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Archive for the ‘Recensioni’ Category

LO STATO DELL’ARTE di Demetrio Paolin (recensione)

LO STATO DELL’ARTE di Demetrio Paolin (Autori Riuniti)

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Demetrio Paolin, uno scrittore che scrive del corpo mettendoci tutto il proprio corpo

di Gianluca Barbera

Anni fa ricevetti per email un romanzo erotico in forma anonima, ancora inedito. Dopo poche pagine riconobbi l’autore e gli scrissi: ammise che era stato lui a mandarmelo per mettermi alla prova. Ci sono autori dotati di uno stile inconfondibile. Demetrio Paolin è uno di questi. Non si tratta di come costruisce le frasi, ma di come pensa, di come vede il mondo. Lo riconosci subito. Lui stesso ne è consapevole: “Cosa ci si aspetta da me? Penso di averlo abbastanza chiaro: una narrazione disturbante, ma chiara e nitida nelle forme, quasi banale, con alcune immagini forti e uno sguardo disperato sul mondo”. Ecco cosa fa dire al protagonista (suo alter ego) del secondo dei due racconti che compaiono nel volumetto “Lo stato dell’arte”, pp. 54, Autori Riuniti. Il suo personaggio confessa di essersi stancato di scrivere perché tutti si aspettano da lui la ripetizione di uno schema. Leggi tutto…

COSE CHE SO di Stefano Tettamanti

Stefano Tettamanti, “COSE CHE SO. Libri, pesci combattenti, scaloppine al limone, ancora libri e poco altro” (L’Amico Ritrovato)

 di Elvira Siringo

Il sottotitolo si cura di disorientare subito il lettore e annuncia enigmatico: Libri, pesci combattenti, scaloppine al limone, ancora libri e poco altro. A voler scomodare Palazzeschi si potrebbe dire che qui “Lo scrittore si diverte, pazzamente, smisuratamente!”.  E dato che certa allegria è contagiosa, di tanto in tanto ci si ritrova a ridere da soli per l’irresistibile umorismo di cui sono intessute le Cose che so di Stefano Tettamanti. La raccolta dei post pubblicati dal 2014 al 2015 sul blog letterario Ho un libro in testa di Chicca Gagliardo si è trasformata in un libro brioso, pubblicato dalla casa editrice genovese L’Amico Ritrovato. Un libro singolare che racconta frammenti di una vita in equilibrio instabile fra autori bislacchi ed editori ignoranti, librai del passato, scrittori del presente e lettori del futuro. Leggi tutto…

I LEONI DI SICILIA di Stefania Auci (recensione)

“I LEONI DI SICILIA. La saga dei Florio” di Stefania Auci (Nord)

[Ascolta la puntata radiofonica di Letteratitudine con Stefania Auci dedicata a “I leoni di Sicilia”]

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di Maria Zappia

I leoni di Sicilia” di Stefania Auci, più che un romanzo storico che delinea l’affermarsi di una famiglia borghese nella Sicilia di fine settecento, costituisce anche un interessante documento riguardo un progetto industriale di elevato profilo e di grande attualità, anche oggi a distanza di secoli dalla fine della dinastia industriale protagonista della saga. La capacità di Vincenzo Florio, autentico pioniere in quello che oggi definiremmo “settore agroalimentare” emerge nel dettagliato racconto dell’autrice che, con grande abilità ricostruttiva, delinea, passo dopo passo l’ascesa dell’intera famiglia, di umili origini e perdipiù straniera, le alleanze e l’affermazione sociale ed economica nella Sicilia preunitaria, crocevia di mercanti ed armatori, soprattutto inglesi, un territorio insomma percepito dai Florio come ricco di opportunità. Inquieto e spregiudicato, come tutti gli innovatori, Vincenzo Florio possedeva la capacità di intuire il nuovo e di assecondarlo, impegnandosi senza risparmio di energie per la realizzazione di progetti che rispetto all’epoca ad egli contemporanea, erano autenticamente “visionari”. Leggi tutto…

ELEVATION di Stephen King (recensione)

ELEVATION di Stephen King (Sperling & Kupfer, 2019)

traduzione di Luca Briasco – illustrazioni di Mark Edward Geyer

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di Gabriella Rossitto

Rieccoci a Castle Rock. E siamo stranamente sereni, stavolta; l’atmosfera è serena, il cielo terso.
Non dobbiamo guardarci attorno, non dobbiamo smettere di respirare a ogni angolo di strada, non ci sono mostri e vittime, qui. La città che abbiamo imparato a conoscere, che abbiamo visto distrutta e poi risorta, ci accoglie per una nuova storia.
Castle Rock è terra di paura. Ha visto omicidi e mostri, ha nutrito e accolto il Male. Omicidi seriali, cani assassini, la città che esplode come una polveriera… eppure siamo ancora qui, per una storia anomala, se volete, ma con un suo fascino sottile.
Non è la prima volta che accade: non vi siete sentiti a volte in una terra straniera leggendo libri di King “anomali” appunto? Non avete in quei momenti creduto alla storia dei ghostwriter?  Però siamo sicuri che uno scrittore debba rimanere sempre fedele a se stesso, non possa trovare modo di sperimentare e allargare la sua visione? Leggi tutto…

MARCO POLO di Gianluca Barbera (recensione)

MARCO POLO di Gianluca Barbera (Castelvecchi)

di Gianni Bonina

Quando il cardinale d’Este, letto l’Orlando furioso, chiedeva ad Ariosto «Messer Lodovico, da dove avete tratto tutte queste corbellerie?», la tradizione aristotelica faceva ancora da freno al romance in ambito soprattutto odeporico: la letteratura di viaggio era fondata sul combinato principio della realtà e della verità, per cui superare la soglia della verosimiglianza comportava, mancando la possibilità di riscontri, il discredito del narratore o il salto nel fantasy. Un secolo dopo Don Chisciotte avrebbe sancito la legittimità dell’avventura fantastica ma quasi trecento anni prima le corbellerie che poteva permettersi Ariosto, mandando gente sulla luna pur pavesando battaglie di crudo realismo, erano invece severamente vietate a un viaggiatore come Marco Polo che, dettando le sue memorie al compagno di prigionia, contava di essere creduto, ancorché le avventure raccontate ben potessero avere il carattere delle corbellerie. Leggi tutto…

FATTI DI MAFIA di Gianni Bonina (recensione)

imageFATTI DI MAFIA di Gianni Bonina (Edizioni Theoria)

di Patrizia Danzè

Il romanzo, si sa, è il genere letterario che più di ogni altro mette in crisi e i racconti di Gianni Bonina che si costituiscono in forma di romanzo, come l’autore avverte nella premessa, squadernano sin dal racconto incipitario una materia che se sul piano della realtà, sul piano umano ed emotivo, è di difficile e forte impatto, sul piano narrativo si dimostra vincente. Perché attraversando i trentasei racconti che in Fatti di mafia (Edizioni Theoria, pp. 208, euro 16), un titolo-manifesto che è già una sfida, si dispongono in fabula, si viene risucchiati in un labirinto oscuro che tuttavia si vuole percorrere, sapendo che il piacere della lettura deve affrontare il dolore imbarazzante della finzione/realtà. Un viaggio narrativo nel sistema della mafia degli anni Ottanta in un paese siciliano, Addaro, «inesistente che però non è di fantasia, come lo sono tutte le figure che lo popolano», un campo chiuso di forze, dove la mafia non è soltanto la piovra capace di avvolgere nei suoi tentacoli territorio ed economia, o di sostituirsi allo Stato dove lo Stato è lontano o viene visto come tale, ma è la peste che riesce a diffondersi e far coincidere cultura, comunità, famiglia, individui, abitudini, costumi, comportamenti quotidiani, con la propria potenza pervasiva e con il proprio codice linguistico (lo stesso rigorosamente spalmato da Bonina in tutto il suo romanzo della mafia). Una mafia pronta a fare il salto di “qualità” per una sua prossima, futura globalizzazione. Leggi tutto…

UNDYING. UNA STORIA D’AMORE di Michel Faber (recensione)

UNDYING. UNA STORIA D’AMORE di Michel Faber (La nave di Teseo)

[…] Splendore era il mio nome per te. / Non era vero, / in quei giorni prima che, alla fine, / ti lasciassi andare. / Lo sapevi tu e lo sapevo io. / Eri brutta. / Ma non adesso. / Non adesso.

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di Eva Luna Mascolino

Lo scrive Michel Faber rivolgendosi idealmente alla moglie Eva dopo il decesso di quest’ultima. Una poesia dalla sintassi scarna, eppure di un’indiscutibile ferocia evocativa, che fa parte del volume Undying. Una storia d’amore, arrivato in Italia nel 2017 grazie alla traduzione dall’inglese di L. Manini per La Nave di Teseo. Il filo conduttore dell’opera è un dialogo fra una malattia tumorale lunga sei anni e un amore durato per ben ventisei, al termine del quale, come suggerisce il titolo, è la non-morte ad avere la meglio.

L’operazione compiuta dall’autore olandese sembra quella di una continua sottrazione: non c’è spazio per la metrica, né per uno “studio” poetico in senso stretto dei testi. Non ci sono particolari rifacimenti letterari, né vengono accennati giochi retorici qua e là. A emergere dall’ombra è solo il verso di chi ha pubblicato quasi sempre in prosa e si è vergognato per decenni di leggere ad alta voce i propri componimenti, salvo poi dedicarvisi forsennatamente per via di un’esigenza irrimandabile.

Fin dai primi scritti proposti nella silloge, in effetti, l’urgenza del dolore emerge in tutta la sua spaventosa tridimensionalità, abbracciando allo stesso tempo accertamenti medici e vestiti fuori misura, carezze sgraziate e letture ad alta voce. Le domande sono numerose, ancora più frequenti la diatesi passiva e le forme negative, che concorrono così a ricostruire il quadro di un declino psicofisico, da un lato, e la strenua resistenza di chi accetta il cambiamento, dall’altro, senza abbracciarne l’estremo distacco. Leggi tutto…