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CERNIERA LAMPO di Luca Raimondi e Joe Schittino (un estratto)

giugno 28, 2016

Pubblichiamo un estratto del romanzo CERNIERA LAMPO di Luca Raimondi e Joe Schittino (Ed. Il Foglio)

da Cerniera lampo (Ed. Il Foglio, 2016) di Luca Raimondi e Joe Schittino

Capitolo 38

Ultima ora.
Il professor Mancino non è potuto venire oggi, afflitto − si dice − da un micidiale attacco di sciatica. La notizia è stata accolta dalla 5a A O.T. come una festa nazionale, attenuata solo dal timore che il supplente sia uno di quei rompiscatole che non riescono a stare con le mani in mano e cominciano a fare domande o a perdersi in chiacchiere improduttive.
− Speriamo di rimanere soli, in santa pace − ti dice il tuo compagno di banco Giorgio Calvo, lisciandosi i capelli.
Spesso non ci sono professori disponibili a perdere un’ora della propria vita per un inutile contatto con i giovani. Quindi la classe rimane in balìa di se stessa e a nulla servono le pietose raccomandazioni che i bidelli rivolgono ai due rappresentanti di classe che, per inciso, sono Gaspare Lupo e Carmela Zapponi (una ragazza molto secca, probabilmente anoressica, che ama fingersi intellettuale e che dice di conoscere a perfezione le opere di Kant e Schopenhauer).
Attraverso le finestre si scorge un’atmosfera cupa e ottenebrata da nubi cariche di pioggia e di sabbia africana.
− C’è odore di pioggia, Teo − ti dice Giorgio, quasi sussurrando. Sta tentando di iniziare una conversazione. Tu, al solito, non gli dai spago e continui ad annegare il tuo sguardo all’esterno. Oggi ti senti incarcerato, un ippopotamo ingabbiato in uno zoo. Eppure fino al giorno prima credevi che la scuola fosse il tuo cuore pulsante, l’elemento indispensabile per la tua sopravvivenza in questo mondo che così poco ti offre. Hai cambiato idea e non riesci a spiegartene il perché. Senti come un vuoto penetrarti nel pieno dell’anima, una vorticosa perdita di energia vitale che ti sfianca e ti logora. Ti chiedi cosa ti stia succedendo, quale mano ti abbia spinto in un baratro che sembra non avere fondo, quale demone maligno ti abbia confessato all’orecchio indicibili verità e penosi segreti. Eppure, facendo mente locale, non riesci a trovare la tua verità, il segreto che ti tormenta, il doloroso sospetto che ti affanna, che ti stanca, che ti porta a braccetto in lidi perduti nello spaziotempo e che ti pone davanti agli occhi uno schermo bianco su cui vengono proiettate lente e noiose scene della tua vita. Riconosci volti, voci, sensazioni, illusioni, speranze, sogni…
…signora confusa… sorriso angosciato…i fustini le ruotano intorno…una danza convulsa, un rito bacchico… i detersivi l’aggrediscono, la sovrastano…
− In genere non ricordo i miei sogni, − ti confessa Giorgio Calvo, − ma dell’ultimo che ho fatto mi rimangono diverse immagini.
− Quali immagini? − gli chiedi e lui sobbalza. Non si aspettava che tu gli rivolgessi la parola, ex abrupto.
− Mah, non è tanto facile descrivere qualcosa che nessun altro ha mai descritto.
Rimane in silenzio e il suo silenzio si perde nel vociare rumoroso dei vostri compagni. Prende una copia di “Via Libera” e ne sfoglia per la millesima volta le pagine ormai stropicciate.
− Quella che avete fatto alla Cuisi è la peggiore intervista mai pubblicata su “Via Libera”. Aveva così poche cose da dire?
− Evidentemente aveva più cose da fare che da dire.
− Ti ho visto darle un po’ di copie del giornale e un…
Annaspa e tiene in sospeso “un…”, cercando forse un vocabolo per definire ciò che ha visto.
− … un dattiloscritto − completi.
La sua espressione diventa interrogativa. Tu ripensi al momento in cui hai messo la tua Poétique du trombone nelle mani della Cuisi. Ripensi al sorriso che ti ha rivolto, indeciso tra l’ammirato e il compassionevole, e ti dai dell’imbecille per il grave errore commesso. Quel trattato, ormai testimone di un’adolescenza non ancora risolta, non sarebbe mai dovuto uscire dal tuo cassetto. Quale sarebbe stato il parere di suo marito? Sicuramente non certo incoraggiante, anche se il giudizio sarebbe stato addolcito dalla garbata ipocrisia della tua ambasciatrice: “Migliorerai sicuramente…”, “Hai tutta una vita davanti…”, “Non è male, ma bisogna rivedere qualcosina…”, “Tutti i grandi autori hanno cominciato così, se non peggio di così…”, “Verrai rivalutato solo dopo morto, com’è accaduto a tutti i grandi”, “Non fa proprio schifo, ma forse ti conviene cambiare genere… hai mai pensato di darti alla narrativa?”, “Mio marito ha detto che è un po’ noiosetto e pedante, ma sai com’è… non ci si annoia forse con Anna Karenina o con Nostra signora di Parigi?”, “Mio marito ha detto che bisogna riscrivere tutto, dalla prefazione all’indice, ma non te la prendere…”, “Fa solo schifo, schifo e ancora schifo”.
La cosa peggiore è la figuraccia che farai con la Cuisi. Ma in fin dei conti, a questo punto, non te ne importa più di tanto.
− Che dattiloscritto? − indaga Giorgio.
Ignori la sua domanda e ti alzi. Valuti l’idea di cercare la Cuisi per farti ridare il dattiloscritto, ma alla fine ci rinunci. Ti dici che sopravvivrai all’urto con il giudizio (in fondo chi lo conosce questo ex carabiniere? − pensi − potrebbe anche essere un ignorante) e cominci a passeggiare nevroticamente in fondo all’aula. Fai una panoramica dei tuoi compagni: Gervasi decanta ad Alberta Vigevano (una graziosa buzzurra che parla assai poco) certe sue avventure erotiche con la mitica Ifigenia La Troia, Gaspare Lupo troneggia dietro la cattedra al posto del professore assente, Stefano Nortone legge una copia di “Dylan Dog”, Marina Gaddi canticchia Sei un mito degli 883 rivolta verso il muro, Gianluca Greco si spara nelle orecchie Eins, Zwei, Polizei con un walkman, Carlo Piras confessa a Sofia la sua strana voglia di studiare filosofia mentre Dino Armicula…
…Dino Armicula è in piedi e si dirige verso di te. Cerchi di sottrarti al suo campo visivo volgendo gli occhi verso la cattedra occupata da Gaspare.
− Nitschoij Teo − sillaba una voce, la voce di Dino. Non ti ha mai rivolto la parola. Non vi siete mai guardati per più di un secondo. Non vi conoscete, siete estranei che condividono uno spazio quotidiano detestato, come pendolari sul bus della mattina. Ignorate serenamente le vostre rispettive esistenze e continuate a curare i vostri interessi. Convinti di non avere alcun doppio al mondo, il mistero dell’Altro non vi turba.
Ma qualcosa, oggi, sta cambiando.
Forse è troppo tardi.
Dino Armicula si passa una mano sui capelli rapati a zero. − Visto che roba? Sai di chi è la colpa? Dell’essere umano. Sì, proprio quel fottuto animale a due zampe che possiede un cervello pieno di merda. Potrai ribattere che non tutti gli esseri umani sono uguali ma ogni conseguenza nasce da sola. Al principio fu un solo essere umano. Un solo stronzo. Poi gli stronzi si moltiplicarono e intasarono il cesso. Allora qualcuno mandò giù un diluvio dall’alto del flussometro e il mondo si spurgò. Poi rinacque tutto e al giorno d’oggi non basterebbe la furia degli oceani per travolgere tutta questa spazzatura organica che è l’umanità. Perché io e te non ci siamo mai parlati?
Tu apri la bocca ma non hai il coraggio di dire nulla.
Dino riprende. − Perché siamo esseri umani anche noi, merda nella merda e tutto qui è un cesso che non funziona e c’è scritto “guasto” sulla porta e non c’è più un idraulico che rimetta le cose a posto. Dio è un idraulico che dorme impassibile accanto alle sue chiavi inglesi. Dio dorme e noi lasciamo che dei pazzi ci taglino i capelli a zero.
Sospira profondamente. − Eppure è tutto così monotono… io ho tentato di uscire da quei parametri che qualcuno ci ha imposto, così come ne uscivano coloro che mi hanno rapato i capelli. Ho fatto bene? Ho fatto male? Non lo so, so solo che dopo averlo fatto non è cambiato niente, mio padre continua a rompermi le palle con la biografia di Mussolini, le persone che mi circondano sono ingabbiate e cercano di ingabbiare anche me, mi alzo presto tutte le mattine pur essendo consapevole che non serve a niente, che spreco attimi su attimi. Ti dico questo perché sono convinto che tutto ciò che accade a me accade anche a te e a tutti. Si tratta di quel fenomeno chiamato vita. Ad alcuni piace, a me no. A me fa schifo. Non mi ammazzo solo perché anche la morte mi fa schifo.
− La vita è volgare, ma la morte non è migliore − balbetti tu.
Dino ti sorride. Noti un leggero fremito della sua mano destra, che forse vorrebbe porgerti. Non lo fa ed esce nel corridoio, con l’espressione smarrita nel pessimismo dei suoi pensieri e probabilmente soddisfatto per l’averti cavato di bocca quell’ultima frase.
Piove.
Piove merda.
E sei l’unico a vederla.

(Riproduzione riservata)

© Ed. Il Foglio

* * *

Il libro
Nel 1994, in un istituto professionale di una città di provincia, si incrociano i destini di due adolescenti agli antipodi, Dino e Teo, di una professoressa di arte, Lara, e del marito Gianfranco, un ex carabiniere con velleità letterarie. Una serie di casualità, come i dentini di una cerniera lampo quando si incastrano nel cursore, si uniranno tra loro per stringere e stritolare in maniera imprevista e imprevedibile uno dei protagonisti.
“Cerniera lampo” presenta un’esuberante varietà di linguaggi e stili, utilizzati con disinvoltura per restituire una galleria grottesca della popolazione scolastica, un microcosmo che ben rappresenta una società caotica, tanto ridicola quanto insidiosa. Al di fuori delle mura dell’istituto, tra genitori distratti, estremismi politici, paninoteche, rassegne cinematografiche, discoteche, prime pulsioni sessuali, ambizioni artistiche e l’onnipresente televisione a monopolizzare i sogni e gli incubi, la maturità sembra ancora lontana anni luce, non solo per i ragazzi, ma anche per gli adulti, in un mondo il cui senso appare inafferrabile.
Scritto dai due autori a diciassette anni ed edito nel 1996 da una piccola casa editrice siracusana, con prefazione di Alessandro Quasimodo e Danilo Ruocco, il romanzo, esattamente a vent’anni dalla sua prima apparizione, torna disponibile in libreria, ampiamente riveduto e corretto e sponsorizzato stavolta da Giuseppe Culicchia, popolare autore del cult book “Tutti giù per terra”, che lo ha definito “un romanzo che fa sorridere e riflettere”.
Il romanzo risulta essere un perfetto “prequel” dei romanzi di Luca Raimondi “Se avessi previsto tutto questo” e “Tutto quell’amore disperso”, anch’essi editi dalle Edizioni Il Foglio. Anch’esso romanzo di formazione, è ambientato nello stesso istituto da cui proviene la futura matricola universitaria Carlo Piras, che qui fa una comparsata in quanto compagno di classe dei due protagonisti.
Gli amatori della musica dell’eclettico performer e compositore siracusano Joe Schittino, ormai noto a livello internazionale, troveranno numerosi riferimenti alla sua opera e, in appendice, una partitura precedentemente inedita, composta per l’occasione e perfettamente integrata nel contesto del romanzo.

* * *

 

Luca Raimondi (1977) ha pubblicato con le Edizioni Dell’Ariete “Cuore del vuoto” (1998, con prefazione di Andrea G. Pinketts), con Aracne “Marenigma” (2009, prefazione di Eraldo Baldini), con Melino Nerella il lungo racconto contenuto in “Amore, rabbia e verità” (2009) e quello più breve in “Le eccellenze del gusto” (2011). Nel 2013 ha pubblicato per le Edizioni Il Foglio “Se avessi previsto tutto questo. In cerca d’amore nella Catania di fine millennio” (con il risvolto di copertina firmato da Roberto Alajmo) e nel 2014 “Tutto quell’amore disperso” (prefazione di Gianluca Morozzi). È autore anche di alcuni saggi, tra cui “Nient’altro che un sogno. Pasolini e la Trilogia della vita” (Bastogi, 2005), “Fronte del corto. Scenari siciliani del film breve” (Sampognaro & Pupi, 2005), “Il pensiero pedagogico di Pier Paolo Pasolini” (Sampognaro & Pupi, 2006) e “Comunicare la cultura” (Bonanno, 2007).
Il suo sito ufficiale è www.lucaraimondi.blogspot.it

 

Joe Schittino (1977) è un compositore perfezionatosi all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia in Roma. Dopo aver collaborato col regista e poeta Klaus Rohleder, Schittino ha ricevuto la commissione della Maison d’éducation de la Légion d’Honneur per il Concert Presidentiel 2011 sotto il patrocinio di Sarkozy. Nel 2015 è stato in residenza al Centre National de Danse Contemporaine (Angers). Tra i suoi interpreti: Novosibirsk Philharmonic Chamber Orchestra, Orchestra Filarmonica Italiana, Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari, Coro Farnesiano, Quartetto Hermes, Ensemble Algoritmo, Steve Martland, Fabio Maestri, Marco Angius, Mario Ciaccio, Angelo Cavarra. La sua musica è stata eseguita, oltre che in numerosi paesi europei, anche in Russia, Taiwan e negli Stati Uniti: radiotrasmessa da ZDF, BBC, Hessischer Rundfunk, Rai Radio3; e pubblicata da Suvini Zerboni, Edition Gamma, Ebert Musik Verlag e BAM.

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