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Archive for the ‘Recensioni’ Category

PIERGIORGIO BELLOCCHIO E I SUOI AMICI di Giuseppe Muraca (recensione)

PIERGIORGIO BELLOCCHIO E I SUOI AMICI. Intellettuali e riviste della sinistra eterodossa di Giuseppe Muraca (Ombre Corte)

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L’eresia di un sogno, per cambiare il mondo

di Giuseppe Giglio

«Ora, scegliendo il silenzio, ha forse raggiunto il suo scopo: quello di non contare nulla», dice Giuseppe Muraca (a margine di una breve biografia e storia) di Piergiorgio Bellocchio, in apertura di un singolare libretto che lo stesso Muraca ha da poco licenziato per i tipi di Ombre Corte: Piergiorgio Bellocchio e i suoi amici. Intellettuali e riviste della sinistra eterodossa (128 pagine, 12 euro). Laddove viene ripercorsa la vicenda dei “Quaderni piacentini”, l’eretica e leggendaria rivista fondata appunto a Piacenza nel 1962 dallo stesso Bellocchio e da Grazia Cherchi, ai quali si aggiunse presto Goffredo Fofi: a completare una squadra molto ben assortita, che avrebbe tenuto in vita i  “Quaderni” fino al 1984. Ed è stata una vera e propria eresia, l’esperienza di quella rivista; che ha avuto tra le sue pagine il pensiero di non pochi tra i migliori militanti della Sinistra intellettuale italiana di quegli anni difficili: da Franco Fortini a Raniero Panzieri, da Danilo Montaldi a Cesare Cases, passando per Edoarda Masi e Sebastiano Timpanaro, Giovanni Giudici e Giovanni Raboni, senza tacere di Elsa Morante, solo per citarne alcuni. Un’eresia libertaria: nel segno e nel sogno della libertà del pensiero, della cultura, ben oltre le asfissianti e spesso assai ristrette ortodossie di partito, e a debita distanza dai dogmatismi della sinistra rivoluzionaria. Lungo una tradizione – quella delle riviste – che già con “Il Politecnico” (di Vittorini) e con “Officina” (di Pasolini, Leonetti e Roversi) di quella libertà aveva lasciato vitale testimonianza. Leggi tutto…

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LA GALASSIA DEI DEMENTI di Ermanno Cavazzoni

LA GALASSIA DEI DEMENTI di Ermanno Cavazzoni (La nave di Teseo)

romanzo finalista al Premio Campiello 2018

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Cosmogoniche ontologie robotiche profondamente umane

recensione di Riccardo Piazza

Secondo uno dei paradigmi fondamentali delle leggi di Asimov sulla robotica, la macchina non potrà mai perpetrare uno svantaggio per l’uomo, in risposta ad una determinata problematica fenomenica, qualsiasi dato ella abbia a disposizione. Fornirà dunque sempre la soluzione più razionale, sarà sempre, sulla base delle leggi di stato, logica. Eppure, le scienze cognitive e gli studi di intelligenza artificiale hanno ampiamente dimostrato che il fattore più logico di derivazione non è sempre il migliore dei fattori possibili. Emotivamente nonché epifenomenicamente coinvolta, la mente umana non agisce soltanto secondo leggi di attuazione teorica a priori, Kant lo aveva intuito. Sovente, i risvolti migliori nascono dalla deviazione standard, dall’imprevedibile errore del genio. Siamo di fronte all’intelletto emotivo, sistema limbico di derivazione rettiliana. Ecco la matrice, le macchine non riescono ad implementare un algoritmo per errare di proposito al fine di raggiungere un risultato vantaggioso.
All’interno delle galassie letterarie di Cavazzoni, queste antinomiche ontologie veritative coesistono, si ibridano, scherzano vivacemente e si fondono. “Tutti l’hanno riconosciuto come prodotto della loro stessa fabbrica, la Simplex, ma nessuno l’ha detto, perché nelle loro concezioni c’erano due grandi verità, una minore e una maggiore, e loro la minore la consideravano verità disprezzabile e superata, come una favola, il fatto cioè che erano solo degli Ippia venuti male; mentre la verità maggiore (che avrebbe fatto in un futuro prossimo il bene dei popoli) era che Jan Sebič li aveva destinati al governo per rimediare ai tanti mali del mondo”. Leggi tutto…

VIAGGIO IN AFRICA di Giorgio Manganelli (recensione)

VIAGGIO IN AFRICA di Giorgio Manganelli (Adelphi, a cura di Viola Papetti)

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L’Africa di Manganelli

di Gianluca Barbera

Nel 1970 Manganelli viene incaricato dalla multinazionale Bonifica, che progetta di realizzare una strada lungo la costa orientale dell’Africa, da Dar es Salaam al Cairo, di compiere un sopralluogo di due mesi in quei luoghi e stendere una relazione. La strada non verrà mai realizzata e nessuna delle due versioni stese da Manganelli sarà mai pubblicata. Colma la lacuna Adelphi dando alle stampe “Viaggio in Africa” (a cura di Viola Papetti, pp. 71, euro 7), fedele alla prima versione. Dopo una cena a Spoleto, nella casa di Castaldi (dirigente di Bonifica), Manganelli, seppure riluttante, accetta di sobbarcarsi la fatica di un viaggio che definirà “splendido e massacrante”. Si presenta in albergo in “completo kaki, berretto con visiera e ombrello”, pronto a sfidare un mondo ignoto, a bordo di un gippone fatto per frantumare le ossa, tra leoni, coccodrilli, serpenti e marabù; passando per città “inventate” dagli europei (Nairobi, Kampala, Gibuti), percorrendo Paesi sconvolgenti. “L’Africa è una incredibile meraviglia” scrive in una lettera da Dar es Salaam, “ma che pesantezza”. Quella di Manganelli è un’Africa descritta con potenza visiva: “Costole, ossame di un cadavere geologico: montagne di ciottoli lavorate da un’acqua furibonda ed effimera; valli livide tra giallo e ocra, luoghi inaccessibili protetti o esclusi da barriere invalicabili”; dominata da una natura “che ancora odora di creazione”. Una terra in cui “l’uomo, essere labile e spaventato, ininterrottamente tratta la propria sopravvivenza con l’indifferenza del mondo”. La relazione che stende al ritorno è un serrato confronto tra due mondi inconciliabili. Tra un’Europa continente-città, dove tutto è regolato dalle necessità economiche, e un’Africa fatta di “città rare e lontanissime; spazi indifferenti, un pachiderma planetario abitato e percorso da insetti lievissimi e provvisori”. Una terra “senza strade, percorsa da lunghe, rare piste sinuose, labili e ostinate”. E non è una differenza da poco perché “la strada è mentale, la pista fisiologica”. Leggi tutto…

ORA DIMMI DI TE di Andrea Camilleri (recensione)

https://i0.wp.com/www.giunti.it/media/f40bac4aa67346f9a3ab36ad2c250718b08676.jpgORA DIMMI DI TE. Lettera a Matilda” di Andrea Camilleri (Bompiani)

di Gianni Bonina

Matilda è la pronipote di Andrea Camilleri. Quando l’anno scorso l’autore pensò di raccontarle la propria vita, lei aveva quattro anni, per cui si suppone che – nelle intenzioni dell’autore – debba leggere la lettera a lei diretta (divenuta un libro Bompiani, Ora dimmi di te, concepito anzi come tale) almeno fra mezza dozzina di anni, quando potrà davvero capire cosa è stato il fascismo, cosa il comunismo, l’Italia del nostro tempo e la vita stessa nella visione che il bisnonno le ha rappresentato.
Ad ogni modo, anche quando avrà una decina di anni, Matilda si farà l’idea di un mondo essenzialmente violento e sbagliato, ma soprattutto vedrà nel suo celebre antenato, longevo e amorevole, non esattamente un buon esempio da seguire: avrà davvero il piccolo Andrea letto a sei anni Simenon e Conrad (sviluppando ben precocemente un torbido rapporto con i morti ammazzati e maturando con strepitosa arguzia la filosofia della linea d’ombra), ma certamente è stato alquanto discolo se scoloriva la pagella per ingannare i genitori, scriveva a dieci anni al Duce per chiedere di partire volontario in Abissinia, si prendeva un calcio dal ministro Pavolini per aver interrotto una cerimonia pubblica e chiesto la rimozione della bandiera nazista, marinava anche per tre mesi la scuola per andare a leggere romanzi alla Valle dei templi, capeggiava una banda di monelli contro un’altra, lanciava uova contro il Crocifisso per lasciare il collegio, si faceva espellere dall’Accademia per aver fatto l’amore con una allieva, perdeva il posto in Rai per essersi fatto conoscere come comunista “violento e pericoloso” e chiedeva una pistola in un bar per rispondere al fuoco dei killer autori di un raid mafioso.
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ANIME PERSE di Umberto Piersanti (recensione)

ANIME PERSE di Umberto Piersanti (Marcos y Marcos)

La misura breve del racconto per narrare il male

di Anna Vasta

Anime perse, il nuovo libro di Umberto Piersanti (Marcos y Marcos Editore), il poeta cantore di Urbino e delle sue epifanie, ci riporta a un altro titolo, a un altro libro dell’autore, bellissimo, evocativo di luoghi- I luoghi persi-, che si trasformano in un tempo, “ il tempo differente”, della visione e della rêverie. Tempo di poesia; di salvezza e di recupero di tutto ciò che l’uomo perde nel suo allontanarsi  dall’infanzia, beata età dell’innocenza, che nella memoria poetica diventa un luogo, di figure e di vicende, di simboliche appartenenze.

Anche queste anime perse, anime fragili, ferite, offese dal mondo e da sé stesse- le più insanabili delle ferite-, fatte di carne e di sangue, vive e vere come i loro tragici destini di dolore, rabbia, rancore, ricostruiti in brevi, essenziali, stigmatiche narrazioni, perché il pathos  non si diluisca in una stucchevole retorica dei sentimenti; queste anime sommerse dai gorghi dell’esistenza sono portate in salvo dalla forza di attrazione della scrittura. Da una pietas tutta umana che si  addensa in un narrare di classica originaria purezza, scevro da quegl’infingimenti letterari che potrebbero distrarre e allentare la tensione emotiva.
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SABBIA NERA di Cristina Cassar Scalia (recensione)

SABBIA NERA di Cristina Cassar Scalia (Einaudi Stile Libero)

di Eliana Camaioni

Sarebbe riduttivo dire che “Sabbia nera di Cristina Cassar Scalia (Einaudi Stile Libero) è un eccellente romanzo giallo, dal ritmo brioso e scorrevole, che inchioda il lettore dalla prima all’ultima riga, e mette in scena una vicenda intrigante e magistralmente condotta dalla mano ferma della sua autrice, che sperimenta il genere con ottimi risultati.
Eppure è fuor di dubbio che, del giallo classico, “Sabbia nera” gli ingredienti li ha tutti: c’è un delitto su cui indagare, c’è un investigatore con la sua squadra, procedure e indizi e indagini avvengono in modo chiaro ed espresso, e il colpevole alla fine viene smascherato.
No, non basta. C’è qualcosa in più, che nulla toglie al genere ma a questo aggiunge motore e grinta ulteriore, cuore e passione. Si tratta di una seconda trama, un giallo nel giallo, che attraversa la narrazione e con essa si intreccia; una storia segreta e dolorosa, intimistica, che della sensibilità della Cassar Scalia porta la firma, e che ha l’aspetto di un doppio rovesciato della trama principale.
Perché Giovanna ‘Vanina’ Guarrasi, vicequestore di Catania, sarà sì lo Sherlock Holmes dei misteri di una mummia ritrovata nel montacarichi di una villa antica – un ritrovamento che la porterà a riaprire un caso già chiuso cinquant’anni prima – ma sarà al contempo alle prese con un delitto che la trama tace, più sottile e silenzioso, che la riguarda nel privato, che la rende vittima e carnefice allo stesso tempo, indagatrice e rea confessa, carceriera e prigioniera. Leggi tutto…

LA NOTTE DELLE FALENE di Riccardo Bruni (recensione)

La Notte delle Falene: un viaggio da Amazon Publishing a La nave di Teseo.

di Fabrizio Palmieri

È molto difficile che i diritti di un romanzo posseduti da una Casa Editrice poi vengano acquisiti da un altro Editore.
È difficile quanto vedere una falena di giorno, perché le falene sono lepidotteri notturni.
Il loro volo non è leggero come quello delle farfalle; i loro colori non sono variopinti. E le falene non sono nemmeno campionesse di agilità. Eppure vanno dritte seguendo la luce della luna e mantenendo la stessa inclinazione della fonte di luce; non sbagliano rotta e arrivano sempre a destinazione.
E la destinazione, questa volta, si chiama ‘La nave di Teseo’, casa editrice Milanese che annovera, tra le sue prodigiose ‘penne’, Umberto Eco, Paolo Coelho, Elena Stancanelli, Tahar Ben Jelloun e, di recente, Massimo Maugeri.
Riccardo Bruni, del quale è già in libreria il nuovo thriller ‘La promessa del Buio’ (Amazon Publishing), è deciso e diretto alla luce, proprio come le falene e questa sua dote ha permesso alla sua opera di entrare nella rosa dei candidati al premio Strega 2016, oltre ad essere la prima produzione Amazon Publishing ad essere sottoposta al vaglio de ‘Gli Amici della Domenica’. La coinvolgente trama incentrata sulla morte di Alice non è passata inosservata alle scrivanie de ‘La Nave di Teseo’.
Alice è una giovane ragazza che naviga le rapide della tarda adolescenza.
Alice vaga con il walkman, ascoltando musica, allontanandosi a passo svelto da parole per troppo tempo taciute, parole esplose nel momento sbagliato. Leggi tutto…