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STATO PASSIVO di Sebastiano Martini (un estratto)

Un brano estratto dal romanzo “Stato passivo” di Sebastiano Martini (Edizioni Ensemble)

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  Nella settimana seguente riprese la conduzione di una quotidianità opaca, automatica. Ritornò a passare intere giornate avvolto nella semioscurità di casa. Senza nutrirsi in modo adeguato rispondeva solo agli impulsi di sopravvivenza che il corpo gli trasmetteva. Metteva il naso fuori solo per comprare qualche scatoletta di cibo e il tabacco. A volte, prima di rincasare, si fermava a fumare sulla panchina in cemento nei pressi della fontana di Piazza Santo Spirito. Con le gambe accavallate inspirava indolente la propria dose di miscela di Virginia. Fissava il vuoto, perdendosi alla ricerca di una soluzione impossibile da trovare. Ad attirare la sua attenzione non erano gli studenti o gli artisti di passaggio, ma i pochi pensionati che si aggiravano per il quartiere. Pensò alla loro condizione e provò invidia di un’esistenza senza più ambizioni particolari, legata assieme da piccoli gesti, semplici, essenziali, come fare la spesa, pagare le bollette, portare i nipotini a scuola. Ciò che sentiva in quei momenti era una sensazione che non aveva mai provato, qualcosa a che vedere con il desiderio di raggiungere la pace interiore, la serenità di chi ha già combattuto per guadagnarsi un posto nel mondo e non può far altro che soccombere a una dolce rassegnazione. Leggi tutto…