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TERRE RARE di SANDRO VERONESI vince l’EUROPESE LITERATUURPRIJS 2016

SANDRO VERONESI vince l’EUROPESE LITERATUURPRIJS 2016 per il romanzo TERRE RARE

Terre rare

Ascolta la puntata radiofonica di “Letteratitudine in Fm” dedicata a “Terre rare” (con Sandro Veronesi)

Leggi l’articolo/intervista (a Sandro Veronesi) dedicato a “Terre rare”

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Una giuria di esperti presieduta da Margot Dijkgraaf ha assegnato l’Europese Literatuurprijs 2016 allo scrittore italiano Sandro Veronesi e al suo traduttore olandese Rob Gerritsen per il romanzo Terre rare (Zeldzame aarden, Prometheus, 2015).
La giuria ha elogiato il modo esilarante in cui Veronesi, spesso con monologhi interiori, racconta la storia del protagonista Pietro Paladini, a cui viene a mancare la terra sotto i piedi quando nel giro di 24 ore scopre che niente nella sua vita è ciò che sembra. Veronesi – e non dimentichiamo il suo traduttore Rob Gerritsen – alterna lunghe frasi tortuose, lo specchio del panico interiore di Paladini e dei suoi improvvisi dilemmi, a sagaci dialoghi e passaggi in cui il racconto acquista velocità.

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Sandro Veronesi ha debuttato nel 1988 e ad oggi ha pubblicato sedici romanzi e quattro saggi. Ha ricevuto diversi premi letterari, tra cui il Premio Strega e il francese Prix Femina. Secondo lo stesso Veronesi il personaggio di Terre rare, vincitore dell’Europese Literatuurprijs 2016, fa parte dell’“Italia invisibile”, un’Italia di pratiche che non possono svolgersi alla luce del sole.

Rob Gerritsen traduce letteratura italiana dal 2001 e ha all’attivo nove traduzioni di Veronesi, tra le quali il bestseller Caos calmo (Kalme chaos). Ha tradotto opere di Gianrico Carofiglio, Giovanni Chiara, Umberto Eco e molti altri.

l’Europese Literatuurprijs 2016 verrà consegnato durante il festival Manuscripta sabato 3 settembre alle ore 16:30 nel Tolhuistuin ad Amsterdam. Leggi tutto…

TERRE RARE di Sandro Veronesi vince il PREMIO BAGUTTA 2015

TERRE RARE di Sandro Veronesi vince il PREMIO BAGUTTA 2015

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Ascolta la puntata radiofonica di “Letteratitudine in Fm”, con Sandro Veronesi, dedicata a “Terre rare”

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Di seguito, il comunicato stampa del Premio

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Terre rareIl Premio Bagutta 2015  a “Terre rare” di Sandro Veronesi

 Il premio per l’opera prima è stato invece assegnato a “Una parete sottile” (editore Neri Pozza). Lo ha scritto Enrico Regazzoni

E’ Sandro Veronesi con il romanzo Terre rare, pubblicato dall’editore Bompiani, il vincitore dell’edizione 2015 del Premio Bagutta.

Così si è espressa, nella sua riunione finale, la giuria, presieduta da Isabella Bossi Fedrigotti e composta da Stefano Agosti, Rosellina Archinto, Silvia Ballestra, Eva Cantarella, Pietro Cheli, Elio Franzini, Umberto Galimberti, Piero Gelli, Andrea Kerbaker, Giovanni Orelli, Ranieri Polese, Elena Pontiggia, Enzo Restagno, Mario Santagostini, Valeria Vantaggi e Orio Vergani.

In Terre rare l’autore riprende la figura di una vecchia conoscenza, Pietro Paladini, già protagonista di Caos calmo, romanzo di alcuni anni fa. Ma, nota la giuria, questo non significa affatto che il romanzo sia un sequel, al contrario. La narrazione, infatti, è perfettamente autonoma, con una trama forte e avvincente, disegnata attorno all’improvviso dramma di Paladini, costretto a scappare dalla sua nuova città, Roma, a causa di una serie di circostanze impreviste e incontrollabili. Una fuga rocambolesca, piena di ostacoli e inconvenienti, che mette il protagonista a confronto con se stesso, un passato che non muore, il futuro con le sue inevitabili complessità, rappresentate soprattutto dalla figura della figlia, che emerge nelle ultime pagine. E l’uomo in fuga è al contempo padre e figlio, amaro ma anche ironico, braccato ma anche all’inseguimento: tratti che rendono la sua figura complessa particolarmente ben riuscita.
Da menzionare inoltre l’aspetto stilistico, tradizionalmente osservato speciale della giuria di Bagutta. Veronesi, autore tra i più dotati della generazione di mezzo (è nato nel 1959), rientra certamente tra quelli con la migliore qualità della prosa. A questo, in Terre rare, si è aggiunta la capacità di condurre la narrazione senza mai un’incertezza, con un ritmo vivacissimo, a volte indiavolato, che fa scorrere le 400 pagine del testo con invidiabile rapidità. Veronesi, direbbero gli anglosassoni, ha scritto un vero e proprio page-turner, senza mai abdicare alla qualità della scrittura: ottimo motivo per assegnargli il riconoscimento.

Una parete sottileIl premio per l’opera prima è stato invece assegnato a Una parete sottile (editore Neri Pozza). Lo ha scritto Enrico Regazzoni, giornalista culturale di lungo corso, che a 65 anni suonati (è del 1948) con questo libro di delicata intimità familiare ha fatto il suo esordio nella narrativa.
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TERRE RARE di Sandro Veronesi (conversazione con l’autore)

Terre rareTERRE RARE di Sandro Veronesi (conversazione con l’autore)

di Massimo Maugeri

Strano, il destino di certi personaggi letterari. Ci sono quelli che nascono con l’idea di vivere in più libri per diventare protagonisti di una serie di storie (celeberrimo il caso di Sherlock Holmes di cui Conan Doyle non riuscì a liberarsi e che fu costretto a riportare in vita dopo la “morte letteraria”) e altri, la maggior parte, la cui esistenza è confinata all’interno delle pagine di un unico volume. Accade però, talvolta, che anche i personaggi da “storia unica” reclamino più spazio. È quello che è accaduto a Pietro Paladini, protagonista del romanzo “Caos Calmo” di Sandro Veronesi, pubblicato nel 2006 per i tipi di Bompiani (vincitore del Premio Strega), e anche dell’omonimo film tratto dal libro (regia di Antonello Grimaldi, con Nanni Moretti).
«Come spesso succede si sono saldate suggestioni, bozze di idee e progetti che messisi insieme hanno generato un’intenzione», mi spiega l’autore. Da questa intenzione, e dall’esigenza di raccontare il cambiamento sociale, sfociato nella vera e propria deriva, che si è verificato in questi anni, è nato “Terre rare” (Bompiani), il nuovo romanzo di Sandro Veronesi che segna il ritorno di Pietro Paladini.
«Mi ero già accorto, dopo due o tre anni dalla pubblicazione di “Caos calmo”», prosegue Veronesi, «che la voce di Paladini non si era spenta dentro di me. A farmene accorgere fu proprio il film. Pur non partecipando, per mia scelta, alla redazione della sceneggiatura, mi resi conto che Paladini non era affatto morto come personaggio. Al contrario, mi sembrò che avesse ancora qualcosa da dire, che rispondesse alle varianti richieste dalla sceneggiatura del film. Insomma, a un certo punto me lo sono ritrovato ancora dentro. Era una voce che chiedeva ancora spazio».
Nel precedente libro questo personaggio si era trovato a vivere una situazione paradossale e tragica: Leggi tutto…