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LAURA PUGNO racconta LA RAGAZZA SELVAGGIA

LAURA PUGNO racconta il suo romanzo LA RAGAZZA SELVAGGIA (Marsilio)

romanzo vincitore del Premio Selezione Campiello 2017

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di Laura Pugno

La ragazza selvaggia (Marsilio), è un romanzo che racconta l’impossibilità di ritornare alla natura, o almeno, di ritornarvi in modo ingenuo. Racconta anche, come in uno specchio, l’impossibilità di consegnarsi completamente alla cultura, la sopravvivenza irriducibile dell’animale in noi, il territorio segreto –  il bosco, l’oceano? – che circonda le frontiere dell’umano e in questo, un sottile filo rosso lo ricollega al mio romanzo d’esordio, Sirene.
La storia raccontata parte da un territorio narrativo – e reale – che a molti è noto, le vicende dei cosiddetti “ragazzi selvaggi”, che uniscono mito e realtà. Chi ricorda il film di Truffaut, L’enfant sauvage, sulla vicenda di Victor de l’Aveyron, cresciuto nei boschi alla fine del Settecento, muto forse per una ferita alla gola, e del medico Jean Itard, che per anni se ne occupò?
Ne La ragazza selvaggia, siamo al giorno d’oggi, tra Roma e l’immaginaria riserva naturale di Stellaria, da cui la presenza umana è stata bandita. È qui che all’inizio del romanzo viene ritrovata, allo stato selvaggio, Dasha, la protagonista.
Dasha e la sorella gemella Nina hanno alle spalle una complicata vicenda familiare. Orfane, provengono dalla zona di Chernobyl, e sono state adottate da un industriale, Giorgio Held, e dalla sua giovane moglie, Agnese. Ma mentre Nina entra subito a far parte della nuova realtà, impara l’italiano, fa rapidamente nuovi amici, Dasha rifiuta con violenza di integrarsi: rifiuta di parlare.
È già una ragazza selvaggia, qualcuno che non possiede l’arte umana del linguaggio?
Non lo sappiamo, ma un giorno, il legame fortissimo che unisce Nina e Dasha si rompe, al punto che Nina, con un gesto infantile e terribile, di cui si pentirà per tutta la vita, porta la sorella nel bosco di Stellaria e l’abbandona.
E Dasha scompare, davvero, per dieci lunghi anni. Si perde? forse scappa? decide di non ritornare? Leggi tutto…

SE MI TORNASSI QUESTA SERA ACCANTO di Carmen Pellegrino (recensione)

SE MI TORNASSI QUESTA SERA ACCANTO di Carmen Pellegrino (Giunti)

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[ascolta la puntata di “Letteratitudine in Fm” dove Carmen Pellegrino conversa con Massimo Maugeri su “Se mi tornassi questa sera accanto”]

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di Simona Lo Iacono

Un altro giorno senza Lulù, pensa Giosuè Pindari mentre firma l’ultima lettera e l’affida al fiume. Un altro giorno speso a scrutarne l’arrivo, a raccogliere le parole, a prendersi cura di Nora, svagata e divertita.
Ha fatto tutto come dev’essere quando si aspetta qualcuno, Giosuè.
Ha dato alla casa un aspetto più ridente, e accanto alle finestre che le conferivano un’aria stanca – quasi due occhi mesti e in giù – ha disegnato con le tegole uno sguardo fiducioso e senza malinconie.
Ha coltivato la terra con accondiscendenza, ignorando le pale eoliche che l’hanno invasa, saggiandone le zolle tenere o ruvide, preparandole all’arrivo di lei.
Ha fatto indossare a Nora un abito della festa, con amore le ha pettinato i capelli, ha raccolto i suoi mormorii, accontentandosi di sguardi trasognati e felici.
Ma Lulù non è ancora tornata.
Richiamare i figli dalla loro fuga è un’impresa che riesce solo a Dio. Solo Lui è capace di trasformare la paura in verità, la prepotenza in attesa, e padri ingombranti in uomini con le mani vuote.
Ma per Giosuè Pindari è molto più difficile, e così scrive, appallottola la carta e la chiude nella bottiglia. Con un gesto propiziatorio la affida al fiume, perché il fiume, come Dio, sa sempre dove andare.
E infatti va, il fiume. Supera sassi, sporgenze, gomiti. E’ sapiente, ha imparato a prendere la forma delle cose, ad adattarsi alla terra. Forse per questo Giosuè l’ha sempre chiamato “fiumeterra”, e forse per questo Lulù ha sempre visto nell’acqua un’appartenenza. Leggi tutto…

LA RAZZA SUPERIORE di Vittorio Schiraldi (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo “LA RAZZA SUPERIORE. Alle origini del razzismo che divide l’Europa” (BookMe) di Vittorio Schiraldi

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Con La razza superiore, Schiraldi rievoca il contesto in cui nacque e si sviluppò il concetto stesso di White Supremacy, la “supremazia bianca” teorizzata in Inghilterra e in Francia, poi radicatasi in America e esplosa nella Germania di Hitler, apologeta della razza ariana. Dal racconto delle barbarie compiute dai colonizzatori belgi sugli indigeni del Congo alle toccanti vicende di alcuni personaggi imbarcati sul Titanic, la tragedia e la violenza prendono corpo negli indimenticabili personaggi del nuovo romanzo di Vittorio Schiraldi.

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Estratto da LA RAZZA SUPERIORE. Alle origini del razzismo che divide l’Europa” (BookMe) di Vittorio Schiraldi Leggi tutto…

TAOBUK 2017: inaugurazione e premi a Abraham Yehoshua e Domenico Starnone

TAOBUK 2017: inaugurazione e premi a Abraham Yehoshua e Domenico Starnone

Sabato 24 giugno inaugura la settima edizione di

Taobuk

Taormina International Book Festival

Ospiti: Abraham Yehoshua, Domenico Starnone, Nicola Gratteri, Gianni Amelio, Luigi Lo Cascio, Christian De Sica, Noa

Teatro Antico di Taormina – Ingresso libero

La serata sarà condotta da Alessio Zucchini, giornalista del Tg1-RAI, e da Antonella Ferrara, presidente Taobuk.

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Taormina, 22 giugno 2017. Sabato 24 giugno inaugura a Taormina la settima edizione di Taobuk, il festival letterario ideato e diretto da Antonella Ferrara, dedicato quest’anno al tema “Padri & Figli”, alla trasmissione di saperi e di identità, al confronto generazionale. Al centro di Taobuk la letteratura, in dialogo con il cinema, la musica, il teatro, le arti visive, il grande giornalismo e l’enogastronomia.
Scrittori, giornalisti, filosofi, artisti, esponenti della società civile e politica, sia italiani sia internazionali, parteciperanno a incontri, tavole rotonde, momenti musicali e di spettacolo, reading, mostre di fotografie, botteghe del gusto, itinerari turistici, proiezioni di film.
Durante la serata, ad ingresso libero, verranno conferiti i Taobuk Awards, riconoscendo a ciascuno dei premiati un particolare legame con i temi del dialogo tra passato e presente, del confronto generazionale, dell’impegno sociale e civile.
I Taobuk Awards for Literary Excellence andranno a due scrittori Leggi tutto…

Autoritratto di Goffredo Petrassi

Autoritratto di Goffredo Petrassi” di Carla Vasio (Mucchi)

Goffredo Petrassi, compositore di respiro internazionale, ha attraversato nella sua lunga vita un intero secolo di esperienze e sperimentazioni ritagliandosi una posizione tutta personale e trasversale nell’universo musicale contemporaneo. Questo suo Autoritratto venne esposto a voce e poi raccolto sulla pagina all’inizio degli anni Novanta da una intervistatrice e redattrice d’eccezione, nonché sua cara amica: Carla Vasio. La sua penna lieve ed evocativa trovò in quelle memorie e in quei racconti d’una vita un inchiostro fluido e brillante, e seppe restituirne con duttile fedeltà le oscillazioni e gli sbalzi, le ellissi e le fantasticherie.

Il volume sarà presentato il 27 giugno a Roma, alle h. 20:30 presso la Fondazione Isabella Scelsi, via San Teodoro, 8 – con la partecipazione di Alessandro Mastropietro (musicologo) e Massimiliano Borelli (curatore della collana “Diorami”). Con la partecipazione straordinaria di Alessandro Stella al pianoforte

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di Massimiliano Borelli (curatore del progetto)

La collana «Diorami» accoglierà testi dei decenni trascorsi e dei nostri tempi dove la scrittura letteraria nasce e vive in uno stretto rapporto con la riflessione sulle altre arti, sul paesaggio, sulla Storia. Opere ad alto tasso di autocoscienza, quindi, in cui la parola è pronunciata con la consapevolezza che ogni suono proviene inevitabilmente da una voce altrui, in un continuo flusso di riuso e reinvenzione dei materiali umani.
Come quei mondi in miniatura che tanto affascinavano i visitatori dei padiglioni ottocenteschi, i nostri «Diorami» saranno microcosmi artificiali, circoscritti nello spazio ma risonanti di significati. Testi su testi d’altri, su opere d’altri, su vite e luoghi d’altri. Leggi tutto…

FEDERICA MANZON racconta LA NOSTALGIA DEGLI ALTRI

FEDERICA MANZON racconta il suo romanzo LA NOSTALGIA DEGLI ALTRI (Feltrinelli)

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di Federica Manzon

Ho iniziato a scrivere La nostalgia degli altri il 6 gennaio 2016. Ero appena arrivata a Milano dopo molti giorni a Trieste. La città era abbandonata per le feste, c’era quella pioggia costante da pianura che toglie ogni imprevedibilità e si incolla ai vetri, l’irakeno del negozio di telefoni sotto casa mi aveva chiesto se avevo bisogno di qualcosa e io, forse per rendere speranzosa la sua giornata e il mio rientro, avevo comprato una scheda da vecchio Nokia, mettendo insieme gli spiccioli come per un braccialetto portafortuna. Ero salita a casa senza molto da fare. Mi mancava Trieste. Non il mare o gli amici di là. Piuttosto il suo essere instabile, inquieta e adolescente, città più raccontata che vera, pronta a corrisponderti quando ti prende quel languore da fine estate o amori perduti. Una città impossibile da vivere senza uscirne matti. Pensavo a Bobi Bazlen che se ne era andato, a Saba che spesso fuggiva per poi tornarci perché “solo qui e non altrove” riusciva a scrivere, a Carlo Stuparich che ne conosceva l’anima più oscura, a Joyce che nei bordelli della città vecchia imparava il triestino e trovava l’inglese più suo. Però, mi chiedevo, poteva mancarmi in modo così fisico un mito letterario? La nostalgia non è forse un sentimento dedicato ai corpi e ai sensi?

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LA SCHIAVITÙ DEL CAPITALE di Luciano Canfora (un estratto)

Pubblichiamo il prologo del volume LA SCHIAVITÙ DEL CAPITALE di Luciano Canfora (Il Mulino)

Segnaliamo l’incontro-dibattito con Luciano Canfora, incentrato su “La schiavitù del capitale”, che si svolgerà a Catania, venerdì 30 giugno 2017 – ore 17:30 – presso il Dipartimento Scienze della Formazione – Palazzo Ingrassia – Aula 2 (primo piano) – (via Biblioteca n°4 – Catania). Partecipano: Antonio Pioletti, Carla Pecis, Francesco Coniglione. L’incontro è promosso dall’Osservatorio Euromediterraneo

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Luciano Canfora – La schiavitù del capitale (il Mulino)

 

Prologo

«Viva chi sa tener l’orecchie tese»

 

Ci sono vari modi di capire il cambiamento, ma forse si possono ridurre sostanzialmente a due:  quello stigmatizzato sarcasticamente da Giuseppe Giusti nel Brindisi di Girella («Viva chi sa tener l’orecchie tese»: v. 162) e quello di chi – tenendo aperti anche gli occhi – non perde mai di vista la posta in gioco. Essa è, a mio avviso, la seguente: per ora, chi sfrutta ha vinto la partita contro chi è sfruttato; dunque si tratta di trovare nuove e più efficaci e più convincenti forme di contrasto dell’ineguaglianza e di lotta per una effettiva libertà. Forme che consentano di capovolgere, nella successiva, inevitabile, manche, la temporanea “sentenza della storia”. Nella convinzione, condivisa da ogni essere pensante, che nella storia non esistono sentenze definitive. Immaginare che la storia si stia avviando a conclusione – e che noi siamo i fortunati spettatori di tale mirabile evento – è errore comune sia ai rivoluzionari che ai reazionari. Per parte loro, banali come sempre, i liberali, più o meno “puri”, addirittura pensano che il cambiamento come tale non esista nemmeno e che l’ordine sociale esistente sia l’unico possibile. Leggi tutto…