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UN GENTILUOMO DI FRANCIA (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo: “Un gentiluomo di Francia. Ovvero le memorie di Gaston de Bonne, signore di Marsac” di Stanley J. Weyman (Castelvecchi – Traduzione di Daniela Di Falco)

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Un gentiluomo di Francia.
Ovvero le memorie di Gaston de Bonne, signore di Marsac

di Stanley J. Weyman

Traduzione di Daniela Di Falco


Una beffa alla corte del Re

La morte del mio unico protettore, il principe di Condé, avvenuta nella primavera del 1588, mi ridusse in tali ristrettezze che nell’inverno di quello stesso anno, quando il Re di Navarra venne a trascorrere le festività natalizie a Saint-Jean-d’Angély, arrivai letteralmente a toccare il fondo. Non mi vergogno oggi di confessare che non sapevo a che santo votarmi per procurarmi una corona d’oro o un nuovo fodero per la mia spada, né intravedevo alcuna speranza di trovare un’occupazione. La pace di recente conclusa a Blois tra il Re di Francia e la Lega cattolica aveva persuaso molti ugonotti che la loro rovina fosse vicina, in quanto non sarebbe servita a rimpinguare i fondi ormai esauriti né li avrebbe messi in condizioni di schierare in campo nuove truppe.
Dopo la morte del Condé, gli ugonotti si erano stretti intorno al Re di Navarra. Subito dopo di lui, però, venivano per potenza e autorità il visconte di Turenne, la cui turbolenta ambizione già cominciava a farsi
sentire, e M. de Châtillon. Sfortuna volle che fossi completamente sconosciuto a tutti e tre gli illustri personaggi, e quando il mese di dicembre, già testimone della mia situazione economica disagiata, mi vide raggiungere il traguardo dei quarant’anni – che io considero, a differenza di molti, un periodo critico nella vita di un uomo –, si intuisce quanto bisogno avessi di tutta la forza che potevano darmi la fede e la mia tempra di soldato.
Qualche tempo prima ero stato costretto a vendere tutti i miei cavalli, tranne il Sarcidano nero con la stella bianca sulla fronte. Mi trovai costretto a rinunciare anche al mio cameriere personale e allo stalliere, che licenziai nello stesso giorno, pagando loro il salario con gli ultimi anelli di una catena d’oro lasciatami in eredità. Non fu certo senza dolore e costernazione che mi vidi privare di tutto ciò che contraddistingue un uomo di nobile lignaggio, riducendomi persino a dover strigliare il mio cavallo col favore della notte. Ma non era questo il peggio. Il mio vestito, che risentiva inevitabilmente di queste umili incombenze, diventò ben presto la prova tangibile delle mie mutate condizioni al punto che, il giorno in cui il Re Enrico di Navarra entrò a Saint-Jean-d’Angély, non osai affrontare la folla, sempre pronta a schernire i gentiluomini in miseria, e non mi restò altro da fare se non logorarmi i nervi, chiuso nella soffitta della casa del coltellinaio in Rue de la Coutellerie, l’unico alloggio che potessi ormai permettermi. Leggi tutto…