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LA COMMEDIA UMANA DI BALZAC – estratto della prefazione del 3° vol. Meridiani Mondadori

novembre 30, 2013

La commedia umana vol.3In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un estratto della prefazione de La commedia umana vol. 3″ di Honoré de Balzac (Mondadori, I Meridiani), firmata da Mariolina Bongiovanni Bertini che ne è la curatrice

Si conclude l’edizione nei Meridiani dei testi più significativi della Commedia umana: dopo gli otto romanzi che hanno decretato il successo di Balzac narratore pubblicati nel primo volume e i due capolavori proposti nel secondo, qui la curatrice Mariolina Bongiovanni Bertini ha selezionato opere che illustrano i più diversi interessi di Balzac, tanto vari da sconcertare i suoi lettori.
Si va dal celebre Cugino Pons, storia di un colto e sfortunato collezionista di opere d’arte e della sua imponente raccolta, di cui la ricchissima annotazione di Claudia Moro scopre per la prima volta le sorprendenti affinità con quella appassionatamente riunita da Balzac stesso, al Giglio nella valle, romanzo d’amore e morte, di virtù e di passione contrapposte sullo sfondo di un paesaggio le cui descrizioni sono veri e propri pezzi di bravura; da Una passione nel deserto, racconto lungo sull’amicizia fra un ufficiale perso nel deserto e una pantera, non priva di risvolti sensuali che fecero rabbrividire la critica contemporanea, ai Proscritti che vedono protagonista Dante Alighieri, esule a Parigi e seguace di un singolare Sigieri di Brabante molto vicino a Balzac; dalla vicenda fantastica delCapolavoro sconosciuto i cui personaggi si fanno portavoci delle teorie balzachiane sull’arte, al non meno fantastico e misteriosoLa pelle di zigrino di cui non è escluso si ricordi Wilde per il suoRitratto di Dorian Gray; si approda infine al filosofico Séraphîta, dove le teorie mistiche di Swedenborg rielaborate da Balzac trovano forma romanzesca fra abbaglianti panorami norvegesi.

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Dall’introduzione a “I Proscritti” – La commedia umana vol. 3″ di Honoré de Balzac (Mondadori, I Meridiani)

di Mariolina Bertini

Nel 1831 Balzac non è ancora, agli occhi dei contemporanei, né il prototipo del romanziere né l’iniziatore di quello che una ventina d’anni dopo si comincerà a definire “realismo”. Il talento per cui le riviste se lo contendono è quello del conteur, dell’autore di narrazioni, per lo più brevi, di folgorante e caleidoscopica modernità.  E’ la sua scintillante versatilità che seduce i lettori della “Revue de Paris” e della “Revue des Deux Mondes”.  Balzac resuscita magistralmente i più diversi sfondi storici, ma rivaleggia anche con Hoffmann nel creare atmosfere intrise di ambiguo mistero. La Pelle di zigrino  rappresenta l’apogeo di questa maniera,  che i critici di allora definiscono “fosforica”, quasi si presentasse aureolata dalla luminosità sinistra di certi mostri degli abissi o dei fuochi fatui guizzanti nella notte dei cimiteri.  Contemporaneo nella stesura della Pelle di zigrino , in quanto redatto nella primavera del 1821, I Proscritti contrappone alla Parigi rigorosamente attuale di quel romanzo la Parigi medioevale di Dante Alighieri e di Sigieri di Brabante.  (…)

Il dato di partenza del racconto è la nostalgia per la patria lontana che affratella, nella Parigi del 1308, due stranieri messi al bando dalla terra natale: un poeta fiorentino, che incarna l’energia dominatrice del pensiero, e Godefroid, angelico adolescente proveniente dalle Fiandre, la cui fragile sensibilità non sembra in grado di resistere ai colpi dell’avversa fortuna. Alloggiati nella dimora borghese del gendarme Tirechair, la cui moglie contribuisce al bilancio familiare affittando qualche camera e lavorando come lavandaia per i canonici della vicina chiesa di Notre Dame, i due non tardano a suscitare i sospetti del padrone di casa.  Corpi estranei al tessuto sociale, dalla collocazione mal definita, evocano in lui il ricordo di un’eretica bruciata in place de la Grève, Margherita Poretta.

Tirechair non ha del tutto torto: se i suoi due ospiti non sono adepti della dottrina del Libero Spirito che ha condotto sul rogo Margherita Poretta, sono però sotto l’influenza di un insegnamento quasi altrettanto eterodosso. Lo sguardo del narratore li segue infatti al di là della Senna, sino alla rue du Fouarre (il dantesco Vico degli Strami) dove Sigieri di Brabante espone a un pubblico affascinato la sua grandiosa visione del destino umano come mistica ascesa verso la Luce, da lui identificata con la divinità.

L’insegnamento di Sigieri ha sui due proscritti effetti molto diversi. Per il poeta fiorentino, diventa una fonte d’ispirazione. Al fragile Godefroid fa balenare invece un’irresistibile tentazione: quella di sfuggire, attraverso la morte volontaria, all’esilio terreno.  Allarmato da un tonfo  che risuona nella notte, il poeta irrompe nella stanza del suo giovane amico, che ha maldestramente tentato di impiccarsi. L’esule fiorentino non si accontenta di soccorrerlo; con il racconto di una delle proprie visioni poetiche, lo mette in guardia contro il suicidio, che non lo ricondurrebbe al regno della Luce divina, anzi, rischierebbe di precluderglielo per molto tempo. E’ l’insegnamento racchiuso nel destino di Honorino, protagonista di un episodio non scritto della Divina Commedia, che il poeta espone al suo giovane amico. Honorino, suicida per amore della sua sposa, non ha potuto ricongiungersi a lei in paradiso; la sua anima, per cui la speranza è diventata il più atroce dei tormenti, è condannata a vagare alle soglie della Gerusalemme celeste, contemplando ogni tanto di lontano l’amata, fulgida stella negli “abissi di luce” di un cielo irraggiungibile.  (…)

La commedia umana vol.3Agli occhi dei lettori del 1831, I Proscritti era un “abbozzo storico”, che doveva gran parte del suo fascino alla figura , cara all’immaginario romantico, dell’autore della Divina Commedia. Per Balzac, invece, era qualcosa di ben diverso; era il primo testo narrativo in cui aveva inserito, affidandola alla voce di Sigieri, la sua visione filosofico-religiosa, elaborata a partire da fonti del più vario orientamento. Per la prima volta, nei Proscritti,  una parte di queste fonti era esplicitamente citata (da Bœhme a Swedenborg) . (….)

Proust  affermava di amare egualmente , nell’opera di Balzac, gli sterminati affreschi e le miniature. Con il suo pastiche dantesco e le sue immagini da diorama, I Proscritti  ha certo tutta la seduzione, artificiosa e smagliante, di una miniatura neogotica. Ma è anche una miniatura in altro senso; cioè una rappresentazione, ridotta e concentratissima, della visione balzachiana del mondo. Nelle sue poche pagine, troviamo la prosa borghese della famiglia Tirechair e il misticismo di Sigieri; il combattivo patriottismo di Dante e l’amore assoluto di Honorino; le swedenborghiane corrispondenze tra il visibile e l’invisibile , e il ruolo sociale dell’artista, “principe del pensiero”; la realtà quotidiana della Parigi trecentesca e il romanzesco dei colpi di scena.  Siamo di fronte a una miniatura della Commedia umana, anche se nel 1831 La Commedia umana  è ancora di là da venire, e il proposito di Balzac è soltanto quello di rendere omaggio all’autore della sua lontana progenitrice, La Divina Commedia. 

(Riproduzione riservata)

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