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VOCI ALTRE, di Sebastiano Burgaretta

https://i0.wp.com/www.melinonerella.it/wp-content/uploads/2012/11/voci-altre.jpgPubblichiamo la prefazione della silloge di Sebastiano Burgaretta “Voci Altre” (Melino Nerella) firmata da Paolo Di Stefano. Di seguito, alcune poesie dell’opera gentilmente offerte dall’autore per Letteratitudine.

Dalla prefazione di Paolo Di Stefano

Nei luoghi oscuri del martirio

«Stu strazzu i dignità nul-l’agghiu persu!». ‘Sto straccio di dignità non l’ho perso, endecasillabo dalla sonorità tutta in salita, aspra, disperata ma insieme liquida e liberatoria, che può riassumere il senso profondo di questa raccolta poetica. C’è un io che urla, è una voce che cala sulla società “perbene” come da un altro mondo (oscuro, tenebroso), c’è l’orgoglio di chi promette a se stesso un riscatto e la rabbia di chi chiede agli altri fiducia e compassione, partecipazione.
Ma a chi appartengono e da dove provengono queste “voci altre” che raccontano, implorano, sperano, denunciano? Immaginate un luogo di detenzione, un luogo chiuso da alti muri e cancelli, un bunker inaccessibile che raccoglie e isola l’umanità dei margini, l’umanità varia che ha sbagliato (poco o tanto), l’umanità da punire e da redimere. Dal carcere – santuario di dolore, incandescente nucleo originario di esperienze, di linguaggi, di narrazioni, di sofferenza e di risentimento ma anche di illusioni e di sogni a occhi aperti – si leva un coro babelico; su fondo italiano si aprono continui squarci di siciliano, ebraico, arabo, spagnolo, greco…: è il crogiuolo stesso della molteplice microrealtà carceraria auscultata dal poeta (visitatore discreto e insieme interlocutore partecipante), e restituita al lettore con il rispetto sacrale di chi è certo che non c’è diversità (linguistica, etnica) che non meriti cittadinanza, non solo nella poesia. Dunque, ciascuno a suo modo narra se stesso, le proprie paure, la propria alterità, la propria lontananza, il proprio isolamento: al poeta non spetta che l’ascolto silenzioso, che dispone all’empatia e alla necessità della restituzione. Solo nel silenzio può avvertire a poco a poco che la dissonanza diventa armonia, le singole voci finiscono per integrarsi, si riconoscono complementari (“complementare” è l’aggettivo che chiude il libro), la molteplicità non è contrasto ma diventa fusione. Leggi tutto…