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Archive for the ‘Recensioni’ Category

SOLO UN RAGAZZO di Elena Varvello (recensione)

“Solo un ragazzo” di Elena Varvello (Einaudi)

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Il romanzo della resilienza negata

di Daniela Sessa

Un padre, ogni giorno dai primi di settembre, prende la sua bicicletta, arriva fino alle sponde dell’Adda e s’immerge dove le correnti sono più forti, perché lì si è inabissata sua figlia Hafsa. La cerca anche se le ricerche sono state sospese, anche se tutti gli dicono che è impossibile recuperare il corpo, anche se mette se stesso in pericolo. Non si arrende, non resiste al dolore: se ne lascia trascinare. Hasfa aveva quindici anni e nemmeno un cappuccio in testa quando per errore finisce inghiottita dal fiume. Se è vero che il racconto letterario di un sentimento lo trasforma in atto, è anche vero che quell’atto rivela realtà di cronaca (di questi giorni) che sono già letterarie.  Dentro un romanzo, invece, c’è un ragazzo senza un nome che non sia il cappuccio di una felpa. E’ un ladro e un giorno annaspa in un garage riempito con il gas di scarico dell’auto del padre. Resta a terra, nudo e indifeso, inerte. Morto. Suicida. A terra insieme a lui restano Pietro e Sara, Angela e Amelia: la sua famiglia. Sbigottita, no. Arresa. Al dolore, al senso di colpa, al fallimento. Sullo sfondo il paese di Cave, come i quattro superstiti, incapace di scampare alla sofferenza. Un paesaggio brullo e caldo perché il freddo cova dentro i corpi o impregna l’abitacolo di quell’auto diventata la patetica alcova di Pietro e Vittoria. Sembra che piova lungo tutte le quasi duecento pagine di “Solo un ragazzo”, il nuovo romanzo di Elena Varvello. Leggi tutto…

LETTERE ALLA MOGLIE DI HAGENBACH di Giuseppe Aloe (recensione)

“Lettere alla moglie di Hagenbach” di Giuseppe Aloe (Rubbettino): recensione e qualche brano del libro

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di Maria Zappia

Un itinerario omerico è quello delineato da Giuseppe Aloe nel recente romanzo dal titolo “Lettere alla moglie di Hagenbach” pubblicato dall’editore calabrese Rubbettino nel senso che il protagonista, tutto teso ad afferrare le suggestioni della realtà percorre strade inusuali in una Germania luminosa e acquatica alla ricerca di uno scrittore scomparso, Hagenbach per l’appunto.  In realtà il percorso del protagonista è finalizzato alla ricerca del sé, ad afferrare il bandolo della matassa di un’identità smarrita per effetto della demenza senile che ne devasta la mente. Il tema della patologia mentale dovuta alla senescenza, le riflessioni sulle conseguenze della fragilità umana, il dissolversi del pensiero razionale accompagnano l’intera struttura narrativa ma non destano tristezza nell’animo del lettore né sentimento di compassione. Al contrario, il libro emana vigore e speranza per il futuro. Leggi tutto…

L’ENIGMA DELLA CAMERA 622 di Joël Dicker (recensione)

“L’enigma della camera 622” di Joël Dicker (La nave di Teseo – Traduzione di Milena Zemira Ciccimarra)

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di Erika Di Giorgio

Joël Dicker non sbaglia un colpo. Dopo i grandissimi successi internazionali di “La verità sul caso Harry Quebert”, “Il libro dei Baltimore” e “La scomparsa di Stephanie Mailer”, il bestsellerista elvetico ci offre un’altra godibilissima e avvincente storia che ha già raggiunto le vette delle classifiche dei libri più venduti. Si intitola “L’enigma della camera 622” (La nave di Teseo – Traduzione di Milena Zemira Ciccimarra) ed è un romanzo molto particolare anche per via della sua dedica: “Al mio editore, amico e maestro Bernard de Fallois (1926-2018). Che tutti gli scrittori del mondo possano conoscere un giorno un editore così eccezionale”.
Il fatto che Joël Dicker sia stato legatissimo al suo editore è dimostrato dalla scelta di evidenziare questo legame anche all’interno del romanzo. In premessa leggiamo quanto segue: “Cari lettori, prima che iniziate la lettura di questo romanzo voglio condividere con voi un pensiero commosso per il mio editore, Bernard de Fallois, che ci ha lasciato nel gennaio 2018. Bernard de Fallois aveva un eccezionale senso della letteratura. Questo libro gli deve molto. Così come i miei precedenti romanzi. Buona lettura”. Leggi tutto…

UCCIDO CHI VOGLIO di Fabio Stassi (recensione e intervista)

“Uccido chi voglio” di Fabio Stassi (Sellerio)

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Quattro chiacchiere con Fabio Stassi sul suo ultimo romanzo “Uccido chi voglio”

di Daniela Sessa

Si fa presto a dire giallo. Fiotti di sangue, budella penzoloni, tatuaggi a carne viva, omicidi seriali, un investigatore, un poliziotto, un sospettato, inseguimenti, arresti e il movente. Si è impegnato Fabio Stassi a tingere di giallo la terza disavventura di Vince Corso. Si intitola “Uccido chi voglio” e già mette il lettore sulle tracce di un paio di indizi. Sbagliati. Il primo: a dire uccido non è lo smagato biblioterapeuta di Stassi ma un narratore esterno. Errore: il narratore non è troppo esterno. Secondo indizio: il titolo ricorda l’ironico film di Sidney Sibilia “Smetto quando voglio”, che con il libro di Stassi condivide solo la iella dei protagonisti e una diversa ironia. Che nel romanzo di Stassi è tecnica retorica allo stato puro, ossia rovesciamento. In “Uccido chi voglio” tutto va al contrario.  Comincia con l’epilogo e poi riavvolge la storia con un bizzarro movimento: i fatti vanno avanti una decina di giorni ma i capitoli indietreggiano dalla Z alla A. Come avviene nei sogni. Un evento, un’emozione dello stato di veglia indietreggia nel sogno e si snatura in simboli: poetici come le falene sognate all’inizio del romanzo o grotteschi come la donna che vende fiori a piazza Vittorio o addirittura il cieco con il cane che è personaggio, ombra e specchio assieme. Leggi tutto…

BROKEN di Don Winslow (recensione)

“Broken” di Don Winslow (Harper Collins Italia – traduzione di Giuseppe Costigliola e Alfredo Colitto)

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di Erika Di Giorgio

Don Winslow è un maestro del noir e della narrativa crime (nel 2012 ha ricevuto il prestigioso Raymond Chandler Award, premio letterario dedicato alla scrittura noir che ogni anno laurea un maestro del genere). La sua abilità narrativa trova senz’altro giovamento dal fatto di esser stato, tra le altre cose, anche un investigatore privato. In effetti Don Winslow nella sua vita ha fatto tante cose: il regista, l’attore, la guida nei safari e – ovviamente – il romanziere (ma è stato anche allevatore, surfista, escursionista… ed è un grande appassionato di jazz oltre a essere un giornalista che ha studiato le complessità del commercio di droga messicano).
Grazie a Harper Collins Italia (per la traduzione di Giuseppe Costigliola e Alfredo Colitto) abbiamo la possibilità di leggere le storie contenute in “Broken“.
Stiamo parlando di sei romanzi brevi tutti dotati di una buona dose di forza adrenalinica e capaci, come si usa dire (ma in questo caso è proprio vero), di incollare il lettore alla pagina.
I titoli dei sei romanzi brevi sono i seguenti: “Broken”, ” Rapina sulla 101″ (dedicato a Steve McQueen), “Lo zoo di San Diego” (scritto in omaggio a Elmore Leonard), “Sunset”, “Paradise” e ” L’ultima cavalcata”. Leggi tutto…

L’INVENZIONE DI NOI DUE di Matteo Bussola (recensione)

“L’invenzione di noi due” di Matteo Bussola (Einaudi)

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di Eliana Camaioni

“Quel che siamo affiora col tempo, dopo che ci hanno messi alla prova, ed è allora che cominciano i guai. Il problema non è tanto quando scopriamo, in chi amiamo, cose che non sapevamo, ma anche quando ci ostiniamo a celare noi stessi, convinti che offrire il nostro meglio significhi lucidare la promessa della superficie a discapito del resto”.
E’ questo ciò che accade a Milo, protagonista del nuovo romanzo di Matteo Bussola (“L’invenzione di noi due”, Einaudi), intrappolato in un matrimonio in crisi. “Mi ero tradito con me stesso, però mi aveva tradito anche lei. Ero il testimone di due infedeltà, ma non le potevo svelare”.
Un amore nato (letteralmente!) sui banchi di scuola, due anime che si raccontano attraverso la scrittura: è solo nel mondo protetto del foglio bianco che Milo e Nadia si incontrano, si ritrovano, si perdono. E’ solo lì che le loro anime riescono a parlarsi, attraverso un diaframma permeabile e sincero; un mondo assolutamente diverso dai giorni che nella quotidianità si inseguono uguali, lui lavorando di notte e lei di giorno. Leggi tutto…

COME TANTI PICCOLI RICORDI di Mattia Bertoldi (recensione)

“Come tanti piccoli ricordi” di Mattia Bertoldi (Tre60) 

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di Nicoletta Bortolotti

Come tanti piccoli ricordi (Tre60) di Mattia Bertoldi, giovane scrittore svizzero di vaglia, presidente dell’Assi, Associazione Scrittori Svizzeri in Lingua Italiana, è un libro necessario. La copertina raffigura una cassettiera tridimensionale, elemento centrale nella tessitura di un racconto che, con una lingua lieve, levigata, minimalista, precisa come un calibro, sapiente nell’attraversare voci e mondi narranti, a lampi ironica, inquieta con domande forti.
Come si evince dal titolo la narrazione innesta sul tema della memoria. Protagonista della vicenda, ambientata a Lugano, è il trentaquattrenne Manlio, che lavora come assistente alla memoria presso una casa di riposo. Degli ospiti anziani e dei figli e dei famigliari l’autore, con sensibilità e maestria, legge, prima ancora che formulare nella scrittura, il dolore del prima e del dopo. Per esempio nell’iconico scenario di una gita all’Ikea.
Manlio ha un amico di nome Giga, informatico, la cui funzione nel romanzo è accordare passato e presente, memoria elettronica, tecnologica, e memoria umana, in un nuovo umanesimo che presuppone un sistema binario di calcolo sentimentale. Giga insiste sull’urgenza del palinsesto, del “sovrascrivere” i ricordi, sostituendo le reminiscenze che propagano sofferenza con flashback più funzionali a un’ipotesi di felicità. Leggi tutto…

I SEGRETI DEL GIOVEDÌ SERA di Elvira Seminara (recensione)

“I segreti del giovedì sera” di Elvira Seminara (Einaudi)

[La prima presentazione nazionale del romanzo si svolgerà giovedì 16 luglio, alle h. 19, presso LETTERA 82, Piazza Dell’indirizzo 11/14, Catania. Ornella Sgroi dialogherà con l’autrice. Letture di Tiziana Giletto]

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Bisbigli, confidenze e silenzi nei giovedì sera di Elvira Seminara

di Daniela Sessa

Torna Elvira Seminara in libreria ed è subito festa. Esilarante ma non troppo, lirico quanto basta, ruffiano giusto in pizzico, sghembo che è una meraviglia, policromo e polifonico con una manciata abbondante di ironia: questo è “I segreti del giovedì sera” di Elvira Seminara che tra una parola, resilienza, e l’altra, malinconia, mette in scena se stessa e il suo mondo, fatto di un gruppo di amici e di un lembo complicato di terra lungo da Catania ad Acicastello. Sophia, Cesare, Mauro, Olivia, Miriam, Pietro sono personaggi in cerca d’autore: piombano negli interstizi della vita di Elvira in arte Elvis alla ricerca delle parole che li faranno riesistere. Non si arrendono alla malinconia ma ne sono immersi fino al collo, resistono diseroicamente al tempo che passa. Confusi, smarriti e pasticcioni si muovono tra botox e amanti, pilates e app. Sono ubiqui e between. È facile riconoscerli anche senza le parole di Cesare “abbiamo di nuovo trent’anni nel cuore e nella testa, e non ce l’aspettavamo,abbiamo trent’anni, con figli di trenta e genitori di novanta, e noi in mezzo schiacciati, carne viva”. Leggi tutto…

PASSAGGI DI DOGANA: una collana tra luoghi e letteratura

Passaggi di dogana. La linea editoriale di Giulio Perrone Editore che fa viaggiare leggendo

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di Simona Lo Iacono

Un luogo non è mai solo un luogo. Porta in sé tutto ciò che gli uomini vi hanno posato sopra, i piedi scalzi, le lacrime, il sangue. Sorregge le loro case, la quotidianità e la eccezionalità degli eventi. Si impregna dei versi dei poeti, delle delusioni degli erranti, delle preghiere dei fedeli, dell’astio degli sfrattati.
Un luogo è anche una persona. Quando quella persona lo incarna al punto da fare dei propri capelli arpioni al cielo, delle gambe tronchi trafitti alla terra, delle braccia ali dispiegate.
E così accade che evocando un nome, si pensi alla città. Per esempio, Dante è Firenze, Leopardi è Recanati, Manzoni è Milano, Sciascia è la Sicilia.
Oppure un luogo è una parola. Antica o rimodernata. Supplice o estatica. Risolutiva o senza sbocco. Anche le parole identificano i luoghi, e i luoghi le parole.
E poi il luogo è nostalgia. Di coloro che lo lasciano per cercare fortuna. Di coloro che vi restano, sognandolo migliore. Un luogo è ciò che ci basta e ciò che ci manca. Leggi tutto…

PLAY di Laura Orsolini (recensione)

“Play” di Laura Orsolini (Edizioni La memoria del mondo)

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di Nicoletta Bortolotti

L’algebra dell’adolescenza potrebbe tradursi in un’equazione di viaggio così come l’ha formulata José Saramago: “Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione”. Per simmetria e linguistica osmosi, anche l’adolescenza non finisce mai. Solo gli adolescenti finiscono. E si prolungano in memoria, in ricordo, in narrazione di un tempo inespresso, archetipico, e germinante tutti i tempi che saranno. Che diverremo. Non saremo più adolescenti, ma saremo sempre un’adolescenza.
Saremo Vasco. Si chiama così, proprio come Vasco Rossi, il protagonista sedicenne di questa scrittura tesa, minimalista nell’economia di parole che non straripano, non smarginano, ma ricompongono le struggenti coordinate del dolore. E dicono senza dire, in una magistrale punteggiatura del silenzio, la sola abilitata a comunicare il non comunicabile. Leggi tutto…

UN CUORE PER LA SIGNORA CHIMENTO di Gianni Bonina (recensione)

“Un cuore per la signora Chimento” di Gianni Bonina (Marlin editore)

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di Alfio Siracusano

I libri seriali, con personaggi fissi e ambienti predefiniti, non importa quanto reali, obbligano sempre a un certo tipo di lettura, che non può non essere per categorie. E intendo dire che c’è sempre, in essi, una rappresentazione del mondo per come lo si ricostruisce dentro confini necessariamente “esemplari”. Dove il termine esemplari sta per paradigmatici, cioè sintesi assai più che geografica di un’idea della gente e della storia che vi si vive e giorno dopo giorno vi si costruisce.
In questo libro di Gianni Bonina, terzo della serie di Natale Banco, il giornalista che conduce le sue inchieste in lotta coi poteri forti, i confini “esemplari” si chiamano Catania per un verso e per l’altro le categorie dentro cui si inscrivono le vicende narrate dall’autore. Che sono poi quelle dei due primi romanzi: il bene e il male, l’etica del giornalismo e il tradimento di quest’etica, il cinismo dei potenti e la deriva dei deboli fatti diventare strumento di illeciti arricchimenti, le miserie morali di uomini e donne che prostituiscono la loro dignità e, di contro, il senso morale di chi non deflette mai da un rigore comportamentale che nulla scalfisce. E infine, sfondo nello sfondo, la presenza opprimente della mafia, parca occulta che gestisce i fili del destino di tutti. Insomma, com’è nelle sue corde ed è anche nella cifra della sua biografia, Bonina fornisce al lettore una visione del mondo semplificata, che può a volte sembrare manichea, ma corrisponde a ciò che la vita ci mette sotto gli occhi giorno dopo giorno. E che va dai piccoli eventi di paese ai grandi accadimenti della storia. Di ieri come di oggi. Sempre che quel che “è” si voglia vederlo, giudicarlo e poi decidere se subirlo o opporglisi. Leggi tutto…

LO SPLENDORE DEL NIENTE E ALTRE STORIE di Maria Attanasio (recensione)

“Lo splendore del niente e altre storie” di Maria Attanasio (Sellerio)

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di Gabriella Maggio

Due anni dopo la pubblicazione del romanzo storico La ragazza di Marsiglia ed. Sellerio, che ricostruisce la storia di Rosalie Montmasson, l’unica donna dei Mille, moglie di Francesco Crispi dal 1854 al 1875, poi cancellata dalla storia del nostro Risorgimento, Maria Attanasio pubblica, sempre da Sellerio Lo splendore del niente e altre storie, sette storie, già variamente edite ora riunite in un unico volume in riconoscente omaggio a Elvira Sellerio. Maria Attanasio è ancora una volta concentrata sulle donne antiche di cui resta traccia negli archivi o nell’immaginario popolare. A queste si avvicina sempre con l’inesauribile passione di chi sente la scrittura storica come destino. In apertura del libro “Delle fiamme, dell’amore” presenta una nobile storia d’amore e morte sullo sfondo dell’incendio che a Caltagirone distrusse le baracche, costruite dopo il terremoto del 1693. Tra le conseguenze di questo evento si colloca anche la storia di Francisca, protagonista di “Correva l’anno 1698 e nella città avvenne il fatto memorabile”. Rimasta prematuramente vedova, senza figli e sostegno familiare, Francisca decide di indossare abiti maschili e così guadagnarsi onestamente da vivere, ma i sospetti dei vicini di casa suscitano l’attenzione dell’Inquisizione, che dà alla storia un esito imprevedibile. Leggi tutto…

SETTE OPERE DI MISERICORDIA di Piera Ventre (recensione)

“Sette opere di misericordia” di Piera Ventre (Neri Pozza)

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di Simona Lo Iacono

Misericordia è una parola misteriosa, che racchiude in sé molti corpi. Corpi da dissetare, da vestire, da curare. Corpi a cui dare da mangiare e a cui elargire ospitalità. Corpi da accompagnare nel trapasso, o a cui sussurrare da dietro le sbarre. In ogni caso, corpi nudi e prigionieri di un bisogno, che hanno molto a che fare con il trauma di venire al mondo e di sopravvivere in esso.
Non è un caso che in ebraico la parola si traduca con il sostantivo rahamîm, utero. Perché la misericordia, prima di tutto, è un ventre, è una madre.
Ed è quindi la vocazione della misericordia quella di spandersi sulle necessità. Di richiamare la fragilità. La falla. La stramatura potente e necessaria per traghettare il corpo verso il sollievo.
Senza imperfezione, non può esserci misericordia.
Ecco perché la città che più attira le grazie è Napoli. Con le labbra aperte del Vesuvio che boccheggiano fumo e sbadigliano in faccia al Padre Eterno. Con la connivenza naturale tra altezza e bassezza, fasto e povertà, vita e morte. Con la sua segreta assonanza ai misteri della misericordia. Con il talento indomabile di farsi madre di tutti, dei femminielli dalle unghie pittate, delle prostitute coi lacrimoni sotto l’ombretto, delle vicine di casa urlanti e medicamentose. Leggi tutto…

HO FATTO LA SPIA di Joyce Carol Oates (recensione)

“Ho fatto la spia” di Joyce Carol Oates (La nave di Teseo – Traduzione di Carlo Prosperi)

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Un’Antigone di nome Violet

di Daniela Sessa

E’ una giovinetta, Antigone, quando rivendica il diritto di decidere la sorte dei due fratelli. Una ragazzina è anche Violet Rue quando decide il destino dei suoi fratelli Jerr e Lionel. Assassini. Un mito antico, ancestrale, tribale quello di Antigone, la figlia di Edipo, che traduce nella legge del cuore la legge dello Stato, esiliata per aver scelto la Giustizia. Che ne sa di Antigone Violet Rue, l’ultima figlia di Jerome e Lula Kerrigan, di South Niagara nello Stato di New York? Nulla. Ma dalle pagine inesorabili del romanzo di Joyce Carol Oates “Ho fatto la spia”, lo spirito indomito dell’eroina tebana rinasce nel corpo appuntito di Violet, la protagonista. Non è una sorpresa essere travolti dalla prosa onnivora della scrittrice statunitense: masticare la materia narrativa, sentirla scrocchiare tra i denti, ingoiarla e poi sputarla in faccia al lettore è una di quelle provocazioni che la scrittura di Oates può vantare. A patto che da lettori si è disposti a stare scomodi e ad avere il coraggio della verità. Che, ne siamo convinti, è l’unico modo per fare della lettura un esercizio virtuoso. Leggi tutto…

RACCONTI DI FOLLIA di Patrick McGrath (recensione)

“Racconti di follia” di Patrick McGrath (La nave di Teseo – traduzione di Alberto Cristofori e Andrea Silvestri)

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di Erika Di Giorgio

Da qualche settimana è uscito questo nuovo libro dello scrittore inglese Patrick McGrath. Si tratta di una raccolta di racconti di oltre 500 pagine dal titolo molto indicativo: “Racconti di follia“. In Italia il volume è pubblicato da La nave di Teseo per la traduzione di Alberto Cristofori e Andrea Silvestri. Sulla base della tesi del “chiodo schiaccia chiodo” leggere racconti (di follia) ad alta tensione emotiva potrebbe essere, paradossalmente, un toccasana per contrastare eventuali ansie e angoscie derivanti dalla pandemia da Coronavirus in corso.
Per la prima volta il maestro del thriller psicologico – autore di romanzi celebri quali “Follia”, “Spider”, “Trauma”, “La guardarobiera” (su quest’ultimo, consigliamo l’ascolto della chiacchierata radiofonica tra Patrick McGrath e Massimo Maugeri nel programma radiofonico di Letteratitudine) – raccoglie per la prima volta in un unico volume tutti i suoi racconti, tra cui ben sei inediti che riprendono temi e soggetti cari all’autore. Ritmo narrativo, suspance e brividi lungo la schiena sono davvero garantiti.
In “Racconti di follia” troverete vampiri, ossessioni mentali, delitti passionali, manie inconfessabili, strane visioni angeliche, una New York percorsa dai fantasmi del passato e della psicosi. Leggi tutto…

COME UNA STORIA D’AMORE di Nadia Terranova (recensione)

“Come una storia d’amore” di Nadia Terranova (Perrone)

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“Come una storia d’amore”: il viaggio di Nadia Terranova nella città di R.

di Daniela Sessa

Come una storia d’amore” è un titolo furbastro, ruffiano, seduttore, malizioso e smaliziato.  Perciò, prima di mettersi a leggere i dieci racconti che raccoglie è bene sapere che la storia d’amore non si dimena solo lungo le deliziose pagine del nuovo libro di Nadia Terranova ma le scavalca, quelle pagine, e si piazza tra lettore e libro. Piazzare, con la sua idea di staticità, magari non sarà l’espressione migliore per un libro che racconta un viaggio dal tragitto solo all’apparenza breve (nello spazio tra due quartieri, il Pigneto e il Ghetto) né si possono impunemente attribuire all’amore qualità immobili. Ma, finita l’ultima pagina di “Come una storia d’amore”, solo un lettore sprovveduto non avrà capito che attraverso la cura delicata e perspicace della parola, i personaggi policromi, una narratrice raggomitolata nel proprio io spezzato e tagliente, Nadia Terranova la storia d’amore l’ha cercata proprio con chi legge. Dopo averlo catturato nella rete di dieci piccole storie che sono un’unica storia: una giovane donna, dopo dieci anni vissuti a Roma, si trova nella necessità o desiderio di rimettersi in moto, per cominciare un altro viaggio. Leggi tutto…

CRIMINI E CREDITI di Antonio Di Grado (recensione)

Cover

“Crimini e crediti. Novellino universitario” di Antonio Di Grado (Euno Edizioni)

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Di Antonio Di Grado che si finse novelliere e canzonò esimi dottori e promettenti pulzelle

di Daniela Sessa

Basta la scena della porta incautamente aperta sulle candide natiche del professore Aldo Molfetta “sussultanti tra le gambe ben divaricate di Giacinta Gallodoro”, studentessa di un collettivo marxista, per pensare: oibò! Siamo a Boccaccio, a Rabelais o di fronte a quell’equilibrista di Palazzeschi che nei suoi andirivieni letterari fu tentato pure dalla satira? Antonio Di Grado, nel silenzio immobile della pandemia si lancia in una sfida letteraria dal sospettabile intento apotropaico, veste i panni di un narratore mattatore e si libera di tutti quei pensieri maliziosi, insofferenti, irriverenti e polemici che ha accumulato in lunghi anni di docenza universitaria, rovesciandoli dentro dieci deliziosi racconti dal titolo endiadico “Crimini e crediti”.  Attenzione: non è l’effetto collaterale dell’isolamento che ha rivelato la vena ironica (o sardonica?) del carissimo Antonio Di Grado. Piuttosto è quel suo sguardo sospeso tra il candore e la canzonatura che adesso, da una dimensione spaziotemporale liberatoria, lo ha portato a puntare il dito contro il criminoso e criminale sistema universitario svilito, inesorabilmente, da un sapere a punti. Crimini e crediti, perciò. Leggi tutto…

Le nuove opere di OCEAN VUONG e GIOVANNA CRISTINA VIVINETTO

Brevemente risplendiamo sulla terra - Ocean Vuong - copertinaDove non siamo stati - Giovanna Cristina Vivinetto - copertina“Brevemente risplendiamo sulla terra” di Ocean Vuong (La nave di Teseo – traduz. di Claudia Durastanti)

“Dove non siamo stati” di Giovanna Cristina Vivinetto (BUR Biblioteca Univ. Rizzoli)

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L’ode alle nonne nella poesia di Ocean Vuong e di Giovanna Cristina Vivinetto

di Daniela Sessa

Lan e Lilluzza sono due formidabili figure femminili. Attraversano, spaccano, sconquassano, ordinano le vite e le parole dei loro nipoti: due poeti, Ocean Vuong e Giovanna Cristina Vivinetto. Due poeti con il dono di fare della poesia liturgia della materia. Vuong con “Brevemente risplendiamo sulla terra” (nella nitida e preziosa traduzione di Claudia Durastanti) e Vivinetto con “Dove non siamo stati” scrivono un romanzo familiare in cui la parola, incerta tra rigo e verso, si inarca e si inabissa alla ricerca di un limite in cui sconfinare. Quel limite è la memoria, che ognuno di loro, servendosi di una materia lessicale diversa (ariosa Vivinetto, densa Vuong) incarna nella storia delle loro formidabili nonne. Come la fossa di Aristotele che per accidente svela un tesoro, accade che i due libri per un insospettabile accidente raccontino la morte di due nonne e che le loro parole pietose e dolorose facciano dell’accidente sostanza narrata di questi tristi interminabili giorni. “Brevemente splendiamo sulla terra” e “Dove non siamo stati” incastonano Lan e Lilluzza al centro del racconto di una rinascita: Vivinetto continua la storia della scorzatura della sua identità per avere “la possibilità di accadere ancora”, Vuong si costituisce come preda per “risplendere su questa terra”. In ogni caso occorre sprofondare dentro un ventre. Vuong e Vivinetto scelgono quello delle nonne materne. Leggi tutto…

SAURA. LE STANZE DEL CUORE di Tea Ranno (recensione)

“Saura. Le stanze del cuore” di Tea Ranno (Risfoglia)

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Una fiaba contemporanea sul conflitto generazionale

di Emma Di Rao

Non è di certo casuale, nella produzione letteraria di Tea Ranno, il frequente ricorrere dell’immagine di una ‘stanza’, quasi un leitmotiv che assume, di volta in volta, forme diverse: talora può trattarsi di una piazza buia e deserta, talora  di  una stanza del sole, altre volte della stanza di una torre che si accende dei colori del cielo, ma, sempre, essa è luogo dell’anima, un microcosmo vitalisticamente connesso con il mondo esterno da cui provengono voci, bagliori di luce, volti in cerca di interlocutori. Ed è un’immagine il cui significato occorre cercare non solo in quello sguardo dell’autrice che abbiamo già, in altra occasione, definito simpatetico, ma anche in una scrittura che non rimane mai intrappolata nei confini angusti della dimensione soggettiva, preferendo un sistema di rapporti vitali tra l’io e il reale, tra “il Mondo di Dentro’’e ‘‘il Mondo di Fuori”.
Nell’ultima prova letteraria di Tea Ranno, “Saura. Le stanze del cuore” (edito da Risfoglia), il leitmotiv della stanza-luogo dell’anima diviene addirittura il titolo e per di più nella forma plurale, quasi a segnare il potenziamento di una ricchezza interiore che, unita ad una fervida fantasia, permette all’autrice di penetrare ancora una volta nell’universo femminile per svelarne perplessità, misteri e intuizioni. Leggi tutto…

VIRGINIA NEL CASSETTO di Stefano Biolchini (recensione)

“Virginia nel cassetto” di Stefano Biolchini (Caffèorchidea)

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di Eva Luna Mascolino

Virginia nel cassetto, l’ultima pubblicazione di Stefano Biolchini, uscita nel 2019 per la casa editrice Caffèorchidea, è una storia che viene dalla poesia. Musicale nel linguaggio, delicata nei toni e densissima di significati non sempre immediati da cogliere, si configura infatti come un lungo viaggio introspettivo e familiare, a ritroso nel tempo e sempre più ampio negli spazi che comprende, come solo in universo regolato dalle leggi del lirismo è possibile.
Una prima traccia di questa impostazione appare evidente dalla scelta dei titoli dei capitoli, che sembrano quasi le descrizioni di un paesaggio interiore, oltre che geografico, e un secondo inizio concorre a rafforzare con fermezza la percezione iniziale: la narrazione dei fatti in prima persona, così raccolta da sembrare quasi destinata alle pagine di un diario, o alla confidenza scambiata con una persona cara e vicina. In un perenne dialogo tra il protagonista, Andrea, e chi decide di avventurarsi insieme a lui in un singolare labirinto romanzesco, ci si ritrova allora a spostarsi dalla Sardegna alla Parigi, da Parigi a Roma e poi di nuovo a Cagliari, per poi passare da Milano e ritornare al punto di partenza. Tra un luogo e l’altro, non mancano le pennellate di un artigiano sapiente, in grado di lasciarsi ammaliare dalla terra e di incantare con i ritratti naturali che ne restituisce. Leggi tutto…

L’IMITAZION DEL VERO di Ezio Sinigaglia (recensione)

“L’imitazion del vero” di Ezio Sinigaglia (TerraRossa Edizioni, 2020)

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di Eva Luna Mascolino

Dopo le prime dieci righe de L’imitazion del vero, è impossibile non fermarsi. Si riguarda per bene la copertina, ci si rigira il volume tra le mani o si passa da una schermata all’altra se lo si sta leggendo in digitale: Ezio Sinigaglia, 2020. TerraRossa Edizioni, che pubblica autori contemporanei. Incredibile. Allora si rilegge l’incipit, perché dopotutto anche i migliori sbagliano, e solo alla seconda volta si realizza cosa sta succedendo e si prosegue con una sorridente curiosità mista a stupore: qualcuno sta rimettendo in discussione le regole del romanzo.
A onor del vero per l’autore, che già aveva sbalordito con Il pantarèi del suo esordio, non è una novità. Il suo rapporto con la lingua, con i generi e con il patto di lettura è quantomeno bizzarro, per non dire dissacrante, anomalo, straordinariamente singolare. In questa nuova prova letteraria, però, la presentazione di ufficio stampa e giornalisti va presa quantomai alla lettera: «Con una scrittura di ineguagliabile musicalità e grazia, che mima un italiano arcaico, Sinigaglia ci regala una novella che gioca con le regole della sintassi e della morale». Leggi tutto…

LASCIA FARE AL DESTINO di Vittorio Schiraldi (recensione)

“Lascia fare al destino” di Vittorio Schiraldi (Marlin)

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di Gianni Bonina

In una famiglia borghese romana, dove una figlia drogata costituisce un problema certamente molto meno grave e sentito che in una casa di operai o disoccupati priva di mezzi, marito e moglie sono costretti a regolare il loro ménage non più sui ritmi dei weekend fuori città con gli amici, tra ponti festivi, teatri e concerti, ma sul tralignamento di una ragazza la cui esperienza insegna loro a guardare il mondo in una prospettiva non più conforme al loro way of life e, meglio ancora, a indicare il modello invalente e capovolto dei «giovani di oggi che aggiornano i genitori su come vadano le cose del mondo».
L’incapacità dei coniugi di affrontare il problema della tossicodipendenza, unita alla consapevolezza di essere fuori dal mondo, passatisti e superati, tradisce il deficit di una condizione sociale nel cui canone la droga che entra in una casa rispettabile diventa motivo di vergogna e fonte di un ripensamento del proprio stato non solo di genitori ma anche di cittadini. Selvaggia, l’amica di Ilaria, stesso ceto e censo, stesso destino e stessi sogni adolescenziali infranti, così dice dei genitori: «Sembravano fatti di un solo pezzo di marmo, ma credo che alla fine abbiano capito come devono andare le cose». Nella nuova misura del mondo le cose vanno nella direzione appunto che prende il destino individuale, che è inaccessibile a un genitore, talché il padre alla fine si arrende e deve confessare a Lea, la moglie: «Non so più quale può essere il destino». Leggi tutto…

LE COSE DA SALVARE di Ilaria Rossetti (recensione)

“Le cose da salvare” di Ilaria Rossetti (Neri Pozza)

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di Simona Lo Iacono

Un pericolo che sta per travolgerci. Un taglio, netto e rovente, con le abitudini del passato. Il tempo che cambia e innalza uno svettante edificio tra il prima e il dopo. Il colpo d’accetta ci spacca come un tronco.
È la vita, quando decide di rivelarsi per quello che è. Fragile, precaria. E bellissima. Ma di una bellezza disperata e mai veramente accolta nell’attimo in cui si manifesta. Una bellezza destinata ad essere sempre rimpianta, e che riesce a parlare in tutta sincerità solo se viene perduta. E allora intona il suo vero linguaggio. Quello della nostalgia.
Così come nell’Italia di questi giorni, martoriata dall’epidemia, nel magnifico libro di Ilaria Rossetti (“Le cose da salvare”, Neri Pozza), ciò che era ordinario, si rivela straordinario. Ciò che si viveva con noia, vibra di mancanza. Il tralasciato evolve in sublime. E pesano i baci non dati. Gli abbracci negati. I rituali rinviati. Improvvisamente le cose si trasformano in testimoni. E i testimoni sono i custodi dei ricordi. Leggi tutto…

I PADRI E I VINTI di Giovanni Mastrangelo (recensione)

“I padri e i vinti” di Giovanni Mastrangelo (La nave di Teseo)

La Storia e Bastian Contrario

di Daniela Sessa

È un gioco il Bastian Contrario. Un gioco solitario e invisibile agli altri. Ma qualcuno deve pur insegnarti la regola. Ad Antonio la insegnò da piccolo il nonno Pietro, che gli fece da padre. Il gioco consiste nel fare l’opposto di quello che fanno gli altri: ribaltare la musica e farla diventare nuvola, ridere a un funerale, avere una risposta da Dio quando serve. Si può, per gioco, far fare al Tempo l’inversione di marcia, dire che la Storia si arrotola su se stessa, negare ai Padri il dovere di garantire ai Figli un futuro diverso. Tra Padri e Figli il campo è di Edipo. Il Padre sconfitto dentro il destino del Figlio disvela nel farsi tre di Antonio la topica freudiana e il corpo di Cristo: l’Es trinitario, prima sulla croce con le unghie nere nel quadro dell’infanzia e alla fine purificato d’unghia nella tela di Mantegna, risolve il conflitto nel principio di morte come anamnesi del reale: la morte presuppone la Resurrezione dell’Io ribelle alla norme morali. Così la Rivoluzione di Bastian Contrario conduce Antonio a sospendere il giudizio o il pregiudizio sui fatti e a liberarsi dalle catene del “trittico” (o trinità?) borghese Stato, Chiesa, Famiglia. Leggi tutto…

LONTANO DAGLI OCCHI di Paolo Di Paolo (recensione)

“Lontano dagli occhi” di Paolo Di Paolo (Feltrinelli)

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di Eliana Camaioni

Se gli anni ‘60 ce li immaginiamo in bianco e nero, gli anni ‘80 hanno la patina arancione delle foto che cominciano a sbiadire. Una patina rassicurante, che racconta un mondo ancora a misura d’uomo, lento in modo fisiologico, che non poteva immaginare la frenesia ipercomunicativa che di lì a un decennio lo avrebbe trasformato in quel tapis roulant su cui oggi siamo tutti costretti a correre. Mi torna in mente una cosa che Paolo Di Paolo disse qualche anno fa: “Quand’è che siamo diventati stronzi?”. Forse la scelta di ambientare negli Eighties (un passato non troppo lontano, ma già sufficientemente distante perché se ne possa avere un occhio distaccato e nostalgico) il suo “Lontano dagli occhi” (Feltrinelli, 2019) è stata determinata dalla ricerca di quel momento fatale, in cui il mondo ha smesso di essere com’era, ed è diventato virtuale. E noi siamo diventati stronzi. Leggi tutto…

A CASA QUANDO È BUIO di James Purdy (recensione)

“A casa quando è buio” di James Purdy (Racconti, 2019 – traduzione di Floriana Bossi – illustrazioni di Simone Massi)

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Anomalie a luci spente: l’oscuro universo letterario di Purdy

di Riccardo Piazza

Estratto sintetico di una polpa letteraria inconsueta, James Purdy fa parte di quella carsica nicchia di speleologi dell’epifenomeno noir. L’opera dell’autore è audace. Siamo a fronte del primo grande incunabolo poietico lontano dalla percezione comune della cultura pop statunitense. Nessun cartiglio coinvolto e disinvolto del Dopoguerra, soltanto un lento incedere magmatico sotterraneo che affonda le sue virulenze nelle atrocità mondane.
Ardimentosa è quindi la scelta della casa editrice Racconti concernente questa serie di novelle brevi, «A casa quando è buio», seguito ideale e filo di Arianna di una raccolta precedente «Colour of Darkness» (1957), in parte già strutturata. all’interno della antesignana trasposizione narrativa italiana «Non chiamarmi col mio nome». Leggi tutto…

LA VITA GIOCA CON ME di David Grossman (recensione)

“La vita gioca con me” di David Grossman (Mondadori – traduzione di Alessandra Shomroni)

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di Eva Luna Mascolino

Leggere David Grossman è ogni volta un gesto che assomiglia un po’ a quello di partire. Si impacchettano i bagagli nelle prime pagine, con l’euforia commossa di chi non sa cosa c’è là fuori, e si stringe un biglietto tra le mani tremando per l’emozione, per poi salire su un treno sgangherato e accogliente. La vita gioca con me non è un’eccezione a questa regola, anzi: perfetto nella sua scansione temporale, permette addirittura di viaggiare all’indietro nel tempo, mentre ci si muove nello spazio, e di visitare l’universo interiore di tre donne della stessa famiglia.

Parliamo di Vera, Nina e Ghili, rispettivamente nonna, madre e nipote, che si ritrovano nella stessa stanza dopo lunghi anni in occasione del novantesimo compleanno di Vera. La vita di Nina non è rimasta a lungo sui binari del resto della famiglia e, ora che è tornata con una domanda da fare e numerose risposte da cercarle, accoglierla come se non fosse un’estranea sembra quasi uno sforzo. È grazie a lei, tuttavia, che la nonna riesce a ripercorrere le tappe di un’esistenza rimaste sepolte sotto il peso del tempo, della vergogna, del dolore. Da ebrea croata quale era, infatti, aveva trascorso una giovinezza complessa dal momento in cui si era innamorata del serbo Miloš e lo aveva poi visto finire in prigione perché ritenuto una spia sovietica. Quando la figlia aveva da poco compiuto sei anni, per di più, era stata deportata in un campo di rieducazione sull’isola di Goli Otok, senza che Nina fosse mai riuscita a capacitarsi fino in fondo della sua assenza. Leggi tutto…

LEONARDO SCIASCIA: saggi letterari, storici e civili

Leonardo Sciascia – Opere – Volume II: Inquisizioni – Memorie – Saggi – Tomo II: Saggi letterari, storici e civili (Adelphi – A cura di Paolo Squillacioti)

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In libreria il nuovo volume di Adelphi dedicato alle Opere di Leonardo Sciascia. Ringraziamo Nino Catalano per la foto inedita che pubblichiamo di seguito.

di Giuseppe Giglio

Prendo in prestito questo ritratto fotografico di Nino Catalano, che di Leonardo Sciascia custodisce un’espressione (lo sguardo acutissimo, di profonda serenità, così pieno di dolcezza) tra le più emblematiche, tra le più cariche del suo destino – e del suo cammino – di uomo e di scrittore. L’uomo e lo scrittore meravigliosamente coincidenti, in un’instancabile, ostinata, gioiosa ricerca di verità e d’amore, nel vivere e nello scrivere. O, meglio, e pirandellianamente, nel vivere scrivendo e nello scrivere vivendo. Delle verità della vita, e dell’amore per l’uomo, ben oltre il tempo che gli è toccato in sorte: a lui che era già un classico da vivo, con le sue storie che dal tempo narrato si affacciavano, e si affacciano, sulle menzogne e sulle inquietudini, sulle ferite e sugli inganni di sempre, quelli cioè che appartengono all’umana natura. Uno scrittore è memoria, ripeteva Leonardo: la memoria individuale, cioè, che tenendosi in esercizio si salda alla memoria collettiva, alla Memoria. E il ricordare, per lui vigile e volontario, si faceva proficua ossessione, lanterna preziosa: ad illuminare da dentro il mistero del vivere, la sua bellezza, la sua miseria. Leggi tutto…

TRA UOMINI E DEI, autori vari (recensione)

TRA UOMINI E DEI. Storie di rinascita e riscatto attraverso lo sport (Morellini editore)

Antologia di racconti curata da Elena Mearini con prefazione di Bruno Pizzul. Racconti di: Silvia Andreoli, Matteo Belli, Andrea Bocconi, Alessandro Bonan, Mauro Colombo, Stefano D’Andrea, Anna Di Cagno, Patrick Fogli, Marcello Fois, Massimo Laganà, Carlo Lucarelli, Massimo Maugeri, Elena Mearini, Giorgio Nisini, Bruno Pizzul, Furio Ravera, Vito Ribaudo, Michele Sancisi, Emiliano Scandi, Massimo Torre, Nicoletta Vallorani

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di Eva Luna Mascolino

«La letteratura è l’arte di scoprire qualcosa di straordinario nella gente comune, e di dire con parole ordinarie qualcosa di straordinario», affermava nel secolo scorso il grande scrittore russo Boris Pasternak. Un intento che la raccolta di racconti Tra uomini e dèi, appena uscita per Morellini Editore, si prefigge con accoramento grazie ai multiformi contributi di Silvia Andreoli, Matteo Belli, Andrea Bocconi, Alessandro Bonan, Mauro Colombo, Stefano D’Andrea, Anna Di Cagno, Patrick Fogli, Marcello Fois, Massimo Laganà, Carlo Lucarelli, Elena Mearini, Massimo Maugeri, Giorgio Nisini, Furio Ravera, Michele Sancisi, Vito Ribaudo, Emiliano Scandi, Massimo Torre e Nicoletta Vallorani.

Tale e tanta diversità potrebbe suggerire una frammentarietà eccessiva del volume, uno sguardo troppo schizofrenico su un mondo a propria volta impossibile da categorizzare, quale è quello dello sport. Eppure, come fa notare Bruno Pizzul nella sua coinvolgente prefazione, questa pubblicazione ha il merito di trovare nella straordinarietà dell’esistenza il suo filo conduttore. Poco importa che a parlare sia in prima persona un campione olimpionico o il fan napoletano più sfegatato di Maradona, un portiere perennemente in panchina o l’ammiratrice di una ginnasta ceca: tra di loro serpeggia sempre l’ambizione al successo e l’incubo dell’infelicità, il bisogno di un qualche rapporto interpersonale e un dialogo interiore mai davvero messo a tacere, la semplicità dei gesti quotidiani e la dimensione epica che segue una mirabile vittoria. Leggi tutto…

IL PADRE, LA MADRE di Franco Marcoaldi e Marilù Eustachio (recensione)

Il padre, la madre” di Franco Marcoaldi e Marilù Eustachio (Edizioni Le Farfalle)

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di Eva Luna Mascolino

«In questa misteriosa corsa / che muove avanti e indietro / senza una direzione precisa / e ordinata, scendendo / e risalendo le rampe buie / del nostro cuore affaticato, / io so che ciascuno viaggia solo». A dichiararlo è la voce recitante del poemetto Il padre, la madre edito da Edizioni Le Farfalle. Ne è consapevole fin dall’inizio del suo monologo, eppure non può fare a meno di interrogarsi mentre si rivolge idealmente alle due figure assenti che dànno il titolo all’opera. Lo fa in versi, senza apparire sulla scena se non con la sua voce, e parlando in versi con una forza evocativa che solo la penna di Franco Marcoaldi avrebbe potuto trovare nel ritmo incalzante del rapporto tra genitori e figli. Leggi tutto…

POLENE di Claudio Magris (recensione)

“Polene. Occhi del mare” di Claudio Magris (La nave di Teseo)

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di Giovanni Parrini

Nell’ipertrofica, quanto piuttosto piatta, produzione letteraria contemporanea, ci solleva trovare un’opera originale come Polene, ultima fatica di Claudio Magris, autore e intellettuale di vaglia, che non ha certo bisogno di presentazioni. Appare evidente, in questo lavoro – pubblicato nel 2019, dall’editore La nave di Teseo, nella collana “I fari” e definibile forse un saggio che sollecita alla riflessione sul rapporto tra Storia e Natura – la continuità di uno stile che da decenni dimostra, con sapienza e leggerezza l’una dell’altra sempre ineffabilmente nutrite, cos’è fare vera letteratura e che un’operazione di scrittura è autentica se nasce da un’irrefrenabile, incomprensibile, necessità naturale d’esserci prima di tutto per se stessa. Ed è proprio la scelta di un argomento marginale a porre in risalto la letterarietà dell’opera, a funzionare, come d’altronde in vari lavori del triestino, quale pretesto per sollecitare interrogativi escatologici, in generale, ma anche e non di meno sulle finalità della scrittura, in particolare. Leggi tutto…

IL BAMBINO NASCOSTO di Roberto Andò (recensione)

IL BAMBINO NASCOSTO di Roberto Andò (La nave di Teseo)

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“Il bambino nascosto”: Roberto Andò spacca Napoli di poesia

di Daniela Sessa

A un certo punto fa capolino Totò. Si avvita, si contorce, fa il tacchino. Spunta tra le pagine intrise di poesia e di pietà di “Il bambino nascosto” di Roberto Andò e dà segno e senso a quella patina impalpabile di ironia che il romanzo si porta addosso. Romanzo. Si fa presto a chiamarlo così. Sceneggiatura? Di certo Roberto Andò ha scritto un’opera portatrice sana di cinematografia: non sorprende che ad aprile cominceranno le riprese per farne un film, ma il libro è già cinema nelle movenze del buio-luce, interno- esterno, personaggi in primi piani- Napoli in campi lunghi. Curioso pensarlo un prosimetro, antico nome dato a opere incerte tra verso e rigo, tra slancio lirico e narrazione: il racconto del rapporto prima imprevisto poi necessario tra un professore di musica e un bambino divide lo spazio della pagina con gli intermezzi poetici di Kostantinos Kavafis e di Anna Maria Ortese, con tutto un repertorio raffinato di musica classica e un guizzo dei Doors, con la tavolozza di una Napoli riflessiva, introversa, moralmente decapitata. Leggi tutto…

MEZZA LUCE MEZZO BUIO, QUASI ADULTI di Carlo Bertocchi

“Mezza luce mezzo buio, quasi adulti” di Carlo Bertocchi (TerraRossa Edizioni, 2019)

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di Eva Luna Mascolino

«Tutto intorno si mescolavano mezza luce e mezzo buio. Appena sopra l’orizzonte si diffondeva ancora la sfumatura gialla del sole, ma dalla cima degli alberi il blu scuro della sera la inseguiva tra le case». In una sorta di linea d’ombra dall’eco conradiana è ambientato, come già suggerisce il titolo e come poi rivela in maniera più chiara il passaggio appena citato, è ambientato il romanzo Mezza luce mezzo buio, quasi adulti di Carlo Bertocchi, edito da TerraRossa Edizioni nell’ottobre 2019. Il confine a cui si fa riferimento fin dall’apertura è in realtà un fil rouge che attraversa l’intera opera e che ne consente una lettura trasversale affascinante e ricca di spunti. Leggi tutto…

SENTIMI di Tea Ranno (recensione)

Le atmosfere surreali e trasognate di SENTIMI (Frassinelli) di Tea Ranno

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di Emma Di Rao

Oggi, più che mai, perché risulti possibile ‘sentire’ nel suo significato più autentico, appare necessario mettere tra parentesi il mondo con il suo frastuono, adottare una desueta lentezza, porsi in ascolto e attendere. Se poi subentrasse la notte, spettrale e nebbiosa, l’atteso disvelamento assumerebbe i tratti di un’atmosfera surreale quale si respira in “Sentimi” (edito da Frassinelli) di Tea Ranno, autrice il cui sguardo simpatetico su tutte le creature si coniuga con un impeto inesausto di trascrivere la vita.
Già nell’incipit del romanzo risulta evidente che l’io narrante coincide con l’io personaggio che è protagonista della vicenda, una giovane scrittrice la quale, tornata nel suo paese nativo, viene sorpresa, in una piazza deserta e buia per il subentrare della notte, da un tumultuoso intrecciarsi di voci femminili che, simile a una caotica onda polifonica, si acquieta nell’invito ad ascoltare. Leggi tutto…

RIFLESSIONI SULLA SCRITTURA di Virginia Woolf (recensione)

SPEGNERE LE LUCI E GUARDARE IL MONDO DI TANTO IN TANTO. RIFLESSIONI SULLA SCRITTURA di Virginia Woolf (Minimum Fax – a cura di Federico Sabatini)

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di Eva Luna Mascolino

«Ma è un bene spegnere le luci e guardare il mondo di tanto in tanto. Che strano che il mondo continui ad andare avanti esattamente allo stesso modo, sia che io lo guardi o meno!», scriveva Virginia Woolf a Ethel Smith il 18 dicembre 1893. Sull’intermittenza del legame tra l’essere umano e la natura, tra l’artista e gli altri, tra il mondo interiore e i libri che si leggono o che si scrivono, la celebre autrice e attivista britannica ha in effetti speso molte righe nella sua fitta corrispondenza privata, che è stata di recente ripresa da minimum fax per creare un compendio di riflessioni e commenti sulla letteratura a cura del meticoloso Federico Sabatini, dal titolo (non casuale) Spegnere le luci e guardare il mondo di tanto in tanto. Leggi tutto…

AH! MUSSOLINI! di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (recensione)

“Ah! Mussolini!” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (De Piante Editore – Postfazione di Gioacchino Lanza Tomasi – Sovraccoperta d’artista di Giovanni Maranghi)

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“Ah!” Mussolini!”: l’esclamazione di Tomasi di Lampedusa e il racconto di un’epoca

di Daniela Sessa

Pensa di vivere cent’anni solo per vedere tra i reperti museali “un uomo che avrà commercio carnale con una donna”. Ha fatto accurate indagini per assicurarsi che una tal Mimì è di “sesso indubbiamente femminile”, assaporandola probabilmente come quelle non eteree donnette parigine. Non dorme due notti nello stesso letto perché ha percorso in treno e in auto nel giro di due mesi 1500 Km e ha visitato diciassette città. Ha mancato una cravatta londinese. Augura a un amico una cospicua rendita di lire e di fanciulle dai dieci ai sedici anni. Ma il rapporto più bello, per lessico “dismisurato”, c’è l’ha col denaro che gli causa “deflazione” e “convalescenza” monetarie. Poi c’è quell’assillante cugino con le sue poesie. E la madre da inseguire in mezza Italia e lo zio sfuggente. C’è da spostarsi fino a Barcellona e intanto bisogna consegnare gli articoli a Mario Maria Martini e a Capocaccia. Poi, occorre mettere da parte i “ventini” per il regalo all’amico che si sposa mentre lui è “di tendenze troppo vagabonde e di umore troppo mutevole per costringere una infelice creatura a tenere dietro alle mie fantasie”. Leggi tutto…

IL SUSSURRO DEL MONDO di Richard Powers (recensione e video)

IL SUSSURRO DEL MONDO di Richard Powers (La nave di Teseo – traduzione di Licia Vighi): uno dei più importanti romanzi pubblicati negli ultimi anni.

In coda al post un video dedicato al libro con un intervento dell’attrice Emilia Clarke

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di Massimo Maugeri

Prima di dedicarsi al mondo degli alberi, Richard Powers aveva già avuto modo di pubblicare romanzi su tematiche di attualità e avanguardia: dall’intelligenza artificiale, alla neuroscienza, alla genetica. Con il suo nuovo romanzo, “Il sussurro del mondo” (titolo originale: The Overstory), pubblicato in Italia da La nave di Teseo (traduzione di Licia Vighi) Powers ci offre, come testimoniato dalla motivazione del Premio Pulitzer 2019 per la Narrativa che gli è stato conferito, “un romanzo dalla costruzione geniale, rigoglioso e ramificato come gli alberi di cui racconta: la meraviglia della loro interazione evoca quella degli uomini che vi vivono accanto”. Quella di Powers può essere considerata come una vera e propria “battaglia narrativa” in difesa del mondo degli alberi (anche se il romanzo offre molto altro, come preciseremo più avanti); qualcosa che va ben oltre l’adesione a una semplice “idea ambientalista” da tutelare e sostenere. L’origine di questa “battaglia narrativa” sembrerebbe, in un certo senso, casuale. Leggi tutto…

LA SUBLIME ARTE di Alexandra David-Néel (recensione)

“La sublime arte” di Alexandra David-Néel (Voland, 2019 – traduzione di Guia Boni)

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di Eva Luna Mascolino

Venne scritto tra il 1901 e il 1902, quando la sua autrice aveva poco più di trent’anni, e agli editori dell’epoca non piacque al punto da renderlo famoso nel resto del mondo nel giro di pochi anni. Così, è arrivato in Italia soltanto nel 2019 grazie alla traduzione di Guia Boni per Voland, con il titolo La sublime arte (in originale Le Grand Art) e con il nome per il quale la sua creatrice è passata alla storia, ovvero Alexandra David-Néel. Lì per lì, in realtà, il manoscritto era stato proposto sotto lo pseudonimo di ispirazione vedica Mitra, che David-Néel utilizzava per scrivere articoli di stampo femminista e anarchico su diverse riviste francesi. Leggi tutto…

SAKURA di Matilde Asensi (recensione)

SAKURA di Matilde Asensi (Solferino)

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di Erika Di Giorgio

Matilde Asensi ci ha abituati a magnifici romanzi storici d’avventura. In questo nuovo libro, “Sakura” (Solferino), questa brava autrice, conosciuta e apprezzata a livello internazionale, concentra la sua narrazione su uno dei più intriganti misteri del mondo dell’arte, legando la tradizione della cultura giapponese a quella della pittura degli impressionisti. Stiamo parlando de “Il Ritratto del dottor Gachet” di Vincent Van Gogh.
Partiamo dal fatto che ha dato origine al romanzo. Nel 1990 questo dipinto viene battuto all’asta. Se la aggiudica un magnate giapponese, Ryoei Saito, per la cifra astronomica di 82 milioni e mezzo di dollari. Accade che il governo giapponese decide di imporre una tassa ingente collegata al possesso di questo celebre quadro. Il magnate considera tale imposizione come una sorta di vergognoso sopruso e dichiara alla stampa internazionale che, alla sua morte, di questo quadro non rimarrà traccia. Cosa che, in effetti, si verifica quando nel 1996, dopo il decesso di Saito, del quadro non si sa più nulla. Leggi tutto…

LA VESTAGLIA DEL PADRE di Alessandro Moscè (recensione)

imageLA VESTAGLIA DEL PADRE di Alessandro Moscè (Aragno)

di Gianni Bonina

Alessandro Moscè è un poeta antinovecentista, della linea di Saba e Penna, passando per Montale e Pasolini. La sua è una poesia realista sorretta da uno sguardo topografico di cui dà prova anche la sua ultima silloge, La vestaglia del padre (Aragno, 12 euro). Sono i luoghi marchigiani e umbri ad alimentarla entro una cosmologia che comprende con i tópoi anche i lógoi, gli episodi della vita, i ricordi, quel mito dell’infanzia e dell’adolescenza che ha scaldato la letteratura del secondo Novecento e che Moscè fa proprio come un credo laico. Sennonché, tra drómenon e legómenon, il fatto e la sua rappresentazione, Moscè si muove anche nel campo che realista non è, dove la memoria agisce come strumento del cuore per fare della ragione un’elegia dei sentimenti. Leggi tutto…

DONNE DI ALTRE DIMENSIONI di Radu Sergiu Ruba (recensione)

DONNE DI ALTRE DIMENSIONI di Radu Sergiu Ruba (Marietti)

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di Eva Luna Mascolino

È vero che i grandi gruppi editoriali hanno più possibilità di investire in nuovi talenti o in voci straniere ancora poco note in Italia, ma è altrettanto vero che a volte l’attenzione scrupolosa di una casa editrice indipendente è in grado di trovare un capolavoro non ancora scoperto tra i meandri della letteratura contemporanea e restituirlo in una traduzione a dir poco acrobatica al proprio pubblico. Esempio paradigmatico di questo secondo caso è stato costituito di recente dalla prima edizione italiana di Donne di altre dimensioni dello scrittore rumeno Radu Sergiu Ruba, pubblicato nell’ottobre 2019 da Marietti nella collana Le Lampare e a cura di Giuseppe Munarini.
Si tratta di un’opera letteralmente sconosciuta fino a oggi, composta da un intellettuale altrettanto poco noto nel Belpaese, e che tuttavia è famoso in patria, in Europa e oltreoceano per i suoi studi filologici, la sua docenza di letteratura rumena e francese, e la sua collaborazione con diverse riviste e redazioni radiofoniche in tutto il mondo. Leggi tutto…

L’ALBATRO di Simona Lo Iacono (recensione)

L’ALBATRO di Simona Lo Iacono (Neri Pozza)

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Destini, Vocazioni, Affratellamenti

approfondimento critico a cura di Salvo Sequenzia

Sei anni fa usciva il saggio Scritture verticali,  presentato nel 2013 alla Galleria Roma di Ortigia e pubblicato nel 2014 sul numero 0 della rivista Pentelite, nel quale, accostandomi all’opera di alcuni  narratori legati per diverse ragioni a Siracusa, formulavo la definizione di «linea siracusana» recensendo  l’esperienza di quella generazione di scrittori  che muoveva i primi passi sulla scena letteraria nel primo decennio del nuovo millennio individuandosi in una poetica che,  prendendo le distanze dai canoni letterari allora dominanti,  si caratterizzava per la capacità di rileggere – con sguardo disincantato e senza mistificazioni – le trasformazioni della contemporaneità assumendo come prospettiva imprescindibile la singolarità di un luogo e della sua storia.
Incastonata in questa costellazione di autori brillava Simona Lo Iacono, alla cui scrittura ritorno oggi accostandomi al suo nuovo romanzo, L’albatro (Neri Pozza, 2019), con il quale  la giudice  e scrittrice siracusana consegna ai lettori una storia di fedeltà e di abbandono, di verità e di sogno, di eternità e di morte sullo sfondo di quel «sesto continente del pianeta piccolo e clandestino» che è la Sicilia dei Gattopardi, terra di miti e di contraddizioni profonde segnata da drammi sociali e da urgenze storiche, fascinata da fantasmi, nutrita di incantagioni, afferrata al collasso tra due epoche: quella che in Italia vede concludersi l’epopea risorgimentale con il compimento scempiato dell’unità nazionale e quella che in Europa vede incombere e consumarsi  le immani sciagure dei due conflitti mondiali. Leggi tutto…

UNA VOLTA È ABBASTANZA di Giulia Ciarapica (recensione)

UNA VOLTA È ABBASTANZA di Giulia Ciarapica (Rizzoli)

Un esordio letterario che ci apre le porte di una comunità della provincia profonda nell’entroterra marchigiano

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di Francesca G. Marone

Giulia Ciarapica, brillante blogger di libri e firma de “Il Foglio” e il “Messaggero” pubblica con Rizzoli il suo primo romanzo Una volta è abbastanza, che è anche il primo volume di una trilogia. Una lettura assolutamente piacevole, una saga familiare ambientata nella terra d’origine della scrittrice, le Marche, in particolare a Casette d’Ete. La storia si dipana lungo un arco temporale che va dal ’45 fino agli anni Settanta, restituendo uno sguardo d’insieme sull’epoca e il sapore dei luoghi e della vita quotidiana degli abitanti. Tutto è narrato attraverso le emozioni di due sorelle, due figure femminili molto forti e differenti per indole: Annetta indomita e sfrontata e Giuliana apparentemente più fragile e remissiva, in una triangolazione amorosa verso Valentino, sciupafemmine conquistatore, con un fascino da piccolo seduttore che mette le due sorelle, per molto tempo, una contro l’altra. Leggi tutto…

LE AMANTI DEL LOIN-PRÉS di Antonio Di Grado (recensione)

LE AMANTI DEL LOIN-PRÉS di Antonio Di Grado (Le Farfalle)

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La sensualità mistica delle amanti di Cristo: Antonio Di Grado omaggia la donna

di Daniela Sessa

Quella lacerante terzina di Dante accostato al lacerato Marsia ha occupato la mia mente di lettore, a poche pagine dalla fine di Le amanti del loin-prés” di Antonio Di Grado: “Entra nel petto mio, e spira tue /sì come quando Marsïa traesti /de la vagina de le membra sue”. Intermittenze, le avrebbe chiamate Proust; vagabondaggi della mente, avrebbe detto più prosaicamente Tristram Shandy.  A innescare il cortocircuito è Clarice Lispector, scrittrice brasiliana in perenne sfida alla parola, citata da Di Grado per rimarcare il denudarsi mistico di Angela Pralini. E chi è più nudo di Marsia, spogliato dal dio fin della sua stessa pelle? E Dante che al suo, di Dio, chiede di scorticarlo non sembra invocare lo svuotamento cristiano infine agognato da Simone Weil? E chi è più ispirato da un’urgenza di fede e scrittura di Antonio Di Grado, che in questo libello militante si è consegnato ardente e nudo all’ultimo senso della parola, del linguaggio letterario come specchio di Dio? Vestendo, per poche righe, i panni sudici di guerra di Fabrizio del Dongo, Di Grado chiede alla letteratura di tuffarsi indomita nella mischia ed essere “scontro di idee e incalzarsi d’azzardi espressivi, eroico furore e disperata preghiera”. Con queste premesse “Le amanti del loin-prés” promette una cavalcata in boschi letterari dove il sovrasenso è la parola divina. Guai a dirla impalpabile, la parola di Dio. Nemmeno è lecito incarcerarla nelle segrete della metafisica, se questa vuol dire oblio del corpo. Anzi. Leggi tutto…

SPIFFERI di Letizia Muratori (recensione)

SPIFFERI di Letizia Muratori (2018, La Nave di Teseo)

[È da poco in libreria la nuova opera di Letizia Muratori: “Carissimi” (La nave di Teseo, 2019]

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di Eva Luna Mascolino

Capita, talvolta, che una raccolta di racconti appaia forzata per la mole di storie, per la varietà di argomenti, per l’impossibilità di rintracciare un filo conduttore tra diversi intrecci e personaggi. Senza dubbio, però, questo non è un problema che riguarda Spifferi, l’ultima prova narrativa di Letizia Muratori con la prosa breve, pubblicata da La Nave di Teseo nel 2018. L’opera si compone di sei episodi a sé stanti, intitolati nell’ordine Rispondi a Dimitri, Alla deriva in Antartide, Lascialo finire, Questa è la rosa bulgara, Miss Mucca e Ghost Crab, ciascuno a modo suo declinazione del disagio esistenziale di una novella classe borghese.
I problemi che emergono di volta in volta nella quotidianità dei protagonisti, a differenza di quanto si potrebbe supporre a questo punto, di ordine pratico. Niente di tangibile li preoccupa o ostacola, anzi: sono le atmosfere a turbarli, i non detti, i non visti, le riflessioni che si svolgono al telefono o nel buio della notte, quando un’incomunicabilità interpersonale di fondo rende ogni relazione insoddisfacente. Le ansie e le sofferenze umane hanno così modo di dilagare, occupano sempre più spazio nella narrazione e rendono l’opera una sorta di variegato ritratto fantasmico, al cui interno sono soprattutto le forze invisibili quelle più potenti. Leggi tutto…

IL TERZO MATRIMONIO di Tom Lanoye (recensione)

IL TERZO MATRIMONIO di Tom Lanoye (Nutrimenti, traduz. di Franco Paris)

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di Eva Luna Mascolino

Può una tragicommedia moderna essere ambientata nella civilissima Olanda degli anni 2010 senza apparire artificiosa? Il nuovo romanzo di Tom Lanoye, edito in Italia da Nutrimenti nella traduzione di Franco Paris a settembre 2019, sembrerebbe confermarci di sì. Il terzo matrimonio è, infatti, un’opera sorprendentemente leggera, che cela dietro il suo tono moderno e canzonatorio le più radicate contraddizioni del nostro tempo.
La vicenda è presto detta, dal momento che il personaggio principale inizia la sua narrazione in prima persona in medias res: un certo Vandessel lo ha rintracciato attraverso alcune pubblicazioni in riviste e tramite i social network e ha voluto incontrarlo per proporgli un affare. Non figurano giri di droga né di denaro sporco in ballo, ma qualcosa di illegale comunque c’è: al signor Maarten Seebregs viene chiesto di simulare un matrimonio di sei mesi con una giovane ragazza africana, che otterrebbe così la cittadinanza belga per poi proseguire la sua vita dopo il divorzio come se i due non si fossero mai conosciuti. Leggi tutto…

SOTTO IL SUO PASSO NASCONO I FIORI di Francesca Bocca Aldaqre e Pietrangelo Buttafuoco (recensione)

Francesca Bocca Aldaqre e Pietrangelo Buttafuoco “Sotto il suo passo nascono i fiori” (La nave di Teseo)

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Il passo di Goethe e i fiori dell’Islam. Recensione e intervista a Francesca Bocca Aldaqre

di Daniela Sessa

Il titolo ha il ritmo di un canto. Il canto sono le parole in forma di versi pronunciate da Fatima ad Alì “Laggiù, nella valle, sotto il suo passo nascono i fiori, e il prato trae vita dal suo respiro”. Il passo germinante è di Maometto, le parole sono di Johann Wolfgang von Goethe. Sotto il suo passo nascono i fiori” è un libro scritto a quattro mani da Francesca Bocca-Aldaqre e da Pietrangelo Buttafuoco. E’ un libro sulle tracce della religione islamica nella vita e quindi nell’opera di Goethe, l’ultimo dei poeti universali dell’Occidente. Spiegato così, Sotto il suo passo nascono i fioriinganna il lettore, che si aspetta un saggio sul sacro in Goethe. Ma è un inganno. Mefistofele, lo stesso che tentò il più maestoso tra i personaggi di Goethe, ci mette di suo corsivi d’agguato e pare insinuarsi beffardo e rivaleggiante, tra le dita dello scrittore, mentre gioca a rimpiattino con la profonda sapienza della teologa. Il diavolo stavolta non procede invitto sul dettaglio, anzi cede prima alla Luce divina (sia essa l’Inviolato dai novantanove nomi o il Dio dalle tre persone: il dettaglio si svela in quel tre moltiplicato da Occidente a Oriente), poi alla sapienza poetica, sintetizzata meravigliosamente nelle quattro mani di Bocca-Aldaqre e Buttafuoco. Se una teologa come Francesca Bocca Aldaqre incontra uno scrittore come Pietrangelo Buttafuoco accade che si crei un’alchimia artistica eccezionale. Leggi tutto…

LE NUOVE EROIDI di AA.VV. (recensione)

LE NUOVE EROIDI di AA.VV. (HarperCollins Italia): Ilaria Bernardini, Caterina Bonvicini, Teresa Ciabatti, Antonella Lattanzi, Michela Murgia, Valeria Parrella, Veronica Raimo, Chiara Valerio

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di Eva Luna Mascolino

C’è un motivo se una storia diventa un classico, c’è un motivo se una leggenda viene considerata un mito. C’è un motivo se, a distanza di secoli, se ne continua a parlare come di un archetipo che ci riguarda da vicino. E il motivo è che, nonostante le differenze sociali, geopolitiche, etniche e linguistiche, certe vicende parlano ancora degli esseri umani che siamo, che potremmo essere o che abbiamo paura di divenire. Lo sanno bene le otto autrici del volume Le nuove eroidi, edito nell’ottobre 2019 da HarperCollins. Al suo interno, infatti, in un perenne e vivissimo dialogo con il passato, a riprendere celebri episodi del Pantheon greco è la penna talentuosa di Ilaria Bernardini, Caterina Bonvicini, Teresa Ciabatti, Antonella Lattanzi, Michela Murgia, Valeria Parrella, Veronica Raimo e Chiara Valerio.
In una rivisitazione originale e che non scade mai nella retorica, le otto scrittrici italiane hanno ricreato nomi e atmosfere del mondo antico avvicinandolo allo stesso tempo al mondo contemporaneo. Leggi tutto…

LE TRE DEL MATTINO di Gianrico Carofiglio (recensione)

LE TRE DEL MATTINO di Gianrico Carofiglio (Einaudi, Super ET, 2019)

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di Letizia Cunsolo

“Le tre del mattino” è un romanzo che parla di una scoperta e di un viaggio, cioè di quello che accade quando qualcosa che abbiamo sempre conosciuto ed etichettato in un certo modo cambia improvvisamente aspetto ai nostri occhi, e tutt’a un tratto lo vediamo sotto una luce completamente nuova, stupendoci di come non ci fossimo accorti prima di quanto esso fosse diverso da come lo avevamo sempre immaginato.
Così Antonio, adolescente intelligente e sensibile ma anche arrabbiato, figlio di genitori separati, nel corso di due giorni in cui è forzato a rimanere insieme al padre, per di più senza poter dormire, ha modo di riscoprire il genitore, e di rendersi conto di come il proprio giudizio su di lui fino a quel momento fosse stato dettato dalla superficialità e da un equivoco che lo aveva portato ad etichettarlo in modo sommario e impietoso. Leggi tutto…

MIO PADRE ERA UN UOMO SULLA TERRA E IN ACQUA UNA BALENA di Michelle Steinbeck (recensione)

MIO PADRE ERA UN UOMO SULLA TERRA E IN ACQUA UNA BALENA di Michelle Steinbeck (Tunué – traduzione di Hilary Basso)

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di Eva Luna Mascolino

Anche solo a tenerlo in mano si capisce: Mio padre era un uomo sulla terra e in acqua una balena, romanzo d’esordio della caporedattrice di Fabrikzeitung Michelle Steinbeck, non è un’opera canonica. O meglio, non è fatta di sole parole. Un ulteriore indizio è costituito dal fatto che in Italia è stato pubblicato da Tunué, in una collana curata da Giuseppe Girimonti Greco e con la traduzione della giovane laureata alla Civica Scuola Interpreti e Traduttori di Milano Hilary Basso. C’è dietro, insomma, una squadra di qualità e dall’inventiva a dir poco proverbiale, che unita all’estro surreale dell’autrice ha dato vita a un capolavoro in miniatura.
La vicenda è presto detta: la giovane Loribeth, di un’età indefinita che va dall’adolescenza alla prima età adulta, ha un rapporto conflittuale con il fratello, con la madre, con i bambini. Non da ultimo con il padre, che ha abbandonato la famiglia quando lei era ancora piccola. Avverte su di sé fin troppe responsabilità, pur sentendo di dovere ancora crescere e di non avere risanato le proprie ferite. Leggi tutto…

UNO DI NOI di Daniele Zito (recensione)

UNO DI NOI di Daniele Zito (Miraggi edizioni)

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La tragedia dell’indifferenza nell’indeterminato umano di Daniele Zito

di Daniela Sessa

Prima delle periferie urbane ci sono quelle della ragione, prima dell’occupazione abusiva c’è una casa del cuore non autorizzata a odiare, prima delle mense per i poveri ci sono le tavole imbandite di rancore, prima dei campi Rom ci sono le anime nomadi che si spostano tra un ghigno e un urlo, prima delle ruspe ci sono i barconi fatti rovesciare nel Mediterraneo con il loro carico di morte innocente, prima degli italiani c’è uno di noi, uno qualunque perduto nell’abisso della propria inadeguatezza e sconfitto dalla rabbia e dall’astio covati nel chiuso di vite banali. Uno, uno qualunque può bruciare la propria abiezione morale tra le fiamme di un campo di emarginati, può non avere consapevolezza delle conseguenze del proprio sardonico gesto, può uccidere una bambina, la più fragile di tutte, lei che somma su di sé tutta l’ingiustizia del mondo, lei così piccola e rom e disabile. Uno, uno qualunque può continuare a non comprendere davanti alla sofferenza e alla morte. Uno, uno qualunque può continuare a giustificarsi, a stordire il proprio cuore con parole d’inumana sensatezza. Leggi tutto…

ARRUINA di Francesco Iannone (recensione)

“ARRUINA. Una favola oscura” di Francesco Iannone (Il Saggiatore): un esordio letterario

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di Eva Luna Mascolino

«Nascerà una bambina, e avrà il tuo sangue, e il tuo sangue ti giudicherà. Lo dice il vento che nascerà, lo dicono le voci di tutte le donne gravide nei letti. La tua bambina nascerà e con lei nasceranno altri bambini. E le loro madri soffriranno molto, e le sentirai sgravidare in solitudine, maledire le poltiglie precipitate fra le loro gambe. Piccoli luminosi cumuli di carne». Si apre così Arruina, l’esordio narrativo del salernitano Francesco Iannone, edito di recente da Il Saggiatore: una favola oscura, come viene definita nel sottotitolo, che in 156 pagine è capace di costruire un intreccio denso e affascinante.

In dialetto campano l’arruina è la rovina, incarnata a quanto pare da un’ignara neonata soprannominata la Sperduta: secondo la profezia di alcune streghe chiamate Nerissime, infatti, la piccola sarebbe destinata a prosciugare la fonte segreta di Roccagloriosa, grazie alle cui acque le fattucchiere sono immortali da millenni. È per tale ragione che la bambina scompare, mentre il padre assiste inerme alla scena e inizia a raccontare in un perenne dialogo narrativo con la moglie i loro tentativi di ritrovare la figlia. Leggi tutto…

IL PANTARÈI di Ezio Sinigaglia (recensione)

IL PANTARÈI di Ezio Sinigaglia (TerraRossa Edizioni)

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di Eva Luna Mascolino

Il pantarèi è un romanzo che di parlante ha tutto: il titolo, il nome del protagonista, la struttura, i significati, la storia. Perfino la storia editoriale, se pensiamo che era stato pubblicato per la prima volta da SPS nel 1985, cinque anni dopo la fine di una stesura quadriennale sudata e studiata. Era stato letto, forse compreso poco, e senza dubbio non aveva attecchito, come dimostra il fatto che poco dopo la sua comparsa in libreria aveva smesso di essere al centro del dibattito culturale e aveva scoraggiato Ezio Sinigaglia dallo scrivere ancora.
Il motivo della sua scomparsa per oltre trent’anni dall’orizzonte narrativo italiano è ancora un mistero, dovuto forse a dei tempi ancora poco consapevoli per apprezzarne la grandezza, ma per fortuna è accertata la ragione che ha portato nel gennaio 2019 a una riedizione a opera di TerraRossa Edizioni: l’amicizia e la stima di Giuseppe Girimonti Greco e Cristina Tizian, che presentano lo scrittore all’editor ed editore Giovanni Turi. Quest’ultimo si rivela la persona giusta per credere nella sua opera visionaria, dal momento che la sua casa editrice include una collana (Fondamenti) concepita proprio per riproporre al grande pubblico manoscritti a lungo dimenticati. Leggi tutto…

MACCHINE COME ME di Ian McEwan (recensione)

MACCHINE COME ME di Ian McEwan (Einaudi – traduzione di Susanna Basso)

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L’Adamo di Ian McEwan è un replicante con l’anima di Dostoijevski

di Daniela Sessa

Dopo aver esitato per alcuni secondi, abbassai la faccia sulla sua e lo baciai sulle labbra morbide e anche troppo umane”. Arrivati a un certo punto della storia di Adam, Charlie e Miranda, i tre protagonisti di “Macchine come me” di Ian McEwan accade questo, un bacio. Accade pure che al lettore possa venire in mente un altro bacio: “Ma all’improvviso il prigioniero si avvicina al vecchio senza dir nulla e sempre in silenzio bacia le sue labbra esangui…”. Possa venire in mente o vi possa essere condotto pagina dopo pagina da un Ian McEwan chissà quanto consapevole di aver disattivato le già esangui labbra dell’Inquisitore di Dostoijevski, nelle cui scomode vesti ha fatto entrare il suo Golem. Charlie bacia Adam, l’androide – dalle fattezze di “un portuale del Bosforo” – che ha comprato con i soldi dell’eredità materna, e nel bacio si condensa tutto il racconto di McEwan. Il tradimento attraversa le pagine di McEwan come un’eco della promessa dostoijevskijana: chi ha mentito? chi ha tradito? chi ha sovvertito verità e menzogna? chi è capace di libertà? chi mente? chi dice la verità? E se l’altro da sé esistesse davvero fuori da noi, se non fosse una drammatica domanda interiore ma materia tangibile e programmabile, se fosse un primo uomo tecnologico il novello Adamo, cosa resterebbe della verità? Leggi tutto…

IL TESTAMENTO DELL’URO di Stéphanie Hochet (recensione)

IL TESTAMENTO DELL’URO di Stéphanie Hochet (Voland – traduzione di Roberto Lana)

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di Eva Luna Mascolino

Stéphanie Hochet ha già avuto modo di farsi apprezzare in Italia negli anni precedenti, grazie alla traduzione dal francese dei suoi Sangue nero, Elogio del gatto e Un romanzo inglese. Quest’anno torna in libreria con un’opera pronta a sorprendere non meno delle precedenti, curata ancora una volta da Voland e affidata al traduttore Roberto Lana. Se la si volesse classificare, la si potrebbe considerare una tragedia nel senso più classico del termine, dal momento che si tratta di una vicenda leggera e frizzante in apertura, ma ben più tenebrosa via via che si prosegue con la lettura.
A sorprendere, proprio per via della natura del libro, è il cambio di tono che segue il passo della trama, una volta che la protagonista e voce narrante si ritrova implicata in una faccenda ben al di là delle sue aspettative. Di mestiere quest’ultima fa la scrittrice e, durante l’ennesima estate rovente, viene invitata a partecipare a due settimane di tournée per parlare della sua ultima pubblicazione nel sud della Francia, invogliata da un assegno di 500 euro con vitto e alloggio inclusi. Il suo atteggiamento è inizialmente disincantato e distante, sarcastico senza mai diventare misantropo, e le permette di affrontare le prime tappe con misura sia quando il pubblico è poco nutrito sia quando alcuni passi delle sue opere sono letti con fervore da chi modera gli incontri. Leggi tutto…

PRANZI DI FAMIGLIA di Romana Petri (intervista)

PRANZI DI FAMIGLIA di Romana Petri (Neri Pozza)

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recensione e intervista a cura di Simona Lo Iacono

Da sempre mettersi a tavola è un rito che attira il mistero. Già nelle civiltà primitive consumare il pasto apparteneva all’area del sacro, perché mangiare voleva dire avere sconfitto la fame, e quindi la morte, allestire una festa, sopravvivere grazie a una benedizione.
I greci ai propri banchetti invitavano sempre gli dei, e i partecipanti spirituali erano più numerosi di quelli reali.
Il cibo si adattava ai convitati: agli uomini andava la carne dell’animale sacrificale, la materia che avrebbe innervato il loro sangue. Agli dei, i fumi, gli aromi che bruciavano nell’ara, e che si invettavano fino alle nuvole.
Con quei vapori l’uomo si lavava dalla colpa di avere ucciso per restare vivo, cercava di far dimenticare che il sacrificio non era che una macellazione, indispensabile per consentirgli di continuare a esserci.
Dunque, riunirsi a tavola, è più che un atto quotidiano. E’ rito, coniuganza del senso della vita e dell’eterno, intuizione di oscurità e luce, di menzogna e verità.
Romana Petri lo sa perfettamente.
Nel suo ultimo, bellissimo, romanzo, “Pranzi di famiglia” (ed. Neri Pozza), il pranzo famigliare è riunione intorno ai vivi, ma soprattutto ai morti, è atto comunitario, ma anche urlo di solitudine, è appello al vincolo di sangue, ma anche a chi quel vincolo ha tradito, a chi lo ha violato, a chi – come agnello sacrificale – ha preferito macellare gli innocenti sull’altare del proprio io. Leggi tutto…

ISOLITUDINI di Massimo Onofri (recensione)

ISOLITUDINI di Massimo Onofri (La nave di Teseo)

di Gianni Bonina

Se non avesse diviso la sua vita tra due grandi isole, lui che alla terraferma deve anagrafe e formazione, questo libro dal titolo così bufaliniano – ma mutuato dal senso sciasciano della “particolarità delle vicissitudini storiche e della particolarità degli istituti” di un luogo, che può essere anche un’isola – non sarebbe potuto nascere. Reduce da due baedeker odeporici dedicati alla Sardegna e alla Sicilia, il viterbese Massimo Onofri, educato alla scuola civile di Sciascia e oggi docente di tenace contatto a Sassari, con Isolitudini (La nave di Teseo, pp. 492, euro 23) ha esteso l’orizzonte di una coscienza che deve sentire anche di tipo insulare fino a comprendere nel suo immaginario letterario un arcipelago di isole di ogni latitudine, ricostruendo un orbe terracqueo nel quale i continenti s’inabissano per lasciare in superficie solo aree di isolitudine e redigendo dunque un isolario che è anche una guida per turisti sedentari e un manuale per curiosi e letterati sognatori. Leggi tutto…

È DA LÌ CHE VIENE LA LUCE di Emanuela E. Abbadessa (recensione)

È DA LÌ CHE VIENE LA LUCE di Emanuela E. Abbadessa (Piemme)

[Ascolta la puntata radiofonica di Letteratitudine con Emanuela E. Abbadessa dedicata a “È da lì che viene la luce”]

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di Eliana Camaioni

“L’amore non domina, ma costruisce”: sta in una citazione di Goethe il senso profondo di “È da lì che viene la luce”, ultimo romanzo di Emanuela Ersilia Abbadessa, edito da Piemme e subito candidato al Premio Strega.
Un protagonista altisonante, il nobile Ludwig Von Trier, fotografo; un personaggio di fantasia, ma fin troppo simile al Von Glöden realmente esistito. Anche il luogo è reale, quella medesima meravigliosa Taormina ai tempi del Ventennio.
Ludwig ha la passione della fotografia, strumento con cui vuole ‘fotografare la realtà’, raccontare il vero, scrivere una constrostoria dell’Italietta fischiettata dal regime fascista, un negativo reale di quella foto nazionale patinata che il regime mandava in orbita con la sua propaganda: Leggi tutto…

CACCIATELI di Concetto Vecchio (recensione)

“CACCIATELI! Quando i migranti eravamo noi” di Concetto Vecchio (Feltrinelli)

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“Sia suggellato il ricordo”

di Gabriella Grasso

E’ già alla sua quarta edizione in due mesi il lavoro di Concetto Vecchio, giornalista della Repubblica autore di vari libri-inchiesta su scottanti temi di attualità. “Cacciateli!”, la sua ultima fatica, è da lui stesso definito “un memoriale sui nostri padri, gli ultimi di ieri, pensando agli ultimi di oggi” e si presenta come un coinvolgente (e doloroso) viaggio a ritroso nel tempo, seguendo i percorsi e il vissuto di tanti emigrati italiani nella ricca Svizzera degli anni Sessanta. Tra loro ci sono anche i genitori dell’autore, originari di Linguaglossa, delizioso centro alle falde dell’Etna. Il dettagliato lavoro di ricostruzione storica, condotto con scrupolo quasi filologico, si intreccia così con le vicende e i sentimenti familiari, generando un documento in cui la microstoria ci fornisce spunti e riflessioni per una comprensione più profonda di certe dinamiche e certe reazioni purtroppo frequenti nella “grande storia” e drammaticamente urgenti in questi nostri ultimi tempi. Quegli spettri e quelle paure che oggi si aggirano tra le nostre comunità (anche digitali) sono gli stessi che turbavano la società svizzera negli anni del boom economico, quando la manodopera straniera era più che mai necessaria, ma la cui presenza nelle strade, negli spazi comuni, nel vivere quotidiano destava inquietudine e diffidenza tra gli svizzeri. Leggi tutto…

GLI OSCILLANTI di Claudio Morandini (recensione)

Gli oscillantiGLI OSCILLANTI di Claudio Morandini (Bompiani)

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di Umberto Rossi

Tutto si può dire di Claudio Morandini tranne che sia un esordiente. Eppure in un certo senso Gli oscillanti lo possiamo considerare romanzo d’esordio nella misura in cui, dopo aver pubblicato con una serie di piccoli editori, il nostro approda a una delle majors del libro. Questo potrebbe fargli incontrare molti nuovi lettori, e non mi pare un caso che il titolo stesso di questo romanzo singolare (ma quale dei libri finora pubblicati dallo scrittore valdostano non lo è?) vada interpretato come una presentazione, come una chiave di lettura di questa storia.
Abbiamo una valle montana. Alpi? Appennino? L’autore non lo dice chiaramente: quel che è certo è che non siamo in una valle turistica, né Val Gardena né Val di Fassa. Leggi tutto…

LA DISOBBEDIENZA SENTIMENTALE di Eleonora Lombardo (recensione)

LA DISOBBEDIENZA SENTIMENTALE di Eleonora Lombardo (Cairo editore)

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di Maria Rita Pennisi

La disobbedienza sentimentale, pubblicato da Cairo editore (Milano, 2019), è il primo romanzo della giornalista palermitana Eleonora Lombardo.
Le cose andranno come devono andare” aveva detto Sogno qualche settimana prima, quando aveva incontrato l’ultima volta la Professoressa – così la chiamava- per specificare i dettagli del piano.
La professoressa è in bilico tra il desiderio che il piano si attui e la voglia segreta che succeda qualcosa che ne impedisca l’attuazione. La cosa però non dipende più da lei, ma da Sogno e Maradona, due delinquenti pronti a tutto per denaro.
Lucia, alla laurea in Architettura della collega Michela, si sente annoiata e arrabbiata e se potesse scapperebbe via. Nonostante sia insieme alle sue migliori amiche Nina e Maria Daniela.
Lì, però, incontra Salvatore, un amico di infanzia che non vede da quando erano ragazzini. Lui adesso è un geologo, con la passione dei cavalli. Salvatore le confida di possedere il più importante trottatore siciliano. Leggi tutto…

LO STATO DELL’ARTE di Demetrio Paolin (recensione)

LO STATO DELL’ARTE di Demetrio Paolin (Autori Riuniti)

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Demetrio Paolin, uno scrittore che scrive del corpo mettendoci tutto il proprio corpo

di Gianluca Barbera

Anni fa ricevetti per email un romanzo erotico in forma anonima, ancora inedito. Dopo poche pagine riconobbi l’autore e gli scrissi: ammise che era stato lui a mandarmelo per mettermi alla prova. Ci sono autori dotati di uno stile inconfondibile. Demetrio Paolin è uno di questi. Non si tratta di come costruisce le frasi, ma di come pensa, di come vede il mondo. Lo riconosci subito. Lui stesso ne è consapevole: “Cosa ci si aspetta da me? Penso di averlo abbastanza chiaro: una narrazione disturbante, ma chiara e nitida nelle forme, quasi banale, con alcune immagini forti e uno sguardo disperato sul mondo”. Ecco cosa fa dire al protagonista (suo alter ego) del secondo dei due racconti che compaiono nel volumetto “Lo stato dell’arte”, pp. 54, Autori Riuniti. Il suo personaggio confessa di essersi stancato di scrivere perché tutti si aspettano da lui la ripetizione di uno schema. Leggi tutto…

COSE CHE SO di Stefano Tettamanti

Stefano Tettamanti, “COSE CHE SO. Libri, pesci combattenti, scaloppine al limone, ancora libri e poco altro” (L’Amico Ritrovato)

 di Elvira Siringo

Il sottotitolo si cura di disorientare subito il lettore e annuncia enigmatico: Libri, pesci combattenti, scaloppine al limone, ancora libri e poco altro. A voler scomodare Palazzeschi si potrebbe dire che qui “Lo scrittore si diverte, pazzamente, smisuratamente!”.  E dato che certa allegria è contagiosa, di tanto in tanto ci si ritrova a ridere da soli per l’irresistibile umorismo di cui sono intessute le Cose che so di Stefano Tettamanti. La raccolta dei post pubblicati dal 2014 al 2015 sul blog letterario Ho un libro in testa di Chicca Gagliardo si è trasformata in un libro brioso, pubblicato dalla casa editrice genovese L’Amico Ritrovato. Un libro singolare che racconta frammenti di una vita in equilibrio instabile fra autori bislacchi ed editori ignoranti, librai del passato, scrittori del presente e lettori del futuro. Leggi tutto…

I LEONI DI SICILIA di Stefania Auci (recensione)

“I LEONI DI SICILIA. La saga dei Florio” di Stefania Auci (Nord)

[Ascolta la puntata radiofonica di Letteratitudine con Stefania Auci dedicata a “I leoni di Sicilia”]

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di Maria Zappia

I leoni di Sicilia” di Stefania Auci, più che un romanzo storico che delinea l’affermarsi di una famiglia borghese nella Sicilia di fine settecento, costituisce anche un interessante documento riguardo un progetto industriale di elevato profilo e di grande attualità, anche oggi a distanza di secoli dalla fine della dinastia industriale protagonista della saga. La capacità di Vincenzo Florio, autentico pioniere in quello che oggi definiremmo “settore agroalimentare” emerge nel dettagliato racconto dell’autrice che, con grande abilità ricostruttiva, delinea, passo dopo passo l’ascesa dell’intera famiglia, di umili origini e perdipiù straniera, le alleanze e l’affermazione sociale ed economica nella Sicilia preunitaria, crocevia di mercanti ed armatori, soprattutto inglesi, un territorio insomma percepito dai Florio come ricco di opportunità. Inquieto e spregiudicato, come tutti gli innovatori, Vincenzo Florio possedeva la capacità di intuire il nuovo e di assecondarlo, impegnandosi senza risparmio di energie per la realizzazione di progetti che rispetto all’epoca ad egli contemporanea, erano autenticamente “visionari”. Leggi tutto…

ELEVATION di Stephen King (recensione)

ELEVATION di Stephen King (Sperling & Kupfer, 2019)

traduzione di Luca Briasco – illustrazioni di Mark Edward Geyer

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di Gabriella Rossitto

Rieccoci a Castle Rock. E siamo stranamente sereni, stavolta; l’atmosfera è serena, il cielo terso.
Non dobbiamo guardarci attorno, non dobbiamo smettere di respirare a ogni angolo di strada, non ci sono mostri e vittime, qui. La città che abbiamo imparato a conoscere, che abbiamo visto distrutta e poi risorta, ci accoglie per una nuova storia.
Castle Rock è terra di paura. Ha visto omicidi e mostri, ha nutrito e accolto il Male. Omicidi seriali, cani assassini, la città che esplode come una polveriera… eppure siamo ancora qui, per una storia anomala, se volete, ma con un suo fascino sottile.
Non è la prima volta che accade: non vi siete sentiti a volte in una terra straniera leggendo libri di King “anomali” appunto? Non avete in quei momenti creduto alla storia dei ghostwriter?  Però siamo sicuri che uno scrittore debba rimanere sempre fedele a se stesso, non possa trovare modo di sperimentare e allargare la sua visione? Leggi tutto…

MARCO POLO di Gianluca Barbera (recensione)

MARCO POLO di Gianluca Barbera (Castelvecchi)

di Gianni Bonina

Quando il cardinale d’Este, letto l’Orlando furioso, chiedeva ad Ariosto «Messer Lodovico, da dove avete tratto tutte queste corbellerie?», la tradizione aristotelica faceva ancora da freno al romance in ambito soprattutto odeporico: la letteratura di viaggio era fondata sul combinato principio della realtà e della verità, per cui superare la soglia della verosimiglianza comportava, mancando la possibilità di riscontri, il discredito del narratore o il salto nel fantasy. Un secolo dopo Don Chisciotte avrebbe sancito la legittimità dell’avventura fantastica ma quasi trecento anni prima le corbellerie che poteva permettersi Ariosto, mandando gente sulla luna pur pavesando battaglie di crudo realismo, erano invece severamente vietate a un viaggiatore come Marco Polo che, dettando le sue memorie al compagno di prigionia, contava di essere creduto, ancorché le avventure raccontate ben potessero avere il carattere delle corbellerie. Leggi tutto…

FATTI DI MAFIA di Gianni Bonina (recensione)

imageFATTI DI MAFIA di Gianni Bonina (Edizioni Theoria)

di Patrizia Danzè

Il romanzo, si sa, è il genere letterario che più di ogni altro mette in crisi e i racconti di Gianni Bonina che si costituiscono in forma di romanzo, come l’autore avverte nella premessa, squadernano sin dal racconto incipitario una materia che se sul piano della realtà, sul piano umano ed emotivo, è di difficile e forte impatto, sul piano narrativo si dimostra vincente. Perché attraversando i trentasei racconti che in Fatti di mafia (Edizioni Theoria, pp. 208, euro 16), un titolo-manifesto che è già una sfida, si dispongono in fabula, si viene risucchiati in un labirinto oscuro che tuttavia si vuole percorrere, sapendo che il piacere della lettura deve affrontare il dolore imbarazzante della finzione/realtà. Un viaggio narrativo nel sistema della mafia degli anni Ottanta in un paese siciliano, Addaro, «inesistente che però non è di fantasia, come lo sono tutte le figure che lo popolano», un campo chiuso di forze, dove la mafia non è soltanto la piovra capace di avvolgere nei suoi tentacoli territorio ed economia, o di sostituirsi allo Stato dove lo Stato è lontano o viene visto come tale, ma è la peste che riesce a diffondersi e far coincidere cultura, comunità, famiglia, individui, abitudini, costumi, comportamenti quotidiani, con la propria potenza pervasiva e con il proprio codice linguistico (lo stesso rigorosamente spalmato da Bonina in tutto il suo romanzo della mafia). Una mafia pronta a fare il salto di “qualità” per una sua prossima, futura globalizzazione. Leggi tutto…

UNDYING. UNA STORIA D’AMORE di Michel Faber (recensione)

UNDYING. UNA STORIA D’AMORE di Michel Faber (La nave di Teseo)

[…] Splendore era il mio nome per te. / Non era vero, / in quei giorni prima che, alla fine, / ti lasciassi andare. / Lo sapevi tu e lo sapevo io. / Eri brutta. / Ma non adesso. / Non adesso.

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di Eva Luna Mascolino

Lo scrive Michel Faber rivolgendosi idealmente alla moglie Eva dopo il decesso di quest’ultima. Una poesia dalla sintassi scarna, eppure di un’indiscutibile ferocia evocativa, che fa parte del volume Undying. Una storia d’amore, arrivato in Italia nel 2017 grazie alla traduzione dall’inglese di L. Manini per La Nave di Teseo. Il filo conduttore dell’opera è un dialogo fra una malattia tumorale lunga sei anni e un amore durato per ben ventisei, al termine del quale, come suggerisce il titolo, è la non-morte ad avere la meglio.

L’operazione compiuta dall’autore olandese sembra quella di una continua sottrazione: non c’è spazio per la metrica, né per uno “studio” poetico in senso stretto dei testi. Non ci sono particolari rifacimenti letterari, né vengono accennati giochi retorici qua e là. A emergere dall’ombra è solo il verso di chi ha pubblicato quasi sempre in prosa e si è vergognato per decenni di leggere ad alta voce i propri componimenti, salvo poi dedicarvisi forsennatamente per via di un’esigenza irrimandabile.

Fin dai primi scritti proposti nella silloge, in effetti, l’urgenza del dolore emerge in tutta la sua spaventosa tridimensionalità, abbracciando allo stesso tempo accertamenti medici e vestiti fuori misura, carezze sgraziate e letture ad alta voce. Le domande sono numerose, ancora più frequenti la diatesi passiva e le forme negative, che concorrono così a ricostruire il quadro di un declino psicofisico, da un lato, e la strenua resistenza di chi accetta il cambiamento, dall’altro, senza abbracciarne l’estremo distacco. Leggi tutto…

MAZZARRONA di Veronica Tomassini (recensione)

MAZZARRONA di Veronica Tomassini (Miraggi edizioni)

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La bohème guasta e innocente di “Mazzarrona”, il romanzo di Veronica Tomassini

di Daniela Sessa

Non c’è l’arte che fu lo sfondo alla malattia dei quattro giovani pucciniani. Qui c’è l’eroina. Non c’è nemmeno il fascino del quartiere latino di Parigi. Qui c’è una teoria di palazzoni di cemento del quartiere Mazzarrona di Siracusa. Ma di quel mondo sognatore e ribelle, senza acuti e con tanta disillusione, pare arrivare l’eco tra le pagine bellissime di “Mazzarrona”, l’ultimo romanzo di Veronica Tomassini. Sì, bellissime. Così sarà immediatamente chiaro il senso delle righe che seguono. Che vogliono essere non tanto una recensione quanto lo sguardo ammirato davanti a una scrittura vertiginosa e luminosa prestata a una storia di disagio, di paure, di lotte, di amore, di morte. Raccontato da Veronica Tomassini, quel quartiere – che a Siracusa rappresenta la periferia umana prima che urbana – imprigiona le esistenze fatali di un gruppo di ragazzi e le traduce in un’elegia d’amore e di amicizia. La voce dentro campo è quella di un’adolescente, io narrante di febbricitante dolcezza, consapevole della propria disarmonia di testa, di corpo, di vita, di ambiente, desiderosa di affetti sbagliati che possano inspiegabilmente risarcire il rifiuto di quelli corretti (ma corretti per chi? sbagliati per chi?). La voce fuori campo è quella delle lamiere contorte, delle carcasse di automobili, dei pneumatici abbandonati, delle facciate erose dei falansteri (tributo continuo al Buzzati di “Un amore”) a metà tra cemento e mare: è la voce di Mazzarrona. L’adolescente scontrosa e la periferia violenta inscenano il dramma ecolalico dell’imperfezione. Imperfetta è la liceale perbene, dalla sensibilità scontenta e dall’amore disperato per Massimo il tossico. Imperfetta nella sua sospensione tra espiazione e trasgressione. Lei che sa espiare (forse) ma che non sa trasgredire (forse). Imperfetta, nel senso più vero, è quella periferia, “una geografia di assenti”. Leggi tutto…

TEA RANNO: da SENTIMI a L’AMURUSANZA

Proponiamo un testo critico del poeta Sebastiano Burgaretta dedicato al romanzo “Sentimi” e, in coda, un’anticipazione sul nuovo romanzo di Tea Ranno in uscita ad aprile per Mondadori: “L’amurusanza”

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Cunto e canto poetico quello di Tea Ranno in Sentimi

di Sebastiano Burgaretta

Conosco un po’ la genesi di questo libro, perché ho avuto il piacere di parlarne a più riprese con l’autrice a Roma, ora al Caffè Capitolino ora alla Libreria Feltrinelli. Devo precisare che, secondo me, esso, nell’ambito della produzione narrativa della scrittrice di Melilli, costituisce un momento fortissimo, forse il più completo, il più ricco e potente, quello che più copiosamente e sofferentemente gronda umanità, un’umanità che sempre invariabilmente si porta dietro pregi e difetti, eroismi e viltà, ricchezze e miserie. Di questa umanità Tea Ranno s’è fatta cantatrice, anzi cuntatrice, sofferente con essa, come un antico aedo del mondo classico, con toni, cadenze coralità da tragedia greca. Leggi tutto…

LIBERACI DAI NOSTRI MALI di Katya Maugeri (recensione)

LIBERACI DAI NOSTRI MALI di Katya Maugeri (Villaggio Maori Edizioni)

di Simona Lo Iacono

Il cancello è sempre il primo simbolo, anche in paradiso.
Per accedere sia al bene che al male, sia nel luogo della privazione che in quello della pienezza, bisogna avere una chiave.
Poi l’apertura. Che – nel secondo caso – è ferrosa e affaticata. Un attrito contro le giunture. Lo sforzo allucinato di una gazza rinchiusa nella trappola, che tossicchia un ultimo canto.
Entrare in carcere è sempre un trapasso tra mondi. Non un semplice andare verso luoghi. Ma un’espiazione al male della normalità. Un rovesciamento di sguardo.
Quando le guardie penitenziarie trascrivono il tuo nome sul registro di ingresso, hai acquisito – sia pure transitoriamente – l’identità degli sbagliati. Dei limitati.
Sei il minotauro che si aggira irrequieto tra i muri di Minosse.
I corridoi possono variare. Ne ho visti di tutti i tipi.
Al carcere di Brucoli sono dipinti. Un detenuto ergastolano ha trasformato ogni superficie in una finestra affacciata all’esterno. Ha colorato la realtà che i suoi occhi riescono ancora a vedere.
Nella casa di reclusione di Foggia, invece, le celle vi si aprono come bocche. Le mani dei reclusi cingono le sbarre. Vi ciondolano come altalene che spingono l’aria. Leggi tutto…

FUOCO AL CIELO di Viola Di Grado (recensione)

FUOCO AL CIELO di Viola Di Grado (La nave di Teseo)

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Il 22 marzo 2019, alle h. 19:30, Viola Di Grado presenterà il suo romanzo “Fuoco al cielo” (La nave di Teseo) presso la Libreria Prampolini, via Vittorio Emanuele n. 333, Catania. Dialoga con l’autrice Giuseppe Raniolo

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Fuoco al cielo”. Il dovere della memoria e l’infinita voce di Dio nel romanzo d’amore di Viola Di Grado

di Daniela Sessa

Tamara è pazza. Lo ha tenuto tra le braccia, lo ha fatto succhiare dal suo seno, lo ha avvolto in un panno rosso, gli ha asciugato il sudore. Tamara non è pazza. Lui esiste. Gliel’ha portato Dio. Dio per Tamara ha una voce, non è l’infinito silenzio sentito da tutti gli altri abitanti del suo villaggio maledetto. Dio s’infrange contro i due fari di un’auto e si spappola ai margini di una strada. Tamara era pazza, Tamara non era pazza. E’ il mese di marzo del 1996 a Musljumovo, il villaggio segreto conficcato tra gli Urali siberiani. In quella zona della Siberia Dio è una sillaba di radioattivo. Tamara lo sapeva. Tamara sapeva che Alëšen’ka è quella sillaba partorita in una notte maledetta e sporca, dal suo corpo contaminato dall’uranio e dall’amore sfatto e disperato di Vladimir. Alëšen’ka è un essere strano, è diverso, fa ribrezzo. Dio le aveva indicato il bosco e lei lo aveva trovato lì. E tutti dicevano che era impazzita per quel suo figlio mostruoso. Anche Vladimir, anche la nipote Klara. Poi ci sono il medico Lazar e la sua amante Iskra, la dottoressa Irina Ermolaeva, il poliziotto Ivan Bendlin e la ragazzotta Galina Semenkova. Tutti i personaggi di una tragedia che Viola Di Grado racconta con un linguaggio violento e delicato, materico e simbolico, capace di trasformare la storia in distopia d’amore. Leggi tutto…

ADDIO FANTASMI di Nadia Terranova (recensione)

ADDIO FANTASMI di Nadia Terranova (Einaudi Stile Libero)

Libro proposto all’edizione 2019 del Premio Strega

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di Fabrizio Palmieri

Perdere un padre in età preadolescenziale è terribile.
Perderlo perché ha deciso di lasciare casa è drammatico.
Una dura lezione che Ida ha dovuto apprendere in fretta: ha dovuto imparare a convivere, a fare a meno di una figura così importante, a negarne l’utilità.
Ma digerire la perdita è ben diverso dal semplice convivere.
Perché è già difficile metabolizzare la morte di un genitore, ma è da titani vincere un abbandono. Ida convive con l’abbandono, si ribella a modo suo, stenta a capirlo ma deve crederci, quasi fosse un atto di fede.
Fede nei fantasmi.
I fantasmi aleggiano nella tua vita come un vento impazzito e proprio come il vento arrivano quando dicono loro e con l’intensità che loro decidono. Sono evanescenti: ci sono e non ci sono, un vedo e non vedo di un macabro spogliarello. Ed è proprio quando la vita sembra denudarsi per apparire ‘così-com’è’ agli occhi di Ida, è proprio in quel momento che i fantasmi tornano a intonare brani di passato, infestando la mente e stendendo un sudario sul futuro, utilizzando le figure a te più vicine per ripescare ferite rimosse e mai sanate. Leggi tutto…

LE ASSAGGIATRICI di Rosella Postorino (recensione)

LE ASSAGGIATRICI di Rosella Postorino (Feltrinelli)

Vincitore dell’edizione 2018 del Premio Campiello (qui lo speciale di Letteratitudine)

Finalista Premio Letterario nazionale Chianti 32ma edizione

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Quel male necessario da masticare

di Riccardo Piazza

La tana del lupo è vicina, terribilmente prossima. La caserma di Krausendorf non è che una fucina sistematica dove la prassi quotidiana ha assunto le fattezze di una illusione salvifica: l’evasione degli ordini, la logistica, le riunioni strategiche, le scientifiche coazioni a ripetere. Il Führer, del resto, con la coazione nevrotica ci andava a nozze. Rastenburg, Prussia orientale, è laggiù, nelle lande desolate degli anelli chiusi dalle foreste fredde e intricate e dal ferro dei bunker che Hitler brama il controllo, anela ancora, con ieratica convinzione, la gola del cervo europeo.
Si cinge di un gruppo apparati digerenti di fiducia, per lui non rappresentano altro che questo, mali necessari da sacrificare per il controllo di ogni suo singolo pasto. Dopo tutto, la tensione è massima, il tranello, il possibile avvelenamento sempre dietro l’angolo. Siamo nell’autunno del ’43 e Rosa Sauer è giunta da Berlino per sfuggire ai bombardamenti ormai incessanti. Le SS la prelevano nella più annichilente delle brutalità conosciute, senza fornire spiegazioni logico-razionali. Incastreranno così la giovane all’interno di quell’ingranaggio malato che Simone Weil intravide fra le pieghe della necessità della follia naturale e della sofferenza. Leggi tutto…

L’UOMO SBAGLIATO di Salvo Toscano

L’UOMO SBAGLIATO di Salvo Toscano (Newton Compton)

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di Eliana Camaioni

“L’umanità ha debellato il vaiolo. Ma non il matrimonio. E questo è un dato di fatto su cui varrebbe la pena di ragionare”.
Comincia così “L’uomo sbagliato” (Newton Compton) di Salvo Toscano, autore del bestseller “Insoliti sospetti”, che ritorna con un nuovo caso per i fratelli Fabrizio e Roberto Corsaro.
E’ ‘una mattina di quasi estate’ quando Fabrizio Corsaro, giornalista, viene a sapere che dovrà lasciare in fretta l’appartamento al padrone di casa. Una notizia inaspettata, un’estate a cercare una nuova casa e un nuovo equilibrio, fino a un’altra mattina, stavolta di novembre, quando riceve la telefonata di tale Filippo Pandolfo: “Dottore, mi perdoni per il disturbo, io dovrei parlarle di una cosa molto delicata e importante”.
La cosa in questione è che il padre di Filippo, Cosimo Pandolfo, sta scontando da sei anni in carcere una pena di trenta, accusato dell’omicidio di Giovanni Cannizzaro, suo vicino di casa: una colpevolezza sulla quale nessuno – giudici, avvocati, opinione pubblica – avevano avuto dubbi, durante un processo rapido e senza appello: Cosimo era una brutta persona, un violento, picchiava a sangue la moglie incinta. Ma il figlio Filippo è convintissimo dell’errore giudiziario: mostra a Fabrizio un video inedito, una testimonianza preziosa che parla di un computer mai ritrovato, che però da sola non basta a chiedere la revisione del processo. Leggi tutto…

LA FUNESTA DOCILITÀ di Salvatore Silvano Nigro (recensione)

LA FUNESTA DOCILITÀ di Salvatore Silvano Nigro (Sellerio)

di Gianni Bonina

Non solo la natura ma anche la letteratura «è un tempio in cui dei pilastri viventi lasciano talvolta uscire confuse parole; l’uomo vi passa attraverso foreste di simboli che l’osservano con sguardi familiari». Con La funesta docilità (Sellerio) Salvatore Silvano Nigro porta argomenti a favore di Baudelaire rinvenendo corrispondences letterarie, ma anche storiche e di genere odonomastico, dentro la foresta di simboli, rimandi bibliografici e biografici che sono I promessi sposi: proponendoci il massimo romanzo nazionale alla stregua di un tempio dove entrare come fosse la prima volta, anche solo per scoprire come nell’edizione del 1840, la Quarantana, le vignette non svolgano un ruolo di illustrazioni ma, secondo i propositi di Manzoni, di integrazione del testo e dunque di racconto.
Nigro ci ha abituati a percorrere un testo guardando quelli che gli stanno a fianco e in questa occasione ha dato il meglio da un lato invitandoci a leggere I promessi sposi in una chiave che apre altri libri e da un altro radunando scrittori, artisti, registi di ogni tempo e luogo in un parnaso della cultura che è soprattutto un parlamento di etica e di giustizia quanto al tema centrale che è il linciaggio del Prina. Ciò che richiede molti saperi, soprattutto filologici. Leggi tutto…

DOTTOR NEANDERTHAL di Francesco Costa

“DOTTOR NEANDERTHAL. Il colore morto della mezzanotte” di Francesco Costa (Cento Autori)

di Maria Rita Pennisi

Francesco Costa è uno scrittore napoletano che vive da molti anni a Roma. È inoltre attore e sceneggiatore. Il suo ultimo libro Dottor Neanderthal, Il colore morto della mezzanotte, primo romanzo di una trilogia noir, è stato pubblicato con Cento Autori (Villaricca Napoli).
Si tratta di un romanzo pieno di colpi di scena e situazioni coinvolgenti, dislocati in varie parti d’Italia: da Lecce, dove incominciano i fatti, a Napoli dove termina la vicenda. Un libro che ci terrà incollati alla poltrona dalla prima all’ultima parola.
Protagonista è lo scrittore Leonardo Corona, autore di una trilogia di romanzi per ragazzi su un certo dottor Neanderthal, di cui dovrebbe presentare il primo volume in alcune scuole di Lecce, dove è atteso. Leonardo, però, non sta attraversando un momento felice, anzi si trova in una situazione difficile della sua vita, perché la moglie lo ha appena lasciato fuggendo a Berlino con l’amante. La madre, che per lui dovrebbe essere un punto di riferimento, è sempre più distante e apatica nei suoi confronti.
Pur sentendosi distrutto nel fisico e nel morale, Leonardo deve farsi forza per mantenere gli impegni presi. Leggi tutto…

SEROTONINA di Michel Houellebecq (recensione)

SEROTONINA di Michel Houellebecq (La nave di Teseo – traduzione di Vincenzo Vega)

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di Massimo Maugeri

La pubblicazione di ogni nuovo romanzo di Michel Houellebecq, oltre a segnare un evento letterario di rilievo, determina contestualmente la nascita di un “grande fatto mediatico” che genera dibattiti. Era accaduto con i romanzi precedenti ed è quello che sta accadendo con “Serotonina” (La nave di Teseo, pp. 332, euro 19, traduzione di Vincenzo Vega).
Il protagonista della storia è un francese di quarantasei anni che lavora presso il ministero dell’Agricoltura. Si chiama Florent-Claude Labrouste, ha una relazione sentimentale in fase terminale con Yuzu (donna giapponese ventiseienne dalle discutibili abitudini sessuali), vive in uno degli appartamenti di un grattacielo ubicato al centro del (da lui odiato) quartiere Beaugrenelle di Parigi («città ammorbata da borghesi ecoresponsabili») e soffre di depressione. Ed è proprio il “disturbo esistenziale” dell’irriverente Florent a determinare il titolo del romanzo. Se il protagonista, infatti, riesce in un modo o nell’altro ad andare avanti è grazie all’assunzione di dosi massicce di un farmaco, il Captorix, che stimola la produzione di serotonina (l’ormone del buonumore) e che riesce ad apportare benefici all’autostima nonostante gli effetti collaterali con cui bisogna fare i conti: nausea, scomparsa della libido e impotenza (Florent dichiara sarcasticamente di non aver mai sofferto di nausea). «È una piccola compressa bianca, ovale, divisibile»: questo, l’incipit del romanzo. E qui, forse, ci si potrebbe fermare per interrogarsi sulla possibilità che il protagonista del nuovo romanzo di Houellebecq («privo in fondo sia di motivi per vivere sia di motivi per morire») non sia solo un “singolo”, ma il generico rappresentante di un’intera società ripiegata su se stessa, insoddisfatta e incapace di evolversi in maniera positiva e costruttiva. Leggi tutto…

VARIAZIONI ENIGMATICHE di Eric-Emmanuel Schmitt

Risultati immagini per Variations énigmatiques Éric-Emmanuel SchmittVARIAZIONI ENIGMATICHE: un’opera teatrale di Eric-Emmanuel Schmitt

di Eva Luna Mascolino

Trenta minuti circa. Sono quelli che servono per ascoltare le Variazioni enigmatiche per orchestra di Edward Elgar o le Variazioni enigmatiche per teatro di Eric-Emmanuel Schmitt, un dramma in due atti scritto nel 1996 e a più di vent’anni di distanza rappresentato ancora in tutto il mondo.

La vicenda si apre con un tòpos tanto comune quanto intrigante, ovvero quello dell’intervista a uno scrittore di successo che, come si intuisce, nasconde una qualche ferita personale fra gli strati di arroganza e di superficialità alternati alle battute volgari e scontrose indirizzate agli sconosciuti. Se ne accorge fin da subito Eric Larsen, il giornalista de La gazzetta di Novosibirsk che ha chiesto di incontrare personalmente il Premio Nobel per la letteratura Abel Znorko a Rosvannoy, «un’isola situata sul mare della Norvegia» dov’è notte per sei mesi l’anno.

I due faticano a entrare in sintonia, in particolare nel momento in cui Larsen insinua che l’ultimo romanzo di Znorko, L’amore inconfessato, sia la rielaborazione di un amore impossibile vissuto in prima persona dall’autore. Quest’ultimo nega con fervore, accusando il giornalista di riciclare domande prive di originalità ai soli fini di uno scoop sensazionalistico, che però poco rispecchia la sublimazione artistica dell’esistenza. Eppure, già durante il primo atto, è proprio lui ad ammettere a fatica che le iniziali H.M., cui è dedicato il volume, stanno per Helene Metternach, una giovane studentessa conosciuta in passato durante un congresso sulla letteratura nordica. Leggi tutto…

LA COLPA di Raffaele Mangano (recensione)

LA COLPA di Raffaele Mangano (Lupetti editore)

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di Francesca G. Marone

Ci sono assenze che pesano sul cuore come macigni, ci sono assenze che restano nella nostra vita come fossero presenze. Indissolubili, incancellabili, come segni sul corpo, come pesi sul cuore. Sono le assenze di coloro che avrebbero dovuto amarci, come noi ci aspettiamo che facciano, come giustamente pretendiamo da piccoli: sono i genitori, sono i padri. Ancora una volta incontro un tema a me particolarmente caro: il padre e la sua mancanza. Del padre si è parlato e narrato tanto ma mai si finirà di farlo. Ognuno ha le proprie assenze, ognuno ha le proprie  necessità esistenziali e narrative, potremmo dire che ogni rapporto felice col padre è uguale a modo suo ma ogni rapporto complicato è infelice a modo suo. E sulla linea di infelicità e del non detto tentiamo di costruire la nostra indagine personale e mettiamo in ordine le nostre parole. Questo il lavoro che, con cura amorevole, dolorosa a tratti, ma anche ironica, fa Raffaele Mangano nel suo ultimo libro “La colpa” edito da Lupetti editore. Leggi tutto…

LA MALIGREDI di Gioacchino Criaco (recensione)

LA MALIGREDI di Gioacchino Criaco (Feltrinelli)

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di Maria Zappia

È una terra ripetutamente violata quella che emerge dalla narrazione di Gioacchino Criaco nel romanzo Feltrinelli, dal titolo “La Maligredi”, seppur la trama, che segue i canoni ed il ritmo del romanzo di formazione, si presenta avvincente e di agevole comprensione.
Ad apparire per primo è Nichino, un dodicenne dal carattere acerbo e dal temperamento sensibile che pian piano, a forza di lezioni acquisite sia ad opera dei grandi, sia a seguito di sollecitazioni dei compagni di giochi, diviene uomo e scopre che l’universo all’interno del quale ha compiuto le prime esperienze di vita è connotato da un forte dualismo: istanze solidaristiche all’interno del nucleo familiare, spietatezza e sopraffazione all’esterno, nell’ambito sociale.
Così l’iniziale incanto della festa paesana e della giostra degli zingari, che determina entusiasmo e trasgressione, trascolora nei capitoli successivi al primo, in una perdita di innocenza e in un’adesione ai piccoli progetti illegali di un gruppetto di compagni, rendendo la trama variegata e interessante in un crescendo di tensione narrativa, come accade nei romanzi dei grandi autori sudamericani.
E tuttavia gli strappi alle regole, se da un lato rendono smaliziato il protagonista consentendogli di non soccombere rispetto alla vera delinquenza mafiosa che prospera in Calabria, luogo che fa da sfondo all’intera narrazione, dall’altro costituiscono l’unico modo per portare un po’ di benessere in casa, per sollevare dal bisogno la madre Lidia operaia a giornata in una piantagione di gelsomino poco distante da casa. Leggi tutto…

IL BENE, GLI ALTRI E I DISORGANICI: i nuovi libri di Filippo La Porta

I nuovi libri di Filippo La Porta mettono in relazione il bene e il male come elementi essenziali per comprendere la realtà e “gli altri”

di Massimo Maugeri

I grandi capolavori della letteratura – quelli che oltrepassano la barriera del tempo e dello spazio – continuano a parlarci, a offrirci strumenti che ci consentono di interpretare la realtà che ci circonda e il nostro rapporto con il mondo e con gli altri. La Commedia di Dante rientra senza dubbio tra le opere che offrono suggestioni e stimoli di questo tipo. Lo dimostra Filippo La Porta nell’ambito del suo recente saggio intitolato “Il bene e gli altri. Dante e un’etica per il nuovo millennio” (Bompiani). Il titolo contiene implicitamente una domanda: in che modo è possibile identificare un’etica, nel poema dantesco, che possa trovare applicazione nella nostra contemporaneità? Filippo La Porta fornisce la sua risposta svolgendo un’indagine letteraria sulla Commedia e indirizzandola sui concetti di bene e male / realtà e irrealtà. Leggi tutto…

IL GENERALE di Lorenzo Tondo (recensione)

IL GENERALE di Lorenzo Tondo (La nave di Teseo)

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di Gianni Bonina

Sciascia vedeva la giustizia come un “ingranaggio”: cadendoci si finisce dentro meccanismi di difficile regolazione. Un caso kafkiano, pressoché ignorato dalla stampa italiana, si sta avendo alla Corte d’assise di Palermo dove dall’anno scorso viene celebrato il processo a un eritreo ritenuto il re della tratta degli esseri umani nel Mediterraneo, arrestato il 24 maggio 2016 a Khartoum, capitale del Sudan. Si tratta di Medhanie Yehdego Mered, chiamato “il Generale”. A lui viene anche imputata la morte di 368 eritrei naufragati in acque italiane il 3 ottobre 2013 e di altre centinaia di migranti fatti imbarcare su barche destinate a colare a picco.
Ma dopo l’arresto “Il Guardian” di Londra diede notizia che la persona arrestata non era lo smuggler al quale le polizie europee stavano dando la caccia, trattandosi di un pastore eritreo identificato in Medhanie Tesfamariam Berhe, fuggito in Sudan per sottrarsi al servizio militare e non rischiare di morire nella guerra contro l’Etiopia. A dare la notizia uscita sul quotidiano inglese fu un giornalista palermitano, Lorenzo Tondo, lo stesso che per primo aveva reso noto sullo stesso giornale l’arresto del famigerato Mered, grazie ai rapporti pressoché di amicizia con il sostituto procuratore Calogero Ferrara, che dopo l’ecatombe di vite umane di tre anni prima, rispondendo anche a un impulso del governo, aveva dato vita a un pool di polizie europee da concentrare nella caccia al signore miliardario che controllava l’esodo dall’Africa in Europa, applicando nelle indagini gli stessi metodi da lui stesso adottati nella lotta alla mafia: intercettazioni telefoniche, ricerca di soffiate, adozione di un profilo del racket mutuato da quello verticistico di Cosa nostra. L’arresto di Mered fu annunciato con molta enfasi dalla magistratura italiana più celebrata e ammirata d’Italia, quella dove avevano militato Borsellino e Falcone, per modo che la scoperta che l’arrestato non era Mered avrebbe significato una solenne sconfessione. Leggi tutto…

LA DOMENICA VESTIVI DI ROSSO di Silvana Grasso (recensione)

LA DOMENICA VESTIVI DI ROSSO di Silvana Grasso (Marsilio)

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Il demone rosso della scrittura nell’ultimo romanzo di Silvana Grasso

di Daniela Sessa

Occorre leggerlo tutto d’un fiato il nuovo romanzo di Silvana Grasso “La domenica vestivi di rosso” (Marsilio), solo per il gusto di scoprire proprio nelle ultime frasi perché è così bello, così stringente, così complesso. Perché ogni pagina morde la carne del lettore? Risponde Nerina Garofalo: “un romanzo non deve insegnare nulla né dare modelli di bontà né indicare strade di vita a chi s’è perso cercandola la vita. Un romanzo deve invece molestare, molestare chi lo scrive, molestare chi lo legge, schiaffeggiarlo, bastonarlo, ridestarlo”.  Mentre pare talvolta frantumarsi la dimensione del romanzo, nella misura del frammento lirico o della ricostruzione memoriale, Silvana Grasso dà uno strattone all’intento pedagogico del genere e scrive un romanzo e insieme un romanzo sul romanzo. Leggi tutto…

GLI ULTIMI GIORNI DI ANITA EKBERG di Alessandro Moscè (recensione)

GLI ULTIMI GIORNI DI ANITA EKBERG di Alessandro Moscè (Melville)

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di Gianni Bonina

Dopo che Seneca, Bobbio e Simon de Beauvoir l’hanno spiegata; Yehoshua e Philip Roth narrata; Robert Redford e Jeane Fonda inscenata e – per restare alle migliori prove pluridisciplinari – dopo che Renato Zero e Claudio Baglioni l’hanno cantata, infine la vecchiaia ha ispirato un romanzo, Gli ultimi giorni di Anita Ekberg, che non è un romanzo perché stilisticamente si presta come poema in prosa e più che una storia racconta una Ur-storia, la vita di ogni uomo che viene al mondo e poi muore. Presentandosi come la biografia per highlights di un’anziana diva morente, si rivela invece una struggente orazione funebre alla vita e un epinicio alla morte nei modi di una elegia che non poteva non essere intonata se non da un poeta maudit e colmo di amor fati – chi altri se no – un poeta capace di arrivare nei penetrali dell’animo umano pur non avendo esperienza diretta alcuna di vicende legate soprattutto all’età. E Alessandro Moscè, poeta marchigiano, restituisce con sorprendente efficacia un quadro della vecchiezza che è così vivido da rappresentarne, in una ottuagenaria costretta sulla sedia a rotelle, i dolori fisici e psichici con un sentimento che solo chi li viva può conoscere. Oppure un poeta. Leggi tutto…

M. IL FIGLIO DEL SECOLO di Antonio Scurati (recensione)

M. IL FIGLIO DEL SECOLO di Antonio Scurati (Bompiani)

Azione e reazione: fisica e breve “controstoria” di un principio

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di Riccardo Piazza

Il coraggio di agire è spesso contrapposto alla ponderazione del discernimento. Quanto conosciamo le peculiarità proprie della meccanica politica d’Italia? Il secolo breve è aperto da un lunghissimo ponte cronologico che vede la nazione uscire esausta, unita seppur divisa e sfilacciata nelle sue trame sabaude, dalla dialettica, sovente sterile, del parlamentarismo trasformista. La Prima guerra mondiale sovverte gli equilibri delle radiose giornate di Maggio senza però esimerci dalla responsabilità della risposta più importante: quale il principio morale, prima ancora che etico, dell’azione all’interno di quei primi anni novecenteschi?
Il romanzo di Antonio Scurati, in più di ottocento pagine, eviscera con perizia i contorni della risposta. Al concetto di idea ed azione i Fasci di combattimento, naturale evoluzione di quelli siciliani combattuti e avversati da Francesco Crispi, resilienti nelle velleità agrarie, movimentiste, sindacali e contadine di un socialismo fattosi facile Salomè incantatrice, grazie ai pifferi magici di Marx, Engels, con tanto di zucchero a velo della dialettica hegeliana, nonché i partiti di massa, consacrano il loro nuovo santo Graal neorisorgimentale. Leggi tutto…

QUANT’È VERO DIO di Sergio Givone (recensione)

QUANT’È VERO DIO. Perché non possiamo fare a meno della religione” di Sergio Givone (Solferino)

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di Gianni Bonina

Dall’indomani dell’ultima guerra mondiale ad oggi si è assistito a un progressivo rovesciamento dell’approccio mostrato alla religione da parte degli intellettuali e delle masse popolari: i primi, che pure avevano riconosciuto al trascendente una funzione necessaria al perseguimento del bene comune, hanno finito per ritenerla non più che una “agenzia morale” e una esperienza esclusivamente privata; i secondi, aperti a un futuro ottimistico dopo gli orrori della guerra e pronti a vagheggiare vantaggi concreti al posto di promesse consolatorie, ne hanno invece riscoperto lo spirito irenico e soterico fino ad assumere le forme più variegate di misticismo.
Questo processo ha riguardato unicamente l’Occidente e dunque il cristianesimo, che dato per storicizzato dalle ideologie materialistiche quali il marxismo e il neo-illuminismo insieme con ogni altra confessione di fede (il “Dio è morto nicciano” come annuncio a ogni divinità monoteista e politeista) si è invece rigenerato al disinganno di quelle ideologie ed oggi scopre che la stessa scienza – la fisica quantistica in particolare, alle prese con le incognite del caso e della probabilità – si interroga al suo cospetto su temi che riguardano la metafisica. La ricerca della verità è tornata perciò di competenza anche della religione, sicché la domanda di oggi non è più cosa legittimi la fede, tanto per assegnarle un ruolo comunque subalterno, ma cosa la fede legittimi. E quel che essa legittima è per Sergio Givone (autore del libro uscito da Solferino Quant’è vero Dio) addirittura il divenire politico, manovra che le permette di riconquistare la sua piena centralità nella vita degli uomini e nelle loro attività. Leggi tutto…

A BORDEAUX C’È UNA GRANDE PIAZZA APERTA di Hanne Ørstavik (recensione)

A BORDEAUX C’È UNA GRANDE PIAZZA APERTA di Hanne Ørstavik (Ponte alle Grazie, 2018, 228 pp. Trad. it. di S. Culeddu)

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di Antonio Celano

Perché parlare di Hanne Ørstavik e del suo romanzo psicologico A Bordeaux c’è una grande piazza aperta (Ponte alle Grazie, 2018, 228 pp.)? In fondo – pur conosciutissima all’estero, tanto da esser stata tradotta in ventisei lingue e aver recentemente partecipato alla finale dei National Book Awards nella Shortlist della sezione «Translated Literature» – è una scrittrice norvegese tradotta per la prima volta in Italia, per giunta senza nemmeno essere una giallista.
Perché, allora? Recita la quarta di copertina, che il libro «è un romanzo d’amore, un romanzo sul desiderio di vicinanza e di sessualità e sullo smarrimento che avviene quando l’altro non si lascia incontrare». Forse un erotico? No, soprattutto qualora si voglia inserire il termine nel filone delle Cinquanta sfumature. Semmai un erotico in senso lato, pure questo aperto, dove la sessualità, anche una volta scesa nei suoi bassifondi, è sempre narrata con luminosa naturalezza. Niente morbosità, insomma; niente nevrotiche o sordide catabasi, niente cercate perdizioni maledette e dannunziane. Solo esperienza, viaggio nel cercare un uomo in un altrove muto, dove si pensa si possa coglierlo. Capirsi. Leggi tutto…

THE GAME di Alessandro Baricco (recensione)

THE GAME di Alessandro Baricco (Einaudi Stile Libero Big)

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L’iperuomo di Baricco gioca ai videogame

di Daniela Sessa

Quando Pico della Mirandola davanti ai cardinali di Innocenzo VIII dimostrò -con scarso successo, è da ammettere- che l’uomo è un grande miracolo ossia un mediano libero (già questa cosa, del mediano, al destinatario di questa riflessione potrebbe piacere) tra il creato e Dio si capì che per l’uomo tirava un’aria nuova e migliore. Poi arrivò Leonardo e inscrivendo la prediletta creatura di Dio dentro la geometria, le fece capire di poter toccare con tutta se stessa l’infinito e il finito; anzi, come avverte lo stesso Leonardo da accorto “omo senza lettere”, grazie ai suoi nervi potersi muovere nell’immenso mare dell’essere. Di moto, nervoso, in moto, nervoso, l’uomo prova a litigare con il re dell’universo (leggasi Copernico, Cartesio e Pascal), in seguito lo mette decisamente da parte (vedi Voltaire) per poi accorgersi che, a contare solo su tutta quella chirurgica razionalità, si perdeva qualcosa di magico (divino, va bene lo stesso) e approda al sistema inquieto e magmatico dell’Ottocento. Perso in un mare di nebbia, l’uomo moderno un po’ alzava la testa verso il cielo nella convinzione di attraversarlo, fino a quando non avrebbe messo almeno un piede sulla Luna e vi avrebbe mandato sonde e astronauti; un po’ si contorceva per mettere quel piede dentro se stesso, impresa per fortuna ancora incompiuta. Nel frattempo sono arrivati i barbari (qualcuno aveva avvertito) e alcuni generosi – è un eufemismo –  imprenditori dello spazio, meglio etere, hanno cominciato a muovere invisibili algoritmi a uso e consumo di un’umanità moltiplicata. Benvenuti negli anni Duemila, vi presento l’iperuomo.  Anzi lo presenta Alessandro Baricco nel suo “The game”, prontuario della rivoluzione digitale e commentario di un nuovo Umanesimo.  Che posizione occupa l’uomo nell’universo della rete? Quanta responsabilità ha nella nuova mappa del mondo? Quale dimensione temporale ha elaborato?  Leggi tutto…

UN ALFABETO NELLA NEVE di Davide Brullo (recensione)

UN ALFABETO NELLA NEVE di Davide Brullo (Castelvecchi)

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Brullo è il re dell’apocrifo. I suoi romanzi sono palle di fuoco. E “Un alfabeto nella neve” è fatto per ustionare

di Gianluca Barbera

Consentitemi di chiamare il personaggio principale del romanzo Davide Brullo. Quello che trovate indicato in copertina altri non è che il suo fratello gemello. Mettiamola così.
Si comincia con un pugno di lettere lasciate al nostro eroe (decidete voi se l’autore o il personaggio) da un’anziana signora russa che vive ritirata sul Lago Maggiore. Si tratta nientemeno che del carteggio, ritenuto perduto, tra Boris Pasternak e Marina Cvetaeva, due tra i maggiori poeti del Novecento. Tra loro divampò una passione a distanza, mai consumata. Entrambi notoriamente facili ad accendersi. Ma non dovete dimenticare che il nostro Brullo è un abile mistificatore, un vero mago della parola, un forgiatore di vertigini e di pensieri urticanti, più difficili da maneggiare di palle infuocate. Nel romanzo (nella sua vita reale non vogliamo entrare) egli colleziona esistenze, si cala negli abissi di artisti e letterati illustri, riporta alla luce documenti scomparsi, rinviene testi inediti, li inventa, se necessario. Dà letteralmente vita a nuovi personaggi fiammeggianti. Questa demiurgica forza lo fa sentire onnipotente (è lui stesso ad ammetterlo). Le sue rivelazioni, i suoi libri, mirano a provocare sconquassi “nel ghiacciaio della storia dell’arte”. Egli non è nuovo a scoop, a scandali. È proprio di quelli che va in cerca. Non esita a vantarsi dei suoi successi. Ricorda di aver pubblicato “un soggetto di Ingmar Bergman che narra le perversioni sessuali di Franz Kafka”; di aver fornito le prove “della pederastia ossessiva di Giorgione” e di aver dato alle stampe “una lettera in cui James Joyce ammette di aver violato la figlia matta”. È riuscito nell’impresa di persuadere il mondo letterario che “Hemingway era affamato di uomini e che ha avuto una relazione con Simenon”. In breve, il nostro è un biografo che ama “dissacrare i miti e disonorare i riti”. Leggi tutto…

L’IDEA CHE UCCIDE di Antonio Di Grado (recensione)

“L’IDEA CHE UCCIDE. I romanzieri dell’anarchia tra fascino e sgomento” di Antonio Di Grado (Nerosubianco)

Il libro sarà presentato a Catania, alla Mondadori Bookstore di Piazza Roma, 18, giovedì 22 novembre 2018, alle h. 18. Dialoga con l’autore il professore Fernando Gioviale

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“L’Idea che uccide”. Se l’anarchico è Antonio Di Grado…

di Daniela Sessa

Se l’anarchico è Antonio Di Grado, capita di imbattersi nel vocabolario del furore, di trovare nelle sue pagine la furibonda voglia di raccontare la letteratura, quella marchiata all’origine dalla lettera scarlatta del sospetto e delle bombe. La letteratura dell’A come anarchia. La letteratura anarchica è fedifraga, libertaria, straniera. Ancora “discorde, difforme, inspiegabile, irrecuperabile”, in un crescendo di senso che pare calvinianamente leggero (si ricordi il guizzo di Cavalcanti che si libera di messer Betto) ma porta con sé la grave pietas verso chi e di chi muore per un’idea. Inizia con uno spettro “L’idea che uccide (ed. Nerosubianco) e termina con il corpo sepolto, da Edgar Lee Masters, del suonatore Jones. O di Fabrizio De Andrè, tanto uguale è la sorte: scorgere la libertà in un vortice di polvere, finire rauco col flauto spezzato e senza rimpianti. Cantava così, o quasi, De Andrè che chiude di commozione l’ultimo libro di Antonio Di Grado a spostare quei morti di grandi idee e ancor più grandi foghe nell’epopea delle anime salve, del “mi sono spiato illudermi e fallire”.  Il nuovo saggio di Di Grado, che sembra completare gli ultimi suoi scritti sul pensiero anarchico in letteratura “Anarchia come romanzo e come fede” e “Vittorini a cavallo”, è un’asincrona esplorazione nella letteratura anarchica tra Ottocento e Novecento fatta con l’arma dell’epifania proustiana o con gli occhi di Fabrizio Del Dongo in mezzo alla battaglia di Waterloo, se il critico avverte che è meglio lasciar “liberi i testi di fluttuare nell’universo illimitato delle analogie”, perché la ricerca deve essere “affrancata dall’obbedienza a qualsivoglia dogma”. Una galassia letteraria di convergenze non parallele e istantanee, in cui all’inconsapevole ribellione dello straccio rosso di Charlot si lega la confortevole e smagata vestaglia dell’anarchico George Simenon; in cui si azzarda l’anarchia per George Orwell in difesa della Catalogna o per “l’impeto inerme di una dolente fraternità” di Giacomo Leopardi davanti alla furia del Vesuvio. Leggi tutto…

STORIA DI DUE DONNE E DI UNO SPECCHIO di Edoardo Zambelli

STORIA DI DUE DONNE E DI UNO SPECCHIO di Edoardo Zambelli (Laurana, 2018)

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Un mondo di specchi e misteri, nel nuovo romanzo di Edoardo Zambelli

di Gianluca Barbera

Quella di Zambelli è una scrittura limpida e onirica. Tutto è chiaro eppure niente è come che sembra. Ancora una volta, dopo il romanzo d’esordio “L’antagonista”, l’autore di Cassino sfodera una storia densa di misteri, doppifondi, figure perturbanti e specchi che moltiplicano la realtà.
Due donne di età differenti si incontrano, diventano amanti, affrontano insieme gli spettri del passato. Nella vita di una, un vuoto di memoria che riguarda i primi diciotto anni complica le cose. Senza contare la comparsa di un uomo che inizia a ossessionarla con foto, lettere e improvvise apparizioni. Nella vita dell’altra, che è stata a lungo lontana da casa a causa di un padre che ora è inchiodato su una carrozzina (ma non solo), s’intrufolano inquietanti sogni che minacciano di diventare realtà. Poi come in un gioco di specchi i personaggi si sdoppiano, assumendo nuove identità, interpretando nuovi ruoli, come in un mondo parallelo. Leggi tutto…

LA SCOPA DI DON ABBONDIO di Luciano Canfora (recensione)

LA SCOPA DI DON ABBONDIO di Luciano Canfora (Laterza)

di Gianni Bonina

Il moto, che è un fenomeno fisico, è anche un fondamento della storia, quantomeno dei modi di interpretarla. L’intuizione è di Luciano Canfora (autore di La scopa di don Abbondio, Laterza), che la ricava da Guerra e pace di Tolstoj. Il quale c’entra con Manzoni perché fa anch’egli storia scrivendo romanzi, ma ha soprattutto riguardo alla scopa che don Abbondio evoca come una provvidenza minore pensando al flagello della peste che “ha spazzato via certi soggetti” come don Rodrigo. Al pari del movimento che fa la scopa, il moto tolstojano è basculante, giacché avanza, arretra e poi avanza di nuovo. E movimento è detto il divenire storico, il cui moto, a differenza di quello fisico, non è rotatorio, semmai spiraleggiante o meglio ancora “sinuoso”, ovvero serpeggiante. Comunque mai rettilineo perché, contrariamente alla freccia del tempo, torna spesso e volentieri indietro.
Tale è appunto il moto storico concepito da Tolstoj che lo vede in senso olistico, frutto cioè dell’insieme delle volontà individuali (di massa più che di élite, per dire meglio: di persone e non di personaggi) che non hanno soluzione di continuità, diversamente da come riusciamo comunemente a comprendere la storia, quando la scomponiamo in unità compiute e autonome. Tuttavia anche Tolstoj, come nota Canfora, si addisse a raccontare la storia attraverso singole vicende, né riuscì a stabilirne il reale spirito. Come la natura, “non fa salto” né procede a brani scuciti, è vero, ma è tutt’altro che stabile come sarebbe un atomo pesante. Leggi tutto…

BITNA, SOTTO IL CIELO DI SEUL di Jean-Marie Gustave Le Clézio

BITNA, SOTTO IL CIELO DI SEUL di Jean-Marie Gustave Le Clézio (La nave di Teseo)

Il nuovo romanzo del Premio Nobel per la Letteratura Jean-Marie Gustave Le Clézio sarà in libreria a partire dal 31 ottobre. Sarà presentato in anteprima nazionale nell’ambito degli eventi di “La Milanesiana 2018: il dubbio e la certezza” lunedì 29 ottobre alle h. 21 presso il Centro Congressi Fondazione Cariplo, via Romagnosi 8, Milano (in fondo al post, la locandina dell’evento)

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di Massimo Maugeri

Jean-Marie Gustave Le Clézio, scrittore francese, nato a Nizza nel 1940, ha scritto oltre quaranta opere tra romanzi, racconti, saggi e storie per ragazzi. Nel 2008 l’Accademia svedese gli ha conferito il Premio Nobel per la Letteratura, in quanto “scrittore di nuove partenze, di avventura poetica, di estasi dei sensi, esploratore di un’umanità che va al di là e nel profondo della cultura dominante.”
Delle sue “nuove partenze” Le Clézio ne dà ulteriore dimostrazione in questo suo nuovo romanzo pubblicato in Italia da La nave di Teseo e intitolato “Bitna, sotto il cielo di Seul”.
Nei libri precedenti, Le Clézio aveva dato spazio a luoghi molto importanti nella sua vita: Mauritius, Nizza e Parigi. Adesso è la volta di Seul, una città che Le Clézio conosce molto bene e dove ha avuto modo di risiedere più volte anche per periodi prolungati. Tempo fa, infatti, in seguito a un invito per un incontro di scrittori, gli fu proposto di insegnare alla Ewha Womans University di Seul. L’idea gli parve interessante e accettò. Il rapporto che lega Jean-Marie Gustave Le Clézio alla città di Seul non è dunque quello di un semplice visitatore, ma di qualcuno che ha avuto modo di vivere la città dal di dentro, immergendosi nelle sue atmosfere, conoscendone gli abitanti, carpendone sguardi e modi di pensare.
Certo, Seul è una città enorme e complessa: abitata da oltre dieci milioni di persone (ben 22 milioni vivono nell’area metropolitana). Stiamo parlando di una città più popolata di New York.
Città molto particolare anche per altre ragioni: dal 1953 la zona demilitarizzata che separa le due Coree (stabilita a seguito del “cessate il fuoco” alla fine della cosiddetta Guerra di Corea) è piuttosto vicino a Seul e non è infrequente imbattersi in persone che hanno amici e parenti che vivono “dall’altra parte della barricata”. La città, inoltre, è divisa in due dal fiume Han. Per Le Clézio il fiume Han è una sorta di luogo magico che sembra segnare la separazione di due mondi: il confine tra il Nord e il Sud dell’Asia, lo spirito più austero del Nord e la fantasia talvolta gioiosa del Sud.
Bitna, la giovane protagonista di questo nuovo romanzo di Le Clézio, ama osservare i passanti e i passeggeri della metropolitana. E come l’autore che le ha dato vita sa che ogni persona porta con sé un segreto, racchiude una storia. Leggi tutto…

LA SICILIA È UN’ISOLA PER MODO DI DIRE di Mario Fillioley (recensione)

LA SICILIA È UN’ISOLA PER MODO DI DIRE di Mario Fillioley (Minimum Fax)

Siracusa come metafora. Il racconto della Sicilia di Mario Fillioley

di Daniela Sessa

Alla Sicilia e sulla Sicilia hanno detto di tutto. Senza citare i viaggiatori alla Goethe perché – direbbe Andrea Camilleri – i cabbasisi si sono rotti, basta il riferimento alla coppia buttanissima e bellissima o a tutta la letteratura siciliana contemporanea (da Pirandello ai tre grandi della famosa fotografia Sciascia, Consolo e Bufalino fino a Gaetano Savatteri) per cogliere della Sicilia tutte le sfumature di senso e non senso, tutte le stramberie e la poesia, tutta la tragicommedia. La Sicilia è anche quella di Colapesce e dei pupi, di PIF e di Ficarra e Picone ed è tutto un meraviglioso trallallero. Idillio? Lirismo? Sufficienza gattopardesca? Sicilitudine o redimibilità? Si sta ancora a discutere e magari bene ne venga. Tanto è cosa risaputa che ai siciliani piace lambiccarsi il cervello con argomenti capziosi e aporie: Leonardo Sciascia si divertiva, e tanto, a smascherare il barocchismo dei siciliani spacciato per illuminismo. Ma autoreggenti e décolleté col tacco a spillo alla Sicilia mancavano. Ce li ha messi Mario Fillioley in “La Sicilia è un’isola per modo di dire” (ed. Minimum fax) e d’improvviso la bella Trinacria, quella della bandiera siciliana e delle ceramiche di Caltagirone, si è annacata (traduzione: ha camminato lenta e ondeggiante) verso Siracusa e qui, non si capisce se in tutta coscienza o se vittima di un tranello dello scrittore, ha fatto la fine di Narciso, abbracciata alla sua stessa immagine.  Siracusa è una città bella, ha una luce rosa e gialla, una luce tutta sua che saetta la pietra degli edifici e delle piazze prima di tuffarsi a mare. Siracusa ha una storia che fa tremare d’orgoglio i siracusani e una voce antica che, se smetti un attimo di sentire il tuo respiro, arriva a eco dalla cavea del Teatro e dalle Latomie. A Siracusa cammini sopra la Storia e la Bellezza. Va da sé che la Sicilia che si specchia a Siracusa se bella non è, sarà bellissima come si augurava Paolo Borsellino, uno dei figli migliori di Sicilia. A Mario Fillioley, però, che la Sicilia sia un’attraente chimera pare idea da rovesciare. Leggi tutto…

VITE CHE SONO LA TUA di Paolo Di Paolo

VITE CHE SONO LA TUA. Il bello dei romanzi in 27 storie” di Paolo Di Paolo (Laterza)

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di Eliana Camaioni

“A Eliana, per tutte le vite che scriverà”.
Così Paolo di Paolo, con una penna-pennarello blu notte, mi ha dedicato il suo “Vite che sono la tua” (Laterza).
L’ho incontrato a Messina, non ci vedevamo da un po’; e siamo rimasti a chiacchierare a microfoni spenti, dopo la presentazione del suo libro. Perché Paolo è una di quelle persone che quando ci fai amicizia è davvero un amico: ti chiede come stai, si ricorda di quello che gli avevi detto l’ultima volta che vi eravate incontrati anche se sono passati sei mesi, e quindi com’è andata col romanzo nuovo, con quel colloquio, con quel progetto.
E davvero ogni volta mi sento onorata, di questa sua attenzione: per chi come lui incontra centinaia di persone al giorno, questo livello di empatia e di ascolto credo sia un dono fuori dal comune. Anche se – è inconfessabile – in fondo al cuore mi piace pensare che no, lui mica si ricorda così di tutti; come i figli maggiori che sono gelosi dei fratelli minori, mi piace pensare che lui mi consideri davvero sua amica, che abbia per me uno strapuntino d’onore, anche piccolo, in mezzo a tutti.
Vogliamo tutti sentirci speciali, per le persone che stimiamo e a cui vogliamo bene. E nel mio cuore, Paolo è uno di questi.
Così torno a casa, e armata di divano e pantofole, comincio a leggere. E sono ancora alla prefazione, alla pagina VIII in numeri romani, che i miei pensieri trovano conferma: “Questo, è stato leggere. Questo è. Fare entrare nella propria vita molte più persone di quelle che davvero riusciamo a incontrare per strada”.
Eccolo lì, non mi sbagliavo, penso. Eccolo, il suo segreto: percepire la vita come un incrocio di storie e gli altri come compagni di cammino; le nostre vite non sono altro che storie non scritte, siamo fatti delle stesse storie di cui sono fatti i libri, e quindi non esiste cesura fra la vita e la letteratura, c’è solo uno storytelling ininterrotto, in cui si mescolano trame di romanzi e trame di vite che non sono la tua, ma che diventano la tua, se in quelle vite vuoi entrare.
E allora tutto mi è chiaro, e volo sulle pagine del libro spinta dall’amore di farmi attraversare anch’io, dalle vite che hanno attraversato Paolo e che lui ha scelto di condividere col lettore: 27 storie, 27 classici che per la prima volta vedo con occhi nuovi.
Io in loro, loro in me. Loro in Paolo bambino, Tom Sawyer in lui e lui in Tom Sawyer, e così via, passando per Dickens (‘uno scrittore diventato un aggettivo’), il giovane Holden (‘ruvido e sensibilissimo come la gran parte di chi ha sedici anni, sì ma con qualcosa in più’). Leggi tutto…

UNA DI LUNA di Andrea De Carlo (recensione)

UNA DI LUNA di Andrea De Carlo (La nave di Teseo)

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“Una di Luna” di Andrea De Carlo, romanzo in forma di fiaba

di Daniela Sessa

All’uscita di un nuovo romanzo di Andrea De Carlo ci si chiede sempre di quale duello di vite attorcigliate nei sentimenti si debba fare il padrino. Dicotomie esistenziali filano e sfilano trame ricche di domande, di riflessioni sui tempi, di memorie, di desideri, di viaggi: uomini e donne alla ricerca del senso, della rotta, spesso con una bussola che va all’impazzata. Una bussola, con l’ago oscillante tra sud-ovest e nord-est  ha dentro la borsa Margherita. Attenta a dosare giorno e notte, Margherita appare a Jules con la vivezza e il rumore del Sole ma è taciturno riflesso di luce lunare. Ha una cicatrice nell’anima, una sul polso: in entrambe la sagoma della Luna. Margherita è una donna di luna, di fiaba.  Come “Una di Luna” (La Nave di Teseo) il nuovo libro di Andrea De Carlo, artista inquieto e versatile che con il viaggio di Margherita, Achille e Jules è scivolato dal racconto di realtà al racconto di magia e senza farsi sfiorare da facili tentazioni marqueziane.  Piuttosto la magia di luna è di quel Fellini che lo iniziò all’enigma e all’illusione (brucia ancora la vana ricerca di Carlos Castaneda se è citato nel libro e associato al suo mago don Juan). Non ha voce la luna di De Carlo, ma ha colore e sapore, aromi e vapori. Appare per incanto e nel tempo dei baci, dopo aver vagato insieme alla sua amica tra le calli di Venezia, nel viola del bar di un albergo dell’hinterland milanese, e il lettore è sicuro che abbia sbirciato, sconcertata, dentro lo studio televisivo di quel talent di cucina in cui Margherita si è trascinata al seguito del padre Achille Malventi, alla ricerca di un contatto emotivo, affettivo o basterebbe verbale con quell’uomo in asfissia di sentimenti, egoista all’eccesso e all’eccesso sognatore fino a una narcisistica autodistruzione. Leggi tutto…

QUELLO CHE NON SAPPIAMO di Annarita Briganti (recensione)

QUELLO CHE NON SAPPIAMO di Annarita Briganti (Cairo)

di Eliana Camaioni

“Non sono io l’uomo del tuo destino? Anzi, no, con la maiuscola: l’Uomo del tuo destino”

“Se lo fossi mi accompagneresti nei miei viaggi di lavoro, mi sosterresti, conosceresti i problemi della mia famiglia. Non avrei bisogno di mangiare troppo, troppo poco, o di compensare nei momenti di ‘down’. Faremmo molto l’amor, in tutti i modi, senza limiti, senza tradirci, rispettandoci, bevendo vino rosso. Non saresti l’ennesimo compagno da dimenticare”

Non condividono la quotidianità. Non sono nemmeno una coppia canonica. Eppure, Ginger e Paulo hanno quanto di più magico si possa desiderare per un rapporto: la condivisione dell’anima.

“Era estate quando ho ricevuto la prima email di Paulo”. Così su un foglio bianco, solo una riga di parole in apertura del romanzo, a pagina nove: come un tuono che precede un acquazzone improvviso e scrosciante, come uno sparo che dà il via ai maratoneti, come qualcosa che irrompe in un istante e irreversibilmente mette in moto gli eventi. Nello stesso modo, Paulo entra nella vita di Ginger: e non importa se Paulo e Ginger sono davvero i loro nomi reali, non importa se Paulo è responsabile di servizi catering e Ginger ha cinquanta persone a pranzo e aspetta una consegna che non arriverà mai. Quello che conta è la reazione a catena – di parole, domande, risposte, silenzi, nuove domande, appuntamenti, rancori, sentimenti – che quella prima mail avrà messo in moto. Leggi tutto…

PIERGIORGIO BELLOCCHIO E I SUOI AMICI di Giuseppe Muraca (recensione)

PIERGIORGIO BELLOCCHIO E I SUOI AMICI. Intellettuali e riviste della sinistra eterodossa di Giuseppe Muraca (Ombre Corte)

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L’eresia di un sogno, per cambiare il mondo

di Giuseppe Giglio

«Ora, scegliendo il silenzio, ha forse raggiunto il suo scopo: quello di non contare nulla», dice Giuseppe Muraca (a margine di una breve biografia e storia) di Piergiorgio Bellocchio, in apertura di un singolare libretto che lo stesso Muraca ha da poco licenziato per i tipi di Ombre Corte: Piergiorgio Bellocchio e i suoi amici. Intellettuali e riviste della sinistra eterodossa (128 pagine, 12 euro). Laddove viene ripercorsa la vicenda dei “Quaderni piacentini”, l’eretica e leggendaria rivista fondata appunto a Piacenza nel 1962 dallo stesso Bellocchio e da Grazia Cherchi, ai quali si aggiunse presto Goffredo Fofi: a completare una squadra molto ben assortita, che avrebbe tenuto in vita i  “Quaderni” fino al 1984. Ed è stata una vera e propria eresia, l’esperienza di quella rivista; che ha avuto tra le sue pagine il pensiero di non pochi tra i migliori militanti della Sinistra intellettuale italiana di quegli anni difficili: da Franco Fortini a Raniero Panzieri, da Danilo Montaldi a Cesare Cases, passando per Edoarda Masi e Sebastiano Timpanaro, Giovanni Giudici e Giovanni Raboni, senza tacere di Elsa Morante, solo per citarne alcuni. Un’eresia libertaria: nel segno e nel sogno della libertà del pensiero, della cultura, ben oltre le asfissianti e spesso assai ristrette ortodossie di partito, e a debita distanza dai dogmatismi della sinistra rivoluzionaria. Lungo una tradizione – quella delle riviste – che già con “Il Politecnico” (di Vittorini) e con “Officina” (di Pasolini, Leonetti e Roversi) di quella libertà aveva lasciato vitale testimonianza. Leggi tutto…

LA GALASSIA DEI DEMENTI di Ermanno Cavazzoni

LA GALASSIA DEI DEMENTI di Ermanno Cavazzoni (La nave di Teseo)

romanzo finalista al Premio Campiello 2018

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Cosmogoniche ontologie robotiche profondamente umane

recensione di Riccardo Piazza

Secondo uno dei paradigmi fondamentali delle leggi di Asimov sulla robotica, la macchina non potrà mai perpetrare uno svantaggio per l’uomo, in risposta ad una determinata problematica fenomenica, qualsiasi dato ella abbia a disposizione. Fornirà dunque sempre la soluzione più razionale, sarà sempre, sulla base delle leggi di stato, logica. Eppure, le scienze cognitive e gli studi di intelligenza artificiale hanno ampiamente dimostrato che il fattore più logico di derivazione non è sempre il migliore dei fattori possibili. Emotivamente nonché epifenomenicamente coinvolta, la mente umana non agisce soltanto secondo leggi di attuazione teorica a priori, Kant lo aveva intuito. Sovente, i risvolti migliori nascono dalla deviazione standard, dall’imprevedibile errore del genio. Siamo di fronte all’intelletto emotivo, sistema limbico di derivazione rettiliana. Ecco la matrice, le macchine non riescono ad implementare un algoritmo per errare di proposito al fine di raggiungere un risultato vantaggioso.
All’interno delle galassie letterarie di Cavazzoni, queste antinomiche ontologie veritative coesistono, si ibridano, scherzano vivacemente e si fondono. “Tutti l’hanno riconosciuto come prodotto della loro stessa fabbrica, la Simplex, ma nessuno l’ha detto, perché nelle loro concezioni c’erano due grandi verità, una minore e una maggiore, e loro la minore la consideravano verità disprezzabile e superata, come una favola, il fatto cioè che erano solo degli Ippia venuti male; mentre la verità maggiore (che avrebbe fatto in un futuro prossimo il bene dei popoli) era che Jan Sebič li aveva destinati al governo per rimediare ai tanti mali del mondo”. Leggi tutto…