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Posts Tagged ‘vitaliano brancati’

BRANCATI, GUGLIELMINO E UN CARTEGGIO INEDITO

Un carteggio inedito fra Brancati e il suo maestro Francesco Guglielmino.
Un materiale preziosissimo che attende di essere acquisito e valorizzato dalle nostre istituzioni letterarie.

di Antonio Di Grado

Quando si parla (e se ne parla poco) di Francesco Guglielmino (Acicatena 1872-Catania 1956), si ricorda il delicato poeta dialettale di Ciuri di strata, oppure il valente grecista che insegnò prima al Liceo Spedalieri e poi nell’Ateneo catanese, pubblicando libri come L’arte e l’artificio nel dramma greco. E basterebbe questo a meritargli onori di poeta e studioso. Ma c’è dell’altro, che attiene alla storia della cultura così come a quella degli affetti, a quella trasmissione di conoscenze e di valori tra le generazioni che è l’anima e il motore della storia delle idee e delle forme artistiche. Ed è la funzione di devoto compagno di strada o di discreto e arguto mentore che gli fu attribuita da più d’una generazione d’intellettuali e di scrittori etnei, insomma di cerniera fra la generazione di Verga e De Roberto e quella di Brancati.
Consegnate al mito e all’agiografia sono le confessioni di cui egli fu depositario, rispetto alla generazione dei maestri del cosiddetto verismo: e penso a Verga che gli confida la sua impotenza creativa, le ragioni del suo “silenzio”, l’impossibilità di far parlare altre classi e soggetti all’infuori della “gentuzza”, oppure a un analogo, e anzi più cupo, sfogo di De Roberto: «Una sera – scrive Brancati -, Federico De Roberto, ritiratosi nell’angolo buio del suo balcone col vecchio amico Francesco Guglielmino, diede sfogo alla sua amarezza: “Nulla resterà di me!” si mise a dire. “Nulla! Sono uno scrittore fallito!”». Leggi tutto…

FESTIVAL BRANCATIANO: Pachino, dal 20 al 23 maggio 2015

FESTIVAL BRANCATIANO: Pachino, dal 20 al 23 maggio 2015

Di seguito pubblichiamo il programma del Festival (e due video del 2007 dedicati alla Mostra per il centenario della nascita di Vitaliano Brancati tenutasi a Catania)


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DON GIOVANNI IN SICILIA, di Vitaliano Brancati

DON GIOVANNI IN SICILIA, di Vitaliano Brancati

di Simona Lo Iacono

Spassa leggera, facendo ondulare il panno della gonna.
Le gambe svettano dai tacchi e risentono di uno strano cigolare, che accompagna l’andatura come una danza.
Non sa che ogni suo movimento è seguito e soppesato, e che guizzerà quasi come i flash di un film amatissimo, rivisto mille volte alla moviola.
Eccola, diranno gli spettatori, è qui, prende a braccetto un’amica, cala sulla fronte la veletta nera. Ecco, ora asciuga il sudore, e una goccia sfugge alla mano, facendo un rigagnolo e un solco. Ecco, ora assesta un colpo al soprabito e non sa che – stringendolo al petto – è ancora più desiderabile.
E’ la donna.
Ma non la donna di ogni paese, o di ogni luogo, no. Quella che adesso oscilla e ciangola, investendo con zaffate di profumo le vie cittadine, è la donna per eccellenza, che si nega e si offre, che ammalia e recede.
E’, cioè, la donna vista da un siciliano.
E’, dunque, una donna che va immaginata, la cui ombra deve balenare come un sogno sulle pareti, quando la canicola spande vorace la sua forza, e gli scuri vengono socchiusi per schermare l’insistenza di un sole arraggiato e sconturbante.
Una donna così, non può che rendere inattivi, indurre a fantasticherie, a peregrinazioni dello spirito e dei sensi.
Ben lo sa Vitaliano Brancati, autore di “Don Giovanni in Sicilia“, che all’osservazione della donna ha dedicato ore trasognate.
File:Vitaliano Brancati.jpgE ben lo sa il protagonista del suo romanzo, Giovanni Percolla.
Catanese, unico fratello di tre vecchie signorine senza marito che lo circondano di attenzioni, Giovanni Percolla si trascina tra la villa Bellini e la via Etnea fiutando piste languorose, inventando scenari, murmuriando – con gli inseparabili amici Muscarà e Scannapieco – di questa e di quella.
Vitaliano Brancati sa che dietro tutto questo fermento c’è dell’altro. Sa che il “discorrere sulla donna”, è – per un siciliano – più importante che averla davvero.
Perhè – attraverso quelle infinite discussioni – la donna aggrega, spinge a una condivisione arcana, fatta di mistero e dolore, di vita e senso della morte. Ed è come se, per il solo fatto di parlarne, si stabilisse un prodigioso fenomeno di socializzazione, che insaporisce le giornate di poesia.
La donna si ritrova a conferire senso a un’epoca fatale, ai limiti della seconda guerra, a compensare le solitudini dell’anima, i vuoti esistenziali. Leggi tutto…