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VENGA PURE LA FINE, di Roberto Riccardi (le prime pagine del libro)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo le prime pagine del romanzo “VENGA PURE LA FINE” di Roberto Riccardi (edizioni e/o, collezione Sabot/age)

Il libro
Al tenente dei carabinieri Rocco Liguori arriva inatteso un ordine del Comando Generale: dovrà recarsi all’Aia, a disposizione del Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia. Il colonnello Dragojevic, condannato per la strage di Srebrenica, caduto di recente in depressione, è in coma per aver ingerito una massiccia dose di farmaci. Il procuratore Silvia Loconte, non credendo al tentato suicidio, chiama a indagare Liguori, che sette anni prima in Bosnia aveva arrestato Dragojevic. L’indagine lo riporta indietro nel tempo, facendogli ritrovare anche Jacqueline, la giovane funzionaria della Croce Rossa con cui aveva intrecciato una storia d’amore mai risolta. Liguori dovrà misurarsi ancora una volta con le trame più oscure e gli intrighi degli ambienti coinvolti nella guerra. Sullo sfondo la politica, con le sue vecchie figure e le nuove alleanze. Con i suoi retroscena difficili da decifrare, celati dietro l’eterna maschera delle versioni ufficiali.

* * *

1.
Bosnia-Erzegovina, 1995

Rumori, dal fitto della boscaglia. Samira volge di scatto
gli occhi al suo compagno, nel suo sguardo c’è una ri –
chiesta di aiuto. Lei e Sefer sono le staffette avanzate
della banda di irregolari che ha osato sfidare il temibile esercito
serbo. Una follia, l’aveva detto dal primo momento. Trenta soldati
improvvisati, male armati, contro un intero reggimento
attestato a difesa. Un attacco suicida. Li hanno fatti a pezzi,
sono rimasti in sette. Due di loro sono feriti, Ismet non arriverà
alla notte. La sera allunga la sua ombra nel cielo e col buio
aumenterà la paura. Quella che già adesso le attanaglia la gola.
Samira sente il pericolo nel fruscio sottile delle foglie. Sarebbe
bello che a muoverle fosse il vento del Nord, anche se tante
volte lo ha maledetto, quando all’alba usciva di casa e la sua
sferza impetuosa le gelava il sangue. Sarebbe bello se tornasse
quel tempo, quando la vita era lavoro duro, la mattina a scuola
e il pomeriggio ad aiutare la mamma nelle faccende di casa.
Ma Samira una casa non ce l’ha più. L’ha barattata con un
fucile e due scarponi incrostati di fango, per un uomo che l’ha
trascinata in una lotta disperata, a perseguire un obiettivo
privo di senso. Non ci saranno vincitori, alla fine di quel dolore
avranno perso tutti. I pochi che scamperanno alla mitraglia, ai
cecchini, alle mine disseminate nei campi, riceveranno in
premio un Paese dilaniato, dove nulla sarà più come prima.
Croati, serbi, bosniaci musulmani, quando il massacro si sarà
fermato resteranno nemici. Nei pensieri della gente, nelle
anime ferite la guerra non finirà. Prima erano tutti mescolati:
in seno ai villaggi, alle famiglie nate senza badare troppo alle
origini. Era il komšiluk, il codice non scritto della reciproca
tol leranza. Dopo, sarà tutto un guardarsi con rancore. «Il tuo
esercito bastardo ha ucciso mia madre». «Brutta puttana, cosa
vuoi? Sono stati i tuoi a incominciare». Saranno questi i di –
scorsi fra chi si era giurato eterno amore, se qualcuno avrà
ancora voglia di parlare.
Ma Samira non vedrà tutto questo, perché nel bosco avanza
la milizia del colonnello Dragojevic´, il macellaio venuto da
Gracˇa nica. L’uomo che conduce la pulizia etnica in quell’angolo
di Bosnia. Non avrebbero dovuto affrontarlo, sono condannati,
nessuno di loro sfuggirà a quegli uomini addestrati a
scovare i nemici nel cuore della foresta. Li sente più vicini,
adesso, tanto da fiutarne l’odore. Per Sefer è lo stesso, glielo
legge negli occhi.
«Cosa facciamo?» chiede.
«Non parlare, potrebbero sentirci».
Il suo compagno ha ragione. Hanno bisbigliato, ma nel
silenzio di un bosco fa rumore anche il respiro. Samira però
non sa tacere.
«Non vedo più gli altri. Forse dovremmo…».
«Tornare indietro? Fallo tu se vuoi. Io non muovo più un
passo».
Sefer scuote la testa, è fuori di sé. Nello scontro appena
avvenuto è caduto l’ultimo dei suoi fratelli. Il grosso della famiglia
si era dissolto nell’attacco al villaggio, ingoiato da una fossa
comune. Samira non riuscirà a calmarlo e lo sa, ma deve provarci.
«Cosa vuoi fare, aspettarli? Pensi che quell’albero ti riparerà
dai loro proiettili?».
Ha alzato appena il tono di voce. Basta quel tanto e il re –
siduo equilibrio del suo compagno va a perdersi chissà dove. Il
ragazzo cresciuto in una storia più grande di lui si lancia nel
fitto della boscaglia senza pensare a niente. Prima della guerra
tagliava la legna, come suo padre e suo nonno. Era in gamba,
con un colpo di scure buttava giù un piccolo fusto. La sua abilità
non gli servirà a strappare alla morte un solo minuto.
Samira lo vede sparire fra gli alberi, una corsa disperata che
porterà solo a farli scoprire, ma tanto la loro fuga non sarebbe
durata. Anche senza sentire i colpi lei sa che il suo Sefer, che in
una sera lontana le rubò il primo bacio e sparì per lasciare il
posto a un nuovo amore, se n’è andato per sempre. Leggi tutto…