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Archive for the ‘Recensioni’ Category

YOGA di Emmanuel Carrère (recensione)

“Yoga” di Emmanuel Carrère (Adelphi – traduzioni di Lorenza Di Lella e Francesca Scala)

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di Erika Di Giorgio

La prosa di Emmanuel Carrère riesce sempre a catturarti e ad ammaliarti, a prescindere dal tipo di libri e di tematiche di cui questo grande autore francese decide di occuparsi. È così anche per questo volume da poco giunto in Italia e dal titolo piuttosto indicativo: “Yoga” (Adelphi, traduzione di Lorenza Di Lella e Francesca Scala). Una narrazione che non si limita a descrivere lo yoga e l’arte della meditazione, ma che si spinge fino ai limiti di una ricerca introspettiva che potremmo definire con l’appellativo di “autobiografia psichiatrica”.

Yoga, intanto (includendo il più generale concetto di meditazione, nonché la pratica di certe arti marziali come il tai chi): una forma di ginnastica fisico/spirituale che mira all’esplorazione e all’espansione della coscienza. E che  Carrère conosce piuttosto bene dato che la pratica da circa tre decenni. Leggi tutto…

VODKA SIBERIANA di Veronica Tomassini (recensione)

La rivoluzionaria “Vodka siberiana” di Veronica Tomassini

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di Daniela Sessa

Romanzo?
No, poesia.
Ma il verso, dov’è?
C’è: nel computo delle sillabe sgravate dall’ispirazione.
Fingiamo un dialogo: Fingiamo uno scambio di battute al termine della lettura di “Vodka siberiana” di Veronica Tomassini: banali domande e risposte puntute e perentorie. Facciamo finta che lei non ci ascolti. D’altronde perché dovrebbe farlo? La scrittrice è di quelle che rifugge le banalità e di questi tempi nel mondo della Letteratura già è un blasone. La scrittrice è un’irregolare: questo sì che è un blasone.  A volte il suo essere contro può apparire di maniera, ma è femminilità: parola bellissima. Bellissima se la sottrai al mainstream incattivito contro tutto ciò che è donna. O se la sottrai alla ferocia. Femminilità meno ferocia uguale purezza. Leggi tutto…

IL TEMPIO DELL’ATTESA di Gianni Bonina (recensione)

“Il tempio dell’attesa” di Gianni Bonina (Bertoni)

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di Alfio Siracusano

È difficile immaginare un tempo più carico di mistero dei primi decenni di quella che si è convenuto di chiamare Era volgare, che si fa cominciare dalla nascita di Gesù Cristo. E la ragione è che da allora mutarono radicalmente le basi, antiche di almeno nove secoli, su cui poggiava la cultura. Che andò disincrostandosi dalle vecchie categorie greco-latine fondate sugli dei dell’Olimpo, e vide irrompere al suo interno il messaggio nuovo venuto dall’oscura vicenda accaduta in Palestina di un predicatore che si definiva figlio di Dio, operava “miracoli” e del quale si diceva addirittura che fosse “risuscitato” dopo la sua condanna a morte. I suoi insegnamenti, che i discepoli si ingegnavano a trasmettere, erano rivoluzionari e parlavano di uguaglianza tra gli uomini, di ultimi che sarebbero diventati primi, di ingiustizie che avrebbero avuto ricompensa nel regno dei cieli e via dicendo. Leggi tutto…

IO, AGRÒ E IL GENERALE di Domenico Cacopardo (recensione)

“Io, Agrò e il generale” di Domenico Cacopardo (Marsilio)

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di Alfio Siracusano

Ogni libro, specie se meritevole di lettura, ha sempre un fondo da cui germina, come un albero frondoso che si alimenta della feracità che gli trasmettono le radici e che lui esprime nel rigoglio dei rami, delle foglie e dei frutti. In un libro essi sono la sua scrittura, i suoi personaggi, i fatti che racconta, le idee che veicola, i turbamenti che suscita.
Questo mi è avvenuto di pensare leggendo quest’ultimo romanzo di Domenico Cacopardo, Io, Agrò e il generale (Marsilio 2021, pagg. 473), che peraltro mi è parso anche nuovo rispetto ai suoi precedenti. E non è che sia mutato lo stile. Come sempre Cacopardo è narratore puntiglioso, implacabile nella ricostruzione dei fatti fino alle minuzie, preciso nel mettere il lettore dentro i meccanismi delle procedure, acuto nel disegnare i protagonisti del lavoro giudiziario, ciascuno col suo carattere, le sue fisime, a volte le sue leggerezze, in definitiva la sua umanità. Aggiungerei che sta qui la sua pòiesis, la sua capacità di creare un mondo sì di fantasia ma vero della verisimiglianza dei caratteri, della naturalezza dei gesti e dei comportamenti. Tanto più dentro una trama di eventi che discopre un mondo doppio, del crimine e della legge, rivelandolo nella sua cruda verità. Leggi tutto…

LA TIGRE DI NOTO di Simona Lo Iacono (recensione)

“La tigre di Noto” di Simona Lo Iacono (Neri Pozza)

[Il nuovo romanzo di Simona Lo Iacono, “La tigre di Noto“, sarà disponibile in libreria a partire da domani, 29 aprile. Venerdì 30 aprile 2021, alle h. 19, il libro sarà presentato in anteprima nazionale con la partecipazione dell’autrice presso la Libreria Bonanzinga con diretta sulla pagina Facebook della libreria (locandina in coda all’articolo).

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di Emma Di Rao

“E cosa sarebbe stata, poi, la vita se qualcuno non l’avesse raccontata?”. In queste parole, contenute nel romanzo L’albatro di Simona Lo Iacono, è forse da ricercare il momento generativo dell’ultima fatica letteraria della scrittrice, La tigre di Noto, edita da Neri Pozza. A permearne il dispositivo narrativo è infatti la ricostruzione della vicenda biografica di Marianna Ciccone che, nata a fine Ottocento nella città di Noto, dedicò l’intera esistenza all’insegnamento universitario e alla ricerca scientifica, rivedendo il luogo natio, “stazione di partenza e di ritorno”, solo in tarda età. Pervenuta all’autrice “per ignoti transiti”, tale figura ha poi assunto valenza letteraria in quello spazio, raro e prezioso, in cui personaggio e autore si incontrano e in cui la scrittura sottrae il vivere terreno al buio dell’indifferenza e dell’oblio. Leggi tutto…

QUELLE IN CIELO NON ERANO STELLE di Nicoletta Bortolotti (recensione)

“Quelle in cielo non erano stelle” di Nicoletta Bortolotti (Mondadori)

Un libro connesso al terribile disastro di #Chernobyl. Il 26 aprile di questo 2021 si celebrerà il 35° anniversario

[In coda alla recensione pubblichiamo un intervento della stessa Nicoletta Bortolotti in cui l’autrice ci racconta qualcosa sulla genesi di questo libro]

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di Mimmo Muolo

C’è un lupo cattivo. E dei bambini che il lupo vuole divorare. E ci sono però anche “i nostri” che arrivano a salvarli. Nicoletta Bortolotti conosce bene la struttura base delle favole. Ma da grande scrittrice qual è la reinventa completamente e la applica addirittura al più grande disastro nucleare del XX secolo, Chernobyl, raccontandolo a grandi e piccini da un angolo visuale inconsueto e perciò, per alcuni versi ancora più drammatico. Il suo “Quelle in cielo non erano stelle” (Mondadori contemporanea), fresco di stampa e opportunamente pubblicato in vista dei 35 anni del gravissimo incidente, è un romanzo che esula dai confini di genere (la letteratura per ragazzi nel nostro caso), per attingere le vette di una narrazione limpida e profonda, sviluppata attraverso uno stile tagliente e preciso come un bisturi, che in alcuni passaggi si fa incalzante come certe pagine di Raymond Chandler e in altre diventa dolce e familiare come una ninna nanna cantata a fior di labbra. Leggi tutto…

LA SIRIA PROMESSA di Hala Kodmani (recensione)

“La Siria promessa” di Hala Kodmani (Brioschi – traduzione di Elisabetta Bartuli)

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di Mario Blancato

Un esiliato politico, al quale fu chiesta un’opinione sullo scoppio di quelle che dieci anni fa (quasi un secolo fa!) furono chiamate con speranza e illusione le primavere arabe, rispose all’intervistatore con un misto di disperazione e di profondo disincanto: “le primavere arabe? Sono state solo un’ora d’aria in una terra, che è e rimarrà a lungo una prigione”.

Immagine efficace, ancor più valida oggi, in cui la stabilizzazione politica di quella parte del mondo, il Medio Oriente, che da circa cento anni non conosce pace, ed in cui le generazioni del XXI secolo non conoscono a fondo il significato reale di fenomeni e fattori di libertà, dignità, pluralismo, laicismo, per non parlare dei sistemi di governo, nei quali prevalga la volontà popolare (democrazia, tolleranza religiosa, presenza di organizzazioni sindacali, strutture giudiziarie autonome, stili di vita individuali, pensieri personali), l’immagine risulta calzante ed appropriata.

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HAPPYNEXT di Simone Cristicchi

“HappyNext. Alla ricerca della felicità” di Simone Cristicchi (La nave di Teseo)

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di Erika Di Giorgio

Che Simone Cristicchi sia un artista a trecentosessanta gradi, lo sapevamo già. Ne dà ulteriore conferma con questo progetto multiforme incentrato sul concetto di felicità e realizzato attraverso la musica, uno spettacolo teatrale, un film documentario di Andrea Cocchi e la pubblicazione di un libro. Il libro in questione lo pubblica La nave di Teseo e si intitola – come l’omonimo spettacolo teatrale – “HappyNext. Alla ricerca della felicità“. E forse non è un caso che esca nel corso della cosiddetta terza ondata della pandemia da Covid-19, quando di felicità ce n’è davvero (disperato) bisogno. Ma cos’è, intanto, la felicità? Qual è il suo reale significato? Esiste davvero? E dove risiede? Leggi tutto…

QUELLO CHE NON SO DI ME di Antonietta Gnerre (poesia)

“Quello che non so di me” di Antonietta Gnerre (Interno poesia)

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di Nicoletta Bortolotti

Come sigillare le nuvole “in un calendario”? Come la parola esercita un “sopralluogo di pensieri”? La poesia di Antonietta Gnerre è luogo e sopralluogo di io narranti “senza io”, intagliati e intersecati nella formazione minerale del muscovite, che titola una sezione di questa importante raccolta, e che viene impiegato come una sorta di eliotiano e montaliano correlativo oggettivo. Alessandro Zaccuri, nella densa prefazione al libro, lo ha definito “coerente e compatto”. Si potrebbe aggiungere anche visionario, poiché la lingua in apparenza tersa è percorsa da fratture, scosse sismiche e voragini che inseriscono Gnerre nel solco della grande poesia visionaria femminile, da Emily Dickinson ad Antonia Pozzi e Chandra Candiani, da Marina Cvetaeva a Wisława Szymborska. Il linguaggio è innanzitutto luogo, dichiarato anche nella dedica: “All’Irpinia / terra del mio sangue / verde e cosmica”. Leggi tutto…

LA SOCIETÀ SENZA DOLORE di Byung-Chul Han (recensione)

La società senza dolore. Perché abbiamo bandito la sofferenza dalle nostre vite” di Byung-Chul Han (Einaudi – traduzione di Aglan-Buttazzi Simone)

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Il dolore fondamento di una società etica

di Salvo Sequenzia

Al suo recente saggio “La società senza dolore. Perché abbiamo bandito la sofferenza dalle nostre vite (Einaudi Stile Libero, 2020, pp. 80) il filosofo sudcoreano Byung-Chul Han consegna una riflessione sul rapporto tra uomo e dolore nella società di oggi che si intrama nei sentieri più perigliosi del pensiero “continentale” tra Ottocento e Novecento e che si prende carico di alcuni dei temi nevralgici che scuotono il dibattito filosofico e sociologico contemporaneo. Pensatore e scrittore tra i più influenti e letti Byung-Chul Han ha insegnato a Friburgo, nella cattedra che fu di Martin Heiddegger, e a Berlino. Il suo pensiero scaturisce da una analisi critica, impietosa e radicale, mossa alla «società della prestazione» (cfr. Byung Chul Han, La società della stanchezza, 2012), alle nuove idolatrie tecnocratiche e neo-liberale che ispirano nelle masse una cieca fiducia in un sistema che ha estremizzato le dinamiche del profitto, del successo, della violenza e dell’indifferenza (cfr. Id., La società della trasparenza, 2014). Per Han, vincere ed ottenere il successo a tutti i costi è il mantra del tempo in cui viviamo, anche quando vittoria e successo, più che soddisfare, procurano angoscia, sfinimento, prostrazione e violenza. Leggi tutto…

LA LUCE È LÀ di Agata Bazzi (recensione)

“La luce è là” di Agata Bazzi (Mondadori)

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Agata Bazzi. La Luce è là, LIK DÖR

di Mario Blancato

Negli ultimi 20-25 anni la letteratura siciliana sta vivendo il suo grande momento di gloria, non solo per il valore indiscutibile degli autori/autrici, che sono fortemente segnati e motivati da una tradizione significativa. Il loro talento, non solo letterario, ma polimorfico e variegato, il loro senso civico, la loro ansia di perequazione sociale, stanno riconsiderando i canoni, che sono sottesi alla letteratura, ma al contempo stanno cercando strade nuove e nuove forme espressive per rileggere la propria storia ed il proprio passato, non sempre luminoso. Certo i fari del nuovo cammino sono stati accesi da personaggi quali Leonardo Sciascia, Gesualdo Bufalino, Vincenzo Consolo, Giuseppe Bonaviri, che hanno percorso sentieri impegnati sul versante civile e sociale e aperti all’apporto delle culture dominanti nei secoli in Sicilia, dagli arabi ai normanni ed aragonesi, dalla corona di Spagna, al Regno dei Borboni, e dal Regno di Piemonte e Sardegna alla letteratura, più propriamente italiana. Leggi tutto…

A PROPOSITO DI JOHN FANTE

Riflessioni su John Fante: da “Un’etnicità complessa. Negoziazioni identitarie nelle opere di John Fante” di Elisa Bordin (La Scuola di Pitagora) a “Dalla parte di John Fante. Scritti e testimonianze” a cura di Giovanna Di Lello e Toni Ricciardi (Carocci)

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di Gianni Bonina

John Fante non era italiano, essendo nato in Colorado e a conoscenza solo di qualche parola imparata dal padre abruzzese e dalla madre lucana, per cui non era tenuto a inalberare il vessillo italoamericano e vestire il saio dell’immigrato dropout. Ma non era nemmeno americano, perché i genitori erano nati in Italia, come il nonno paterno già Oltreoceano, e perciò apparteneva di fatto agli wop e non agli wasp, essendo cattolico malaccetto e non protestante bianco anglosassone. Scrisse degli uni per realizzare il sogno americano degli immigrati e degli altri nella loro prospettiva che il sogno fosse solo degli americani. Di certo in nessuno dei suoi personaggi, tutti evidenti trasposizioni di sé, si è mai sentito un italoamericano, rimanendo perciò in mezzo a due identità nazionali: per modo che in Chiedi alla polvere Arturo Bandini può sentirsi orgoglioso di dirsi americano («Grazie a Dio era questo il mio Paese! Per fortuna ero nato americano!») mentre in Sogni di Bunker Hill lo stesso Arturo risponde di essere italiano al Duca di Sardegna. Leggi tutto…

LA DISCIPLINA DI PENELOPE di Gianrico Carofiglio (recensione)

“La disciplina di Penelope” di Gianrico Carofiglio (Mondadori)

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di Gabriella Maggio

Giallo al femminile, “La disciplina di Penelope” di Gianrico Carofiglio da poco pubblicato nella collana Il giallo Mondadori.  Donna la vittima, Giuliana Baldi, donna chi indaga, Penelope Spada, donna chi dà le dritte che avviano alla conclusione delle indagini, Aurora proprietaria della boutique Cynique. Un ruolo importante ha il caso insieme al poliziotto Barbagallo “mano di pietra” e al cronista Zanardi. Il fatto che spinge Penelope, o Penny come tutti da sempre la chiamano, a uscire dall’inerzia della sua quotidianità è l’indagine sull’omicidio di Giuliana Baldi. Il marito della vittima, Mario Rossi, vuole che la sua innocenza sia riconosciuta completamente. Per mancanza di elementi il caso è stato archiviato, ma nel provvedimento il giudice ha scritto che su Rossi, sospettato in un primo momento dell’omicidio, restano “sospetti inquietanti”. Mario Rossi, prevedendo che da grande la figlia avrebbe potuto ritenerlo responsabile della morte violenta della madre, e non potendo impugnare il provvedimento per mancanza di nuovi elementi, si rivolge a Penelope nella speranza che anche dopo un anno si possa trovare l’assassino di Giuliana e fare riaprire il caso. Leggi tutto…

UNA TERRA PROMESSA di Barack Obama (recensione)

“Una terra promessa” di Barack Obama (Garzanti – traduzione di Giuseppe Maugeri, Maria Grazia Galli, Paolo Lucca)

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[Cliccando sul link: il nostro speciale sulla partecipazione di Barack Obama a Che tempo che fa di Fabio Fazio su Rai3]

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Obama, il sogno di una terra promessa

di Mario Blancato

Jacques Le Goff ci ha insegnato che “la memoria, a differenza della storia, è priva di complessità e si adatta meglio alla velocità del tempo in cui viviamo. Il risultato? Nel momento in cui non c’è corrispondenza tra le cautele della storia e la memoria, quest’ultima finisce per accreditare come veri fatti e accadimenti mai avvenuti!” Questo insegnamento, appreso fin dai tempi universitari mi ha creato inconsapevolmente una certa ritrosia e diffidenza a leggere le memorie di statisti, legislatori, uomini di stato, o individui particolari, che vogliono ricostruire la loro vita e fornire praticamente le giustificazioni delle loro azioni.

Ho fatto eccezione per le memorie dell’ex presidente americano Barack Hussein Obama, soltanto perché ho voluto approfondire la mia conoscenza degli USA, in particolare perché mai, oggi, la democrazia americana si trovi in così grande affanno, non riesca più a parlare al cuore delle giovani generazioni, e non riesca a dare una direzione di marcia, pragmatica e univoca, sui grandi temi del momento: proliferazione di guerre locali, crisi evidente del capitalismo finanziario, crescenti e spaventose disuguaglianze economiche, i cambiamenti climatici e le tensioni razziali, che come un fiume carsico esplodono in maniera tragica, l’odio ed il disprezzo di americani contro americani, la presenza di gruppi paramilitari di estrema destra. Gruppi legittimati ed esaltati da un presidente paranoico e mentalmente instabile, Donald Trump, identificato come difensore, salvatore delle sorti soprattutto delle classi medie e operaie della Rust Belt, considerato messia e profeta che, da perfetto eversore del sistema democratico, ha incitato – violando, per altro, la carta dei Diritti universali dell’uomo dell’ONU – alla rivolta contro Capitol Hill masse di disadattati e di spostati. Leggi tutto…

IL SILENZIO di Don DeLillo (recensione)

“Il silenzio” di Don DeLillo (Einaudi – traduzione di Federica Aceto)

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Il silenzio di DeLillo. Un Decamerone per la fine dei tempi

di Salvo Sequenzia

La catastrofe giunge all’improvviso in un giorno qualsiasi del 2022, a Manhattan, negli Stati Uniti.
Il silenzio (tit. or. The Silence, 2020, trad. it. di F. Aceto, Supercoralli Einaudi, 2021), nuovo romanzo dell’ottantacinquenne Don DeLillo, considerato (dopo la morte di Philip Roth) il più grande romanziere americano vivente, racconta questa catastrofe.
Un racconto denso, contratto, claustrofobico. Nello spazio di centotré pagine divise in due parti, lo scrittore che più di ogni altro ha saputo rappresentare le paure e le angosce che attanagliano l’uomo dell’Antropocene descrive che cosa accadrebbe oggi, o nel futuro prossimo, se improvvisamente nel nostro mondo ipertecnologico ogni forma di comunicazione tacesse lasciandoci nel più completo Silenzio.
La narrazione si divarica come in un dittico.
La prima parte di questo dittico si apre su un aereo. Una giovane coppia della media borghesia americana, di rientro da una vacanza dopo la pandemia, sta per raggiungere a New York un gruppo di amici per assistere in televisione alla finale del Super Bowl nel loro appartamento nell’East Side. Leggi tutto…

TEMPI DURI di Mario Vargas Llosa (recensione)

“Tempi duri” di Mario Vargas Llosa (Einaudi – traduzione di Federica Niola)

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di Mario Blancato

Presentare Mario Vargas Llosa sarebbe come presentare Dante Alighieri agli studiosi italiani. La sua bellissima e coinvolgente prosa castigliana ne ha fatto uno scrittore universale, un incantatore di storie luminose e di allegorie superbe, che, a mio modesto avviso, lo rendono lo scrittore più interessante dell’America latina, insieme, naturalmente all’inventore del realismo magico, il colombiano G. Garcia Marquez; anche se le storie di Vargas Llosa  sono per lo più ambientate nel suo disgraziato paese, il Perù, in cui da candidato liberale fu sconfitto da quel lugubre personaggio, che ha rappresentato un periodo nero nella storia peruviana, Alberto Fujimori nell’anno 1990, sono tutte storie di riscatto sociale, di anelito alla libertà ed intrise di un realismo tragico in un mondo di caproni e dittatori, di uomini e di campesinos senza speranza.
È stato da poco pubblicato in italiano il suo ultimo lavoro, Tempi duri da Einaudi, che si differenzia (e non è cosa di poco conto!) dai suoi originari romanzi – La città e i cani (1966), Conversazione nella cattedrale (1975), La zia Julia e lo scribacchino (1982) Le avventure della ragazza cattiva (2007), il sogno del celta (2010), Crocevia (2016) – perché la storia, raccontata in Tempi duri, ha un fondamento sicuro, documentato, reale e soprattutto vero. Tratta di eventi realmente accaduti, tenuti per tanto tempo nascosti dai Servizi americani, coinvolti in prima fila, per motivi esclusivamente politici. Leggi tutto…

CAMPI D’OSTINATO AMORE di Umberto Piersanti (recensione)

Campi d’ostinato amore” di Umberto Piersanti (La nave di Teseo)

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L’ostinato amore per la parola di Umberto Piersanti

di Daniela Sessa

È ingenuità o imprudenza lasciarsi abbagliare dal titolo di un libro? Prima di averlo aperto, prima di averlo letto fino alla fine. Oppure è solo desiderio inesausto di abbaglio? Come il granello di luce rimasto tra le palpebre e l’iride, come l’eco bubbolante del vento che s’insinua tra le cime dei monti o increspa la distesa del mare lontano. Tra “i bei campi d’erba spagna/ancora azzurri per la morbida/ luna che li inonda”: qui può avvenire l’abbaglio. L’abbaglio è poetico, sempre. La sua forma è il verso, anche se si distende lungo tutto il bianco della pagina perché al verso basta sfamarsi di suoni e rovesciare tutti i colori della tavolozza dell’anima. La poesia mette il broncio quando qualcuno prova a raddrizzarla, a spiegarla, a raccontarla. La poesia è folgorazione, rapimento dei sensi. La poesia, anche quando si fa chiamare celebrativa o civile, sgorga sempre dagli anfratti dell’abbaglio. O è corpo o è memoria: Leggi tutto…

OGNUNO ACCANTO ALLA SUA NOTTE di Lia Levi (recensione)

“Ognuno accanto alla sua notte” di Lia Levi (Edizioni E/O)

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di Maria Rita Pennisi

Torna a stupirci Lia Levi con il suo nuovo romanzo Ognuno accanto alla sua notte, pubblicato dalle edizioni e/o (anno 2021). Una storia che si svolge a Roma su due piani temporali: il 2019 e il 1939.  Siamo nel 2019 alla fermata di un autobus, che Doriana vorrebbe prendere. L’autobus però parte senza di lei. Doriana si sente stupida, ma una voce alle sue spalle la spinge a girarsi: è Gisella. Un’amica che non si aspettava certo di vedere dopo trent’anni. Da quell’incontro Gisella e Doriana riprendono a frequentarsi e si iscrivono insieme a un corso di Inglese. È proprio lì che le due stringono amicizia con Saul.
Un giorno, mentre Doriana, Gisella e Saul passeggiano insieme, scoppia una tempesta di vento, che li induce a ripararsi nella casa più vicina. Si tratta della villa di Guido, ex marito di Doriana, di cui lei ha le chiavi. Alla villa Doriana rivede Fiammetta, che per Guido cataloga quadri.
I quattro pranzano insieme e poi si siedono attorno al caminetto. L’atmosfera intima che si viene a creare, spinge ognuno di loro a raccontare. Leggi tutto…

DANTE di Alessandro Barbero (recensione)

“Dante” di Alessandro Barbero (Laterza)

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di Daniela Sessa

Nella battaglia di Campaldino che apre superba il libro “Dante” di Alessandro Barbero mancano solo gli U2: il rock hot di “Even better than the real thing” colonna sonora del racconto delle truppe dei fiorentini e degli aretini di fronte il castello di Poppi mentre il giovane feditore Durante detto Dante degli Alighieri si prepara a parare i primi colpi nemici. La battaglia di Campaldino ritorna spesso nelle memorie in endecasillabi di Dante come a voler rivendicare l’esercizio rischioso del corpo oltre quello della parola e della cultura per cui già in vita si conquistò pochi elogi e molte inimicizie. Superbo Dante lo fu e non c’è verso o rigo della sua opera che può celarlo. Anche mattacchione se riuscì grazie alla sua fervida fantasia a scrivere quel gioiello tra i gioielli che è il canto ottavo dell’Inferno con una masnada di diavoli sardonici e petomani. Funambolico nell’inventiva del linguaggio: perdersi tra i neologismi danteschi (l’Accademia della Crusca in questi giorni sta pubblicando sui canali social i termini più notevoli della lingua di Dante) è davvero un esaltante “intuarsi”. Leggi tutto…

BACI A OCCHI APERTI di Matteo Collura (recensione)

“Baci a occhi aperti. La Sicilia nei racconti di una vita” di Matteo Collura (Tea)

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di Giovanni Parlato

Baci a occhi aperti” di Matteo Collura (edizioni Tea, pagine 478) è un libro trasversale, per argomenti e personaggi, con differenti chiavi di lettura. Come recita il sottotitolo – La Sicilia nei racconti di una vita – l’autore ha raccolto una serie di suoi scritti per rivisitarli e presentarli sotto un’altra veste cui sono stati aggiunti testi inediti. Il risultato è un libro nuovo, punto d’equilibrio di una maturità attraverso cui Matteo Collura, agrigentino, guarda alla sua terra d’origine ancora con lo sguardo di un ragazzo, ma con la consapevolezza di quanto la Sicilia sia bella e irredimibile. Ecco, da qui, il titolo: i baci, espressione di un sentimento, ma a occhi aperti, con il giusto distacco che permette di raccontare, come direbbe Bufalino, la luce e il lutto.
Attraverso questo gioco del rovescio emerge, quale uno dei segni distintivi, il carattere epico del libro. “O a Palermo o all’inferno” gridano i garibaldini che da Gibilrossa scendono alla conquista della città. Sullo sfondo svettano il generale Garibaldi e il luogotenente Bixio che con la strategica mossa della «diversione di Corleone» si sono aperti la strada verso la vittoria. Leggi tutto…

JOHN LENNON. LE STORIE DIETRO LE CANZONI di Paul Du Noyer (recensione)

“John Lennon. Le storie dietro le canzoni. Tutti i testi originali” di Paul Du Noyer (Mondadori Electa)

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di Massimo Maugeri

Partiamo, intanto, dall’autore di questo libro. Paul Du Noyer è uno scrittore, editor e giornalista musicale di caratura internazionale. È nato a Liverpool il 21 maggio del 1954, ha fondato la rivista musicale Mojo (una delle più influenti del Regno Unito) e ha intervistato i più grandi personaggi del mondo della musica: da Madonna a Pavarotti, da David Bowie a Mick Jagger (giusto per fare qualche nome). Ma Paul Du Noyer è anche uno dei più grandi conoscitori al mondo della musica e della storia dei Beatles, così come anche della musica e della storia dei singoli componenti della più celebre band di tutti i tempi. Non è un caso che Yoko Ono gli abbia affidato la redazione delle note di copertina di tutti gli album solisti di John Lennon al momento della loro ripubblicazione negli anni Duemila.
E, a proposito di Lennon, in occasione del quarantennale della sua morte (8 dicembre 1980), Paul Du Noyer ha colto l’occasione per dare alle stampe un altro bellissimo e preziosissimo volume dedicato a questo grande e indimenticato artista. Si intitola “John Lennon. Le storie dietro le canzoni. Tutti i testi originali” (Mondadori Electa, 192 pagg. – traduzioni di Silvio Bernardi e Tania Spagnoli). Come si evince dal titolo, l’obiettivo del libro è quello di ripercorrere l’intera storia artistica e umana di John Lennon, concentrando l’attenzione principalmente sull’ultimo decennio della sua esistenza, gli anni – dunque – che vanno dal 1970 (dallo scioglimento dei Beatles) al 1980 (alla sua scomparsa). Si tratta di un volume elegante, di grande qualità anche dal punto di vista della carta utilizzata (giacché contiene, come vedremo, un importante corredo fotografico) e dotato di una dimensione superiore a quella di un normale libro (22.2 x 2 x 28.7 cm): pensate a un album fotografico (giusto per rendere l’idea). Leggi tutto…

ALL WE ARE SAYING. L’ULTIMA GRANDE INTERVISTA di John Lennon e Yoko Ono (recensione)

“All we are saying. L’ultima grande intervista” di John Lennon e Yoko Ono, a cura di David Sheff (Einaudi Stile Libero – traduzione di Nico Perre)

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di Massimo Maugeri

Quarant’anni senza John Lennon e sentirli tutti. Non c’era certo bisogno della celebrazione di questa ricorrenza per rendersi conto di quanto sia mancato e di quanto continui a mancare John Lennon a partire da quella maledetta sera in cui fu assassinato da un fan fuori di testa armato di pistola. Quattro colpi sparati alle spalle mentre John, insieme a Yoko, si apprestava a rientrare presso la propria residenza (palazzo Dakota, 72ª strada, nell’Upper West Side di New York, di fronte al Central Park).
Era l’8 dicembre 1980. Lennon aveva compiuto quarant’anni da poco e dopo cinque anni di silenzio artistico (John aveva deciso di “ritirarsi” temporaneamente anche per crescere il figlio Sean) era uscito il nuovo album realizzato da lui e da sua moglie Yoko: “Double Fantasy”. Gli anni ’60 e i ’70 erano oramai alle spalle e c’era tanta aspettativa per l’arrivo di questo nuovo ventennio che avrebbe condotto l’umanità alle soglie del 2000. Ma il tempo, per John Lennon uomo, artista, marito e padre si fermò intorno alle 23 di quell’8 dicembre, nonostante i tentativi disperati dei medici del Roosevelt Hospital di sottrarre l’ex beatle alle grinfie della morte.
Manca, John Lennon. E questi quarant’anni non hanno cancellato la sua stella artistica e la sua voce carismatica che continua a risuonare tra le canzoni dei Beatles e tra quelle composte e interpretate nella sua carriera solista (“Imagine”, su tutte). C’è però un modo per riavvicinarsi a John o, per chi non ha avuto modo di conoscerlo a fondo, per entrare nella sua vita e, in un certo senso, farne parte, anche oggi, a quattro decadi di distanza dalla sua scomparsa. In occasione del quarantennale della morte è stato infatti pubblicato un libro che può essere davvero considerato come una sorta di testamento spirituale, artistico e sociale che Lennon ha inconsapevolmente lasciato al mondo dei viventi, a coloro che avrebbero continuato il viaggio dopo la sua dipartita. Si intitola “All we are saying” di John Lennon e Yoko Ono (Einaudi Stile Libero, traduzione di Nico Perre, pagg. 300, euro 19), a cura di David Sherif. Il sottotitolo del libro è “L’ultima grande intervista”. Stiamo parlando, infatti, di una lunghissima intervista che John e Yoko rilasciarono a David Sheff (giornalista di «Playboy») in occasione, per l’appunto, del clamoroso ritorno sulle scene artistiche con l’album “Double Fantasy”.
Proviamo a ripercorrere la storia di questa lunghissima e memorabile intervista. Leggi tutto…

PER UN’ALTRA STRADA di Mimmo Muolo (recensione)

“Per un’altra strada. La leggenda del Quarto Magio” di Mimmo Muolo (Edizioni Paoline)

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di Nicoletta Bortolotti

Come sovente le grandi narrazioni, anche questo incantevole romanzo è molte scritture e differenti “strade” e porte d’accesso ai mondi che dischiude. Si può leggerlo in forma di racconto storico, per quanto l’autore dichiari una non cogente e assoluta pretesa di veridicità, ma piuttosto un misto “di storia e invenzione”; si può leggerlo come un racconto di viaggio o perfino di avventura. E vi si può camminare attraverso, lasciandosi condurre da una penna matura e avvolgente fra le dune, ora stondate ora ingannevoli, di una meditazione.
Del quarto magio scrissero Henry Van Dyke, pastore della Chiesa presbiteriana, nel 1907, e Michel Tournier. Artaban sarebbe dovuto partire insieme a Baldassarre, Melchiorre e Gasparre, i cui nomi risalgono a una tradizione cristiana più recente, con alcune pietre preziose da recare in dono a Gesù, ma una serie di ritardi e deviazioni lo avrebbero allontanato dalla meta. E tuttavia, questa, in modo sorprendente, gli si sarebbe avvicinata sempre più, la strada mutata in un paradosso dell’impossibile dove la distanza, a mano a mano che aumenta, diminuisce. Leggi tutto…

XY di Sandro Veronesi (recensione)

“XY” di Sandro Veronesi (La nave di Teseo)

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L’eterno presente di Borgo San Giuda

di Daniela Sessa

Borgo San Giuda, in Trentino, è un agglomerato di quarantadue persone diviso quattro famiglie più un prete. Come tanti piccoli paesi ai piedi delle Dolomiti ha una piazza, la chiesa con il campanile a punta e la canonica, uno spaccio, un bar, le case, il bosco a ridosso. Una cartolina lo vorrebbe così: l’aria linda e pungente, l’odore di resina e di stalla, i colori dei frutteti, i gesti silenti e amici. Borgo San Giuda si trova a metà strada tra Cles e Fondo, nel cuore della Val di Non. Borgo San Giuda “Non” esiste. Il nome della valle, per quanto estraneo all’etimo grammaticale, è comunque il suo destino. “Era un posto che non esisteva quasi, e nessuno riuscirà mai a capire perché quello che è successo sia successo proprio lì, dove non succedeva niente”. Borgo San Giuda è il luogo della negazione di ogni verità. Un altrove letterario, a metà tra le utopie urbane medioevali e le comunità amish o rurali d’oltreoceano: chiuso al progresso, illusoriamente appagato, falsamente sano, endogamico. Borgo San Giuda è il luogo del non: tutto ciò che vi accade è nel segno linguistico della privazione. Incomprensibile è che l’albero ghiacciato per i turisti da Beppe Formento una mattina fosse stato trovato rosso di sangue; irrimediabile che quel sangue incastonato nell’albero fosse di undici vittime; inovvio che non fosse lo stesso sangue per undici persone diverse; inconcepibili le modalità della morte di quelle undici persone (una stuprata e una decapitata, una privata degli organi e una in overdose, una sbranata da uno squalo);  illogica la certezza che una bambina fosse scampata a quella strage e fosse dispersa, perché nessuno la reclama. Leggi tutto…

QUEL TIPO DI DONNA di Valeria Parrella (recensione)

“Quel tipo di donna” di Valeria Parrella (HarperCollins Italia)

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di Emma Di Rao

L’universo femminile viene ricreato in una singolare “configurazione a quattro”, quattro amiche ‘sorelle’, in “Quel tipo di donna”, il nuovo romanzo di Valeria Parrella, edito da HarperCollins. La negazione risoluta e perentoria contenuta nell’incipit, “No: noi non siamo quel tipo di donne lì, o quel tipo di uomini, dico quelli che stendono una tovaglietta sotto il piatto per mangiare da soli”, si coniuga con la constatazione di una solitudine quasi abituale: “Abbiamo mangiato da sole tante volte, che l’avessimo scelto o no, che ci sia piaciuto o no”. La voce che dà avvio al romanzo appartiene all’io narrante che, peraltro, coincide con l’io personaggio o, meglio, con una delle quattro protagoniste della vicenda al centro del dispositivo narrativo. Ed è lei che tratteggia con sguardo lucido la propria personalità, nonché quella di Carola, Camilla e Dolores, attribuendo le differenze di carattere alle costellazioni sotto il cui segno ciascuna di loro era nata: solari ed allegre, in quanto ‘gemelli’, Carola e Dolores, “donne di spettacolo e cultura”, al contrario, “monolitiche e riottose” le altre due, in quanto ‘capricorno’. Si comprende subito che non si tratta di una diversità che separa, ma che, al contrario, arricchisce e vivifica il rapporto amicale, come si affretta a precisare la voce narrante: “noi abbiamo salvato le gemelli dai casini, loro ci hanno salvato dalla noia”. Se l’io narrante – personaggio, “impiegata in un ufficio della Regione e amante”, dichiara di essere affetta da una singolare malattia, ovvero la mancanza assoluta di autostima, che la rende “sempre seconda di qualcun’altra” e single perennemente libera, sulla sua sorella ‘capricorno’, Camilla, apprendiamo che è ordinata, puntuale nelle consegne ed estremamente organizzata, salvo poi a cercare rifugio nel sesso, nel vino e nel sonno, “che hanno molto a che fare con l’oblio, e quindi con la morte”. Leggi tutto…

ECONOMIA SENTIMENTALE di Edoardo Nesi (recensione e intervista)

“Economia sentimentale” di Edoardo Nesi (La nave di Teseo)

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di Massimo Maugeri

L’economia e la finanza segnano profondamente le nostre vite, le condizionano, a volte le stravolgono. Chiunque noi siamo, qualunque ruolo svolgiamo, qualunque cosa facciamo, in un modo o nell’altro, nel bene e nel male, dobbiamo farci i conti. Non v’è dubbio sul fatto che, oggi, anche per via della cosiddetta globalizzazione, tale potere condizionante produca effetti molto più profondi rispetto al passato. Ed è strano, dunque, che la letteratura italiana abbia dedicato, soprattutto in questi anni feroci, poco spazio alle dinamiche esistenziali strettamente connesse a quelle messe in moto dall’economia e dalla finanza. Per fortuna le felici eccezioni non mancano. Tra queste, rientrano le ottime pagine di Edoardo Nesi prodotte in opere che hanno lasciato il segno. Su tutte: “Storia della mia gente” (Bompiani, Premio Strega 2011) e “Le nostre vite senza ieri” (Bompiani, 2012); senza dimenticare il libro scritto a quattro mani con un altro scrittore che rientra nella schiera delle felici eccezioni di cui sopra: Guido Brera (autore di romanzi come “I diavoli” e “La fine del tempo”) che, insieme a Nesi, ha scritto “Tutto è in frantumi e danza” (La nave di Teseo, 2017).
In questi giorni Edoardo Nesi – dopo il romanzo “La mia ombra è tua” (La nave di Teseo, 2019) – è tornato in libreria con un altro volume che segue il percorso narrativo tracciato da “Storia della mia gente” e dagli altri testi citati. Il titolo ha già, in sé, il valore di un manifesto: “Economia sentimentale” (anche questo edito da La nave di Teseo). È un libro attualissimo (direi, necessario) che affonda lo sguardo sulle nostre vite sconquassate da questo periodo di pandemia e su come i meccanismi economici risultino essere strettamente (e inevitabilmente) connessi alle nostre problematiche esistenziali. Il racconto degli effetti della pandemia si mischia con il desiderio inesauribile di comprendere il presente, osservando il passato, per immaginare il futuro; perché, sebbene Guicciardini reciti che De’ futuri contingenti non v’è scienza, il peso schiacciante dell’oggi non dovrà mai indurci nella tentazione di immaginare le nostre vite senza domani. Leggi tutto…

LA TAVOLETTA DEI DESTINI di Roberto Calasso (recensione)

“La tavoletta dei destini” di Roberto Calasso (Adelphi)

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di Gianni Bonina

Sembrerebbe, a stare ai suoi libri di argomento religioso, che Roberto Calasso sia attratto dal tema del divino, se presente soprattutto nella cultura orientale, come a volerne elicere un principio originario, quando invece il suo reale interesse è tutto per il racconto in sé quale forma di espressione letteraria in un ambito dove a prevalere sia il mito, ovvero le scritture sacre. L’ultimo suo saggio, La tavoletta dei destini (Adelphi), ne è la prova definitiva, giacché accosta due grandi sistemi narrativi nei quali ricorrono da un lato il mito nella sua dimensione più ancestrale (la religione mesopotamica) e da un altro il racconto nella sua più vertiginosa facondia (Le mille e una notte), incontrandosi mito e racconto in una ucronia che coglie più analogie: lo stesso bacino geografico, la stessa razza semita, gli stessi usi e costumi, epperò non la stessa fede, circa duemila anni separando infatti gli dèi sumeri e babilonesi dall’adorazione di Allah nel cui segno i viaggi di Sindbad il marinaio si susseguono: sette in tutto, a retaggio di un numero che è fondativo anche nella teogonia fiorita tra il Tigri e l’Eufrate.
E pur appartenendo a un credo monoteista e quindi del tutto in antitesi con un pantheon fin troppo affollato, Sindbad è portato da Calasso nella tenda del Noè del politeismo sumero, Utnapishtim, perché ne ascolti con pieno ma incomprensibile trasporto i racconti relativi a divinità che dovrebbero anzichenò apparirgli “false e bugiarde” come quelle pagane ai cristiani. Leggi tutto…

LA SAGOMA di Daniela Carmosino (recensione e intervista)

“La sagoma (favola crudele)” di Daniela Carmosino (RP Libri)

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di Simona Lo Iacono

Cosa sia la fiaba sin dagli esordi del mondo è difficile da dire, narrazione, memoria, ricerca di senso. Ma forse, l’uomo che racconta favole ha un obiettivo più alto, che non è solo quello di incantare, o di suggerire sotterranei segreti, che sempre presiedono alla affabulazione (la cosiddetta “morale della favola”).
Forse l’uomo che racconta favole tenta di proporre la fiaba come strumento fondatore di un nuovo ordine di rapporti che è, in altre parole, il tentativo di portare allo statuto visibile l’invisibile. Come se ciò che non è, o ciò che non appare, avesse la forza di far deragliare ciò che è, e quindi la legge di necessità.
Lo diceva meravigliosamente Cristina Campo: “La caparbia, inesausta lezione delle fiabe è dunque la vittoria sulla legge di necessità, il passaggio costante a un nuovo ordine di rapporti e assolutamente niente altro, perché assolutamente niente altro c’è da imparare su questa terra”.
La favola ci insegna quindi la lezione più importante, che non è una semplice regola di comportamento o di vita, ma è la vita, o meglio la vera vita, quella che si agita in profondità inaccessibili, e che la favola riesce a far affiorare, elargendo a chi legge una vera e propria rivelazione.
A questa prospettiva altissima si ispira la favola di Daniela Carmosino: “La sagoma” (favola crudele). Come già il titolo ci avverte la favola non offre una visione consolatoria, è anzi fin dall’inizio un viaggio che comincia con la più misteriosa delle avventure. La nascita. Il luogo in cui si nasce. La famiglia in cui questo evento accade. Un evento che molto ha a che fare con l’anima, con la luce e con l’attraversamento del buio. Leggi tutto…

LA DONNA DEGLI ALBERI di Lorenzo Marone (recensione)

“La donna degli alberi” di Lorenzo Marone (Feltrinelli)

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di Francesca G. Marone

“Sono uno di quelli che per capire le cose ha assolutamente bisogno di scriverle.” Murakami afferma questo concetto riguardo alle necessità legate alla sua scrittura. Per lui scrivere serve a mettere i pensieri in ordine per capire meglio, e mi sembra di essere molto d’accordo con lui, ma lo scrittore Lorenzo Marone, in questo nuovo lavoro, mi è sembrato più orientato a mettere in ordine le sensazioni oltre le cose. Leggendo La donna degli alberi il lettore è trasportato in una dimensione in cui emergono le sensazioni più intime, quelle che ci legano all’universo, all’unisono con il nostro sentirci parte integrante del Creato ed essere l’elemento vibrante del delicato equilibrio che lo abita. Lorenzo Marone ha abbandonato, o almeno messo da parte, per un momento, la vena ironica e il raccontare leggero tipico delle storie precedenti (sempre attraversate da quel romanticismo carico di un sentimento tipico dello scrittore); in quest’opera singolare sembra attingere a una parte di sé stesso più profonda e delicata, oserei dire al suo femminino. La trama è assai secondaria in questa narrazione, la montagna accoglie come un ventre una donna in fuga dalle disillusioni e da un passato ingombrante, il ritmo della storia è scandito dal mutare delle stagioni e dal susseguirsi dei mesi, l’atmosfera del bosco restituisce una dimensione da sogno. Leggi tutto…

DONNE DELL’ANIMA MIA di Isabel Allende (recensione)

“Donne dell’anima mia” di Isabel Allende (Feltrinelli – traduzione di Elena Liverani)

[Ne approfittiamo per ricordare che oggi, 25 novembre, ricorre la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne]

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di Erika Di Giorgio

Isabel Allende è stata e continua a essere punto di riferimento per molte lettrici e molti lettori in tutto il mondo, sia per la bellezza visionaria e ficcante delle storie da lei narrate, sia per il suo ruolo sociale come donna, intellettuale, femminista.
Questo nuovo libro, “Donne dell’anima mia” (dedicato a “A Panchita, Paula, Lori, Mana, Nicole e a tutte le altre straordinarie donne della mia vita”), edito da Feltrinelli e tradotto da Elena Liverani, arriva in un momento storico in cui la voce potente di una donna-simbolo, come è quella della Allende, merita di essere ascoltata e meditata con particolare attenzione.
Siamo di fronte a un memoir in cui l’autrice racconta di sé stessa in relazione alla propria esistenza, al suo stare al mondo e al suo essere donna e femminista: l’infanzia cilena, il rapporto con il giornalismo e la scrittura, le relazioni sentimentali con gli uomini che l’hanno amata e che lei ha amato. E poi il presente, indagato tra le pieghe incerte della nostra contemporaneità.
È interessante ascoltare la Allende nei contesti virtuali, causa pandemia da Covid-19, in cui sta presentando questo libro in giro tra un continente e l’altro. Leggi tutto…

BORGO SUD di Donatella Di Pietrantonio (recensione)

“Borgo Sud” di Donatella Di Pietrantonio (Einaudi)

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di Daniela Sessa

Un capello “tinto castano, capricciosamente attorcigliato intorno a una tagliatella” fa schifo. Donatella Di Pietrantonio lo mette dentro il piatto di Piero, lo attorciglia alla vita di Adriana e di Rafael, lo avviluppa alle esistenze abrase dei pescatori di una borgata abruzzese, lo fa cadere nella vita di una donna, sorella figlia zia moglie, cui affida la voce narrante del suo ultimo romanzo “Borgo Sud”.  Quel capello, Thomas Eliot lo avrebbe chiamato correlativo oggettivo, la scaturigine lirica delle esperienze sensoriali; Di Pietrantonio lo vuole oggetto antilirico. Quel capello è più dell’aringa affumicata della madre di Elio Vittorini: è scorticatura sulla pelle delle vite. “Borgo Sud” fa lo stesso rumore della carta vetrata. Per la prosa: asciutta, tagliente, impudica. Per la storia di due sorelle, ancora dopo “Bella mia” e “L’Arminuta”, in balìa di un passato implacabile. Da cui non si scappa perché non si scappa dalle proprie origini. Non si abbandonano, per citare il tema centrale della ricerca narrativa di Di Pietrantonio, famiglie e luoghi. Soprattutto se sono pesanti come pietre, se sono macerie mai rimosse. Bisogna tornare e provare a spostarle. Come la scrittrice impone di fare alla sua protagonista, fuggita a Grenoble (appartamento nuovo, lavoro importante, gatto in condominio con un vicino, serenità, oblio) e riportata nel suo paese, ingurgitata dal quartiere di Borgo Sud, puzzolente di pesce e tribale nei sentimenti. Leggi tutto…

NEL NOME DELL’ITALIA. IL DELITTO MIRMINA di Enzo Papa (recensione)

“Nel nome dell’Italia. Il delitto Mirmina” di Enzo Papa (Bonanno)

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Enzo Papa e la mala giustizia. Il delitto Mirmina

di Sebastiano Burgaretta

Nella variegata e polimorfa produzione letteraria di Enzo Papa, che da un cinquantennio sa spaziare tra poesia, narrativa, saggistica, critica letteraria e d’arte e traduzioni da lingue antiche e moderne, c’è un filone di lavori che lo scrittore è andato coltivando e sviluppando nel corso dei decenni, un côté della sua produzione che mi ha sempre interessato leggere e conoscere. È il filone relativo alle indagini che ha condotto attraverso le pieghe di una certa storia locale, nel suo caso della natia Noto, la quale ha però attinenza e legami diretti con il contesto di alcuni precisi momenti di storia nazionale. Ogni volta che Papa ha affrontato lo studio di questi momenti ed episodi, per così dire, di microstoria locale siciliana, ha saputo sempre cogliere e mettere in luce il rapporto diretto o indiretto, e perfino subdolo talora, con alcuni momenti di storia italiana, così del periodo risorgimentale come del primo dopoguerra durante il cosiddetto biennio rosso. Leggi tutto…

PANE E SALINE di Rita Caramma (recensione)

“Pane e saline” di Rita Caramma (Casta editore)

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di Simona Lo Iacono

Il nome – Natalino – è quello di chi ha dimestichezza con le nascite, e le celebra innanzi alla paglia che contiene un neonato. Il destino è quello di chi affida il percorso non solo alla sorte, ma anche alla saggezza di un patrono accondiscendente, che mostra benevolenza a coloro che devono partire. Il bastone non ce l’ha, ma potrebbe essere quello di Rocco, il santo pellegrino. E la faccia è quella di tutti gli scampati, tumida ed essenziale, macinata dal sale e dal mastichìo delle stagioni avverse.
Il viaggio, poi, è quello che vola oltre i confini, e spinge con la forza di una predestinazione. La meta, chi può dire quale sia veramente. Il Venezuela? No, forse solo la voglia di farcela, di ribaltare le stagioni guaste, di recuperare un frammento di agiatezza.
Natalino è così, elementare e profondo, umilissimo e coraggioso, vincente e perdente. Quando lascia la Sicilia e la seconda guerra lo incalza, imbraccia la forza di tutti i suoi predecessori e di tutti coloro che verranno, esuli come lui che sfidano la paura pur di conquistare una spanna di felicità.
E allora, eccolo il vero viaggio.
Quello, appunto, verso la felicità. Leggi tutto…

L’ISOLA DEL TESORO. IL MIO PRIMO LIBRO di Robert Louis Stevenson (recensione)

“L’Isola del Tesoro. Il mio primo libro” di Robert Louis Stevenson (Oligo – Traduzione di Luca Crovi)

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di Nicoletta Bortolotti

In principio è una mappa, se la scrittura è luogo potenzialmente pericoloso o salvifico, in cui addentrare e arretrare, perdere e perdersi. Ritrovarsi. L’Isola del Tesoro non denominava inizialmente il capolavoro di Robert Louis Stevenson che si sarebbe dovuto stampare con il titolo più prosaico di Il cuoco di bordo. Bensì intitolava la mappa che l’autore si accinse a tratteggiare durante un soggiorno nella piovosa Scozia e che non si limitava a corredare graficamente la tessitura narrativa, ma ne costituiva la trama stessa.
Una mappa dell’impossibile poiché scrivere un grande romanzo che potesse garantirgli un reddito sufficiente a mantenersi con le parole pareva al trentunenne Stevenson un’impresa “forse non di letteratura, ma almeno di resistenza fisica e morale paragonabile al coraggio di Aiace.” E una mappa del possibile quando quelle parole fortunate, bilanciate presero a scorrere come un benedetto flusso sanguigno nelle arterie dei personaggi che si sarebbero addentrati, persi e ritrovati nella sua isola. E avrebbero abitato un’altra mappa, quella dell’immaginario dei lettori, registrandone per sempre le coordinate. Leggi tutto…

NOI di Paolo Di Stefano (recensione)

“Noi” di Paolo Di Stefano (Bompiani)

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La poesia che scioglie i nodi

di Sebastiano Burgaretta

Si può, senza ombra di dubbio, affermare che il romanzo di Paolo Di Stefano Noi ha radici antiche. Esso, infatti, si configura come un lavoro maturato, nel corso degli anni, in una sorta di palinsesto, work in progress, che ha richiesto attenzione continua e sempre nuovi apporti, che ne dessero in modo plausibile le intime ragioni umane e ne individuassero la giusta, esatta collocazione storica e socio-antropologica. È il frutto di un lavoro continuo, si può dire di sempre, l’esito di una fatica non configuratasi in questi ultimi anni ma generatasi e protrattasi sin dal tempo del primo romanzo e rimasta finora senza un totale compimento. Baci da non ripetere (1994), Tutti contenti (2003), Ogni altra vita (2015), persino La parrucchiera di Pizzuta (2017), libro uscito sotto lo pseudonimo Nino Motta, che è il protagonista di Tutti contenti, e lo stesso Giallo d’Avola (2013) con la sparizione di un fratello anche lì come in Noi, sono, a guardare retrospettivamente, gli atti di un’unica ricerca artistico-creativa, e ancor prima umana, che non trovava sosta né soluzione alcuna. Tutti questi lavori erano come dei frammenti di una tormentosa ricerca sempre in itinere, in un insoddisfacente fieri, che, nel corso degli anni e dietro alla maturazione umana ed esistenziale dell’autore, cercavano, più o meno inconsapevolmente, una loro composizione unitaria. Leggi tutto…

DONNAFUGATA di Costanza DiQuattro (recensione)

“Donnafugata” di Costanza DiQuattro (Baldini + Castoldi)

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di Emma Di Rao

Ancora una volta è un ‘luogo dell’anima’ ad accendere l’ispirazione di Costanza Di Quattro, che con “Donnafugata”, edito da Baldini+Castoldi, ha già ottenuto un ampio consenso di critica e di pubblico. Non può negarsi che il momento generativo del secondo romanzo possiede, rispetto a “La mia casa di Montalbano”, un respiro più complesso, ascrivibile verosimilmente a quella solennità che è propria della ricostruzione storica e che permea di sé parte del dispositivo narrativo. Eppure, tale diversità si attenua quando si tenga presente che anche in “Donnafugata”, come nel romanzo d’esordio, gli eventi narrati assumono rilevanza per il fatto che intervengono nella crescita interiore del protagonista. L’irrompere della storia – il periodo risorgimentale e la trasformazione politica che portò all’annessione della Sicilia al regno d’Italia – nell’esistenza di Corrado Arezzo De Spucches, settimo barone di Donnafugata, produce infatti in quest’ultimo una sottile inquietudine ed una lacerante perplessità, che tuttavia non gli impediscono di partecipare in modo ‘illuminato’ e costruttivo ai ruoli politici ed istituzionali affidatigli. Ed è forse in questa discrepanza fra l’essere e il dover essere che risiede la dimensione eroica, e persino tragica, di tale figura, collocata in un’epoca che avverte, in larga parte, estranea e in cui non rinuncia comunque ad operare. Leggi tutto…

“È LA COPPIA CHE FA IL TOTALE. Viaggio nel cinema di Ficarra & Picone” di Ornella Sgroi (recensione)

“È la coppia che fa il totale. Viaggio nel cinema di Ficarra & Picone con interviste, aneddoti e curiosità” di Ornella Sgroi (HarperCollins Italia)

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di Daniela Sessa

“E’ la somma che fa il totale”: sacrosanto. Se l’ha detto Totò c’è da giurarci. Anche la variante “E’ la coppia che fa il totale” è giusta. Soprattutto se la coppia è Ficarra&Picone. Però, se metti in un unico libro Roberto Andò che regala la prefazione, Ornella Sgroi che scrive, Salvo Ficarra e Valentino Picone a fare i mattatori tra le pagine anche quattro fa il totale. Pure l’emozione è totale. Scatta appena finisci di leggere i ringraziamenti che Ornella Sgroi mette, a mo’ di titoli di coda, al suo “E’ la coppia che fa il totale”, il racconto della cinematografia della coppia comica per eccellenza. Ficarra e Picone sono il genius comicus. Nessuno come loro è capace di riportare il comico alle sue radici letterarie, mescolando (a proposito di radici) la varietà di Aristofane con la vis della commedia latina tutta, Plauto e Terenzio assieme. Non a caso ma per felicissima intuizione di Roberto Andò, anche la Commedia, con la maiuscola, al Teatro Greco di Siracusa si inchinò al duo palermitano. Andando per maiuscole, Ficarra e Picone  s’imbattono nel 2002 nel cinema, pardon Cinema, e dall’immarcescibile “Nati stanchi” fino allo scorso dicembre con il delicato “Il primo Natale” pregiano il grande schermo di intelligenza e risate, a crepapelle tutte e due. O come afferma meglio Roberto Andò (che qualche volta li dovrà dirigere e sarebbe una bella cosa) sulla loro arte “si riconosce un’attitudine al romanzesco, l’unico dispositivo attraverso il quale è possibile riagguantare il tempo, come se anche per loro il cinema fosse il solo modo per ricostruire una versione attendibile del passato…In questa ossessione, Ficarra e Picone si rivelano insieme borgesiani e siciliani”. Leggi tutto…

MALINVERNO di Domenico Dara (recensione)

“Malinverno” di Domenico Dara (Feltrinelli): recensione e brani estratti dal libro

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di Maria Zappia

È una lettura lieve e fiabesca quella che si ricava dall’ultimo romanzo di Domenico Dara. L’opera si intitola Malinverno dal cognome del protagonista, un bizzarro bibliotecario esperto di letteratura che si barcamena, con spirito intriso di stoicismo e parecchie inquietudini sentimentali, tra il cimitero comunale e la biblioteca del paese del borgo di Timpamara. Eh sì perché per volontà dell’autore, Astolfo Malinverno, l’io narrante dell’intera fabula, svolge al contempo due funzioni di carattere impiegatizio: quella di custode del cimitero e quella di bibliotecario. In entrambe Astolfo eccelle per doti caratteriali e per spirito di condiscendenza che esprime nell’un caso verso i frequentatori del luogo dedicato alle sepolture, nell’altro verso i lettori. Per la serafica e filosofica predisposizione ad accettare gli eventi della vita assecondando le circostanze Astolfo si trova difronte a esperienze svariate con personaggi dai nomi evocatori di episodi letterari come Malselprù, Ortìs, Armida, Volfango, Victorùgo Achille Serrasanbruno, Abelardo Calanna e così via. Nomi evocativi di storie e di libri che gli abitanti di Timpamara, per una strana vicenda legata ad una cartiera, divorano come pane quotidiano. Leggi tutto…

TERRAMARINA di Tea Ranno (recensione)

“Terramarina” di Tea Ranno (Mondadori)

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In libreria da mercoledì 13 ottobre il nuovo romanzo di Tea Ranno che riprende le vicende di Agata, la tabacchera, narrate in “L’amurusanza“. Si intitola “Terramarina” e, come il precedente, è pubblicato da Mondadori. La recensione di Letteratitudine

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di Emma Di Rao

Era del tutto prevedibile che una rivoluzione, il cui motto è “cambiare il mondo a colpi di poesia”, avesse un effetto così dirompente da risultare inarrestabile, soprattutto perché l’amurusanza, da cui quella rivoluzione prende le mosse, è virtù che rinnova e si rinnova essa stessa, non solo elargendo a piene mani i suoi doni, ma seminando anche vita e contentezza. E dal momento che semina vita, era anche prevedibile che dovessimo aspettarci nuovi inizi, nuovi germogli: sono quelli che sbocciano, colmi di promesse felicemente mantenute dall’autrice, nel nuovo romanzo di Tea Ranno,  “Terramarina”, edito da Mondadori. Il titolo, che, in quanto tale, svela l’idea progettuale dell’opera, è contenuto anche nei versi posti in epigrafe, “A Terramarina vado abitando / quando non sono sveglia / e neppure dormo”, versi che delineano un luogo dai contorni imprecisi in cui l’animo, sospeso tra il sonno e la veglia, sogna di ritrovarsi.
Ad avviare la narrazione è una prospettiva dall’alto, dal “colmo di una collina” avvolta da una piovigginosa oscurità in cui s’incammina Agata Lipari, mentre osserva, triste e desiderosa di smemorarsi, il paesaggio che si stende dinanzi ai suoi occhi. Ed ecco che l’immagine del paese “adagiato sulla mano di Dio”, simile a un presepe, schiude subito l’atmosfera della vigilia di Natale, quando il gelo invernale non impedisce al cuore di accendersi di un’intima e raccolta gioia. Ma se l’animo è indurito da un dolore indicibile, come quello avvertito da Agata dopo la morte del  marito Costanzo, occorrerà un miracolo perché la felicità torni ad abitarlo. Leggi tutto…

LE REGOLE DEGLI AMANTI di Yari Selvetella (recensione)

“Le regole degli amanti” di Yari Selvetella (Bompiani)

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Un decalogo antitetico per coppie vere

di Daniela Sessa

Il testo più noto sulle regole dell’amore è il Kamasutra: nel quinto libro si danno i precetti, a dire il vero opportunistici, per sedurre le mogli altrui (meglio se l’altrui è un nemico). Un secolo prima Ovidio con i “Remedia amoris” aveva composto un manualetto, scandaloso per la corte augustea, in cui consigliava le strategie per sfuggire al coinvolgimento sentimentale. A Denis Diderot libertino viene attribuito un romanzo, “Thérèse Philosophe”, sulle peripezie sessuali di una sedicenne accompagnate da dissertazioni sull’esistenza, l’amore, la verità. Solo tre esempi per dimostrare quanta attenzione la letteratura abbia dedicato a regolamentare il non regolamentabile: l’amore. Si sa, l’amore è l’eco della libertà, l’espressione del desiderio, la maniera per sottrarsi alla morte o per sublimarla. L’amore è fuggevole (non si dice che in amore vince chi fugge?), richiede impazienza e fantasia, follia: “ti amo da impazzire” è frase cult. Provare a ingabbiare l’amore dentro un elenco di cose corrette o scorrette, convenienti o sconvenienti, perfino di diritti e doveri appare un compito se non arduo almeno impegnativo. Per il legislatore si tratta di normare coppie sposate o di fatto, per il prete di benedire gli anelli, per marito e moglie di armarsi di santa pazienza. Per uno scrittore vuol dire fingersi il geometra di Dante che in Paradiso fa quadrare il cerchio. Impegnativo, appunto. Leggi tutto…

LE BELVE di Manlio Castagna e Guido Sgardoli (recensione)

“Le Belve “di Manlio Castagna e Guido Sgardoli (Piemme)

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di Nicoletta Bortolotti

Le parole sono strade. Cunicoli che scavano la stoffa spugnosa dell’universo, avvitano o spalancano su strappi e vertigini. Gallerie che moltiplicano e intersecano prospettive. Manlio Castagna, ex vicedirettore artistico del Giffoni Film Festival e autore della saga bestseller Petrademone (Mondadori), e Guido Sgardoli, fra i più importanti scrittori italiani, vincitore del Premio Strega Ragazze e Ragazzi con The Stone – La settima pietra (Piemme), le piegano, le fondono, le intarsiano mirabilmente, con spirali e laccature eleganti, in questa magistrale ghost-story classica e insieme contemporanea, per attraversare buchi neri che aprono fiotti di terrore dentro di noi e costituiscono la sostanza stessa del fuori, che abitiamo e che ci abita.
“Per chi non nutra pregiudizi il neutrino ha davvero una certa affinità con i fantasmi” scriveva Arthur Koestler nel saggio Il fantasma dentro la macchina del 1967. E proprio le più recenti scoperte della fisica quantistica hanno indagato le componenti, apparentemente e secondo la nostra percezione, meno “fisiche” del cosmo, in un certo senso smaterializzando la materia. La vera struttura dello spazio e del tempo non è visibile. Come i fantasmi che, espulsi dalla dignità di un’esistenza reale con l’Illuminismo, hanno invaso a pieno diritto l’immaginario letterario dal Settecento fino a oggi. Leggi tutto…

SOLO UN RAGAZZO di Elena Varvello (recensione)

“Solo un ragazzo” di Elena Varvello (Einaudi)

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Il romanzo della resilienza negata

di Daniela Sessa

Un padre, ogni giorno dai primi di settembre, prende la sua bicicletta, arriva fino alle sponde dell’Adda e s’immerge dove le correnti sono più forti, perché lì si è inabissata sua figlia Hafsa. La cerca anche se le ricerche sono state sospese, anche se tutti gli dicono che è impossibile recuperare il corpo, anche se mette se stesso in pericolo. Non si arrende, non resiste al dolore: se ne lascia trascinare. Hasfa aveva quindici anni e nemmeno un cappuccio in testa quando per errore finisce inghiottita dal fiume. Se è vero che il racconto letterario di un sentimento lo trasforma in atto, è anche vero che quell’atto rivela realtà di cronaca (di questi giorni) che sono già letterarie.  Dentro un romanzo, invece, c’è un ragazzo senza un nome che non sia il cappuccio di una felpa. E’ un ladro e un giorno annaspa in un garage riempito con il gas di scarico dell’auto del padre. Resta a terra, nudo e indifeso, inerte. Morto. Suicida. A terra insieme a lui restano Pietro e Sara, Angela e Amelia: la sua famiglia. Sbigottita, no. Arresa. Al dolore, al senso di colpa, al fallimento. Sullo sfondo il paese di Cave, come i quattro superstiti, incapace di scampare alla sofferenza. Un paesaggio brullo e caldo perché il freddo cova dentro i corpi o impregna l’abitacolo di quell’auto diventata la patetica alcova di Pietro e Vittoria. Sembra che piova lungo tutte le quasi duecento pagine di “Solo un ragazzo”, il nuovo romanzo di Elena Varvello. Leggi tutto…

LETTERE ALLA MOGLIE DI HAGENBACH di Giuseppe Aloe (recensione)

“Lettere alla moglie di Hagenbach” di Giuseppe Aloe (Rubbettino): recensione e qualche brano del libro

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di Maria Zappia

Un itinerario omerico è quello delineato da Giuseppe Aloe nel recente romanzo dal titolo “Lettere alla moglie di Hagenbach” pubblicato dall’editore calabrese Rubbettino nel senso che il protagonista, tutto teso ad afferrare le suggestioni della realtà percorre strade inusuali in una Germania luminosa e acquatica alla ricerca di uno scrittore scomparso, Hagenbach per l’appunto.  In realtà il percorso del protagonista è finalizzato alla ricerca del sé, ad afferrare il bandolo della matassa di un’identità smarrita per effetto della demenza senile che ne devasta la mente. Il tema della patologia mentale dovuta alla senescenza, le riflessioni sulle conseguenze della fragilità umana, il dissolversi del pensiero razionale accompagnano l’intera struttura narrativa ma non destano tristezza nell’animo del lettore né sentimento di compassione. Al contrario, il libro emana vigore e speranza per il futuro. Leggi tutto…

L’ENIGMA DELLA CAMERA 622 di Joël Dicker (recensione)

“L’enigma della camera 622” di Joël Dicker (La nave di Teseo – Traduzione di Milena Zemira Ciccimarra)

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di Erika Di Giorgio

Joël Dicker non sbaglia un colpo. Dopo i grandissimi successi internazionali di “La verità sul caso Harry Quebert”, “Il libro dei Baltimore” e “La scomparsa di Stephanie Mailer”, il bestsellerista elvetico ci offre un’altra godibilissima e avvincente storia che ha già raggiunto le vette delle classifiche dei libri più venduti. Si intitola “L’enigma della camera 622” (La nave di Teseo – Traduzione di Milena Zemira Ciccimarra) ed è un romanzo molto particolare anche per via della sua dedica: “Al mio editore, amico e maestro Bernard de Fallois (1926-2018). Che tutti gli scrittori del mondo possano conoscere un giorno un editore così eccezionale”.
Il fatto che Joël Dicker sia stato legatissimo al suo editore è dimostrato dalla scelta di evidenziare questo legame anche all’interno del romanzo. In premessa leggiamo quanto segue: “Cari lettori, prima che iniziate la lettura di questo romanzo voglio condividere con voi un pensiero commosso per il mio editore, Bernard de Fallois, che ci ha lasciato nel gennaio 2018. Bernard de Fallois aveva un eccezionale senso della letteratura. Questo libro gli deve molto. Così come i miei precedenti romanzi. Buona lettura”. Leggi tutto…

UCCIDO CHI VOGLIO di Fabio Stassi (recensione e intervista)

“Uccido chi voglio” di Fabio Stassi (Sellerio)

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Quattro chiacchiere con Fabio Stassi sul suo ultimo romanzo “Uccido chi voglio”

di Daniela Sessa

Si fa presto a dire giallo. Fiotti di sangue, budella penzoloni, tatuaggi a carne viva, omicidi seriali, un investigatore, un poliziotto, un sospettato, inseguimenti, arresti e il movente. Si è impegnato Fabio Stassi a tingere di giallo la terza disavventura di Vince Corso. Si intitola “Uccido chi voglio” e già mette il lettore sulle tracce di un paio di indizi. Sbagliati. Il primo: a dire uccido non è lo smagato biblioterapeuta di Stassi ma un narratore esterno. Errore: il narratore non è troppo esterno. Secondo indizio: il titolo ricorda l’ironico film di Sidney Sibilia “Smetto quando voglio”, che con il libro di Stassi condivide solo la iella dei protagonisti e una diversa ironia. Che nel romanzo di Stassi è tecnica retorica allo stato puro, ossia rovesciamento. In “Uccido chi voglio” tutto va al contrario.  Comincia con l’epilogo e poi riavvolge la storia con un bizzarro movimento: i fatti vanno avanti una decina di giorni ma i capitoli indietreggiano dalla Z alla A. Come avviene nei sogni. Un evento, un’emozione dello stato di veglia indietreggia nel sogno e si snatura in simboli: poetici come le falene sognate all’inizio del romanzo o grotteschi come la donna che vende fiori a piazza Vittorio o addirittura il cieco con il cane che è personaggio, ombra e specchio assieme. Leggi tutto…

BROKEN di Don Winslow (recensione)

“Broken” di Don Winslow (Harper Collins Italia – traduzione di Giuseppe Costigliola e Alfredo Colitto)

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di Erika Di Giorgio

Don Winslow è un maestro del noir e della narrativa crime (nel 2012 ha ricevuto il prestigioso Raymond Chandler Award, premio letterario dedicato alla scrittura noir che ogni anno laurea un maestro del genere). La sua abilità narrativa trova senz’altro giovamento dal fatto di esser stato, tra le altre cose, anche un investigatore privato. In effetti Don Winslow nella sua vita ha fatto tante cose: il regista, l’attore, la guida nei safari e – ovviamente – il romanziere (ma è stato anche allevatore, surfista, escursionista… ed è un grande appassionato di jazz oltre a essere un giornalista che ha studiato le complessità del commercio di droga messicano).
Grazie a Harper Collins Italia (per la traduzione di Giuseppe Costigliola e Alfredo Colitto) abbiamo la possibilità di leggere le storie contenute in “Broken“.
Stiamo parlando di sei romanzi brevi tutti dotati di una buona dose di forza adrenalinica e capaci, come si usa dire (ma in questo caso è proprio vero), di incollare il lettore alla pagina.
I titoli dei sei romanzi brevi sono i seguenti: “Broken”, ” Rapina sulla 101″ (dedicato a Steve McQueen), “Lo zoo di San Diego” (scritto in omaggio a Elmore Leonard), “Sunset”, “Paradise” e ” L’ultima cavalcata”. Leggi tutto…

L’INVENZIONE DI NOI DUE di Matteo Bussola (recensione)

“L’invenzione di noi due” di Matteo Bussola (Einaudi)

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di Eliana Camaioni

“Quel che siamo affiora col tempo, dopo che ci hanno messi alla prova, ed è allora che cominciano i guai. Il problema non è tanto quando scopriamo, in chi amiamo, cose che non sapevamo, ma anche quando ci ostiniamo a celare noi stessi, convinti che offrire il nostro meglio significhi lucidare la promessa della superficie a discapito del resto”.
E’ questo ciò che accade a Milo, protagonista del nuovo romanzo di Matteo Bussola (“L’invenzione di noi due”, Einaudi), intrappolato in un matrimonio in crisi. “Mi ero tradito con me stesso, però mi aveva tradito anche lei. Ero il testimone di due infedeltà, ma non le potevo svelare”.
Un amore nato (letteralmente!) sui banchi di scuola, due anime che si raccontano attraverso la scrittura: è solo nel mondo protetto del foglio bianco che Milo e Nadia si incontrano, si ritrovano, si perdono. E’ solo lì che le loro anime riescono a parlarsi, attraverso un diaframma permeabile e sincero; un mondo assolutamente diverso dai giorni che nella quotidianità si inseguono uguali, lui lavorando di notte e lei di giorno. Leggi tutto…

COME TANTI PICCOLI RICORDI di Mattia Bertoldi (recensione)

“Come tanti piccoli ricordi” di Mattia Bertoldi (Tre60) 

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di Nicoletta Bortolotti

Come tanti piccoli ricordi (Tre60) di Mattia Bertoldi, giovane scrittore svizzero di vaglia, presidente dell’Assi, Associazione Scrittori Svizzeri in Lingua Italiana, è un libro necessario. La copertina raffigura una cassettiera tridimensionale, elemento centrale nella tessitura di un racconto che, con una lingua lieve, levigata, minimalista, precisa come un calibro, sapiente nell’attraversare voci e mondi narranti, a lampi ironica, inquieta con domande forti.
Come si evince dal titolo la narrazione innesta sul tema della memoria. Protagonista della vicenda, ambientata a Lugano, è il trentaquattrenne Manlio, che lavora come assistente alla memoria presso una casa di riposo. Degli ospiti anziani e dei figli e dei famigliari l’autore, con sensibilità e maestria, legge, prima ancora che formulare nella scrittura, il dolore del prima e del dopo. Per esempio nell’iconico scenario di una gita all’Ikea.
Manlio ha un amico di nome Giga, informatico, la cui funzione nel romanzo è accordare passato e presente, memoria elettronica, tecnologica, e memoria umana, in un nuovo umanesimo che presuppone un sistema binario di calcolo sentimentale. Giga insiste sull’urgenza del palinsesto, del “sovrascrivere” i ricordi, sostituendo le reminiscenze che propagano sofferenza con flashback più funzionali a un’ipotesi di felicità. Leggi tutto…

I SEGRETI DEL GIOVEDÌ SERA di Elvira Seminara (recensione)

“I segreti del giovedì sera” di Elvira Seminara (Einaudi)

[La prima presentazione nazionale del romanzo si svolgerà giovedì 16 luglio, alle h. 19, presso LETTERA 82, Piazza Dell’indirizzo 11/14, Catania. Ornella Sgroi dialogherà con l’autrice. Letture di Tiziana Giletto]

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Bisbigli, confidenze e silenzi nei giovedì sera di Elvira Seminara

di Daniela Sessa

Torna Elvira Seminara in libreria ed è subito festa. Esilarante ma non troppo, lirico quanto basta, ruffiano giusto in pizzico, sghembo che è una meraviglia, policromo e polifonico con una manciata abbondante di ironia: questo è “I segreti del giovedì sera” di Elvira Seminara che tra una parola, resilienza, e l’altra, malinconia, mette in scena se stessa e il suo mondo, fatto di un gruppo di amici e di un lembo complicato di terra lungo da Catania ad Acicastello. Sophia, Cesare, Mauro, Olivia, Miriam, Pietro sono personaggi in cerca d’autore: piombano negli interstizi della vita di Elvira in arte Elvis alla ricerca delle parole che li faranno riesistere. Non si arrendono alla malinconia ma ne sono immersi fino al collo, resistono diseroicamente al tempo che passa. Confusi, smarriti e pasticcioni si muovono tra botox e amanti, pilates e app. Sono ubiqui e between. È facile riconoscerli anche senza le parole di Cesare “abbiamo di nuovo trent’anni nel cuore e nella testa, e non ce l’aspettavamo,abbiamo trent’anni, con figli di trenta e genitori di novanta, e noi in mezzo schiacciati, carne viva”. Leggi tutto…

PASSAGGI DI DOGANA: una collana tra luoghi e letteratura

Passaggi di dogana. La linea editoriale di Giulio Perrone Editore che fa viaggiare leggendo

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di Simona Lo Iacono

Un luogo non è mai solo un luogo. Porta in sé tutto ciò che gli uomini vi hanno posato sopra, i piedi scalzi, le lacrime, il sangue. Sorregge le loro case, la quotidianità e la eccezionalità degli eventi. Si impregna dei versi dei poeti, delle delusioni degli erranti, delle preghiere dei fedeli, dell’astio degli sfrattati.
Un luogo è anche una persona. Quando quella persona lo incarna al punto da fare dei propri capelli arpioni al cielo, delle gambe tronchi trafitti alla terra, delle braccia ali dispiegate.
E così accade che evocando un nome, si pensi alla città. Per esempio, Dante è Firenze, Leopardi è Recanati, Manzoni è Milano, Sciascia è la Sicilia.
Oppure un luogo è una parola. Antica o rimodernata. Supplice o estatica. Risolutiva o senza sbocco. Anche le parole identificano i luoghi, e i luoghi le parole.
E poi il luogo è nostalgia. Di coloro che lo lasciano per cercare fortuna. Di coloro che vi restano, sognandolo migliore. Un luogo è ciò che ci basta e ciò che ci manca. Leggi tutto…

PLAY di Laura Orsolini (recensione)

“Play” di Laura Orsolini (Edizioni La memoria del mondo)

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di Nicoletta Bortolotti

L’algebra dell’adolescenza potrebbe tradursi in un’equazione di viaggio così come l’ha formulata José Saramago: “Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione”. Per simmetria e linguistica osmosi, anche l’adolescenza non finisce mai. Solo gli adolescenti finiscono. E si prolungano in memoria, in ricordo, in narrazione di un tempo inespresso, archetipico, e germinante tutti i tempi che saranno. Che diverremo. Non saremo più adolescenti, ma saremo sempre un’adolescenza.
Saremo Vasco. Si chiama così, proprio come Vasco Rossi, il protagonista sedicenne di questa scrittura tesa, minimalista nell’economia di parole che non straripano, non smarginano, ma ricompongono le struggenti coordinate del dolore. E dicono senza dire, in una magistrale punteggiatura del silenzio, la sola abilitata a comunicare il non comunicabile. Leggi tutto…

UN CUORE PER LA SIGNORA CHIMENTO di Gianni Bonina (recensione)

“Un cuore per la signora Chimento” di Gianni Bonina (Marlin editore)

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di Alfio Siracusano

I libri seriali, con personaggi fissi e ambienti predefiniti, non importa quanto reali, obbligano sempre a un certo tipo di lettura, che non può non essere per categorie. E intendo dire che c’è sempre, in essi, una rappresentazione del mondo per come lo si ricostruisce dentro confini necessariamente “esemplari”. Dove il termine esemplari sta per paradigmatici, cioè sintesi assai più che geografica di un’idea della gente e della storia che vi si vive e giorno dopo giorno vi si costruisce.
In questo libro di Gianni Bonina, terzo della serie di Natale Banco, il giornalista che conduce le sue inchieste in lotta coi poteri forti, i confini “esemplari” si chiamano Catania per un verso e per l’altro le categorie dentro cui si inscrivono le vicende narrate dall’autore. Che sono poi quelle dei due primi romanzi: il bene e il male, l’etica del giornalismo e il tradimento di quest’etica, il cinismo dei potenti e la deriva dei deboli fatti diventare strumento di illeciti arricchimenti, le miserie morali di uomini e donne che prostituiscono la loro dignità e, di contro, il senso morale di chi non deflette mai da un rigore comportamentale che nulla scalfisce. E infine, sfondo nello sfondo, la presenza opprimente della mafia, parca occulta che gestisce i fili del destino di tutti. Insomma, com’è nelle sue corde ed è anche nella cifra della sua biografia, Bonina fornisce al lettore una visione del mondo semplificata, che può a volte sembrare manichea, ma corrisponde a ciò che la vita ci mette sotto gli occhi giorno dopo giorno. E che va dai piccoli eventi di paese ai grandi accadimenti della storia. Di ieri come di oggi. Sempre che quel che “è” si voglia vederlo, giudicarlo e poi decidere se subirlo o opporglisi. Leggi tutto…

LO SPLENDORE DEL NIENTE E ALTRE STORIE di Maria Attanasio (recensione)

“Lo splendore del niente e altre storie” di Maria Attanasio (Sellerio)

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di Gabriella Maggio

Due anni dopo la pubblicazione del romanzo storico La ragazza di Marsiglia ed. Sellerio, che ricostruisce la storia di Rosalie Montmasson, l’unica donna dei Mille, moglie di Francesco Crispi dal 1854 al 1875, poi cancellata dalla storia del nostro Risorgimento, Maria Attanasio pubblica, sempre da Sellerio Lo splendore del niente e altre storie, sette storie, già variamente edite ora riunite in un unico volume in riconoscente omaggio a Elvira Sellerio. Maria Attanasio è ancora una volta concentrata sulle donne antiche di cui resta traccia negli archivi o nell’immaginario popolare. A queste si avvicina sempre con l’inesauribile passione di chi sente la scrittura storica come destino. In apertura del libro “Delle fiamme, dell’amore” presenta una nobile storia d’amore e morte sullo sfondo dell’incendio che a Caltagirone distrusse le baracche, costruite dopo il terremoto del 1693. Tra le conseguenze di questo evento si colloca anche la storia di Francisca, protagonista di “Correva l’anno 1698 e nella città avvenne il fatto memorabile”. Rimasta prematuramente vedova, senza figli e sostegno familiare, Francisca decide di indossare abiti maschili e così guadagnarsi onestamente da vivere, ma i sospetti dei vicini di casa suscitano l’attenzione dell’Inquisizione, che dà alla storia un esito imprevedibile. Leggi tutto…

SETTE OPERE DI MISERICORDIA di Piera Ventre (recensione)

“Sette opere di misericordia” di Piera Ventre (Neri Pozza)

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di Simona Lo Iacono

Misericordia è una parola misteriosa, che racchiude in sé molti corpi. Corpi da dissetare, da vestire, da curare. Corpi a cui dare da mangiare e a cui elargire ospitalità. Corpi da accompagnare nel trapasso, o a cui sussurrare da dietro le sbarre. In ogni caso, corpi nudi e prigionieri di un bisogno, che hanno molto a che fare con il trauma di venire al mondo e di sopravvivere in esso.
Non è un caso che in ebraico la parola si traduca con il sostantivo rahamîm, utero. Perché la misericordia, prima di tutto, è un ventre, è una madre.
Ed è quindi la vocazione della misericordia quella di spandersi sulle necessità. Di richiamare la fragilità. La falla. La stramatura potente e necessaria per traghettare il corpo verso il sollievo.
Senza imperfezione, non può esserci misericordia.
Ecco perché la città che più attira le grazie è Napoli. Con le labbra aperte del Vesuvio che boccheggiano fumo e sbadigliano in faccia al Padre Eterno. Con la connivenza naturale tra altezza e bassezza, fasto e povertà, vita e morte. Con la sua segreta assonanza ai misteri della misericordia. Con il talento indomabile di farsi madre di tutti, dei femminielli dalle unghie pittate, delle prostitute coi lacrimoni sotto l’ombretto, delle vicine di casa urlanti e medicamentose. Leggi tutto…

HO FATTO LA SPIA di Joyce Carol Oates (recensione)

“Ho fatto la spia” di Joyce Carol Oates (La nave di Teseo – Traduzione di Carlo Prosperi)

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Un’Antigone di nome Violet

di Daniela Sessa

E’ una giovinetta, Antigone, quando rivendica il diritto di decidere la sorte dei due fratelli. Una ragazzina è anche Violet Rue quando decide il destino dei suoi fratelli Jerr e Lionel. Assassini. Un mito antico, ancestrale, tribale quello di Antigone, la figlia di Edipo, che traduce nella legge del cuore la legge dello Stato, esiliata per aver scelto la Giustizia. Che ne sa di Antigone Violet Rue, l’ultima figlia di Jerome e Lula Kerrigan, di South Niagara nello Stato di New York? Nulla. Ma dalle pagine inesorabili del romanzo di Joyce Carol Oates “Ho fatto la spia”, lo spirito indomito dell’eroina tebana rinasce nel corpo appuntito di Violet, la protagonista. Non è una sorpresa essere travolti dalla prosa onnivora della scrittrice statunitense: masticare la materia narrativa, sentirla scrocchiare tra i denti, ingoiarla e poi sputarla in faccia al lettore è una di quelle provocazioni che la scrittura di Oates può vantare. A patto che da lettori si è disposti a stare scomodi e ad avere il coraggio della verità. Che, ne siamo convinti, è l’unico modo per fare della lettura un esercizio virtuoso. Leggi tutto…

RACCONTI DI FOLLIA di Patrick McGrath (recensione)

“Racconti di follia” di Patrick McGrath (La nave di Teseo – traduzione di Alberto Cristofori e Andrea Silvestri)

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di Erika Di Giorgio

Da qualche settimana è uscito questo nuovo libro dello scrittore inglese Patrick McGrath. Si tratta di una raccolta di racconti di oltre 500 pagine dal titolo molto indicativo: “Racconti di follia“. In Italia il volume è pubblicato da La nave di Teseo per la traduzione di Alberto Cristofori e Andrea Silvestri. Sulla base della tesi del “chiodo schiaccia chiodo” leggere racconti (di follia) ad alta tensione emotiva potrebbe essere, paradossalmente, un toccasana per contrastare eventuali ansie e angoscie derivanti dalla pandemia da Coronavirus in corso.
Per la prima volta il maestro del thriller psicologico – autore di romanzi celebri quali “Follia”, “Spider”, “Trauma”, “La guardarobiera” (su quest’ultimo, consigliamo l’ascolto della chiacchierata radiofonica tra Patrick McGrath e Massimo Maugeri nel programma radiofonico di Letteratitudine) – raccoglie per la prima volta in un unico volume tutti i suoi racconti, tra cui ben sei inediti che riprendono temi e soggetti cari all’autore. Ritmo narrativo, suspance e brividi lungo la schiena sono davvero garantiti.
In “Racconti di follia” troverete vampiri, ossessioni mentali, delitti passionali, manie inconfessabili, strane visioni angeliche, una New York percorsa dai fantasmi del passato e della psicosi. Leggi tutto…

COME UNA STORIA D’AMORE di Nadia Terranova (recensione)

“Come una storia d’amore” di Nadia Terranova (Perrone)

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“Come una storia d’amore”: il viaggio di Nadia Terranova nella città di R.

di Daniela Sessa

Come una storia d’amore” è un titolo furbastro, ruffiano, seduttore, malizioso e smaliziato.  Perciò, prima di mettersi a leggere i dieci racconti che raccoglie è bene sapere che la storia d’amore non si dimena solo lungo le deliziose pagine del nuovo libro di Nadia Terranova ma le scavalca, quelle pagine, e si piazza tra lettore e libro. Piazzare, con la sua idea di staticità, magari non sarà l’espressione migliore per un libro che racconta un viaggio dal tragitto solo all’apparenza breve (nello spazio tra due quartieri, il Pigneto e il Ghetto) né si possono impunemente attribuire all’amore qualità immobili. Ma, finita l’ultima pagina di “Come una storia d’amore”, solo un lettore sprovveduto non avrà capito che attraverso la cura delicata e perspicace della parola, i personaggi policromi, una narratrice raggomitolata nel proprio io spezzato e tagliente, Nadia Terranova la storia d’amore l’ha cercata proprio con chi legge. Dopo averlo catturato nella rete di dieci piccole storie che sono un’unica storia: una giovane donna, dopo dieci anni vissuti a Roma, si trova nella necessità o desiderio di rimettersi in moto, per cominciare un altro viaggio. Leggi tutto…

CRIMINI E CREDITI di Antonio Di Grado (recensione)

Cover

“Crimini e crediti. Novellino universitario” di Antonio Di Grado (Euno Edizioni)

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Di Antonio Di Grado che si finse novelliere e canzonò esimi dottori e promettenti pulzelle

di Daniela Sessa

Basta la scena della porta incautamente aperta sulle candide natiche del professore Aldo Molfetta “sussultanti tra le gambe ben divaricate di Giacinta Gallodoro”, studentessa di un collettivo marxista, per pensare: oibò! Siamo a Boccaccio, a Rabelais o di fronte a quell’equilibrista di Palazzeschi che nei suoi andirivieni letterari fu tentato pure dalla satira? Antonio Di Grado, nel silenzio immobile della pandemia si lancia in una sfida letteraria dal sospettabile intento apotropaico, veste i panni di un narratore mattatore e si libera di tutti quei pensieri maliziosi, insofferenti, irriverenti e polemici che ha accumulato in lunghi anni di docenza universitaria, rovesciandoli dentro dieci deliziosi racconti dal titolo endiadico “Crimini e crediti”.  Attenzione: non è l’effetto collaterale dell’isolamento che ha rivelato la vena ironica (o sardonica?) del carissimo Antonio Di Grado. Piuttosto è quel suo sguardo sospeso tra il candore e la canzonatura che adesso, da una dimensione spaziotemporale liberatoria, lo ha portato a puntare il dito contro il criminoso e criminale sistema universitario svilito, inesorabilmente, da un sapere a punti. Crimini e crediti, perciò. Leggi tutto…

Le nuove opere di OCEAN VUONG e GIOVANNA CRISTINA VIVINETTO

Brevemente risplendiamo sulla terra - Ocean Vuong - copertinaDove non siamo stati - Giovanna Cristina Vivinetto - copertina“Brevemente risplendiamo sulla terra” di Ocean Vuong (La nave di Teseo – traduz. di Claudia Durastanti)

“Dove non siamo stati” di Giovanna Cristina Vivinetto (BUR Biblioteca Univ. Rizzoli)

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L’ode alle nonne nella poesia di Ocean Vuong e di Giovanna Cristina Vivinetto

di Daniela Sessa

Lan e Lilluzza sono due formidabili figure femminili. Attraversano, spaccano, sconquassano, ordinano le vite e le parole dei loro nipoti: due poeti, Ocean Vuong e Giovanna Cristina Vivinetto. Due poeti con il dono di fare della poesia liturgia della materia. Vuong con “Brevemente risplendiamo sulla terra” (nella nitida e preziosa traduzione di Claudia Durastanti) e Vivinetto con “Dove non siamo stati” scrivono un romanzo familiare in cui la parola, incerta tra rigo e verso, si inarca e si inabissa alla ricerca di un limite in cui sconfinare. Quel limite è la memoria, che ognuno di loro, servendosi di una materia lessicale diversa (ariosa Vivinetto, densa Vuong) incarna nella storia delle loro formidabili nonne. Come la fossa di Aristotele che per accidente svela un tesoro, accade che i due libri per un insospettabile accidente raccontino la morte di due nonne e che le loro parole pietose e dolorose facciano dell’accidente sostanza narrata di questi tristi interminabili giorni. “Brevemente splendiamo sulla terra” e “Dove non siamo stati” incastonano Lan e Lilluzza al centro del racconto di una rinascita: Vivinetto continua la storia della scorzatura della sua identità per avere “la possibilità di accadere ancora”, Vuong si costituisce come preda per “risplendere su questa terra”. In ogni caso occorre sprofondare dentro un ventre. Vuong e Vivinetto scelgono quello delle nonne materne. Leggi tutto…

SAURA. LE STANZE DEL CUORE di Tea Ranno (recensione)

“Saura. Le stanze del cuore” di Tea Ranno (Risfoglia)

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Una fiaba contemporanea sul conflitto generazionale

di Emma Di Rao

Non è di certo casuale, nella produzione letteraria di Tea Ranno, il frequente ricorrere dell’immagine di una ‘stanza’, quasi un leitmotiv che assume, di volta in volta, forme diverse: talora può trattarsi di una piazza buia e deserta, talora  di  una stanza del sole, altre volte della stanza di una torre che si accende dei colori del cielo, ma, sempre, essa è luogo dell’anima, un microcosmo vitalisticamente connesso con il mondo esterno da cui provengono voci, bagliori di luce, volti in cerca di interlocutori. Ed è un’immagine il cui significato occorre cercare non solo in quello sguardo dell’autrice che abbiamo già, in altra occasione, definito simpatetico, ma anche in una scrittura che non rimane mai intrappolata nei confini angusti della dimensione soggettiva, preferendo un sistema di rapporti vitali tra l’io e il reale, tra “il Mondo di Dentro’’e ‘‘il Mondo di Fuori”.
Nell’ultima prova letteraria di Tea Ranno, “Saura. Le stanze del cuore” (edito da Risfoglia), il leitmotiv della stanza-luogo dell’anima diviene addirittura il titolo e per di più nella forma plurale, quasi a segnare il potenziamento di una ricchezza interiore che, unita ad una fervida fantasia, permette all’autrice di penetrare ancora una volta nell’universo femminile per svelarne perplessità, misteri e intuizioni. Leggi tutto…

VIRGINIA NEL CASSETTO di Stefano Biolchini (recensione)

“Virginia nel cassetto” di Stefano Biolchini (Caffèorchidea)

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di Eva Luna Mascolino

Virginia nel cassetto, l’ultima pubblicazione di Stefano Biolchini, uscita nel 2019 per la casa editrice Caffèorchidea, è una storia che viene dalla poesia. Musicale nel linguaggio, delicata nei toni e densissima di significati non sempre immediati da cogliere, si configura infatti come un lungo viaggio introspettivo e familiare, a ritroso nel tempo e sempre più ampio negli spazi che comprende, come solo in universo regolato dalle leggi del lirismo è possibile.
Una prima traccia di questa impostazione appare evidente dalla scelta dei titoli dei capitoli, che sembrano quasi le descrizioni di un paesaggio interiore, oltre che geografico, e un secondo inizio concorre a rafforzare con fermezza la percezione iniziale: la narrazione dei fatti in prima persona, così raccolta da sembrare quasi destinata alle pagine di un diario, o alla confidenza scambiata con una persona cara e vicina. In un perenne dialogo tra il protagonista, Andrea, e chi decide di avventurarsi insieme a lui in un singolare labirinto romanzesco, ci si ritrova allora a spostarsi dalla Sardegna alla Parigi, da Parigi a Roma e poi di nuovo a Cagliari, per poi passare da Milano e ritornare al punto di partenza. Tra un luogo e l’altro, non mancano le pennellate di un artigiano sapiente, in grado di lasciarsi ammaliare dalla terra e di incantare con i ritratti naturali che ne restituisce. Leggi tutto…

L’IMITAZION DEL VERO di Ezio Sinigaglia (recensione)

“L’imitazion del vero” di Ezio Sinigaglia (TerraRossa Edizioni, 2020)

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di Eva Luna Mascolino

Dopo le prime dieci righe de L’imitazion del vero, è impossibile non fermarsi. Si riguarda per bene la copertina, ci si rigira il volume tra le mani o si passa da una schermata all’altra se lo si sta leggendo in digitale: Ezio Sinigaglia, 2020. TerraRossa Edizioni, che pubblica autori contemporanei. Incredibile. Allora si rilegge l’incipit, perché dopotutto anche i migliori sbagliano, e solo alla seconda volta si realizza cosa sta succedendo e si prosegue con una sorridente curiosità mista a stupore: qualcuno sta rimettendo in discussione le regole del romanzo.
A onor del vero per l’autore, che già aveva sbalordito con Il pantarèi del suo esordio, non è una novità. Il suo rapporto con la lingua, con i generi e con il patto di lettura è quantomeno bizzarro, per non dire dissacrante, anomalo, straordinariamente singolare. In questa nuova prova letteraria, però, la presentazione di ufficio stampa e giornalisti va presa quantomai alla lettera: «Con una scrittura di ineguagliabile musicalità e grazia, che mima un italiano arcaico, Sinigaglia ci regala una novella che gioca con le regole della sintassi e della morale». Leggi tutto…

LASCIA FARE AL DESTINO di Vittorio Schiraldi (recensione)

“Lascia fare al destino” di Vittorio Schiraldi (Marlin)

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di Gianni Bonina

In una famiglia borghese romana, dove una figlia drogata costituisce un problema certamente molto meno grave e sentito che in una casa di operai o disoccupati priva di mezzi, marito e moglie sono costretti a regolare il loro ménage non più sui ritmi dei weekend fuori città con gli amici, tra ponti festivi, teatri e concerti, ma sul tralignamento di una ragazza la cui esperienza insegna loro a guardare il mondo in una prospettiva non più conforme al loro way of life e, meglio ancora, a indicare il modello invalente e capovolto dei «giovani di oggi che aggiornano i genitori su come vadano le cose del mondo».
L’incapacità dei coniugi di affrontare il problema della tossicodipendenza, unita alla consapevolezza di essere fuori dal mondo, passatisti e superati, tradisce il deficit di una condizione sociale nel cui canone la droga che entra in una casa rispettabile diventa motivo di vergogna e fonte di un ripensamento del proprio stato non solo di genitori ma anche di cittadini. Selvaggia, l’amica di Ilaria, stesso ceto e censo, stesso destino e stessi sogni adolescenziali infranti, così dice dei genitori: «Sembravano fatti di un solo pezzo di marmo, ma credo che alla fine abbiano capito come devono andare le cose». Nella nuova misura del mondo le cose vanno nella direzione appunto che prende il destino individuale, che è inaccessibile a un genitore, talché il padre alla fine si arrende e deve confessare a Lea, la moglie: «Non so più quale può essere il destino». Leggi tutto…

LE COSE DA SALVARE di Ilaria Rossetti (recensione)

“Le cose da salvare” di Ilaria Rossetti (Neri Pozza)

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di Simona Lo Iacono

Un pericolo che sta per travolgerci. Un taglio, netto e rovente, con le abitudini del passato. Il tempo che cambia e innalza uno svettante edificio tra il prima e il dopo. Il colpo d’accetta ci spacca come un tronco.
È la vita, quando decide di rivelarsi per quello che è. Fragile, precaria. E bellissima. Ma di una bellezza disperata e mai veramente accolta nell’attimo in cui si manifesta. Una bellezza destinata ad essere sempre rimpianta, e che riesce a parlare in tutta sincerità solo se viene perduta. E allora intona il suo vero linguaggio. Quello della nostalgia.
Così come nell’Italia di questi giorni, martoriata dall’epidemia, nel magnifico libro di Ilaria Rossetti (“Le cose da salvare”, Neri Pozza), ciò che era ordinario, si rivela straordinario. Ciò che si viveva con noia, vibra di mancanza. Il tralasciato evolve in sublime. E pesano i baci non dati. Gli abbracci negati. I rituali rinviati. Improvvisamente le cose si trasformano in testimoni. E i testimoni sono i custodi dei ricordi. Leggi tutto…

I PADRI E I VINTI di Giovanni Mastrangelo (recensione)

“I padri e i vinti” di Giovanni Mastrangelo (La nave di Teseo)

La Storia e Bastian Contrario

di Daniela Sessa

È un gioco il Bastian Contrario. Un gioco solitario e invisibile agli altri. Ma qualcuno deve pur insegnarti la regola. Ad Antonio la insegnò da piccolo il nonno Pietro, che gli fece da padre. Il gioco consiste nel fare l’opposto di quello che fanno gli altri: ribaltare la musica e farla diventare nuvola, ridere a un funerale, avere una risposta da Dio quando serve. Si può, per gioco, far fare al Tempo l’inversione di marcia, dire che la Storia si arrotola su se stessa, negare ai Padri il dovere di garantire ai Figli un futuro diverso. Tra Padri e Figli il campo è di Edipo. Il Padre sconfitto dentro il destino del Figlio disvela nel farsi tre di Antonio la topica freudiana e il corpo di Cristo: l’Es trinitario, prima sulla croce con le unghie nere nel quadro dell’infanzia e alla fine purificato d’unghia nella tela di Mantegna, risolve il conflitto nel principio di morte come anamnesi del reale: la morte presuppone la Resurrezione dell’Io ribelle alla norme morali. Così la Rivoluzione di Bastian Contrario conduce Antonio a sospendere il giudizio o il pregiudizio sui fatti e a liberarsi dalle catene del “trittico” (o trinità?) borghese Stato, Chiesa, Famiglia. Leggi tutto…

LONTANO DAGLI OCCHI di Paolo Di Paolo (recensione)

“Lontano dagli occhi” di Paolo Di Paolo (Feltrinelli)

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di Eliana Camaioni

Se gli anni ‘60 ce li immaginiamo in bianco e nero, gli anni ‘80 hanno la patina arancione delle foto che cominciano a sbiadire. Una patina rassicurante, che racconta un mondo ancora a misura d’uomo, lento in modo fisiologico, che non poteva immaginare la frenesia ipercomunicativa che di lì a un decennio lo avrebbe trasformato in quel tapis roulant su cui oggi siamo tutti costretti a correre. Mi torna in mente una cosa che Paolo Di Paolo disse qualche anno fa: “Quand’è che siamo diventati stronzi?”. Forse la scelta di ambientare negli Eighties (un passato non troppo lontano, ma già sufficientemente distante perché se ne possa avere un occhio distaccato e nostalgico) il suo “Lontano dagli occhi” (Feltrinelli, 2019) è stata determinata dalla ricerca di quel momento fatale, in cui il mondo ha smesso di essere com’era, ed è diventato virtuale. E noi siamo diventati stronzi. Leggi tutto…

A CASA QUANDO È BUIO di James Purdy (recensione)

“A casa quando è buio” di James Purdy (Racconti, 2019 – traduzione di Floriana Bossi – illustrazioni di Simone Massi)

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Anomalie a luci spente: l’oscuro universo letterario di Purdy

di Riccardo Piazza

Estratto sintetico di una polpa letteraria inconsueta, James Purdy fa parte di quella carsica nicchia di speleologi dell’epifenomeno noir. L’opera dell’autore è audace. Siamo a fronte del primo grande incunabolo poietico lontano dalla percezione comune della cultura pop statunitense. Nessun cartiglio coinvolto e disinvolto del Dopoguerra, soltanto un lento incedere magmatico sotterraneo che affonda le sue virulenze nelle atrocità mondane.
Ardimentosa è quindi la scelta della casa editrice Racconti concernente questa serie di novelle brevi, «A casa quando è buio», seguito ideale e filo di Arianna di una raccolta precedente «Colour of Darkness» (1957), in parte già strutturata. all’interno della antesignana trasposizione narrativa italiana «Non chiamarmi col mio nome». Leggi tutto…

LA VITA GIOCA CON ME di David Grossman (recensione)

“La vita gioca con me” di David Grossman (Mondadori – traduzione di Alessandra Shomroni)

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di Eva Luna Mascolino

Leggere David Grossman è ogni volta un gesto che assomiglia un po’ a quello di partire. Si impacchettano i bagagli nelle prime pagine, con l’euforia commossa di chi non sa cosa c’è là fuori, e si stringe un biglietto tra le mani tremando per l’emozione, per poi salire su un treno sgangherato e accogliente. La vita gioca con me non è un’eccezione a questa regola, anzi: perfetto nella sua scansione temporale, permette addirittura di viaggiare all’indietro nel tempo, mentre ci si muove nello spazio, e di visitare l’universo interiore di tre donne della stessa famiglia.

Parliamo di Vera, Nina e Ghili, rispettivamente nonna, madre e nipote, che si ritrovano nella stessa stanza dopo lunghi anni in occasione del novantesimo compleanno di Vera. La vita di Nina non è rimasta a lungo sui binari del resto della famiglia e, ora che è tornata con una domanda da fare e numerose risposte da cercarle, accoglierla come se non fosse un’estranea sembra quasi uno sforzo. È grazie a lei, tuttavia, che la nonna riesce a ripercorrere le tappe di un’esistenza rimaste sepolte sotto il peso del tempo, della vergogna, del dolore. Da ebrea croata quale era, infatti, aveva trascorso una giovinezza complessa dal momento in cui si era innamorata del serbo Miloš e lo aveva poi visto finire in prigione perché ritenuto una spia sovietica. Quando la figlia aveva da poco compiuto sei anni, per di più, era stata deportata in un campo di rieducazione sull’isola di Goli Otok, senza che Nina fosse mai riuscita a capacitarsi fino in fondo della sua assenza. Leggi tutto…

LEONARDO SCIASCIA: saggi letterari, storici e civili

Leonardo Sciascia – Opere – Volume II: Inquisizioni – Memorie – Saggi – Tomo II: Saggi letterari, storici e civili (Adelphi – A cura di Paolo Squillacioti)

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In libreria il nuovo volume di Adelphi dedicato alle Opere di Leonardo Sciascia. Ringraziamo Nino Catalano per la foto inedita che pubblichiamo di seguito.

di Giuseppe Giglio

Prendo in prestito questo ritratto fotografico di Nino Catalano, che di Leonardo Sciascia custodisce un’espressione (lo sguardo acutissimo, di profonda serenità, così pieno di dolcezza) tra le più emblematiche, tra le più cariche del suo destino – e del suo cammino – di uomo e di scrittore. L’uomo e lo scrittore meravigliosamente coincidenti, in un’instancabile, ostinata, gioiosa ricerca di verità e d’amore, nel vivere e nello scrivere. O, meglio, e pirandellianamente, nel vivere scrivendo e nello scrivere vivendo. Delle verità della vita, e dell’amore per l’uomo, ben oltre il tempo che gli è toccato in sorte: a lui che era già un classico da vivo, con le sue storie che dal tempo narrato si affacciavano, e si affacciano, sulle menzogne e sulle inquietudini, sulle ferite e sugli inganni di sempre, quelli cioè che appartengono all’umana natura. Uno scrittore è memoria, ripeteva Leonardo: la memoria individuale, cioè, che tenendosi in esercizio si salda alla memoria collettiva, alla Memoria. E il ricordare, per lui vigile e volontario, si faceva proficua ossessione, lanterna preziosa: ad illuminare da dentro il mistero del vivere, la sua bellezza, la sua miseria. Leggi tutto…

TRA UOMINI E DEI, autori vari (recensione)

TRA UOMINI E DEI. Storie di rinascita e riscatto attraverso lo sport (Morellini editore)

Antologia di racconti curata da Elena Mearini con prefazione di Bruno Pizzul. Racconti di: Silvia Andreoli, Matteo Belli, Andrea Bocconi, Alessandro Bonan, Mauro Colombo, Stefano D’Andrea, Anna Di Cagno, Patrick Fogli, Marcello Fois, Massimo Laganà, Carlo Lucarelli, Massimo Maugeri, Elena Mearini, Giorgio Nisini, Bruno Pizzul, Furio Ravera, Vito Ribaudo, Michele Sancisi, Emiliano Scandi, Massimo Torre, Nicoletta Vallorani

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di Eva Luna Mascolino

«La letteratura è l’arte di scoprire qualcosa di straordinario nella gente comune, e di dire con parole ordinarie qualcosa di straordinario», affermava nel secolo scorso il grande scrittore russo Boris Pasternak. Un intento che la raccolta di racconti Tra uomini e dèi, appena uscita per Morellini Editore, si prefigge con accoramento grazie ai multiformi contributi di Silvia Andreoli, Matteo Belli, Andrea Bocconi, Alessandro Bonan, Mauro Colombo, Stefano D’Andrea, Anna Di Cagno, Patrick Fogli, Marcello Fois, Massimo Laganà, Carlo Lucarelli, Elena Mearini, Massimo Maugeri, Giorgio Nisini, Furio Ravera, Michele Sancisi, Vito Ribaudo, Emiliano Scandi, Massimo Torre e Nicoletta Vallorani.

Tale e tanta diversità potrebbe suggerire una frammentarietà eccessiva del volume, uno sguardo troppo schizofrenico su un mondo a propria volta impossibile da categorizzare, quale è quello dello sport. Eppure, come fa notare Bruno Pizzul nella sua coinvolgente prefazione, questa pubblicazione ha il merito di trovare nella straordinarietà dell’esistenza il suo filo conduttore. Poco importa che a parlare sia in prima persona un campione olimpionico o il fan napoletano più sfegatato di Maradona, un portiere perennemente in panchina o l’ammiratrice di una ginnasta ceca: tra di loro serpeggia sempre l’ambizione al successo e l’incubo dell’infelicità, il bisogno di un qualche rapporto interpersonale e un dialogo interiore mai davvero messo a tacere, la semplicità dei gesti quotidiani e la dimensione epica che segue una mirabile vittoria. Leggi tutto…

IL PADRE, LA MADRE di Franco Marcoaldi e Marilù Eustachio (recensione)

Il padre, la madre” di Franco Marcoaldi e Marilù Eustachio (Edizioni Le Farfalle)

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di Eva Luna Mascolino

«In questa misteriosa corsa / che muove avanti e indietro / senza una direzione precisa / e ordinata, scendendo / e risalendo le rampe buie / del nostro cuore affaticato, / io so che ciascuno viaggia solo». A dichiararlo è la voce recitante del poemetto Il padre, la madre edito da Edizioni Le Farfalle. Ne è consapevole fin dall’inizio del suo monologo, eppure non può fare a meno di interrogarsi mentre si rivolge idealmente alle due figure assenti che dànno il titolo all’opera. Lo fa in versi, senza apparire sulla scena se non con la sua voce, e parlando in versi con una forza evocativa che solo la penna di Franco Marcoaldi avrebbe potuto trovare nel ritmo incalzante del rapporto tra genitori e figli. Leggi tutto…

POLENE di Claudio Magris (recensione)

“Polene. Occhi del mare” di Claudio Magris (La nave di Teseo)

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di Giovanni Parrini

Nell’ipertrofica, quanto piuttosto piatta, produzione letteraria contemporanea, ci solleva trovare un’opera originale come Polene, ultima fatica di Claudio Magris, autore e intellettuale di vaglia, che non ha certo bisogno di presentazioni. Appare evidente, in questo lavoro – pubblicato nel 2019, dall’editore La nave di Teseo, nella collana “I fari” e definibile forse un saggio che sollecita alla riflessione sul rapporto tra Storia e Natura – la continuità di uno stile che da decenni dimostra, con sapienza e leggerezza l’una dell’altra sempre ineffabilmente nutrite, cos’è fare vera letteratura e che un’operazione di scrittura è autentica se nasce da un’irrefrenabile, incomprensibile, necessità naturale d’esserci prima di tutto per se stessa. Ed è proprio la scelta di un argomento marginale a porre in risalto la letterarietà dell’opera, a funzionare, come d’altronde in vari lavori del triestino, quale pretesto per sollecitare interrogativi escatologici, in generale, ma anche e non di meno sulle finalità della scrittura, in particolare. Leggi tutto…

IL BAMBINO NASCOSTO di Roberto Andò (recensione)

IL BAMBINO NASCOSTO di Roberto Andò (La nave di Teseo)

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“Il bambino nascosto”: Roberto Andò spacca Napoli di poesia

di Daniela Sessa

A un certo punto fa capolino Totò. Si avvita, si contorce, fa il tacchino. Spunta tra le pagine intrise di poesia e di pietà di “Il bambino nascosto” di Roberto Andò e dà segno e senso a quella patina impalpabile di ironia che il romanzo si porta addosso. Romanzo. Si fa presto a chiamarlo così. Sceneggiatura? Di certo Roberto Andò ha scritto un’opera portatrice sana di cinematografia: non sorprende che ad aprile cominceranno le riprese per farne un film, ma il libro è già cinema nelle movenze del buio-luce, interno- esterno, personaggi in primi piani- Napoli in campi lunghi. Curioso pensarlo un prosimetro, antico nome dato a opere incerte tra verso e rigo, tra slancio lirico e narrazione: il racconto del rapporto prima imprevisto poi necessario tra un professore di musica e un bambino divide lo spazio della pagina con gli intermezzi poetici di Kostantinos Kavafis e di Anna Maria Ortese, con tutto un repertorio raffinato di musica classica e un guizzo dei Doors, con la tavolozza di una Napoli riflessiva, introversa, moralmente decapitata. Leggi tutto…

MEZZA LUCE MEZZO BUIO, QUASI ADULTI di Carlo Bertocchi

“Mezza luce mezzo buio, quasi adulti” di Carlo Bertocchi (TerraRossa Edizioni, 2019)

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di Eva Luna Mascolino

«Tutto intorno si mescolavano mezza luce e mezzo buio. Appena sopra l’orizzonte si diffondeva ancora la sfumatura gialla del sole, ma dalla cima degli alberi il blu scuro della sera la inseguiva tra le case». In una sorta di linea d’ombra dall’eco conradiana è ambientato, come già suggerisce il titolo e come poi rivela in maniera più chiara il passaggio appena citato, è ambientato il romanzo Mezza luce mezzo buio, quasi adulti di Carlo Bertocchi, edito da TerraRossa Edizioni nell’ottobre 2019. Il confine a cui si fa riferimento fin dall’apertura è in realtà un fil rouge che attraversa l’intera opera e che ne consente una lettura trasversale affascinante e ricca di spunti. Leggi tutto…

SENTIMI di Tea Ranno (recensione)

Le atmosfere surreali e trasognate di SENTIMI (Frassinelli) di Tea Ranno

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di Emma Di Rao

Oggi, più che mai, perché risulti possibile ‘sentire’ nel suo significato più autentico, appare necessario mettere tra parentesi il mondo con il suo frastuono, adottare una desueta lentezza, porsi in ascolto e attendere. Se poi subentrasse la notte, spettrale e nebbiosa, l’atteso disvelamento assumerebbe i tratti di un’atmosfera surreale quale si respira in “Sentimi” (edito da Frassinelli) di Tea Ranno, autrice il cui sguardo simpatetico su tutte le creature si coniuga con un impeto inesausto di trascrivere la vita.
Già nell’incipit del romanzo risulta evidente che l’io narrante coincide con l’io personaggio che è protagonista della vicenda, una giovane scrittrice la quale, tornata nel suo paese nativo, viene sorpresa, in una piazza deserta e buia per il subentrare della notte, da un tumultuoso intrecciarsi di voci femminili che, simile a una caotica onda polifonica, si acquieta nell’invito ad ascoltare. Leggi tutto…

RIFLESSIONI SULLA SCRITTURA di Virginia Woolf (recensione)

SPEGNERE LE LUCI E GUARDARE IL MONDO DI TANTO IN TANTO. RIFLESSIONI SULLA SCRITTURA di Virginia Woolf (Minimum Fax – a cura di Federico Sabatini)

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di Eva Luna Mascolino

«Ma è un bene spegnere le luci e guardare il mondo di tanto in tanto. Che strano che il mondo continui ad andare avanti esattamente allo stesso modo, sia che io lo guardi o meno!», scriveva Virginia Woolf a Ethel Smith il 18 dicembre 1893. Sull’intermittenza del legame tra l’essere umano e la natura, tra l’artista e gli altri, tra il mondo interiore e i libri che si leggono o che si scrivono, la celebre autrice e attivista britannica ha in effetti speso molte righe nella sua fitta corrispondenza privata, che è stata di recente ripresa da minimum fax per creare un compendio di riflessioni e commenti sulla letteratura a cura del meticoloso Federico Sabatini, dal titolo (non casuale) Spegnere le luci e guardare il mondo di tanto in tanto. Leggi tutto…

AH! MUSSOLINI! di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (recensione)

“Ah! Mussolini!” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (De Piante Editore – Postfazione di Gioacchino Lanza Tomasi – Sovraccoperta d’artista di Giovanni Maranghi)

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“Ah!” Mussolini!”: l’esclamazione di Tomasi di Lampedusa e il racconto di un’epoca

di Daniela Sessa

Pensa di vivere cent’anni solo per vedere tra i reperti museali “un uomo che avrà commercio carnale con una donna”. Ha fatto accurate indagini per assicurarsi che una tal Mimì è di “sesso indubbiamente femminile”, assaporandola probabilmente come quelle non eteree donnette parigine. Non dorme due notti nello stesso letto perché ha percorso in treno e in auto nel giro di due mesi 1500 Km e ha visitato diciassette città. Ha mancato una cravatta londinese. Augura a un amico una cospicua rendita di lire e di fanciulle dai dieci ai sedici anni. Ma il rapporto più bello, per lessico “dismisurato”, c’è l’ha col denaro che gli causa “deflazione” e “convalescenza” monetarie. Poi c’è quell’assillante cugino con le sue poesie. E la madre da inseguire in mezza Italia e lo zio sfuggente. C’è da spostarsi fino a Barcellona e intanto bisogna consegnare gli articoli a Mario Maria Martini e a Capocaccia. Poi, occorre mettere da parte i “ventini” per il regalo all’amico che si sposa mentre lui è “di tendenze troppo vagabonde e di umore troppo mutevole per costringere una infelice creatura a tenere dietro alle mie fantasie”. Leggi tutto…

IL SUSSURRO DEL MONDO di Richard Powers (recensione e video)

IL SUSSURRO DEL MONDO di Richard Powers (La nave di Teseo – traduzione di Licia Vighi): uno dei più importanti romanzi pubblicati negli ultimi anni.

In coda al post un video dedicato al libro con un intervento dell’attrice Emilia Clarke

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di Massimo Maugeri

Prima di dedicarsi al mondo degli alberi, Richard Powers aveva già avuto modo di pubblicare romanzi su tematiche di attualità e avanguardia: dall’intelligenza artificiale, alla neuroscienza, alla genetica. Con il suo nuovo romanzo, “Il sussurro del mondo” (titolo originale: The Overstory), pubblicato in Italia da La nave di Teseo (traduzione di Licia Vighi) Powers ci offre, come testimoniato dalla motivazione del Premio Pulitzer 2019 per la Narrativa che gli è stato conferito, “un romanzo dalla costruzione geniale, rigoglioso e ramificato come gli alberi di cui racconta: la meraviglia della loro interazione evoca quella degli uomini che vi vivono accanto”. Quella di Powers può essere considerata come una vera e propria “battaglia narrativa” in difesa del mondo degli alberi (anche se il romanzo offre molto altro, come preciseremo più avanti); qualcosa che va ben oltre l’adesione a una semplice “idea ambientalista” da tutelare e sostenere. L’origine di questa “battaglia narrativa” sembrerebbe, in un certo senso, casuale. Leggi tutto…

LA SUBLIME ARTE di Alexandra David-Néel (recensione)

“La sublime arte” di Alexandra David-Néel (Voland, 2019 – traduzione di Guia Boni)

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di Eva Luna Mascolino

Venne scritto tra il 1901 e il 1902, quando la sua autrice aveva poco più di trent’anni, e agli editori dell’epoca non piacque al punto da renderlo famoso nel resto del mondo nel giro di pochi anni. Così, è arrivato in Italia soltanto nel 2019 grazie alla traduzione di Guia Boni per Voland, con il titolo La sublime arte (in originale Le Grand Art) e con il nome per il quale la sua creatrice è passata alla storia, ovvero Alexandra David-Néel. Lì per lì, in realtà, il manoscritto era stato proposto sotto lo pseudonimo di ispirazione vedica Mitra, che David-Néel utilizzava per scrivere articoli di stampo femminista e anarchico su diverse riviste francesi. Leggi tutto…

SAKURA di Matilde Asensi (recensione)

SAKURA di Matilde Asensi (Solferino)

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di Erika Di Giorgio

Matilde Asensi ci ha abituati a magnifici romanzi storici d’avventura. In questo nuovo libro, “Sakura” (Solferino), questa brava autrice, conosciuta e apprezzata a livello internazionale, concentra la sua narrazione su uno dei più intriganti misteri del mondo dell’arte, legando la tradizione della cultura giapponese a quella della pittura degli impressionisti. Stiamo parlando de “Il Ritratto del dottor Gachet” di Vincent Van Gogh.
Partiamo dal fatto che ha dato origine al romanzo. Nel 1990 questo dipinto viene battuto all’asta. Se la aggiudica un magnate giapponese, Ryoei Saito, per la cifra astronomica di 82 milioni e mezzo di dollari. Accade che il governo giapponese decide di imporre una tassa ingente collegata al possesso di questo celebre quadro. Il magnate considera tale imposizione come una sorta di vergognoso sopruso e dichiara alla stampa internazionale che, alla sua morte, di questo quadro non rimarrà traccia. Cosa che, in effetti, si verifica quando nel 1996, dopo il decesso di Saito, del quadro non si sa più nulla. Leggi tutto…

LA VESTAGLIA DEL PADRE di Alessandro Moscè (recensione)

imageLA VESTAGLIA DEL PADRE di Alessandro Moscè (Aragno)

di Gianni Bonina

Alessandro Moscè è un poeta antinovecentista, della linea di Saba e Penna, passando per Montale e Pasolini. La sua è una poesia realista sorretta da uno sguardo topografico di cui dà prova anche la sua ultima silloge, La vestaglia del padre (Aragno, 12 euro). Sono i luoghi marchigiani e umbri ad alimentarla entro una cosmologia che comprende con i tópoi anche i lógoi, gli episodi della vita, i ricordi, quel mito dell’infanzia e dell’adolescenza che ha scaldato la letteratura del secondo Novecento e che Moscè fa proprio come un credo laico. Sennonché, tra drómenon e legómenon, il fatto e la sua rappresentazione, Moscè si muove anche nel campo che realista non è, dove la memoria agisce come strumento del cuore per fare della ragione un’elegia dei sentimenti. Leggi tutto…

DONNE DI ALTRE DIMENSIONI di Radu Sergiu Ruba (recensione)

DONNE DI ALTRE DIMENSIONI di Radu Sergiu Ruba (Marietti)

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di Eva Luna Mascolino

È vero che i grandi gruppi editoriali hanno più possibilità di investire in nuovi talenti o in voci straniere ancora poco note in Italia, ma è altrettanto vero che a volte l’attenzione scrupolosa di una casa editrice indipendente è in grado di trovare un capolavoro non ancora scoperto tra i meandri della letteratura contemporanea e restituirlo in una traduzione a dir poco acrobatica al proprio pubblico. Esempio paradigmatico di questo secondo caso è stato costituito di recente dalla prima edizione italiana di Donne di altre dimensioni dello scrittore rumeno Radu Sergiu Ruba, pubblicato nell’ottobre 2019 da Marietti nella collana Le Lampare e a cura di Giuseppe Munarini.
Si tratta di un’opera letteralmente sconosciuta fino a oggi, composta da un intellettuale altrettanto poco noto nel Belpaese, e che tuttavia è famoso in patria, in Europa e oltreoceano per i suoi studi filologici, la sua docenza di letteratura rumena e francese, e la sua collaborazione con diverse riviste e redazioni radiofoniche in tutto il mondo. Leggi tutto…

L’ALBATRO di Simona Lo Iacono (recensione)

L’ALBATRO di Simona Lo Iacono (Neri Pozza)

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Destini, Vocazioni, Affratellamenti

approfondimento critico a cura di Salvo Sequenzia

Sei anni fa usciva il saggio Scritture verticali,  presentato nel 2013 alla Galleria Roma di Ortigia e pubblicato nel 2014 sul numero 0 della rivista Pentelite, nel quale, accostandomi all’opera di alcuni  narratori legati per diverse ragioni a Siracusa, formulavo la definizione di «linea siracusana» recensendo  l’esperienza di quella generazione di scrittori  che muoveva i primi passi sulla scena letteraria nel primo decennio del nuovo millennio individuandosi in una poetica che,  prendendo le distanze dai canoni letterari allora dominanti,  si caratterizzava per la capacità di rileggere – con sguardo disincantato e senza mistificazioni – le trasformazioni della contemporaneità assumendo come prospettiva imprescindibile la singolarità di un luogo e della sua storia.
Incastonata in questa costellazione di autori brillava Simona Lo Iacono, alla cui scrittura ritorno oggi accostandomi al suo nuovo romanzo, L’albatro (Neri Pozza, 2019), con il quale  la giudice  e scrittrice siracusana consegna ai lettori una storia di fedeltà e di abbandono, di verità e di sogno, di eternità e di morte sullo sfondo di quel «sesto continente del pianeta piccolo e clandestino» che è la Sicilia dei Gattopardi, terra di miti e di contraddizioni profonde segnata da drammi sociali e da urgenze storiche, fascinata da fantasmi, nutrita di incantagioni, afferrata al collasso tra due epoche: quella che in Italia vede concludersi l’epopea risorgimentale con il compimento scempiato dell’unità nazionale e quella che in Europa vede incombere e consumarsi  le immani sciagure dei due conflitti mondiali. Leggi tutto…

UNA VOLTA È ABBASTANZA di Giulia Ciarapica (recensione)

UNA VOLTA È ABBASTANZA di Giulia Ciarapica (Rizzoli)

Un esordio letterario che ci apre le porte di una comunità della provincia profonda nell’entroterra marchigiano

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di Francesca G. Marone

Giulia Ciarapica, brillante blogger di libri e firma de “Il Foglio” e il “Messaggero” pubblica con Rizzoli il suo primo romanzo Una volta è abbastanza, che è anche il primo volume di una trilogia. Una lettura assolutamente piacevole, una saga familiare ambientata nella terra d’origine della scrittrice, le Marche, in particolare a Casette d’Ete. La storia si dipana lungo un arco temporale che va dal ’45 fino agli anni Settanta, restituendo uno sguardo d’insieme sull’epoca e il sapore dei luoghi e della vita quotidiana degli abitanti. Tutto è narrato attraverso le emozioni di due sorelle, due figure femminili molto forti e differenti per indole: Annetta indomita e sfrontata e Giuliana apparentemente più fragile e remissiva, in una triangolazione amorosa verso Valentino, sciupafemmine conquistatore, con un fascino da piccolo seduttore che mette le due sorelle, per molto tempo, una contro l’altra. Leggi tutto…

LE AMANTI DEL LOIN-PRÉS di Antonio Di Grado (recensione)

LE AMANTI DEL LOIN-PRÉS di Antonio Di Grado (Le Farfalle)

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La sensualità mistica delle amanti di Cristo: Antonio Di Grado omaggia la donna

di Daniela Sessa

Quella lacerante terzina di Dante accostato al lacerato Marsia ha occupato la mia mente di lettore, a poche pagine dalla fine di Le amanti del loin-prés” di Antonio Di Grado: “Entra nel petto mio, e spira tue /sì come quando Marsïa traesti /de la vagina de le membra sue”. Intermittenze, le avrebbe chiamate Proust; vagabondaggi della mente, avrebbe detto più prosaicamente Tristram Shandy.  A innescare il cortocircuito è Clarice Lispector, scrittrice brasiliana in perenne sfida alla parola, citata da Di Grado per rimarcare il denudarsi mistico di Angela Pralini. E chi è più nudo di Marsia, spogliato dal dio fin della sua stessa pelle? E Dante che al suo, di Dio, chiede di scorticarlo non sembra invocare lo svuotamento cristiano infine agognato da Simone Weil? E chi è più ispirato da un’urgenza di fede e scrittura di Antonio Di Grado, che in questo libello militante si è consegnato ardente e nudo all’ultimo senso della parola, del linguaggio letterario come specchio di Dio? Vestendo, per poche righe, i panni sudici di guerra di Fabrizio del Dongo, Di Grado chiede alla letteratura di tuffarsi indomita nella mischia ed essere “scontro di idee e incalzarsi d’azzardi espressivi, eroico furore e disperata preghiera”. Con queste premesse “Le amanti del loin-prés” promette una cavalcata in boschi letterari dove il sovrasenso è la parola divina. Guai a dirla impalpabile, la parola di Dio. Nemmeno è lecito incarcerarla nelle segrete della metafisica, se questa vuol dire oblio del corpo. Anzi. Leggi tutto…

SPIFFERI di Letizia Muratori (recensione)

SPIFFERI di Letizia Muratori (2018, La Nave di Teseo)

[È da poco in libreria la nuova opera di Letizia Muratori: “Carissimi” (La nave di Teseo, 2019]

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di Eva Luna Mascolino

Capita, talvolta, che una raccolta di racconti appaia forzata per la mole di storie, per la varietà di argomenti, per l’impossibilità di rintracciare un filo conduttore tra diversi intrecci e personaggi. Senza dubbio, però, questo non è un problema che riguarda Spifferi, l’ultima prova narrativa di Letizia Muratori con la prosa breve, pubblicata da La Nave di Teseo nel 2018. L’opera si compone di sei episodi a sé stanti, intitolati nell’ordine Rispondi a Dimitri, Alla deriva in Antartide, Lascialo finire, Questa è la rosa bulgara, Miss Mucca e Ghost Crab, ciascuno a modo suo declinazione del disagio esistenziale di una novella classe borghese.
I problemi che emergono di volta in volta nella quotidianità dei protagonisti, a differenza di quanto si potrebbe supporre a questo punto, di ordine pratico. Niente di tangibile li preoccupa o ostacola, anzi: sono le atmosfere a turbarli, i non detti, i non visti, le riflessioni che si svolgono al telefono o nel buio della notte, quando un’incomunicabilità interpersonale di fondo rende ogni relazione insoddisfacente. Le ansie e le sofferenze umane hanno così modo di dilagare, occupano sempre più spazio nella narrazione e rendono l’opera una sorta di variegato ritratto fantasmico, al cui interno sono soprattutto le forze invisibili quelle più potenti. Leggi tutto…

IL TERZO MATRIMONIO di Tom Lanoye (recensione)

IL TERZO MATRIMONIO di Tom Lanoye (Nutrimenti, traduz. di Franco Paris)

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di Eva Luna Mascolino

Può una tragicommedia moderna essere ambientata nella civilissima Olanda degli anni 2010 senza apparire artificiosa? Il nuovo romanzo di Tom Lanoye, edito in Italia da Nutrimenti nella traduzione di Franco Paris a settembre 2019, sembrerebbe confermarci di sì. Il terzo matrimonio è, infatti, un’opera sorprendentemente leggera, che cela dietro il suo tono moderno e canzonatorio le più radicate contraddizioni del nostro tempo.
La vicenda è presto detta, dal momento che il personaggio principale inizia la sua narrazione in prima persona in medias res: un certo Vandessel lo ha rintracciato attraverso alcune pubblicazioni in riviste e tramite i social network e ha voluto incontrarlo per proporgli un affare. Non figurano giri di droga né di denaro sporco in ballo, ma qualcosa di illegale comunque c’è: al signor Maarten Seebregs viene chiesto di simulare un matrimonio di sei mesi con una giovane ragazza africana, che otterrebbe così la cittadinanza belga per poi proseguire la sua vita dopo il divorzio come se i due non si fossero mai conosciuti. Leggi tutto…

SOTTO IL SUO PASSO NASCONO I FIORI di Francesca Bocca Aldaqre e Pietrangelo Buttafuoco (recensione)

Francesca Bocca Aldaqre e Pietrangelo Buttafuoco “Sotto il suo passo nascono i fiori” (La nave di Teseo)

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Il passo di Goethe e i fiori dell’Islam. Recensione e intervista a Francesca Bocca Aldaqre

di Daniela Sessa

Il titolo ha il ritmo di un canto. Il canto sono le parole in forma di versi pronunciate da Fatima ad Alì “Laggiù, nella valle, sotto il suo passo nascono i fiori, e il prato trae vita dal suo respiro”. Il passo germinante è di Maometto, le parole sono di Johann Wolfgang von Goethe. Sotto il suo passo nascono i fiori” è un libro scritto a quattro mani da Francesca Bocca-Aldaqre e da Pietrangelo Buttafuoco. E’ un libro sulle tracce della religione islamica nella vita e quindi nell’opera di Goethe, l’ultimo dei poeti universali dell’Occidente. Spiegato così, Sotto il suo passo nascono i fioriinganna il lettore, che si aspetta un saggio sul sacro in Goethe. Ma è un inganno. Mefistofele, lo stesso che tentò il più maestoso tra i personaggi di Goethe, ci mette di suo corsivi d’agguato e pare insinuarsi beffardo e rivaleggiante, tra le dita dello scrittore, mentre gioca a rimpiattino con la profonda sapienza della teologa. Il diavolo stavolta non procede invitto sul dettaglio, anzi cede prima alla Luce divina (sia essa l’Inviolato dai novantanove nomi o il Dio dalle tre persone: il dettaglio si svela in quel tre moltiplicato da Occidente a Oriente), poi alla sapienza poetica, sintetizzata meravigliosamente nelle quattro mani di Bocca-Aldaqre e Buttafuoco. Se una teologa come Francesca Bocca Aldaqre incontra uno scrittore come Pietrangelo Buttafuoco accade che si crei un’alchimia artistica eccezionale. Leggi tutto…

LE NUOVE EROIDI di AA.VV. (recensione)

LE NUOVE EROIDI di AA.VV. (HarperCollins Italia): Ilaria Bernardini, Caterina Bonvicini, Teresa Ciabatti, Antonella Lattanzi, Michela Murgia, Valeria Parrella, Veronica Raimo, Chiara Valerio

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di Eva Luna Mascolino

C’è un motivo se una storia diventa un classico, c’è un motivo se una leggenda viene considerata un mito. C’è un motivo se, a distanza di secoli, se ne continua a parlare come di un archetipo che ci riguarda da vicino. E il motivo è che, nonostante le differenze sociali, geopolitiche, etniche e linguistiche, certe vicende parlano ancora degli esseri umani che siamo, che potremmo essere o che abbiamo paura di divenire. Lo sanno bene le otto autrici del volume Le nuove eroidi, edito nell’ottobre 2019 da HarperCollins. Al suo interno, infatti, in un perenne e vivissimo dialogo con il passato, a riprendere celebri episodi del Pantheon greco è la penna talentuosa di Ilaria Bernardini, Caterina Bonvicini, Teresa Ciabatti, Antonella Lattanzi, Michela Murgia, Valeria Parrella, Veronica Raimo e Chiara Valerio.
In una rivisitazione originale e che non scade mai nella retorica, le otto scrittrici italiane hanno ricreato nomi e atmosfere del mondo antico avvicinandolo allo stesso tempo al mondo contemporaneo. Leggi tutto…

LE TRE DEL MATTINO di Gianrico Carofiglio (recensione)

LE TRE DEL MATTINO di Gianrico Carofiglio (Einaudi, Super ET, 2019)

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di Letizia Cunsolo

“Le tre del mattino” è un romanzo che parla di una scoperta e di un viaggio, cioè di quello che accade quando qualcosa che abbiamo sempre conosciuto ed etichettato in un certo modo cambia improvvisamente aspetto ai nostri occhi, e tutt’a un tratto lo vediamo sotto una luce completamente nuova, stupendoci di come non ci fossimo accorti prima di quanto esso fosse diverso da come lo avevamo sempre immaginato.
Così Antonio, adolescente intelligente e sensibile ma anche arrabbiato, figlio di genitori separati, nel corso di due giorni in cui è forzato a rimanere insieme al padre, per di più senza poter dormire, ha modo di riscoprire il genitore, e di rendersi conto di come il proprio giudizio su di lui fino a quel momento fosse stato dettato dalla superficialità e da un equivoco che lo aveva portato ad etichettarlo in modo sommario e impietoso. Leggi tutto…

MIO PADRE ERA UN UOMO SULLA TERRA E IN ACQUA UNA BALENA di Michelle Steinbeck (recensione)

MIO PADRE ERA UN UOMO SULLA TERRA E IN ACQUA UNA BALENA di Michelle Steinbeck (Tunué – traduzione di Hilary Basso)

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di Eva Luna Mascolino

Anche solo a tenerlo in mano si capisce: Mio padre era un uomo sulla terra e in acqua una balena, romanzo d’esordio della caporedattrice di Fabrikzeitung Michelle Steinbeck, non è un’opera canonica. O meglio, non è fatta di sole parole. Un ulteriore indizio è costituito dal fatto che in Italia è stato pubblicato da Tunué, in una collana curata da Giuseppe Girimonti Greco e con la traduzione della giovane laureata alla Civica Scuola Interpreti e Traduttori di Milano Hilary Basso. C’è dietro, insomma, una squadra di qualità e dall’inventiva a dir poco proverbiale, che unita all’estro surreale dell’autrice ha dato vita a un capolavoro in miniatura.
La vicenda è presto detta: la giovane Loribeth, di un’età indefinita che va dall’adolescenza alla prima età adulta, ha un rapporto conflittuale con il fratello, con la madre, con i bambini. Non da ultimo con il padre, che ha abbandonato la famiglia quando lei era ancora piccola. Avverte su di sé fin troppe responsabilità, pur sentendo di dovere ancora crescere e di non avere risanato le proprie ferite. Leggi tutto…

UNO DI NOI di Daniele Zito (recensione)

UNO DI NOI di Daniele Zito (Miraggi edizioni)

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La tragedia dell’indifferenza nell’indeterminato umano di Daniele Zito

di Daniela Sessa

Prima delle periferie urbane ci sono quelle della ragione, prima dell’occupazione abusiva c’è una casa del cuore non autorizzata a odiare, prima delle mense per i poveri ci sono le tavole imbandite di rancore, prima dei campi Rom ci sono le anime nomadi che si spostano tra un ghigno e un urlo, prima delle ruspe ci sono i barconi fatti rovesciare nel Mediterraneo con il loro carico di morte innocente, prima degli italiani c’è uno di noi, uno qualunque perduto nell’abisso della propria inadeguatezza e sconfitto dalla rabbia e dall’astio covati nel chiuso di vite banali. Uno, uno qualunque può bruciare la propria abiezione morale tra le fiamme di un campo di emarginati, può non avere consapevolezza delle conseguenze del proprio sardonico gesto, può uccidere una bambina, la più fragile di tutte, lei che somma su di sé tutta l’ingiustizia del mondo, lei così piccola e rom e disabile. Uno, uno qualunque può continuare a non comprendere davanti alla sofferenza e alla morte. Uno, uno qualunque può continuare a giustificarsi, a stordire il proprio cuore con parole d’inumana sensatezza. Leggi tutto…

ARRUINA di Francesco Iannone (recensione)

“ARRUINA. Una favola oscura” di Francesco Iannone (Il Saggiatore): un esordio letterario

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di Eva Luna Mascolino

«Nascerà una bambina, e avrà il tuo sangue, e il tuo sangue ti giudicherà. Lo dice il vento che nascerà, lo dicono le voci di tutte le donne gravide nei letti. La tua bambina nascerà e con lei nasceranno altri bambini. E le loro madri soffriranno molto, e le sentirai sgravidare in solitudine, maledire le poltiglie precipitate fra le loro gambe. Piccoli luminosi cumuli di carne». Si apre così Arruina, l’esordio narrativo del salernitano Francesco Iannone, edito di recente da Il Saggiatore: una favola oscura, come viene definita nel sottotitolo, che in 156 pagine è capace di costruire un intreccio denso e affascinante.

In dialetto campano l’arruina è la rovina, incarnata a quanto pare da un’ignara neonata soprannominata la Sperduta: secondo la profezia di alcune streghe chiamate Nerissime, infatti, la piccola sarebbe destinata a prosciugare la fonte segreta di Roccagloriosa, grazie alle cui acque le fattucchiere sono immortali da millenni. È per tale ragione che la bambina scompare, mentre il padre assiste inerme alla scena e inizia a raccontare in un perenne dialogo narrativo con la moglie i loro tentativi di ritrovare la figlia. Leggi tutto…

IL PANTARÈI di Ezio Sinigaglia (recensione)

IL PANTARÈI di Ezio Sinigaglia (TerraRossa Edizioni)

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di Eva Luna Mascolino

Il pantarèi è un romanzo che di parlante ha tutto: il titolo, il nome del protagonista, la struttura, i significati, la storia. Perfino la storia editoriale, se pensiamo che era stato pubblicato per la prima volta da SPS nel 1985, cinque anni dopo la fine di una stesura quadriennale sudata e studiata. Era stato letto, forse compreso poco, e senza dubbio non aveva attecchito, come dimostra il fatto che poco dopo la sua comparsa in libreria aveva smesso di essere al centro del dibattito culturale e aveva scoraggiato Ezio Sinigaglia dallo scrivere ancora.
Il motivo della sua scomparsa per oltre trent’anni dall’orizzonte narrativo italiano è ancora un mistero, dovuto forse a dei tempi ancora poco consapevoli per apprezzarne la grandezza, ma per fortuna è accertata la ragione che ha portato nel gennaio 2019 a una riedizione a opera di TerraRossa Edizioni: l’amicizia e la stima di Giuseppe Girimonti Greco e Cristina Tizian, che presentano lo scrittore all’editor ed editore Giovanni Turi. Quest’ultimo si rivela la persona giusta per credere nella sua opera visionaria, dal momento che la sua casa editrice include una collana (Fondamenti) concepita proprio per riproporre al grande pubblico manoscritti a lungo dimenticati. Leggi tutto…

MACCHINE COME ME di Ian McEwan (recensione)

MACCHINE COME ME di Ian McEwan (Einaudi – traduzione di Susanna Basso)

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L’Adamo di Ian McEwan è un replicante con l’anima di Dostoijevski

di Daniela Sessa

Dopo aver esitato per alcuni secondi, abbassai la faccia sulla sua e lo baciai sulle labbra morbide e anche troppo umane”. Arrivati a un certo punto della storia di Adam, Charlie e Miranda, i tre protagonisti di “Macchine come me” di Ian McEwan accade questo, un bacio. Accade pure che al lettore possa venire in mente un altro bacio: “Ma all’improvviso il prigioniero si avvicina al vecchio senza dir nulla e sempre in silenzio bacia le sue labbra esangui…”. Possa venire in mente o vi possa essere condotto pagina dopo pagina da un Ian McEwan chissà quanto consapevole di aver disattivato le già esangui labbra dell’Inquisitore di Dostoijevski, nelle cui scomode vesti ha fatto entrare il suo Golem. Charlie bacia Adam, l’androide – dalle fattezze di “un portuale del Bosforo” – che ha comprato con i soldi dell’eredità materna, e nel bacio si condensa tutto il racconto di McEwan. Il tradimento attraversa le pagine di McEwan come un’eco della promessa dostoijevskijana: chi ha mentito? chi ha tradito? chi ha sovvertito verità e menzogna? chi è capace di libertà? chi mente? chi dice la verità? E se l’altro da sé esistesse davvero fuori da noi, se non fosse una drammatica domanda interiore ma materia tangibile e programmabile, se fosse un primo uomo tecnologico il novello Adamo, cosa resterebbe della verità? Leggi tutto…

IL TESTAMENTO DELL’URO di Stéphanie Hochet (recensione)

IL TESTAMENTO DELL’URO di Stéphanie Hochet (Voland – traduzione di Roberto Lana)

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di Eva Luna Mascolino

Stéphanie Hochet ha già avuto modo di farsi apprezzare in Italia negli anni precedenti, grazie alla traduzione dal francese dei suoi Sangue nero, Elogio del gatto e Un romanzo inglese. Quest’anno torna in libreria con un’opera pronta a sorprendere non meno delle precedenti, curata ancora una volta da Voland e affidata al traduttore Roberto Lana. Se la si volesse classificare, la si potrebbe considerare una tragedia nel senso più classico del termine, dal momento che si tratta di una vicenda leggera e frizzante in apertura, ma ben più tenebrosa via via che si prosegue con la lettura.
A sorprendere, proprio per via della natura del libro, è il cambio di tono che segue il passo della trama, una volta che la protagonista e voce narrante si ritrova implicata in una faccenda ben al di là delle sue aspettative. Di mestiere quest’ultima fa la scrittrice e, durante l’ennesima estate rovente, viene invitata a partecipare a due settimane di tournée per parlare della sua ultima pubblicazione nel sud della Francia, invogliata da un assegno di 500 euro con vitto e alloggio inclusi. Il suo atteggiamento è inizialmente disincantato e distante, sarcastico senza mai diventare misantropo, e le permette di affrontare le prime tappe con misura sia quando il pubblico è poco nutrito sia quando alcuni passi delle sue opere sono letti con fervore da chi modera gli incontri. Leggi tutto…

PRANZI DI FAMIGLIA di Romana Petri (intervista)

PRANZI DI FAMIGLIA di Romana Petri (Neri Pozza)

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recensione e intervista a cura di Simona Lo Iacono

Da sempre mettersi a tavola è un rito che attira il mistero. Già nelle civiltà primitive consumare il pasto apparteneva all’area del sacro, perché mangiare voleva dire avere sconfitto la fame, e quindi la morte, allestire una festa, sopravvivere grazie a una benedizione.
I greci ai propri banchetti invitavano sempre gli dei, e i partecipanti spirituali erano più numerosi di quelli reali.
Il cibo si adattava ai convitati: agli uomini andava la carne dell’animale sacrificale, la materia che avrebbe innervato il loro sangue. Agli dei, i fumi, gli aromi che bruciavano nell’ara, e che si invettavano fino alle nuvole.
Con quei vapori l’uomo si lavava dalla colpa di avere ucciso per restare vivo, cercava di far dimenticare che il sacrificio non era che una macellazione, indispensabile per consentirgli di continuare a esserci.
Dunque, riunirsi a tavola, è più che un atto quotidiano. E’ rito, coniuganza del senso della vita e dell’eterno, intuizione di oscurità e luce, di menzogna e verità.
Romana Petri lo sa perfettamente.
Nel suo ultimo, bellissimo, romanzo, “Pranzi di famiglia” (ed. Neri Pozza), il pranzo famigliare è riunione intorno ai vivi, ma soprattutto ai morti, è atto comunitario, ma anche urlo di solitudine, è appello al vincolo di sangue, ma anche a chi quel vincolo ha tradito, a chi lo ha violato, a chi – come agnello sacrificale – ha preferito macellare gli innocenti sull’altare del proprio io. Leggi tutto…

ISOLITUDINI di Massimo Onofri (recensione)

ISOLITUDINI di Massimo Onofri (La nave di Teseo)

di Gianni Bonina

Se non avesse diviso la sua vita tra due grandi isole, lui che alla terraferma deve anagrafe e formazione, questo libro dal titolo così bufaliniano – ma mutuato dal senso sciasciano della “particolarità delle vicissitudini storiche e della particolarità degli istituti” di un luogo, che può essere anche un’isola – non sarebbe potuto nascere. Reduce da due baedeker odeporici dedicati alla Sardegna e alla Sicilia, il viterbese Massimo Onofri, educato alla scuola civile di Sciascia e oggi docente di tenace contatto a Sassari, con Isolitudini (La nave di Teseo, pp. 492, euro 23) ha esteso l’orizzonte di una coscienza che deve sentire anche di tipo insulare fino a comprendere nel suo immaginario letterario un arcipelago di isole di ogni latitudine, ricostruendo un orbe terracqueo nel quale i continenti s’inabissano per lasciare in superficie solo aree di isolitudine e redigendo dunque un isolario che è anche una guida per turisti sedentari e un manuale per curiosi e letterati sognatori. Leggi tutto…

È DA LÌ CHE VIENE LA LUCE di Emanuela E. Abbadessa (recensione)

È DA LÌ CHE VIENE LA LUCE di Emanuela E. Abbadessa (Piemme)

[Ascolta la puntata radiofonica di Letteratitudine con Emanuela E. Abbadessa dedicata a “È da lì che viene la luce”]

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di Eliana Camaioni

“L’amore non domina, ma costruisce”: sta in una citazione di Goethe il senso profondo di “È da lì che viene la luce”, ultimo romanzo di Emanuela Ersilia Abbadessa, edito da Piemme e subito candidato al Premio Strega.
Un protagonista altisonante, il nobile Ludwig Von Trier, fotografo; un personaggio di fantasia, ma fin troppo simile al Von Glöden realmente esistito. Anche il luogo è reale, quella medesima meravigliosa Taormina ai tempi del Ventennio.
Ludwig ha la passione della fotografia, strumento con cui vuole ‘fotografare la realtà’, raccontare il vero, scrivere una constrostoria dell’Italietta fischiettata dal regime fascista, un negativo reale di quella foto nazionale patinata che il regime mandava in orbita con la sua propaganda: Leggi tutto…

CACCIATELI di Concetto Vecchio (recensione)

“CACCIATELI! Quando i migranti eravamo noi” di Concetto Vecchio (Feltrinelli)

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“Sia suggellato il ricordo”

di Gabriella Grasso

E’ già alla sua quarta edizione in due mesi il lavoro di Concetto Vecchio, giornalista della Repubblica autore di vari libri-inchiesta su scottanti temi di attualità. “Cacciateli!”, la sua ultima fatica, è da lui stesso definito “un memoriale sui nostri padri, gli ultimi di ieri, pensando agli ultimi di oggi” e si presenta come un coinvolgente (e doloroso) viaggio a ritroso nel tempo, seguendo i percorsi e il vissuto di tanti emigrati italiani nella ricca Svizzera degli anni Sessanta. Tra loro ci sono anche i genitori dell’autore, originari di Linguaglossa, delizioso centro alle falde dell’Etna. Il dettagliato lavoro di ricostruzione storica, condotto con scrupolo quasi filologico, si intreccia così con le vicende e i sentimenti familiari, generando un documento in cui la microstoria ci fornisce spunti e riflessioni per una comprensione più profonda di certe dinamiche e certe reazioni purtroppo frequenti nella “grande storia” e drammaticamente urgenti in questi nostri ultimi tempi. Quegli spettri e quelle paure che oggi si aggirano tra le nostre comunità (anche digitali) sono gli stessi che turbavano la società svizzera negli anni del boom economico, quando la manodopera straniera era più che mai necessaria, ma la cui presenza nelle strade, negli spazi comuni, nel vivere quotidiano destava inquietudine e diffidenza tra gli svizzeri. Leggi tutto…