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SMV – NERONOVECENTO

https://i0.wp.com/www.corderoeditore.com/components/com_virtuemart/shop_image/product/Sognavamo_macchi_50e7028fb7a76.jpgIn esclusiva per Letteratitudine pubblichiamo i seguenti stralci relativi alle antologie SOGNAVAMO MACCHINE VOLANTI e NERONOVECENTO pubblicate dall’editore Cordero.

SOGNAVAMO MACCHINE VOLANTI – Antologia curate da Claudio Asciuti

Dall’introduzione del curatore:

In questo senso è nata l’idea di una fantascienza Anni Sessanta. La weltanschauung alla base di tutta l’operazione considera l’impossibilità di scrivere fantascienza nel e sul mondo odierno, perché il mondo odierno ha definito diversamente la sua mappa epistemologica e ogni tentativo di decrittarne gli enigmi si rivela fallimentare; chi legge fantascienza sa che, di anno in anno, i temi sono sempre eguali, le trovate sempre meno coinvolgenti, i cicli spuntano come funghi e si allungano in una sorta di paradosso di Zenone fantascientifico, e il genere altro non fa che commentare sé stesso. Inoltre per la grande massa di lettori (e per il grande pubblico cinematografico),  fantascienza identifica con immediatezza tutto quel mondo precedente la New Wave  cui abbiamo parlato.

Sognavamo macchine volanti è il titolo (dovuto all’inventiva di Stefano Roffo, uno dei nostri autori) che abbiamo scelto fra i tanti proposti, dal momento che con immediatezza evoca uno dei “miti” degli anni Sessanta: il sogno (inteso non solo come attività onirica, ma come aspirazione, desiderio e attività creatrice inconscia) e la macchina volante, concetto inteso nella sua estensione massima: aereo sperimentale, lanciatore, satellite, astronave, razzo, modulo di allunaggio, navetta spaziale, disco volante,  ma anche più semplicemente una di quelle tante macchine volanti che la tecnologia di allora proponeva: dall’hovercraft all’X-20 Dyna-Soar, antesignano delle navette spaziali; ai treni a levitazione elettromagnetica, fino ai propulsori jet personali che molti ricorderanno in mano a James Bond, nel fortunato Agente 007: Thunderball-Operazione tuono (Thunderball, 1965) diretto da Terence Young.

Mezzi di trasporto che che la tecnologia ha evoluto, o al contrario dimenticato. E titolo che ci permette di rileggere gli anni Sessanta non solo, come è d’uso, in quanto matrice delle inquietudini posteriori con tutto il seguente corredo di utopie più o meno politiche, ma anche come laboratorio di idee nuove, che la fantascienza, egualmente, ha evoluto, dimenticato, o come nel nostro caso, conservato in una sorta di inesausto archivio a cui attingere, di volta in volta, per costruire qualcosa di nuovo.

Gli anni Sessanta insomma sono trascorsi da più di mezzo secolo, ma non cessano di perturbarci nel loro esser matrice del mondo odierno.

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Dal racconto “Compagno di viaggio” di Franco Ricciardiello
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