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È LA TV, BELLEZZA!, di Mariano Sabatini

In esclusiva per Letteratitudine, l’introduzione di E’ LA TV, BELLEZZA!Se la conosci, puoi difenderti di Mariano Sabatini

Lupetti, 2012 – pp. 264 – euro 16,00

“A voi che fate, disfate e distruggete la televisione; a voi che la seguite, la subite, la discutete, raccomando questo libro per certi versi spassosissimo: come lo sono quasi sempre le idee intelligenti.” – Presigla di Elda Lanza

Chi sono i nuovi protagonisti della televisione? Quali sono gli argomenti che oggi acquisiscono rilevanza e notorietà? Quali volti catturano maggiormente l’attenzione del pubblico? Quali sono i nuovi poli televisivi?
L’autore conduce un’analisi che approfondisce i recenti mutamenti della programmazione e conduzione televisiva (un esempio per tutti, il caso Santoro e la Rai), mettendo sotto torchio un aspetto rilevante della società odierna
Inoltre, viene indagato il fenomeno della larga diffusione della tv satellitare: cosa ha comportato questa novità mediatica? E ancora, le nuove tipologie di format, gli approfondimenti politici che oggi colpiscono maggiormente il telespettatore…
Il libro non mancherà di suscitare un dibattito interessante, che a fronte di una parcellizzazione dell’audience pone al suo centro la potenza, oggi ancora più evidente, della funzione della tv nel contesto sociale, culturale e politico.

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L’introduzione di E’ LA TV, BELLEZZA!, di Mariano Sabatini

Pietà per il povero Critico
(quasi un’introduzione)

Se inseguendo chissà quale fantasia vi siete convinti che guardare la tv e scriverne sia un mestiere da privilegiati, vuol dire che non avete valutato il giusto, uno dei rovelli quotidiani con cui lo sciagurato Critico deve misurarsi. Lo chiamerei il dilemma di Conrad, Joseph Conrad. Ovvero, come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo la televisione sto lavorando? Il venerato autore di Cuore di tenebra pare, invece, avesse problemi quando si metteva alla finestra; magari cercando di catturare la fisionomia di un personaggio o la svolta di una trama. Va da sé che nell’abitazione di un videodipendente di professione è quanto meno auspicabile che l’apparecchio televisivo sia molto acceso e non solo su rappresentazioni teatrali, opere liriche, certamina di poesia, documentari scientifici, lezioni del consorzio Nettuno… Per lo più il Tristo Figuro dovrà “nutrirsi”, per dovere inalienabile, di reality show, talk rissosi, varietà trash, pessima fiction.
Se poi lo Sventurato avesse, tanto per dire, due figliole in età scolare, dovrebbe altresì sforzarsi di  far capire – senza purtroppo dare il buon esempio, ma razzolando malissimo – che il lavoro del papà consiste nel guardare discutibili trasmissioni, a loro tassativamente precluse, per poi scriverne. Con il massimo di obiettività possibile. Per la serie, è un duro lavoro: qualcuno deve pur farlo.
Finché ci sarà libertà di critica se ne gioverà anche il mezzo televisivo, poiché autori, conduttori e dirigenti televisivi – per lo più circondati da una corte adorante-benedicente- scodinzolante per via di clausole contrattuali dichiaratamente vessatorie, e soprattutto per patti di sangue (sanguinari?) non scritti – potranno contare su appunti, riflessioni, giudizi o addirittura severe stroncature non viziati dalla contiguità o dall’interesse. Ed è, perciò stesso, auspicabile che l’oscuro Critico televisivo svolga in via esclusiva la sua attività di visione e analisi dei programmi; senza intervistarne i realizzatori, autori, produttori, conduttori. Leggi tutto…