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ALESSANDRO DEFILIPPI racconta VIENE LA MORTE CHE NON RISPETTA

ALESSANDRO DEFILIPPI racconta il suo romanzo VIENE LA MORTE CHE NON RISPETTA (Einaudi) – Un caso del colonnello Anglesio

Un estratto del libro è disponibile qui

Alessandro Defilippidi Alessandro Defilippi

Due anni fa mi ritrovai a scrivere un racconto, Per una cipolla di Tropea, per un’antologia gialla di Mondadori. Era il mio primo giallo “classico” e mi divertii molto. Il racconto poi, su richiesta dell’editore, finì in rete e ottenne un numero del tutto imprevisto di recensioni su Amazon. Così, quando Einaudi mi propose di riprenderne i personaggi per un libro più ampio, accettai con piacere.
Senza sapere in che guaio mi andavo a cacciare.
Scrivere è un mestiere faticoso. Eppure, come si dice in Per un pugno di dollari, “E’ uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo”. Il fatto però è che io scrivo regolarmente senza una scaletta. Ho cari amici come Roberto Rigosi e soprattutto il mitico Alan D. Altieri, che organizzano il lavoro capitolo per capitolo, e iniziano a scrivere solo quando hanno tutto chiaro in testa.
Ecco: io no.
Funziono in maniera opposta. Inizio a scrivere perché so che “devo” scrivere o perché mi accorgo che è passato troppo tempo dall’ultima volta e inizio ad avvertire un disagio fisico e psichico: lombalgia, dispnea, irritabilità, ansia. Un caso clinico, in altre parole, al punto da far spesso dire ai miei cari: “Quand’è che ricominci?” (il sottinteso è: “che così finisci di rompere le scatole”). Ma il problema è che non so mai che cosa scriverò quando inizio un libro. A questo proposito mi viene in mente una citazione di Franca Valeri, che dice: “Se c’è un momento in cui non occorre avere le idee chiare è quando si comincia a scrivere”. Del tutto d’accordo: a me non pare di essere io a scrivere; direi piuttosto, se non temessi di suonare retorico, che “vengo scritto”. Dall’inconscio, probabilmente. La faccenda funziona così: io parto da una scena o da un’immagine o da una musica e vedo di volta in volta una sorta di film, delle scene nella mia mente cui corro dietro con la scrittura. E mi accorgo che un libro funziona quando i personaggi cominciano a fare cose che non mi aspetto.
Che c’è di male?, direte voi. Leggi tutto…