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LA BANDA DEGLI AMANTI di Massimo Carlotto (un estratto)

marzo 18, 2015

Pubblichiamo le prime pagine del romanzo LA BANDA DEGLI AMANTI di Massimo Carlotto (Edizioni E/O)

Il nuovo romanzo della serie dell’Alligatore (a vent’anni dalla pubblicazione del primo libro con protagonista Marco Buratti). Il sito dedicato a tutte le avventure dell’Alligatore. Tutte le date del tour ufficiale di presentazione del libro

* * *

PROLOGO

L’estate aveva tradito ogni aspettativa. Aveva deciso di
essere dispettosa, a tratti insopportabile, costringendo
gli esperti a frugare nel passato alla ricerca di una stagione
altrettanto bagnata e ventosa. Quel tardo pomeriggio le
nubi coprivano il cielo ma non sarebbe piovuto. Il ragazzo che
sedeva alle mie spalle ne era certo e i dubbi petulanti della
fidanzata stavano erodendo come un fiume in piena gli argini
della sua pazienza. Altri cinque minuti e sarebbe stato pronto
a litigare. La discussione avrebbe virato verso altri argomenti
più seri e più intimi. Un classico. Erano troppo giovani e non
avevano ancora l’esatta percezione della potenzialità dei battibecchi
di coppia. Io li conoscevo abbastanza per sapere che
non vi era nulla di più saggio che arrendersi alla loro ineluttabilità.
Non vi era modo di prevederli o prevenirli, aleggiavano
nutrendosi di inezie, poi all’im provviso decidevano di materializzarsi.
In quel momento dal punto di vista affettivo vagavo in pieno
deserto ed ero per forza di cose escluso da quelle dinamiche di
cui non sentivo però la mancanza, anche se avrei avuto bisogno
di un amore, uno qualsiasi, che riempisse il vuoto in cui ero precipitato.
Il cameriere mi portò un bicchiere old fashioned con sette
parti di calvados, tre di drambuie, ghiaccio in abbondanza e
una fettina di mela verde da sgranocchiare alla fine per consolarsi
del bicchiere vuoto. Un Alligatore.
Non l’avevo ordinato. Ci aveva pensato Danilo Argiolas,
patron del Libarium. Era un amico e vigilava sul mio benessere
alcolico. Ero apparso nel suo bar di Cagliari una decina di
giorni prima, dopo che non mi ero fatto vedere per diversi
anni. Lui non aveva fatto domande. Si era limitato a ricordare
al personale che non era un caso se il mio nome figurava sul
menu dei cocktail.
Misi a fuoco il ghiaccio che si scioglieva nel bicchiere,
l’acqua gelata si faceva largo con prepotenza nella miscela alcolica.
Per qualche attimo mi sembrò un’osservazione degna di
interesse, era un periodo in cui mi distraevo facilmente. Con la
coda dell’occhio notai un’ombra che si avvicinava.
«Lei è Marco Buratti? “Quel” Marco Buratti, intendo».
“Un tempo lo ero” pensai.
Portai alle labbra il bicchiere e qualche istante più tardi la
sigaretta, con un movimento lento e ostentato. Calvados e sigaretta
sul terrazzo del Libarium erano una specie di rito e intendevo
farglielo notare.
«Non mi ha sentita?» chiese la donna sorpresa. Non l’avevo
degnata di uno sguardo ma era ragionevole presupporre che la
voce appartenesse a una femmina.
«Se ne vada» borbottai.
Lei invece spostò la sedia e mi si piazzò di fronte, in modo
che non potessi evitare di guardarla.
Cinquantenne, un buon profumo che doveva costare un
sacco di soldi come il parrucchiere che si era occupato dei suoi
lunghi capelli biondo cenere. Il vestito, i gioielli. E la postura.
Il mio fiuto da investigatore senza licenza non fece nessuna
fatica a capire che la tizia esibiva la sua ricchezza in modo così
naturale da non lasciare dubbi sul fatto che fosse abituata da
sempre a sguazzarci.
Oltre non avevo nessuna intenzione di andare. Non mi interessava
fare la sua conoscenza. Si era scomodata per propormi
un caso. Di solito qualcuno da cercare. Magari la figlia era scappata
con lo stalliere o il marito con la cuoca. Spegnendo la cicca
riflettei sul fatto che una volta nessuno avrebbe preso in considerazione
cuoche e cuochi come compagni di fuga. I tempi
erano cambiati. Oggi erano delle star e avevano un’opinione su
tutto. Presto ce ne saremmo trovato uno alla guida del Paese.
«Mi ha fatto il suo nome l’avvocatessa Marzolo» mi informò
a bassa voce. «Siamo state compagne di banco al liceo».
A Lugano. Giannella Marzolo praticava la professione le –
gale nella Svizzera italiana, aveva lo studio a pochi passi dal tribunale.
La conoscevo bene: ero stato suo cliente all’epoca in cui mi
ero nascosto lì per sfuggire a un gruppo di mafiosi kosovari. Mi
ero trovato bene. Un bel posto, civile, tranquillo. Mi stupii di
non aver colto subito l’accento della tizia che ne indicava con
chiarezza la provenienza.
«È stata Giannella a rintracciarla qui a Cagliari» continuò la
signora. «Ha parlato con un certo Max la Memoria. Nome
curioso, non trova?».
Finsi di non aver sentito e continuai a bere contando sul
fatto che presto avrebbe alzato i tacchi.
Ma non accadde. «L’avvocatessa mi ha detto che lei mi può
aiutare».
«Si sbaglia».
«Posso pagare bene».
«Beata lei».
«La prego, sono disperata».
«Si metta in fila».
Tacque e per la prima volta mi osservò con attenzione. Era
arrivata pensando di trovarsi di fronte l’uomo che le avrebbe
risolto tutti i problemi, spazzato via l’angoscia, restituito serenità
e fiducia nel futuro. Invece il cavaliere senza macchia e
senza paura che le era stato decantato non si rasava da un
pezzo e aveva gli occhi iniettati di sangue e circondati da
occhiaie profonde e scure. Alzai il bicchiere per farle notare il
leggero tremolio della mano.
Ero conciato peggio di lei. Quando lo capì si alzò di scatto
e si allontanò di qualche metro per telefonare. A Giannella
Marzolo, ovviamente. La ricca svizzera si sarebbe lamentata di
essere stata costretta a viaggiare fino a Cagliari per esporre il
suo caso a un rottame che non si era nemmeno degnato di
ascoltarla.
La donna riattaccò qualche minuto più tardi fissandomi
pensosa. Era indecisa. L’avvocatessa doveva averla rassicurata
basandosi sul ricordo di un uomo che non esisteva più. Le feci
segno di andarsene. Un gesto stanco, rassegnato.
La signora invece tornò a sedersi al mio tavolino, si coprì il
volto con le mani e iniziò a piangere. I singhiozzi le squassavano
il petto. A quell’ora la terrazza del Libarium era molto
frequentata, i tavolini erano occupati da persone che chiacchieravano
sorseggiando cocktail e aperitivi di ottima qualità
godendosi la vista sulla città e sul porto. Calò all’improvviso un
silenzio imbarazzato. Quella tizia che frignava era fuori luogo.
Danilo Argiolas apparve al suo fianco e con tatto la convinse
a bere un bicchiere d’acqua fresca. «Le farà bene»
aggiunse porgendole un fazzoletto immacolato.
La svizzera si ricompose in fretta. «Scusate» ripeté diverse
volte, cercando di sorridere e agitando le mani come una ballerina
di charleston.
Attese che il patron si allontanasse per riprendere il discorso.
«Mi è successa una cosa terribile» disse con la voce ancora
incrinata dal pianto. «Giannella insiste perché ne parli con lei».
«Non sono nelle condizioni…».
Alzò l’indice in un gesto imperioso. Non amava essere
interrotta.
«Ho taciuto un crimine e ne sono diventata complice»
spiegò con un filo di voce. «Forse una persona è stata uccisa e
io sono la sola a saperlo. Per vigliaccheria ho preferito rimanere
nell’ombra ma ora devo scoprire la verità. Non riesco più
a sopportare questa situazione, sto perdendo il controllo della
mia vita».
«Si rivolga alla polizia».
«Non posso farlo».
Fui tentato di chiedere spiegazioni ma riuscii a controllarmi.
Mi rifugiai nella gestualità dell’accensione di una sigaretta
che non avevo voglia di fumare. Al terzo tiro decisi di
essere sincero.
«Sono devastato da un crollo emotivo da cui non riesco a
risollevarmi» spiegai. «Lei prima ha detto che le è accaduto
qualcosa di terribile. Anche a me. In questo momento non
sono nemmeno in grado di aiutare me stesso».
La svizzera accusò il colpo. Sembrava un peso medio promettente
ma troppo sicuro di sé che finiva al tappeto per un
gancio al mento. Si afflosciò sulla sedia, gli occhi le si riempirono
ancora una volta di lacrime.
«Non pianga» intimai in tono abbastanza rude. «Vengo qui
tutti i giorni a bere in santa pace e non ho voglia di farmi
notare. Girerebbe la voce che sono uno che fa piangere le
donne e mi rovinerei la piazza».
La ricca signora ricacciò il pianto in fondo alla gola. Fece un
gesto al cameriere e ordinò un Negroni con dei bocconcini di
salmone affumicato al gelato di lime e basilico. Noblesse obli –
ge. Sfilò una sigaretta dal mio pacchetto e si sporse sul tavolo
perché gliela accendessi.
«D’accordo» disse dopo un bel po’. «Lei non è nella possibilità
di accettare l’incarico che avevo intenzione di offrirle ma
da quanto mi ha detto l’avvocatessa Marzolo lei è un uomo di
grande esperienza e conosce bene l’ambiente criminale».
«E allora?».
«Può sempre darmi un consiglio, magari indirizzarmi a
qualcuno…».
Scossi la testa. «Non voglio essere coinvolto».
Il suo tono divenne all’improvviso risoluto. «Non sono
venuta fin qui per tornare a casa a mani vuote. Lei mi ascolterà
e io la pagherò lautamente per il disturbo».
La signora non era abituata ai rifiuti. Soprattutto da persone
come il sottoscritto che, almeno secondo le sue convinzioni,
più le pagavi e più dovevano prodigarsi a rendersi utili.
Mi distrassi pensando all’ultima volta che qualcuno aveva
voluto retribuirmi “lautamente” per i miei servizi e posai
casualmente lo sguardo sul braccio tatuato di una ragazza. Dal
polso alla spalla un intreccio di fiori verdi e rossi. L’estate dava
la misura dell’esplosione demografica del popolo dei tatuati.
Non avevo nulla in contrario, forse se non fossi stato ospite
delle patrie galere anch’io avrei potuto sfoggiare un’opera
d’arte sulla mia pelle. Ma ormai li associavo a quel periodo e
avevano irrimediabilmente perduto ogni fascino.
«Si vuole degnare di rispondermi, per favore?» chiese la
donna leggermente esasperata.
«Domani» dissi per togliermela di torno. «Qui, alla stessa ora».
Sorrise, mi strinse la mano e si allontanò. Aveva un modo
elegante di camminare che però castigava il movimento del
sedere. Mi convinsi che era tutta colpa delle suore del collegio
dove la riccona aveva certamente studiato.
Non mi sarei presentato all’appuntamento. Sarebbe rimasta
lì a guardarsi attorno, masticando insulti. Mentirle era stato l’unico
modo per difendermi dalla sua prepotenza. Se non l’avessi
ingannata mi avrebbe costretto ad ascoltare la sua storia e io
non avevo la forza di caricarmi sulle spalle il peso di altre tragedie.
Mi ero rifugiato a Cagliari per cercare di trovare un senso
alla mia vita. Alla mia nuova vita. Perché quella che avevo vissuto
fino a un paio di settimane prima era stata spazzata via
dalle onde su una spiaggia di Beirut.

(Riproduzione riservata)

© Edizioni E/O

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vai all'homepage di MassimoCarlotto.itMassimo Carlotto è nato a Padova nel 1956. Scoperto dalla scrittrice e critica Grazia Cherchi, ha esordito nel 1995 con il romanzo Il fuggiasco, pubblicato dalle Edizioni E/O e vincitore del Premio del Giovedì 1996. Per la stessa casa editrice ha scritto: Arrivederci amore, ciao (secondo posto al Gran Premio della Letteratura Poliziesca in Francia 2003, finalista all’Edgar Allan Poe Award nella versione inglese pubblicata da Europa Editions nel 2006), La verità dell’Alligatore, Il mistero di Mangiabarche, Le irregolari, Nessuna cortesia all’uscita (Premio Dessì 1999 e menzione speciale della giuria Premio Scerbanenco 1999), Il corriere colombiano, Il maestro di nodi (Premio Scerbanenco 2003), Niente, più niente al mondo (Premio Girulà 2008), L’oscura immensità della morte, Nordest con Marco Videtta (Premio Selezione Bancarella 2006), La terra della mia anima (Premio Grinzane Noir 2007), Cristiani di Allah (2008), Perdas de Fogu con i Mama Sabot (Premio Noir Ecologista Jean-Claude Izzo 2009), L’amore del bandito (2010), Alla fine di un giorno noioso (2011), Il mondo non mi deve nulla (2014) e la fiaba La via del pepe (2014).
Per Einaudi Stile Libero ha pubblicato Mi fido di te, scritto assieme a Francesco Abate, Respiro corto, Cocaina (con Gianrico Carofiglio e Giancarlo De Cataldo) e, con Marco Videtta, i quattro romanzi del ciclo Le Vendicatrici (Ksenia, Eva, Sara e Luz).
I suoi libri sono tradotti in molte lingue e ha vinto numerosi premi sia in Italia che all’estero. Massimo Carlotto è anche autore teatrale, sceneggiatore e collabora con quotidiani, riviste e musicisti.

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