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Posts Tagged ‘vanni santoni’

GLI INTERESSI IN COMUNE di Vanni Santoni: intervista

“Gli interessi in comune” di Vanni Santoni (Laterza): intervista all’autore ed estratto del libro

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Vanni Santoni ci parla del suo Gli interessi in comune e ci racconta il suo esordio e gli inizi della sua carriera letteraria

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di Massimo Maugeri

Vanni Santoni (Montevarchi, 1978), dopo l’esordio con Personaggi precari ha pubblicato, tra gli altri, i romanzi In territorio nemico (minimum fax 2013, da coordinatore), Terra ignota e Terra ignota 2 – Le figlie del rito (Mondadori 2013 e 2014), L’impero del sogno (Mondadori 2017) e I fratelli Michelangelo (Mondadori 2019). Scrive sul “Corriere della Sera” e dirige la narrativa della casa editrice Tunué.

Per Laterza ha pubblicato Muro di casse (2015) e La stanza profonda (2017). E sempre per Laterza è da poco in libreria Gli interessi in comune (originariamente pubblicato, nel 2008, da Feltrinelli): romanzo incentrato sul racconto della generazione dei nati negli ’80. Protagonisti alcuni  ragazzi che vivono in un pezzo di provincia toscana privo di stimoli e di intrattenimenti e che devono fare i conti con un vuoto interiore che, a volte, può essere anche devastante.

Ho avuto il piacere di rivolgere a Vanni qualche domanda su questa ri-pubblicazione…

 -Caro Vanni, come è nato originariamente Gli interessi in comune?
Gli interessi in comune è il mio primo romanzo uscito in libreria (nel maggio 2008 per Feltrinelli, NdR), ma non è né il mio esordio, né il primo romanzo che ho scritto.
Il mio esordio fu Personaggi precari, che uscì per la microscopica casa editrice RGB dopo la vittoria di un concorso “per il miglior testo tratto dal web” – erano diversi anni che raccoglievo quelle microprose, o epigrammi, sul mio blog, e il libro è una selezione di circa 500 sui circa 7000 scritti – e che oggi è pubblicato da Voland. Il primo romanzo che ho scritto si intitolava Vassilj e la morte, anche quello aveva vinto un concorso, due anni prima di Personaggi precari, e avrebbe dovuto essere pubblicato da una casa editrice di un certo peso, ma il concorso si rivelò truffaldino – per chi è curioso, ne racconto la storia qui – e i vincitori non vennero mai pubblicati (naturalmente le quote di iscrizioni dei partecipanti vennero invece trattenute). Leggi tutto…

I FRATELLI MICHELANGELO di Vanni Santoni (intervista)

I FRATELLI MICHELANGELO di Vanni Santoni (Mondadori): intervista all’autore

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di Massimo Maugeri

Vanni Santoni (1978), dopo l’esordio con Personaggi precari, ha pubblicato, tra gli altri, Gli interessi in comune (Feltrinelli, 2008), Se fossi fuoco arderei Firenze (Laterza, 2011), Muro di casse (Laterza, 2015), La stanza profonda (Laterza, 2017, candidato al Premio Strega). Per Mondadori ha pubblicato la serie Terra ignota (2013-14) e L’impero del sogno (2017). Dirige la narrativa di Tunué e scrive sul “Corriere della Sera”.
Per Mondadori è uscito di recente il nuovo romanzo di Vanni Santoni (foto in basso di Carlo Zei), intitolato “I fratelli Michelangelo“: un libro piuttosto corposo (612 pagine) e articolato, ma al tempo stesso assai fluido e godibile; un grande affresco famigliare che di certo occupa una posizione di primo piano nella produzione narrativa del suo autore.
Ho chiesto a Vanni di parlarmene nell’ambito di questa intensa chiacchierata.

– Caro Vanni, partiamo dall’inizio (come in genere faccio quando “chiacchiero” sui libri). Come nasce questo tuo nuovo romanzo “I fratelli Michelangelo”? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte di ispirazione?

L’idea di scrivere un romanzo corale di un certo respiro, ambientato in tanti luoghi nel mondo, la covavo da tempo: dopo Gli interessi in comune – circa il quale possiamo dare un atteso annuncio: tornerà finalmente in libreria il prossimo autunno, questa volta per Laterza –, che era già corale ma ambientato solo in Valdarno, abbozzai un libro che poi non ha mai visto la luce, in cui c’erano due fratelli che giravano l’Europa: il fratello era un perdigiorno che faceva una sorta di Interrail fuori tempo massimo, la sorella una raver che girava i luoghi più improbabili del continente al seguito delle carovane free tekno (ripensandoci, fu lì che cominciai a elaborare la mia esperienza in quel mondo e quindi ad affrontare temi emersi poi più dettagliatamente in Muro di casse). Quel progetto alla fine fu accantonato, anche perché era appena arrivata la proposta di Laterza per un “Contromano” che divenne poi il fortunato Se fossi fuoco arderei Firenze, ma nel 2012, prima di buttarmi sulla saga di Terra ignota, mi tornò l’idea di provare a fare il “grande romanzo”, un’idea che si manifestò sotto la forma di tre immagini scollegate tra loro. Nella prima c’era un tizio che andava a trovare un suo amico in un carcere di un paese in via di sviluppo, e scopriva che gli avevano rotto tutti i denti… Era una scena narrativamente interessante perché chi non ha denti parla in modo ridicolo: c’era un contrasto tra l’estrema drammaticità della cosa e il fatto che fosse buffa… Cosa che la rendeva ancora più tragica. Chi erano quei due? Perché uno era dentro e l’altro fuori? Da quelle domande sarebbero nati Louis Michelangelo e il suo amico-socio Carlo Felici. Leggi tutto…

VANNI SANTONI racconta L’IMPERO DEL SOGNO

VANNI SANTONI racconta il suo romanzo L’IMPERO DEL SOGNO (Mondadori)

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di Vanni Santoni

Prima di tutto, grazie a Letteratitudine per l’invito a parlare dell’Impero del sogno. Per farlo, mi piace partire oggi dalla copertina, disegnata da Vincenzo Bizzarri. È sempre una soddisfazione per l’autore quando capisce che il copertinista ha letto il libro con attenzione, e devo dire che quando sono arrivate le prime prove mi sono addirittura commosso: durante la lavorazione, mi chiedevo spesso se non avessi ecceduto nella varietà degli elementi e dei riferimenti mitologici, letterari e “pop” messi in campo. Quel primo disegno a matita, che poi è diventato la cover che vediamo oggi, mi ha detto che quanto stavo facendo poteva avere senso anche per occhi esterni. Mi piacciono molto anche i riferimenti all’Italia che si vedono qua e là: quando con Carlo Carabba di Mondadori abbiamo cominciato a parlare del romanzo, una delle prime cose su cui ci siamo trovati era che sarebbe stato bello fare un romanzo fantastico con una forte collocazione italiana, e la copertina riesce a rendere anche questo. Lo scrittore, e artista visivo, Francesco D’Isa, nel commentarla, aveva evocato le bahavachackra, le rappresentazioni simboliche del samsara, sovraccariche di dei, demoni e bodhisattva, che si vedono nei templi tibetani, e il paragone mi piace: è tipico, nella grammatica della visione, il passaggio da una zona di caos sovraccarico prima di sfondare verso le rivelazioni, e un percorso del genere è proprio quello che compie il protagonista del romanzo.

La seconda cosa che credo valga la pena raccontare, è che questo libro nasce davvero da un sogno. Ho davvero sognato quello che sogna Federico Melani all’inizio dell’Impero del sogno, il palacongressi, il congresso, i Draghi, i Sacerdoti, gli alieni, il fatto di essere io stesso un “delegato”. Avvenne sette anni fa, a Londra. Il sogno era così vivido, carico di senso apparente e curiosamente “seriale” che sentii il bisogno di trascriverlo, pensando che un domani, con opportuni sviluppi e modifiche, avrebbe potuto costituire lo spunto per qualcosa. Quella trascrizione è rimasta nel suo quaderno per diversi anni, finché non ho capito che poteva essere utile come base per questo romanzo, che a sua volta nasce da altre esigenze. Dato che da un po’ di anni ho cominciato ad articolare i miei romanzi, per quanto sempre autonomi, all’interno di un sistema narrativo unico, pativo un po’ il fatto che i due Terra ignota, in quanto fantasy, fossero del tutto avulsi dal resto dei miei libri. Mi assillava inoltre una questione, potremmo dire, “cosmologica”: trovare una giustificazione coerente alla natura intertestuale del mondo di Terra ignota. Ho voluto allora scrivere un romanzo che risolvesse quest’ultimo nodo e allo stesso tempo facesse da ponte tra quei due fantasy e il grosso della mia produzione, quella realistica di Muro di casse, Gli interessi in comune o La stanza profonda. Leggi tutto…

VANNI SANTONI ci racconta TERRA IGNOTA

Vanni SantoniVANNI SANTONI ci racconta il suo romanzo TERRA IGNOTA (Mondadori). Ieri abbiamo pubblicato un estratto del libro.

di Vanni Santoni

Di Terra ignota sono state date tante definizioni: “fantasy puro”, “action fantasy”, “fantasy postmoderno”, “shonen”; alcuni commentatori hanno parlato rispettivamente di “fantasy classico” e “fantasy atipico” (due definizioni apparentemente opposte), e finanche di “fantasy per letterati”, o ancora di “ponte tra fantastico colto e fantastico popolare”.
In realtà sono tutte etichette sensate, a seconda della prospettiva da cui si guarda al testo.

Sicuramente Terra ignota è un “fantasy puro” nella misura in cui narra una classica storia di avventura e formazione in un mondo immaginario e d’impronta medievale, in cui la magia ha un ruolo rilevante: abbiamo una ragazzina dotata di una forza sovrumana e di un’altrettanto sovrumana testardaggine che, trovando il proprio villaggio distrutto e la propria miglior amica rapita, decide di fare tutto da sola – ritrovare l’amica e vendicarsi – anche se le cose ovviamente non andranno come previsto, catapultandola nelle più disparate peripezie in lungo e in largo per il mondo.

Allo stesso modo Terra ignota è un “action fantasy” e uno “shonen” – per shonen si intende quel sottogenere del fumetto giapponese dove l’azione si combina all’avere protagonisti adolescenti o preadolescenti – dato che pone grossa attenzione ai duelli e agli scontri, “mosse” incluse, una scelta fatta nella consapevolezza che oggi quello che era uno stilema del cinema di arti marziali di Hong Kong ha innervato, passando proprio dai fumetti e dai cartoni animati giapponesi, l’estetica di tutti i prodotti culturali di genere avventuroso. E dallo “shonen” Terra ignota mutua anche molte caratteristiche della protagonista: possiamo ben dire che la mia Ailis è tanto figlia dell’Alice di Carroll quanto del Goku di Toriyama.

Circa la diade “fantasy atipico” / “fantasy classico”, alcuni dei primi commentatori hanno ravvisato un’innovazione nella lingua che ho scelto, la quale alterna forme sintattiche arcaiche (il prologo ad esempio è calcato su parti del Gilgamesh e delle Scritture) e dialoghi più moderni e immediati – certo volevo evitare quella lingua “anticata”, di maniera, tutta “messere” e “madamigella”, che infesta molta narrativa fantasy. Anche a livello strutturale, benché l’arco narrativo sia dei più classici, ho scelto capitoli brevi, spesso con salti temporali tra l’uno e l’altro, un approccio tipico della narrativa di genere più recente. Alcuni hanno visto un tratto d’innovazione nell’impostazione largamente al femminile del romanzo, in un genere abbastanza “maschilista”. Non solo la protagonista, Ailis, è una donna, ma quasi tutti i personaggi principali, dalle altre ‘figlie del rito’ Brigid, Lorlei e Morigan, alla controparte di Ailis, Vevisa, sono femmine, e ci sono anche vari personaggi queer, ma a onor del vero va detto che già uno dei più grandi fantasy contemporanei, la serie Queste oscure materie di Philip Pullman, aveva come personaggio principale una ragazzina, e dopo di esso non sono state poche le protagoniste al femminile. Leggi tutto…

TERRA IGNOTA, di Vanni Santoni (un estratto del libro)

Pubblichiamo un estratto del romanzo “TERRA IGNOTA. Il risveglio“, di Vanni Santoni (Mondadori). Domattina Vanni Santoni ci racconterà il suo romanzo.

Il libro
È una limpida notte di luna piena, una notte di gioia e di festa, quando il Villaggio Alto subisce l’improvviso attacco di un manipolo di spietati cavalieri che portano morte e devastazione.
In pochi sopravvivono: tra questi la giovane Ailis, mentre la sua migliore amica Vevisa viene rapita.
Seguendo il folle proposito di vendicare la furia distruttrice che ha falcidiato il suo popolo e ritrovare Vevisa, Ailis, che è poco più di una bambina ma ha lo spirito audace e temerario di un guerriero, intraprende la sua lunga e perigliosa ricerca. Attraversando lande sconosciute e meravigliose conoscerà la schiavitù, la battaglia, le illusioni della magia e dell’amore, vedrà le molte facce della morte e capirà che senza questo iniziatico viaggio non avrebbe mai sollevato il velo sulle proprie arcane origini e sul proprio enigmatico destino: da lei potrebbe infatti dipendere l’equilibrio e il futuro stesso delle Terre Occidentali.

Il primo volume di una grande saga che mescola fiaba, azione, epica cavalleresca e mito classico, dando nuovo splendore al genere fantasy in Italia.

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Terra ignota – un estratto dalla IV parte

[…]

– Fjere…
– Sì?
– Mi sento un po’ strano.
– Vedrai dopo che avrai sbadigliato.
– Sbadigliato? – chiese Val, e proprio mentre lo diceva, un irrefrenabile sbadiglio gli montò dal petto alla gola e al volto, e giusto prima che lo sbadiglio stesso gli facesse chiudere gli occhi, vide che anche Ailis sbadigliava.
Quando li riaprì, tutto era diverso. Ailis era lì accanto a lui e reggeva il Ramo d’Oro, che adesso emanava un chiarore simile a quello di un mazzo di candele, ma Fjere e Fen erano scomparsi. Il sentiero non sembrava più quello dove erano fino a un attimo prima, né era sicuro che quelli tutto intorno a lui fossero alberi o colonne, o chissà cos’altro. Anche l’odore che aveva l’aria era diverso. Mosse un braccio, si guardò la mano. La sua stessa posizione nello spazio pareva in qualche modo differente, e la mano sembrava pulsare. Di certo, pensò avvicinandosi a una grossa foglia piena di gocce di rugiada, la realtà ha una grana diversa. Da sotto al cespuglio (ma poi, era davvero un cespuglio?) spuntò una faccia. Somigliava un po’ a quella di un suo antipatico biscugino di Ejdam, ma gli occhi erano più grandi e acquosi, lontani tra loro, e le sopracciglia erano tanto folte da sembrare una spazzola. La faccia gorgogliò una orribile risata e scomparve di nuovo nel terriccio. Val, atterrito, guardò indietro. Nel profondo del buio alle sue spalle luccicavano minuscole particole. Dove si trovavano? Dov’era Fjere? Ailis gli sorrise, non più spaesata di quanto non fosse stata fin lì. Da dietro un alberello pieno di bubboni sgambettò fuori una figura. Non era che una testa, con sotto due gambette storte come quelle di un nano, e portava un cappello rosso con una piuma d’oca, dal quale usciva un ciuffo di capelli neri. Aveva un’espressione tra l’indifferente e l’impertinente e veniva verso di lui. Val sguainò tremando la spada, mentre quella cosa gli si avvicinava: Leggi tutto…