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BUON FERRAGOSTO 2018 (e buona prosecuzione di vacanze da Letteratitudine)


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ROSELLA POSTORINO vince il PREMIO RAPALLO 2018

ROSELLA POSTORINO con “Le assaggiatrici”(Feltrinelli – romanzo finalista al Premio Campiello 2018) si aggiudica la 34^ edizione del premio letterario nazionale per la donna scrittrice “Rapallo 2018”. Le altre due attrici in lizza erano: Margherita Oggero con “Non fa niente” (Einaudi) e Maria Attanasio, con “La ragazza di Marsiglia” (Sellerio).

La Giuria dei critici del “Rapallo 2018” è composta da: Elvio Guagnini (Presidente), Maria Pia Ammirati, Mario Baudino, Francesco De Nicola, Chiara Gamberale, Luigi Mascheroni, Ermanno Paccagnini, Mirella Serri e Pier Antonio Zannoni aveva designato le tre finaliste e assegnato i premi speciali; a decidere la vincitrice la giuria popolare.

Sono stati riportati i seguenti voti

Rosella Postorino con “Le assaggiatrici” (Feltrinelli):19 voti

Margherita Oggero con “Non fa niente” (Einaudi): 15 voti

Maria Attanasio con “La ragazza di Marsiglia” (Sellerio): 11 voti.

Il Premio Opera Prima è stato assegnato a Sabrina Nobile “Per metà fuoco per metà abbandono” (Sem)

Il Premio speciale della giuria, intitolato ad Anna Maria Ortese, è andato a Ilaria Scarioni con “Quello che mi manca per essere intera” (Mondadori)

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Rosella Postorino“Le assaggiatrici” (Feltrinelli) – La scheda del romanzo Leggi tutto…

FRANCESCO TARGHETTA racconta LE VITE POTENZIALI

FRANCESCO TARGHETTA racconta il suo romanzo LE VITE POTENZIALI (Mondadori)

romanzo finalista al Premio Campiello 2018 (Premio Selezione Campiello) – vincitore del Premio Berto 2018

di Francesco Targhetta

L’idea de Le vite potenziali nasce nel 2013 dal mio interesse verso i nerd. Ne ero circondato sin dal liceo, ma mi rendevo conto che quel tipo umano, pur tra molte continuità, aveva una collocazione e reputazione sociale ormai diversa rispetto agli anni ‘80/’90: sebbene gli smanettoni rimanessero per lo più introversi, goffi, impacciati e ignorati dalle ragazze, al contempo avevano assunto un ruolo centrale in un mondo sempre più tecnologizzato. Al di là dei casi più eclatanti, da Mark Zuckerberg a Bill Gates passando per Steve Jobs, ossia nerd diventati influenti e iconici a livello mondiale, anche su piccola scala era evidente come i programmatori fossero tra i pochi ad avere infinite possibilità di lavoro e un buon riconoscimento economico. Eppure tra loro continuavano a esserci molti ragazzi timidi, un po’ autistici, visibilmente a disagio nel paradigma che proprio a loro spettava di incarnare. Mi sembrava un attrito fertile dal punto di vista letterario, sicché ho iniziato a frequentare l’azienda di consulenza informatica che un mio carissimo amico gestiva assieme ad alcuni soci a Porto Marghera.
Le vite potenzialiA quel punto è scattata un’altra molla per me decisiva quando si tratta di iniziare un nuovo progetto di scrittura, ossia l’innamoramento per un luogo: Marghera, che, da trevigiano che ci vive a 20 chilometri di distanza, avevo sempre ignorato (perché, d’altronde, andarci?), è stata una scoperta straordinaria, per altre contraddizioni da cui è marchiata in modo evidente. Anzitutto, la convivenza di vecchio e nuovo: scheletri di capannoni e fatiscente archeologia industriale sono affiancati dal polo scientifico e tecnologico del VEGA, dove si lavora sulle nanotecnologie o sulla produzione di beni, come i siti internet, ormai del tutto smaterializzati. Da un lato è un luogo che si va spegnendo, come buona parte del Petrolchimico, dall’altro è un centro di start-up. E poi mi colpiva, a livello più propriamente estetico, la componente sublime del suo paesaggio: la mastodonticità di certi suoi scorci e la sua natura anfibia (le gru e i canali, i carriponte e i tramonti sull’acqua, il profilo delle ciminiere e quello dei campanili di Venezia) la rendevano ai miei occhi un posto unico, mai visto altrove, e vivissimo proprio in virtù dei suoi continui contrasti. Leggi tutto…

ANIME PERSE di Umberto Piersanti (recensione)

ANIME PERSE di Umberto Piersanti (Marcos y Marcos)

La misura breve del racconto per narrare il male

di Anna Vasta

Anime perse, il nuovo libro di Umberto Piersanti (Marcos y Marcos Editore), il poeta cantore di Urbino e delle sue epifanie, ci riporta a un altro titolo, a un altro libro dell’autore, bellissimo, evocativo di luoghi- I luoghi persi-, che si trasformano in un tempo, “ il tempo differente”, della visione e della rêverie. Tempo di poesia; di salvezza e di recupero di tutto ciò che l’uomo perde nel suo allontanarsi  dall’infanzia, beata età dell’innocenza, che nella memoria poetica diventa un luogo, di figure e di vicende, di simboliche appartenenze.

Anche queste anime perse, anime fragili, ferite, offese dal mondo e da sé stesse- le più insanabili delle ferite-, fatte di carne e di sangue, vive e vere come i loro tragici destini di dolore, rabbia, rancore, ricostruiti in brevi, essenziali, stigmatiche narrazioni, perché il pathos  non si diluisca in una stucchevole retorica dei sentimenti; queste anime sommerse dai gorghi dell’esistenza sono portate in salvo dalla forza di attrazione della scrittura. Da una pietas tutta umana che si  addensa in un narrare di classica originaria purezza, scevro da quegl’infingimenti letterari che potrebbero distrarre e allentare la tensione emotiva.
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L’ORO DEI MEDICI di Patrizia Debicke: incontro con l’autrice

L’ORO DEI MEDICI di Patrizia Debicke (Tea libri) – incontro con l’autrice

Patrizia Debicke van der Noot, nata a Firenze, bilingue, grazie a una nonna alsaziana e agli studi compiuti all’università di Grenoble, ha sempre viaggiato molto e vive tra l’Italia e il Lussemburgo. Autrice di romanzi storici e di thriller, ha pubblicato numerosi libri.

Di recente Tea ha ridato alle stampe L’oro dei Medici, ambientato nel Granducato di Toscana nell’anno 1597. Una storia di rapimenti e di complotti, che ha come protagonista l’eclettico don Giovanni de’ Medici: architetto, ingegnere, poeta, musicista e comandante della flotta granducale.

Abbiamo chiesto a Patrizia Debicke di raccontarci qualcosa su questo suo romanzo…

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«L’oro dei Medici è nato perché avevo pensato di scrivere sul secondo grande periodo mediceo fiorentino», ha spiegato Patrizia Debicke a Letteratitudine. «Ora si è detto scritto molto sulla famiglia che ha dato uno straordinario impulso alla letteratura e alle arti, ha edificato eccezionali monumenti architettonici, regalando a Firenze lustro immenso e fama internazionale. Soprattutto però sulla prima folgorante ascesa dei Medici che ha visto in successione Giovanni, Cosimo il vecchio, Piero e Lorenzo de Medici detto il Magnifico, miracolosa genia di architettura economica e politica che ha provocato fiumi di inchiostro. Però dopo il Magnifico, folgorato ohimè  dalle interferenze straniere ma soprattutto dalla fanatica dialettica del Savonarola, Firenze caccia la famiglia e istaura a forza la Seconda repubblica fiorentina, guidata da Soderini.
Patrizia DebickeDopo un nuovo passaggio mediceo quasi a volo d’uccello con al governo il moderato Giuliano figlio minore del grande Lorenzo,  altra cacciata seguita dagli impetuosi lampi della terza repubblica e ci vorranno ben due papi Medici (Leone XX e Clemente VII) per riapprodare a un ducato mediceo appoggiato da Carlo V e rimettere in sella lo sfrenato Alessandro, bastardo di Clemente VII.  Assassinato Alessandro dal livoroso cugino Lorenzo (reso immortale da Alfred de Musset con Lorenzaccio), per evitare pericolosi tumulti e nuove pretese fiorentine repubblicane fu ripescato l’unico virgulto  eleggibile della famiglia: Cosimo, diciassettenne, doppiamente di sangue mediceo (riuniva in sé  due rami della famiglia, Popolani e Cafaggiolo, perché figlio del famoso e incontrollabile condottiero Giovanni dalle Bande Nere, nato da Giovanni de’ Medici e da Caterina Sforza, sissignori proprio lei, quella famosa di Forlì,  e da Maria Salviati, figlia di Jacopo Salviati e di Lucrezia de’ Medici, primogenita del Magnifico). Leggi tutto…

IL CANTO DELL’UPUPA di Roberto Mistretta (prefazione e nota dell’autore)

Pubblichiamo la nota dell’autore e la prefazione del romanzo IL CANTO DELL’UPUPA di Roberto Mistretta (Fratelli Frilli editori) firmata da Don Fortunato Di Noto

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PREFAZIONE

Le parole hanno la forza prorompente, racchiusa nel suono e nel silenzio, di cambiare la sorte, il destino, il progetto di un uomo, di una donna, di un infante. Perché le parole, in qualunque lingua si possano esprimere, sospingono la generazione di un amore, di un inizio di vita sono più che certo che anche nell’incontro tra uno spermatozoo e un ovulo vi sia la parola – e ci comunicano il mistero svelato della vita.
Ogni gesto è parola, ogni respiro, come il battito di un’ala di uccello, come il sommesso farfugliare di un bambino che, più del latte, si nutre delle parole della madre e del padre. Le parole hanno la capacità generatrice di vita, ma anche la devastante forza dell’oblio della morte, del terrore e della violenza.
Il canto dell’upupa, in questi anni, ha avuto tale ruolo cercando, attraverso chi ha il coraggio di guardare dentro le vicende dolorose dei piccoli, di decifrare l’inascoltato dall’indifferenza di una società troppo sommersa di fake per non dire la verità. Per non raccontare le atroci violenze che inumani del disumano perpetrano sui piccoli, innocenti per il fatto di essere innocenza.
Non è facile entrare in queste storie ormai inesorabilmente digitalizzate, nei corpi esposti al ludibrio e piacere di tanti; milioni di persone che cercano il proprio oggetto di godimento sessuale dove la loro perversione viene quasi giustificata come tendenza personale e quindi da rispettare
come “un diritto umano”. Poco importa che il diritto dei piccoli venga tutelato, quello che è importante è che tutto si racchiuda in un consenso. Già, proprio così! Spieghiamolo a chi ancora non lo ha capito: la pedofilia si nutre di bambini da zero anni fino all’età prepuberale (12/13 anni massimo). Ecco il consenso. Leggi tutto…

DISTURBI DI LUMINOSITÀ di Ilaria Palomba: incontro con l’autrice

DISTURBI DI LUMINOSITÀ di Ilaria Palomba (Gaffi) – incontro con l’autrice

Ilaria Palomba è autrice di romanzi, poesie e saggi. Ha collaborato con attori e performer della scena underground. Ha lavorato in un centro diurno di psichiatria come operatrice letteraria. Le sue pubblicazioni sono: Fatti male (Gaffi), tradotto in tedesco per Aufbau-Verlag; Io sono un’opera d’arte. Viaggio nel mondo della performance art (Dal Sud); Homo homini virus (Meridiano Zero), Premio Carver 2015, finalista Premio Nabokov 2015; Una volta l’estate (Meridiano Zero), scritto a quattro mani con Luigi Annibaldi, premio L’Aringo Essere Donna Oggi; Mancanza (Augh!), di cui tre poesie pubblicate su Nuovi Argomenti. Alcuni racconti sono pubblicati nelle antologie: Il mestiere più antico del mondo? (Elliot), Sorridi, siamo a Roma (Ponte Sisto), altri tradotti in inglese e francese rispettivamente per Mammoth Book e Les Cahiers Européens de l’imaginaire.

Abbiamo incontrato Ilaria Palomba per chiederle di raccontarci qualcosa sul suo nuovo libro, edito da Gaffi. Di tratta di un’autofiction scritta con la tecnica del flusso di coscienza (ogni cosa si svolge nella mente di una donna che non ha nome). Si intitola: Disturbi di luminosità. Leggi tutto…