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VITTORIO GIACOPINI racconta LA MAPPA

VITTORIO GIACOPINI racconta il suo romanzo LA MAPPA (Il Saggiatore) – tra i romanzi vincitori del Premio Selezione Campiello e finalisti per il Premio SuperCampiello. Le prime pagine del romanzo sono disponibili qui

Vittorio Giacopini

di Vittorio Giacopini

Uno scrive e riscrive le sue ossessioni. Per me (da illuminista disincantato e da innamorato della… Rivoluzione) – c’è questo tarlo del confronto e scontro tra i modelli razionali con cui cerchiamo di vedere, dire, cartografare, controllare, cambiare il mondo e il gran gioco della contingenza storica, dell’imprevedibilità, del caso che sconvolge sempre tutto e cambia il paesaggio, smentisce i progetti stabiliti, confonde il quadro. Anni fa mi era capitato di ragionare sulla vita-paradosso di Bobby Fischer. Voglio solo giocare a scacchi, diceva lui e gli scacchi erano diventati per questo ragazzo disadattato di Broooklyn un anti-mondo, o un’alternativa al mondo, una tana, un rifugio. E poi, ironia e beffa del caso, proprio la sua perfetta, autistica maestria di grande scacchista lo proietta sulla ribalta della grande storia ufficiale e lo condanna a diventare una ‘bandiera’ americana, un eroe controvoglia. La sua secessione dal mondo lo proietta nel gran gioco della politica mondiale e Fischer deve trovare un’altra via di ‘fuga’, e reinventarsi. Adesso mi accorgo che nella vicenda di Serge Victor, questo cartografo di fantasia protagonista de “La Mappa”, c’è quasi lo stesso paradosso che si ripresenta. Vedere tutto “come se si fosse per aria”; cartografare quanto c’è attorno a noi per dare un ordine perfetto, invariabile, calmo e rassicurante al corso del mondo. È il suo ‘progetto’ ma è anche un’illusione e un cavallo di troia. L’altro suo motto è “prima viene la mappa, poi l’azione” e qui si nasconde l’imbroglio o, peggio, la trappola. Le ‘mappe’ degli ingegneri-cartografi diventano l’arma in più dell’arroganza politica di Napoleone, lo strumento speciale per affermare quello spirito di conquista detestato da Benjamin Constant e allora il gioco mostra subito la corda. Tanto più una mappa è precisa, particolareggiata, esatta, affidabile tanto più la politica e la guerra se ne serviranno per ridisegnare confini e territori, spazi, logiche e, insomma in questo assurdo confronto tra spazio e tempo, la mappa tanto più è perfetta tanto più diventa subito obsoleta, è superata. Insomma, modelli razionali contro caso, storia, imprevisti, inciampi, incidenti. Crisi dell’illuminismo e crisi della ragione cartografica. E, di converso, sogno, grande sogno politico di controllo e governo sul mondo e – netto, duro, grave, sconcertante – fallimento anche della politica, e della sua ratio.
Sono alcuni temi del libro, alcuni spunti, ma poi un romanzo è un romanzo e dentro ci trovi sogni, fantasie, fole, balle, bugie, inganni e autoinganni, nitide percezioni e allucinazioni e i personaggi si affollano e il seguito degli eventi diventa una sciarada, fuori controllo. Il mio Serge – da rivoluzionario fiancheggia l’avventura di Napoleone e, amaramente, scopre che il grande esportatore della libertà e dei lumi diventa il restauratore del Potere, e dei tiranni. Da illuminista, invece, scopre che le logiche, le razionalità, i livelli di realtà sono infiniti e che sotto al mondo c’è sempre un altro mondo, o un sottomondo. Così incontra la magia dell’amore, le ambigue verità delle fiabe, così registra prospetti cartografici che mutano in allucinazione o in visione mistica, così, senza rinunciare ai suoi sogni e progetti, è costretto a ripensarli nella chiave dell’insuccesso, e del fallimento. Capita a lui e a tutti, d’altra parte. Leggi tutto…