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Posts Tagged ‘Silvana Grasso’

LA DOMENICA VESTIVI DI ROSSO di Silvana Grasso (recensione)

LA DOMENICA VESTIVI DI ROSSO di Silvana Grasso (Marsilio)

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Il demone rosso della scrittura nell’ultimo romanzo di Silvana Grasso

di Daniela Sessa

Occorre leggerlo tutto d’un fiato il nuovo romanzo di Silvana Grasso “La domenica vestivi di rosso” (Marsilio), solo per il gusto di scoprire proprio nelle ultime frasi perché è così bello, così stringente, così complesso. Perché ogni pagina morde la carne del lettore? Risponde Nerina Garofalo: “un romanzo non deve insegnare nulla né dare modelli di bontà né indicare strade di vita a chi s’è perso cercandola la vita. Un romanzo deve invece molestare, molestare chi lo scrive, molestare chi lo legge, schiaffeggiarlo, bastonarlo, ridestarlo”.  Mentre pare talvolta frantumarsi la dimensione del romanzo, nella misura del frammento lirico o della ricostruzione memoriale, Silvana Grasso dà uno strattone all’intento pedagogico del genere e scrive un romanzo e insieme un romanzo sul romanzo. Leggi tutto…

LA DOMENICA VESTIVI DI ROSSO: il nuovo romanzo di Silvana Grasso

La domenica vestivi di rosso LA DOMENICA VESTIVI DI ROSSO di Silvana Grasso (Marsilio, 2018)

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Silvana Grasso presenterà il libro alla Feltrinelli Libri e Musica di Catania, Via Etnea 283, martedì 23 ottobre 2018 dalle ore 18:00. Intervengono Salvo Andò e Nicolo Mineo. Ingresso Libero

Torna in libreria con un nuovo romanzo Silvana Grasso, che mette in scena pirandellianamente la sua “Uno nessuno e centomila” in stivali di camoscio e minigonna. La domenica vestivi di rosso (Marsilio) racconta la parabola ambiziosa e seduttrice di Nera, una ragazza di provincia nel 1968. Che cosa è stata e dove ha fallito l’emancipazione?

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Non è un maschio Nerina, non ha cinque dita per piede come tutti i neonati, ma sei. Non la cresce la sua giovanissima madre di sangue, ma due grasse quasi madri, una col diabete, l’altra senza. Nascondere le dita dei piedi che, nell’immaginario del suo paese, di anno in anno diventano dieci, venti, cinquanta, è la sua prima prova di forza e resistenza al mondo. La seconda, quasi epica, è ammettere che, nonostante la sua bellezza, innegabile quanto la sua sensualità, sono solo i suoi piedi il polo d’attrazione per i maschi. Tutti vogliono, sempre e solo, cominciare dalla svestizione dei suoi piedi per poi magari, svelato l’enigma, non procedere oltre. Quel punto di debolezza, ad arte enfatizzato dal mistero, diventa il magnete con cui, invece, concupire e sedurre, secondo un progetto quasi cinematografico, di cui Nerina scrive il canovaccio negli anni della sua adolescenza, al liceo classico, e dopo, negli anni dell’università a Catania: anni in cui dal Nord veniva sganciato in Sicilia il Sessantotto come una bomba in tempi di guerra. Leggi tutto…

L’opera di Silvana Grasso – Convegno Internazionale a Utrecht

Logo Utrecht University

24 maggio 2017 – alla presenza dell’autrice

Programma

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SOLO SE C’È LA LUNA di Silvana Grasso (recensione)

solo-se-ce-la-lunaSOLO SE C’È LA LUNA di Silvana Grasso (Marsilio)

di Lorenzo Marotta

Un romanzo potente “Solo se c’è la Luna“, Marsilio Editore 2016, come potente è lo stile della scrittrice che ha il dono del ritmo narrativo, l’estro immaginifico del forte, del sanguigno, dove la parola vibra, si contorce, si placa a seconda del flusso del pensiero e del cuore che Silvana Grasso vi trasferisce. La storia apparentemente è semplice, essenziale. Un emigrato siciliano che ritorna nella sua terra completamente americanizzato con il pallino del bisinès. A questo con lucido cinismo consacra ogni cosa: affetti, sentimenti, la stessa malattia della figlia, Luna, nata per sbaglio da Gelsomina, una ragazza sconclusionata, che amava crearsi il suo mondo lavorando con un coltellino pezzi di legno e di sughero ricavandone volti bellissimi di cui innamorarsi. «Una volta finito, bellissimo lì davanti a lei, proprio nelle sue stesse mani, se l’era baciato tanto il suo Toni, da procurarsi lividi enormi sulle labbra: Piccole conche di sangue quagliato, stimmate per come furiosamente se l’era sbattuto sulla bocca, il suo Toni di legno, a rischio anche di rompercisi i denti, nell’illusione della carne, nell’illusione della lingua, nell’illusione di scoprire, infine, che fosse proprio un uomo»(pag. 10). Leggi tutto…

IL CUORE A DESTRA, di Silvana Grasso

IL CUORE A DESTRA, di Silvana Grasso

Quando il cuore batte a destra

di Anna Vasta

Nello spazio tempo di un racconto – Il cuore a destra di Silvana Grasso, Edizioni Le Farfalle – nella sua misura di incompiuta brevità si svolge senza giungere a compimento, incagliandosi e intuppandosi come ciocche di capelli e scarti di cibo nello scarico del lavandino o della pilozza, il vissuto-destino di Apollonia/Billonia, zitella quarantenne dal nome forestiero, stravagante in un luogo, Spinasanta, di Sarine, Nerine, Marìdde e Catìne, tanto da doverlo storpiare in Billonia perché possa essere legittimato ad esistere come nomen e omen-sorte legata a un nome.

Apollonia- Billonia, spacciatrice di santi e miracoli, che esercita il suo mestiere, il suo talento affabulatorio, il suo straordinario potere di raggiro e di plagio sui cafoni di Spinasanta,- i quali si consegnavano a lei corpo, anima e denaro, per un’effimera guarigione dai piccoli mali quotidiani; del grande male, quello del vivere, nascita, matrimonio, debiti e in ultimo la stessa morte con soffrimento, in quelle anime perse neppure un barlume di coscienza-è fatalmente personaggio di romanzo, di narrazione. Essa stessa autrice di storie, di fandonie, di narrazione. I santini di cui fa incetta, sin da bambina le avevano ispirato una vera passione, una foga incontenibile di collezione, lei così apatica, pigra, “mutangola” e sularina, stizzosa come una mula di quei mortidifame dei suoi clienti che essa disprezzava senza misericordia. Lei che nutriva fastidio e rigetto per la vile attività commerciale delle zie adottive, e nessuna cura del corpo, mascula nel cinico distacco da emozioni e vanità femminili, non come le svenevoli zie, le gemelle Corallo, “rizzicanate”, ma con una carnagione di porcellana. Zitelle convinte e impunite( Nerina e Sarina non s’erano fatte fregare come tutte le picciotte del paese, che si sposavano prima dei vent’anni ), vendevano galosce e zoccoli a contadini, lavandaie, braccianti a giornata in pochi metri quadri di negozio, e scialacquavano in saponette, unguenti e lavanda, vezzose camicie da notte biancolatte, le stesse di quando le trovarono stecchite nel loro letto.
Ognuno con il proprio curriculum di santità e prodigi, questi santini rappresentavano per Billonia materia inesauribile di fantasticherie e di affari. Morte le zie gemelle improvvisamente e simultaneamente di morte subitanea, miracolosa, santa, come si conveniva a due immacolate signorine, Billonia intraprende la sua nuova attività, più redditizia e gratificante: commerciare in santi, di quelli dai nomi strani, che non li trovi neppure nel calendario di Frate Indovino, spesso di sua invenzione, e in frottole con gli scimuniti creduloni di Spinasanta. Leggi tutto…