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Archive for the ‘Recensioni’ Category

MORDI E FUGGI. IL ROMANZO DELLE BR di Alessandro Bertante (Baldini + Castoldi)

Mordi e fuggi. Il romanzo delle BR - Alessandro Bertante - copertina“Mordi e fuggi. Il romanzo delle BR” di Alessandro Bertante (Baldini + Castoldi)

“Mordi e fuggi” è nella dozzina dei libri finalisti all’edizione 2022 del Premio Strega

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di Alessandra Angelucci

Alberto Boscolo è la voce narrante di “Mordi e fuggi – il romanzo delle BR” dello scrittore Alessandro Bertante, candidato al Premio Strega 2022. Una voce potente, quella del giovane protagonista Alberto: schietta, fresca e impudente, come sa essere solo quella di un ragazzo di vent’anni che, dall’essere “con tutti e tutto”, decide di passare dall’altra parte del fiume ed essere “contro”. E se decidi di essere “contro” negli anni Settanta, il rischio della perdita non è contemplato sin dall’inizio, perché vuoi solo combattere una società asfittica, perbenista e borghese. Vuoi essere rivoluzionario. La perdita, appunto, non esiste, perché non è fra le possibilità pensabili. La svolta militare invece sì, perché la «rivolta deve essere imprudente e maledetta», non certo timorosa.
Ma cosa significa essere rivoluzionari? Un interrogativo che potrebbe appartenere anche a un adolescente dei nostri tempi, smanioso di essere riconosciuto fra molti in una società sorda e deludente, incapace di costruire ponti per i sogni. Leggi tutto…

LEONARDO SCRITTORE di Barbara Fanini (Franco Cesati Editore)

Leonardo scrittore - Barbara Fanini - copertina“Leonardo scrittore” di Barbara Fanini (Franco Cesati Editore)

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di Simone Gambacorta

Di solito compendi quali Leonardo scrittore di Barbara Fanini (non sfugga la collocazione del volume all’interno della collana “Pillole – Letteratura” dell’editore Cesati) sono ammantati da un certo quale grigiore compilativo e da una non meno rattristante raucedine nozionistica. Sono cioè come avvolti da una coltre di composta e spenta diligenza che ne fa dei magazzini di date, luoghi, titoli e nomi disposti secondo il concatenarsi di quadri molto didascalici quando non poveramente e nudamente scolastici, talvolta persino non troppo dissimili, quanto a strutturazione, da certe svelte ed ebeti guide turistiche.

Da queste meste e pure vizze galassie purtroppo dominate dall’exemplum ad imitandum del “libretto di istruzioni”, il breve e brillante volume di Barbara Fanini, linguista e collaboratrice dell’Accademia della Crusca, esula totalmente e si colloca felicemente negli opposti distretti dei libri di sicura qualità: e in nulla è gravato dal pallore avvilito e pugnace di quelle impresucce secchionesche appassite in un’assennatezza encomiabile e puntuta e però poverissime d’intelligenza. Leggi tutto…

L’ALBA CHE VERRÀ di Lorenzo Marotta (Algra) – recensione

L' alba che verrà - Lorenzo Marotta - copertina“L’alba che verrà” di Lorenzo Marotta (Algra)

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di Giovanni Vecchio

L’alba che verrà” (Algra Ed., 2022) è l’ultimo romanzo dello scrittore e critico letterario Lorenzo Marotta che ancora una volta ci sorprende per la straordinaria capacità di entrare in pieno nella dimensione del vissuto personale e della condizione generale dell’umanità. Infatti la vita del giornalista e scrittore, che fa da voce narrante, serve da tramite per trattare dei cambiamenti repentini delle società occidentali che richiedono interventi mirati e non rinviabili per garantire la vivibilità del pianeta continuamente insidiata dall’aggressione all’ambiente, dallo spietato sfruttamento delle risorse naturali e dal surriscaldamento climatico che, nonostante le tante denunce e manifestazioni, non si è ancora riusciti a fronteggiare in modo condiviso e determinato. Preoccupanti sono anche le sperimentazioni sul genoma umano, ormai esplorabile e classificabile, che, portate alle forme estreme, potrebbero determinare stravolgimenti della natura dell’uomo. Leggi tutto…

NEL FUROR DELLE TEMPESTE di Luigi La Rosa (Piemme) – recensione

Nel furor delle tempeste. Breve vita di Vincenzo Bellini - Luigi La Rosa - copertina“Nel furor delle tempeste. Breve vita di Vincenzo Bellini” di Luigi La Rosa (Piemme)

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di Lorenzo Marotta

Una partitura di parole e musica, di incontri e amori sconvolgenti, di amicizia e striscianti ostilità, di gloria e bruciante solitudine, di affanni interiori e silenzi, in parallelo allo scolorire della salute in un corpo squassato dalla tosse, dalle febbri, dal tormento interiore. E’ tutto questo ed altro il romanzo di Luigi La Rosa, «Nel furor delle tempeste Breve vita di Vincenzo Bellini», edito da Piemme, 2022. Dopo la pittura, con «L’uomo senza inverno. Storia di un genio dimenticato dell’Impressionismo» dedicato alla figura di Gustave Caillebotte, ora è la musica, con l’animo del suo migliore compositore, Vincenzo Bellini, a fare da motivo ispiratore nel nuovo libro del raffinato scrittore siciliano. Una felice opera giocata tra immaginazione e ricerca bibliografica sul musicista, che ha il pregio di ricreare attraverso una scrittura elegante ed armoniosa, i luoghi, le atmosfere, i personaggi che accompagnarono la vita e l’opera creativa di Bellini. Da Catania che gli diede i natali il 3 novembre 1801, a Napoli dove arrivò diciottenne per seguire gli studi presso il Real Collegio di Musica che la benevolenza del duca di San Martino e il Decurionato catanese avevano voluto, alla città scaligera, Milano, dove il genio musicale del compositore siciliano si dispiegava con i successi e qualche crudo disappunto nelle rappresentazioni delle sue opere alla Scala. Leggi tutto…

ATTI DI UN MANCATO ADDIO di Giorgio Ghiotti (Hacca edizioni) – recensione

Atti di un mancato addio - Giorgio Ghiotti - copertina“Atti di un mancato addio” di Giorgio Ghiotti (Hacca edizioni)

Romanzo proposto da Sandra Petrignani al Premio Strega 2022

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di Filippo Triolo

La morte è un punto fermo, mentre la scomparsa è la mancanza di un punto, di qualsiasi segno di interpunzione alla fine delle parole. Chi scompare ridisegna il tempo, e un circolo di ossessioni avvolge chi sopravvive. Racconta così la scomparsa, Nadia Terranova in quel capolavoro che è “Addio Fantasmi”, romanzo dedicato ai sopravvissuti. Giorgio Ghiotti parte proprio da qui, dalla scomparsa, dall’assenza, dalla difficoltà del commiato, e dedica il suo struggente romanzo ai dispersi, sulla terra ovunque. Scrive i morti ci danno pace, prima o poi. Ci si dà pace. Gli scomparsi invece continuano a lavorarci dentro testardi, imbastarditi, imponendosi alla memoria, rivendicando un’attesa.
Eppure Ghiotti va oltre, parte dalla scomparsa di Giulio, ragazzo dalla grazia di certe bestie tristi, che un giorno cammina sulla Tiburtina senza fare ritorno, per raccontare il commiato da un’età, quella gioventù ormai al tramonto. Cosa rimane adesso di quei giorni raminghi se non qualche ricordo che sfuma? Leggi tutto…

FAME BLU di Viola Di Grado (La nave di Teseo) – recensione

“Fame blu” di Viola Di Grado (La nave di Teseo)

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Il nuovo romanzo di Viola Di Grado. Metafora del corpo, del linguaggio, dell’amore.

di Daniela Sessa

Era appena uscito Attraversando il Bardo e Franco Battiato nell’afa estiva della vecchia Tonnara di Marzamemi parlava al pubblico del nostro né nascere né morire, della molteplicità che fa immensa la dimensione dell’esistenza, della reincarnazione come una freccia di corpi puntata verso il cielo. A Shanghai nel distretto di Hongkou negli anni Trenta fu costruito un mattatoio, dove oggi si possono visitare negozi alla moda e centri culturali. In questo “tortuoso labirinto modernista. Fuori una grazia modernista, dentro una psicosi di astrazioni e di cemento” due ragazze tracciano il confine tra l’eros e la morte. Sul pavimento c’è il corpo vivo di una di loro, una ragazza romana volata in Cina a insegnare italiano mentre l’altra, Xu, la morde: un’ostia, un agnello offerto al confine non troppo netto tra qui e l’altrove. Sarà un attrito della memoria o un’eco di visioni ma la tonnara e il mattatoio, luoghi dove si scannavano innocenti e ora offerte di svago per i vivi, le due ragazze scannano in due l’io come Battiato lo raccontava lì quell’estate: “questo aggregato di processi psichici pauroso, disperato, aggressivo opportunistico manipolante e troppo di rado gioioso”. Due ragazze (che sono una o forse tre o quattro: ci sono anche Kelly e, da qualche parte, Ruben) pronte a dilaniarsi, amarsi, violarsi, rifiutarsi, cercarsi, afferrarsi, affamarsi e divorarsi. Per le strade e i vicoli, dentro le case e i bar, all’ombra dei grattacieli di una Shanghai blu. Nel mattatoio di Shanghai si consuma la rasposa metafora che è il nuovo romanzo di Viola Di Grado “Fame blu”. Metafora del corpo, del linguaggio, dell’amore. Leggi tutto…

OLIVA DENARO di Viola Ardone (Einaudi) – recensione

“Oliva Denaro” di Viola Ardone (Einaudi Stile Libero)

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di Lorenzo Marotta

«La femmina è una brocca: chi la rompe se la piglia, così dice mia madre». Su questa, che è ad un tempo sentenza e condanna riguardo alla “verginità” da custodire e mantenere, ruota il bellissimo romanzo di Viola Ardone, Einaudi Stile libero 2021. Protagonista una ragazza di quasi sedici anni di nome Oliva Denaro e con lei tutte le altre coetanee, imprigionate dalle regole che vigono in paese e dalle ossessive raccomandazioni delle madri per mantenersi “pulite“ e difendersi dalle maldicenze della gente, loro che erano nate femmine, diverse dai fratelli maschi. Come per Oliva. «Mia madre, tra noi due, preferisce Cosimino perché lui è chiaro di pelle e di capelli, come mio padre, e invece io sono nera, come il corvo. Non è una brocca, lui. Non si rompe. E se si rompe si rimette insieme». Siamo negli anni Sessanta, vige il codice Rocco e il delitto d’onore e per non rimanere ‘svergognate’ le femmine non devono camminare in strada da sole, non devono portare le gonne sopra al ginocchio, non devono parlare a tu per tu con gli uomini. Meglio stare in casa e tenere gli occhi bassi e, una volta sposate, servire il marito, fare figli ed essere pazienti. Queste erano le usanze e su queste vigilavano gli sguardi occhiuti della gente, intenta ad osservare, scrutare, sparlare. Leggi tutto…

LA STAZIONE di Jacopo De Michelis (Giunti) – recensione

“La stazione” di Jacopo De Michelis (Giunti)

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di Gianni Bonina

Volendone celebrare la forza innovativa che è stata di titoli quali Io uccido di Faletti e Il nome della rosa di Eco, una certa critica ha finito per fare de La stazione di Jacopo De Michelis (Giunti, pp. 876, euro 19) un romanzo che comprensivo di tutti i generi non ne mutua alcuno. In realtà li elude tutti e ne inventa uno nuovo o di originale concetto, il fantasy contemporaneo: un ossimoro letterario nel quale il Medioevo degli elfi e dei maghi integra il racconto metropolitano. Nondimeno, se il raggio di esplorazione e di scoperta non andasse oltre un ambito sotterraneo tutto sommato circoscritto, il romanzo potrebbe inscriversi anche nel modello letterario dell’avventura, pur rivisitata nello spazio urbano, lo spirito dell’avanzamento nell’ignoto risospinto da implicazioni anche spirituali essendo ben presente accanto a quello fantastico e surreale di ricerca di mondi nuovi che rimane comunque l’elemento dominante e centrale.
L’inganno è di vedere non il fantasy ma il thriller commisto al noir e profilato nel giallo via via che la violazione del principio di realtà mostra come fumettistico e perciò irreale quanto invece richiede sin dall’inizio la sospensione dell’incredulità perché sottende la favola (con tanto anche di animali) pensata per un lettore adulto che ami l’intrigo entro un contesto civilizzato e proprio di una moderna e grande città come Milano. Ecco allora la vera novità portata da De Michelis nel ristagnante pabulum letterario nazionale, una forza che, paragonabile solo a quella da Camilleri introdotta quanto ai modi espressivi, ha inteso – non nella forma ma nella sostanza – rivestire coraggiosamente il fantasy, caro al pubblico più giovane e adatto a un’ambientazione distopica, del carattere del giallo metropolitano amato dagli appassionati del genere: che De Michelis mette nell’avviso di doversi aspettare non tanto di scoprire chi è l’assassino quanto di trovare “l’anello”, quello cioè che nella tradizione norrena, nella materia di Bretagna e nell’Edda è il meraviglioso, l’inatteso, il graal, appunto il magico.  Che qui c’è tutto. Leggi tutto…

IL CUOCO DELL’IMPERATORE di Raffaele Nigro (La nave di Teseo) – recensione

“Il cuoco dell’imperatore” di Raffaele Nigro (La nave di Teseo)

Romanzo candidato all’edizione 2022 del Premio Strega da Francesca Pansa

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di Vito Caruso

Ho finito di leggere il romanzo “Il cuoco dell’imperatore” (La nave di Teseo), pag. 751, 22 euro, di Raffaele Nigro, classe ’47, nato a Melfi (Potenza), vive a Bari, vincitore nel 1987 del Super Campiello con “I fuochi del Basento”. Una scoperta, Raffaele Nigro. Grande capacità di racconto. Lingua vasta e ammaliante. Promosso.
Parte, anzi scappa (scoprirete il perché) da Melfi (Potenza), nel 1208, il cuoco-guaritore (perché almeno uno tra i parenti deve svolgere tali mansioni) del titolo, al secolo Guaimaro delle Campane, appartenente a una famiglia di fonditori (campane, portoni, arredi sacri). Finirà in Sicilia. Si unirà allo Stupor Mundi Federico II di Svevia e lo seguirà sino alla morte, 13-12-1250, negli innumerevoli spostamenti della corte viaggiante dei miracoli, dalla Germania alla Terra Santa, dalla Sicilia alla pianura padana.
Estenuanti e spossanti i continui trasferimenti, più delle non molte battaglie, dove Federico sembra un pompiere sovente chiamato a spegnere vari focolai di rivolta nell’impero. Col sangue? Lo stretto necessario. Di più con la diplomazia, una delle diverse discipline nelle quali l’illuminato sovrano eccelle, certo coadiuvato dalle migliori teste pensanti del tempo. Leggi tutto…

UN METRO LUNGO DUE METRI di Mauro Orletti (Exòrma) – recensione

https://i0.wp.com/www.exormaedizioni.com/exorma/wp-content/uploads/2022/01/COP_UN_METRO_LR.jpg“Un metro lungo due metri” di Mauro Orletti (Exòrma)

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di Simone Gambacorta

Mauro Orletti possiede un’attitudine particolarissima che gli permette di riversare pressoché tutto in narrazione; se magari gli venisse in mente, potrebbe arrivare a raccontare persino le tabelline, cioè quanto di meno malleabile esista in termini di affabulazione. Eppure una simile sfida potrebbe fargli gola, tanto è spiccata la sua vocazione a misurarsi con quei lati del mondo che, in linea di massima, si reputerebbero appannaggio di approcci non narrativi.

Questo spiega anche come mai la sua sia una scrittura per indole e postura portata ad assumere in sé l’ibridazione e l’extravaganza (cioè a muoversi liberamente per costituirsi come costrutto volto a farsi “discorso” su qualcosa o su qualcuno) e spiega pure come mai leggere Un metro lungo due metri sia molto coinvolgente e porti a porsi numerosi interrogativi.

Il libro si presenta come una biografia di Remo Gaspari, l’uomo politico democristiano numerose volte ministro e abruzzese come lo stesso Orletti (questi è nato a Chieti nel 1977; Gaspari nella vicina Gissi nel 1921, dov’è morto novant’anni dopo). Leggi tutto…

TREMA LA NOTTE di Nadia Terranova (Einaudi) – recensione

https://www.einaudi.it/content/uploads/2022/02/978880624890HIG.JPG“Trema la notte” di Nadia Terranova (Einaudi)

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di Daniela Sessa

Si narra che Colapesce mollò per un attimo, tremendo e fatale, la colonna franta sotto capo Peloro e tutto venne giù. Si narra che Scilla e Cariddi, colte di sorpresa, cominciarono l’una a ululare e l’altra a muoversi vorticosamente e tutto il mare dello Stretto si riversò su Messina e Reggio. Potremmo inventarcelo così, il terremoto che nella notte del 27 dicembre 1908 distrusse Messina e Reggio Calabria. Potremmo farne epica e mito come ogni fatto che segna un confine invalicabile tra storia e archetipo. Possiamo farne leggenda come ogni evento che resta nella memoria e si fa cunto: lo fece qualche anno fa Carlo Muratori nelle pagine e nelle note dense di “Dies irae”. In una delle quattro storie raccolte su quel terremoto si leggono questi versi “Lu mari rivudia misu ‘nfurtura,/ Missina si nacava lientu lientu…/’nzima ca divintau na sipurtura” (Il mare ribolliva mosso a tempesta/ Messina si dondolava lenta lenta…/ fino che diventò una sepoltura); in altri si dice la brutalità, soma di ogni tragedia: un soldataccio taglia le dita a un cadavere di donna per rubare un anello. Potremmo raccontarlo in ogni lingua che conosce la devastazione e il dolore, la memoria e l’oblio, una lingua capace di mescolare in quel cataclisma cronaca e fantasmi. Si può, a patto che a mettere le parole e le ombre sia Nadia Terranova, che dello Stretto è parte, è sirena, è flauto.  Quello che resta dopo aver letto il suo ultimo romanzo “Trema la notte” è sconquasso. Sconquasso della terra e delle cose. Le ferite della terra e delle cose si sommano ad altre ferite della Sicilia, figlia e figliastra della Natura. Quello che resta, arrivati all’ultima pagina del romanzo, è il riverbero di un boato. Leggi tutto…

LA VERITÀ DI IAGO di Ettore Catalano – recensione

“La verità di Iago” di Ettore Catalano (Progedit)

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di Antonio Di Grado

Il giallo non è tra i colori che prediligo. Ma fra i tanti libri (troppi?) che indossano quel colore mi piace talvolta fiutare la qualità, fidarmi di uno: ultimo La verità di Iago, firmato da Ettore Catalano, edito da Progedit.
Ne ha date di gomitate, quel genere letterario, la detective-story, per imporsi all’attenzione di noi critici, fintamente accigliati e selettivi, in realtà solo pigri! Pensate che fino all’altroieri un importante scrittore, per liquidare un suo collega, dichiarava in un articolo che il romanzo giallo è sempre da biasimare perché mira a una facile ricomposizione di traumi e misfatti, sottraendoli alla lotta di classe. Arsenico e vecchi merletti tardo-marxisti.
Invece un grande giallista elvetico, Friedrich Glauser, aveva scritto: «Non sottovalutate il racconto poliziesco: oggi è l’unico mezzo per diffondere idee ragionevoli». No, non è l’unico ma, quando non è un futile giochino da settimana enigmistica, è vero che scava, illumina, smaschera. Leggi tutto…

SOLO SE C’È LA LUNA di Silvana Grasso (Marsilio)

solo-se-ce-la-lunaSOLO SE C’È LA LUNA di Silvana Grasso (Marsilio)

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Ogni pagina di questo meraviglioso romanzo possiede l’incanto e la magia che solo “i sentimenti di carta” sanno evocare

di Emma Di Rao

Silenziosa interlocutrice dell’umana infelicità, immagine vaghissima, colma di seduzione e incanto, l’astro lunare è il luogo letterario più propizio al canto e all’elegia, ma in quanto metafora visiva dell’indefinito è anche il luogo che più favorisce l’ampliarsi della visione e il poetico effetto della dissolvenza. Suggestiva appare inoltre la sua duplicità di luce e buio che sul piano espressivo si realizza come una vera e propria coincidentia oppositorum.
Al pari di tale impalpabile e sfuggente ambiguità della presenza lunare, il romanzo di Silvana Grasso, “Solo se c’è la luna” (edito da Marsilio), si presta di sicuro ad una lettura non univoca in virtù delle molteplici valenze allusive sottese alla narrazione. Se si volesse comunque ricondurre ad un fil rouge la sua complessa tessitura, lo si potrebbe individuare nel vagheggiamento costante di una Bellezza che è soprattutto voce interiore e risarcimento di ogni sofferenza del vivere terreno.
A tale Bellezza aspira intimamente il personaggio di Gelsomina, che, esercitandosi a scrivere sulla corteccia degli alberi il proprio nome, impara ben presto a intagliare e scolpire statuine destinate alle tombe, ma anche “visi d’uomo bellissimi, che in natura non esistevano, e non sembravano affatto di questa terra”. Un dono di natura, prezioso e unico, il suo: saper creare volti ideali di cui innamorarsi e con cui lenire un’esistenza amara, riscattando in qualche modo la propria diversità. Una diversità da intendersi come fuga verso l’altrove e diversione dal giudizio ordinario e convenzionale della società, anche quando assuma i tratti di una follia improvvisa e forse salvifica. Leggi tutto…

TOMÁS NEVINSON di Javier Marías (Einaudi)

“Tomás Nevinson” di Javier Marías (Einaudi – Traduzione di Maria Nicola)

È in libreria da oggi, il nuovo romanzo di Javier Marías

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di Claudio Fabella

Lo scrittore spagnolo Javier Marías (Madrid, 20 settembre 1951) è noto e tradotto in tutto il mondo. Ha vinto molti dei più prestigiosi Premi letterari, tra i quali il premio internazionale di letteratura IMPAC, il Nelly Sachs, il Premio Internazionale Bottari Lattes Grinzane, ha vinto con Domani nella battaglia pensa a me il premio Rómulo Gallegos e il Prix Femina Etranger. Nel 2011 ha ricevuto inoltre il Premio Nonino.
La grande attesa per l’arrivo di questo nuovo romanzo di Marías (in Italia esce per Einaudi, con la traduzione di Maria Nicola, il primo febbraio), intitolato “Tomás Nevinson“, è dunque più che giustificata.  Anche perché gli apprezzamenti autorevoli non mancano. Per El País, per esempio, «Tomás Nevinson è il miglior romanzo tra tutti quelli che Javier Marías ha pubblicato finora». Ma di cosa parla questo libro?

Due uomini, uno nella finzione e uno nella realtà, ebbero la possibilità di uccidere Hitler prima che questi scatenasse la Seconda guerra mondiale. A partire di qui, Javier Marías esplora il rovescio del comandamento «Non uccidere». Quegli uomini avrebbero fatto bene a sparare al Führer: è forse lecito fare lo stesso contro qualcun altro? Come dice il narratore di “Tomás Nevinson”, «uccidere non è un gesto così estremo se si ha piena nozione di chi si sta uccidendo». Si tratta di un tema interessantissimo, affrontato peraltro in un altro celebre romanzo di Stephen King: “La zona morta“. Leggi tutto…

SONO COSE CHE PASSANO di Pietrangelo Buttafuoco (La nave di Teseo) – recensione

“Sono cose che passano” di Pietrangelo Buttafuoco (La nave di Teseo)

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di Lorenzo Marotta

Un romanzo composito, ricco di suggestioni letterarie quello di Pietrangelo Buttafuoco, «Sono cose che passano», La nave di Teseo 2021. Un romanzo innovativo nella struttura e nella lingua, con un personalissimo stile narrativo che mescola, per fondersi in perfetto equilibrio, ironia, sarcasmo, umorismo, riflessione, passando dalla commedia che si fa pantomima, teatralità paesana, alla tragedia quando il male, annidato nel cuore dell’uomo, rode e semina morte. Un romanzo che richiama alla mente commediografi come Edoardo e Peppino De Filippo assieme al «Faust» di Goethe e al tragediografo Eschilo e non solo nella scelta del nome Oreste tra i suoi personaggi. Con una scrittura sontuosa che affascina e diverte, pronta per essere rappresentata in teatro. Una polifonia che porta il lettore, pagina dopo pagina, a viaggiare da Londra, dove la bella e mefistofelica Ottavia, principessa di Bauci, ha compiuto gli studi al King’s College in compagnia dell’aristocratica Lucy Thompson, alle isole Eolie, dove si celebra a Vulcano l’amore di Roberto Rossellini per Ingrid Bergman, a Capo d’Orlando nella cui villa dei fratelli Piccolo di Calanovella si riunisce, tra stranezze, elfi, poesia, il jet set internazionale. Leggi tutto…

NUVOLE SUL GRATTACIELO di Giuseppe Frazzetto (Quodlibet) – recensione

“Nuvole sul grattacielo. Saggio sull’apocalisse estetica” di Giuseppe Frazzetto (Quodlibet)

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NAUFRAGI E DERIVE NELL’IRREVOCABILE

Una nota in margine a Nuvole sul grattacielo di Giuseppe Frazzetto

di Salvo Sequenzia

Uno dei grandi naufragi della Modernità avviene tra il luglio e l’agosto del 1643, quando una nave che fa rotta verso i mari del sud si incaglia nelle trame della barriera corallina, davanti alle isole Salomone.
Così un nostro contemporaneo ‘postumo’, Umberto Eco, nel romanzo L’isola del giorno prima (1994) immagina la fine della Modernità e l’inizio del «tempo sospeso» della post-modernità, che il callido semiologo, nel mondo possibile della finzione narrativa, concepisce come una nave, la Daphne, incagliata davanti a un‘isola da cui la separa una linea immaginaria – il Meridiano Antipodo –  lungo la quale finisce un giorno e ne inizia un altro. Così, «sospeso» nello spazio e nel tempo, smarrito, l’uomo-naufrago sulla nave si scopre senza alcun «punto fijo» nel sestante impazzito del tempo. Insieme alla capacità di comprendere e di decifrare il mondo attraverso i dispositivi, le nozioni e gli strumenti che ha a disposizione, precipita e si inabissa anche l’«enciclopedia» di riferimento, la cui perfetta circolarità si dissolve dinnanzi al caos e alla complessità del mondo.
Il diario di Roberto De la Grive, il naufrago del romanzo di Eco, è assai simile al «mamafesta» di Anna Livia Plurabelle, il misterioso «memoriale» ritrovato dalla gallina Biddy Doran sopra un mucchio di letame nel V capitolo del primo libro di Finnegans Wake (1939) di James Joyce, quella «suprema sintesi verbale del Creato» costruita dall’autore dell’Ulysses attingendo a oltre quaranta lingue. Come il diario del naufrago echiano, che inventa, nella variatio dei punti di vista e dei piani narrativi, infiniti mondi possibili attraverso i quali il reale può essere concepito e descritto, così  il memoriale joyciano «[…] untitled mamafesta […] has gone by many names at disjointed times» [FW, 104.4-5] – «è passato sotto tanti nomi in tempi fuor di sesto» (così traduce Luigi Schenoni) – ed assume una natura aleatoria e indefinibile, al di là di una sua individuazione, ma anche contraria al regolare scorrere del tempo. Leggi tutto…

LE STANZE BUIE di Francesca Diotallevi (Neri Pozza) – recensione

“Le stanze buie” di Francesca Diotallevi (Neri Pozza): recensione

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di Simona Lo Iacono

Torino, marzo 1904. Il banditore batte il prezzo: Lotto n. 27. Un carillon da cui prorompono le note del Flauto magico di Mozart, un gioco per bambini, soave e delicato, che pare creato per esaltare l’innocenza e la purezza.
Vittorio Fubini fa di tutto per aggiudicarselo, e quando lo stringe tra le mani, i ricordi hanno già preso il sopravvento, sembrano azzerare il tempo e lo riportano indietro negli anni.
Ecco, d’improvviso, è il 1864 e il treno sbuffa nel condurlo nelle Langhe. Vittorio si guarda, come se fosse un estraneo. E’ ancora giovane, ed è un impeccabile maggiordomo. Ha lavorato una vita intera per assumere garbo nelle mani, per indossare con precisione la sua divisa e per non commettere alcun errore. Della perfezione ha fatto un abito che lo rassicura e che lo preserva. Una specie di scudo che gli concede la gioia di sentirsi considerato, apprezzato, amato.
Certo, la sua vita a Torino è difficile da lasciare, e nelle langhe ci va solo per volere testamentario di un lontano zio, suo protettore, che gli ha assicurato una crescita dignitosa e gli ha concesso di diventare una persona rispettabile. Però non è ancora turbato da quel cambiamento di destino. In fin dei conti, dovrà solo occuparsi della servitù nella villa dei conti Flores, un incarico per il quale si sente certamente all’altezza. Leggi tutto…

RAFFAELLO. UN DIO MORTALE di Vittorio Sgarbi (La nave di Teseo) – recensione

“Raffaello. Un Dio mortale” di Vittorio Sgarbi (La nave di Teseo)

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di Gianni Bonina

Così come la rivoluzione scientifica si compie nel Seicento, quando Galilei invita ad alzare la testa al cielo distogliendola dai libri di Aristotele, anche nell’arte – ma un secolo prima – si ha un analogo rivolgimento culturale dopo che Giuliano da Sangallo, incaricato da papa Giulio II, induce a guardare non in alto, ma in basso, anzi sottoterra, e nel gruppo scultoreo dissepolto nel 1506 a Roma identifica Laocoonte grazie alla descrizione che ne fa Plinio il Vecchio in Naturalis historia. La storia dell’arte nasce dunque con una scoperta archeologica che segna il momento in cui il sapere libresco diventa una fonte di informazioni utile a riconoscere un monumento attraverso l’osservazione, una ekphrasis, cessando di essere la forma di conoscenza unica e assoluta circa l’arte greca, il modello imperante di riferimento nell’Umanesimo e nel Rinascimento. Ma occorrerà ancora del tempo prima che sia considerata uno studio comparato, se nello stesso Cinquecento Giorgio Vasari illustrerà la seconda edizione delle sue Vite con immagini non di opere d’arte ma di artisti, reiterando una storia di pittori e scultori epperò non dell’arte, giacché ancora viva è l’idea di creazione artistica intesa come arte non liberale bensì meccanica, mestiere manuale e non professione intellettuale.
Espressione ultima di questa visione multidisciplinare e comparativistica dell’arte è oggi in Italia certamente Vittorio Sgarbi, forse insuperabile nel rintracciare rimandi e richiami tra un’epoca e un’altra, tra scuole e artisti diversi. Il suo ultimo libro, Raffaello. Un Dio mortale (La nave di Teseo, pp. 360, euro 22), più che altro un capitolo della sua lunga “Storia dell’arte” costituita invero nei modi di una vibratile e originale controstoria, risponde proprio allo spirito rivoluzionario sorto in quella stagione, il Rinascimento, che ha ereditato sì dal Gotico internazionale e dall’Umanesimo l’inclinazione delle corti a scambiarsi artisti e fare commistione di generi ma che, pur senza arrivare al superamento della “maniera” vista come specialità della bottega e segreto del maestro, getta tuttavia le basi per la nascita di gusti nazionali come quello fiammingo, italiano, asburgico, borgognone. Leggi tutto…

BILLY SUMMERS di Stephen King (Sperling & Kupfer) – recensione

Billy Summers. Ediz. italiana - Stephen King - copertina“Billy Summers. Ediz. italiana” di Stephen King (Sperling & Kupfer – traduzione di Luca Briasco)

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di Erika Di Giorgio

Concordiamo con buona parte della stampa internazionale nel considerare “Billy Summers” (Sperling & Kupfer, 2021) uno dei migliori lavori di Stephen King pubblicato negli ultimi anni; probabilmente il miglior romanzo dai tempi di quel capolavoro intitolato “22/11/’63” (uscito nel novembre 2011 e incentrato sul classico filone dei viaggi nel tempo, integrato – nella fattispecie – con un intreccio memorabile legato al caso dell’assassinio di John Fitzgerald Kennedy). E ciò sebbene l’iperprolifico King, nell’arco dell’ultimo decennio, non sia certo rimasto con le mani in mano.
Billy Summers (protagonista dell’opera omonima ottimamente tradotta da Luca Briasco) è un veterano della guerra in Iraq, un cecchino infallibile, un maestro nel dileguarsi; ed esercita l’attività di assassino a pagamento, su commissione, attenendosi a una specie di sua regola morale che cerca di non trasgredire mai: le vittime che finiscono nel suo mirino mercenario devono essere persone che, in certo senso, non meritano di trovare spazio in questo mondo. Nel romanzo, ci troviamo di fronte a quello che dovrebbe essere l’ultimo incarico di Billy. Ovviamente accade qualcosa che finisce con il rendere la situazione molto più complicata di quanto dovrebbe essere. Prima di proseguire con questi cenni sulla nuova opera di King è opportuno evidenziare che, a differenza di molti dei suoi altri romanzi, quella di Billy Summers non è una storia horror o dai risvolti smaccatamente paranormali. Di certo ha gli elementi del noir (che caratterizzano altre opere del grande scrittore del Maine); ma se dovessimo ricercare un ulteriore elemento caratterizzante, non potremmo non fare riferimento alla “scrittura”, intesa come espediente narrativo. Molti personaggi dei romanzi di King sono scrittori (o gente che scrive). L’elenco di titoli che rientrano in questa casistica è cospicuo: Shining, Le notti di Salem, Misery, Le creature del buio, La metà oscura, Mucchio d’ossa, La storia di Lisey (di certo ne dimentichiamo qualcuno). Anche in Billy Summers l’omonimo protagonista finisce ingarbugliato tra i meandri della scrittura; sebbene, nel suo caso, non scriva fiction, ma una sorta di autobiografia. Leggi tutto…

LE SICILIANE di Gaetano Savatteri (Laterza) – recensione

“le siciliane” di Gaetano Savatteri (Laterza)

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Femmine di ferro e di fuoco

di Tea Ranno

Delle siciliane ormai si parla, e non solo in accostamento a realtà malavitose che le hanno fatte eroine del bene o del male; ci sono scrittrici, imprenditrici, registe, attrici, mediche, poete, poliziotte, avvocate, scienziate e via discorrendo: belle figure di donna che attirano su di loro fari di benevolenza, ammirazione e rispetto (nel senso più puro del termine). Ma, basta voltarsi indietro, guardare a un passato non troppo remoto, ed ecco che la Sicilia femmina appare come una nera massa indistinta: scialli, manti, grembiuli, ignoranza, analfabetismo, sottomissione a un capofamiglia – capobranco – che esercita indiscussamente la sua potestà. È come se la figlia femmina principale di Sicilia – la Muntagna – avesse sfiatato sopra le sorelle tanta di quella cenere da renderle, appunto, invisibili.
Non è così, noi siciliane lo sappiamo, ci conosciamo, sappiamo che da sempre siamo femmine di ferro e di fuoco, alimentate dalla linfa magmatica di quella sorella madre che è appunto Etna, e se ci sono stati tempi in cui l’esercizio della libertà era ostacolato da lacci, pastoie e remore, non è stato così per tutte, anzi, la leggenda, l’aneddotica, ma anche la storia – cose giuste – brulicano di questa effervescenza femminina che lo stereotipo ha però incoperchiato: nero, quindi, cenere, vita accupata, vita sottomessa, vita non vita… Così è, se vi pare, e arrivederci e baci. Leggi tutto…

LA NOTTE, IL SONNO, LA MORTE E LE STELLE di Joyce Carol Oates (La nave di Teseo): recensione

“La notte, il sonno, la morte e le stelle” di Joyce Carol Oates (La nave di Teseo – traduzione di Carlo Prosperi)

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Autrice superprolifica (si calcola che nella sua carriera ultracinquantennale abbia pubblicato più di cento libri, tra cui volumi di poesie e saggi, opere teatrali e numerosi romanzi bestseller) , con “La notte, il sonno, la morte e le stelle” (La nave di Teseo) Joyce Carol Oates ci consegna il un ritratto di una famiglia e di una nazione in crisi.

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di Livio Menfroni

Sul fatto che Joyce Carol Oates sia una delle voci narrative più ascoltate e lette al mondo, non c’è alcun dubbio. Ne danno testimonianza i numerosi riconoscimenti ricevuti, come: la National Medal of Humanities, il National Book Critics Circle Ivan Sandrof Lifetime Achievement Award, il National Book Award e il PEN/Malamud Award for Excellence in Short Fiction.
Questo nuovo, corposo volume di oltre 800 pagine, “La notte, il sonno, la morte e le stelle” (brillantemente tradotto da Carlo Prosperi e pubblicato da La nave di Teseo), incentrato sul ritratto di una famiglia e di una nazione in crisi, conferma la scrittrice statunitense – nata a Lockport il 16 giugno 1938 – come voce leader della letteratura internazionale contemporanea.
“Whitey” McClaren, ex sindaco di una cittadina nello stato di New York – Hammond  – è un uomo bianco di mezza età. Un giorno, mentre guida su un’autostrada a nord di New York nota, sul ciglio della strada, alcuni agenti di polizia bianchi che stanno malmenando un giovane uomo dalla pelle scura. Whitey si ferma e cerca di porre fine all’aggressione. Il suo intervento, però, determina una reazione violenta da parte degli agenti: viene buttato a terra e colpito con il taser a distanza ravvicinata, subendo un ictus.
Siamo dunque di fronte a un romanzo che punta il dito su una delle ferite aperte degli Stati Uniti: il razzismo e i metodi brutali (talvolta letali) adottati da parte delle forze dell’ordine. Leggi tutto…

I RONDONI di Fernando Aramburu (Guanda) – recensione

“I rondoni” di Fernando Aramburu (Guanda – traduzione di Bruno Arpaia)

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Dopo “Patria“, grande successo internazionale, Fernando Aramburu è tornato in libreria con un nuovo grande romanzo: “I rondoni”

di Claudio Fabella

“Arriva un giorno in cui uno, per quanto limitato sia, inizia a capire certe cose. A me è successo a metà dell’adolescenza, forse un po’ più tardi, perché sono stato un ragazzo dallo sviluppo lento e, secondo Amalia, incompleto.
Alla meraviglia iniziale è seguita la delusione e poi è stato tutto un trascinarsi sul suolo della vita. Ci sono stati periodi in cui mi identificavo con le lumache. Non lo dico per la loro bruttezza e vischiosità, né perché oggi per me è una giornata storta, ma per il modo in cui queste bestie si muovono e per l’esistenza che conducono, dominata dalla lentezza e dalla monotonia.
Non durerò molto. Un anno. Perché un anno? Non ne ho idea. Ma quello è il mio limite ultimo.”
È questo l’incipit del nuovo grande romanzo di Fernando Aramburu, autore spagnolo conosciutissimo a livello internazionale, anche qui da noi in Italia, per l’immenso successo del suo precedente romanzo “Patria”. Anche questo romanzo, come il precedente, beneficia della trasposizione in italiano di un traduttore e scrittore raffinato come Bruno Arpaia. Certo, presentarsi con un nuovo romanzo (imperioso, anche per il numero delle pagine: sono 700) dopo il successo di “Patria” (il libro è diventato serie tv per HBO), non è cosa facile, soprattutto se si pensa alle potenziali aspettative del pubblico dei lettori. Ma parliamo di libri diversi (e comunque Aramburo ha vinto la sfida). Leggi tutto…

KLARA E IL SOLE di Kazuo Ishiguro (Einaudi) – recensione

“Klara e il Sole” di Kazuo Ishiguro (Einaudi)

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di Massimo Maugeri

Nel 2017 gli è stato conferito il premio Nobel per la letteratura “perché, nei suoi romanzi di grande forza emotiva, ha svelato l’abisso sottostante il nostro illusorio senso di connessione con il mondo”. Stiamo parlando di Kazuo Ishiguro, scrittore britannico di origine giapponese, nato a Nagasaki l’8 novembre del 1954. Di questo “abisso sottostante il nostro illusorio senso di connessione con il mondo”, già sviscerato in altre opere celeberrime come “Quel che resta del giorno” (1989) e “Non lasciarmi” (2005), se ne trova riscontro anche all’interno della sua nuova bellissima opera – “Klara e il Sole” (Einaudi, traduzione di Susanna Basso) – che conferma l’attitudine di questo straordinario autore per le storie visionarie. D’altra parte è proprio la visione narrata attraverso storie letterarie che, più di altro, ci offre la possibilità di comprendere la direzione che gli esseri umani stanno prendendo, tra nuovi scenari e ataviche debolezze. E se – con riferimento a questo libro – il nuovo scenario è rappresentato dall’intelligenza artificiale, la debolezza atavica si radica sulla solitudine ancestrale che l’essere umano, nonostante le illusorie forme di nuove connessioni offerte dal progresso tecnologico, non riesce a scrollarsi di dosso.
Entrando nelle pagine del romanzo, ci ritroviamo all’interno di in una realtà distopica. O forse, più semplicemente, in un futuro molto prossimo con il quale, tra breve, dovremo fare i conti. Un futuro caratterizzato da confusione sociale, dalla smania di perfezionismo e dal ruolo sempre più preminente della tecnologia. Ed è proprio il frutto dell’innovazione tecnologica che diviene voce narrante del romanzo. Tale “frutto” si chiama Klara ed è una AA, ovvero un’Amica Artificiale. Chiamarla robot, sarebbe ingiusto. Riduttivo. È molto di più, la dolce Klara che osserva il mondo da dietro la vetrina di un negozio in attesa che un adolescente possa invaghirsi di lei e convincere i genitori ad acquistarla come una sorta di “dama di compagnia” ipertecnologica alimentata dai raggi solari. Leggi tutto…

CASE di Helena Molinari (Pentàgora)

“Case” di Helena Molinari (Pentàgora)

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La “casa” di Helena. 

di Carlo Di Francescantonio

Nessuna traccia di intonaco. Pietra su pietra e travi di legno, odorose di alpeggi e scurissime di tempo incalcolabile. Poche cose e tanta luce. Ciò che basta, come bastava a chi abitava la malga facendone casa nella bella stagione. Ed è con “poche cose e tanta luce”, la stessa luce già presente nel romanzo d’esordio Emma (Pentàgora, 2019) che non ha smesso di illuminare anche a lettura terminata, che Helena Molinari accoglie il lettore sulla soglia della nuova opera, perché di opera questo scritto si tratta, essendo contemporaneamente dentro e fuori dal tempo. Del nostro presente, Case, restituisce una quiete che la società ha praticamente barattato in cambio di troppo altro e di troppo superfluo, al punto che non si è quasi più capace di raccoglimento nel silenzio. Di un mondo altro, Case, ha la bellezza del dialogo con l’invisibile, con una spiritualità che è nata insieme all’uomo ma alla quale l’uomo sembra non riuscire a rivolgersi più. Questo racconto arriva da un luogo della memoria dove tutti noi siamo già stati, ed è per questo che immersi nella lettura incontriamo il dono di poter aprire di nuovo dialogo con quel passato che è origine della nostra persona. Leggi tutto…

IL CERCATORE DI LUCE di Carmine Abate (Mondadori) – recensione

“Il cercatore di luce” di Carmine Abate (Mondadori)

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di Daila Miceli

Leggere “Il cercatore di luce” di Carmine Abate è come entrare nella splendida sala di un museo e rimanere abbagliati dalla bellezza del “Trittico della Natura” di Giovanni Segantini, guidati dall’Autore alla scoperta di dettagli che pagina per pagina incantano il lettore, mentre la storia si snoda fluida in un’alternarsi di vita, natura, morte.
Nel ritmo sostenuto di una storia mai banale, che lega la vita del protagonista Carlo a quella del Maestro Segantini, ripercorriamo con naturalezza più di un secolo di storia, nell’intreccio mai forzato o scontato della vita di due famiglie, mentre un linguaggio sempre appropriato e con una narrazione sempre scorrevole ci trasporta dal Trentino alla Calabria e alla Svizzera, la Scanuppia, Besenello, San Giovanni in Fiore, Maloja, in un’alternarsi di paesaggi che la sapienza dell’Autore pennella con dovizia di particolari, senza mai eccedere in uno sfoggio troppo dotto, ma sempre adattando l’uso sapiente della parola ai buoni sentimenti e alle riflessioni profonde di cui l’intero libro è intriso.
E in ogni descrizione di paesaggio, in ogni scena di vita vissuta riusciamo ad apprezzare addirittura il “profumo” dei luoghi, sia quello della Sila, dove il “vento odora di mare”, sia quello del legno della baita in Trentino, sia quello del colore utilizzato dal Maestro mentre dipinge all’aperto in alta quota. Leggi tutto…

MASTRO GEPPETTO di Fabio Stassi (Sellerio) – recensione

“Mastro Geppetto” di Fabio Stassi (Sellerio)

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Geppetto, un clown smarrito nel bosco della poesia

di Daniela Sessa

…no, quello che lo assaliva era un invernarsi improvviso di tutte le cose”. Evviva la poesia, anche quando si insinua dentro il racconto, quando conquista la scena sgomitando di ritmo, musicalità, clausole metriche mozzafiato e un vocabolario raro e ricercato, anzi prosciolto da una lingua annoiata. Evviva, la poesia, inarrivabile codice per tutte le creature sghembe della letteratura e della vita. Evviva la poesia quando ruba (lo fa di proposito?) una favola e la riscrive, mandando a gambe all’aria tutto il narrato. Tutto tranne la “notturnità”, come piacque a Giorgio Manganelli, lettore del Pinocchio di Collodi. Avviene tutto di notte, ma è una notte soprattutto della mente e della parola la favola collodiana rovesciata da Fabio Stassi nel suo “Mastro Geppetto”. C’è una luce grigia e umida che odora di muffa e resina e che illividisce le miserie di case ed esseri umani, buoni e cattivi, dentro le pagine del romanzo di Stassi. È la luce della paura, di un padre che teme di non ritrovare il figlio smarrito. È la luce della malinconia, per tutta la vita perduta da un uomo, orbo di donne e affetti, tanto da costruirsene uno di affetto. Un affetto di legno, “corteccia dura da catasta… buona neppure per il fuoco” cui dà intagli da burattino. Nasce Pinocchio e Stassi è attento a leggere nella favola echi biblici fino ad arrivare a una scombiccherata Pietà michelangiolesca in mezzo al bosco. Ma è ancora più attento a raccontare del mito cristiano, il personaggio più marginale, quel Giuseppe cui tocca portare la croce di una scelta non sua. Stassi sottrae uno alla Trinità e scrive l’epica del padre con la minuscola, del falegname Giuseppetto, Geppetto che se lo partorisce da solo il figlio, lo rincorre senza capire che è un sogno, un desiderio, un fantasma della mente, del cuore e della parola. La parola mai pronunciata da Pinocchio, ridotto nel racconto di Stassi a pretesto e ombra, e la parola prima scemata e poi muta di Geppetto, metafora commovente dell’impossibilità dello scampo. Leggi tutto…

GIUDITTA E IL MONSÙ di Costanza DiQuattro (Baldini + Castoldi): recensione

“Giuditta e il monsù” di Costanza DiQuattro (Baldini + Castoldi)

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di Emma Di Rao

Dopo i ‘luoghi dell’anima’ de “La mia casa di Montalbano” e di “Donnafugata” è l’anima stessa ad essere eletta da Costanza DiQuattro come ‘luogo’ ispiratore della sua terza fatica letteraria, “Giuditta e il monsù” (edito da Baldini+Castoldi). Nasce infatti nell’anima quel sentimento amoroso che viene posto dalla scrittrice come fondamento del suo nuovo romanzo, costituendone il tema più organico e significativo. Un sentimento di indubbia valenza universale che trae però origine dalla sfera più intima dell’individuo. Illuminante, al riguardo, quanto si legge in epigrafe: “Si conobbero. E precisamente lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché, pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così”. Tratta da “Il barone rampante” di Italo Calvino, la citazione racchiude, a nostro avviso, una possibile chiave di lettura di “Giuditta e il monsù”: l’amore è soprattutto rivelazione autentica del nostro ‘io’ grazie alla conoscenza dell’altro, è perfetta conoscenza di sé acquisita in virtù della relazione con un’anima affine. Ed è infatti profonda l’affinità di anime che, fin dall’infanzia, viene ad instaurarsi tra i due protagonisti, Giuditta, quarta figlia del marchese Romualdo Chiaramonte, e Fortunato, che nel preciso istante in cui la prima nasceva veniva abbandonato dinanzi al portone del palazzo nobiliare. Leggi tutto…

MADRI di Marisa Fasanella (Castelvecchi)

https://i0.wp.com/www.castelvecchieditore.com/wp-content/uploads/2021/10/9788832905021_0_536_0_75.jpg“Madri (Storie di Lena di lune e di maree)” di Marisa Fasanella (Castelvecchi)

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Pubblichiamo la recensione di Nicola Merola e un racconto tratto dalla raccolta

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di Nicola Merola

I racconti di Madri compongono, con quelli di Gineceo (1996) e Rimorsi (2010), l’organico trittico di narrativa breve con il quale una scrittrice originale e apprezzata ha intervallato e coronato insieme una produzione ormai folta e riconoscibile nel panorama contemporaneo. Nel suo nuovo libro Marisa Fasanella conferma l’acquisizione di un tono inconfondibile e una più matura esplicitazione delle opzioni iniziali. Il punto di vista femminile si rivela sempre meno tendenzioso, senza né rinunciare alla propria nettezza, né attenuare una conflittualità oggettiva, ma rivendicando la centralità esemplare oltre ogni identificazione sessuale delle proprie riconosciute prerogative, mortificate da una simbolica reclusione e ora promosse da un autentico talento affabulatorio. Leggi tutto…

IL SANGUE DELLA MONTAGNA di Massimo Maugeri (recensione)

“Il sangue della Montagna” di Massimo Maugeri (La nave di Teseo)

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di Emma Di Rao

Non tutto ciò che vive in superficie ha reciso il suo legame col mondo sotterraneo da cui proviene. E allo stesso modo, non tutto ciò che del nostro io appare visibile ha smesso di comunicare con il sommerso magmatico della nostra coscienza. Di conseguenza, si vive in un precario e difficile equilibrio fra elementi contrastanti: corpo e anima, realtà e sogno, ombra e luce, devastazione e bellezza, razionalità e accettazione di forze oscure. Purché tale accettazione non comporti il rassegnato soggiacere ad esse.
Potremmo qui rinvenire una delle possibili chiavi di lettura del recente romanzo di Massimo Maugeri, “Il sangue della montagna”, edito da La nave di Teseo, come suggerisce già nella prima pagina quanto si legge sulla forza ineluttabile di una minaccia che accende di rosso la terra: “Imparerai che contrastarla serve a poco. Ma non ti inginocchierai di fronte a essa. Non le offrirai ricordi e oggetti come agnelli sacrificali”. Un incipit di suggestivo effetto in cui l’eroica resistenza dinanzi alla furia del vulcano richiama alla memoria l’opporsi della ginestra leopardiana al fuoco divoratore, quella stessa ginestra che sulla Montagna “con i suoi fiori gialli infilava un fendente cromatico al nero della lava”. Anche in questo caso, opporsi significa soltanto resistere, significa inchiodare lo sguardo, senza mai abbassarlo, sulla distruzione operata dal fiume incandescente che “squaglia la terra”. Leggi tutto…

MUTAZIONI. STORIA DI MARICIA, UN MEDICO CHE SI SCOPRE PAZIENTE di Fabio Cavallari (recensione e intervista)

“Mutazioni. Storia di Maricia, un medico che si scopre paziente” di Fabio Cavallari (Lindau)

recensione del libro a cura di Maria Genchi – a seguire, intervista a Maricia Roccaro 

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di Maria Genchi

“Mutazioni” è la storia personale di Maricia Roccaro, nefrologa siciliana che dirige il centro di analisi di Bronte , in provincia di Catania. Una scrittura autobiografica , rielaborata dallo scrittore e giornalista Fabio Cavallari , che racconta come la vita possa cambiare all’improvviso e ritrovarsi confusi, pieni di paure e d’incertezze: l’io narratore narra l’io personaggio autobiografico. Tra narratore e personaggio si è stabilito un dialogo, un’empatia profonda che ha permesso la condivisione dell’esperienza di vita e l’assimilazione del narratore nel personaggio Maricia come se si trattasse della stessa persona che si sdoppia nel raccontare sé stesso. La testimonianza autobiografica si articola in diversi momenti che rappresentano il percorso di Maricia, dalla scoperta della malattia ai dubbi, alla conoscenza e terapia della malattia e per finire al Covid 19. In questi momenti il personaggio si snoda in altri “io”: medico-donna-paziente-madre. L’io proustiano si sdoppia alla ricerca della propria identità e della propria forza interiore per giungere ad essere quello che è Maricia adesso, una donna medico che ha la vocazione di dialogare con le persone malate per condividerne le difficoltà e portarle a superare le proprie angosce, paure e assisterle durante la terapia con l’aiuto dei familiari. In questo momento storico di Covid 19 che stiamo attraversando, Maricia sa vivere le paure, il silenzio, le angosce sfidando la vita stessa per dirci che possiamo riuscirci. Leggi tutto…

LA SCONOSCIUTA DELLA SENNA di Guillaume Musso (recensione)

“La sconosciuta della Senna” di Guillaume Musso (La nave di Teseo – traduzione di Sergio Arecco)

È in libreria dal 7 ottobre, per i tipi de La nave di Teseo, “La sconosciuta della Senna“: il nuovo appassionante romanzo dell’autore più letto in Francia. Una storia ricca di suspense e di mistero

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di Erika Di Giorgio

Diciannove romanzi e non sentirli. Quella di Guillaume Musso è una delle migliori e più prolifiche penne della letteratura noir. Il più letto di tutti in terra francese (nel solo 2020 ha venduto più di 1,5 milioni di copie dei suoi romanzi). Nato ad Antibes nel 1974, docente di Economia, Musso è universalmente considerato «Il maestro francese della suspense» (The New York Times), «il re del noir europeo» (la Repubblica), «Uno dei migliori autori contemporanei di thriller» (The Daily Express). Chi ama il noir e la suspense non può dunque prescindere da questo nuovo romanzo di Musso, intitolato “La sconosciuta della Senna“, appena pubblicato in Italia da La nave di Teseo con la traduzione di Sergio Arecco.
Partiamo intanto dalla considerazione che la storia in questione è stata ispirata da un fatto di cronaca accaduto negli anni Ottanta del XIX secolo, allorquando una giovane donna non identificata, morta in circostanze non chiarite, fu ritrovata senza vita tra le acque della Senna presso il Quai du Louvre. Pare che questa giovane fosse stata così bella che un dipendente dell’obitorio, affascinato da cotanta bellezza, ne avrebbe fatto realizzare un calco in gesso per immortalarne il viso.
Questa maschera in gesso sarebbe poi stata duplicata negli anni fino a diventare una sorta di icona letteraria che ritroviamo nella Parigi bohémienne degli anni 1920-1930.
Guillaume Musso parte dunque da questo fatto, ma poi se ne discosta e offre una storia al cardiopalma capace di tenerci incollati alla lettura pagina dopo pagina. Leggi tutto…

LA CITTÀ NERA di Domenico Trischitta (recensione)

image“La città nera” di Domenico Trischitta (Algra)

[Leggi l’intervista a Domenico Trischitta su “Una raggiante Catania” e “La città nera”]

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di Giovanna Caggegi

È uno scrittore sempre in viaggio Domenico Trischitta tornato in libreria con due volumi per i tipi di Algra Editore: “La città nera” (il romanzo giovanile che completa la trilogia su Catania dopo “Una raggiante Catania” e “Glam City”) e una nuova edizione del romanzo d’esordio “Una raggiante Catania” diventato imprescindibile riferimento per chi volesse conoscere uno degli episodi che hanno cambiato il volto della città etnea: lo sventramento dello storico quartiere di San Berillo e gli effetti legati alla violenta estirpazione di quel tessuto sociale. Il senso del viaggio, si diceva, di uno scrittore flaneur per vocazione (di brancatiana discendenza) capace di trasferire sui suoi personaggi l’inquieta inclinazione picaresca e l’indomita ricerca d’avventura nei paesaggi frastagliati dell’animo umano, tra luci e ombre, trionfi e repentine cadute. Leggi tutto…

SCRIVERE A DESTRA di Antonio Di Grado (recensione)

“Scrivere a destra. Vite narrate e vite perdute nel ventennio nero” di Antonio Di Grado (Perrone)

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Antonio Di Grado e il cuoco di Salò

di Daniela Sessa

…dalla parte sbagliata”: non ha dubbi il cuoco di Salò di fronte all’ultimo conato politico del Duce. Si moriva dalla parte sbagliata, nel campo di battaglia lungo i venti anni più tristi della storia d’Italia fino alla piccola Salò, di cui Pasolini impresse l’oscenità e che De Gregori raccontò attraverso gli occhi di un paria della storia. Occhi minori per guardare le vicende di uomini e dei loro furori ideologici, per riannodare i fili della storia quando il tempo è passato e occorre pacificare. O magari solo accompagnare alle emozioni la comprensione. Il cuoco di Salò è una canzone di De Gregori del 2001, arrangiata da Franco Battiato. E Franco Battiato presta il primo esergo al nuovo libro di Antonio Di Grado Scrivere a destra. Vite narrate e vite perdute nel ventennio nero. Non sono occhi minori quelli di Antonio Di Grado: sono gli occhi di uno studioso e profondo conoscitore e indagatore della letteratura. Ha armi ben più affilate del cuoco ma anche dell’arrotino Calogero, del sellaio Ezechiele e del taverniere Porfirio, il terzetto politico di Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini. Non vuole fare una rivoluzione ideologica Antonio Di Grado né tantomeno revisionismo. Vuole raccontare le vite perdute in anni di astratti furori, riannodare i fili di una memoria necessariamente distinta e scevra da pregiudizi, riconoscere “i prodigi d’invenzione e di scrittura scaturiti proprio da quegli ingannevoli miraggi”. Leggi tutto…

IL SILENZIO DEI GIORNI di Rosa Maria Di Natale (recensione)

“Il silenzio dei giorni” di Rosa Maria Di Natale (Ianieri edizioni)

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[Segnaliamo: Rosa Maria Di Natale ospite della rubrica “Incontri con gli autori” di Letteratitudine]

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di Emma Di Rao

È dal “cuore della notte” che prende avvio il tempo narrativo de “Il silenzio dei giorni”, il romanzo d’esordio di Rosa Maria Di Natale (edito da Ianieri). E non poteva essere altrimenti dato che la ricerca della verità muove quasi sempre dalle zone più oscure e necessita di un complesso scavo interiore perché si giunga fino ad essa e la si faccia risalire verso la luce. Purché ci rammenti che è comunque illusoria la pretesa di una verità inconfutabile e che apparenza e verità sfumano impercettibilmente l’una nell’altra.
In una Milano che placa nel sonno la propria inarrestabile frenesia di metropoli, all’interno di una “redazione grigia come i corrimani delle stazioni dei treni”, la voce narrante di Giuseppe Giunta – “una volta Peppino”-, correttore di bozze, rievoca dinanzi “al capocronaca più rispettato” della città un tragico episodio avvenuto molti anni prima nella sua Giramonte, un piccolo paese etneo, e destinato a sconvolgere la vita della propria famiglia. Leggi tutto…

L’ACQUA DEL LAGO NON È MAI DOLCE di Giulia Caminito (recensione)

“L’acqua del lago non è mai dolce” di Giulia Caminito (Bompiani): romanzo vincitore dell’edizione 2021 del Premio Campiello

Di seguito, l’approfondimento critico del saggista e semiologo Salvo Sequenzia

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[Leggi: Come nasce un libro? Per gli Autoracconti d’Autore di Letteratitudine: GIULIA CAMINITO racconta L’ACQUA DEL LAGO NON È MAI DOLCE]

[Ascolta: la puntata radiofonica di Letteratitudine dedicata a “L’acqua del lago non è mai dolce” (Bompiani): Giulia Caminito in conversazione con Massimo Maugeri]

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STORIA DI UNA DONNA DIVENTATA CATTIVA

di Salvo Sequenzia

I laghi, al di là della vulgata iconografica che li vuole ameni e idilliaci,  sono luoghi dai quali promana un’aura malvagia, una specie di energia negativa che risucchia luce, vita, calore negli oscuri recessi dell’altrove.
Luogo ‘liminale’ in cui si manifesta il sacer, soglia di ingresso al mondo infero come Pergusa, teatro di guerre cruente come il Trasimeno, dimora di epifanie telluriche come nei racconti del ciclo bretone di  Lancelot du lac o come nelle storie gotiche della scrittrice Chiara Palazzolo, il lago è un mondo che non conosce redenzione, come certe periferie americane devastate dalla povertà e dalla solitudine raccontate da Don  Delillo, da Philiph Roth, da Harmony Corine.
Giulia Caminito ha vissuto la sua giovinezza ai margini di questo mondo irredento, insieme alla sua famiglia della borghesia non benestante e alla sua generazione di sconfitti,  entrambe tagliate fuori  dalle «magnifiche sorti e progressive» della società e della storia.
Nel romanzo L’acqua del lago non è mai dolce (Bompiani, 2021, pp. 304), con il quale si è aggiudicata la 59a  edizione del Premio Campiello, la trentatreenne scrittrice romana ha raccontato questo «mondo offeso» consegnando ai lettori la storia amara e impietosa di una donna che la vita ha reso cattiva. Leggi tutto…

LA FELICITÀ DEGLI ALTRI di Carmen Pellegrino (recensione)

“La felicità degli altri” di Carmen Pellegrino (La nave di Teseo): finalista al Premio Campiello 2021, vincitore del Premio Letterario Internazionale Latisana per il Nord Est – Territorio Coop Alleanza 3.0.

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[ascolta la puntata radiofonica di Letteratitudine dedicata a “La felicità degli altri” (La nave di Teseo): Carmen Pellegrino in conversazione con Massimo Maugeri]

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di Emma Di Rao

Irriguardosa, sprezzante e finanche crudele appare talora la felicità degli altri nei confronti dell’endemica tristezza di alcuni, ingenerosamente esclusi dal consorzio umano. La loro colpa? Una perplessità che fin dalla stagione dell’infanzia rende sospeso il loro sguardo sul mondo. E’quanto adombrano, in una sorta di critica collaterale, il titolo e la copertina de “La felicità degli altri”, il recente romanzo di Carmen Pellegrino, edito da La nave di Teseo. Se poi si volesse individuare la nota dominante che informa di sé l’opera la si potrebbe cogliere nella malinconia. Una malinconia da opporre all’altrui felicità e da intendere come segno di un inquieto baricentro esistenziale. Una malinconia che non ha comunque il sapore negativo e consunto della nostalgia, ma interviene come motore emotivo dell’intelligenza.
La struttura autodiegetica, in cui la voce narrante coincide con l’io personaggio di Cloe, rappresenta la premessa perché quest’ultima costruisca una rappresentazione del proprio mondo come un luogo abitato prevalentemente dal disamore e dall’oscurità. Oscurità che si addensa fittamente intorno alle figure di “un fuggevole padre”, di una madre assente in modo “ingombrante” e di un fratello morto in tenera età. Desiderosa di risemantizzare il proprio vissuto, la protagonista sceglie di ricorrere a una tecnica appresa dall’archeologia, ovvero quella dell’anastilosi, “eseguita per gradi e con soprassalti improvvisi”, il cui esito potrebbe consentire di “rimettere in posto gli elementi originari ritrovati” o di seppellire nuovamente le rovine. Leggi tutto…

LA MANO di Georges Simenon (recensione)

La mano - Georges Simenon - copertina“La mano” di Georges Simenon (Adelphi – traduzione di Simona Mambrini)

È uscito di recente in Italia, pubblicato  da Adelphi, La mano, uno dei racconti più inquietanti del grande scrittore belga

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LA VERTIGINE E IL LABIRINTO. UNA NOTA SUL SIMENON AMERICANO

di Salvo Sequenzia

Leonardo Sciascia aveva una predilezione per Simenon, scrittore assai diverso da lui per quel vitalismo e quella frenesia che attraversano la sua vita e la sua opera, eppure, molto simile, se non contiguo, per alcune assonanze e per certe sfumature che caratterizzano i mondi letterari che entrambi hanno creato, come è stato dimostrato da alcuni studi recenti  (Di Grado 2014; Traina 2015; Squillacioti 2019).
L’attenzione dell’autore de Il  giorno della civetta  – divoratore dei gialli Mondadori negli anni giovanili –  era rivolta, soprattutto, al Simenon de Le finestre di fronte (1933), de Il borgomastro di Furnes (1939)  e de Il Presidente (1958): i  «brevi capolavori» nei quali la scrittura indaga, come acutamente notava Goffredo Parise (1985), il «clima metafisico del potere» e si fa referto balzachiano di un ambiente e di una società in cui il delitto è l’espressione, il sintomo, di un malessere esistenziale speculare al «disagio della civiltà» del quale il giallo costituisce una «forma» lucida e disincantata di rappresentazione, in linea con la tensione etico-civile che informa l’idea che Sciascia ha dello scrivere e della letteratura. Leggi tutto…

LORO di Roberto Cotroneo (recensione)

Loro - Roberto Cotroneo - copertina“Loro” di Roberto Cotroneo (Neri Pozza)

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di Simona Lo Iacono

All’inizio è come un sogno. Una giovane donna che si presenta ad un colloquio di lavoro e si ritrova in una villa con mura di vetro, dove l’idea di spazio quasi non esiste. Vi arriva nell’estate del 2018, in una Roma che si fa dolcissima e offre lo spettacolo della cupola di san Pietro sullo sfondo. Ha appena abbandonato il corso di studi in medicina e ha alle spalle una esperienza (troppo presto conclusa) da pianista. Dunque conosce bene la bellezza, Margherita B, è abituata a sentirla fluire dalle dita, a farla emergere tra i tasti del pianoforte. Eppure, nulla può prepararla al parco che contorna l’abitazione, alle vetrate che lasciano intravedere la biblioteca, lo studio, un ordine rigoroso e maniacale, la servitù rispettosa, attenta.
È lì per fare da precettrice a due gemelle; la padrona di casa, Alessandra Brandi, la accoglie senza quasi leggere il curriculum preparato con cura, spuntando dal giardino a piedi nudi, come se facesse parte del medesimo miraggio che avvolge la casa. Ed è un sussurro, il nome delle bambine, Lucrezia e Lavinia, nomi che rimandano alla capitale dei cives e che adombrano significati di gloriose matrone. La prima condivide con lei l’amore per il pianoforte, la seconda invece ama l’equitazione. Leggi tutto…

UNA SPIA TRA LE RIGHE di Salvatore Silvano Nigro (recensione)

Una spia tra le righe - Salvatore Silvano Nigro - copertina“Una spia tra le righe” di Salvatore Silvano Nigro (Sellerio)  

In Una spia tra le righe Salvatore Silvano Nigro ripercorre una indagine critica di quasi un ventennio sugli  autori più amati

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I NAUFRAGI DI UN PASSEGGERE DISAVVEDUTO

Una recensione in forma di  viaggio  (e viceversa)

di Salvo Sequenzia

Il viaggio ha un lontano cominciamento. Ed ha attributo «sentimentale».
Viene fatto in «désobligeante», in calesse, secondo un modo antico, intimo, di viaggiare. A compierlo, «lungo la Francia e l’Italia», è un reverendo irlandese, Laurence Sterne, uomo «d’animo libero, e di spirito bizzarro, e d’argutissimo ingegno».
Parte per il «Viaggio riposatissimo» con «mezza dozzina di camicie, e un pajo di brache di seta nera»; né dimentica l’inseparabile «miniatura ch’io porto meco da tanto tempo» quale scrigno d’affetti perduti e amuleto portafortuna. Porta con sé, anche, che non basterebbero valigie e bauli  a contenere, «tutto ciò che egli aveva già inviscerato nell’anima».
Correva – trattandosi di viaggio  pare opportuno usare questo verbo –  l’anno di grazia 1768, e Laurence Sterne dava alle stampe A Sentimental Journey Through France and Italy, il journal di un viaggio oltre quei  «termini ed argini certi» che con «irrepugnabile autorità» la Natura  «piantò  onde circoscrivere l’umana incontentabilità». Un viaggio di  «calamajo e penna», dunque, letteratissimo, che il «povero viaggiatore navigante e posteggiante» compie  oltre il reale; anzi, fuori di esso,  «lungo i reami più colti del globo a caccia di cognizioni e incrementi […] curioso di ammirare spettacoli e d’investigare scoperte». Leggi tutto…

PIETRE D’INCANTO di Antonio Calbi (recensione)

“Pietre d’Incanto” di Antonio Calbi (Verbavolant)

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Messere Teatro, lei è un incanto!

di Daniela Sessa

“Messere Teatro, lei è un incanto!” potrebbe esclamare uno dei personaggi di “Le smanie per la villeggiatura”, la commedia di Goldoni che Antonio Calbi, Sovrintendente della Fondazione Inda di Siracusa, racconta di aver messo in scena nei suoi giochi di bambino. “Messere Teatro, lei è un incanto!” ha pensato lo stesso Antonio Calbi, approdato nel 2018 a Siracusa dopo l’esperienza di “cinque stagioni nel ventre di un teatro a palchetti qual è il teatro Argentina”. Lo racconta, questo suo incanto in maiuscolo, in un libro “Pietre d’Incanto” (Verbavolant) che è un diario, un progetto, un catalogo, un coro, un resoconto della sua esperienza a Siracusa. Di più, “Pietre d’Incanto” è una narrazione proustiana condotta sul filo di una cronaca che a ogni riga, a ogni parola si fa passato e memoria per poi proiettarsi nella visione. Nel dipanare il tempo, Calbi si offre nudo ai suoi lettori e al suo pubblico, nudo della sua capacità visionaria, vorticosa e impellente. Lo si vede legare con la stessa corda le tre dimensioni del tempo. Il passato di tredicenne, giunto a Milano dalla Lucania, alla scoperta del complesso residenziale Monte Amiata, traduzione architettonica del collettivismo degli anni ’60-’70: qui, incontra il teatro antico replicato nelle assi della costruzione, si immagina architetto di teatri perché “Cos’è la città se non un grande palcoscenico?” e vi innesta il ricordo di Giovanni Testori, lo scrittore e critico ossessionato dal tradimento della spiritualità. Leggi tutto…

LA GUERRA. PRIMA FAMIGLIA di Pietro Valsecchi (recensione e intervista)

“La guerra. Prima famiglia” di Pietro Valsecchi (Mondadori): recensione e intervista all’autore

Esce oggi per Mondadori, in formato e-book, il terzo romanzo della trilogia di Pietro Valsecchi della “Prima famiglia”. Si intitola: “La guerra“. Ce ne parla di seguito Tea Ranno

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di Tea Ranno

Con il romanzo La guerra – oggi in uscita per Mondadori – Pietro Valsecchi chiude la trilogia di Prima famiglia, la lunga storia della famiglia Palermo che, partita dalla Sicilia all’inizio del Novecento, giunge a New York in cerca di quel futuro pieno di benessere di cui tanto nell’Isola si favoleggia. Come altri emigranti, infatti, Luigi e sua moglie Carmela credono in una Merica leggendaria in cui basta essere onesti e lavoratori, camminare dritto per dritto – senza cedere alle lusinghe del malaffare – per assicurarsi ricchezza e rispetto. Non sarà precisamente così: anche l’America ha denti aguzzi che mordono a sangue chi non ha altro che le sue mani e il suo ingegno per costruirsi il futuro, e saranno anni durissimi quelli che traghetteranno i ragazzi Palermo dall’infanzia all’età adulta, ciascuno col suo sogno in divenire, ciascuno con la sua scommessa di felicità da vincere. Leggi tutto…

QUANDO LE MONTAGNE CANTANO di Phan Que Mai Nguyen

“Quando le montagne cantano” di Phan Que Mai Nguyen (Nord – traduzione di Francesca Toticchi)

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di Mario Blancato

Una necessaria premessa, personale.
Non avevo mai sentito parlare né di Indocina né tanto meno di Vietnam fin quando non mi iscrissi all’Università, 1967. Le università allora ribollivano di manifestazioni, apparentemente contro la cosiddetta Riforma Gui, ministro della P.I., in realtà perché le università americane, Berkeley per prima, e poi a macchia di leopardo, moltissime altre avevano iniziato a contestare il sistema economico di sviluppo capitalistico, troppo rigido ed elitistico, che pian piano contagiò il resto del mondo occidentale. Berlino, Milano, Parigi si mossero con tempestività. A Roma ci furono le prime grosse avvisaglie di scontri polizia-studenti a Valle Giulia. I professori, ricordo in particolare il grande (ma era piccolo di statura) prof. Carlo Muscetta, che ex cathedra ci spiegava il sistema capitalistico, causa prima delle disuguaglianze sociali, col suo pensiero unico dominante, con i servi sciocchi della borghesia, il mondo storto (come il legno storto del filosofo Immanuel Kant). Leggi tutto…

SESSO PIÙ, SESSO MENO di Mario Fillioley (recensione)

“Sesso più, sesso meno” di Mario Fillioley (66thand2nd)

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di Orazio Caruso

Inizia con un tono quasi scanzonato il romanzo “Sesso più, sesso meno” di Mario Fillioley, con una delle voci narranti, quella di Peppe, un insegnante quasi cinquantenne di Siracusa, che riflette sul sesso che fa con Arianna, una collega coetanea conosciuta da poco nella nuova scuola. Sulla base della recente esperienza egli formula una semiseria teoria: il “sesso più” è il sesso unito al coinvolgimento emotivo e sentimentale, “sublimazione di qualcosa niente affatto sessuale”, il “sesso meno” è invece il sesso depotenziato, molto piacevole, privo di pesi e di legami. Peppe e Arianna fanno “sesso meno” e sembra che ad entrambi vada bene.
Siamo, comunque, dalle parti di un testo polifonico in cui si alternano diverse voci narranti, maschili e femminili, le cui esistenze si distendono e si intrecciano in disinvolte liaison, che illudono il lettore di trovarsi in una divertente pochade durante la quale, con leggerezza, tutti vanno a letto con tutti. Leggi tutto…

YOGA di Emmanuel Carrère (recensione)

“Yoga” di Emmanuel Carrère (Adelphi – traduzioni di Lorenza Di Lella e Francesca Scala)

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di Erika Di Giorgio

La prosa di Emmanuel Carrère riesce sempre a catturarti e ad ammaliarti, a prescindere dal tipo di libri e di tematiche di cui questo grande autore francese decide di occuparsi. È così anche per questo volume da poco giunto in Italia e dal titolo piuttosto indicativo: “Yoga” (Adelphi, traduzione di Lorenza Di Lella e Francesca Scala). Una narrazione che non si limita a descrivere lo yoga e l’arte della meditazione, ma che si spinge fino ai limiti di una ricerca introspettiva che potremmo definire con l’appellativo di “autobiografia psichiatrica”.

Yoga, intanto (includendo il più generale concetto di meditazione, nonché la pratica di certe arti marziali come il tai chi): una forma di ginnastica fisico/spirituale che mira all’esplorazione e all’espansione della coscienza. E che  Carrère conosce piuttosto bene dato che la pratica da circa tre decenni. Leggi tutto…

VODKA SIBERIANA di Veronica Tomassini (recensione)

La rivoluzionaria “Vodka siberiana” di Veronica Tomassini

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di Daniela Sessa

Romanzo?
No, poesia.
Ma il verso, dov’è?
C’è: nel computo delle sillabe sgravate dall’ispirazione.
Fingiamo un dialogo: Fingiamo uno scambio di battute al termine della lettura di “Vodka siberiana” di Veronica Tomassini: banali domande e risposte puntute e perentorie. Facciamo finta che lei non ci ascolti. D’altronde perché dovrebbe farlo? La scrittrice è di quelle che rifugge le banalità e di questi tempi nel mondo della Letteratura già è un blasone. La scrittrice è un’irregolare: questo sì che è un blasone.  A volte il suo essere contro può apparire di maniera, ma è femminilità: parola bellissima. Bellissima se la sottrai al mainstream incattivito contro tutto ciò che è donna. O se la sottrai alla ferocia. Femminilità meno ferocia uguale purezza. Leggi tutto…

IL TEMPIO DELL’ATTESA di Gianni Bonina (recensione)

“Il tempio dell’attesa” di Gianni Bonina (Bertoni)

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di Alfio Siracusano

È difficile immaginare un tempo più carico di mistero dei primi decenni di quella che si è convenuto di chiamare Era volgare, che si fa cominciare dalla nascita di Gesù Cristo. E la ragione è che da allora mutarono radicalmente le basi, antiche di almeno nove secoli, su cui poggiava la cultura. Che andò disincrostandosi dalle vecchie categorie greco-latine fondate sugli dei dell’Olimpo, e vide irrompere al suo interno il messaggio nuovo venuto dall’oscura vicenda accaduta in Palestina di un predicatore che si definiva figlio di Dio, operava “miracoli” e del quale si diceva addirittura che fosse “risuscitato” dopo la sua condanna a morte. I suoi insegnamenti, che i discepoli si ingegnavano a trasmettere, erano rivoluzionari e parlavano di uguaglianza tra gli uomini, di ultimi che sarebbero diventati primi, di ingiustizie che avrebbero avuto ricompensa nel regno dei cieli e via dicendo. Leggi tutto…

IO, AGRÒ E IL GENERALE di Domenico Cacopardo (recensione)

“Io, Agrò e il generale” di Domenico Cacopardo (Marsilio)

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di Alfio Siracusano

Ogni libro, specie se meritevole di lettura, ha sempre un fondo da cui germina, come un albero frondoso che si alimenta della feracità che gli trasmettono le radici e che lui esprime nel rigoglio dei rami, delle foglie e dei frutti. In un libro essi sono la sua scrittura, i suoi personaggi, i fatti che racconta, le idee che veicola, i turbamenti che suscita.
Questo mi è avvenuto di pensare leggendo quest’ultimo romanzo di Domenico Cacopardo, Io, Agrò e il generale (Marsilio 2021, pagg. 473), che peraltro mi è parso anche nuovo rispetto ai suoi precedenti. E non è che sia mutato lo stile. Come sempre Cacopardo è narratore puntiglioso, implacabile nella ricostruzione dei fatti fino alle minuzie, preciso nel mettere il lettore dentro i meccanismi delle procedure, acuto nel disegnare i protagonisti del lavoro giudiziario, ciascuno col suo carattere, le sue fisime, a volte le sue leggerezze, in definitiva la sua umanità. Aggiungerei che sta qui la sua pòiesis, la sua capacità di creare un mondo sì di fantasia ma vero della verisimiglianza dei caratteri, della naturalezza dei gesti e dei comportamenti. Tanto più dentro una trama di eventi che discopre un mondo doppio, del crimine e della legge, rivelandolo nella sua cruda verità. Leggi tutto…

LA TIGRE DI NOTO di Simona Lo Iacono (recensione)

“La tigre di Noto” di Simona Lo Iacono (Neri Pozza)

[Il nuovo romanzo di Simona Lo Iacono, “La tigre di Noto“, sarà disponibile in libreria a partire da domani, 29 aprile. Venerdì 30 aprile 2021, alle h. 19, il libro sarà presentato in anteprima nazionale con la partecipazione dell’autrice presso la Libreria Bonanzinga con diretta sulla pagina Facebook della libreria (locandina in coda all’articolo).

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di Emma Di Rao

“E cosa sarebbe stata, poi, la vita se qualcuno non l’avesse raccontata?”. In queste parole, contenute nel romanzo L’albatro di Simona Lo Iacono, è forse da ricercare il momento generativo dell’ultima fatica letteraria della scrittrice, La tigre di Noto, edita da Neri Pozza. A permearne il dispositivo narrativo è infatti la ricostruzione della vicenda biografica di Marianna Ciccone che, nata a fine Ottocento nella città di Noto, dedicò l’intera esistenza all’insegnamento universitario e alla ricerca scientifica, rivedendo il luogo natio, “stazione di partenza e di ritorno”, solo in tarda età. Pervenuta all’autrice “per ignoti transiti”, tale figura ha poi assunto valenza letteraria in quello spazio, raro e prezioso, in cui personaggio e autore si incontrano e in cui la scrittura sottrae il vivere terreno al buio dell’indifferenza e dell’oblio. Leggi tutto…

QUELLE IN CIELO NON ERANO STELLE di Nicoletta Bortolotti (recensione)

“Quelle in cielo non erano stelle” di Nicoletta Bortolotti (Mondadori)

Un libro connesso al terribile disastro di #Chernobyl. Il 26 aprile di questo 2021 si celebrerà il 35° anniversario

[In coda alla recensione pubblichiamo un intervento della stessa Nicoletta Bortolotti in cui l’autrice ci racconta qualcosa sulla genesi di questo libro]

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di Mimmo Muolo

C’è un lupo cattivo. E dei bambini che il lupo vuole divorare. E ci sono però anche “i nostri” che arrivano a salvarli. Nicoletta Bortolotti conosce bene la struttura base delle favole. Ma da grande scrittrice qual è la reinventa completamente e la applica addirittura al più grande disastro nucleare del XX secolo, Chernobyl, raccontandolo a grandi e piccini da un angolo visuale inconsueto e perciò, per alcuni versi ancora più drammatico. Il suo “Quelle in cielo non erano stelle” (Mondadori contemporanea), fresco di stampa e opportunamente pubblicato in vista dei 35 anni del gravissimo incidente, è un romanzo che esula dai confini di genere (la letteratura per ragazzi nel nostro caso), per attingere le vette di una narrazione limpida e profonda, sviluppata attraverso uno stile tagliente e preciso come un bisturi, che in alcuni passaggi si fa incalzante come certe pagine di Raymond Chandler e in altre diventa dolce e familiare come una ninna nanna cantata a fior di labbra. Leggi tutto…

LA SIRIA PROMESSA di Hala Kodmani (recensione)

“La Siria promessa” di Hala Kodmani (Brioschi – traduzione di Elisabetta Bartuli)

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di Mario Blancato

Un esiliato politico, al quale fu chiesta un’opinione sullo scoppio di quelle che dieci anni fa (quasi un secolo fa!) furono chiamate con speranza e illusione le primavere arabe, rispose all’intervistatore con un misto di disperazione e di profondo disincanto: “le primavere arabe? Sono state solo un’ora d’aria in una terra, che è e rimarrà a lungo una prigione”.

Immagine efficace, ancor più valida oggi, in cui la stabilizzazione politica di quella parte del mondo, il Medio Oriente, che da circa cento anni non conosce pace, ed in cui le generazioni del XXI secolo non conoscono a fondo il significato reale di fenomeni e fattori di libertà, dignità, pluralismo, laicismo, per non parlare dei sistemi di governo, nei quali prevalga la volontà popolare (democrazia, tolleranza religiosa, presenza di organizzazioni sindacali, strutture giudiziarie autonome, stili di vita individuali, pensieri personali), l’immagine risulta calzante ed appropriata.

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HAPPYNEXT di Simone Cristicchi

“HappyNext. Alla ricerca della felicità” di Simone Cristicchi (La nave di Teseo)

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di Erika Di Giorgio

Che Simone Cristicchi sia un artista a trecentosessanta gradi, lo sapevamo già. Ne dà ulteriore conferma con questo progetto multiforme incentrato sul concetto di felicità e realizzato attraverso la musica, uno spettacolo teatrale, un film documentario di Andrea Cocchi e la pubblicazione di un libro. Il libro in questione lo pubblica La nave di Teseo e si intitola – come l’omonimo spettacolo teatrale – “HappyNext. Alla ricerca della felicità“. E forse non è un caso che esca nel corso della cosiddetta terza ondata della pandemia da Covid-19, quando di felicità ce n’è davvero (disperato) bisogno. Ma cos’è, intanto, la felicità? Qual è il suo reale significato? Esiste davvero? E dove risiede? Leggi tutto…

QUELLO CHE NON SO DI ME di Antonietta Gnerre (poesia)

“Quello che non so di me” di Antonietta Gnerre (Interno poesia)

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di Nicoletta Bortolotti

Come sigillare le nuvole “in un calendario”? Come la parola esercita un “sopralluogo di pensieri”? La poesia di Antonietta Gnerre è luogo e sopralluogo di io narranti “senza io”, intagliati e intersecati nella formazione minerale del muscovite, che titola una sezione di questa importante raccolta, e che viene impiegato come una sorta di eliotiano e montaliano correlativo oggettivo. Alessandro Zaccuri, nella densa prefazione al libro, lo ha definito “coerente e compatto”. Si potrebbe aggiungere anche visionario, poiché la lingua in apparenza tersa è percorsa da fratture, scosse sismiche e voragini che inseriscono Gnerre nel solco della grande poesia visionaria femminile, da Emily Dickinson ad Antonia Pozzi e Chandra Candiani, da Marina Cvetaeva a Wisława Szymborska. Il linguaggio è innanzitutto luogo, dichiarato anche nella dedica: “All’Irpinia / terra del mio sangue / verde e cosmica”. Leggi tutto…

LA SOCIETÀ SENZA DOLORE di Byung-Chul Han (recensione)

La società senza dolore. Perché abbiamo bandito la sofferenza dalle nostre vite” di Byung-Chul Han (Einaudi – traduzione di Aglan-Buttazzi Simone)

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Il dolore fondamento di una società etica

di Salvo Sequenzia

Al suo recente saggio “La società senza dolore. Perché abbiamo bandito la sofferenza dalle nostre vite (Einaudi Stile Libero, 2020, pp. 80) il filosofo sudcoreano Byung-Chul Han consegna una riflessione sul rapporto tra uomo e dolore nella società di oggi che si intrama nei sentieri più perigliosi del pensiero “continentale” tra Ottocento e Novecento e che si prende carico di alcuni dei temi nevralgici che scuotono il dibattito filosofico e sociologico contemporaneo. Pensatore e scrittore tra i più influenti e letti Byung-Chul Han ha insegnato a Friburgo, nella cattedra che fu di Martin Heiddegger, e a Berlino. Il suo pensiero scaturisce da una analisi critica, impietosa e radicale, mossa alla «società della prestazione» (cfr. Byung Chul Han, La società della stanchezza, 2012), alle nuove idolatrie tecnocratiche e neo-liberale che ispirano nelle masse una cieca fiducia in un sistema che ha estremizzato le dinamiche del profitto, del successo, della violenza e dell’indifferenza (cfr. Id., La società della trasparenza, 2014). Per Han, vincere ed ottenere il successo a tutti i costi è il mantra del tempo in cui viviamo, anche quando vittoria e successo, più che soddisfare, procurano angoscia, sfinimento, prostrazione e violenza. Leggi tutto…

LA LUCE È LÀ di Agata Bazzi (recensione)

“La luce è là” di Agata Bazzi (Mondadori)

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Agata Bazzi. La Luce è là, LIK DÖR

di Mario Blancato

Negli ultimi 20-25 anni la letteratura siciliana sta vivendo il suo grande momento di gloria, non solo per il valore indiscutibile degli autori/autrici, che sono fortemente segnati e motivati da una tradizione significativa. Il loro talento, non solo letterario, ma polimorfico e variegato, il loro senso civico, la loro ansia di perequazione sociale, stanno riconsiderando i canoni, che sono sottesi alla letteratura, ma al contempo stanno cercando strade nuove e nuove forme espressive per rileggere la propria storia ed il proprio passato, non sempre luminoso. Certo i fari del nuovo cammino sono stati accesi da personaggi quali Leonardo Sciascia, Gesualdo Bufalino, Vincenzo Consolo, Giuseppe Bonaviri, che hanno percorso sentieri impegnati sul versante civile e sociale e aperti all’apporto delle culture dominanti nei secoli in Sicilia, dagli arabi ai normanni ed aragonesi, dalla corona di Spagna, al Regno dei Borboni, e dal Regno di Piemonte e Sardegna alla letteratura, più propriamente italiana. Leggi tutto…

A PROPOSITO DI JOHN FANTE

Riflessioni su John Fante: da “Un’etnicità complessa. Negoziazioni identitarie nelle opere di John Fante” di Elisa Bordin (La Scuola di Pitagora) a “Dalla parte di John Fante. Scritti e testimonianze” a cura di Giovanna Di Lello e Toni Ricciardi (Carocci)

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di Gianni Bonina

John Fante non era italiano, essendo nato in Colorado e a conoscenza solo di qualche parola imparata dal padre abruzzese e dalla madre lucana, per cui non era tenuto a inalberare il vessillo italoamericano e vestire il saio dell’immigrato dropout. Ma non era nemmeno americano, perché i genitori erano nati in Italia, come il nonno paterno già Oltreoceano, e perciò apparteneva di fatto agli wop e non agli wasp, essendo cattolico malaccetto e non protestante bianco anglosassone. Scrisse degli uni per realizzare il sogno americano degli immigrati e degli altri nella loro prospettiva che il sogno fosse solo degli americani. Di certo in nessuno dei suoi personaggi, tutti evidenti trasposizioni di sé, si è mai sentito un italoamericano, rimanendo perciò in mezzo a due identità nazionali: per modo che in Chiedi alla polvere Arturo Bandini può sentirsi orgoglioso di dirsi americano («Grazie a Dio era questo il mio Paese! Per fortuna ero nato americano!») mentre in Sogni di Bunker Hill lo stesso Arturo risponde di essere italiano al Duca di Sardegna. Leggi tutto…

LA DISCIPLINA DI PENELOPE di Gianrico Carofiglio (recensione)

“La disciplina di Penelope” di Gianrico Carofiglio (Mondadori)

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di Gabriella Maggio

Giallo al femminile, “La disciplina di Penelope” di Gianrico Carofiglio da poco pubblicato nella collana Il giallo Mondadori.  Donna la vittima, Giuliana Baldi, donna chi indaga, Penelope Spada, donna chi dà le dritte che avviano alla conclusione delle indagini, Aurora proprietaria della boutique Cynique. Un ruolo importante ha il caso insieme al poliziotto Barbagallo “mano di pietra” e al cronista Zanardi. Il fatto che spinge Penelope, o Penny come tutti da sempre la chiamano, a uscire dall’inerzia della sua quotidianità è l’indagine sull’omicidio di Giuliana Baldi. Il marito della vittima, Mario Rossi, vuole che la sua innocenza sia riconosciuta completamente. Per mancanza di elementi il caso è stato archiviato, ma nel provvedimento il giudice ha scritto che su Rossi, sospettato in un primo momento dell’omicidio, restano “sospetti inquietanti”. Mario Rossi, prevedendo che da grande la figlia avrebbe potuto ritenerlo responsabile della morte violenta della madre, e non potendo impugnare il provvedimento per mancanza di nuovi elementi, si rivolge a Penelope nella speranza che anche dopo un anno si possa trovare l’assassino di Giuliana e fare riaprire il caso. Leggi tutto…

UNA TERRA PROMESSA di Barack Obama (recensione)

“Una terra promessa” di Barack Obama (Garzanti – traduzione di Giuseppe Maugeri, Maria Grazia Galli, Paolo Lucca)

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[Cliccando sul link: il nostro speciale sulla partecipazione di Barack Obama a Che tempo che fa di Fabio Fazio su Rai3]

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Obama, il sogno di una terra promessa

di Mario Blancato

Jacques Le Goff ci ha insegnato che “la memoria, a differenza della storia, è priva di complessità e si adatta meglio alla velocità del tempo in cui viviamo. Il risultato? Nel momento in cui non c’è corrispondenza tra le cautele della storia e la memoria, quest’ultima finisce per accreditare come veri fatti e accadimenti mai avvenuti!” Questo insegnamento, appreso fin dai tempi universitari mi ha creato inconsapevolmente una certa ritrosia e diffidenza a leggere le memorie di statisti, legislatori, uomini di stato, o individui particolari, che vogliono ricostruire la loro vita e fornire praticamente le giustificazioni delle loro azioni.

Ho fatto eccezione per le memorie dell’ex presidente americano Barack Hussein Obama, soltanto perché ho voluto approfondire la mia conoscenza degli USA, in particolare perché mai, oggi, la democrazia americana si trovi in così grande affanno, non riesca più a parlare al cuore delle giovani generazioni, e non riesca a dare una direzione di marcia, pragmatica e univoca, sui grandi temi del momento: proliferazione di guerre locali, crisi evidente del capitalismo finanziario, crescenti e spaventose disuguaglianze economiche, i cambiamenti climatici e le tensioni razziali, che come un fiume carsico esplodono in maniera tragica, l’odio ed il disprezzo di americani contro americani, la presenza di gruppi paramilitari di estrema destra. Gruppi legittimati ed esaltati da un presidente paranoico e mentalmente instabile, Donald Trump, identificato come difensore, salvatore delle sorti soprattutto delle classi medie e operaie della Rust Belt, considerato messia e profeta che, da perfetto eversore del sistema democratico, ha incitato – violando, per altro, la carta dei Diritti universali dell’uomo dell’ONU – alla rivolta contro Capitol Hill masse di disadattati e di spostati. Leggi tutto…

IL SILENZIO di Don DeLillo (recensione)

“Il silenzio” di Don DeLillo (Einaudi – traduzione di Federica Aceto)

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Il silenzio di DeLillo. Un Decamerone per la fine dei tempi

di Salvo Sequenzia

La catastrofe giunge all’improvviso in un giorno qualsiasi del 2022, a Manhattan, negli Stati Uniti.
Il silenzio (tit. or. The Silence, 2020, trad. it. di F. Aceto, Supercoralli Einaudi, 2021), nuovo romanzo dell’ottantacinquenne Don DeLillo, considerato (dopo la morte di Philip Roth) il più grande romanziere americano vivente, racconta questa catastrofe.
Un racconto denso, contratto, claustrofobico. Nello spazio di centotré pagine divise in due parti, lo scrittore che più di ogni altro ha saputo rappresentare le paure e le angosce che attanagliano l’uomo dell’Antropocene descrive che cosa accadrebbe oggi, o nel futuro prossimo, se improvvisamente nel nostro mondo ipertecnologico ogni forma di comunicazione tacesse lasciandoci nel più completo Silenzio.
La narrazione si divarica come in un dittico.
La prima parte di questo dittico si apre su un aereo. Una giovane coppia della media borghesia americana, di rientro da una vacanza dopo la pandemia, sta per raggiungere a New York un gruppo di amici per assistere in televisione alla finale del Super Bowl nel loro appartamento nell’East Side. Leggi tutto…

TEMPI DURI di Mario Vargas Llosa (recensione)

“Tempi duri” di Mario Vargas Llosa (Einaudi – traduzione di Federica Niola)

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di Mario Blancato

Presentare Mario Vargas Llosa sarebbe come presentare Dante Alighieri agli studiosi italiani. La sua bellissima e coinvolgente prosa castigliana ne ha fatto uno scrittore universale, un incantatore di storie luminose e di allegorie superbe, che, a mio modesto avviso, lo rendono lo scrittore più interessante dell’America latina, insieme, naturalmente all’inventore del realismo magico, il colombiano G. Garcia Marquez; anche se le storie di Vargas Llosa  sono per lo più ambientate nel suo disgraziato paese, il Perù, in cui da candidato liberale fu sconfitto da quel lugubre personaggio, che ha rappresentato un periodo nero nella storia peruviana, Alberto Fujimori nell’anno 1990, sono tutte storie di riscatto sociale, di anelito alla libertà ed intrise di un realismo tragico in un mondo di caproni e dittatori, di uomini e di campesinos senza speranza.
È stato da poco pubblicato in italiano il suo ultimo lavoro, Tempi duri da Einaudi, che si differenzia (e non è cosa di poco conto!) dai suoi originari romanzi – La città e i cani (1966), Conversazione nella cattedrale (1975), La zia Julia e lo scribacchino (1982) Le avventure della ragazza cattiva (2007), il sogno del celta (2010), Crocevia (2016) – perché la storia, raccontata in Tempi duri, ha un fondamento sicuro, documentato, reale e soprattutto vero. Tratta di eventi realmente accaduti, tenuti per tanto tempo nascosti dai Servizi americani, coinvolti in prima fila, per motivi esclusivamente politici. Leggi tutto…

CAMPI D’OSTINATO AMORE di Umberto Piersanti (recensione)

Campi d’ostinato amore” di Umberto Piersanti (La nave di Teseo)

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L’ostinato amore per la parola di Umberto Piersanti

di Daniela Sessa

È ingenuità o imprudenza lasciarsi abbagliare dal titolo di un libro? Prima di averlo aperto, prima di averlo letto fino alla fine. Oppure è solo desiderio inesausto di abbaglio? Come il granello di luce rimasto tra le palpebre e l’iride, come l’eco bubbolante del vento che s’insinua tra le cime dei monti o increspa la distesa del mare lontano. Tra “i bei campi d’erba spagna/ancora azzurri per la morbida/ luna che li inonda”: qui può avvenire l’abbaglio. L’abbaglio è poetico, sempre. La sua forma è il verso, anche se si distende lungo tutto il bianco della pagina perché al verso basta sfamarsi di suoni e rovesciare tutti i colori della tavolozza dell’anima. La poesia mette il broncio quando qualcuno prova a raddrizzarla, a spiegarla, a raccontarla. La poesia è folgorazione, rapimento dei sensi. La poesia, anche quando si fa chiamare celebrativa o civile, sgorga sempre dagli anfratti dell’abbaglio. O è corpo o è memoria: Leggi tutto…

OGNUNO ACCANTO ALLA SUA NOTTE di Lia Levi (recensione)

“Ognuno accanto alla sua notte” di Lia Levi (Edizioni E/O)

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di Maria Rita Pennisi

Torna a stupirci Lia Levi con il suo nuovo romanzo Ognuno accanto alla sua notte, pubblicato dalle edizioni e/o (anno 2021). Una storia che si svolge a Roma su due piani temporali: il 2019 e il 1939.  Siamo nel 2019 alla fermata di un autobus, che Doriana vorrebbe prendere. L’autobus però parte senza di lei. Doriana si sente stupida, ma una voce alle sue spalle la spinge a girarsi: è Gisella. Un’amica che non si aspettava certo di vedere dopo trent’anni. Da quell’incontro Gisella e Doriana riprendono a frequentarsi e si iscrivono insieme a un corso di Inglese. È proprio lì che le due stringono amicizia con Saul.
Un giorno, mentre Doriana, Gisella e Saul passeggiano insieme, scoppia una tempesta di vento, che li induce a ripararsi nella casa più vicina. Si tratta della villa di Guido, ex marito di Doriana, di cui lei ha le chiavi. Alla villa Doriana rivede Fiammetta, che per Guido cataloga quadri.
I quattro pranzano insieme e poi si siedono attorno al caminetto. L’atmosfera intima che si viene a creare, spinge ognuno di loro a raccontare. Leggi tutto…

DANTE di Alessandro Barbero (recensione)

“Dante” di Alessandro Barbero (Laterza)

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di Daniela Sessa

Nella battaglia di Campaldino che apre superba il libro “Dante” di Alessandro Barbero mancano solo gli U2: il rock hot di “Even better than the real thing” colonna sonora del racconto delle truppe dei fiorentini e degli aretini di fronte il castello di Poppi mentre il giovane feditore Durante detto Dante degli Alighieri si prepara a parare i primi colpi nemici. La battaglia di Campaldino ritorna spesso nelle memorie in endecasillabi di Dante come a voler rivendicare l’esercizio rischioso del corpo oltre quello della parola e della cultura per cui già in vita si conquistò pochi elogi e molte inimicizie. Superbo Dante lo fu e non c’è verso o rigo della sua opera che può celarlo. Anche mattacchione se riuscì grazie alla sua fervida fantasia a scrivere quel gioiello tra i gioielli che è il canto ottavo dell’Inferno con una masnada di diavoli sardonici e petomani. Funambolico nell’inventiva del linguaggio: perdersi tra i neologismi danteschi (l’Accademia della Crusca in questi giorni sta pubblicando sui canali social i termini più notevoli della lingua di Dante) è davvero un esaltante “intuarsi”. Leggi tutto…

BACI A OCCHI APERTI di Matteo Collura (recensione)

“Baci a occhi aperti. La Sicilia nei racconti di una vita” di Matteo Collura (Tea)

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di Giovanni Parlato

Baci a occhi aperti” di Matteo Collura (edizioni Tea, pagine 478) è un libro trasversale, per argomenti e personaggi, con differenti chiavi di lettura. Come recita il sottotitolo – La Sicilia nei racconti di una vita – l’autore ha raccolto una serie di suoi scritti per rivisitarli e presentarli sotto un’altra veste cui sono stati aggiunti testi inediti. Il risultato è un libro nuovo, punto d’equilibrio di una maturità attraverso cui Matteo Collura, agrigentino, guarda alla sua terra d’origine ancora con lo sguardo di un ragazzo, ma con la consapevolezza di quanto la Sicilia sia bella e irredimibile. Ecco, da qui, il titolo: i baci, espressione di un sentimento, ma a occhi aperti, con il giusto distacco che permette di raccontare, come direbbe Bufalino, la luce e il lutto.
Attraverso questo gioco del rovescio emerge, quale uno dei segni distintivi, il carattere epico del libro. “O a Palermo o all’inferno” gridano i garibaldini che da Gibilrossa scendono alla conquista della città. Sullo sfondo svettano il generale Garibaldi e il luogotenente Bixio che con la strategica mossa della «diversione di Corleone» si sono aperti la strada verso la vittoria. Leggi tutto…

JOHN LENNON. LE STORIE DIETRO LE CANZONI di Paul Du Noyer (recensione)

“John Lennon. Le storie dietro le canzoni. Tutti i testi originali” di Paul Du Noyer (Mondadori Electa)

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di Massimo Maugeri

Partiamo, intanto, dall’autore di questo libro. Paul Du Noyer è uno scrittore, editor e giornalista musicale di caratura internazionale. È nato a Liverpool il 21 maggio del 1954, ha fondato la rivista musicale Mojo (una delle più influenti del Regno Unito) e ha intervistato i più grandi personaggi del mondo della musica: da Madonna a Pavarotti, da David Bowie a Mick Jagger (giusto per fare qualche nome). Ma Paul Du Noyer è anche uno dei più grandi conoscitori al mondo della musica e della storia dei Beatles, così come anche della musica e della storia dei singoli componenti della più celebre band di tutti i tempi. Non è un caso che Yoko Ono gli abbia affidato la redazione delle note di copertina di tutti gli album solisti di John Lennon al momento della loro ripubblicazione negli anni Duemila.
E, a proposito di Lennon, in occasione del quarantennale della sua morte (8 dicembre 1980), Paul Du Noyer ha colto l’occasione per dare alle stampe un altro bellissimo e preziosissimo volume dedicato a questo grande e indimenticato artista. Si intitola “John Lennon. Le storie dietro le canzoni. Tutti i testi originali” (Mondadori Electa, 192 pagg. – traduzioni di Silvio Bernardi e Tania Spagnoli). Come si evince dal titolo, l’obiettivo del libro è quello di ripercorrere l’intera storia artistica e umana di John Lennon, concentrando l’attenzione principalmente sull’ultimo decennio della sua esistenza, gli anni – dunque – che vanno dal 1970 (dallo scioglimento dei Beatles) al 1980 (alla sua scomparsa). Si tratta di un volume elegante, di grande qualità anche dal punto di vista della carta utilizzata (giacché contiene, come vedremo, un importante corredo fotografico) e dotato di una dimensione superiore a quella di un normale libro (22.2 x 2 x 28.7 cm): pensate a un album fotografico (giusto per rendere l’idea). Leggi tutto…

ALL WE ARE SAYING. L’ULTIMA GRANDE INTERVISTA di John Lennon e Yoko Ono (recensione)

“All we are saying. L’ultima grande intervista” di John Lennon e Yoko Ono, a cura di David Sheff (Einaudi Stile Libero – traduzione di Nico Perre)

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di Massimo Maugeri

Quarant’anni senza John Lennon e sentirli tutti. Non c’era certo bisogno della celebrazione di questa ricorrenza per rendersi conto di quanto sia mancato e di quanto continui a mancare John Lennon a partire da quella maledetta sera in cui fu assassinato da un fan fuori di testa armato di pistola. Quattro colpi sparati alle spalle mentre John, insieme a Yoko, si apprestava a rientrare presso la propria residenza (palazzo Dakota, 72ª strada, nell’Upper West Side di New York, di fronte al Central Park).
Era l’8 dicembre 1980. Lennon aveva compiuto quarant’anni da poco e dopo cinque anni di silenzio artistico (John aveva deciso di “ritirarsi” temporaneamente anche per crescere il figlio Sean) era uscito il nuovo album realizzato da lui e da sua moglie Yoko: “Double Fantasy”. Gli anni ’60 e i ’70 erano oramai alle spalle e c’era tanta aspettativa per l’arrivo di questo nuovo ventennio che avrebbe condotto l’umanità alle soglie del 2000. Ma il tempo, per John Lennon uomo, artista, marito e padre si fermò intorno alle 23 di quell’8 dicembre, nonostante i tentativi disperati dei medici del Roosevelt Hospital di sottrarre l’ex beatle alle grinfie della morte.
Manca, John Lennon. E questi quarant’anni non hanno cancellato la sua stella artistica e la sua voce carismatica che continua a risuonare tra le canzoni dei Beatles e tra quelle composte e interpretate nella sua carriera solista (“Imagine”, su tutte). C’è però un modo per riavvicinarsi a John o, per chi non ha avuto modo di conoscerlo a fondo, per entrare nella sua vita e, in un certo senso, farne parte, anche oggi, a quattro decadi di distanza dalla sua scomparsa. In occasione del quarantennale della morte è stato infatti pubblicato un libro che può essere davvero considerato come una sorta di testamento spirituale, artistico e sociale che Lennon ha inconsapevolmente lasciato al mondo dei viventi, a coloro che avrebbero continuato il viaggio dopo la sua dipartita. Si intitola “All we are saying” di John Lennon e Yoko Ono (Einaudi Stile Libero, traduzione di Nico Perre, pagg. 300, euro 19), a cura di David Sherif. Il sottotitolo del libro è “L’ultima grande intervista”. Stiamo parlando, infatti, di una lunghissima intervista che John e Yoko rilasciarono a David Sheff (giornalista di «Playboy») in occasione, per l’appunto, del clamoroso ritorno sulle scene artistiche con l’album “Double Fantasy”.
Proviamo a ripercorrere la storia di questa lunghissima e memorabile intervista. Leggi tutto…

PER UN’ALTRA STRADA di Mimmo Muolo (recensione)

“Per un’altra strada. La leggenda del Quarto Magio” di Mimmo Muolo (Edizioni Paoline)

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di Nicoletta Bortolotti

Come sovente le grandi narrazioni, anche questo incantevole romanzo è molte scritture e differenti “strade” e porte d’accesso ai mondi che dischiude. Si può leggerlo in forma di racconto storico, per quanto l’autore dichiari una non cogente e assoluta pretesa di veridicità, ma piuttosto un misto “di storia e invenzione”; si può leggerlo come un racconto di viaggio o perfino di avventura. E vi si può camminare attraverso, lasciandosi condurre da una penna matura e avvolgente fra le dune, ora stondate ora ingannevoli, di una meditazione.
Del quarto magio scrissero Henry Van Dyke, pastore della Chiesa presbiteriana, nel 1907, e Michel Tournier. Artaban sarebbe dovuto partire insieme a Baldassarre, Melchiorre e Gasparre, i cui nomi risalgono a una tradizione cristiana più recente, con alcune pietre preziose da recare in dono a Gesù, ma una serie di ritardi e deviazioni lo avrebbero allontanato dalla meta. E tuttavia, questa, in modo sorprendente, gli si sarebbe avvicinata sempre più, la strada mutata in un paradosso dell’impossibile dove la distanza, a mano a mano che aumenta, diminuisce. Leggi tutto…

XY di Sandro Veronesi (recensione)

“XY” di Sandro Veronesi (La nave di Teseo)

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L’eterno presente di Borgo San Giuda

di Daniela Sessa

Borgo San Giuda, in Trentino, è un agglomerato di quarantadue persone diviso quattro famiglie più un prete. Come tanti piccoli paesi ai piedi delle Dolomiti ha una piazza, la chiesa con il campanile a punta e la canonica, uno spaccio, un bar, le case, il bosco a ridosso. Una cartolina lo vorrebbe così: l’aria linda e pungente, l’odore di resina e di stalla, i colori dei frutteti, i gesti silenti e amici. Borgo San Giuda si trova a metà strada tra Cles e Fondo, nel cuore della Val di Non. Borgo San Giuda “Non” esiste. Il nome della valle, per quanto estraneo all’etimo grammaticale, è comunque il suo destino. “Era un posto che non esisteva quasi, e nessuno riuscirà mai a capire perché quello che è successo sia successo proprio lì, dove non succedeva niente”. Borgo San Giuda è il luogo della negazione di ogni verità. Un altrove letterario, a metà tra le utopie urbane medioevali e le comunità amish o rurali d’oltreoceano: chiuso al progresso, illusoriamente appagato, falsamente sano, endogamico. Borgo San Giuda è il luogo del non: tutto ciò che vi accade è nel segno linguistico della privazione. Incomprensibile è che l’albero ghiacciato per i turisti da Beppe Formento una mattina fosse stato trovato rosso di sangue; irrimediabile che quel sangue incastonato nell’albero fosse di undici vittime; inovvio che non fosse lo stesso sangue per undici persone diverse; inconcepibili le modalità della morte di quelle undici persone (una stuprata e una decapitata, una privata degli organi e una in overdose, una sbranata da uno squalo);  illogica la certezza che una bambina fosse scampata a quella strage e fosse dispersa, perché nessuno la reclama. Leggi tutto…

QUEL TIPO DI DONNA di Valeria Parrella (recensione)

“Quel tipo di donna” di Valeria Parrella (HarperCollins Italia)

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di Emma Di Rao

L’universo femminile viene ricreato in una singolare “configurazione a quattro”, quattro amiche ‘sorelle’, in “Quel tipo di donna”, il nuovo romanzo di Valeria Parrella, edito da HarperCollins. La negazione risoluta e perentoria contenuta nell’incipit, “No: noi non siamo quel tipo di donne lì, o quel tipo di uomini, dico quelli che stendono una tovaglietta sotto il piatto per mangiare da soli”, si coniuga con la constatazione di una solitudine quasi abituale: “Abbiamo mangiato da sole tante volte, che l’avessimo scelto o no, che ci sia piaciuto o no”. La voce che dà avvio al romanzo appartiene all’io narrante che, peraltro, coincide con l’io personaggio o, meglio, con una delle quattro protagoniste della vicenda al centro del dispositivo narrativo. Ed è lei che tratteggia con sguardo lucido la propria personalità, nonché quella di Carola, Camilla e Dolores, attribuendo le differenze di carattere alle costellazioni sotto il cui segno ciascuna di loro era nata: solari ed allegre, in quanto ‘gemelli’, Carola e Dolores, “donne di spettacolo e cultura”, al contrario, “monolitiche e riottose” le altre due, in quanto ‘capricorno’. Si comprende subito che non si tratta di una diversità che separa, ma che, al contrario, arricchisce e vivifica il rapporto amicale, come si affretta a precisare la voce narrante: “noi abbiamo salvato le gemelli dai casini, loro ci hanno salvato dalla noia”. Se l’io narrante – personaggio, “impiegata in un ufficio della Regione e amante”, dichiara di essere affetta da una singolare malattia, ovvero la mancanza assoluta di autostima, che la rende “sempre seconda di qualcun’altra” e single perennemente libera, sulla sua sorella ‘capricorno’, Camilla, apprendiamo che è ordinata, puntuale nelle consegne ed estremamente organizzata, salvo poi a cercare rifugio nel sesso, nel vino e nel sonno, “che hanno molto a che fare con l’oblio, e quindi con la morte”. Leggi tutto…

ECONOMIA SENTIMENTALE di Edoardo Nesi (recensione e intervista)

“Economia sentimentale” di Edoardo Nesi (La nave di Teseo)

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di Massimo Maugeri

L’economia e la finanza segnano profondamente le nostre vite, le condizionano, a volte le stravolgono. Chiunque noi siamo, qualunque ruolo svolgiamo, qualunque cosa facciamo, in un modo o nell’altro, nel bene e nel male, dobbiamo farci i conti. Non v’è dubbio sul fatto che, oggi, anche per via della cosiddetta globalizzazione, tale potere condizionante produca effetti molto più profondi rispetto al passato. Ed è strano, dunque, che la letteratura italiana abbia dedicato, soprattutto in questi anni feroci, poco spazio alle dinamiche esistenziali strettamente connesse a quelle messe in moto dall’economia e dalla finanza. Per fortuna le felici eccezioni non mancano. Tra queste, rientrano le ottime pagine di Edoardo Nesi prodotte in opere che hanno lasciato il segno. Su tutte: “Storia della mia gente” (Bompiani, Premio Strega 2011) e “Le nostre vite senza ieri” (Bompiani, 2012); senza dimenticare il libro scritto a quattro mani con un altro scrittore che rientra nella schiera delle felici eccezioni di cui sopra: Guido Brera (autore di romanzi come “I diavoli” e “La fine del tempo”) che, insieme a Nesi, ha scritto “Tutto è in frantumi e danza” (La nave di Teseo, 2017).
In questi giorni Edoardo Nesi – dopo il romanzo “La mia ombra è tua” (La nave di Teseo, 2019) – è tornato in libreria con un altro volume che segue il percorso narrativo tracciato da “Storia della mia gente” e dagli altri testi citati. Il titolo ha già, in sé, il valore di un manifesto: “Economia sentimentale” (anche questo edito da La nave di Teseo). È un libro attualissimo (direi, necessario) che affonda lo sguardo sulle nostre vite sconquassate da questo periodo di pandemia e su come i meccanismi economici risultino essere strettamente (e inevitabilmente) connessi alle nostre problematiche esistenziali. Il racconto degli effetti della pandemia si mischia con il desiderio inesauribile di comprendere il presente, osservando il passato, per immaginare il futuro; perché, sebbene Guicciardini reciti che De’ futuri contingenti non v’è scienza, il peso schiacciante dell’oggi non dovrà mai indurci nella tentazione di immaginare le nostre vite senza domani. Leggi tutto…

LA TAVOLETTA DEI DESTINI di Roberto Calasso (recensione)

“La tavoletta dei destini” di Roberto Calasso (Adelphi)

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di Gianni Bonina

Sembrerebbe, a stare ai suoi libri di argomento religioso, che Roberto Calasso sia attratto dal tema del divino, se presente soprattutto nella cultura orientale, come a volerne elicere un principio originario, quando invece il suo reale interesse è tutto per il racconto in sé quale forma di espressione letteraria in un ambito dove a prevalere sia il mito, ovvero le scritture sacre. L’ultimo suo saggio, La tavoletta dei destini (Adelphi), ne è la prova definitiva, giacché accosta due grandi sistemi narrativi nei quali ricorrono da un lato il mito nella sua dimensione più ancestrale (la religione mesopotamica) e da un altro il racconto nella sua più vertiginosa facondia (Le mille e una notte), incontrandosi mito e racconto in una ucronia che coglie più analogie: lo stesso bacino geografico, la stessa razza semita, gli stessi usi e costumi, epperò non la stessa fede, circa duemila anni separando infatti gli dèi sumeri e babilonesi dall’adorazione di Allah nel cui segno i viaggi di Sindbad il marinaio si susseguono: sette in tutto, a retaggio di un numero che è fondativo anche nella teogonia fiorita tra il Tigri e l’Eufrate.
E pur appartenendo a un credo monoteista e quindi del tutto in antitesi con un pantheon fin troppo affollato, Sindbad è portato da Calasso nella tenda del Noè del politeismo sumero, Utnapishtim, perché ne ascolti con pieno ma incomprensibile trasporto i racconti relativi a divinità che dovrebbero anzichenò apparirgli “false e bugiarde” come quelle pagane ai cristiani. Leggi tutto…

LA SAGOMA di Daniela Carmosino (recensione e intervista)

“La sagoma (favola crudele)” di Daniela Carmosino (RP Libri)

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di Simona Lo Iacono

Cosa sia la fiaba sin dagli esordi del mondo è difficile da dire, narrazione, memoria, ricerca di senso. Ma forse, l’uomo che racconta favole ha un obiettivo più alto, che non è solo quello di incantare, o di suggerire sotterranei segreti, che sempre presiedono alla affabulazione (la cosiddetta “morale della favola”).
Forse l’uomo che racconta favole tenta di proporre la fiaba come strumento fondatore di un nuovo ordine di rapporti che è, in altre parole, il tentativo di portare allo statuto visibile l’invisibile. Come se ciò che non è, o ciò che non appare, avesse la forza di far deragliare ciò che è, e quindi la legge di necessità.
Lo diceva meravigliosamente Cristina Campo: “La caparbia, inesausta lezione delle fiabe è dunque la vittoria sulla legge di necessità, il passaggio costante a un nuovo ordine di rapporti e assolutamente niente altro, perché assolutamente niente altro c’è da imparare su questa terra”.
La favola ci insegna quindi la lezione più importante, che non è una semplice regola di comportamento o di vita, ma è la vita, o meglio la vera vita, quella che si agita in profondità inaccessibili, e che la favola riesce a far affiorare, elargendo a chi legge una vera e propria rivelazione.
A questa prospettiva altissima si ispira la favola di Daniela Carmosino: “La sagoma” (favola crudele). Come già il titolo ci avverte la favola non offre una visione consolatoria, è anzi fin dall’inizio un viaggio che comincia con la più misteriosa delle avventure. La nascita. Il luogo in cui si nasce. La famiglia in cui questo evento accade. Un evento che molto ha a che fare con l’anima, con la luce e con l’attraversamento del buio. Leggi tutto…

LA DONNA DEGLI ALBERI di Lorenzo Marone (recensione)

“La donna degli alberi” di Lorenzo Marone (Feltrinelli)

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di Francesca G. Marone

“Sono uno di quelli che per capire le cose ha assolutamente bisogno di scriverle.” Murakami afferma questo concetto riguardo alle necessità legate alla sua scrittura. Per lui scrivere serve a mettere i pensieri in ordine per capire meglio, e mi sembra di essere molto d’accordo con lui, ma lo scrittore Lorenzo Marone, in questo nuovo lavoro, mi è sembrato più orientato a mettere in ordine le sensazioni oltre le cose. Leggendo La donna degli alberi il lettore è trasportato in una dimensione in cui emergono le sensazioni più intime, quelle che ci legano all’universo, all’unisono con il nostro sentirci parte integrante del Creato ed essere l’elemento vibrante del delicato equilibrio che lo abita. Lorenzo Marone ha abbandonato, o almeno messo da parte, per un momento, la vena ironica e il raccontare leggero tipico delle storie precedenti (sempre attraversate da quel romanticismo carico di un sentimento tipico dello scrittore); in quest’opera singolare sembra attingere a una parte di sé stesso più profonda e delicata, oserei dire al suo femminino. La trama è assai secondaria in questa narrazione, la montagna accoglie come un ventre una donna in fuga dalle disillusioni e da un passato ingombrante, il ritmo della storia è scandito dal mutare delle stagioni e dal susseguirsi dei mesi, l’atmosfera del bosco restituisce una dimensione da sogno. Leggi tutto…

DONNE DELL’ANIMA MIA di Isabel Allende (recensione)

“Donne dell’anima mia” di Isabel Allende (Feltrinelli – traduzione di Elena Liverani)

[Ne approfittiamo per ricordare che oggi, 25 novembre, ricorre la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne]

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di Erika Di Giorgio

Isabel Allende è stata e continua a essere punto di riferimento per molte lettrici e molti lettori in tutto il mondo, sia per la bellezza visionaria e ficcante delle storie da lei narrate, sia per il suo ruolo sociale come donna, intellettuale, femminista.
Questo nuovo libro, “Donne dell’anima mia” (dedicato a “A Panchita, Paula, Lori, Mana, Nicole e a tutte le altre straordinarie donne della mia vita”), edito da Feltrinelli e tradotto da Elena Liverani, arriva in un momento storico in cui la voce potente di una donna-simbolo, come è quella della Allende, merita di essere ascoltata e meditata con particolare attenzione.
Siamo di fronte a un memoir in cui l’autrice racconta di sé stessa in relazione alla propria esistenza, al suo stare al mondo e al suo essere donna e femminista: l’infanzia cilena, il rapporto con il giornalismo e la scrittura, le relazioni sentimentali con gli uomini che l’hanno amata e che lei ha amato. E poi il presente, indagato tra le pieghe incerte della nostra contemporaneità.
È interessante ascoltare la Allende nei contesti virtuali, causa pandemia da Covid-19, in cui sta presentando questo libro in giro tra un continente e l’altro. Leggi tutto…

BORGO SUD di Donatella Di Pietrantonio (recensione)

“Borgo Sud” di Donatella Di Pietrantonio (Einaudi)

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di Daniela Sessa

Un capello “tinto castano, capricciosamente attorcigliato intorno a una tagliatella” fa schifo. Donatella Di Pietrantonio lo mette dentro il piatto di Piero, lo attorciglia alla vita di Adriana e di Rafael, lo avviluppa alle esistenze abrase dei pescatori di una borgata abruzzese, lo fa cadere nella vita di una donna, sorella figlia zia moglie, cui affida la voce narrante del suo ultimo romanzo “Borgo Sud”.  Quel capello, Thomas Eliot lo avrebbe chiamato correlativo oggettivo, la scaturigine lirica delle esperienze sensoriali; Di Pietrantonio lo vuole oggetto antilirico. Quel capello è più dell’aringa affumicata della madre di Elio Vittorini: è scorticatura sulla pelle delle vite. “Borgo Sud” fa lo stesso rumore della carta vetrata. Per la prosa: asciutta, tagliente, impudica. Per la storia di due sorelle, ancora dopo “Bella mia” e “L’Arminuta”, in balìa di un passato implacabile. Da cui non si scappa perché non si scappa dalle proprie origini. Non si abbandonano, per citare il tema centrale della ricerca narrativa di Di Pietrantonio, famiglie e luoghi. Soprattutto se sono pesanti come pietre, se sono macerie mai rimosse. Bisogna tornare e provare a spostarle. Come la scrittrice impone di fare alla sua protagonista, fuggita a Grenoble (appartamento nuovo, lavoro importante, gatto in condominio con un vicino, serenità, oblio) e riportata nel suo paese, ingurgitata dal quartiere di Borgo Sud, puzzolente di pesce e tribale nei sentimenti. Leggi tutto…

NEL NOME DELL’ITALIA. IL DELITTO MIRMINA di Enzo Papa (recensione)

“Nel nome dell’Italia. Il delitto Mirmina” di Enzo Papa (Bonanno)

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Enzo Papa e la mala giustizia. Il delitto Mirmina

di Sebastiano Burgaretta

Nella variegata e polimorfa produzione letteraria di Enzo Papa, che da un cinquantennio sa spaziare tra poesia, narrativa, saggistica, critica letteraria e d’arte e traduzioni da lingue antiche e moderne, c’è un filone di lavori che lo scrittore è andato coltivando e sviluppando nel corso dei decenni, un côté della sua produzione che mi ha sempre interessato leggere e conoscere. È il filone relativo alle indagini che ha condotto attraverso le pieghe di una certa storia locale, nel suo caso della natia Noto, la quale ha però attinenza e legami diretti con il contesto di alcuni precisi momenti di storia nazionale. Ogni volta che Papa ha affrontato lo studio di questi momenti ed episodi, per così dire, di microstoria locale siciliana, ha saputo sempre cogliere e mettere in luce il rapporto diretto o indiretto, e perfino subdolo talora, con alcuni momenti di storia italiana, così del periodo risorgimentale come del primo dopoguerra durante il cosiddetto biennio rosso. Leggi tutto…

PANE E SALINE di Rita Caramma (recensione)

“Pane e saline” di Rita Caramma (Casta editore)

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di Simona Lo Iacono

Il nome – Natalino – è quello di chi ha dimestichezza con le nascite, e le celebra innanzi alla paglia che contiene un neonato. Il destino è quello di chi affida il percorso non solo alla sorte, ma anche alla saggezza di un patrono accondiscendente, che mostra benevolenza a coloro che devono partire. Il bastone non ce l’ha, ma potrebbe essere quello di Rocco, il santo pellegrino. E la faccia è quella di tutti gli scampati, tumida ed essenziale, macinata dal sale e dal mastichìo delle stagioni avverse.
Il viaggio, poi, è quello che vola oltre i confini, e spinge con la forza di una predestinazione. La meta, chi può dire quale sia veramente. Il Venezuela? No, forse solo la voglia di farcela, di ribaltare le stagioni guaste, di recuperare un frammento di agiatezza.
Natalino è così, elementare e profondo, umilissimo e coraggioso, vincente e perdente. Quando lascia la Sicilia e la seconda guerra lo incalza, imbraccia la forza di tutti i suoi predecessori e di tutti coloro che verranno, esuli come lui che sfidano la paura pur di conquistare una spanna di felicità.
E allora, eccolo il vero viaggio.
Quello, appunto, verso la felicità. Leggi tutto…

L’ISOLA DEL TESORO. IL MIO PRIMO LIBRO di Robert Louis Stevenson (recensione)

“L’Isola del Tesoro. Il mio primo libro” di Robert Louis Stevenson (Oligo – Traduzione di Luca Crovi)

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di Nicoletta Bortolotti

In principio è una mappa, se la scrittura è luogo potenzialmente pericoloso o salvifico, in cui addentrare e arretrare, perdere e perdersi. Ritrovarsi. L’Isola del Tesoro non denominava inizialmente il capolavoro di Robert Louis Stevenson che si sarebbe dovuto stampare con il titolo più prosaico di Il cuoco di bordo. Bensì intitolava la mappa che l’autore si accinse a tratteggiare durante un soggiorno nella piovosa Scozia e che non si limitava a corredare graficamente la tessitura narrativa, ma ne costituiva la trama stessa.
Una mappa dell’impossibile poiché scrivere un grande romanzo che potesse garantirgli un reddito sufficiente a mantenersi con le parole pareva al trentunenne Stevenson un’impresa “forse non di letteratura, ma almeno di resistenza fisica e morale paragonabile al coraggio di Aiace.” E una mappa del possibile quando quelle parole fortunate, bilanciate presero a scorrere come un benedetto flusso sanguigno nelle arterie dei personaggi che si sarebbero addentrati, persi e ritrovati nella sua isola. E avrebbero abitato un’altra mappa, quella dell’immaginario dei lettori, registrandone per sempre le coordinate. Leggi tutto…

NOI di Paolo Di Stefano (recensione)

“Noi” di Paolo Di Stefano (Bompiani)

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La poesia che scioglie i nodi

di Sebastiano Burgaretta

Si può, senza ombra di dubbio, affermare che il romanzo di Paolo Di Stefano Noi ha radici antiche. Esso, infatti, si configura come un lavoro maturato, nel corso degli anni, in una sorta di palinsesto, work in progress, che ha richiesto attenzione continua e sempre nuovi apporti, che ne dessero in modo plausibile le intime ragioni umane e ne individuassero la giusta, esatta collocazione storica e socio-antropologica. È il frutto di un lavoro continuo, si può dire di sempre, l’esito di una fatica non configuratasi in questi ultimi anni ma generatasi e protrattasi sin dal tempo del primo romanzo e rimasta finora senza un totale compimento. Baci da non ripetere (1994), Tutti contenti (2003), Ogni altra vita (2015), persino La parrucchiera di Pizzuta (2017), libro uscito sotto lo pseudonimo Nino Motta, che è il protagonista di Tutti contenti, e lo stesso Giallo d’Avola (2013) con la sparizione di un fratello anche lì come in Noi, sono, a guardare retrospettivamente, gli atti di un’unica ricerca artistico-creativa, e ancor prima umana, che non trovava sosta né soluzione alcuna. Tutti questi lavori erano come dei frammenti di una tormentosa ricerca sempre in itinere, in un insoddisfacente fieri, che, nel corso degli anni e dietro alla maturazione umana ed esistenziale dell’autore, cercavano, più o meno inconsapevolmente, una loro composizione unitaria. Leggi tutto…

DONNAFUGATA di Costanza DiQuattro (recensione)

“Donnafugata” di Costanza DiQuattro (Baldini + Castoldi)

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di Emma Di Rao

Ancora una volta è un ‘luogo dell’anima’ ad accendere l’ispirazione di Costanza Di Quattro, che con “Donnafugata”, edito da Baldini+Castoldi, ha già ottenuto un ampio consenso di critica e di pubblico. Non può negarsi che il momento generativo del secondo romanzo possiede, rispetto a “La mia casa di Montalbano”, un respiro più complesso, ascrivibile verosimilmente a quella solennità che è propria della ricostruzione storica e che permea di sé parte del dispositivo narrativo. Eppure, tale diversità si attenua quando si tenga presente che anche in “Donnafugata”, come nel romanzo d’esordio, gli eventi narrati assumono rilevanza per il fatto che intervengono nella crescita interiore del protagonista. L’irrompere della storia – il periodo risorgimentale e la trasformazione politica che portò all’annessione della Sicilia al regno d’Italia – nell’esistenza di Corrado Arezzo De Spucches, settimo barone di Donnafugata, produce infatti in quest’ultimo una sottile inquietudine ed una lacerante perplessità, che tuttavia non gli impediscono di partecipare in modo ‘illuminato’ e costruttivo ai ruoli politici ed istituzionali affidatigli. Ed è forse in questa discrepanza fra l’essere e il dover essere che risiede la dimensione eroica, e persino tragica, di tale figura, collocata in un’epoca che avverte, in larga parte, estranea e in cui non rinuncia comunque ad operare. Leggi tutto…

“È LA COPPIA CHE FA IL TOTALE. Viaggio nel cinema di Ficarra & Picone” di Ornella Sgroi (recensione)

“È la coppia che fa il totale. Viaggio nel cinema di Ficarra & Picone con interviste, aneddoti e curiosità” di Ornella Sgroi (HarperCollins Italia)

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di Daniela Sessa

“E’ la somma che fa il totale”: sacrosanto. Se l’ha detto Totò c’è da giurarci. Anche la variante “E’ la coppia che fa il totale” è giusta. Soprattutto se la coppia è Ficarra&Picone. Però, se metti in un unico libro Roberto Andò che regala la prefazione, Ornella Sgroi che scrive, Salvo Ficarra e Valentino Picone a fare i mattatori tra le pagine anche quattro fa il totale. Pure l’emozione è totale. Scatta appena finisci di leggere i ringraziamenti che Ornella Sgroi mette, a mo’ di titoli di coda, al suo “E’ la coppia che fa il totale”, il racconto della cinematografia della coppia comica per eccellenza. Ficarra e Picone sono il genius comicus. Nessuno come loro è capace di riportare il comico alle sue radici letterarie, mescolando (a proposito di radici) la varietà di Aristofane con la vis della commedia latina tutta, Plauto e Terenzio assieme. Non a caso ma per felicissima intuizione di Roberto Andò, anche la Commedia, con la maiuscola, al Teatro Greco di Siracusa si inchinò al duo palermitano. Andando per maiuscole, Ficarra e Picone  s’imbattono nel 2002 nel cinema, pardon Cinema, e dall’immarcescibile “Nati stanchi” fino allo scorso dicembre con il delicato “Il primo Natale” pregiano il grande schermo di intelligenza e risate, a crepapelle tutte e due. O come afferma meglio Roberto Andò (che qualche volta li dovrà dirigere e sarebbe una bella cosa) sulla loro arte “si riconosce un’attitudine al romanzesco, l’unico dispositivo attraverso il quale è possibile riagguantare il tempo, come se anche per loro il cinema fosse il solo modo per ricostruire una versione attendibile del passato…In questa ossessione, Ficarra e Picone si rivelano insieme borgesiani e siciliani”. Leggi tutto…

MALINVERNO di Domenico Dara (recensione)

“Malinverno” di Domenico Dara (Feltrinelli): recensione e brani estratti dal libro

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di Maria Zappia

È una lettura lieve e fiabesca quella che si ricava dall’ultimo romanzo di Domenico Dara. L’opera si intitola Malinverno dal cognome del protagonista, un bizzarro bibliotecario esperto di letteratura che si barcamena, con spirito intriso di stoicismo e parecchie inquietudini sentimentali, tra il cimitero comunale e la biblioteca del paese del borgo di Timpamara. Eh sì perché per volontà dell’autore, Astolfo Malinverno, l’io narrante dell’intera fabula, svolge al contempo due funzioni di carattere impiegatizio: quella di custode del cimitero e quella di bibliotecario. In entrambe Astolfo eccelle per doti caratteriali e per spirito di condiscendenza che esprime nell’un caso verso i frequentatori del luogo dedicato alle sepolture, nell’altro verso i lettori. Per la serafica e filosofica predisposizione ad accettare gli eventi della vita assecondando le circostanze Astolfo si trova difronte a esperienze svariate con personaggi dai nomi evocatori di episodi letterari come Malselprù, Ortìs, Armida, Volfango, Victorùgo Achille Serrasanbruno, Abelardo Calanna e così via. Nomi evocativi di storie e di libri che gli abitanti di Timpamara, per una strana vicenda legata ad una cartiera, divorano come pane quotidiano. Leggi tutto…

TERRAMARINA di Tea Ranno (recensione)

“Terramarina” di Tea Ranno (Mondadori)

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In libreria da mercoledì 13 ottobre il nuovo romanzo di Tea Ranno che riprende le vicende di Agata, la tabacchera, narrate in “L’amurusanza“. Si intitola “Terramarina” e, come il precedente, è pubblicato da Mondadori. La recensione di Letteratitudine

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di Emma Di Rao

Era del tutto prevedibile che una rivoluzione, il cui motto è “cambiare il mondo a colpi di poesia”, avesse un effetto così dirompente da risultare inarrestabile, soprattutto perché l’amurusanza, da cui quella rivoluzione prende le mosse, è virtù che rinnova e si rinnova essa stessa, non solo elargendo a piene mani i suoi doni, ma seminando anche vita e contentezza. E dal momento che semina vita, era anche prevedibile che dovessimo aspettarci nuovi inizi, nuovi germogli: sono quelli che sbocciano, colmi di promesse felicemente mantenute dall’autrice, nel nuovo romanzo di Tea Ranno,  “Terramarina”, edito da Mondadori. Il titolo, che, in quanto tale, svela l’idea progettuale dell’opera, è contenuto anche nei versi posti in epigrafe, “A Terramarina vado abitando / quando non sono sveglia / e neppure dormo”, versi che delineano un luogo dai contorni imprecisi in cui l’animo, sospeso tra il sonno e la veglia, sogna di ritrovarsi.
Ad avviare la narrazione è una prospettiva dall’alto, dal “colmo di una collina” avvolta da una piovigginosa oscurità in cui s’incammina Agata Lipari, mentre osserva, triste e desiderosa di smemorarsi, il paesaggio che si stende dinanzi ai suoi occhi. Ed ecco che l’immagine del paese “adagiato sulla mano di Dio”, simile a un presepe, schiude subito l’atmosfera della vigilia di Natale, quando il gelo invernale non impedisce al cuore di accendersi di un’intima e raccolta gioia. Ma se l’animo è indurito da un dolore indicibile, come quello avvertito da Agata dopo la morte del  marito Costanzo, occorrerà un miracolo perché la felicità torni ad abitarlo. Leggi tutto…

LE REGOLE DEGLI AMANTI di Yari Selvetella (recensione)

“Le regole degli amanti” di Yari Selvetella (Bompiani)

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Un decalogo antitetico per coppie vere

di Daniela Sessa

Il testo più noto sulle regole dell’amore è il Kamasutra: nel quinto libro si danno i precetti, a dire il vero opportunistici, per sedurre le mogli altrui (meglio se l’altrui è un nemico). Un secolo prima Ovidio con i “Remedia amoris” aveva composto un manualetto, scandaloso per la corte augustea, in cui consigliava le strategie per sfuggire al coinvolgimento sentimentale. A Denis Diderot libertino viene attribuito un romanzo, “Thérèse Philosophe”, sulle peripezie sessuali di una sedicenne accompagnate da dissertazioni sull’esistenza, l’amore, la verità. Solo tre esempi per dimostrare quanta attenzione la letteratura abbia dedicato a regolamentare il non regolamentabile: l’amore. Si sa, l’amore è l’eco della libertà, l’espressione del desiderio, la maniera per sottrarsi alla morte o per sublimarla. L’amore è fuggevole (non si dice che in amore vince chi fugge?), richiede impazienza e fantasia, follia: “ti amo da impazzire” è frase cult. Provare a ingabbiare l’amore dentro un elenco di cose corrette o scorrette, convenienti o sconvenienti, perfino di diritti e doveri appare un compito se non arduo almeno impegnativo. Per il legislatore si tratta di normare coppie sposate o di fatto, per il prete di benedire gli anelli, per marito e moglie di armarsi di santa pazienza. Per uno scrittore vuol dire fingersi il geometra di Dante che in Paradiso fa quadrare il cerchio. Impegnativo, appunto. Leggi tutto…

LE BELVE di Manlio Castagna e Guido Sgardoli (recensione)

“Le Belve “di Manlio Castagna e Guido Sgardoli (Piemme)

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di Nicoletta Bortolotti

Le parole sono strade. Cunicoli che scavano la stoffa spugnosa dell’universo, avvitano o spalancano su strappi e vertigini. Gallerie che moltiplicano e intersecano prospettive. Manlio Castagna, ex vicedirettore artistico del Giffoni Film Festival e autore della saga bestseller Petrademone (Mondadori), e Guido Sgardoli, fra i più importanti scrittori italiani, vincitore del Premio Strega Ragazze e Ragazzi con The Stone – La settima pietra (Piemme), le piegano, le fondono, le intarsiano mirabilmente, con spirali e laccature eleganti, in questa magistrale ghost-story classica e insieme contemporanea, per attraversare buchi neri che aprono fiotti di terrore dentro di noi e costituiscono la sostanza stessa del fuori, che abitiamo e che ci abita.
“Per chi non nutra pregiudizi il neutrino ha davvero una certa affinità con i fantasmi” scriveva Arthur Koestler nel saggio Il fantasma dentro la macchina del 1967. E proprio le più recenti scoperte della fisica quantistica hanno indagato le componenti, apparentemente e secondo la nostra percezione, meno “fisiche” del cosmo, in un certo senso smaterializzando la materia. La vera struttura dello spazio e del tempo non è visibile. Come i fantasmi che, espulsi dalla dignità di un’esistenza reale con l’Illuminismo, hanno invaso a pieno diritto l’immaginario letterario dal Settecento fino a oggi. Leggi tutto…

SOLO UN RAGAZZO di Elena Varvello (recensione)

“Solo un ragazzo” di Elena Varvello (Einaudi)

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Il romanzo della resilienza negata

di Daniela Sessa

Un padre, ogni giorno dai primi di settembre, prende la sua bicicletta, arriva fino alle sponde dell’Adda e s’immerge dove le correnti sono più forti, perché lì si è inabissata sua figlia Hafsa. La cerca anche se le ricerche sono state sospese, anche se tutti gli dicono che è impossibile recuperare il corpo, anche se mette se stesso in pericolo. Non si arrende, non resiste al dolore: se ne lascia trascinare. Hasfa aveva quindici anni e nemmeno un cappuccio in testa quando per errore finisce inghiottita dal fiume. Se è vero che il racconto letterario di un sentimento lo trasforma in atto, è anche vero che quell’atto rivela realtà di cronaca (di questi giorni) che sono già letterarie.  Dentro un romanzo, invece, c’è un ragazzo senza un nome che non sia il cappuccio di una felpa. E’ un ladro e un giorno annaspa in un garage riempito con il gas di scarico dell’auto del padre. Resta a terra, nudo e indifeso, inerte. Morto. Suicida. A terra insieme a lui restano Pietro e Sara, Angela e Amelia: la sua famiglia. Sbigottita, no. Arresa. Al dolore, al senso di colpa, al fallimento. Sullo sfondo il paese di Cave, come i quattro superstiti, incapace di scampare alla sofferenza. Un paesaggio brullo e caldo perché il freddo cova dentro i corpi o impregna l’abitacolo di quell’auto diventata la patetica alcova di Pietro e Vittoria. Sembra che piova lungo tutte le quasi duecento pagine di “Solo un ragazzo”, il nuovo romanzo di Elena Varvello. Leggi tutto…

LETTERE ALLA MOGLIE DI HAGENBACH di Giuseppe Aloe (recensione)

“Lettere alla moglie di Hagenbach” di Giuseppe Aloe (Rubbettino): recensione e qualche brano del libro

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di Maria Zappia

Un itinerario omerico è quello delineato da Giuseppe Aloe nel recente romanzo dal titolo “Lettere alla moglie di Hagenbach” pubblicato dall’editore calabrese Rubbettino nel senso che il protagonista, tutto teso ad afferrare le suggestioni della realtà percorre strade inusuali in una Germania luminosa e acquatica alla ricerca di uno scrittore scomparso, Hagenbach per l’appunto.  In realtà il percorso del protagonista è finalizzato alla ricerca del sé, ad afferrare il bandolo della matassa di un’identità smarrita per effetto della demenza senile che ne devasta la mente. Il tema della patologia mentale dovuta alla senescenza, le riflessioni sulle conseguenze della fragilità umana, il dissolversi del pensiero razionale accompagnano l’intera struttura narrativa ma non destano tristezza nell’animo del lettore né sentimento di compassione. Al contrario, il libro emana vigore e speranza per il futuro. Leggi tutto…

L’ENIGMA DELLA CAMERA 622 di Joël Dicker (recensione)

“L’enigma della camera 622” di Joël Dicker (La nave di Teseo – Traduzione di Milena Zemira Ciccimarra)

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di Erika Di Giorgio

Joël Dicker non sbaglia un colpo. Dopo i grandissimi successi internazionali di “La verità sul caso Harry Quebert”, “Il libro dei Baltimore” e “La scomparsa di Stephanie Mailer”, il bestsellerista elvetico ci offre un’altra godibilissima e avvincente storia che ha già raggiunto le vette delle classifiche dei libri più venduti. Si intitola “L’enigma della camera 622” (La nave di Teseo – Traduzione di Milena Zemira Ciccimarra) ed è un romanzo molto particolare anche per via della sua dedica: “Al mio editore, amico e maestro Bernard de Fallois (1926-2018). Che tutti gli scrittori del mondo possano conoscere un giorno un editore così eccezionale”.
Il fatto che Joël Dicker sia stato legatissimo al suo editore è dimostrato dalla scelta di evidenziare questo legame anche all’interno del romanzo. In premessa leggiamo quanto segue: “Cari lettori, prima che iniziate la lettura di questo romanzo voglio condividere con voi un pensiero commosso per il mio editore, Bernard de Fallois, che ci ha lasciato nel gennaio 2018. Bernard de Fallois aveva un eccezionale senso della letteratura. Questo libro gli deve molto. Così come i miei precedenti romanzi. Buona lettura”. Leggi tutto…

UCCIDO CHI VOGLIO di Fabio Stassi (recensione e intervista)

“Uccido chi voglio” di Fabio Stassi (Sellerio)

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Quattro chiacchiere con Fabio Stassi sul suo ultimo romanzo “Uccido chi voglio”

di Daniela Sessa

Si fa presto a dire giallo. Fiotti di sangue, budella penzoloni, tatuaggi a carne viva, omicidi seriali, un investigatore, un poliziotto, un sospettato, inseguimenti, arresti e il movente. Si è impegnato Fabio Stassi a tingere di giallo la terza disavventura di Vince Corso. Si intitola “Uccido chi voglio” e già mette il lettore sulle tracce di un paio di indizi. Sbagliati. Il primo: a dire uccido non è lo smagato biblioterapeuta di Stassi ma un narratore esterno. Errore: il narratore non è troppo esterno. Secondo indizio: il titolo ricorda l’ironico film di Sidney Sibilia “Smetto quando voglio”, che con il libro di Stassi condivide solo la iella dei protagonisti e una diversa ironia. Che nel romanzo di Stassi è tecnica retorica allo stato puro, ossia rovesciamento. In “Uccido chi voglio” tutto va al contrario.  Comincia con l’epilogo e poi riavvolge la storia con un bizzarro movimento: i fatti vanno avanti una decina di giorni ma i capitoli indietreggiano dalla Z alla A. Come avviene nei sogni. Un evento, un’emozione dello stato di veglia indietreggia nel sogno e si snatura in simboli: poetici come le falene sognate all’inizio del romanzo o grotteschi come la donna che vende fiori a piazza Vittorio o addirittura il cieco con il cane che è personaggio, ombra e specchio assieme. Leggi tutto…

BROKEN di Don Winslow (recensione)

“Broken” di Don Winslow (Harper Collins Italia – traduzione di Giuseppe Costigliola e Alfredo Colitto)

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di Erika Di Giorgio

Don Winslow è un maestro del noir e della narrativa crime (nel 2012 ha ricevuto il prestigioso Raymond Chandler Award, premio letterario dedicato alla scrittura noir che ogni anno laurea un maestro del genere). La sua abilità narrativa trova senz’altro giovamento dal fatto di esser stato, tra le altre cose, anche un investigatore privato. In effetti Don Winslow nella sua vita ha fatto tante cose: il regista, l’attore, la guida nei safari e – ovviamente – il romanziere (ma è stato anche allevatore, surfista, escursionista… ed è un grande appassionato di jazz oltre a essere un giornalista che ha studiato le complessità del commercio di droga messicano).
Grazie a Harper Collins Italia (per la traduzione di Giuseppe Costigliola e Alfredo Colitto) abbiamo la possibilità di leggere le storie contenute in “Broken“.
Stiamo parlando di sei romanzi brevi tutti dotati di una buona dose di forza adrenalinica e capaci, come si usa dire (ma in questo caso è proprio vero), di incollare il lettore alla pagina.
I titoli dei sei romanzi brevi sono i seguenti: “Broken”, ” Rapina sulla 101″ (dedicato a Steve McQueen), “Lo zoo di San Diego” (scritto in omaggio a Elmore Leonard), “Sunset”, “Paradise” e ” L’ultima cavalcata”. Leggi tutto…

L’INVENZIONE DI NOI DUE di Matteo Bussola (recensione)

“L’invenzione di noi due” di Matteo Bussola (Einaudi)

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di Eliana Camaioni

“Quel che siamo affiora col tempo, dopo che ci hanno messi alla prova, ed è allora che cominciano i guai. Il problema non è tanto quando scopriamo, in chi amiamo, cose che non sapevamo, ma anche quando ci ostiniamo a celare noi stessi, convinti che offrire il nostro meglio significhi lucidare la promessa della superficie a discapito del resto”.
E’ questo ciò che accade a Milo, protagonista del nuovo romanzo di Matteo Bussola (“L’invenzione di noi due”, Einaudi), intrappolato in un matrimonio in crisi. “Mi ero tradito con me stesso, però mi aveva tradito anche lei. Ero il testimone di due infedeltà, ma non le potevo svelare”.
Un amore nato (letteralmente!) sui banchi di scuola, due anime che si raccontano attraverso la scrittura: è solo nel mondo protetto del foglio bianco che Milo e Nadia si incontrano, si ritrovano, si perdono. E’ solo lì che le loro anime riescono a parlarsi, attraverso un diaframma permeabile e sincero; un mondo assolutamente diverso dai giorni che nella quotidianità si inseguono uguali, lui lavorando di notte e lei di giorno. Leggi tutto…

COME TANTI PICCOLI RICORDI di Mattia Bertoldi (recensione)

“Come tanti piccoli ricordi” di Mattia Bertoldi (Tre60) 

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di Nicoletta Bortolotti

Come tanti piccoli ricordi (Tre60) di Mattia Bertoldi, giovane scrittore svizzero di vaglia, presidente dell’Assi, Associazione Scrittori Svizzeri in Lingua Italiana, è un libro necessario. La copertina raffigura una cassettiera tridimensionale, elemento centrale nella tessitura di un racconto che, con una lingua lieve, levigata, minimalista, precisa come un calibro, sapiente nell’attraversare voci e mondi narranti, a lampi ironica, inquieta con domande forti.
Come si evince dal titolo la narrazione innesta sul tema della memoria. Protagonista della vicenda, ambientata a Lugano, è il trentaquattrenne Manlio, che lavora come assistente alla memoria presso una casa di riposo. Degli ospiti anziani e dei figli e dei famigliari l’autore, con sensibilità e maestria, legge, prima ancora che formulare nella scrittura, il dolore del prima e del dopo. Per esempio nell’iconico scenario di una gita all’Ikea.
Manlio ha un amico di nome Giga, informatico, la cui funzione nel romanzo è accordare passato e presente, memoria elettronica, tecnologica, e memoria umana, in un nuovo umanesimo che presuppone un sistema binario di calcolo sentimentale. Giga insiste sull’urgenza del palinsesto, del “sovrascrivere” i ricordi, sostituendo le reminiscenze che propagano sofferenza con flashback più funzionali a un’ipotesi di felicità. Leggi tutto…

I SEGRETI DEL GIOVEDÌ SERA di Elvira Seminara (recensione)

“I segreti del giovedì sera” di Elvira Seminara (Einaudi)

[La prima presentazione nazionale del romanzo si svolgerà giovedì 16 luglio, alle h. 19, presso LETTERA 82, Piazza Dell’indirizzo 11/14, Catania. Ornella Sgroi dialogherà con l’autrice. Letture di Tiziana Giletto]

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Bisbigli, confidenze e silenzi nei giovedì sera di Elvira Seminara

di Daniela Sessa

Torna Elvira Seminara in libreria ed è subito festa. Esilarante ma non troppo, lirico quanto basta, ruffiano giusto in pizzico, sghembo che è una meraviglia, policromo e polifonico con una manciata abbondante di ironia: questo è “I segreti del giovedì sera” di Elvira Seminara che tra una parola, resilienza, e l’altra, malinconia, mette in scena se stessa e il suo mondo, fatto di un gruppo di amici e di un lembo complicato di terra lungo da Catania ad Acicastello. Sophia, Cesare, Mauro, Olivia, Miriam, Pietro sono personaggi in cerca d’autore: piombano negli interstizi della vita di Elvira in arte Elvis alla ricerca delle parole che li faranno riesistere. Non si arrendono alla malinconia ma ne sono immersi fino al collo, resistono diseroicamente al tempo che passa. Confusi, smarriti e pasticcioni si muovono tra botox e amanti, pilates e app. Sono ubiqui e between. È facile riconoscerli anche senza le parole di Cesare “abbiamo di nuovo trent’anni nel cuore e nella testa, e non ce l’aspettavamo,abbiamo trent’anni, con figli di trenta e genitori di novanta, e noi in mezzo schiacciati, carne viva”. Leggi tutto…

PASSAGGI DI DOGANA: una collana tra luoghi e letteratura

Passaggi di dogana. La linea editoriale di Giulio Perrone Editore che fa viaggiare leggendo

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di Simona Lo Iacono

Un luogo non è mai solo un luogo. Porta in sé tutto ciò che gli uomini vi hanno posato sopra, i piedi scalzi, le lacrime, il sangue. Sorregge le loro case, la quotidianità e la eccezionalità degli eventi. Si impregna dei versi dei poeti, delle delusioni degli erranti, delle preghiere dei fedeli, dell’astio degli sfrattati.
Un luogo è anche una persona. Quando quella persona lo incarna al punto da fare dei propri capelli arpioni al cielo, delle gambe tronchi trafitti alla terra, delle braccia ali dispiegate.
E così accade che evocando un nome, si pensi alla città. Per esempio, Dante è Firenze, Leopardi è Recanati, Manzoni è Milano, Sciascia è la Sicilia.
Oppure un luogo è una parola. Antica o rimodernata. Supplice o estatica. Risolutiva o senza sbocco. Anche le parole identificano i luoghi, e i luoghi le parole.
E poi il luogo è nostalgia. Di coloro che lo lasciano per cercare fortuna. Di coloro che vi restano, sognandolo migliore. Un luogo è ciò che ci basta e ciò che ci manca. Leggi tutto…

PLAY di Laura Orsolini (recensione)

“Play” di Laura Orsolini (Edizioni La memoria del mondo)

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di Nicoletta Bortolotti

L’algebra dell’adolescenza potrebbe tradursi in un’equazione di viaggio così come l’ha formulata José Saramago: “Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione”. Per simmetria e linguistica osmosi, anche l’adolescenza non finisce mai. Solo gli adolescenti finiscono. E si prolungano in memoria, in ricordo, in narrazione di un tempo inespresso, archetipico, e germinante tutti i tempi che saranno. Che diverremo. Non saremo più adolescenti, ma saremo sempre un’adolescenza.
Saremo Vasco. Si chiama così, proprio come Vasco Rossi, il protagonista sedicenne di questa scrittura tesa, minimalista nell’economia di parole che non straripano, non smarginano, ma ricompongono le struggenti coordinate del dolore. E dicono senza dire, in una magistrale punteggiatura del silenzio, la sola abilitata a comunicare il non comunicabile. Leggi tutto…

UN CUORE PER LA SIGNORA CHIMENTO di Gianni Bonina (recensione)

“Un cuore per la signora Chimento” di Gianni Bonina (Marlin editore)

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di Alfio Siracusano

I libri seriali, con personaggi fissi e ambienti predefiniti, non importa quanto reali, obbligano sempre a un certo tipo di lettura, che non può non essere per categorie. E intendo dire che c’è sempre, in essi, una rappresentazione del mondo per come lo si ricostruisce dentro confini necessariamente “esemplari”. Dove il termine esemplari sta per paradigmatici, cioè sintesi assai più che geografica di un’idea della gente e della storia che vi si vive e giorno dopo giorno vi si costruisce.
In questo libro di Gianni Bonina, terzo della serie di Natale Banco, il giornalista che conduce le sue inchieste in lotta coi poteri forti, i confini “esemplari” si chiamano Catania per un verso e per l’altro le categorie dentro cui si inscrivono le vicende narrate dall’autore. Che sono poi quelle dei due primi romanzi: il bene e il male, l’etica del giornalismo e il tradimento di quest’etica, il cinismo dei potenti e la deriva dei deboli fatti diventare strumento di illeciti arricchimenti, le miserie morali di uomini e donne che prostituiscono la loro dignità e, di contro, il senso morale di chi non deflette mai da un rigore comportamentale che nulla scalfisce. E infine, sfondo nello sfondo, la presenza opprimente della mafia, parca occulta che gestisce i fili del destino di tutti. Insomma, com’è nelle sue corde ed è anche nella cifra della sua biografia, Bonina fornisce al lettore una visione del mondo semplificata, che può a volte sembrare manichea, ma corrisponde a ciò che la vita ci mette sotto gli occhi giorno dopo giorno. E che va dai piccoli eventi di paese ai grandi accadimenti della storia. Di ieri come di oggi. Sempre che quel che “è” si voglia vederlo, giudicarlo e poi decidere se subirlo o opporglisi. Leggi tutto…

LO SPLENDORE DEL NIENTE E ALTRE STORIE di Maria Attanasio (recensione)

“Lo splendore del niente e altre storie” di Maria Attanasio (Sellerio)

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di Gabriella Maggio

Due anni dopo la pubblicazione del romanzo storico La ragazza di Marsiglia ed. Sellerio, che ricostruisce la storia di Rosalie Montmasson, l’unica donna dei Mille, moglie di Francesco Crispi dal 1854 al 1875, poi cancellata dalla storia del nostro Risorgimento, Maria Attanasio pubblica, sempre da Sellerio Lo splendore del niente e altre storie, sette storie, già variamente edite ora riunite in un unico volume in riconoscente omaggio a Elvira Sellerio. Maria Attanasio è ancora una volta concentrata sulle donne antiche di cui resta traccia negli archivi o nell’immaginario popolare. A queste si avvicina sempre con l’inesauribile passione di chi sente la scrittura storica come destino. In apertura del libro “Delle fiamme, dell’amore” presenta una nobile storia d’amore e morte sullo sfondo dell’incendio che a Caltagirone distrusse le baracche, costruite dopo il terremoto del 1693. Tra le conseguenze di questo evento si colloca anche la storia di Francisca, protagonista di “Correva l’anno 1698 e nella città avvenne il fatto memorabile”. Rimasta prematuramente vedova, senza figli e sostegno familiare, Francisca decide di indossare abiti maschili e così guadagnarsi onestamente da vivere, ma i sospetti dei vicini di casa suscitano l’attenzione dell’Inquisizione, che dà alla storia un esito imprevedibile. Leggi tutto…

SETTE OPERE DI MISERICORDIA di Piera Ventre (recensione)

“Sette opere di misericordia” di Piera Ventre (Neri Pozza)

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di Simona Lo Iacono

Misericordia è una parola misteriosa, che racchiude in sé molti corpi. Corpi da dissetare, da vestire, da curare. Corpi a cui dare da mangiare e a cui elargire ospitalità. Corpi da accompagnare nel trapasso, o a cui sussurrare da dietro le sbarre. In ogni caso, corpi nudi e prigionieri di un bisogno, che hanno molto a che fare con il trauma di venire al mondo e di sopravvivere in esso.
Non è un caso che in ebraico la parola si traduca con il sostantivo rahamîm, utero. Perché la misericordia, prima di tutto, è un ventre, è una madre.
Ed è quindi la vocazione della misericordia quella di spandersi sulle necessità. Di richiamare la fragilità. La falla. La stramatura potente e necessaria per traghettare il corpo verso il sollievo.
Senza imperfezione, non può esserci misericordia.
Ecco perché la città che più attira le grazie è Napoli. Con le labbra aperte del Vesuvio che boccheggiano fumo e sbadigliano in faccia al Padre Eterno. Con la connivenza naturale tra altezza e bassezza, fasto e povertà, vita e morte. Con la sua segreta assonanza ai misteri della misericordia. Con il talento indomabile di farsi madre di tutti, dei femminielli dalle unghie pittate, delle prostitute coi lacrimoni sotto l’ombretto, delle vicine di casa urlanti e medicamentose. Leggi tutto…

HO FATTO LA SPIA di Joyce Carol Oates (recensione)

“Ho fatto la spia” di Joyce Carol Oates (La nave di Teseo – Traduzione di Carlo Prosperi)

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Un’Antigone di nome Violet

di Daniela Sessa

E’ una giovinetta, Antigone, quando rivendica il diritto di decidere la sorte dei due fratelli. Una ragazzina è anche Violet Rue quando decide il destino dei suoi fratelli Jerr e Lionel. Assassini. Un mito antico, ancestrale, tribale quello di Antigone, la figlia di Edipo, che traduce nella legge del cuore la legge dello Stato, esiliata per aver scelto la Giustizia. Che ne sa di Antigone Violet Rue, l’ultima figlia di Jerome e Lula Kerrigan, di South Niagara nello Stato di New York? Nulla. Ma dalle pagine inesorabili del romanzo di Joyce Carol Oates “Ho fatto la spia”, lo spirito indomito dell’eroina tebana rinasce nel corpo appuntito di Violet, la protagonista. Non è una sorpresa essere travolti dalla prosa onnivora della scrittrice statunitense: masticare la materia narrativa, sentirla scrocchiare tra i denti, ingoiarla e poi sputarla in faccia al lettore è una di quelle provocazioni che la scrittura di Oates può vantare. A patto che da lettori si è disposti a stare scomodi e ad avere il coraggio della verità. Che, ne siamo convinti, è l’unico modo per fare della lettura un esercizio virtuoso. Leggi tutto…

RACCONTI DI FOLLIA di Patrick McGrath (recensione)

“Racconti di follia” di Patrick McGrath (La nave di Teseo – traduzione di Alberto Cristofori e Andrea Silvestri)

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di Erika Di Giorgio

Da qualche settimana è uscito questo nuovo libro dello scrittore inglese Patrick McGrath. Si tratta di una raccolta di racconti di oltre 500 pagine dal titolo molto indicativo: “Racconti di follia“. In Italia il volume è pubblicato da La nave di Teseo per la traduzione di Alberto Cristofori e Andrea Silvestri. Sulla base della tesi del “chiodo schiaccia chiodo” leggere racconti (di follia) ad alta tensione emotiva potrebbe essere, paradossalmente, un toccasana per contrastare eventuali ansie e angoscie derivanti dalla pandemia da Coronavirus in corso.
Per la prima volta il maestro del thriller psicologico – autore di romanzi celebri quali “Follia”, “Spider”, “Trauma”, “La guardarobiera” (su quest’ultimo, consigliamo l’ascolto della chiacchierata radiofonica tra Patrick McGrath e Massimo Maugeri nel programma radiofonico di Letteratitudine) – raccoglie per la prima volta in un unico volume tutti i suoi racconti, tra cui ben sei inediti che riprendono temi e soggetti cari all’autore. Ritmo narrativo, suspance e brividi lungo la schiena sono davvero garantiti.
In “Racconti di follia” troverete vampiri, ossessioni mentali, delitti passionali, manie inconfessabili, strane visioni angeliche, una New York percorsa dai fantasmi del passato e della psicosi. Leggi tutto…

COME UNA STORIA D’AMORE di Nadia Terranova (recensione)

“Come una storia d’amore” di Nadia Terranova (Perrone)

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“Come una storia d’amore”: il viaggio di Nadia Terranova nella città di R.

di Daniela Sessa

Come una storia d’amore” è un titolo furbastro, ruffiano, seduttore, malizioso e smaliziato.  Perciò, prima di mettersi a leggere i dieci racconti che raccoglie è bene sapere che la storia d’amore non si dimena solo lungo le deliziose pagine del nuovo libro di Nadia Terranova ma le scavalca, quelle pagine, e si piazza tra lettore e libro. Piazzare, con la sua idea di staticità, magari non sarà l’espressione migliore per un libro che racconta un viaggio dal tragitto solo all’apparenza breve (nello spazio tra due quartieri, il Pigneto e il Ghetto) né si possono impunemente attribuire all’amore qualità immobili. Ma, finita l’ultima pagina di “Come una storia d’amore”, solo un lettore sprovveduto non avrà capito che attraverso la cura delicata e perspicace della parola, i personaggi policromi, una narratrice raggomitolata nel proprio io spezzato e tagliente, Nadia Terranova la storia d’amore l’ha cercata proprio con chi legge. Dopo averlo catturato nella rete di dieci piccole storie che sono un’unica storia: una giovane donna, dopo dieci anni vissuti a Roma, si trova nella necessità o desiderio di rimettersi in moto, per cominciare un altro viaggio. Leggi tutto…