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Posts Tagged ‘Walter Siti’

PIER PAOLO PASOLINI. UN GIORNO NEI SECOLI TORNERA’ APRILE – INTERVISTA A WALTER SITI

Pier Paolo Pasolini. Un giorno nei secoli tornerà aprile. Con un'intervista a Walter SitiPubblichiamo l’intervista a WALTER SITI contenuta nel volume “PIER PAOLO PASOLINI. UN GIORNO NEI SECOLI TORNERA’ APRILE” di LUCIANA CAPITOLO (Nova Delphi Libri, 2015)

[Cliccando sul link seguente è possibile ascoltare la puntata radiofonica di “Letteratitudine in Fm” con Walter Siti dedicata a “Resistere non serve a niente, romanzo vincitore del Premio Strega nel 2013] 

In collegamento con il forum di Letteratitudine dedicato al quarantesimo anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini

A 40 anni esatti dalla morte di Pasolini, avvenuta il 2 novembre 1975, questo libro ripercorre le tappe più significative del suo percorso artistico e personale.
Attraverso il rapporto con la città di Roma e soprattutto con il quartiere di Monteverde, a contatto con personalità del calibro di Attilio Bertolucci e suo figlio Bernardo, Carlo Emilio Gadda e Giorgio Caproni, il poeta indaga il dramma delle mutazioni antropologiche e culturali che percorrono l’intera società italiana. La consapevolezza delle trasformazioni prodotte dal Neocapitalismo porteranno negli anni Pasolini a un pessimismo sempre più cupo nel susseguirsi delle sue opere fino all’incompiuto Petrolio e a Salò, l’ultimo film, straziante metafora del nuovo potere che s’impossessa di corpi e anime. Il messaggio di speranza del poeta sembra allora affidato a un umile verso: “un giorno nei secoli tornerà aprile…”

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INTERVISTA A WALTER SITI (estratta dal volume “Pier Paolo Pasolini. Un giorno nei secoli tornerà aprile” di Luciana Capitolo)

Essere e apparire, finzione del reale e realtà della finzione, sono solo alcuni dei temi e dei giochi letterari di Walter Siti. Critico letterario, curatore dell’opera di Pier Paolo Pasolini per “I Meridiani” Mondadori, vincitore del Premio Strega nel 2013 con “Resistere non serve a niente“, Siti è stato definito “il maggiore romanziere italiano”. Ha baffi bianchi, aria sorniona, una vastissima cultura e la semplicità dei grandi. Con Pasolini ha in comune l’omosessualità dichiarata, non il differente pathos irradiato dalle rispettive scritture.

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/1/19/Walter_Siti.jpgPasolini ha indagato il rapporto tra corpo e potere. Con quali risultati? Con quali esiti?
“Credo che a Pasolini interessasse soprattutto criticare la cultura consumistica dominante e mostrare come il potere dell’economia trasforma i corpi. Quando comincia ad affrontare questa tematica, lo fa facendo riferimento a Napoli, dove non a caso poi ambienterà il suo Decameron: nella Napoli narrata da Pasolini, i corpi hanno ancora antichità. Napoli, Africa, Terzo Mondo: luoghi pasoliniani dove il corpo è inteso come insieme di cellule di vitalità che ‘resistono’ alla Storia. Questo modo di leggere la Storia si prestava anche a critiche: Franco Fortini gli faceva notare che le speranze rivoluzionarie venivano dalla Cina: ‘mentre tu ti occupi di Africa’, gli diceva. L’idea pasoliniana si basava comunque sulla convinzione che il modo di vivere della società borghese trasforma e deforma i corpi: di qui, per esempio, il suo elogio dei capelli corti. Pasolini era poi anche molto ‘schizzinoso’ per quanto riguarda il corpo: nei suoi film adoperava corpi di sottoproletari veri per rappresentare i sottoproletari. Ma si serviva di attori per rappresentare i borghesi. Diceva di non sopportare i corpi borghesi. A lui interessavano i corpi-vittima e aveva in odio la borghesia, che definì perfino una ‘malattia’…”

Lei crede che la “mutazione antropologica” di cui parlava Pasolini sia giunta a compimento? Leggi tutto…

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CRISI ECONOMICA, BANCHE, PIANTI E FELICITA’

Resistere non serve a nienteCRISI ECONOMICA, BANCHE, PIANTI E FELICITA’

di Massimo Maugeri

Ci siamo da poco lasciati alle spalle il 2013: l’anno in cui la crisi economica e finanziaria ha fatto sentire tutto il suo peso, soprattutto in Paesi come il nostro. Anche i titoli di alcuni libri hanno espresso gli umori del periodo. “Resistere non serve a niente”, recita per esempio il titolo del più recente romanzo di Walter Siti (edito da Rizzoli e vincitore dell’edizione 2013 del Premio Strega) puntando l’indice sulla zona grigia che collega criminalità e finanza, fatta di cinici broker, politici corrotti, malavitosi di nuova generazione e banchieri accondiscendenti.
Banchieri. Storie dal nuovo banditismo globaleE a proposito di banche, c’è andato giù duro Federico Rampini con il suo recente saggio “Banchieri. Storie dal nuovo banditismo globale” (Mondadori): il sottotitolo la dice lunga sui contenuti di un testo che tenta di spiegare le responsabilità della crisi economica (scoppiata nel 2008 con il fallimento della banca d’affari americana Lehman Brothers) arrivando a un’affermazione molto forte: «i banchieri sono i grandi banditi del nostro tempo. Nessun bandito della storia ha mai potuto sognarsi di infliggere tanti danni alla collettività quanti ne hanno fatti i banchieri».

Il colpo di Stato di banche e governi. L'attacco alla democrazia in EuropaAncora più netto e pesante è il giudizio di Luciano Gallino che traspare dal titolo del suo nuovo volume: “Il colpo di Stato di banche e governi. L’attacco alla democrazia in Europa” (Einaudi).

Cosa aspettarsi, dunque, dal 2014?

Quali potrebbero essere gli auspici per tentare invece di «resistere» nonostante tutto e, magari, andare avanti con più coraggio?

Basta piangere! Storie di un'Italia che non si lamentavaBasta piangere!”, dice Aldo Cazzullo dalle pagine del suo nuovo saggio edito da Mondadori dove racconta “Storie di un’Italia che non si lamentava”

(sebbene fosse «più povera, più inquinata, più violenta, più maschilista di quella di oggi. C’erano nubi tossiche come a Seveso, il terrorismo, i sequestri»).

Impara a essere feliceDel resto lo sostiene anche Paolo Crepet: «Immaginate un bambino che, tornando a casa, sente il papà che si lamenta del lavoro, la mamma che si lagna di un’altra cosa, il nonno che impreca contro il maltempo… Come volete che cresca quel bambino? Crescerà pensando che l’unica forma espressiva possibile è quella della lamentela». Basta lamentarsi, dunque. E poi? Quale potrebbe essere il passaggio successivo? Una possibile risposta coincide con il titolo del nuovo saggio dello stesso Crepet: “Impara a essere felice” (Einaudi). Attenzione, però – avverte Crepet: «La felicità è una ricerca. Non è avere qualcosa, e nemmeno essere felici in senso stretto… semmai è tentare di esserlo tenendo presente il fatto che, nel momento stesso in cui siamo riusciti a essere felici, abbiamo già cessato di esserlo. La felicità è una ricerca continua». Ecco l’auspicio, allora: che nel 2014 ciascuno di noi possa avere la forza di condurre questa ricerca; crisi o non crisi.
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LA CINQUINA DELLO STREGA 2013: Perissinotto – Siti – Petri – Di Paolo – Sparaco

premio strega

La prima votazione del Premio Strega 2013, svoltasi nella serata di oggi 12 giugno 2013 in Casa Bellonci, ha designato la Cinquina dei finalisti. I libri presentati dagli Amici della Domenica sono stati i 26 segnalati qui. I 12 libri selezionati dal Comitato Direttivo del Premio Strega sono stati segnalati qui.

Ecco i cinque libri, scelti dagli Amici della Domenica, che si contenderanno l’edizione 2013 del Premio Strega (la finale si svolgerà, come di consueto, al Ninfeo di Villa Giulia, giovedì 4 luglio 2013):
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TRA DISUGUAGLIANZA E INUTILITA’ DELLA RESISTENZA

Tra disuguaglianza e inutilità della resistenza

di Massimo Maugeri

Il prezzo della disuguaglianza. Come la società divisa di oggi minaccia il nostro futuroSe qualcuno mi chiedesse, come consiglio di lettura, di indicargli due libri capaci di sintetizzare le problematiche della società legate agli intrecci cancerosi tra finanza, sistema bancario, politica ed economia, ne consiglierei due: un saggio e un romanzo.
Il primo è di Joseph E. Stiglitz: Premio Nobel per l’Economia 2001. Si intitola “Il prezzo della disuguaglianza” (Einaudi, € 23, p. 476). Il sottotitolo recita: “Come la società divisa di oggi minaccia il nostro futuro”.
Stiglitz affonda lo sguardo sul livello di disuguaglianza raggiunto dal reddito americano in questi ultimi anni (picchi mai visti da prima della Grande depressione). Basti pensare che negli anni del boom, precedenti alla crisi finanziaria del 2008, l’1% dei cittadini si è impossessato di più del 65% dei guadagni del reddito nazionale totale. Paradossalmente, mentre il Pil cresceva, la maggior parte dei cittadini vedeva erodere il proprio tenore di vita. Ma anche nel pieno della recessione, l’1% guadagnava il 93% del reddito aggiuntivo creato nella cosiddetta «ripresa», senza rendersi conto che «il loro destino è collegato a quello dell’altro 99%».
L’analisi di Stiglitz si può estendere a molti Paesi occidentali, compreso il nostro, per i quali vale la seguente constatazione (tratta dalla prefazione del libro): «la disuguaglianza è causa, nonché conseguenza, del fallimento del sistema politico e contribuisce all’instabilità del nostro sistema economico, il quale a sua volta contribuisce ad aumentare la disuguaglianza, in un circolo vizioso che è come una spirale discendente in cui siamo caduti». È possibile riemergere? Stiglitz prova a fornire soluzioni.
Resistere non serve a nienteDalla saggistica alla narrativa. Se c’è un romanzo particolarmente capace di sintetizzare disagi e vizi determinati dai guasti della nostra contemporaneità è “Resistere non serve a niente” di Walter Siti (Rizzoli, p. 316, € 17): uno dei romanzi selezionati per l’edizione 2013 del Premio Strega. Attraverso l’ascesa del giovane Tommaso Aricò – ex ragazzo obeso, matematico mancato e giocoliere della finanza – Siti ci mostra uno spaccato di questo mondo febbricitante e infetto che ha cavalcato l’onda della diseguaglianza (un mondo che pullula di banchieri compiacenti, di broker cinici, di politici corrotti, di malviventi provvisti di laurea ed esperti di finanza). Quella di Tommaso è un’ascesa rutilante e ipnotica, corroborata da una ricchezza senza fondo (e senza fondamenta) capace di autogenerarsi a forza di click sul mouse, e che però coincide inevitabilmente con una discesa agli inferi.
Due testi diversi, quelli segnalati, da leggere in tandem, perché più di altri ci aiutano a comprendere i paradossi e le distorsioni del nostro tempo. E perché non c’è possibilità di riscatto, senza comprensione dei mali che ci attanagliano.
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