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Posts Tagged ‘Stefano Santarsiere’

IL MISTERO DELLA RELIQUIA DIMENTICATA di Stefano Santarsiere

undefinedIL MISTERO DELLA RELIQUIA DIMENTICATA di Stefano Santarsiere (Newton Compton): incontro con l’autore

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Stefano Santarsiere è nato nel 1974, vive e lavora a Bologna. Ha diretto il cortometraggio Scaffale 27, aggiudicandosi il primo premio nel contest Complete Your Fiction 2012. Ha pubblicato i romanzi L’arte di Khem, Ultimi quaranta secondi della storia del mondo, e con la Newton Compton La mappa della città morta e I guardiani dell’isola perduta.

Il suo nuovo romanzo si intitola “Il mistero della reliquia dimenticata” (anche questo edito da Newton Compton). Abbiamo chiesto a Stefano Santarsiere di raccontarci qualcosa su questo nuovo libro…

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«Mi sono chiesto un paio di anni fa: cosa accadrebbe se John Milton incontrasse Raymond Chandler?
E nella mia testa una vocetta ha iniziato immediatamente a squittire, poi a crescere, fino a diventare un corno da caccia.
Non potevo saperlo ma era appena nato questo diavolo ciarliero e filosofo, oltre che fastosamente cinico, che risponde al nome di Lobello.
Il Mistero della reliquia dimenticata è il mio quinto romanzo, il terzo edito da Newton Compton Editori, ed è un unicum fra tutte le cose che ho scritto. Rispetto ai precedenti rappresenta una virata decisa verso il thriller.
L’attacco del romanzo porta il lettore dritto nel cuore della vicenda. Siamo in Val d’Agri, il cuore petrolifero della Basilicata. Assistiamo a un interrogatorio di polizia. A subirlo è il narratore stesso, un trentacinquenne che si chiama appunto Lucio Lobello. Veniamo a sapere che è stata assassinata una vecchia e che Lobello è il principale sospettato, perché si è fatto sorprendere in una chiesa sotto sequestro mentre scattava delle foto al dipinto di un santo, forse collegato al delitto (sapremo poi che cercava materiale da vendere a una giornalista).
Ma soprattutto scopriamo che Lobello è convinto di essere il Diavolo, Satana in persona, che vaga da millenni sulla Terra e fa del tutto per sfuggire al suo ruolo di Tentatore, perché semplicemente trova che non ne valga la pena. Leggi tutto…

STEFANO SANTARSIERE racconta I GUARDIANI DELL’ISOLA PERDUTA

STEFANO SANTARSIERE racconta il suo romanzo I GUARDIANI  DELL’ISOLA PERDUTA (Newton Compton)

di Stefano Santarsiere

Quanto pesa nella nostra esistenza ciò che serbiamo nella memoria e ciò dimentichiamo?

Questa, la domanda di fondo de I guardiani dell’isola perduta. La memoria di specie e quella individuale (o ciò che resta di esse) si mescolano in un gioco di prospettive falsate, amplificate o del tutto illusorie, nella caccia che spinge i protagonisti dall’Italia meridionale fino agli antipodi. Terre unite dal mare, dal rapporto mistico ed esaltato con la culla della vita, ma anche dalla suggestione per un passato ignoto.

La vicenda si snoda lungo il sottile crinale tra dubbio e convinzione. Una morte che sembra un incidente ma forse non lo è. Una scoperta che potrebbe essere reale ma anche una montatura. Un farmaco miracoloso ma forse no. E nell’avanzare in questo intrico, Charles Fort dovrà interrogarsi costantemente sulla realtà delle sue percezioni, su quanto ricorda e quanto gli deve essere ricordato, perché afflitto da un problema neurologico che gli provoca amnesie transitorie e perdite nella memoria a breve termine. Leggi tutto…

STEFANO SANTARSIERE racconta LA MAPPA DELLA CITTÀ MORTA

STEFANO SANTARSIERE racconta il suo romanzo LA MAPPA DELLA CITTÀ MORTA (Newton Compton)

Un estratto del libro è disponibile qui

di Stefano Santarsiere

stefano santarsiereC’è stato un tempo in cui non tutto era noto.
Oltre la linea immaginaria che chiamiamo orizzonte v’erano intere e sconosciute regioni, da avvistare dietro una cortina di liane, oltre le cime di una cordigliera. Mondi alla portata di uomini abbastanza folli da avventurarsi dove uno sconosciuto Diomede poteva darli in pasto ai suoi cavalli. Ci siamo spinti in quei luoghi, abbiamo portato indietro frammenti di conoscenza, tessere di un immenso mosaico composto con caparbietà fin quando non abbiamo avuto sotto gli occhi ogni particolare del mondo visibile.
Ho immaginato, per un istante, che qualcosa ci fosse sfuggito, che esistessero, sepolti sotto coltri di nubi o colonne d’acqua scura, angoli ancora sottratti al nostro sguardo. Recessi che custodissero le silenziose testimonianze di un’altra umanità, dissolta nella spirale dei millenni ma sublimata nei nostri miti più antichi. Mi sono chiesto: cosa accadrebbe se tale scoperta incontrasse l’avidità più feroce?
Su un piano visuale, mi figuravo le domande del libro come scintille scaturite dallo scontro fra il desiderio di conoscenza e la volontà di sopraffazione. Mi chiedevo continuamente come e quando si accendevano, quanta energia sprigionassero e in quale direzione volteggiassero man mano che la storia andava avanti. Nel seguire la doppia caccia all’uomo che anima il romanzo, ho scoperto che le forze in conflitto venivano entrambe trascinate nella roboante tenebra che è la foresta pluviale; ed è nel cuore di essa, sorprendentemente glabro e quasi sospeso nel tempo, che dovevo assistere allo scontro finale e scoprire chi era destinato a sopravvivere alla catàbasi.
Ma dietro il conflitto, oltre il vortice di scintille, avvertivo anche un desiderio di purezza. Era nella tenacia dell’archeologo, ossessionato da una civiltà scomparsa quindici millenni prima. Era nello sguardo febbrile degli indigeni che si nascondono nella foresta e difendono i loro bambini ‘speciali’ dai rapimenti. Era nell’ostinazione dell’antropologa che accetta di compiere il suo pellegrinaggio sulle orme dell’amato, di cui non osa sperare l’esistenza in vita. La violenza che pervade la storia, la guerra tra la compagnia mineraria e gli avventurieri improvvisati, mossi unicamente dall’amicizia verso l’archeologo scomparso, tracciava dinanzi a me la linea del fuoco fra la bramosia cieca e il sogno di un mondo recuperato alla sua verginità: un’Arcadia dove la fratellanza è ideale così forte da proiettarsi oltre l’apocalisse. Leggi tutto…