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Posts Tagged ‘Silvana Grasso’

L’opera di Silvana Grasso – Convegno Internazionale a Utrecht

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24 maggio 2017 – alla presenza dell’autrice

Programma

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SOLO SE C’È LA LUNA di Silvana Grasso (recensione)

solo-se-ce-la-lunaSOLO SE C’È LA LUNA di Silvana Grasso (Marsilio)

di Lorenzo Marotta

Un romanzo potente “Solo se c’è la Luna“, Marsilio Editore 2016, come potente è lo stile della scrittrice che ha il dono del ritmo narrativo, l’estro immaginifico del forte, del sanguigno, dove la parola vibra, si contorce, si placa a seconda del flusso del pensiero e del cuore che Silvana Grasso vi trasferisce. La storia apparentemente è semplice, essenziale. Un emigrato siciliano che ritorna nella sua terra completamente americanizzato con il pallino del bisinès. A questo con lucido cinismo consacra ogni cosa: affetti, sentimenti, la stessa malattia della figlia, Luna, nata per sbaglio da Gelsomina, una ragazza sconclusionata, che amava crearsi il suo mondo lavorando con un coltellino pezzi di legno e di sughero ricavandone volti bellissimi di cui innamorarsi. «Una volta finito, bellissimo lì davanti a lei, proprio nelle sue stesse mani, se l’era baciato tanto il suo Toni, da procurarsi lividi enormi sulle labbra: Piccole conche di sangue quagliato, stimmate per come furiosamente se l’era sbattuto sulla bocca, il suo Toni di legno, a rischio anche di rompercisi i denti, nell’illusione della carne, nell’illusione della lingua, nell’illusione di scoprire, infine, che fosse proprio un uomo»(pag. 10). Leggi tutto…

IL CUORE A DESTRA, di Silvana Grasso

IL CUORE A DESTRA, di Silvana Grasso

Quando il cuore batte a destra

di Anna Vasta

Nello spazio tempo di un racconto – Il cuore a destra di Silvana Grasso, Edizioni Le Farfalle – nella sua misura di incompiuta brevità si svolge senza giungere a compimento, incagliandosi e intuppandosi come ciocche di capelli e scarti di cibo nello scarico del lavandino o della pilozza, il vissuto-destino di Apollonia/Billonia, zitella quarantenne dal nome forestiero, stravagante in un luogo, Spinasanta, di Sarine, Nerine, Marìdde e Catìne, tanto da doverlo storpiare in Billonia perché possa essere legittimato ad esistere come nomen e omen-sorte legata a un nome.

Apollonia- Billonia, spacciatrice di santi e miracoli, che esercita il suo mestiere, il suo talento affabulatorio, il suo straordinario potere di raggiro e di plagio sui cafoni di Spinasanta,- i quali si consegnavano a lei corpo, anima e denaro, per un’effimera guarigione dai piccoli mali quotidiani; del grande male, quello del vivere, nascita, matrimonio, debiti e in ultimo la stessa morte con soffrimento, in quelle anime perse neppure un barlume di coscienza-è fatalmente personaggio di romanzo, di narrazione. Essa stessa autrice di storie, di fandonie, di narrazione. I santini di cui fa incetta, sin da bambina le avevano ispirato una vera passione, una foga incontenibile di collezione, lei così apatica, pigra, “mutangola” e sularina, stizzosa come una mula di quei mortidifame dei suoi clienti che essa disprezzava senza misericordia. Lei che nutriva fastidio e rigetto per la vile attività commerciale delle zie adottive, e nessuna cura del corpo, mascula nel cinico distacco da emozioni e vanità femminili, non come le svenevoli zie, le gemelle Corallo, “rizzicanate”, ma con una carnagione di porcellana. Zitelle convinte e impunite( Nerina e Sarina non s’erano fatte fregare come tutte le picciotte del paese, che si sposavano prima dei vent’anni ), vendevano galosce e zoccoli a contadini, lavandaie, braccianti a giornata in pochi metri quadri di negozio, e scialacquavano in saponette, unguenti e lavanda, vezzose camicie da notte biancolatte, le stesse di quando le trovarono stecchite nel loro letto.
Ognuno con il proprio curriculum di santità e prodigi, questi santini rappresentavano per Billonia materia inesauribile di fantasticherie e di affari. Morte le zie gemelle improvvisamente e simultaneamente di morte subitanea, miracolosa, santa, come si conveniva a due immacolate signorine, Billonia intraprende la sua nuova attività, più redditizia e gratificante: commerciare in santi, di quelli dai nomi strani, che non li trovi neppure nel calendario di Frate Indovino, spesso di sua invenzione, e in frottole con gli scimuniti creduloni di Spinasanta. Leggi tutto…