierne tutti gli aspetti meno appariscenti e più reconditi. È questo il caso di Diorama, una raccolta di racconti di Sergio Sozi, uno scrittore italianissimo che per motivi matrimoniali si è da tempo trasferito in Slovenia. Non è uno sconosciuto al pubblico dei lettori, perché di tanto in tanto dà alle stampe qualche sua opera, caratterizzata da un’ironia sottile che merita di essere colta con una lettura attenta e approfondita. Questi racconti, in tutto 13, sono il risultato della sua ultima fatica, sono storie reali tuttavia improntate a un genere, particolarmente caro all’autore, cioè al surreale. E proprio per questa caratteristica, per una punta di grottesco che sovente le accompagna, a mio parere perdono un po’ della loro efficacia per lo stile raffinato e ricercato di Sozi, uno stile non certo attuale, ma che mi sembrerebbe più adatto a opere di diversa natura, e chissà perché mi è venuto in mente Il mulino del Po di Bacchelli, anziché L’Adalgisa di Carlo Emilio Gadda, di cui l’autore è un grande estimatore. Ma può essere una mia impressione nell’affanno del caldo opprimente e in ogni caso questa mia critica incide ben poco, senza nulla togliere, al valore intrinseco di Diorama. Già Diorama, che strano titolo. Il diorama, come penso sia noto, è la riproduzione in scala ridotta di scenari di diversa natura e in effetti Sozi ha raccolto in un libro, con i suoi racconti, tanti aspetti di vita quotidiana, riducendoli appunto a poche pagine, ma lasciando al lettore – e questo è una nota di merito – la possibilità di sviluppare la sua fantasia di cui il testo rappresenta uno stimolo. Per quanto ovvio, questo volume non ha questo scopo, non ha questa vocazione, ma, secondo il mio parere, è un omaggio indiscusso all’arte, in qualsiasi forma si manifesti. Il libro stesso è una forma d’arte e nei racconti è possibile cogliere questo intendimento dell’autore, il quale, giustamente, deve considerare l’arte come la forma di comunicazione più elevata che ha l’uomo, capace di creare sensazioni, di emozionare e, perché no, anche di dare un breve istante di serenità. Leggi tutto…

BORGESTEIN di Sergio Bizzio

BORGESTEIN di Sergio Bizzio
Traduzione di Raul Schenardi – Edizioni La Linea – Collana Tam Tam – Bologna, 2014

di Claudio Morandini

L’ultimo nato di Tam Tam, la collana di narrativa delle edizioni La Linea di Bologna, è un romanzo di un prolifico autore argentino già conosciuto in Italia, Sergio Bizzio. E/O ha già pubblicato a suo tempo “Reality” nel 2010, e Donzelli “Rabbia” nel 2009. Quest’ultimo romanzo, “Borgestein”, pubblicato in Argentina nel 2012 e tradotto in italiano con precisa sensibilità e opportuno sense of humour da Raul Schenardi, gioca efficacemente con le atmosfere sospese, con il senso di attesa, con la distribuzione di alcuni colpi di scena; l’inquietudine palpabile ma non chiaramente definibile, l’aleggiare di un senso di minaccia che si contamina con uno stralunato umorismo fatto soprattutto di intrusione di elementi incongrui, hanno convinto certa critica a tirare in ballo i film di Lynch e Von Trier. Chissà che cosa penserà Bizzio, che è anche sceneggiatore e regista, di questi riferimenti di comodo, se vogliamo anche un po’ scontati, soprattutto il primo, per quanto non scorretti. Di certo, il suo romanzo vive di vita propria, e presto, cioè dopo poche pagine, butta all’aria gli eventuali ammiccamenti agli autori citati, per seguire una via originale.
Non comune è la capacità di creare tensione anche in assenza di un intreccio vero e proprio: insomma, qui ci troviamo di fronte a Enzo, uno psichiatra che decide di ritirarsi in una casa isolata per sfuggire alla vita sfibrante della grande città e a un paziente psicotico (Borgestein, quello del titolo) che lo ha già assalito due volte, e trova rifugio negli spazi vasti della provincia argentina, lontano pressoché da tutto, ma vicino a una fragorosa cascata che diventerà la sua personale ossessione. Gli spostamenti di Enzo, le visite che riceve, anche i pericoli a cui va incontro, tutto questo forma il centro vitale del romanzo, lasciando al solo Borgestein e a poco altro (il puma, va bene, e, assai meno cruentemente, i problemi legati alla separazione dalla moglie attrice di teatro) il compito di portare un po’ di parapiglia. La miscela funziona egregiamente proprio perché sembra sgorgare naturale dall’osservazione della vita, nutrita dal fiuto sicuro del narratore, più che da un plot calcolato a tavolino. Leggi tutto…