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WALTER GUADAGNINI racconta i RACCONTI DALLA CAMERA OSCURA

Walter GuadagniniWALTER GUADAGNINI racconta il volume RACCONTI DALLA CAMERA OSCURA (Skira)

Le suggestioni della fotografia nella letteratura tra Otto e Novecento

di Walter Guadagnini

Ho composto questa antologia sostanzialmente per tre ragioni (o almeno tre sono quelle che riesco a spiegare razionalmente).
La prima è che Eileen Romano, direttrice della collana di narrativa di Skira, ha creduto subito nel progetto e mi ha spinto a realizzarlo. E quando trovi un direttore di collana entusiasta e un editore disponibile, ti tocca metterti a lavorare.
La seconda è che un libro di questo genere in Italia ancora non esisteva, e che valeva la pena provarsi a metterlo insieme, perché il materiale non mancava, anzi era sin troppo: la vera difficoltà sarebbe stata trovare un senso all’insieme e operare la scelta finale (una scelta che è costata, ad esempio, il sacrificio di racconti di autori come Conan Doyle, Thomas Mann, Du Maurier, per dire). Da questo punto di vista, la prima decisione è stata quella di individuare un arco temporale all’interno del quale racchiudere i racconti selezionati. Abbiamo deciso di partire proprio alla metà dell’Ottocento, dalla prima novella il cui protagonista è un fotografo (più precisamente, un dagherrotipista) “La casa dei sette abbaini” di Hawthorne, e di chiudere agli anni Settanta del Novecento, con quel capolavoro che è “L’avventura di un fotografo” di Calvino. Una scelta di questo genere permette di avere come orizzonte un’idea di fotografia comune a (quasi) tutti gli autori, un’idea di fotografia che si potrebbe definire pre-digitale, che presenta una serie di tematiche relative soprattutto alla natura stessa del mezzo e al suo essere una pratica e un’arte ancora considerate giovani, nuove. Dagli anni Ottanta ad oggi, con l’avvento del digitale e della rete, la fotografia è entrata realmente in un’altra era, il centro del discorso si è spostato e anche la sua presenza nell’ambito della narrativa si è modificata. Certo, lo spazio per un “Racconti dalla camera oscura – volume 2” ci sarebbe…
La seconda decisione è stata quella di individuare alcuni temi ricorrenti nei vari racconti, che si sono trovati anzitutto nella dimensione magica, sovrannaturale che viene conferita all’atto fotografico, che coinvolge sia i protagonisti (il dagherrotipista di Hawthorne come il folle del racconto di Conway) sia la stessa immagine (come dimostrano i casi di Pirandello, Hardy, Bioy Casares e Cortázar). All’opposto, l’altro elemento comune a molte di queste pagine è la convinzione (e convenzione) che la fotografia sia l’impronta fedele e incontrovertibile del reale, una sorta di occhio superoggettivo che tutto vede, prova inconfutabile, sostituto della presenza fisica, come appare nel brano teatrale di Boucicault, in Maupassant, nella geniale novella di Hardy e nello stesso Pirandello. Leggi tutto…