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COME UN ANIMALE di Filippo Nicosia (recensione e intervista)

“Come un animale” di Filippo Nicosia (Mondadori)

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di Eliana Camaioni

“A darmi il benvenuto nella nuova casa ci ha pensato una pioggia fitta e costante. È caduta per due giorni senza interruzioni, dilatando il tempo. […] Poi, annunciata da un vento lieve, è arrivata la tregua”.
Potrebbe riassumersi così la vicenda del protagonista di “Come un animale”, ultimo romanzo di Filippo Nicosia per i tipi di Mondadori.
Il protagonista non ha nome, racconta in prima persona, svela al lettore solo ciò che via via ha il coraggio di svelare a sé stesso: il suo trasferimento da Roma a Manziana, il suo passato da insegnante, ma soprattutto il motivo di ciò che lo ha spinto a una scelta così radicale, spostare tutta la sua vita dalla realtà cittadina a una villa fatiscente e abbandonata.
Si intuisce solo che una circostanza dolorosa ha stravolto la sua esistenza.
“Non avevo messo le lenzuola. Erano una cosa alla quale non avevo mai pensato. A Roma le avevo sempre trovate nel letto, e così avevo dato per scontato che ogni materasso avesse il suo lenzuolo. Non era così, e ogni mattina il rivestimento ruvido sul quale mi mettevo a dormire me lo ricordava pizzicandomi le braccia e le gambe”.  In nessun modo il protagonista decide di intervenire sulla nuova dimora: non butta via gli oggetti rotti al suo interno, non fa le pulizie, non cucina ma si affida a cibi precotti che acquista, assieme a diversi tipi di alcolici, al supermercato del paese. Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 22 al 28 giugno 2020 – questa settimana segnaliamo “Come un respiro” di Ferzan Ozpetek (Mondadori)

I primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 22 al 28 giugno 2020

Questa settimana segnaliamo: “Come un respiro” di Ferzan Ozpetek (Mondadori), al 2° posto in classifica generale

“L’enigma della camera 622” di Joël Dicker (La nave di Teseo – traduzione di Milena Zemira Ciccimarra), è ancora al 1° posto in classifica generale

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La scheda del libro:

Il presente si mescola al passato per narrare la potenza della vita stessa, che obbliga a scelte da cui non si torna più indietro. Ma anche per celebrare – come solo Ozpetek sa fare – una Istanbul magica, sensuale e tollerante, con i suoi antichi hamam, i palazzi ottomani che si specchiano nel Bosforo, i vecchi quartieri oggi scomparsi.

È una domenica mattina di fine giugno e Sergio e Giovanna, come d’abitudine, hanno invitato a pranzo nel loro appartamento al Testaccio due coppie di cari amici. Stanno facendo gli ultimi preparativi in attesa degli ospiti quando una sconosciuta si presenta alla loro porta. Molti anni prima ha vissuto in quella casa e vorrebbe rivederla un’ultima volta, si giustifica. Il suo sguardo sembra smarrito, come se cercasse qualcuno. O qualcosa. Si chiama Elsa Corti, viene da lontano e nella borsa che ha con sé conserva un fascio di vecchie lettere che nessuno ha mai letto. E che, fra aneddoti di una vita avventurosa e confidenze piene di nostalgia, custodiscono un terribile segreto. Riaffiora così un passato inconfessabile, capace di incrinare anche l’esistenza apparentemente tranquilla e quasi monotona di Sergio e Giovanna e dei loro amici, segnandoli per sempre. Ferzan Ozpetek, al suo terzo libro, dà vita a un intenso thriller dei sentimenti, che intreccia antiche e nuove verità trasportando il lettore dall’oggi alla fine degli anni Sessanta, da Roma a Istanbul, in un emozionante susseguirsi di colpi di scena, avanti e indietro nel tempo. Chi è davvero Elsa Corti? Come mai tanti anni prima ha lasciato l’Italia quasi fuggendo, allontanandosi per sempre dalla sorella Adele, cui era così legata? Pagina dopo pagina, passioni che parevano sopite una volta evocate riprendono a divampare, costringendo ciascuno a fare i conti con i propri sentimenti, i dubbi, le bugie.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 L’enigma della camera 622 Joël Dicker La nave di Teseo 22,00
2 Come un respiro Ferzan Ozpetek Mondadori 17,00
3 Il borghese Pellegrino Marco Malvaldi Sellerio Editore Palermo 14,00
4 Cambiare l’acqua ai fiori Valérie Perrin E/O 18,00
5 La strada di casa Kent Haruf NN Editore 18,00
6 Le storie del mistero Lyon Gamer Magazzini Salani 15,90
7 Sulla tua parola. Messalino. Santa messa quotidiana e letture commentate per vivere la parola di Dio. Luglio-Agosto 2020 Paolo Mojoli Editrice Shalom 4,00
8 La Salita dei Saponari Cristina Cassar Scalia Einaudi 18,00
9 Rinascita. Timeport Stef & Phere Magazzini Salani 15,90
10 La misura del tempo Gianrico Carofiglio Einaudi 18,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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DA QUALCHE PARTE STARÒ FERMO AD ASPETTARE TE di Lorenza Stroppa: incontro con l’autrice

“Da qualche parte starò fermo ad aspettare te” di Lorenza Stroppa (Mondadori): incontro con l’autrice

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Lorenza Stroppa è di Pordenone, dove vive insieme al marito, i due figli e un cane un po’ storto. Le piace litigare con il vento, accarezzare le parole, indagare le ombre e immergersi nei colori. Lavora come editor in una casa editrice veneta, tiene corsi di editoria e di scrittura e occasionalmente traduce libri. Ha pubblicato con Sperling&Kupfer la trilogia Dark Heaven, scritta a quattro mani con Flavia Pecorari, e nel 2017 il romanzo La città portata dalle acque per Bottega Errante.

Per Mondadori è uscito il suo nuovo romanzo intitolato “Da qualche parte starò fermo ad aspettare te“.

Abbiamo chiesto all’autrice di parlarcene…

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«Ci sono libri che partono dalla mente, libri che partono dal cuore e libri che partono dalla pancia», ha detto Lorenza Stroppa a Letteratitudine. «Questo è un libro che è nato dal coinvolgimento di tutti e tre gli organi. Leggi tutto…

COLSON WHITEHEAD VINCE IL PREMIO PULITZER PER LA NARRATIVA 2020

Lo scrittore statunitense Colson Whitehead, nato a New York nel 1969, vince il Premio Pulitzer per la Narrativa 2020 con il romanzo “I ragazzi della Nickel” (The Nickel Boys). Aveva già vinto il Premio con il precedente romanzo

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Il Premio Pulitzer per la Narrativa 2020 va a Colson Whitehead (New York, 6 novembre 1969) per il romanzo “I ragazzi della Nickel” (The Nickel Boys) edito in Italia da Mondadori con la traduzione di Silvia Pareschi. L’anno scorso era stato premiato Richard Powers per “Overstory” (edito in Italia da La nave di Teseo con il titolo “Il sussurro del mondo”). A giocarsi l’ambito premio insieme a “I ragazzi della Nickel” erano “Topeka School” (The Topeka School) di Ben Lerner e “The Dutch House” di Ann Patchett.

Alla fine il premio se lo aggiudica Colson Whitehead (già autore del capolavoro “La ferrovia sotterranea”, con cui aveva già vinto il Pulitzer oltre al National Book Award) per la scrittura di un’altra opera magistrale capace di far luce, ancora una volta, su un angolo buio di storia americana. È la prima volta nella storia che un autore vince il Pulitzer con due romanzi consecutivi.

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Colson Whitehead è nato e cresciuto a New York. Dopo essersi laureato all’Università Harvard, ha cominciato a scrivere di libri, televisione e musica per il settimanale The Village Voice.
Nel 1999 ha pubblicato il suo primo romanzo, “L’intuizionista” (The Intuitionist), finalista del Premio PEN/Hemingway, pubblicato in Italia da Mondadori: romanzo dove gli ascensori diventano simbolo di sviluppo verticale e di un’ansia di promozione sociale che seduce anche i neri. Leggi tutto…

L’ISOLA DELLE MADRI di Maria Rosa Cutrufelli (intervista)

“L’isola delle madri” di Maria Rosa Cutrufelli (Mondadori)

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di Massimo Maugeri

Maria Rosa Cutrufelli ha curato antologie di racconti, scritto radiodrammi, collaborato a riviste e quotidiani nazionali. Ha fatto parte della redazione di “Noi donne”, fondato e diretto la rivista “Tuttestorie” e insegnato scrittura creativa alla Sapienza. Ha pubblicato diversi romanzi, libri di viaggio, per ragazzi e numerosi saggi. Fra i suoi libri (che hanno vinto diversi premi e sono stati tradotti in varie lingue) si ricordano: “La donna che visse per un sogno”, “Complice il dubbio”, “Il giudice delle donne”.

Il suo più recente romanzo, appena edito da Mondadori, si intitola “L’isola delle madri“. Una storia potente e incisiva incentrata su tematiche di grandissima attualità che vanno dalla catastrofe climatica in atto alla problematica correlata alle nuove nascite. Una storia resa ancora più affascinante e coinvolgente per via dell’utilizzo di un’ottica distopica che, paradossalmente, ci consente di inquadrare la nostra contemporaneità in maniera estremamente lucida e concreta.

Ne ho discusso con l’autrice…

– Cara Maria Rosa, complimenti per questo tuo nuovo romanzo (che, peraltro, è attualissimo sotto diversi punti di vista). Partiamo dall’inizio. Ci racconteresti qualcosa sulla sua genesi?
È vero, il romanzo per molti versi è decisamente attuale. Parla dell’inquinamento, di come gli uomini hanno avvelenato la terra e di come la terra si vendichi avvelenando, a sua volta, gli uomini. Parla di biotecnologie, di riproduzione assistita e degli sconvolgimenti che tutto ciò produce sui tradizionali assetti familiari. Eppure, malgrado questa indubbia attualità, il romanzo nasce da un ricordo antico. Dal ricordo di mio padre, che studiava gli effetti dell’inquinamento già negli anni Sessanta del secolo scorso (era uno scienziato). Non ho mai dimenticato le storie che mi raccontava: storie di pesci mutanti e stormi radioattivi, di erbicidi e veleni chimici profusi ovunque. Storie, in definitiva, di umana cecità. È da questi ricordi che nasce, dopo tanto tempo, il mio romanzo: un omaggio al lavoro di mio padre, che appunto per il suo lavoro ha perso la vita. Leggi tutto…

LA VITA GIOCA CON ME di David Grossman (recensione)

“La vita gioca con me” di David Grossman (Mondadori – traduzione di Alessandra Shomroni)

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di Eva Luna Mascolino

Leggere David Grossman è ogni volta un gesto che assomiglia un po’ a quello di partire. Si impacchettano i bagagli nelle prime pagine, con l’euforia commossa di chi non sa cosa c’è là fuori, e si stringe un biglietto tra le mani tremando per l’emozione, per poi salire su un treno sgangherato e accogliente. La vita gioca con me non è un’eccezione a questa regola, anzi: perfetto nella sua scansione temporale, permette addirittura di viaggiare all’indietro nel tempo, mentre ci si muove nello spazio, e di visitare l’universo interiore di tre donne della stessa famiglia.

Parliamo di Vera, Nina e Ghili, rispettivamente nonna, madre e nipote, che si ritrovano nella stessa stanza dopo lunghi anni in occasione del novantesimo compleanno di Vera. La vita di Nina non è rimasta a lungo sui binari del resto della famiglia e, ora che è tornata con una domanda da fare e numerose risposte da cercarle, accoglierla come se non fosse un’estranea sembra quasi uno sforzo. È grazie a lei, tuttavia, che la nonna riesce a ripercorrere le tappe di un’esistenza rimaste sepolte sotto il peso del tempo, della vergogna, del dolore. Da ebrea croata quale era, infatti, aveva trascorso una giovinezza complessa dal momento in cui si era innamorata del serbo Miloš e lo aveva poi visto finire in prigione perché ritenuto una spia sovietica. Quando la figlia aveva da poco compiuto sei anni, per di più, era stata deportata in un campo di rieducazione sull’isola di Goli Otok, senza che Nina fosse mai riuscita a capacitarsi fino in fondo della sua assenza. Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 30 dicembre 2019 al 5 gennaio 2020 – questa settimana segnaliamo “La vita gioca con me” di David Grossman (Mondadori)

La vita gioca con me - David Grossman - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 30 dicembre 2019 al 5 gennaio 2020

Questa settimana segnaliamo: “La vita gioca con me” di David Grossman (Mondadori – traduzione di Alessandra Shomroni), al 25° posto in classifica generale

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[variazioni rispetto alla rilevazione precedente]

Al 1° posto (nella rilevazione precedente era in 2^ posizione) “La vita bugiarda degli adulti” di Elena Ferrante (E/O)

Al 2° posto  (nella rilevazione precedente era in 1^ posizione) “La misura del tempo” di Gianrico Carofiglio (Einaudi)

Entra in top ten al 3° posto “La ragazza del sole. Le sette sorelle” di Lucinda Riley (Giunti)

Al 4° posto  (nella rilevazione precedente era in 5^ posizione) “Le fantafiabe di Luì e Sofì” di Me contro Te (Mondadori Electa)

Al 5° posto (nella rilevazione precedente era in 4^ posizione)  “Una gran voglia di vivere” di Fabio Volo (Mondadori)

Al 6° posto (nella rilevazione precedente era in 3^ posizione) “La casa delle voci” di Donato Carrisi (Longanesi)

Al 7° posto  (nella rilevazione precedente era in 8^ posizione) “I leoni di Sicilia. La saga dei Florio” di Stefania Auci (Nord)

Entra in top ten all’8° posto “In cucina con voi! Tutte le nuove ricette di «Fatto in casa da Benedetta»” di Benedetta Rossi (Mondadori Electa)

Al 9° posto  (nella rilevazione precedente era in 7^ posizione) “Lungo petalo di mare” di Isabel Allende (Feltrinelli)

Entra in top ten al 10° posto “Diario di una schiappa. Giorni da brivido” di Jeff Kinney (Il Castoro)

 

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La vita gioca con me - David Grossman - copertinaQuesta settimana segnaliamo: “La vita gioca con me” di David Grossman (Mondadori – traduzione di Alessandra Shomroni), al 25° posto in classifica generale

Con La vita gioca con me David Grossman ci ricorda che scegliere significa escludere e vivere è un continuo, maldestro tentativo di ricomporre. Un romanzo di intensità straordinaria, dove ogni pagina è grande letteratura.

“Tuvia era mio nonno. Vera è mia nonna. Rafael, Rafi, mio padre, e Nina… Nina non c’è. Nina non è qui. È sempre stato questo il suo contributo particolare alla famiglia”, annota Ghili nel suo quaderno. Ma per la festa dei novant’anni di Vera, Nina è tornata; ha preso tre aerei che dall’Artico l’hanno portata al kibbutz, tra l’euforia di sua madre, la rabbia di sua figlia Ghili, e la venerazione immutata di Rafi, l’uomo che ancora, nonostante tutto, quando la vede perde ogni difesa. E questa volta sembra che Nina non abbia intenzione di fuggire via; ha una cosa urgente da comunicare. E una da sapere. Vuole che sua madre le racconti finalmente cosa è successo in Iugoslavia, nella “prima parte” della sua vita, quando, giovane ebrea croata, si è caparbiamente innamorata di MiloŠ, figlio di contadini serbi senza terra. E di quando MiloŠ è stato sbattuto in prigione con l’accusa di essere una spia stalinista. Vuole sapere perché Vera è stata deportata nel campo di rieducazione sull’isola di Goli Otok, abbandonandola all’età di sei anni e mezzo. Di più, Nina suggerisce di partire alla volta del luogo dell’orrore che ha risucchiato Vera per tre anni e che ha segnato il suo destino e poi quello della giovane Ghili. Il viaggio di Vera, Nina, Ghili e Rafi a Goli Otok finisce per trasformarsi in una drammatica resa dei conti e rompe il silenzio, risvegliando sentimenti ed emozioni con la violenza della tempesta che si abbatte sulle scogliere dell’isola. Un viaggio catartico affidato alle riprese di una videocamera, dove memoria e oblio si confondono in un’unica testimonianza imperfetta.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 La vita bugiarda degli adulti Elena Ferrante E/O 19,00
2 La misura del tempo Gianrico Carofiglio Einaudi 18,00
3 La ragazza del sole. Le sette sorelle Lucinda Riley Giunti Editore 19,80
4 Le fantafiabe di Luì e Sofì Me contro Te Mondadori Electa 16,90
5 Una gran voglia di vivere Fabio Volo Mondadori 19,00
6 La casa delle voci Donato Carrisi Longanesi 22,00
7 I leoni di Sicilia. La saga dei Florio Stefania Auci Nord 18,00
8 In cucina con voi! Tutte le nuove ricette di «Fatto in casa da Benedetta» Benedetta Rossi Mondadori Electa 19,90
9 Lungo petalo di mare Isabel Allende Feltrinelli 19,50
10 Diario di una schiappa. Giorni da brivido Jeff Kinney Il Castoro 13,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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ALESSANDRO PERISSINOTTO VINCE IL PREMIO LATTES GRINZANE 2019

Alessandro Perissinotto con Il silenzio della collina (Mondadori) vince il Premio Lattes Grinzane 2019 

È Alessandro Perissinotto con Il silenzio della collina (Mondadori) il vincitore del Premio Lattes Grinzane 2019 per la sezione Il Germoglio, dedicata ai migliori libri di narrativa italiana o straniera pubblicati nell’ultimo anno. Gli altri finalisti al Premio erano: Roberto Alajmo con L’estate del ’78 (Sellerio), Jean Echenoz (Francia) con Inviata speciale (Adelphi, traduzione di Federica e Lorenza Di Lella), Yewande Omotoso (Sud Africa) con La signora della porta accanto (66thand2nd, traduzione di Natalia Stabilini), e Christoph Ransmayr (Austria) con Cox o Il corso del tempo (Feltrinelli, traduzione di Margherita Carbonaro). Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 30 settembre al 6 ottobre 2019 – segnaliamo “Morgana. Storie di ragazze che tua madre non approverebbe” di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri (Mondadori)

Morgana. Storie di ragazze che tua madre non approverebbe - Michela Murgia,Chiara Tagliaferri - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 30 settembre al 6 ottobre 2019

Questa settimana segnaliamo: “Morgana. Storie di ragazze che tua madre non approverebbe” di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri (Mondadori)

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[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Si conferma al 1° posto, “Le corna stanno bene su tutto. Ma io stavo meglio senza!” di  Giulia De Lellis e Stella Pulpo (Mondadori Electa)

Si conferma al 2° posto “Segreti e ipocrisie” di Sveva Casati Modignani (Sperling & Kupfer)

Si conferma al 3° posto “I leoni di Sicilia. La saga dei Florio” di Stefania Auci (Nord)

Al 4° posto  (la settimana precedente era in 8^ posizione) “Fiorire d’inverno. La mia storia” di Nadia Toffa (Mondadori)

Entra in top ten al 5° posto “La notte più lunga” di Michael Connelly (Piemme)

Al 6° posto (la settimana precedente era in 5^ posizione) “La mattina dopo” di Mario Calabresi (Mondadori)

Al 7° posto (la settimana precedente era in 4^ posizione), “Tralummescuro. Ballata per un paese al tramonto” di  Francesco Guccini (Giunti Editore)

All’8° posto (la settimana precedente era in 6^ posizione) “L’istituto” di Stephen King (Sperling & Kupfer)

Entra in top ten al 9° posto “Le verità nascoste. Trenta casi di manipolazioni della storia” di Paolo Mieli (Rizzoli)

Al 10° posto (la settimana precedente era in 7^ posizione), “Il coltello” di  Jo Nesbø (Einaudi)

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Morgana. Storie di ragazze che tua madre non approverebbe - Michela Murgia,Chiara Tagliaferri - copertinaQuesta settimana segnaliamo: Questa settimana segnaliamo: “Morgana. Storie di ragazze che tua madre non approverebbe” di Michela Murgia e Chiara Tagliaferri (Mondadori) – al 18° posto in classifica generale

Controcorrente, strane, pericolose, esagerate, difficili da collocare. E rivoluzionarie. Sono le dieci donne raccontate in questo libro e battezzate da una madrina d’eccezione, la Morgana del ciclo arturiano, sorella potente e pericolosa del ben più rassicurante re dalla spada magica.

Moana Pozzi, Santa Caterina, Grace Jones, le sorelle Brontë, Moira Orfei, Tonya Harding, Marina Abramovic, Shirley Temple, Vivienne Westwood, Zaha Hadid. Morgana non è un catalogo di donne esemplari; al contrario, sono streghe per le donne stesse, irriducibili anche agli schemi della donna emancipata e femminista che oggi, in piena affermazione del pink power, nessuno ha in fondo più timore a raccontare. Il nemico simbolico di questa antologia è la “sindrome di Ginger Rogers”, l’idea – sofisticatamente misogina – che le donne siano migliori in quanto tali e dunque, per stare sullo stesso palcoscenico degli uomini, debbano sapere fare tutto quello che fanno loro, ma all’indietro e sui tacchi a spillo. In una narrazione simile non c’è posto per la dimensione oscura, aggressiva, vendicativa, caotica ed egoistica che invece appartiene alle donne tanto quanto agli uomini. Le Morgane di questo libro sono efficaci ciascuna a suo modo nello smontare il pregiudizio della natura gentile e sacrificale del femminile. Le loro storie sono educative, non edificanti, disegnano parabole individuali più che percorsi collettivi, ma finiscono paradossalmente per spostare i margini del possibile anche per tutte le altre donne. Nelle pagine di questo libro è nascosta silenziosamente una speranza: ogni volta che la società ridefinisce i termini della libertà femminile, arriva una Morgana a spostarli ancora e ancora, finché il confine e l’orizzonte non saranno diventati la stessa cosa.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Le corna stanno bene su tutto. Ma io stavo meglio senza! Giulia De Lellis; Stella Pulpo Mondadori Electa 15,90
2 Segreti e ipocrisie Sveva Casati Modignani Sperling & Kupfer 15,90
3 I leoni di Sicilia. La saga dei Florio Stefania Auci Nord 18,00
4 Fiorire d’inverno. La mia storia Nadia Toffa Mondadori 18,00
5 La notte più lunga Michael Connelly Piemme 19,90
6 La mattina dopo Mario Calabresi Mondadori 17,00
7 Tralummescuro. Ballata per un paese al tramonto Francesco Guccini Giunti Editore 19,00
8 L’istituto Stephen King Sperling & Kupfer 21,90
9 Le verità nascoste. Trenta casi di manipolazioni della storia Paolo Mieli Rizzoli 19,50
10 Il coltello Jo Nesbø Einaudi 20,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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IL CANTO DELL’IPPOPOTAMO di Alberto Garlini (intervista)

IL CANTO DELL’IPPOPOTAMO di Alberto Garlini (Mondadori)

Alberto Garlini è nato a Parma nel 1969. Vive a Pordenone. Ha pubblicato Una timida santità (2002) e Fútbol bailado (Sironi, 2004), Tutto il mondo ha voglia di ballare (Mondadori, 2007), La legge dell’odio (Einaudi, 2012), Piani di vita (Marsilio, 2015), Il fratello unico. Un’indagine di Saul Lovisoni (Mondadori, 2017). La legge dell’odio, pubblicato da Gallimard, ha avuto un’ottima accoglienza anche in Francia. È tra i curatori della manifestazione culturale Pordenonelegge.

Il nuovo bellissimo libro di Alberto Garlini si intitola “Il canto dell’ippopotamo” e lo pubblica Mondadori.

Dalle pagine di quest’opera emerge, con forza, tra le altre cose, la figura del grande poeta Pierluigi Cappello (ne approfittiamo per ricordare questo omaggio di Letteratitudine dedicato alla figura di Pierluigi Cappello e questo post dedicato all’apertura di una biblioteca a suo nome).

Ho incontrato Alberto Garlini per discuterne insieme…

– Caro Alberto, come nasce “Il canto dell’ippopotamo”? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte di ispirazione?
Credo che la morte di una persona cara per me sia come una specie di detonatore. Sono travolto dai ricordi e nello stesso tempo temo che si possano perdere. Credo che esistano due tipi di morte. La prima è la morte fisica, naturalmente: sai che non potrai più parlare con l’amico e nemmeno vederlo. È tragica. Straziante. Ma poi esiste anche una seconda morte; ed è quanto capisci di perdere i ricordi della persona a cui hai voluto bene. Non sai più collocare un aneddoto, o non sai con chi è avvenuto o dove. Questa è una morte più sottile ma di certo altrettanto dolorosa. Perché senti che la persona cara sta sparendo anche dal ricordo. Ecco credo di aver scritto il canto dell’ippopotamo per contrastare questa morte seconda. Pensavo di scrivere qualcosa di molto lungo e complesso, mi ero messo a studiare, ma poi, quando ho percepito i primi ricordi andarsene, ho cominciato subito a scrivere, tutto quello che veniva, come veniva, in modo rapsodico. Ecco come è nato il canto dell’ippopotamo.

– Cosa puoi dirci del tuo primo incontro con Pierluigi Cappello? Leggi tutto…

I FRATELLI MICHELANGELO di Vanni Santoni (intervista)

I FRATELLI MICHELANGELO di Vanni Santoni (Mondadori): intervista all’autore

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di Massimo Maugeri

Vanni Santoni (1978), dopo l’esordio con Personaggi precari, ha pubblicato, tra gli altri, Gli interessi in comune (Feltrinelli, 2008), Se fossi fuoco arderei Firenze (Laterza, 2011), Muro di casse (Laterza, 2015), La stanza profonda (Laterza, 2017, candidato al Premio Strega). Per Mondadori ha pubblicato la serie Terra ignota (2013-14) e L’impero del sogno (2017). Dirige la narrativa di Tunué e scrive sul “Corriere della Sera”.
Per Mondadori è uscito di recente il nuovo romanzo di Vanni Santoni (foto in basso di Carlo Zei), intitolato “I fratelli Michelangelo“: un libro piuttosto corposo (612 pagine) e articolato, ma al tempo stesso assai fluido e godibile; un grande affresco famigliare che di certo occupa una posizione di primo piano nella produzione narrativa del suo autore.
Ho chiesto a Vanni di parlarmene nell’ambito di questa intensa chiacchierata.

– Caro Vanni, partiamo dall’inizio (come in genere faccio quando “chiacchiero” sui libri). Come nasce questo tuo nuovo romanzo “I fratelli Michelangelo”? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte di ispirazione?

L’idea di scrivere un romanzo corale di un certo respiro, ambientato in tanti luoghi nel mondo, la covavo da tempo: dopo Gli interessi in comune – circa il quale possiamo dare un atteso annuncio: tornerà finalmente in libreria il prossimo autunno, questa volta per Laterza –, che era già corale ma ambientato solo in Valdarno, abbozzai un libro che poi non ha mai visto la luce, in cui c’erano due fratelli che giravano l’Europa: il fratello era un perdigiorno che faceva una sorta di Interrail fuori tempo massimo, la sorella una raver che girava i luoghi più improbabili del continente al seguito delle carovane free tekno (ripensandoci, fu lì che cominciai a elaborare la mia esperienza in quel mondo e quindi ad affrontare temi emersi poi più dettagliatamente in Muro di casse). Quel progetto alla fine fu accantonato, anche perché era appena arrivata la proposta di Laterza per un “Contromano” che divenne poi il fortunato Se fossi fuoco arderei Firenze, ma nel 2012, prima di buttarmi sulla saga di Terra ignota, mi tornò l’idea di provare a fare il “grande romanzo”, un’idea che si manifestò sotto la forma di tre immagini scollegate tra loro. Nella prima c’era un tizio che andava a trovare un suo amico in un carcere di un paese in via di sviluppo, e scopriva che gli avevano rotto tutti i denti… Era una scena narrativamente interessante perché chi non ha denti parla in modo ridicolo: c’era un contrasto tra l’estrema drammaticità della cosa e il fatto che fosse buffa… Cosa che la rendeva ancora più tragica. Chi erano quei due? Perché uno era dentro e l’altro fuori? Da quelle domande sarebbero nati Louis Michelangelo e il suo amico-socio Carlo Felici. Leggi tutto…

PREMIO LETTERARIO CHIANTI 2019: vince ROSELLA POSTORINO

ROSELLA POSTORINO, con il romanzo “Le assaggiatrici” (Feltrinelli), vince la 32esima edizione 2018-2019 del PREMIO LETTERARIO CHIANTI

Risultati immagini per le assaggiatrici letteratitudine

E’ Rosella Postorino con il suo romanzo “Le assaggiatrici” (Ed. Feltrinelli, con una trama costruita sulle donne che dovevano assaggiare i cibi del Fuhrer e restare sotto osservazione per un’ora affinché le guardie si accertassero che non fossero avvelenati) la vincitrice della XXXII edizione del Premio letterario Chianti.

Le votazioni, con gli oltre 300 giurati, si sono svolte nei locali del “Giardino di Zago” a Greve in Chianti. I cinque autori finalisti della XXXII edizione del Premio erano: Carlo Carabba (Come un giovane uomo, ed. Marsilio), Valentina Farinaccio (Le poche cose certe, Mondadori), Lia Levi (Questa sera è già domani, E & O), Massimo Maugeri (Cetti Curfino, La nave di Teseo) e Rosella Postorino (Le assaggiatrici, Feltrinelli).
Gli autori finalisti hanno incontrato in cinque Comuni del territorio chiantigiano fiorentino e senese la giuria popolare di 350 lettori (con il coinvolgimento delle biblioteche locali), in confronti che si sono tenuti di sabato in località del Chianti fiorentino e senese

I cinque finalisti del Premio letterario Chianti Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 15 al 21 aprile 2019 – segnaliamo “La nostra casa è in fiamme. La nostra battaglia contro il cambiamento climatico” di Greta Thunberg, Svante Thunberg e Beata Ernman (Mondadori)

La nostra casa è in fiamme. La nostra battaglia contro il cambiamento climatico - Greta Thunberg,Svante Thunberg,Beata Ernman - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana 15 al 21 aprile 2019

Questa settimana segnaliamo: “La nostra casa è in fiamme. La nostra battaglia contro il cambiamento climatico” di Greta Thunberg, Svante Thunberg e Beata Ernman (Mondadori) (traduzioni di S. Canavero A. Stringhetti T. Albanese) – al 7° posto nella classifica generale

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[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Al 1° posto (la settimana scorsa era in 3^ posizione) “After. Ediz. speciale. Vol. 1” di Anna Todd (Sperling & Kupfer)

Al 2° posto (la settimana scorsa era in 5^ posizione) “La gabbia dorata” di Camilla Läckberg (Marsilio)

Al 3° posto (la settimana scorsa era in 2^ posizione) “Km 123” di Andrea Camilleri (Mondadori)

Al 4° posto (la settimana scorsa era in 8^ posizione) “A un metro da te” di Rachael Lippincott, Mikki Daughtry e Tobias Iaconis (Mondadori)

Al 5° posto (la settimana scorsa era in 6^ posizione) “La versione di Fenoglio” di Gianrico Carofiglio (Einaudi)

Al 6° posto “Un cuore in mille pezzi. After. Vol. 2” di Anna Todd (Sperling & Kupfer)

Entra in top ten al 7° posto “La nostra casa è in fiamme. La nostra battaglia contro il cambiamento climatico” di Greta Thunberg, Svante Thunberg e Beata Ernman (Mondadori)

All’8° posto (la settimana scorsa era in 7^ posizione) “Le cose che bruciano” di Michele Serra (Feltrinelli)

Entra in top ten al 9° posto #NONOSTANTE di Marta Losito (Mondadori Electa)

Al 10° posto “Come mondi lontani. After. Vol. 3″ di Anna Todd (Sperling & Kupfer)

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La nostra casa è in fiamme. La nostra battaglia contro il cambiamento climatico - Greta Thunberg,Svante Thunberg,Beata Ernman - copertinaQuesta settimana segnaliamo: “La nostra casa è in fiamme. La nostra battaglia contro il cambiamento climatico” di Greta Thunberg, Svante Thunberg e Beata Ernman (Mondadori – traduzioni di S. Canavero A. Stringhetti T. Albanese) – al 7° posto nella classifica generale

Lo “sciopero della scuola per il clima” di una solitaria e giovanissima studentessa davanti al parlamento svedese è diventato un messaggio globale che ha coinvolto in tutta Europa centinaia di migliaia di ragazzi che seguono il suo esempio in occasione dei #Fridaysforfuture.

Greta Thunberg ha parlato chiaro ai grandi del mondo e ha iniziato così la sua battaglia contro il cambiamento climatico, convinta che «nessuno è troppo piccolo per fare la differenza». Lo “sciopero della scuola per il clima” di una solitaria e giovanissima studentessa davanti al parlamento svedese è diventato un messaggio globale che ha coinvolto in tutta Europa centinaia di migliaia di ragazzi che seguono il suo esempio in occasione dei #Fridaysforfuture. Greta ha dato inizio a una rivoluzione che non pare destinata a fermarsi, una battaglia da combattere per un futuro sottratto alle nuove generazioni al ritmo furioso dei 100 milioni di barili di petrolio consumati ogni giorno. La nostra casa è in fiamme è la storia di Greta, dei suoi genitori e di sua sorella Beata, che come lei soffre della sindrome di Asperger. È il racconto delle grandi difficoltà di una famiglia svedese che si è trovata ad affrontare una crisi imminente, quella che ha travolto il nostro pianeta. È la presa di coscienza di come sia urgente agire ora, quando nove milioni di persone ogni anno muoiono per l’inquinamento. È il «grido d’aiuto» di una ragazzina che ha convinto la famiglia a cambiare vita e ora sta cercando di convincere il mondo intero.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 After. Ediz. speciale. Vol. 1 Anna Todd Sperling & Kupfer 15,90
2 La gabbia dorata Camilla Läckberg Marsilio 19,90
3 Km 123 Andrea Camilleri Mondadori 15,00
4 A un metro da te Rachael Lippincott; Mikki Daughtry; Tobias Iaconis Mondadori 17,00
5 La versione di Fenoglio Gianrico Carofiglio Einaudi 16,50
6 Un cuore in mille pezzi. After. Vol. 2 Anna Todd Sperling & Kupfer 13,00 T
7 La nostra casa è in fiamme. La nostra battaglia contro il cambiamento climatico Greta Thunberg; Svante Thunberg; Beata Ernman Mondadori 16,00
8 Le cose che bruciano Michele Serra Feltrinelli 15,00
9 #NONOSTANTE Marta Losito Mondadori Electa 15,90
10 Come mondi lontani. After. Vol. 3 Anna Todd Sperling & Kupfer 13,00 T

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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TEA RANNO: da SENTIMI a L’AMURUSANZA

Proponiamo un testo critico del poeta Sebastiano Burgaretta dedicato al romanzo “Sentimi” e, in coda, un’anticipazione sul nuovo romanzo di Tea Ranno in uscita ad aprile per Mondadori: “L’amurusanza”

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Cunto e canto poetico quello di Tea Ranno in Sentimi

di Sebastiano Burgaretta

Conosco un po’ la genesi di questo libro, perché ho avuto il piacere di parlarne a più riprese con l’autrice a Roma, ora al Caffè Capitolino ora alla Libreria Feltrinelli. Devo precisare che, secondo me, esso, nell’ambito della produzione narrativa della scrittrice di Melilli, costituisce un momento fortissimo, forse il più completo, il più ricco e potente, quello che più copiosamente e sofferentemente gronda umanità, un’umanità che sempre invariabilmente si porta dietro pregi e difetti, eroismi e viltà, ricchezze e miserie. Di questa umanità Tea Ranno s’è fatta cantatrice, anzi cuntatrice, sofferente con essa, come un antico aedo del mondo classico, con toni, cadenze coralità da tragedia greca. Leggi tutto…

PREMIO LETTERARIO CHIANTI 2019: i finalisti

PREMIO LETTERARIO CHIANTI 32esima edizione 2018-2019: i cinque finalisti

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Sono stati scelti i cinque autori finalisti della XXXII edizione del Premio Letterario Chianti:

Carlo Carabba con “Come un giovane uomo” (Marsilio)
Valentina Farinaccio con “Le poche cose certe” (Mondadori)
Lia Levi con “Questa sera è già domani” (Edizioni EO)
Massimo Maugeri con “Cetti Curfino” (La nave di Teseo)
Rosella Postorino con “Le assaggiatrici” (Feltrinelli).

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CLASSIFICA: dal 31 dicembre 2018 al 6 gennaio 2019 – segnaliamo “Storia segreta della ‘ndrangheta” di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso

Storia segreta della 'ndrangheta. Una lunga e oscura vicenda di sangue e potere (1860-2018) - Nicola Gratteri,Antonio Nicaso - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 31 dicembre 2018 al 6 gennaio 2019

Questa settimana segnaliamo: “Storia segreta della ‘ndrangheta. Una lunga e oscura vicenda di sangue e potere (1860-2018)” di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso (Mondadori) – al 26° posto in classifica generale

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[variazioni rispetto  al mese precedente]

Entra in top ten al 1° posto “La ragazza della luna. Le sette sorelle” di Lucinda Riley (Giunti)

Al 2° posto (il mese scorso era in 1^ posizione) “L’amica geniale. Vol. 1” di Elena Ferrante (E/O)

Al 3° posto, “Storia del nuovo cognome. L’amica geniale. Vol. 2” di Elena Ferrante (E/O)

Al 4° posto, “Storia di chi fugge e di chi resta. L’amica geniale. Vol. 3” di Elena Ferrante (E/O)

Al 5° posto (il mese scorso era in 4^ posizione) “Diario di una schiappa. Una vacanza da panico” di Jeff Kinney (Il Castoro)

Mantiene la 6^ posizione “… che Dio perdona a tutti” di Pif (Feltrinelli)

Al 7° posto, “Storia della bambina perduta. L’amica geniale. Vol. 4” di Elena Ferrante (E/O)

All’8° posto (il mese scorso era in 2^ posizione) “Il gioco del suggeritore” di Donato Carrisi (Longanesi)

Al 9° posto “La guerra dei Courtney” di Wilbur Smith e David Churchill (HarperCollins Italia)

Al 10° posto (il mese scorso era in 8^ posizione) “Cleopatra. La regina che sfidò Roma e conquistò l’eternità” di Alberto Angela (HarperCollins Italia)

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Storia segreta della 'ndrangheta. Una lunga e oscura vicenda di sangue e potere (1860-2018) - Nicola Gratteri,Antonio Nicaso - copertinaQuesta settimana segnaliamo: Storia segreta della ‘ndrangheta. Una lunga e oscura vicenda di sangue e potere (1860-2018)” di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso (Mondadori) – al 26° posto in classifica generale
 

Con questo libro che è, insieme, un grido d’allarme e una dichiarazione di guerra, Gratteri e Nicaso intendono farci capire quanto necessario sia combattere con ogni mezzo questo «mostruoso animale giurassico» che è la ‘ndrangheta.

«Se la ricchezza della ‘ndrangheta segue mille rivoli, la sua testa è ancora lì, nel cuore dell’Aspromonte, dove tutto è cominciato»

Se un tempo i suoi affiliati andavano a dorso di mulo, rubavano polli e vacche, e l’unica risorsa di cui disponevano era la violenza, oggi la ‘ndrangheta è l’organizzazione criminale più ricca e più potente al mondo, con un fatturato annuo di diverse decine di miliardi di euro, in gran parte provenienti dal traffico internazionale di cocaina. Grazie alla sua enorme capacità di stringere relazioni con il potere, si è infatti radicata in quasi tutti i continenti e ha assunto una dimensione «globale», in un singolare connubio di tradizione e adattabilità, forza d’urto e mediazione, logiche tribali e cointeressenze politico-finanziarie. Ma è anche, incredibilmente, l’organizzazione mafiosa meno conosciuta, tanto che non molti anni fa, prima della strage di Duisburg in Germania (2007), era ancora considerata una versione casereccia e «stracciona» di Cosa nostra. Eppure la ‘ndrangheta ha una storia antica, che affonda le radici nella Calabria ottocentesca e nei suoi difficili, talora drammatici rapporti con il nuovo Stato italiano, ha attraversato indenne due guerre mondiali, il fascismo e la liberazione, grazie anche alle colpevoli omissioni e sottovalutazioni della classe dirigente e della magistratura, e si è sviluppata e rafforzata, cambiando pelle e diversificando la propria attività criminale, nella Prima e nella Seconda Repubblica, grazie alla debolezza della politica, delle istituzioni e dell’economia che con essa hanno scelto di convivere. Spazzando via molti luoghi comuni e alla luce di una ricca mole di documenti e carte processuali, Nicola Gratteri, un magistrato che da trent’anni è in prima linea nella lotta contro la mafia calabrese, e Antonio Nicaso, scrittore e docente universitario che da trent’anni anni la studia e la analizza in ogni suo aspetto, ricostruiscono per la prima volta in dettaglio tutte le fasi evolutive della ‘ndrangheta e raccontano come, lungo un’ininterrotta e feroce sequenza di delitti e omicidi, di violenze e sopraffazione, si è trasformata da cosca regionale eversiva e parassitaria in sistema di potere e di governo del territorio, che sta infiltrando e inquinando pericolosamente la politica e l’economia nazionale e internazionale. Con questo libro che è, insieme, un grido d’allarme e una dichiarazione di guerra, Gratteri e Nicaso intendono farci capire quanto necessario sia combattere con ogni mezzo questo «mostruoso animale giurassico che non si estingue, perché sono ancora in tanti a proteggerlo, a tutelarlo e a legittimarlo», e spezzare quell’oscuro grumo di potere che continua ad alimentarlo.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 La ragazza della luna. Le sette sorelle Lucinda Riley Giunti Editore 16,90 *
2 L’amica geniale. Vol. 1 Elena Ferrante E/O 18,00 *
3 Storia del nuovo cognome. L’amica geniale. Vol. 2 Elena Ferrante E/O 19,50 *
4 Storia di chi fugge e di chi resta. L’amica geniale. Vol. 3 Elena Ferrante E/O 19,50
5 Diario di una schiappa. Una vacanza da panico Jeff Kinney Il Castoro 13,00
6 … che Dio perdona a tutti Pif Feltrinelli 16,00
7 Storia della bambina perduta. L’amica geniale. Vol. 4 Elena Ferrante E/O 19,50
8 Il gioco del suggeritore Donato Carrisi Longanesi 22,00
9 La guerra dei Courtney Wilbur Smith; David Churchill HarperCollins Italia 22,00
10 Cleopatra. La regina che sfidò Roma e conquistò l’eternità Alberto Angela HarperCollins Italia 20,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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LA CASA DEGLI SGUARDI di Daniele Mencarelli: incontro con l’autore

Daniele MencarelliIncontriamo Daniele Mencarelli: autore di “La casa degli sguardi” (Mondadori)

Daniele Mencarelli nasce a Roma, nel 1974. Vive ad Ariccia. Le sue principali raccolte di poesia sono I giorni condivisi, poeti di clanDestino, 2001, Bambino Gesù, Tipografie Vaticane, 2001, Guardia alta, Niebo-La vita felice, 2005. Con Nottetempo ha pubblicato Bambino Gesù, 2010, e Figlio, 2013. Sempre nel 2013 è uscito La Croce è una via, Edizioni della Meridiana, poesie sulla passione di Cristo. Il testo è stato rappresentato da Radio Vaticana per il Venerdì Santo del 2013. Nel 2015, per il festival PordenoneLegge con Lietocolle, è uscita Storia d’amore, la sua ultima raccolta. Si occupa di fiction a Rai Uno. Nel 2018, per Mondadori, è uscito “La casa degli sguardi”.

Abbiamo incontrato Daniele Mencarelli e gli abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa del suo nuovo libro…

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La casa degli sguardi«Il libro racconta un anno della mia vita», spiega Daniele Mencarelli a Letteratitudine.
«È Il 1999. Ho venticinque anni, e la certezza di non avere un futuro.
Sono un giovane poeta apprezzato, ma questo non mi basta per vivere.
Una smania, una disperata vitalità mi sta velocemente distruggendo, trovo riparo solo nelle sostanze, sino all’alcol, con cui mi anniento tutte le sere. La teoria di medici, specialisti, non fa altro che assegnarmi malattie, ma nessuno riesce a lenire il male che mi accompagna. Mi sto uccidendo, il motivo è semplice: se non posso salvare ciò che amo, allora meglio morire.
È per mia madre che provo a chiedere aiuto, devo riuscire a sopravvivere, per lei, la mia famiglia, ho bisogno di qualcosa che mi faccia uscire di casa, che mi smuova dallo stato in cui sono precipitato. Leggi tutto…

I VINCITORI DEL PREMIO VIAREGGIO RÈPACI 2018

 

 

 

 

Sono Fabio Genovesi con Il mare dove non si tocca, Mondadori e Giuseppe Lupo con Gli anni del nostro incanto, Marsilio, i vincitori ex aequo della sezione Narrativa della 89esima edizione del Premio Viareggio Rèpaci.

Giuseppe Lupo e Fabio Genovesi...

Roberta Dapunt ha vinto con Sincope, Einaudi, la sezione Poesia e Guido Melis, con La macchina imperfetta. Immagine e realtà dello stato fascista, Il Mulino la sezione Saggistica.

I vincitori sono stati annunciati, in una gremitissima piazza Mazzini, dal conduttore della serata Tiberio Timperi, insieme al Sindaco del Comune di Viareggio Giorgio Del Ghingaro e a tantissimi ospiti, tra autorità e normali cittadini, chiamati a rappresentare Viareggio in questa occasione speciale.

La giuria, presieduta da Simona Costa dopo un’accesissima discussione, ha selezionato le opere vincitrici (descritte nelle seguenti schede). Leggi tutto…

FRANCESCO TARGHETTA racconta LE VITE POTENZIALI

FRANCESCO TARGHETTA racconta il suo romanzo LE VITE POTENZIALI (Mondadori)

romanzo finalista al Premio Campiello 2018 (Premio Selezione Campiello) – vincitore del Premio Berto 2018

di Francesco Targhetta

L’idea de Le vite potenziali nasce nel 2013 dal mio interesse verso i nerd. Ne ero circondato sin dal liceo, ma mi rendevo conto che quel tipo umano, pur tra molte continuità, aveva una collocazione e reputazione sociale ormai diversa rispetto agli anni ‘80/’90: sebbene gli smanettoni rimanessero per lo più introversi, goffi, impacciati e ignorati dalle ragazze, al contempo avevano assunto un ruolo centrale in un mondo sempre più tecnologizzato. Al di là dei casi più eclatanti, da Mark Zuckerberg a Bill Gates passando per Steve Jobs, ossia nerd diventati influenti e iconici a livello mondiale, anche su piccola scala era evidente come i programmatori fossero tra i pochi ad avere infinite possibilità di lavoro e un buon riconoscimento economico. Eppure tra loro continuavano a esserci molti ragazzi timidi, un po’ autistici, visibilmente a disagio nel paradigma che proprio a loro spettava di incarnare. Mi sembrava un attrito fertile dal punto di vista letterario, sicché ho iniziato a frequentare l’azienda di consulenza informatica che un mio carissimo amico gestiva assieme ad alcuni soci a Porto Marghera.
Le vite potenzialiA quel punto è scattata un’altra molla per me decisiva quando si tratta di iniziare un nuovo progetto di scrittura, ossia l’innamoramento per un luogo: Marghera, che, da trevigiano che ci vive a 20 chilometri di distanza, avevo sempre ignorato (perché, d’altronde, andarci?), è stata una scoperta straordinaria, per altre contraddizioni da cui è marchiata in modo evidente. Anzitutto, la convivenza di vecchio e nuovo: scheletri di capannoni e fatiscente archeologia industriale sono affiancati dal polo scientifico e tecnologico del VEGA, dove si lavora sulle nanotecnologie o sulla produzione di beni, come i siti internet, ormai del tutto smaterializzati. Da un lato è un luogo che si va spegnendo, come buona parte del Petrolchimico, dall’altro è un centro di start-up. E poi mi colpiva, a livello più propriamente estetico, la componente sublime del suo paesaggio: la mastodonticità di certi suoi scorci e la sua natura anfibia (le gru e i canali, i carriponte e i tramonti sull’acqua, il profilo delle ciminiere e quello dei campanili di Venezia) la rendevano ai miei occhi un posto unico, mai visto altrove, e vivissimo proprio in virtù dei suoi continui contrasti. Leggi tutto…

IL GRANDE LUCERNARIO di MariaGiovanna Luini: incontro con l’autrice

IL GRANDE LUCERNARIO. La lezione di Umberto Veronesi e la nuova via per la cura” di MariaGiovanna Luini (Mondadori, 2018)

MariaGiovanna Luini è scrittrice e medico. Senologa libero professionista con due specializzazioni e un master in senologia chirurgica all’Istituto europeo di oncologia (IEO). Al Centro Metis di Milano promuove l’integrazione tra la medicina convenzionale di eccellenza e alcune tecniche che la scienza sta studiando: Reiki ed Energie, meditazione e percorsi di autoconsapevolezza. Per sedici anni è stata l’assistente medico di Umberto Veronesi nella direzione scientifica di IEO. Ha pubblicato romanzi (il più recente La luce che brilla sui tetti) e saggi (molti dei quali insieme a Veronesi), ha collaborato a sceneggiature cinematografiche e prestato consulenza per Allacciate le cinture di Ferzan Ozpetek. Segnaliamo l’Autoracconto d’autore dedicato a “Il male dentro” (Cairo).

MariaGiovanna Luini è tornata in libreria con un nuovo volume intitolato: “Il grande lucernario. La lezione di Umberto Veronesi e la nuova via per la cura” (Mondadori).

Abbiamo invitato l’autrice a raccontarci qualcosa su questo suo nuovo libro…

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Risultati immagini per mariagiovanna luini mondadori«Quando mi si chiede di definire il Grande Lucernario inizio con un elenco di “non è”», spiega MariaGiovanna Luini a Letteratitudine. «Non è un’autobiografia, non è un libro su Umberto Veronesi, non è una riflessione sulla malattia. Avevo in mente di riflettere – lasciando aperte tutte le ipotesi – su ciò che noi siamo, su cosa significhino le parole “cura” e “guarigione”.
Negli anni ho spaziato: non ho abbandonato la medicina, ma mi sono trovata ad approfondire approcci che alcuni definiscono (erroneamente) “alternativi”. La medicina intuitiva e vibrazionale, le tecniche orientali di “tocco che cura” (Reiki, Pranic Healing) e diversi sciamanismi. Mi sono innamorata delle filosofie di cura dei Nativi Americani, africane e afroamericane (la religione Voodoo è un concentrato di preziosi segreti di Cura) e ho frequentato seminari e corsi dei più importanti (e sorprendenti) guaritori del mondo. Alcuni sono medici: persone che hanno visto oltre, hanno intuito che per arrivare là dove la scienza fatica a guardare sia necessario accendere l’amore, il cuore, l’istinto.
Ho compreso che l’essere umano non è un corpo da mantenere in corretto funzionamento e riparare se si guasta: è un insieme di energie, alcune più tangibili e altre più rarefatte ma ugualmente importanti. Corpo, psiche, inconscio, emozioni, sentimenti, aspettative, evoluzione interiore: esiste un equilibrio in cui ogni dettaglio conta. Ho voluto condividere ciò che finora ho compreso, e anche i dubbi. Nel libro ho dedicato il mio amore a esempi di medici importanti per la mia formazione e la mia sopravvivenza (sono stata paziente grave, lo racconto), a pazienti che mi hanno onorato della loro fiducia, a innumerevoli misteri positivi (i “miracoli”) che mi stanno suggerendo l’esistenza di un Guaritore Interiore. È un viaggio che oggi è andato ancora oltre: “Il Grande Lucernario” ne definisce i prodromi.»

Ringraziamo MariaGiovanna Luini per la sua disponibilità e proponiamo, di seguito, un estratto del libro Leggi tutto…

FRANCESCO TARGHETTA vince il PREMIO BERTO 2018

Francesco Targhetta, con Le vite potenziali, Mondadori è il vincitore della 26ma edizione del Premio Letterario Giuseppe Berto per scrittori di narrativa esordienti.

Nato a Treviso, 38enne, insegna lettere alle scuole superiori. Ha vinto nel 1999 il Premio di scrittura Berto Giovani, da studente dell’ultimo anno del Liceo, nella sezione poesia. Ha pubblicato un libro di poesie (Fiaschi, ExCogita, 2009) e un romanzo in versi (Perciò veniamo bene nelle fotografie, Isbn, 2012). Nel 2014 ha vinto il premio Delfini e il premio Ciampi (da cui la plaquette Le cose sono due, Valigie Rosse, 2014). Con Le vite potenziali fa il suo esordio in prosa, e centra due prestigiosi obiettivi. Oltre a vincere il Premio Berto, infatti, è finalista del Campiello.

Targhetta è stato proclamato e premiato, con un assegno di 5 mila euro, nel corso della finale del Premio, svoltasi in Casa Berto, a Capo Vaticano, Ricadi.

Nella cinquina di finalisti, che era stata annunciata dalla giuria a Mogliano Veneto nel corso della riunione conclusiva della selezione della sessantina di opere presentate a questa edizione dagli editori, c’erano anche Carlo Carabba, con Come un giovane uomo, Marsilio Editori, Oreste Lo Pomo, con Malanni di stagione, Cairo, Mirko Sabatino, con L’estate muore giovane, Nottetempo, Matteo Trevisani, con Libro dei fulmini, Atlantide.
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PREMIO LETTERARIO ALVARO-BIGIARETTI 2018

PREMIO LETTERARIO CORRADO ALVARO e LIBERO BIGIARETTI IV EDIZIONE 
FABIO GENOVESI
vince
con il romanzo
 
Il mare dove non si tocca (Mondadori)
il PREMIO LETTERARIO ALVARO-BIGIARETTI 2018 
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Fabio GenovesiIl Comitato Direttivo del Premio letterario Corrado Alvaro e Libero Bigiaretti presieduto da Giorgio Nisini, ricevuti i voti della Giuria Scientifica e della Giuria Popolare, si è riunito nella casa di campagna dei due scrittori e ha decretato che il romanzo vincitore della quarta edizione del Premio è Il mare dove non si tocca di Fabio Genovesi (Mondadori).

Questi i voti:
Giuria scientifica: Fabio Genovesi 8, Davide Orecchio 2, Chiara Marchelli 1
Giuria popolare: Fabio Genovesi 5, Chiara Marchelli  2, Massimo Bavastro 1, Davide Orecchio 1, Giuliano Gallini 1, 1 astenuto
Genovesi vince con 13 voti complessivi, seguito da Chiara Marchelli e Davide Orecchio con 3 voti, in coda Massimo Bavastro e Giuliano Gallini con 1 voto.

Il mare dove non si toccaLa premiazione del vincitore si svolgerà sabato 19 maggio 2018 a Vallerano (VT) ore 11.30 presso la Piazza dell’Oratorio.

La Giuria Scientifica è composta da Giuseppe Antonelli, Carla Carotenuto, Anne-Christine Faitrop-Porta, Fabrizio Ottaviani, Paolo Palma, Raffaello Palumbo Mosca, Carlo Picozza, Graziella Pulce, Eugenio Ragni, Alberto Rollo, Fabio Stassi.

Il Comitato Direttivo è presieduto da Giorgio Nisini ed è composto da Valeria Ciaffardini (organizzazione Premio Alvaro-Bigiaretti), Manola Erasmi (consigliere Comune di Vallerano), Massimo Fornicoli (psicologo), Maurizio Gregori (sindaco di Vallerano), Massimo Onofri (critico Letterario), Luca Poleggi (giornalista), Riccardo Rovere (Casa Alvaro-Bigiaretti), Daniela Zanarini (Casa Alvaro-Bigiaretti). Leggi tutto…

VANNI SANTONI racconta L’IMPERO DEL SOGNO

VANNI SANTONI racconta il suo romanzo L’IMPERO DEL SOGNO (Mondadori)

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di Vanni Santoni

Prima di tutto, grazie a Letteratitudine per l’invito a parlare dell’Impero del sogno. Per farlo, mi piace partire oggi dalla copertina, disegnata da Vincenzo Bizzarri. È sempre una soddisfazione per l’autore quando capisce che il copertinista ha letto il libro con attenzione, e devo dire che quando sono arrivate le prime prove mi sono addirittura commosso: durante la lavorazione, mi chiedevo spesso se non avessi ecceduto nella varietà degli elementi e dei riferimenti mitologici, letterari e “pop” messi in campo. Quel primo disegno a matita, che poi è diventato la cover che vediamo oggi, mi ha detto che quanto stavo facendo poteva avere senso anche per occhi esterni. Mi piacciono molto anche i riferimenti all’Italia che si vedono qua e là: quando con Carlo Carabba di Mondadori abbiamo cominciato a parlare del romanzo, una delle prime cose su cui ci siamo trovati era che sarebbe stato bello fare un romanzo fantastico con una forte collocazione italiana, e la copertina riesce a rendere anche questo. Lo scrittore, e artista visivo, Francesco D’Isa, nel commentarla, aveva evocato le bahavachackra, le rappresentazioni simboliche del samsara, sovraccariche di dei, demoni e bodhisattva, che si vedono nei templi tibetani, e il paragone mi piace: è tipico, nella grammatica della visione, il passaggio da una zona di caos sovraccarico prima di sfondare verso le rivelazioni, e un percorso del genere è proprio quello che compie il protagonista del romanzo.

La seconda cosa che credo valga la pena raccontare, è che questo libro nasce davvero da un sogno. Ho davvero sognato quello che sogna Federico Melani all’inizio dell’Impero del sogno, il palacongressi, il congresso, i Draghi, i Sacerdoti, gli alieni, il fatto di essere io stesso un “delegato”. Avvenne sette anni fa, a Londra. Il sogno era così vivido, carico di senso apparente e curiosamente “seriale” che sentii il bisogno di trascriverlo, pensando che un domani, con opportuni sviluppi e modifiche, avrebbe potuto costituire lo spunto per qualcosa. Quella trascrizione è rimasta nel suo quaderno per diversi anni, finché non ho capito che poteva essere utile come base per questo romanzo, che a sua volta nasce da altre esigenze. Dato che da un po’ di anni ho cominciato ad articolare i miei romanzi, per quanto sempre autonomi, all’interno di un sistema narrativo unico, pativo un po’ il fatto che i due Terra ignota, in quanto fantasy, fossero del tutto avulsi dal resto dei miei libri. Mi assillava inoltre una questione, potremmo dire, “cosmologica”: trovare una giustificazione coerente alla natura intertestuale del mondo di Terra ignota. Ho voluto allora scrivere un romanzo che risolvesse quest’ultimo nodo e allo stesso tempo facesse da ponte tra quei due fantasy e il grosso della mia produzione, quella realistica di Muro di casse, Gli interessi in comune o La stanza profonda. Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 23 al 29 ottobre

I primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 23 al 29 ottobre 2017

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Mantiene la 1^ posizione il nuovo romanzo di Dan Brown: “Origin” (Mondadori)

Sale in 2^ posizione “Festa di famiglia” di Sveva Casati Modignani (Sperling & Kupfer)

Mantiene il 3° posto “Le tre del mattino” di Gianrico Carofiglio (Einaudi)

Al 4° posto troviamo Roberto Saviano con “Bacio feroce” (Feltrinelli)

Nuovo ingresso in top ten, in 5^ posizione, “Le linee rosse. Uomini, confini, imperi: le carte geografiche che raccontano il mondo in cui viviamo” di Federico Rampini

Ingresso in top ten, al 6° posto, anche per “It”: classico di Stephen King (Sperling & Kupfer) spinto dall’omonimo film attualmente in programmazione nei cinema

7^ posizione per Marco Malvaldi con “Negli occhi di chi guarda” (Sellerio)

8° posto per Ken Follet con “La colonna di fuoco” (Mondadori)

Al 10° posto la versione tascabile di “Quel che resta del giorno”, bestseller del Premio Nobel per la Letteratura 2017 Kazuo Ishiguro.

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Questa settimana segnaliamo: Le linee rosse. Uomini, confini, imperi: le carte geografiche che raccontano il mondo in cui viviamo” di Federico Rampini (Mondadori)

 

Nella sua ricognizione delle linee di forza che stanno ridefinendo gli assetti geopolitici e geoeconomici globali, Federico Rampini mostra e insegna a leggere la nuova cartografia del mondo, per «guardare dietro le apparenze»

«Viaggiamo di più. Capiamo di meno. Mentre lo attraversiamo in velocità, il mondo ci disorienta. I leader brancolano nel buio. Fissano delle “linee rosse” che non capiscono. Forse perché non leggono. Quel che il mondo vuole dirci è spiegato nelle carte geografiche, e nella loro storia. Ma quelle studiate a scuola non bastano. Bisogna penetrare il loro significato nascosto, incrociare il paesaggio terrestre con le storie delle civiltà, dei popoli e degli imperi. «Ogni crisi – dai profughi alla Corea del Nord, dal terrorismo al cambiamento climatico, dagli autoritarismi ai nuovi protezionismi, dalle “missioni impossibili” di papa Francesco all’inquietante utopia dei social media – ci sfida a capire. «Una traversata coast-to-coast rivela che la supremazia degli Stati Uniti affonda le radici nella peculiarità del suo territorio. Le due Americhe sono separate da linee di frattura geografiche e razziali, religiose e sociali. Le stesse che spaccano l’Europa tra globalisti e sovranisti. La geografia storica dei populismi riconduce all’Italia dei tempi di Mussolini. «I confini dell’Europa unita hanno un’impronta germanica fin dal Sacro Romano Impero. La Cina costruisce una Nuova Via della Seta, sulla quale inseguo le tracce di un esploratore italiano nel deserto di Gobi. L’espansionismo giapponese aiuta a decifrare la trappola della Corea del Nord. In Russia esploro la continuità tra gli zar e Putin. In India visito l’epicentro di uno scontro di civiltà. Un soggiorno nel Medioevo birmano, in Vietnam e in Laos dimostra che sta vincendo il “duro” benessere senza le libertà. «Un missionario tra i musulmani ripropone la domanda di Stalin su “quante divisioni ha il papa”. Il peso della Chiesa aiuta a capire il dibattito italiano sui profughi. I tracciati delle migrazioni/invasioni ci riportano alla caduta dell’Impero romano. «Il potere delle mappe decide la sorte degli imperi: da Cristoforo Colombo a GoogleMaps. Il cambiamento climatico ridisegna gli atlanti a una velocità angosciante, la geografia dell’Artico e delle rotte navali cambia sotto i nostri occhi. E infine l’Italia vista da “tutti gli altri” aiuta a capire chi siamo davvero.» Nella sua ricognizione delle linee di forza che stanno ridefinendo gli assetti geopolitici e geoeconomici globali, Federico Rampini mostra e insegna a leggere la nuova cartografia del mondo, per «guardare dietro le apparenze» della realtà di oggi e per rendere i viaggiatori del Terzo millennio più consapevoli di quelle che saranno domani le possibili mete.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Origin Dan Brown Mondadori 25,00
2 Festa di famiglia Sveva Casati Modignani Sperling & Kupfer 14,90
3 Le tre del mattino Gianrico Carofiglio Einaudi 16,50
4 Bacio feroce Roberto Saviano Feltrinelli 19,50
5 Le linee rosse. Uomini, confini, imperi: le carte geografiche che raccontano il mondo in cui viviamo Federico Rampini Mondadori 19,50
6 It Stephen King Sperling & Kupfer 21,90
7 Negli occhi di chi guarda Marco Malvaldi Sellerio Editore Palermo 14,00
8 La colonna di fuoco Ken Follett Mondadori 27,00
9 Io sono con voi. Catechismo per l’iniziazione cristiana dei fanciulli (6-8 anni) Conferenza episcopale italiana (cur.) Libreria Editrice Vaticana 5,50 *
10 Quel che resta del giorno Kazuo Ishiguro Einaudi 12,00 T

Posizioni dal n. 11 al n. 40 Leggi tutto…

PREMIO BRANCATI 2017: I VINCITORI

I vincitori della 48^ edizione del Premio letterario “Brancati”. La premiazione si svolgerà sabato sera, 30 settembre 2017, nei saloni dell’Experia Palace Hotel di Zafferana Etnea.

Nella sezione narrativa sarà insignito Mauro Covacich autore de “La città interiore (ed. La Nave di Teseo); nella saggistica il riconoscimento andrà a Pietro Bartolo e Lidia Tilotta autori di “Lacrime di sale (ed. Mondadori), un libro in cui il medico di Lampedusa – già protagonista di Fuocoammare – racconta la sua esperienza nel fronteggiare l’emergenza sbarchi. Per la sezione poesia sarà premiata Maria Attanasio con  “Blu della Cancellazione (ed. La Vita Felice). Infine, la vincitrice della sezione giovani – con grande consenso – è Giulia Caminito autrice di “La grande A (ed. Giunti).
Di seguito, dettagli sui libri. Leggi tutto…

FLAVIO SANTI racconta L’ESTATE NON PERDONA

FLAVIO SANTI racconta L’ESTATE NON PERDONA. La nuova indagine dell’ispettore Furlan (Mondadori)

di Flavio Santi

Una delle caratteristiche del giallo è la cosiddetta serialità: i personaggi sono in sostanza sempre gli stessi, così come i luoghi, cambia in pratica soltanto l’oggetto dell’indagine. Tutto ciò, da una parte, presenta indubbi vantaggi: un certo meccanismo narrativo rodato, la possibilità che il lettore si affezioni ai personaggi, li possa ritrovare, una sensazione di vita vera. D’altra parte, però, capite bene che è sempre in agguato il rischio della ripetizione, del già detto o visto o sentito. Ebbene: come fare? Come rispettare, cioè, il meccanismo della serialità, sacrosanto in un giallo (e in effetti insito nell’idea stessa di racconto e di letteratura: la Bibbia, l’Iliade e l’Odissea non sono esse stesse grandi narrazioni in loop?), e non cadere nella ripetizione? Questa era la domanda “di metodo” che mi ponevo mentre scrivevo L’estate non perdona. La nuova indagine dell’ispettore Furlan (Mondadori, 2017). Amo le sfide, dunque la domanda era sì un macigno ma anche e soprattutto uno stimolo. Io ho cercato di fare in modo che i personaggi evolvessero, crescessero, che il tempo si sentisse. Che fossero, sì, buoni amici da ritrovare, ma che avessero anche qualcosa di nuovo da dire, da condividere. Qualcosa di nuovo innanzitutto per se stessi. Per questo era importante che la natura stessa dell’indagine crescesse. La parola chiave potrebbe essere crescita, sviluppo, evoluzione. Leggi tutto…

L’EVIDENZA DELLE COSE NON VISTE di Antonio Monda (articolo e intervista)

L’EVIDENZA DELLE COSE NON VISTE di Antonio Monda (Mondadori)  

di Francesca G. Marone

Con un sorriso garbato e sincero Antonio Monda, alla presentazione del suo L’evidenza delle cose non viste alla Feltrinelli di Napoli, si rivolge al pubblico dicendo: è una storia d’amore, semplicemente una storia d’amore. Come se fosse semplice parlar d’amore e farlo senza cadere in stereotipi, luoghi comuni o storie melense. Come se fosse semplice calarsi nella mente e nel cuore di una donna innamorata, diventare il suo pensiero e il suo sentire le emozioni scorrere. Monda riesce a concretizzare perfettamente sotto forma di un flusso di pensiero questo percorso che confluisce in riflessioni universali. Un pensiero intimo che si concretizza nel mondo del lavoro, del quotidiano, dei personaggi che lo popolano seguendo regole precise, ed infine ma in maniera preponderante in quello degli aspetti visivamente più significativi dello spazio circostante. È una storia d’amore quella narrata ma non è soltanto la storia di Audrey e Warren (che dura da sette anni, due mesi e nove giorni, e che lei ha pudore a definire “amore”), questa è anche la storia d’amore per una città: New York. I suoi grattacieli, la sfida perenne delle costruzioni verso l’alto, i locali più alla moda dove si possono incontrare Frank Sinatra, Jacqueline Kennedy, le celebrities e l’élite dorata del bel mondo newyorkese che si muove disinvolta fra i tavoli mentre fra gli stessi tavoli la giovane donna olandese sembra avvertire un senso di inadeguatezza e al contempo di attrazione. Vuole amare quel mondo con tutta se stessa perché è il mondo di Warren: l’uomo di cui si è innamorata. Leggi tutto…

ENRICO MACIOCI racconta LETTERA D’AMORE ALLO YETI

ENRICO MACIOCI racconta il suo romanzo LETTERA D’AMORE ALLO YETI (Mondadori)

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Risultati immagini per enrico macioci

di Enrico Macioci

Scrissi la prima, rapida stesura di Lettera d’amore allo yeti nell’estate del 2013. Lasciai il romanzo a maturare in un cassetto e lo ripresi nel 2014, lavorandoci per parecchi mesi. Poi lo misi di nuovo a nanna e lo recuperai nel 2015 (altri due mesi di lavoro). Infine c’è stato l’editing precedente la pubblicazione, nell’autunno del 2016.
Dall’estate del 2013 in poi ho scritto altro, ma credo che Lettera rappresenti una svolta nella mia narrativa. Da modalità ibride, dove la storia si mescola a inserti sociologico/filosofici (La dissoluzione familiare) o a una forte componente autobiografico/diaristica (Breve storia del talento), a una modalità che contempla solo la storia. Naturalmente nessuna storia può essere mai del tutto solo una storia. Ogni storia, nutrendosi del vissuto di chi la scrive, è una finzione spuria. Intendo però affermare che, con Lettera, ho imboccato una strada più decisa verso ciò che potremmo definire “romanzo classico”. Uso le virgolette perché so di calpestare un terreno minato. Cos’è un romanzo? E cos’è poi un romanzo classico? Di preciso non lo sappiamo. Provo a cavarmela così: il romanzo è un testo che fa muovere una serie di personaggi (al limite anche un solo personaggio) entro determinati ambienti e situazioni. Un romanzo inteso in senso classico – sempre per sommi capi – agisce senza tenere conto (o tenendo conto relativamente) dell’esperienza del postmoderno, delle avanguardie, del decostruzionismo, della teorie che hanno coinvolto molti intellettuali e romanzieri negli ultimi decenni. Cantastorie è forse il termine che meglio definisce ciò che cerco quando leggo, e ciò cui tendo quando scrivo. Uno che sembra parlare come si parla attorno al fuoco, inseguendo con le proprie parole una forma da offrire a chi lo ascolta – e al buio. Leggi tutto…

BORN TO RUN di Bruce Springsteen (anticipazione)

È in uscita BORN TO RUN: l’autobiografia di Bruce Springsteen (Mondadori – traduz. di M. Piumini)

disponibile dal 27 settembre

(di seguito, il parere dello scrittore americano Richard Ford e la scheda del libro)

«C’è qualcosa di strano nel raccontarsi per iscritto… Tuttavia, c’è una promessa che l’autore di un libro come questo fa al lettore: aprirgli la propria mente. È quanto ho cercato di fare in queste pagine.» – BRUCE SPRINGSTEEN

Ne scrive lo scrittore americano Richard Ford sul New York Times di ieri. Tutti i fan di Springsteen leggeranno questo libro“, scrive Ford. Leggi tutto…

WIDAD TAMIMI racconta LE ROSE DEL VENTO

WIDAD TAMIMI racconta il suo romanzo LE ROSE DEL VENTO. Storia di destini incrociati (Mondadori)

Le prime pagine del libro sono disponibili qui

di Widad Tamimi

Mio nonno perse la vista subito dopo la pensione. La cecità lo faceva sentire solo, in una sorta di isolamento esistenziale che lo imprigionava nei ricordi, quelle immagini vicine al cuore che non hanno bisogno di luce per essere indagate. A volte si trattava di memorie dolci, soavi, che lo rendevano leggero come il bambino che era stato a Trieste negli anni venti. Altre volte il suo volto si copriva di ombre: il passato restituiva anche i dolori, da cui, senza le distrazioni che il perimetro e i colori della vita esterna possono offrire, prendeva a fatica le distanze.
Gli facevo compagnia perché si sentisse meno solo, mi raccontava della sua vita, ed io lo ascoltavo per ore seduta sul divano della sua casa di Como.
Finalmente comprammo un piccolo registratore e le cassette di una volta. Decidemmo che si trattava di un vero e proprio progetto, e che io ne avrei tenuto le redini, nella veste di intervistatrice. Fui onorata di questo riconoscimento: mio nonno non cedeva facilmente il controllo, lasciarsi guidare da me significava riporre una grande fiducia in me.
La domenica successiva mi presentai a casa sua con una scaletta di temi e domande. Non solo, elencai anche un preciso numero di regole che avrebbero limitato il nostro lavoro. A mio nonno piacevano i contratti e accolse il regime professionale con serietà.
Cominciammo dall’albero genealogico. La famiglia Weiss – Schmitz aveva alle spalle una storia affascinante, e i personaggi su cui soffermarsi a lungo non mancavano. Poi passammo alla musica, alla letteratura, alla psichiatria. Guardammo le foto delle case in cui abitarono, parlammo del fascismo e infine dell’esilio.
Un giorno in compagnia di suo fratello parlammo del valore della musica nella famiglia. Piero era un pianista, abitava in America, insegnava presso l’Università di Baltimore. Ogni anno raggiungeva l’Europa, dove si ritirava per lunghe ore di studio. I due fratelli, all’epoca entrambi ottantenni, mi sembrarono due bambini messi l’uno affianco all’altro. Mi raccontarono del violino della madre, la mia bisnonna. Prima di imbarcarsi sull’ultima nave che li portò a New York da Londra nel 1939, la mia bisnonna decise di liberarsene, come ad infliggersi un sacrificio in nome di una speranza silente. Un atto di redenzione, forse.
Le versioni dei loro ricordi non coincidevano perfettamente, eppure alcuni particolari erano identici. A tratti bisticciarono, poi, però, piansero entrambi.
Soffrii con loro, e inevitabilmente pensai a mio padre, che, sulle note di una storia apparentemente diversa, era stato segnato da un destino molto simile al loro.
Mentre il mio nonno materno, ebreo triestino, tornava dal suo esilio contro il volere di tutta la famiglia per ristabilirsi in Italia, patria che amava, mio padre, palestinese, diventava profugo a sua volta. Leggi tutto…

MARGHERITA OGGERO vince il PREMIO BANCARELLA 2016

È MARGHERITA OGGERO la vincitrice dell’edizione 2016 del PREMIO BANCARELLA

Giovanni Trapattoni e Bruno Longhi con Non dire Gatto (Rizzoli) vincono il Premio Bancarella Sport 2016

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Margherita Oggero con La Ragazza di Fronte (Mondadori) vince il 64° Premio Bancarella.

La ragazza di fronteLa premiazione è avvenuta ieri – 17 luglio – a Pontremoli, in Piazza della Repubblica, al termine di una votazione dall’esito incerto fino alla fine, che ha visto la vincitrice prevalere per una lunghezza di 4 voti (88 voti a 84) su Lucinda Riley (in gara con Le Sette Sorelle, Ally Nella Tempesta, Giunti).

Sono incredula, non me lo aspettavo, provo una gioia grandissima” – ha detto Margherita Oggero al momento della proclamazione. “Ancora qualche mese e poi incomincierò a scrivere un nuovo libro. Nuovo tema, nuove storie, nuovo tutto“.

bancarella 2016

Soddisfazione anche nelle parole di Gianni Tarantola, presidente della Fondazione Città del libro, ente organizzatore della manifestazione: “Non era facile portare a casa un’edizione tanto complessa, in un periodo difficile, duro, che mette alla prova i librai indipendenti, le case editrici e tutti coloro che si occupano di cultura. Siamo contenti di essere riusciti nel nostro intento. Il premio Bancarella è una solida realtà che si è ritagliata uno spazio importante. Vogliamo continuare a farlo con tutte le nostre forze”. Leggi tutto…

PREMIO BERTO 2016: vince Sergio Baratto

Giuseppe Berto - Associazione CulturaleSERGIO BARATTO CON “LA STEPPA” VINCE IL PREMIO BERTO 2016

 Sergio Baratto, con La Steppa, Mondadori, è il vincitore della XXIV edizione del Premio Letterario nazionale Giuseppe Berto.

Lo ha proclamato e premiato sabato 2 luglio, a Capo Vaticano – Ricadi, città dove è sepolto lo scrittore cui il Premio è intitolato, la Giuria presieduta da Antonio D’Orrico, critico del Corriere della Sera.

Baratto era nella cinquina dei finalisti assieme a Giovanni Fiorina, con Masnago, Marsilio Editori, Mauro Garofalo, con Alla fine di ogni cosa, Frassinelli, Cristian Mannu, con Maria di Isili, Giunti Editore, Mimmo Rando, con Omero al faro, Rubbettino Editore.

PREMIO BERTO 2016 - LA CINQUINA DEI FINALISTI - COPERTINE

“E’ questo un romanzo di iniziazione che sottintende un lucido giudizio morale, un’utopia negativa che non rinnega la terribile bellezza di una storia d’amore, un angolo della provincia lombarda che si allarga a contenere il mondo intero. Sono questi gli elementi più caratteristici di un esordio che si segnala per la forza e l’esattezza di una lingua severa e commovente, implacabile come l’incubo che descrive”. Questa la motivazione della Giuria, in occasione della scelta di inserire il romanzo di Baratto tra i finalisti.

Sergio Baratto (1973) è cofondatore e redattore della rivista cartacea e telematica “Il primo amore”. Nel 2012 ha pubblicato “Diario di una insurrezione” (Effigie). Vive a Milano. Questo è il suo primo romanzo. A lui va il premio di 5.000 euro. Leggi tutto…

CI PRENDONO PER FESSI (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del volume CI PRENDONO PER FESSI (Mondadori)

L’economia della manipolazione e dell’inganno
di Robert J. Shiller, George A. Akerlof

Il libro
Fin dai tempi di Adam Smith, il pensiero economico ha tessuto le lodi del libero mercato che riuscirebbe a conciliare la ricerca dell’interesse personale con il benessere dell’intera società, trasformando il vantaggio individuale in bene comune. A questa concezione idilliaca lanciano una sfida radicale due premi Nobel dell’economia, Akerlof e Shiller, sostenendo che i mercati ci procurano tanti danni quanti benefici, e lungi dall’essere fondamentalmente benigni sono intrinsecamente disseminati di trappole e di esche cui finiamo per abboccare. Perché ogni volta che c’è un profitto da ricavare, i venditori non esiteranno a sfruttare le nostre debolezze psicologiche, la nostra superficialità e la nostra ignoranza per manipolarci e piazzarci la loro merce al prezzo più alto. È più che legittimo, quindi, applicare all’intero ambito dell’economia quella nozione di «phishing» nata fin dagli albori di Internet per definire il raggiro online. Ma mentre quella compiuta in Rete è un’azione illegale, un reato perseguito per legge, in economia è da sempre una pratica comune e indiscussa: raggirare ed essere raggirati è parte integrante dei rapporti fra gli attori del mercato. Per dimostrare la loro tesi, Akerlof e Shiller riportano una gran quantità di aneddoti ed episodi che rivelano come il phishing riguardi chiunque e ogni aspetto della nostra vita: spendiamo tutto il nostro denaro e poi ci preoccupiamo di come arrivare a fine mese; siamo, spesso senza saperlo, succubi della pubblicità; paghiamo troppo l’auto, la casa e le carte di credito; compriamo farmaci che si rivelano inefficaci, se non addirittura dannosi. I due autori forniscono un contributo importante alla spiegazione del paradosso per cui in un’epoca come la nostra, in cui la produzione di ricchezza ha raggiunto livelli senza precedenti, tanti continuano a condurre una vita di miseria e di silenziosa disperazione.

* * *

Un estratto del volume CI PRENDONO PER FESSI (Mondadori)

Prefazione Leggi tutto…

EMILIA MARASCO racconta VOLEVAMO ESSERE JO

EMILIA MARASCO racconta il suo romanzo VOLEVAMO ESSERE JO (Mondadori)

Emilia Marasco

di Emilia Marasco

Da bambina ho letto Piccole Donne della Alcott e ho amato Jo.

Ero una piccola lettrice forte – grazie a mio padre – e finalmente, con Jo, incontravo una donna non principessa, non ineguagliabile eroina della storia con la S maiuscola, una donna non in un ruolo secondario rispetto a un protagonista, non orfanella salvata da un principe o da un uomo ricco che poi si scopriva essere suo zio. Jo era una ragazza del 1868 in grado di parlare a una bambina degli anni Sessanta e poi dei Settanta e forse anche degli anni Ottanta. Oggi non sono molte le bambine che leggono Piccole Donne, anche se é un classico della letteratura per ragazzi.

Inutile dire che questa personaggia (mi piace usare questa parola, come invita a fare la Società Italiana Letterate) mi è rimasta nel cuore anche quando ha passato il testimone, nel corso della mia vita, ad altre protagoniste, altre storie, altre scrittrici e altri scrittori.

Ho pensato spesso di infilare il mio rapporto con Jo in un romanzo ma non capitava mai l’occasione. Questa intenzione ha finito per diventare il seme che ha fatto nascere una storia, il romanzo uscito da pochi mesi per Mondadori: Volevamo essere Jo.

Tutte, o quasi, volevamo essere Jo. La storia comincia da qui, dallo slancio di identificazione che la lettura di Piccole Donne fa scattare in quattro bambine che ricevono il libro in regalo il giorno di Natale del 1976. Leggono d’un fiato e si sentono di somigliare a Jo. Leggi tutto…

VIVIAN LAMARQUE racconta MADRE D’INVERNO

VIVIAN LAMARQUE racconta il suo libro di poesie MADRE D’INVERNO (Mondadori)

Madre d’inverno. Perché così tanti anni di intervallo dalle ultime  poesie?

Vivian Lamarque

risponde Vivian Lamarque

Dicono tutti che erano vent’anni (da “Una quieta polvere”, 1996) che non pubblicavo nuove poesie. O perlomeno “nuove vere poesie” .
Con silenziosa offesa del gatto Ignazio (“Poesie per un gatto”, 2007) che si era illuso di non essere considerato un’operina minore, specie nella terza sezione, “Il giardino dell’aldilà”  ,  (“Ripeto la domanda / ci sarà   o non ci sarà /  questo aldilà?” “non escludo la possibilità…. /  si diventa tutti erba fiori” / “Fiori? Un fiore io? Mai!” / “E perché? essere un fiore / è un onore non lo sai?).
E con ancor maggiore, più giustificata  delusione da parte de “L’Albero”,  il lungo poemetto che concludeva, con altri numerosi inediti, l’Oscar del 2002.  (“Morti ma come vi hanno messi? / Divisi per millennio? per secolo? / per causa di decesso? per precocità? / o siete tutti in disordine come stracci / là?o siete polvere quieta come di mobili? / siete grigi? o d’argento? / siete una polvere bella? sì?”. Molto prosciugato l’ho inserito anche in “Madre d’inverno”. Leggi tutto…

NON LASCIARMI MAI SOLA di Marco Rettani (intervista)

NON LASCIARMI MAI SOLA di Marco Rettani (Mondadori)

Le prime pagine del libro sono disponibili qui. In coda al post, il video di “Non lasciarmi mai sola” – Marco Rettani Ft. Patty Pravo – Special Guest: Ornella Muti

Un libro che si legge come si ascolta una canzone

di Gabriella Serravalle

Si intitola “Non lasciarmi mai sola” ed è edito da Mondadori il romanzo di Marco Rettani.

Marco Rettani, classe 1963, vive e lavora in Svizzera, dove si divide tra l’attività di imprenditore e la passione per l’arte, la musica e la scrittura. Autore e compositore di testi e musiche, ha pubblicato due album, Nel nome del Padre e Solo per le favole d’amore, e ha scritto canzoni per importanti artisti del panorama internazionale. Appassionato d’arte e collezionista, nel 2013 ha dato vita a Roma al “Museo dei Sognatori”, vincitore nel 2014 del premio Margutta per l’arte, che patrocina e organizza mostre ed eventi in diretta collaborazione con EAC (Electronic Art Café) di Achille Bonito Oliva e Umberto Scrocca. “Non lasciarmi mai sola” è il suo romanzo d’esordio.
Un romanzo da leggere tutto d’un fiato. Scritto davvero bene. Quel che rende il testo davvero bello è sicuramente la storia. “Dalla Lugano patinata della finanza alla Roma corrusca dei papi e dei Borgia: nel giro di pochissimo tempo la vita di Luca Della Rovere viene sconvolta quando, a trentasette anni, perde entrambi i genitori in un incidente aereo. Di lì a poco viene meno anche il suo lavoro: la brillante carriera di broker è bruscamente interrotta dalla peggiore crisi che abbia visto l’Occidente. E poi la telefonata del notaio che lo informa di un’inaspettata eredità: un’antica dimora, «una proprietà romana da secoli legata alla sua famiglia». Perché Luca non ne ha mai saputo nulla? Quale mistero circonda il palazzo di via dei Coronari? E chi è Francesca, la donna che incontra nel suo viaggio verso Roma?”.

Rettani, in questo libro uscito lo scorso novembre sembra esserci tutto il tuo mondo, la scrittura, la musica, l’arte. È così? Leggi tutto…

ROMANO LUPERINI racconta LA RANCURA

ROMANO LUPERINI racconta il suo romanzo LA RANCURA (Mondadori)

Le prime pagine del libro sono disponibili qui

romano luperini - la rancura

IL DISAGIO DI UN AUTORE AVVENTIZIO

di Romano Luperini

1.
Per un critico e un saggista saltare il fosso e collocarsi dall’altra parte, quella di chi è valutato e giudicato, non è facile. Il rischio è quello di rovinarsi una identità già assodata, di avventurarsi in un campo nuovo e inesplorato. Come autore di romanzi, insomma, sono un autore avventizio.
Perché dunque? Cosa me lo ha fatto fare?
Ho patito una gravissima malattia che mi ha condotto due volte sulla soglia della morte. Ho avuto una lunghissima convalescenza (a dire il vero, dopo più di tre anni, non ancora conclusa), ho lasciato l’università e sono andato in pensione. Sono entrato così come in un limbo in cui motivi esistenziali e psicologici, a lungo tenuti sotto controllo, sono emersi con forza. Per quali travasi del sangue io sono io? Che rapporto c’è fra le generazioni, fra mio nonno, mio padre e me? Quale continuità, quale rottura? E anche: esiste una ragione valida per continuare a vivere, a dare senso (un qualche precario e provvisorio senso) alla vita?
Nello stesso tempo ho avvertito sempre di più il bisogno di superare il muro di vuoto e di silenzio contro cui, da trenta anni a questa parte, batte la testa il critico letterario. Quando ero un saggista esordiente o alle prime armi, dopo il Sessantotto e ancora per tutti gli anni Settanta, i miei scritti avevano un’eco nella società civile e nei movimenti di lotta. Ancor oggi mi capita di incontrare medici, insegnanti, avvocati, a volte anche operai, che conservano il ricordo di quei saggi che evidentemente, pur occupandosi di temi letterari e culturali, avevano per loro anche un interesse in qualche modo politico. Poi l’impatto con la società si è ridotto sin quasi a scomparire: oggi un libro di critica o di teoria letteraria circola perlopiù solo in un ambito asfittico, molto ristretto e specialistico. Così da un lato mi trovavo senza più interlocutori, dall’altro argomenti e temi che in questi ultimi anni hanno suscitato in me interrogativi e riflessioni rischiavano di restare inespressi. Per esempio: cosa è cambiato dagli anni del fascismo a oggi? Perché avverto una rottura antropologica non con mio padre e nemmeno con mio nonno, ma con quanti sono nati dopo gli anni settanta del Novecento?
Come rispondere contemporaneamente a queste domande esistenziali e politiche? Scrivere un romanzo mi è sembrata una risposta plausibile, un romanzo che affrontasse, insieme, la storia d’Italia dal fascismo a oggi, quella delle generazioni che si sono succedute e dei conflitti che le hanno contrapposte, e anche la ricerca privata e contraddittoria di un senso nelle uniche cose che per me contano: i rapporti degli uomini fra loro e con la natura, il confronto con i padri e quello che avvicina e spesso contrappone uomini e donne, il maschile e il femminile.

 

2. Leggi tutto…

ERALDO AFFINATI racconta L’UOMO DEL FUTURO

ERALDO AFFINATI racconta il suo romanzo L’UOMO DEL FUTURO (Mondadori)

Il primo capitolo del libro è disponibile qui

Eraldo Affinati

di Eraldo Affinati

Credo che L’uomo del futuro. Sulle strade di don Lorenzo Milani sia nato ben prima di essere stato scritto: è come se lo avessi sempre avuto dentro. Non sonnecchiava soltanto negli occhi di Romoletto, quando lui imprevedibilmente alzava la mano per rispondere alle domande che io ponevo e, così facendo, lasciava intravedere il cinturone con il teschio stretto sui suoi fianchi esili. Certo, si stava formando anche nella furia di Valerio nel momento in cui voleva entrare in classe sempre alla seconda ora, sebbene glielo avessimo vietato. Il testo era già presente, seppure in potenza, nella dolcezza di Fulvio, nella malinconia di Omar, nella rabbia di Mohamed, nella strafottenza di Ismail. Ma tutto ciò non è sufficiente a dire perché è diventato così com’è. Intendiamoci: guai se non pensassi che quest’ultimo tomo, diciassettesimo della serie, concepito alla maniera di un reportage riflessivo sui luoghi che videro l’azione educativa del priore di Barbiana e dei suoi inconsapevoli seguaci sparsi oggi in ogni parte del pianeta, non sia cresciuto alla maniera di una pianta rampicante sulle pareti scrostate della mia ormai trentennale consuetudine coi cosiddetti ragazzi difficili, italiani e immigrati; tuttavia devo ammettere che, per fornire una spiegazione più esauriente, meno tecnica, più autentica, al tema di questa rubrica, sono costretto a risalire a molto tempo prima del mio ingresso nella scuola come insegnante di lettere negli istituti professionali per l’industria e l’artigianato. Posso azzardare ancora di più? Per motivare la forma che l’opera ha preso – pellegrinaggio, breviario interiore, indagine conoscitiva – non mi basterebbe nemmeno tirare in ballo l’Eraldo bambino che giocava coi soldatini di gomma sul pavimento dalle mattonelle color sale e pepe in un condominio anonimo e triste nella solitudine atroce che può riservare una grande antica città del ventesimo secolo. Leggi tutto…

I MILLE MORTI DI PALERMO, di Antonio Calabrò (intervista all’autore)

I MILLE MORTI DI PALERMO, di Antonio Calabrò (intervista all’autore)

Il primo capitolo del libro è disponibile qui

di Massimo Maugeri

Palermo. Anni Ottanta. Mille morti per la “guerra di mafia”: un numero incredibilmente alto, da “catastrofe umanitaria”, che dà la misura della terribile cruenza di quel periodo. E di come la parola “guerra” non sia stata usata a caso.

Nel suo nuovo libro Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, caporedattore de «L’Ora» proprio mentre si consumava la “mattanza palermitana”, ci offre il racconto preziosissimo e documentato di ciò che accadde allora. Il volume si intitola: “I mille morti di Palermo” (Mondadori). Il sottotitolo è molto evocativo: “Uomini, denaro e vittime nella guerra di mafia che ha cambiato l’Italia“. Una scrittura diretta, fluida, che non manca di gettare uno sguardo attento sul presente e sul possibile prossimo futuro di “Cosa Nostra”. Un libro che diventa testimonianza e memoria del ruolo dei tanti caduti nello svolgimento del loro compito a servizio delle istituzioni. Uomini del calibro di Piersanti Mattarella, Pio La Torre, Boris Giuliano, Cesare Terranova, Gaetano Costa, Carlo Alberto dalla Chiesa, Rocco Chinnici, Ninni Cassarà…

Ne ho discusso con l’autore.

– L’uccisione del boss Stefano Bontade, avvenuta il 23 aprile 1981, è da considerarsi come una sorta di pietra miliare nella “guerra di mafia” degli anni Ottanta a Palermo. Perché?
Comincia la “guerra di mafia” o meglio “la mattanza” di boss e picciotti delle cosche mafiose che si opponevano al dominio del corleonesi di Totò Riina e Bernardo Provenzano e dei loro alleati. Un dominio su tutti gli affari interessanti per Cosa Nostra: la droga, le armi, gli appalti, il riciclaggio di denaro. Una mattanza che provoca, a Palermo, mille morti nell’arco di cinque anni: cinquecento assassinati in modo plateale e altrettanti rapiti e uccisi, “fatti scomparsi”. Una serie sconvolgente di vittime, in una città europea, in una democrazia occidentale. Gli omicidi colpiscono uomini delle cosche mafiose, “malacarne”, ma anche magistrati, poliziotti, carabinieri, politici, giornalisti, imprenditori, persone che si oppongono alla violenza di Cosa Nostra in nome della legge, delle regole, dello Stato. E’ una stagione terribile, quella dei primi anni Ottanta, in Sicilia, Al Nord, era la stagione della ricchezza diffusa, della leggerezza, delle Tv commerciali. Nel Mezzogiorno, era il tempo del dominio della criminalità organizzata. La “Milano da bere”. E la Palermo per morire.

– Cosa si sarebbe potuto fare e non si è fatto, in quegli anni, per limitare la terribile escalation di morti?
Nel corso del dopoguerra, la mafia si è infiltrata nelle strutture della politica di governo, nella pubblica amministrazione, nell’economia. Ha garantito consensi, voti e potere, in cambio di affari e impunità. Ha goduto di protezioni e consensi. E la repressione, verso i boss ma anche verso gli alleati, i complici, i conniventi, è stata tutt’altro che efficace. Così la mafia è cresciuta, tollerata, protetta, alimentata. Sino a quando, proprio all’inizio degli anni Ottanta, lo Stato ha cominciato a muoversi, finalmente, in nome della legalità: indagini ben condotte, istruttorie giudiziarie ben costruite, processi ben gestiti. La fine della stagione dell’impunità. Cosa Nostra ha reagito, uccidendo poliziotti e giudici. Ma la svolta della legalità è andata avanti

– Qual è stato l’apice… il momento più difficile di quel periodo? Leggi tutto…

FLAVIO SANTI racconta LA PRIMAVERA TARDA AD ARRIVARE

FLAVIO SANTI racconta il suo romanzo LA PRIMAVERA TARDA AD ARRIVARE (Mondadori)

Flavio Santi

di Flavio Santi

Da estimatore di grappe, posso dire che La primavera tarda ad arrivare è in realtà un distillato. Sì, un distillato della raccolta di poesie in friulano Rimis te sachete (Poesie in tasca), uscita per Marsilio nel 2001. Lì c’era già tutto: la campagna, l’osteria, i microfatti di paese, la Storia, la morte. Ma visto che sono un diesel, ci ho messo i miei annetti a capirlo. Oh, nel frattempo ho fatto e soprattutto scritto molto altro, di vampiri, precari, supereroi, cloni, moto Guzzi; ho avuto l’onore di tradurre Balzac, Fitzgerald, Melville. Ma intanto, sotto cute, o meglio fra le pieghe del mio cervello e del mio cuore, fermentava il distillato… Finché, uscendo da un folle progetto che mi aveva ossessionato per anni (dal quale ho capito che i thriller io non li so scrivere, ma probabilmente nessun italiano li sa scrivere, davvero, se non scimmiottando gli americani), rinunciando a un lauto contratto con un grande editore, mi sono messo a scrivere, senza rete e senza garanzie, così perché era urgente, quello che sarebbe diventato La primavera tarda ad arrivare. Era un limpido settembre del 2013. Sono stati mesi bellissimi. Non mi sono mai divertito tanto – l’“allegro entusiasmo” nel fare arte di cui parla Robert Walser, ecco l’ho provato. E commosso. Riso e pianto si alternavano sul mio viso. Chi era al mi fianco doveva pensare che fossi impazzito.

Volevo raccontare il Friuli, la mia terra. E attraverso il Friuli, l’Italia. E il mondo. Quale forma scegliere? Il giallo è la moderna epica, e l’ispettore è il suo eroe. Il giallo, dice Umberto Eco, nasce da una profonda esigenza conoscitiva, tipica dell’uomo: vogliamo capire il perché delle cose. Il giallo poi è un’immensa distilleria di scrittura: c’è la costruzione della storia, la suspense; ci sono i personaggi e l’ambientazione, che devono essere interessanti; c’è la psicologia – perché il tale si è comportato così? Perché quell’altro ha ucciso? Perché tizio mente?

Si poneva il problema Montalbano. Che fare? Leggi tutto…

STEFANO CRUPI racconta A OGNI SANTO LA SUA CANDELA

STEFANO CRUPI racconta il suo romanzo A OGNI SANTO LA SUA CANDELA (Mondadori)

di Stefano Crupi

Dicono che in Italia non si trovi lavoro. Lo ripetono in televisione, se ne discute in ogni salotto, le statistiche sono impietose. Ernesto invece la pensa diversamente. Lui, che è nato nei quartieri spagnoli di Napoli, un lavoro lo troverà e il perché è molto semplice: ha capito come funzionano le cose. Bisogna tirare le leve adatte, mettersi dietro ai santi giusti, sua madre Maristella l’ha istruito per bene.
Per ottenere quello che vuoi, gli ripete spesso, per prima cosa mettici qualcosa di soldi, che vedi che poi te la trovi, senti a mamma tua.
Così Ernesto si è laureato, pure se all’inizio di studiare non teneva genio. Ma sua madre insisteva. Mica vuoi finire come quella fetenzia che se ne sta nei vicoli a ciondolare tutto il giorno senza un’occasione che sia una? gli diceva. Ti serve una laurea, una laurea in Economia per esempio. Che poi è quella che secondo lei serve a fare i soldi, mica inutile come tutte le altre. D’altronde, che senso ha laurearsi se poi non trovi lavoro manco se sei Gesù Cristo sceso in terra? Nella vita bisogna essere pratici, massimizzare, valutare bene cosa ti può tornare utile e cosa no.
Al colloquio che sta andando a fare in un’agenzia interinale del centro direzionale Ernesto si è portato dietro il suo curriculum e le fototessere, ma pure del denaro, perché non si sa mai, potrebbe sempre servire. Sua madre lo ha detto e sua madre non sbaglia.
Nel frattempo lei pure si è messa all’opera. Si è informata, ha parlato con le persone giuste; quel suo povero figlio ha bisogno di un aiutino e lei sa dove trovarlo. Sa cosa in quell’agenzia di lavoro interinale sta per accadere e gli ha detto di tenersi pronto, di non essere avventato ma gentile ed efficace come si deve. Scegli il momento giusto, gli ha ripetuto, fa la tua mossa poi stai a vedere quello che succede e comportati di conseguenza.
E così, mentre la marmaglia di ragazzi che popola il suo quartiere sguazza nell’inedia più annichilente, Ernesto passa le selezioni e viene assunto. Entra nella giostra, che poi è quello che gli interessava. In fondo è stato facile, se sei furbo vai avanti. Che importa se all’inizio è solo uno sportellista? No che non importa, da qualche parte bisogna pure iniziare la scalata.
Una volta che sei dentro al carrozzone, gli dice Maristella, non si scende più, nessuno lo fa mai. Ora bisogna muoversi con lungimiranza, puntare ai capi, arruffianarseli, mamma tua ti aiuta.
Lei è il suo punto di riferimento, l’asse intorno al quale gira la sua vita, l’unico asse visto che Ernesto ha perso il padre quand’era un bambino. Per questo sua madre tutto avvolge, tutto protegge, tutto sa, pure i suoi desideri, lei non si sbaglia. Leggi tutto…

PRIMA FAMIGLIA di Pietro Valsecchi (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo PRIMA FAMIGLIA di Pietro Valsecchi (Mondadori). 

Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato una recensione del libro corredata da un’intervista all’autore, entrambe curate da Tea Ranno

(da pagg. 326 -328)

Quando Frank giunse, calò nella stanza un silenzio irreale.
Si presentò con la divisa e l’aria di indossarla da sempre. Solo
Lucia sapeva tutto, ma Frank le aveva chiesto di tacere.
«Ma come…» mormorò Carmela spaesata. «Il poliziotto? Non
dovevi fare l’avvocato?»
«C’è sempre tempo» rispose Frank togliendosi il cappello.
Sal, che aveva già preso posto intorno al tavolo, si alzò di scatto.
«Non ci sto nella stessa stanza in cui c’è uno sbirro!» esclamò.
I due fratelli si scrutarono con odio. «Se tu non vuoi stare
nella stessa stanza in cui c’è uno sbirro, io non voglio respirare
la stessa aria che respira un mafioso.»
«Attento a come parli, sbirro!»
Frank serrò i pugni e si morse il labbro, poi: «Meglio sbirro
e lavorare onestamente per la gente che…».
«Onestamente?» Sal sbottò in una risata: «Ma tu lo sai quanti
sbirri ci sono nel libro paga dei mafiosi?». Si avvicinò alla porta
per andare via. «Cresci, Frank, il mondo non è quello dei libri
di scuola.»
Sua madre lo prese per il braccio: «Dov’è che vai? La famiglia
questa è. Questa!» urlò furibonda indicando con la mano quelli
che stavano intorno al tavolo. Lo tirò per la giacca e lo riportò
al suo posto, poi li guardò: «Vostro padre è ancora caldo nella
tomba e voi v’acchiappate così?». Spostò lo sguardo infuocato
dall’uno all’altro: «Non ci sono sbirri e non ci sono mafiosi in
questa casa» disse con voce roca e furente, «solo fratelli. Mi sono
spiegata? Fratelli» scandì, «stessa carne, stesso sangue, stesso
dolore nel partorirvi, stessa stanchezza nel crescervi. Figli miei
siete. E di Luigi. E se ora Luigi non c’è a battere i pugni sopra
al tavolo per ricordarvi l’educazione, ci sono io. Capiste?».
Abbassarono gli occhi. «E ora a tavola, ognuno al posto suo!»
Robert avrebbe voluto sparire, si sentiva fuori luogo, lo sussurrò
all’orecchio a Tony: «Che ci sto a fare io qui, in mezzo a voi?».
«Sei il mio amico» rispose lui come se constatasse la cosa più
naturale del mondo. Leggi tutto…

PRIMA FAMIGLIA di Pietro Valsecchi (recensione e intervista)

Pubblichiamo una recensione del romanzo PRIMA FAMIGLIA di Pietro Valsecchi (Mondadori) corredata da un’intervista all’autore. La settimana prossima pubblicheremo un estratto del libro

Recensione e intervista a cura di Tea Ranno

Cu nesci arrinesci

di Tea Ranno

Cu nesci arrinesci, si dice in Sicilia. Uscire per riuscire nella vita, abbandonare la miseria per trovare l’abbondanza, lasciare il proprio paese per scommettere in un futuro migliore. Fu appunto per riuscire che gli emigranti siciliani tentarono l’avventura della Merica. Perché la Merica era il sogno della ricchezza grande, i soldi che crescevano come la verdura nei campi, la panza sempre piena, il portafoglio pure. Poi la realtà fu diversa, poi si patì il freddo e la fame, poi si pianse, poi si morì. Alcuni tornarono, la maggioranza non ebbe il coraggio di dichiararsi vinta e rimase lì, a spaccarsi la schiena per garantire ai figli un futuro degno. L’America non spalancò le sue braccia a tutti: gli storpi, gli analfabeti, i malati, furono rispediti indietro; c’era grande solerzia a Ellis Island nel fungere da filtro affinché solo gli abili al lavoro potessero tentare la fortuna. L’accesso a New York fu consentito a Luigi Palermo, a sua moglie Carmela, ai loro tre figli (il quarto, Tony, nascerà nella nuova terra), protagonisti del romanzo Prima Famiglia, di Pietro Valsecchi, edito da Mondadori, dal 2 dicembre in libreria.
Luigi, Carmela, Frank, Sal, Nina, Tony. Sono questi i nomi in cui ci si imbatte più frequentemente leggendo questo libro. Sei destini, sei diverse volontà, sei modi per dire alla vita: «Eccomi, andiamo avanti».

Avanti, sempre avanti, raccomanda Luigi ai suoi figli la mattina, prima che vadano a scuola; guai a loro se si lasciano fuorviare dagli sfaccendati che offrono lavoretti ben pagati ma che profumano di malaffare, guai a loro se tentano scorciatoie: la strada per la scuola è dritta per dritta, la strada per l’avvenire è dritta per dritta. Frank, il maggiore, si conforma perfettamente ai dettami del padre, e così Nina e anche Tony, ma Sal… oh, Sal. Lui, con quegli occhi chiarissimi che paiono scandagliarti l’anima ogni volta che si posano su di te, non vuole più patire la fame, non sopporta di dover calare la testa davanti ai soprusi, è svelto e spavaldo, intelligentissimo, sa che nella vita non vorrà accontentarsi come ha fatto suo padre. Incita i fratelli a una emancipazione che passa per le scorciatoie proibite. Ma Frank terrà duro, lui vuole essere un americano vero, lustra le scarpe per guadagnare quanto gli serve per mantenersi all’università, il suo sogno è quello di fare l’avvocato. Il sogno di Tony, invece, è quello di diventare regista. Sogna il cinema, vive di cinema, riuscirà a vendere a Jack Warner, il produttore, la storia della sua famiglia e a farne un film, Prima Famiglia, appunto. Nina, invece sogna l’amore. Che arriverà. E non sarà, però, come l’aveva immaginato. Perché non sempre la vita è come la vuoi tu. Di questo Sal è convinto, perciò agisce in maniera da convogliare l’esistenza dentro i binari che traccia lui, facendosi giustizia a modo suo, perseguendo una ricchezza vera, grande, che non si cura dell’onestà ma è pronta a tutto pur di mantenersi e conquistare il Potere. E poi c’è Carmela, la madre, che incarna il ruolo antico della donna capace di tenere coesa la famiglia con la forza dell’amore, quella che saprà imporsi e prevalere quando tra i figli nasceranno conflitti, dissapori che rischieranno di distruggere tutto ciò che negli anni lei e suo marito hanno costruito. E infine Luigi, che si è sradicato dalla Sicilia per piantarsi in quella terra nuova che offre, a chi ha buona volontà, di vivere e non di sopravvivere, di permettere la realizzazione del sogno, di credere in un futuro di felicità.
Dritto per dritto, dunque. E chi svicola se ne assume ogni responsabilità.
E dritto per dritto va Pietro Valsecchi nella scrittura di questa storia: nessun indugio, nessun compiacimento, una narrazione per immagini che esprime il suo modo di raccontare storie attraverso l’occhio vivo del cinema.

-Gli abbiamo chiesto il perché di una storia siciliana scritta da un lombardo. Leggi tutto…

FABIO GENOVESI VINCE IL PREMIO STREGA GIOVANI 2015

FABIO GENOVESI VINCE IL PREMIO STREGA GIOVANI 2015

fabio genovesi premio strega giovani

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È Fabio Genovesi il vincitore della seconda edizione del Premio Strega Giovani, un’iniziativa promossa dalla Fondazione Maria e Goffredo Bellonci e da Strega Alberti Spa con il sostegno di Roma Capitale, Unindustria – Unione degli Industriali e delle Imprese Roma Frosinone Latina Rieti Viterbo e BPER Banca. La cerimonia di proclamazione si è svolta oggi pomeriggio a Palazzo Montecitorio alla presenza della presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini, che ha voluto salutare personalmente i relatori insieme all’Amministratore della società Strega Alberti, Giuseppe D’Avino.

Chi manda le onde

Chi manda le onde (Mondadori) di Fabio Genovesi  è stato il libro più votato da una giuria composta da ragazzi e ragazze di età compresa tra i 16 e i 18 anni in rappresentanza di quarantaquattro scuole secondarie superiori in Italia e tre all’estero (Berlino, Bucarest, Parigi).Gli studenti, raccolti in gruppi di lettura di dieci per scuola, hanno letto le dodici opere concorrenti al LXIX Premio Strega e inviato il loro voto per via telematica. Al vincitore sarà consegnato un assegno di 3000 euro nel corso della serata conclusiva del Premio Strega, giovedì 2 luglio a Villa Giulia.

Durante la cerimonia, coordinata da Edoardo Nesi, scrittore Premio Strega 2011 e deputato in questa legislatura, sono intervenuti Tullio De Mauro, presidente della Fondazione Bellonci,  Antonella Sabrina Florio, consigliere della Fondazione Bellonci e componente del Consiglio direttivo della Piccola industria di Unindustria, e Antonio Rosignoli, direttore territoriale della Campania BPER Banca.

Sono stati quindi invitati tre ragazzi a leggere le motivazioni del loro voto (selezionate tra le oltre 120 ricevute dalla Fondazione), ciascuna relativa a una delle tre opere più votate. I tre libri prescelti dalla giovane giuria (376 le preferenze complessivamente pervenute) ricevono un  voto valido per la designazione dei finalisti all’edizione 2015 del Premio Strega:

  1. Chi manda le onde (Mondadori) di Fabio Genovesi (voti 69)

 «Ogni pagina di questo romanzo è un’ondata di emozioni. Brancoliamo tutti nel buio di un oceano piatto e infinito che è la nostra vita, alla ricerca di correnti giuste che possano condurci a certezze e verità» (Beatrice Bengasi, Liceo Scientifico Rossetti di San Benedetto del Tronto).

  1. Dimentica il mio nome (Bao Publishing) di Zerocalcare (voti 47)

«Questo romanzo, testo, graphic novel o fumetto, non ha un nome. Esiste, ed è così come deve essere: ci appassiona, ma ci spiazza. Ci ritroviamo imprigionati fra le quattro mura di una cella, in uno spazio angusto, e buio. Eppure basterebbe così poco per fuggire» (Ilaria Furcas, Liceo scientifico Pacinotti di Cagliari)

  1. Storia della bambina perduta (e/o) di Elena Ferrante (voti 35)

«Ciascuno di noi, leggendo il romanzo, non può fare a meno di immedesimarsi, di sentirsi in un rapporto di empatia con i personaggi, provando sentimenti complessi, spesso insondabili, e terribilmente veri» (Ilaria Limarzi, Liceo Scientifico Fulcieri Paulucci di Calboli, Forlì)

La Fondazione Bellonci ha voluto riconoscere una menzione speciale alla motivazione scritta da Ruth Obaro Osasere (Liceo Leopardi Majorana di Pordenone) per il libro La sposa (Bompiani) di Mauro Covacich: «Pur essendo racconti diversi l’uno dall’altro, essi hanno in comune la stessa sorgente genitrice: la mancanza di humanitas. Avevo un’idea di disumanità molto ristretta prima di leggere queste pagine. Ora invece, penso che abbia varie sfaccettature, vari gradi di intensità». Indirizzata all’autore della classicità Terenzio, la riflessione è stata premiata per l’originalità dell’impostazione e della qualità della scrittura, i cui contenuti dimostrano una non consueta profondità di analisi e cultura personale.

Gli autori concorrenti si ritroveranno presso la sede della Fondazione Bellonci mercoledì 10 giugno alle ore 21 per l’annuncio dei finalisti del Premio Strega 2015, eletti dalla giuria composta dagli Amici della domenica, lo storico corpo votante del premio, da 60 lettori fortiselezionati ogni anno da librerie indipendenti italiane associate all’ALI (Associazione Librai Italiani) e da 15 gruppi di lettura coordinati da scuole, università e Istituti Italiani di Cultura all’estero, per un totale di 460 aventi diritto di voto. Il seggio sarà presieduto da Francesco Piccolo, vincitore del Premio Strega 2014. La serata sarà trasmessa in diretta streaming da Rai Letteratura sul sito www.premiostrega.ita partire dalle ore 20,45. Leggi tutto…

Il caso MONDADORI-RCS (approfondimento)

Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato questo post in merito all’ipotesi di fusione tra il Gruppo Mondadori e il Gruppo Rcs. Di seguito segnaliamo ulteriori approfondimenti…

mondadori-rizzoli

1. L’appello su Il Corriere della Sera (21 febbraio) lanciato dagli autori della casa editrice Bompiani (insieme ad alcuni amici che pubblicano presso altri editori, intellettuali e artisti) nel quale manifestano la loro preoccupazione per il ventilato acquisto della Rcs Libri (che comprende le case editrici Adelphi, Archinto, Bompiani, Fabbri, Rizzoli, Bur, Lizard, Marsilio, Sonzogno) da parte della Mondadori.

2. L’articolo sul quotidiano “Libero” (22 febbraio), dove il suddetto appello viene considerato “fascista”

3. Il punto di Umberto Eco sul quotidiano la Repubblica del 24 febbraio (articolo non disponibile online), in cui il noto scrittore evidenzia i rischi derivanti dalla ipotesi di concentrazione (il nuovo gruppo editoriale dominerebbe il 40 per cento del mercato italiano) a prescindere dal nome del proprietario del gruppo. Tra le altre cose, “Il nuovo colosso assumerebbe un preoccupante potere contrattuale nei confronti degli autori“, sostiene Eco. Inoltre “avrebbe una influenza determinante nelle librerie e sarebbe capace di penalizzare gli editori minori“. Leggi tutto…

MONDADORI E RIZZOLI VERSO LA FUSIONE

MONDADORI E RIZZOLI VERSO LA FUSIONE

mondadori-rizzoli

Confermate le voci che, nelle settimane precedenti, evidenziavano un’interesse del Gruppo Mondadori ad acquisire il Gruppo Rcs libri. Saremmo di fronte a un cambiamento epocale nel settore dell’editoria italiana.

Mondadori controlla Einaudi, Piemme, Sperling & Kupfer, Mondadori Education e Mondadori Electa. Fanno parte del gruppo Rcs : Rizzoli, Bompiani, Fabbri, Sonzogno, Adelphi (57,99%) e Marsilio (50,99%)

La notizia è stata ufficialmente confermata sul sito della stessa Mondadori in data 18 febbraio: “Su richiesta della CONSOB, Arnoldo Mondadori Editore S.p.A. informa di aver sottoposto a RCS MediaGroup S.p.A. una manifestazione di interesse non vincolante relativa a una eventuale operazione di acquisizione dell’intera partecipazione detenuta da RCS MediaGroup S.p.A. in RCS Libri S.p.A., pari al 99,99% del capitale sociale, nonché dell’ulteriore complesso di beni e attività che costituiscono l’ambito librario di RCS MediaGroup“.

Simonetta Fiori, nel suo articolo, pubblicato su Repubblica del 19 febbraio si pone la legittima domanda: “Ma quali potrebbero essere le conseguenze culturali del più potente matrimonio librario della storia italiana? Intanto la nascita di un gruppo editoriale che non ha eguali in Europa. L’annessione di Rizzoli (11,7%) da parte della Mondadori (27%) significherebbe l’occupazione di una fetta del mercato di poco inferiore al 40 per cento. In Spagna il primo marchio è Planeta con il 24%, seguito da Penguin Random House (17). In Francia il più grande tempio editoriale è Hachette (21), con Editis/Planeta al 16 e Gallimard/Flammarion all’11. In Inghilterra il ruolo principe spetta a Penguin Random House (26) seguito da Hachette (17) e Harper Collins (9). Anche in Germania il gigante Bertelsmann non supera il 23%, seguito a distanza da Holtzbrink/Mac Millan (14). Quella italiana sarebbe dunque un’assoluta anomalia, che pone interrogativi sul piano della libera concorrenza: quale margine di azione avrebbero i competitor, ossia il gruppo Gems, Giunti, Feltrinelli e la miriade di piccole e medie case editrici che costituiscono il tessuto culturale del paese?

Segnaliamo i seguenti approfondimenti:
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LUIGI GUARNIERI racconta IL SOSIA DI HITLER

LUIGI GUARNIERI ci racconta il suo romanzo IL SOSIA DI HITLER (Mondadori). Un estratto del libro è disponibile qui…

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di Luigi Guarnieri

Hitler è veramente morto sparandosi un colpo di pistola alla tempia? O si è avvelenato col cianuro? Oppure queste sono solo ipotesi, congetture che in realtà nessuno ha mai potuto verificare a fondo – o che sono state fabbricate appositamente per coprire un’altra verità? Quando il suo corpo fu bruciato nel giardino della Cancelleria, accanto a quello di Eva Braun, tutto quello che rimase del dittatore – al di là delle membra carbonizzate – furono i denti. I denti costituiscono l’unico elemento grazie al quale si può identificare un individuo carbonizzato; e Hitler, per di più, aveva una dentatura davvero particolare: gli erano rimasti solo tre denti originali, incastrati in una protesi molto complessa, peculiare e inconfondibile. Quando i sovietici disseppellirono i cadaveri ed effettuarono le autopsie, la protesi rappresentò il punto fermo della presunta identificazione. Ma le protesi si possono riprodurre in serie, se ne possono fare delle copie. Mi sono sempre chiesto: quella protesi non poteva essere un falso? Se poteva esserlo, anche tutta la storia della morte di Hitler poteva essere una messa in scena, una mistificazione, e aprire la strada a un’ipotesi narrativa che valeva la pena di esplorare. Così, tanti anni fa, è scattata la prima scintilla di questo romanzo.
C’è un aspetto, nella storia dei dittatori, che ho sempre trovato estremamente interessante quanto poco esplorato: il ruolo dei loro sosia – che tutti i capi supremi, da Stalin fino a Saddam Hussein, hanno utilizzato quantomeno come controfigure da esporre in pubblico in occasioni potenzialmente pericolose. Hitler ha certamente avuto dei Sosia, anche se non se ne sono trovate molte tracce documentarie. Del resto, gli archivi dei servizi segreti del Reich sono stati in buona parte distrutti. Ho cercato ugualmente di immaginare la storia di uno di questi Sosia – ed è così che è nato il personaggio di Mario Schatten. La questione che mi sono posto subito, però, era un’altra: chi avrebbe raccontato la storia della misteriosa ‘Operazione Janus’, di cui Mario Schatten è la vittima sacrificale? Leggi tutto…

IL SOSIA DI HITLER di Luigi Guarnieri (un estratto)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo le prime pagine del romanzo IL SOSIA DI HITLER di Luigi Guarnieri (Mondadori). Luigi Guarnieri ci ha raccontato il suo libro qui…

La scheda del libro
Berlino, ottobre 1945. L’agente speciale L**** Gren***** del controspionaggio militare americano viene incaricato di condurre una nuova indagine sulla morte di Adolf Hitler. La verità ufficiale vuole che il Führer si sia suicidato nel bunker, ma i rapporti dell’Intelligence Service britannico e dei russi dell’NKVD non hanno chiarito la reale dinamica dei fatti. L’interrogatorio della dentista personale del Führer, la dottoressa Greta von Freundin, ha aperto un nuovo scenario investigativo: il Dipartimento H dei servizi segreti del Reich, specializzato in Controfigure, Contraffazioni e Interventi speciali, avrebbe sviluppato un piano segreto per favorire la fuga di Hitler dal bunker. Nome in codice, Operazione Janus. Comincia così una difficile inchiesta, lunga più di quindici anni, scandita da scoperte, delusioni, inganni e sorprese. Ossessionato dal fantasma di Hitler e del suo doppio, l’agente Gren***** interroga testimoni reticenti o ambigui, viaggia tra Germania e Austria, Argentina e Italia, Paraguay e Svizzera. E alla fine ritrova le tracce dell’aristocratico Egon Sommer, il direttore del Dipartimento H, e dell’altrettanto misterioso Mario Schatten, il sosia di Hitler: geniale musicista incompreso, vittima sacrificale di una terribile macchinazione e di due spaventose dittature – il nazismo prima, il comunismo poi. Ma quando scrive il suo rapporto conclusivo, frutto di un lungo lavoro di pazienza e di astuzia, l’agente Gren***** ormai sa che la verità non è mai una sola: perché niente e nessuno, nemmeno lui, è cio che sembra. Affresco epico e visionario, thriller storico ma anche narrazione totale che contamina in assoluta libertà ricerca documentaria e invenzione fantastica, evocando con lo stesso fascino inquietante figure reali e personaggi immaginari, Il sosia di Hitler è un potente romanzo sugli orrori e sulle follie della Storia, un grandioso viaggio nelle tenebre che nessun lettore potrà dimenticare.

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le prime pagine del romanzo IL SOSIA DI HITLER di Luigi Guarnieri (Mondadori)
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ZORRO. Un eremita sul marciapiede (recensione)

ZORRO. Un eremita sul marciapiede” di Margaret Mazzantini (Mondadori)

Noi, barboni ai margini dell’indifferenza

di Katya Maugeri

«Perché i barboni sono come certi cani, ti guardano e vedi la tua faccia che ti sta guardando, non quella che hai addosso, magari quella che avevi da bambino, quella che hai certe volte quando sei scemo e triste. Quella faccia affamata e sparuta che avresti potuto avere se il tuo spicchio di mondo non ti avesse accolto. Perché in ogni vita ce n’è almeno un’altra».

Un monologo teatrale scritto da Margaret Mazzantini per Sergio Castellitto “Zorro. Un eremita da marciapiede” un libro da amare, da portare con sé per tutte quelle volte in cui ci sentiamo “diversi” di fronte a tanta indifferenza sociale.
Zorro è un uomo che decide di cambiare la propria esistenza, di abbandonare tutto e vivere per la strada, presso la stazione dei treni, sulle panchine della città. È un uomo arrabbiato ed è proprio la sua rabbia a dare forma e odore alle parole, ripercorrendo il suo passato, ricordando chi era prima di prendere una decisione così drastica. Aveva una casa, una compagna e un cane. Era un uomo come tanti altri, ma a un certo punto della sua vita decide di autoescludersi dal sistema sociale fatto di regole e limiti scegliendo di vivere in una condizione che gli permetta di andare oltre ciò che tutti vedono. Sullo sfondo dei suoi racconti, ai margini della sua vita, vivono gli uomini “normali”, da lui soprannominati “cormorani”. Chi sono i cormorani? Quelli che hanno un letto dove dormire, quelli che amano le loro abitudini, un lavoro e la vita descritta in un manuale da seguire.
Zorro decide di gettare via il peso che impone la società, rinuncia all’omologazione sociale e si abbandona in uno stato di riflessione che gli permette di avere tempo a sufficienza per fare quello che i cormorani non fanno: “guardo la gente in faccia, ho tempo e posso permettermelo”. Leggi tutto…

L’AMORE AI TEMPI DEL COLERA, di Gabriel García Màrquez

L’AMORE AI TEMPI DEL COLERA, di Gabriel García Màrquez

Il coraggio di lasciarsi contagiare

di Katya Maugeri

«Capita che sfiori la vita di qualcuno, ti innamori e decidi che la cosa più importante è toccarlo, viverlo, convivere le malinconie e le inquietudini, arrivare a riconoscersi nello sguardo dell’altro, sentire che non ne puoi più fare a meno… e cosa importa se per avere tutto questo devi aspettare cinquantun anni nove mesi e quattro giorni notti comprese?»
[Gabriel García Màrquez, L’amore ai tempi del colera]

Pubblicato nel 1985, L’amore ai tempi del colera è considerato uno dei capolavori dello scrittore colombiano Gabriel Garcia Márquez, premio Nobel per la Letteratura nel 1982.
Un romanzo originale da cui emerge il gusto intenso per una narrazione corposa, intensa, tangibile, in cui le descrizioni della gente, dei colori e degli odori assume una dimensione reale. Le parole si trasformano in emozioni.
Márquez è stato in grado di dar vita a un libro passionale e travolgente, creando una perfetta alchimia tra parole e lettore, al punto da non poter fare a meno di leggere e amare i protagonisti.
Protagonista indiscusso è il sentimento, quello vero, contrastato, capace di mettere in dubbio ogni certezza. È il sentimento che dall’irreale diventa sostanza concreta accompagnando, proprio come un’ombra, la vita dei protagonisti. Fermina e Florentino.
Fiorentino Ariza è un impiegato telegrafista, un uomo malinconico e appassionato di poesia, innamorato di Fermina Daza, suo padre non approva l’unione e la giovane viene data in sposa a Juvenal Urbino, il ricco medico della città. Il matrimonio di Fermina e Juvenal, inizialmente privo di amore, diventerà solido e autentico. Florentino si butterà a capofitto nel lavoro per essere degno dell’amore di Fermina e inizierà una brillante carriera all’interno dell’azienda dello zio, la Compagnia Fluviale dei Caraibi. Leggi tutto…

ARRIVANO I PAGLIACCI, di Chiara Gamberale (un estratto del libro)

Pubblichiamo un estratto del romanzo ARRIVANO I PAGLIACCI, di Chiara Gamberale (Mondadori)

«Come posso fare a leggere Arrivano i pagliacci? E’ l’unico fra i tuoi libri che non si riesce più a trovare in libreria» ha chiesto un lettore a Chiara Gamberale durante una sua presentazione. Così si è pensato di riproporre questo romanzo – nucleo generativo importantissimo nel suo percorso – revisionato dall’autrice.

“Arrivano i pagliacci” uscì nel 2003 per Bompiani e per questa riedizione mondadoriana la Gamberale ha rimesso mano al testo, alla storia di Allegra Lunare, e a tutti gli oggetti che raccontano la casa in cui ha vissuto per tutta la vita. Allegra infatti scrive una lunga lettera ai nuovi inquilini, raccontandogli attraverso gli oggetti rimasti in quella casa aneddoti e amori che hanno segnato la sua vita, e quella casa. E così scopriamo la sua bizzarra famiglia, il papà intellettuale, la madre americana naïf e il fratello affetto dalla sindrome di Down, Giuliano detto Giù.

Intorno, un coro di personaggi buffi e allo stesso tempo malinconici. Si può dire che come tipologia di romanzo preannuncia  “La luce nella casa degli altri”.
 «Ho scritto Arrivano i pagliacci quattordici anni fa: avevo ventidue anni, ero alla ricerca pazza di non sapevo neanche io che cosa e quello che scrivevo lo era con me. Quando si fa così il rischio è quello di dare voce a un’urgenza, anziché riflettere bene per dare urgenza a una voce. E forse l’ho corso.» Così scrive nella Nota che chiude questo romanzo Chiara Gamberale, che su quel testo giovanile ha rilavorato con passione.
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La storia

Allegra Lunare ha vent’anni, è nel momento in cui la vita, per molti, comincia: invece per lei finisce, e deve trovare il coraggio per iniziarne una tutta nuova. Allora Allegra scrive: per non avere paura, per salvarsi l’infanzia, per non dimenticare il senso delle persone e delle cose che sono stati il suo mondo fino a quel momento. Scrive una lettera ai nuovi inquilini che abiteranno la casa dove ha vissuto con la sua bizzarra famiglia, e prende spunto dagli oggetti che rimangono nell’appartamento e di quei pochi che porterà con sé. Ognuno di essi racconta una storia: quella di suo padre, universitario rivoluzionario, e della mamma, giovanissima modella americana; la nascita di suo fratello Giuliano, con la sindrome di down; l’amore magico tra Adriana e Matilde; l’incontro strepitoso con Zuellen, che è affamata d’amore e sa trasformare tutto in qualcos’altro; le cose che ha imparato a teatro e al circo, la più importante: che dopo il numero dei trapezi – quando trattieni il fiato e la felicità sembra spezzarsi a ogni passo – arriva sempre il numero dei pagliacci… La scrittura di Allegra procede come il respiro veloce della giovinezza, quando si ha fretta di capire: per libere associazioni, per assonanze del cuore, accostando ai sentimenti cose che ne sono i correlativi oggettivi, e che spesso li esprimono con molta maggior potenza. Il suo sguardo si posa su ogni spazio da una prospettiva inattesa, filtrato dalle lenti colorate con cui ha imparato a osservare la vita per non essere lambita dalle sue ombre: e ci restituisce un’istantanea sorprendente, candida e acutissima al tempo stesso.

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un estratto del romanzo ARRIVANO I PAGLIACCI, di Chiara Gamberale (Mondadori)

Insomma, fu questione d’istanti se papà e Adriana si abbracciarono appena prima che io sul letto matrimoniale con gli gnomi ai quattro pomelli uscissi fuori fra le gambe aperte sudate della mamma e mi tuffassi nel mondo; questione di pochi istanti se almeno quel giorno la scena fu tutta di questa bambina nuova che arrivava e che per un momento sembrava dire che il cancro la Dc l’handicap e il ventisette del mese erano solo degli scherzi, di cattivo gusto sì, ma comunque degli scherzi, e la verità era solo lì, adesso, in un’altra voce che avrebbe imparato a canticchiare c’era una volta un piccolo naviglio, in un’altra testa dove il mondo sarebbe stato inventato, in una mano che avrebbe scarabocchiato case e firmato bollette, in una faccia che si sarebbe riempita di brufoli punti neri e rughe, in un cuore che sarebbe stato preso a morsi, a strappi, a carezze, in qualcuno che, anche solo per un decimo di secondo, magari mangiando la prima ciliegia dell’estate, avrebbe pensato: eh, sì. Io esisto. Esisto davvero.

Sono nata il 20-02-1980 e mi chiamo Allegra Lunare. Leggi tutto…

L’UOMO E IL CANE di Carlo Cassola

L’UOMO E IL CANEL'uomo e il cane di Carlo Cassola
Oscar Mondadori – Collana Scrittori Moderni – pp. 85 – euro 10,00
a cura di Alba Andreini
introduzione di Vincenzo Pardini

Il tragico percorso di un cane randagio. Una parabola sempre attuale

Prosegue con l’uscita de L’uomo e il cane la pubblicazione nella collana tascabile degli Oscar delle singole opere di Carlo Cassola,un progetto che ripropone il grande scrittore toscano al vasto pubblico che lo aveva posto ai vertici delle classifiche di vendita, ma con l’attenzione e lo scrupolo che merita la sua attività di prosatore, con ricchi apparati (cronologia, bibliografia, nota al testo) e introduzioni di volta in volta affidate a personalità del mondo letterario con il compito di una rilettura dei testi su nuove basi.

Con il coordinamento scientifico di Alba Andreini, già curatrice del Meridiano Racconti e romanzi apparso nel 2007 – che raccoglie una selezione di opere di indiscusso valore letterario dello scrittore secondo la lezione testuale della prima edizione –  negli Oscar le singole opere sono riproposte nei loro testi definitivi, in edizione economica ma molto curata dal punto di vista critico-filologico.

Questo volume, arricchito dall’introduzione di Vincenzo Pardini, ripropone  L’uomo e il canenell’edizione apparsa nel 1977,  tenendo conto delle correzioni che Cassola stesso apportò manualmente alla redazione definitiva.  Si tratta di un romanzo breve – non compreso nel Meridiano – che riprende il precedente racconto omonimo sviluppandone le dimensioni originarie. Comparso per la prima volta sul “Corriere dell’informazione” dell’11-12 gennaio 1953 come Il racconto del sabato, il testo dà avvio al tema animale nella narrativa di Cassola, destinato ad acquisirvi in seguito una progressiva centralità.

L’uomo e il cane narra la storia del cane Jack che, abbandonato dal padrone, vaga randagio tra le colline toscane in cerca di nuovi affetti. Cassola lo segue nel suo picaresco viaggio fino alla scoperta, nell’epilogo tragico, del male anziché di una cuccia sicura. Con lo sguardo del cane si posa sul mondo quello dello scrittore. Tramite il protagonista – unico, a differenza dei padroni, uno peggiore dell’altro nella replica della crudeltà – è l’umanità stessa, rappresentata in emblema dall’indole domestica di Jack, a interrogare la civiltà sulla propria ferocia.

Vincitore del Premio Bagutta nel 1978, il testo è un apologo sul desiderio del cane ma anche dell’uomo, incapaci di vivere l’avventura della libertà, di stare legati a una catena. Con il crisma della favola, Cassola avverte che l’uomo, per debolezza e paura, anela alla sudditanza e preferisce all’indipendenza la servitù. E alla parabola affida un monito: non si deve rischiare di perdere la libertà, bene supremo, per correre dietro a un padrone che può rivelarsi spietato.

Entro il 2017, centenario della nascita e trentennale della morte dello scrittore, è prevista negli Oscar la pubblicazione di dieci titoli, Leggi tutto…

LA MISCELA SEGRETA DI CASA OLIVARES, di Giuseppina Torregrossa

LA MISCELA SEGRETA DI CASA OLIVARESLa miscela segreta di casa Olivares, di Giuseppina Torregrossa (Mondadori)

di Vito Caruso

Isabel Allende, Gabriel Garcia Marquez… no, Giuseppina Torregrossa, anche se li ricorda i due grandi sudamericani ed è contenta del paragone, meritato a pieni voti, dopo le convincenti L’assagiatrice, Adele, Il conto delle minne, Manna e miele, ferro e fuoco, Panza e prisenza, anche con l’ultima fatica, “La miscela segreta di casa Olivares” (Mondadori), romanzo di formazione, per niente uggioso, e di ricerca di identità, in una Palermo a cavallo della seconda guerra mondiale.
Una saga familiare, gli Olivares, Viola, la “minnuta” madre che è il fiato, il respiro di tutta la famiglia, quella madre cui la Torregrossa vorrebbe somigliare nella sua vita, i tre figli maschi che respirano con la pancia mentre le femmine lo fanno con il cuore, Mimosa, gracile anche nel nome, e Genziana, chiamata proprio come la qualità più pregiata del caffè prodotto dagli Olivares, protagonista in crescendo del romanzo, donna forte e determinata, che nella Palermo ridotta a macerie troverà nelle proprie radici la forza di andare avanti e di dare ascolto alle ragioni del cuore, conquistando l’amore del bellissimo Medoro (i nomi del libro rimandano all’Orlando furioso e ai fiori), coltivato sin da bambina.
Sbuffa Genziana a casa e a scuola, non vuole studiare e il suo desiderio è diventare una torrefattrice oltre a bere il caffè, ma entrambe le cose le sono vietate “perché da maschi”.
Due respiri, quello della città di Palermo, reso affannoso dai bombardamenti, e quello di Genziana, l’unica rimasta della famiglia Olivares, e due ricerche di identità con alterna fortuna, perché Palermo, la “dannata” per la Torregrossa (ginecologa che ci ha vissuto e vi ritorna spesso da Roma, sua seconda città della vita), buttando a mare tutto il passato delle storiche macerie la perderà per sempre la sua identità, mentre Genziana troverà una sua dimensione.
Un altro respiro al centro del romanzo viene descritto minutamente nelle prime pagine. E’ quello di Orlando, mutuato dall’eroe dell’Ariosto. Per alcuni tratti sembrerebbe un uomo, che si “si scalda e si gonfia, fuma e urla, combatte, impazzisce e muore”, mentre è solo una macchina prodigiosa, che tosta i chicchi di caffè nella “putìa” del capofamiglia Roberto, e inebria di profumo della magica bevanda tutto il quartiere dei Quattro Mandamenti.
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VANNI SANTONI ci racconta TERRA IGNOTA

Vanni SantoniVANNI SANTONI ci racconta il suo romanzo TERRA IGNOTA (Mondadori). Ieri abbiamo pubblicato un estratto del libro.

di Vanni Santoni

Di Terra ignota sono state date tante definizioni: “fantasy puro”, “action fantasy”, “fantasy postmoderno”, “shonen”; alcuni commentatori hanno parlato rispettivamente di “fantasy classico” e “fantasy atipico” (due definizioni apparentemente opposte), e finanche di “fantasy per letterati”, o ancora di “ponte tra fantastico colto e fantastico popolare”.
In realtà sono tutte etichette sensate, a seconda della prospettiva da cui si guarda al testo.

Sicuramente Terra ignota è un “fantasy puro” nella misura in cui narra una classica storia di avventura e formazione in un mondo immaginario e d’impronta medievale, in cui la magia ha un ruolo rilevante: abbiamo una ragazzina dotata di una forza sovrumana e di un’altrettanto sovrumana testardaggine che, trovando il proprio villaggio distrutto e la propria miglior amica rapita, decide di fare tutto da sola – ritrovare l’amica e vendicarsi – anche se le cose ovviamente non andranno come previsto, catapultandola nelle più disparate peripezie in lungo e in largo per il mondo.

Allo stesso modo Terra ignota è un “action fantasy” e uno “shonen” – per shonen si intende quel sottogenere del fumetto giapponese dove l’azione si combina all’avere protagonisti adolescenti o preadolescenti – dato che pone grossa attenzione ai duelli e agli scontri, “mosse” incluse, una scelta fatta nella consapevolezza che oggi quello che era uno stilema del cinema di arti marziali di Hong Kong ha innervato, passando proprio dai fumetti e dai cartoni animati giapponesi, l’estetica di tutti i prodotti culturali di genere avventuroso. E dallo “shonen” Terra ignota mutua anche molte caratteristiche della protagonista: possiamo ben dire che la mia Ailis è tanto figlia dell’Alice di Carroll quanto del Goku di Toriyama.

Circa la diade “fantasy atipico” / “fantasy classico”, alcuni dei primi commentatori hanno ravvisato un’innovazione nella lingua che ho scelto, la quale alterna forme sintattiche arcaiche (il prologo ad esempio è calcato su parti del Gilgamesh e delle Scritture) e dialoghi più moderni e immediati – certo volevo evitare quella lingua “anticata”, di maniera, tutta “messere” e “madamigella”, che infesta molta narrativa fantasy. Anche a livello strutturale, benché l’arco narrativo sia dei più classici, ho scelto capitoli brevi, spesso con salti temporali tra l’uno e l’altro, un approccio tipico della narrativa di genere più recente. Alcuni hanno visto un tratto d’innovazione nell’impostazione largamente al femminile del romanzo, in un genere abbastanza “maschilista”. Non solo la protagonista, Ailis, è una donna, ma quasi tutti i personaggi principali, dalle altre ‘figlie del rito’ Brigid, Lorlei e Morigan, alla controparte di Ailis, Vevisa, sono femmine, e ci sono anche vari personaggi queer, ma a onor del vero va detto che già uno dei più grandi fantasy contemporanei, la serie Queste oscure materie di Philip Pullman, aveva come personaggio principale una ragazzina, e dopo di esso non sono state poche le protagoniste al femminile. Leggi tutto…

TERRA IGNOTA, di Vanni Santoni (un estratto del libro)

Pubblichiamo un estratto del romanzo “TERRA IGNOTA. Il risveglio“, di Vanni Santoni (Mondadori). Domattina Vanni Santoni ci racconterà il suo romanzo.

Il libro
È una limpida notte di luna piena, una notte di gioia e di festa, quando il Villaggio Alto subisce l’improvviso attacco di un manipolo di spietati cavalieri che portano morte e devastazione.
In pochi sopravvivono: tra questi la giovane Ailis, mentre la sua migliore amica Vevisa viene rapita.
Seguendo il folle proposito di vendicare la furia distruttrice che ha falcidiato il suo popolo e ritrovare Vevisa, Ailis, che è poco più di una bambina ma ha lo spirito audace e temerario di un guerriero, intraprende la sua lunga e perigliosa ricerca. Attraversando lande sconosciute e meravigliose conoscerà la schiavitù, la battaglia, le illusioni della magia e dell’amore, vedrà le molte facce della morte e capirà che senza questo iniziatico viaggio non avrebbe mai sollevato il velo sulle proprie arcane origini e sul proprio enigmatico destino: da lei potrebbe infatti dipendere l’equilibrio e il futuro stesso delle Terre Occidentali.

Il primo volume di una grande saga che mescola fiaba, azione, epica cavalleresca e mito classico, dando nuovo splendore al genere fantasy in Italia.

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Terra ignota – un estratto dalla IV parte

[…]

– Fjere…
– Sì?
– Mi sento un po’ strano.
– Vedrai dopo che avrai sbadigliato.
– Sbadigliato? – chiese Val, e proprio mentre lo diceva, un irrefrenabile sbadiglio gli montò dal petto alla gola e al volto, e giusto prima che lo sbadiglio stesso gli facesse chiudere gli occhi, vide che anche Ailis sbadigliava.
Quando li riaprì, tutto era diverso. Ailis era lì accanto a lui e reggeva il Ramo d’Oro, che adesso emanava un chiarore simile a quello di un mazzo di candele, ma Fjere e Fen erano scomparsi. Il sentiero non sembrava più quello dove erano fino a un attimo prima, né era sicuro che quelli tutto intorno a lui fossero alberi o colonne, o chissà cos’altro. Anche l’odore che aveva l’aria era diverso. Mosse un braccio, si guardò la mano. La sua stessa posizione nello spazio pareva in qualche modo differente, e la mano sembrava pulsare. Di certo, pensò avvicinandosi a una grossa foglia piena di gocce di rugiada, la realtà ha una grana diversa. Da sotto al cespuglio (ma poi, era davvero un cespuglio?) spuntò una faccia. Somigliava un po’ a quella di un suo antipatico biscugino di Ejdam, ma gli occhi erano più grandi e acquosi, lontani tra loro, e le sopracciglia erano tanto folte da sembrare una spazzola. La faccia gorgogliò una orribile risata e scomparve di nuovo nel terriccio. Val, atterrito, guardò indietro. Nel profondo del buio alle sue spalle luccicavano minuscole particole. Dove si trovavano? Dov’era Fjere? Ailis gli sorrise, non più spaesata di quanto non fosse stata fin lì. Da dietro un alberello pieno di bubboni sgambettò fuori una figura. Non era che una testa, con sotto due gambette storte come quelle di un nano, e portava un cappello rosso con una piuma d’oca, dal quale usciva un ciuffo di capelli neri. Aveva un’espressione tra l’indifferente e l’impertinente e veniva verso di lui. Val sguainò tremando la spada, mentre quella cosa gli si avvicinava: Leggi tutto…

BRUNELLA SCHISA ci racconta LA SCELTA DI GIULIA

Brunella SchisaBRUNELLA SCHISA ci racconta LA SCELTA DI GIULIA (Mondadori). Ieri abbiamo pubblicato le prime pagine del romanzo

di Brunella Schisa

Ho avuto molti ripensamenti durante la scrittura de La scelta di Giulia. L’argomento mi toccava direttamente. Avevo deciso di scrivere la storia, anzi le storie della mia famiglia di cui sapevo poco, soltanto pochi racconti disordinati di mia madre a cui non avevo prestato attenzione. Sapevo che la mia famiglia materna aveva fondato la sua fortuna nelle colonie ma a parte Zighinì, il cane di mio nonno dal nome orientaleggiante, il tutto mi lasciava indifferente.
Fino a quando, durante la convalescenza dopo un piccolo intervento, sono venute a farmi visita la sorella di mia madre e sua cugina. Mamma se ne è andata presto, troppo presto e loro facevano le veci della grande assente. In quel periodo scrivevo il secondo romanzo sull’omicidio della Contessa Lara, Dopo ogni abbandono. Non ricordo come si arrivò a parlare della nostra famiglia, le due visitatrici cominciarono a raccontare storie che sentivo per la prima volta. Almeno così mi sembrava. Ero allibita! Tradimenti, figli illegittimi, testamenti strappati. Un crogiolo di menzogne, passioni e amore. Dovevo assolutamente scriverne.
Avrei giocato in casa. Non più Parigi o Roma, ma Napoli, la mia città, dove ho vissuto fino alla laurea. Proprio da quel momento volevo partire. Dal giorno in cui una vecchia prozia, la sorella di mio nonno, aveva telefonato per dirmi che voleva farmi un regalo per la laurea, un anello meraviglioso, appartenuto alla mia bisnonna Giulia, dal quale da allora non mi sono più separata.
La storia sarebbe partita proprio da quell’anello che mi legava a una donna che avevo conosciuto e che ricordavo bene. Aveva vissuto 94 anni. La grande nonna di mia madre.
Ma cosa sapevo io di Giulia? Leggi tutto…

LA SCELTA DI GIULIA, di Brunella Schisa (il primo capitolo)

Pubblichiamo il primo capitolo del romanzo LA SCELTA DI GIULIA, di Brunella Schisa (Mondadori). Domani, l’autrice ci racconterà qualcosa sul suo romanzo e sulla sua genesi.

Il libro
E’ un’abbagliante mattina di luglio quando Emma, neolaureata in Lettere, riceve una telefonata inattesa: l’anziana prozia Carolina, che lei a malapena conosce, la invita a casa sua perché, dice, ha un regalo per lei. La curiosità di Emma si tramuta in stupore quando – tra le mura solenni del palazzo di via dei Mille, a Napoli, teatro di tutte le vicende della sua famiglia – la zia le affida un astuccio che contiene un anello: una meravigliosa corniola ovale con una figura incisa sostenuta da una catena liberty d’oro rosso. Un oggetto prezioso, appartenuto in origine a Giulia, la mitica bisnonna capostipite della famiglia. L’anello, la cui pietra somiglia a un cuore pulsante, sembra lanciare un richiamo al quale la nuova proprietaria non riesce a sottrarsi: abbandonato ogni progetto di vacanza estiva, Emma si dedica alla ricostruzione di una storia famigliare che si rivela coinvolgente oltre ogni sua previsione. Dalle carte rese fragili dal tempo emergono parole piene di passione, le foto ingiallite mostrano volti fieri e misteriosi, la voce di zia Carolina narra di amori e tradimenti, di guerre, speranze e sconfitte – ma a tratti si indurisce in una reticenza impenetrabile. Le vite degli uomini bellissimi e infedeli e delle donne volitive della famiglia Cortesi offrono a Emma chiavi preziose per capire se stessa; ed è sempre più chiaro che all’anello è legato un segreto bruciante…

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Il primo capitolo di LA SCELTA DI GIULIA, di Brunella Schisa

1
L’anello

Era una torrida mattina di luglio quando la mia vita scartò su un binario
imprevisto. Ma non potevo saperlo mentre rispondevo al telefono.
Né il tono di zia Carolina mi aveva messa in allarme. Ripensandoci
ora, posso dire che ero stata sorpresa dalla sua cordialità.
«Cercavo proprio te, Emma. Congratulazioni!»
A tutta prima non avevo riconosciuto la voce: tentavo disperatamente
di associarla a un viso e intanto lei, per fortuna, proseguiva.
«So che ti sei fatta onore e me ne compiaccio!»
Il tono assertivo era inconfondibile.
«Grazie, zia Carolina, mi fa piacere sentirti» risposi mentendo.
Ero allibita. In ventitré anni quella donna non mi aveva mai degnata
di attenzione.
«Ho un regalo per te» continuò, rinunciando ai convenevoli. «Vieni
a prenderlo presto perché sto perdendo la testa e la memoria, potrei
dimenticarlo e cadere dalle nuvole quando verrai a reclamarlo.»
La frase non mi sembrò un vezzo: forse zia Carolina stava davvero
svampendo. Già quell’affettuosità era inconsueta. Inappropriata,
vista l’indifferenza a cui erano sempre stati improntati i nostri rapporti.
Era la zia di mia madre, la sorella di mio nonno Luigi, ma
per tutti era zia Carolina. Non c’era mai stata confidenza tra noi.
Giusto qualche visita di cortesia insieme con mamma, quando ero
bambina, andandocene da casa dei nonni, che abitavano al piano
sopra al suo nel palazzo di via dei Mille. Un rumoroso schiocco di
baci, come usa in famiglia, un fuoco di battute brusche ma affettuose,
e subito fuori.
Che volesse farmi un regalo pareva dunque bizzarro. Non ero la
prima nipote a laurearsi cum laude. Mia cugina Alessandra e mia
sorella Eleonora, pur essendolo già da un pezzo, erano state ignorate
bellamente dalla prozia.
Sempre che zia Carolina non fosse al corrente della mia poco gloriosa
carriera scolastica e volesse premiarmi per il brillante exploit
universitario. Che fossi una capra a scuola era ben noto a tutti, avendo
io manifestato il mio disinteresse allo studio fin dalle elementari.
Il contrasto con mia sorella Eleonora era evidente. L’odiosa
secchiona quando prendeva dieci meno si gettava in lacrime tra le
gonne di nostra madre chiedendole perdono. Figuriamoci. Io, da
secondogenita, avevo chiarito fin da subito che con me se lo poteva
scordare. E quando prendevo un otto, dico otto, che alle elementari
te lo gettano in faccia, mio padre ci portava a cena fuori per festeggiare.
In prima media ero stata rimandata in italiano, e questa
macchia me la sono portata dietro per anni. Non c’era volta che, a
pranzo dalla nonna Letizia, sedute alla sua bella tavola, lei non mi
chiedesse: «E quest’anno quali materie porterai a settembre?». Io
mi offendevo a morte e la nonna si divertiva a provocarmi. Era diventato
uno sketch fisso e avevamo finito col riderci insieme.
Non escludo però che sia stato per togliermi tutti quegli schiaffi
dalla faccia che ho poi deciso di farmi valere all’università. Volendo
misurarmi nello stesso campo di mia sorella, mi ero iscritta
a Lettere, con grande scorno di mio padre che già mi vedeva dottore
commercialista nel suo solido studio, a sgobbare dietro numeri
e imposte varie.
Se la prozia era davvero svampita come diceva, dovevo battere
il ferro finché era caldo. Non avevo la minima idea di cosa volesse
regalarmi, magari un prezioso libro antico illustrato, che avrei
dimenticato su uno scaffale della libreria o rivenduto a un anti-
quario. Nel dubbio, il giorno dopo inforcai la Vespa e guidai fino
a via dei Mille 91. Mi infilai nel palazzo umbertino dove mia madre
era nata, dove ancora abitavano i miei nonni e tutti i Cortesi
rimasti a Napoli.
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A CAPOTAVOLA – la recensione

A capotavolaA capotavola. Storie di cuochi, gastronomi e buongustaidi Laura Grandi e Stefano Tettamanti (Mondadori, 2013)

[Leggi il capitolo dedicato a Ernest Hemingway]

di Massimo Maugeri

In quest’ultimo periodo la cucina ha svolto un ruolo da protagonista anche a livello editoriale. Dando un’occhiata tra gli scaffali delle librerie è facile imbattersi in volumi di ricette e testi di saggistica e narrativa che hanno attinto a piene mani dall’arte culinaria. Tra coloro che si sono occupati del rapporto tra cucina e letteratura in tempi non sospetti, ben prima cioè che si potesse parlare di «moda», primeggiano Laura Grandi e Stefano Tettamanti (soci nell’agenzia letteraria Grandi & Associati). Già nel 1999, per i tipi di Garzanti, avevano dato alle stampe “Il calendario goloso”, a cui hanno fatto seguito: “Nuovo calendario goloso” e “Atlante goloso “(Garzanti), “Sillabario goloso” (Mondadori), “Racconti gastronomici“ (antologia curata per Einaudi).
«Di cucina se ne parla da sempre», dice Tettamanti. «Ci sono riferimenti culinari anche nella Bibbia. E comunque non sono d’accordo con coloro che sostengono che di cucina se ne parli troppo. C’è ancora tanto da dire e da scrivere, a riguardo. Si tratta di uno di quegli argomenti di cui si potrebbe parlare all’infinito. Così Laura e io stiamo proseguendo in questo nostro percorso di ricerca e divulgazione, sfociato nella pubblicazione di un nuovo libro». Il volume in questione, edito da Mondadori, si intitola “A capotavola. Storie di cuochi, gastronomi e buongustai” e offre un ricco e gustoso campionario incentrato sul rapporto di donne e uomini celebri con il cibo e la cucina. Sono tante le figure letterarie di primo piano coinvolte: da Agatha Christie a Joseph Conrad, da Dumas padre a Hemingway, da Hesse a Simenon. E non mancano neppure sorprese e spunti per riflessioni. Per esempio: cosa pensa Conrad della buona cucina? Lo scopriamo leggendo il testo di una prefazione che l’autore di “Cuore di tenebra” firmò per un libro di ricette pubblicato nel 1923 da sua moglie. Ebbene, per Joseph Conrad Leggi tutto…

A CAPOTAVOLA CON ERNEST HEMINGWAY

A capotavolaIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo il capitolo del volume “A capotavola. Storie di cuochi, gastronomi e buongustai” di Laura Grandi e Stefano Tettamanti (Mondadori, 2013), dedicato a Ernest Hemingway

Il libro
“A capotavola” scruta attraverso la lente della passione gastronomica le vite di una galleria di personaggi straordinari – dalla A del copista arabo Muhammad Al-Baghdadi alla Y dello scrittore cinese Yuan Mei, passando per Pellegrino Artusi, André Michelin, Agatha Christie, Georges Simenon, fino ad Ave Ninchi, Elena di Sparta e Margherita di Savoia. Entrare a far parte del firmamento dell’alta cucina è oggi il sogno di tanti aspiranti “master chef”. Ma le storie golose raccolte da Laura Grandi e Stefano Tettamanti ci rivelano come spesso a battezzare ricette, metodi di preparazione e “filosofie” gastronomiche siano stati personaggi che dietro ai fornelli non ci sono mai stati. “A capotavola” è una piccola enciclopedia illustrata – del tutto personale e cosparsa di quei buchi che rendono ottima una buona fetta di groviera – della storia della cucina e, insieme, del mutamento del gusto e del costume, non solo alimentare, attraverso il tempo.

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ERNEST HEMINGWAY
(Oak Park, 1899 – Ketchum, 1961; scrittore)

di Laura Grandi e Stefano Tettamanti

Anche il più distratto dei lettori di Hemingway sa che il suo appetito più vorace, l’ingordigia che lo ha divorato, era nei confronti della vita. Ma anche quello, magari più superficiale, nei confronti di cibi e bevande non scherzava. La fame e la sete che provano i protagonisti dei suoi racconti e romanzi hanno una relazione intima e precisa con la fame e la sete del loro autore.
Hemingway non inventa nulla di ciò che scrive (anche se inventa molto di ciò che vive) e quanto i suoi personaggi vivono sulla carta deve prima passare al vaglio della vita di chi si assume il compito di raccontarlo: è il comandamento fondamentale della poetica vitalistica hemingwayana. In filigrana a tutta la sua opera – neppure troppo mimetizzata – si legge la sua biografia, né più né meno di quanto avviene nell’opera di d’Annunzio, solo che la retorica del Vate è magniloquente ed enfatica, quella di Papa scabra e silente.
Il contributo di Hemingway alla cultura del mangiare e, soprattutto, del bere si diffonde da tutti i suoi scritti ed è certificato da un libro minuzioso di Samuel J. Rogal che se fosse tradotto in italiano potrebbe intitolarsi Per chi suona la campanella della cena. Qui basta ricordare le corrette dosi per la preparazione di un martini cocktail dettate in Di là dal fiume e tra gli alberi (“‘Cameriere’ disse il colonnello che poi chiese: ‘Vuoi anche tu un martini secco?’. ‘Sì’ isse. ‘Volentieri.’ ‘Due martini molto secchi’ disse il colonnello. ‘Montgomery. Quindici a uno.’”
Quindici parti di gin – meglio se Gordon – e una di vermut – meglio se Noilly Prat –, nell’unica proporzione che il generale Montgomery ammetteva per attaccare il nemico: quindici dei nostri contro uno dei loro) o, sul fronte biografico, ricordare gli obiettivi strategici liberati da Hemingway il 25 agosto 1944 quando entra nella Parigi occupata dai nazisti al seguito delle truppe del colonnello Marshall: il Travellers Club, l’Hôtel Ritz, il Nègre de Toulouse e la Brasserie Lipp.
Ma è forse in un altro periodo della vita che si nasconde la chiave per comprendere l’insaziabiltà di Hemingway, quello della prima infanzia e della fanciullezza. Leggi tutto…

LA COMMEDIA UMANA DI BALZAC – estratto della prefazione del 3° vol. Meridiani Mondadori

La commedia umana vol.3In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un estratto della prefazione de La commedia umana vol. 3″ di Honoré de Balzac (Mondadori, I Meridiani), firmata da Mariolina Bongiovanni Bertini che ne è la curatrice

Si conclude l’edizione nei Meridiani dei testi più significativi della Commedia umana: dopo gli otto romanzi che hanno decretato il successo di Balzac narratore pubblicati nel primo volume e i due capolavori proposti nel secondo, qui la curatrice Mariolina Bongiovanni Bertini ha selezionato opere che illustrano i più diversi interessi di Balzac, tanto vari da sconcertare i suoi lettori.
Si va dal celebre Cugino Pons, storia di un colto e sfortunato collezionista di opere d’arte e della sua imponente raccolta, di cui la ricchissima annotazione di Claudia Moro scopre per la prima volta le sorprendenti affinità con quella appassionatamente riunita da Balzac stesso, al Giglio nella valle, romanzo d’amore e morte, di virtù e di passione contrapposte sullo sfondo di un paesaggio le cui descrizioni sono veri e propri pezzi di bravura; da Una passione nel deserto, racconto lungo sull’amicizia fra un ufficiale perso nel deserto e una pantera, non priva di risvolti sensuali che fecero rabbrividire la critica contemporanea, ai Proscritti che vedono protagonista Dante Alighieri, esule a Parigi e seguace di un singolare Sigieri di Brabante molto vicino a Balzac; dalla vicenda fantastica delCapolavoro sconosciuto i cui personaggi si fanno portavoci delle teorie balzachiane sull’arte, al non meno fantastico e misteriosoLa pelle di zigrino di cui non è escluso si ricordi Wilde per il suoRitratto di Dorian Gray; si approda infine al filosofico Séraphîta, dove le teorie mistiche di Swedenborg rielaborate da Balzac trovano forma romanzesca fra abbaglianti panorami norvegesi.

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Dall’introduzione a “I Proscritti” – La commedia umana vol. 3″ di Honoré de Balzac (Mondadori, I Meridiani)

di Mariolina Bertini

Nel 1831 Balzac non è ancora, agli occhi dei contemporanei, né il prototipo del romanziere né l’iniziatore di quello che una ventina d’anni dopo si comincerà a definire “realismo”. Il talento per cui le riviste se lo contendono è quello del conteur, dell’autore di narrazioni, per lo più brevi, di folgorante e caleidoscopica modernità.  E’ la sua scintillante versatilità che seduce i lettori della “Revue de Paris” e della “Revue des Deux Mondes”.  Balzac resuscita magistralmente i più diversi sfondi storici, ma rivaleggia anche con Hoffmann nel creare atmosfere intrise di ambiguo mistero. La Pelle di zigrino  rappresenta l’apogeo di questa maniera,  che i critici di allora definiscono “fosforica”, quasi si presentasse aureolata dalla luminosità sinistra di certi mostri degli abissi o dei fuochi fatui guizzanti nella notte dei cimiteri.  Contemporaneo nella stesura della Pelle di zigrino , in quanto redatto nella primavera del 1821, I Proscritti contrappone alla Parigi rigorosamente attuale di quel romanzo la Parigi medioevale di Dante Alighieri e di Sigieri di Brabante.  (…)

Il dato di partenza del racconto è la nostalgia per la patria lontana che affratella, nella Parigi del 1308, due stranieri messi al bando dalla terra natale: un poeta fiorentino, che incarna l’energia dominatrice del pensiero, e Godefroid, angelico adolescente proveniente dalle Fiandre, la cui fragile sensibilità non sembra in grado di resistere ai colpi dell’avversa fortuna. Alloggiati nella dimora borghese del gendarme Tirechair, la cui moglie contribuisce al bilancio familiare affittando qualche camera e lavorando come lavandaia per i canonici della vicina chiesa di Notre Dame, i due non tardano a suscitare i sospetti del padrone di casa.  Corpi estranei al tessuto sociale, dalla collocazione mal definita, evocano in lui il ricordo di un’eretica bruciata in place de la Grève, Margherita Poretta.
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LA DANZA DEL MONDO, di Maria Pia Ammirati (al Taobuk 2013)

La danza del mondoAl TaoBuk di Taormina domani, domenica 22 settembre, alle ore 18,30, sulla terrazza dell’Archivio Storico di Taormina, Maria Pia Ammirati presenterà il suo romanzo “La danza del mondo” (Mondadori).

L’amore non è giusto

di Dionea Mentis

Farsi male per poter dire di avere vissuto. Se c’è una cosa che le signore borghesi dei buoni romanzi hanno capito in secoli di letteratura, è che tutto val bene ogni rischio, ogni caduta, anche fatale, purché la sfida sia autentica. “La danza del mondo” di Maria Pia Ammirati (Mondadori) si apre con un tradimento coniugale. Lei è Linda, trentenne di buona famiglia che brucia in fretta la passione matrimoniale in un clima di “ordine e bellezza saturi”, ma anche quella per l’amante che ha il doppio della sua età. Sembra che per lei ogni cosa accada troppo in anticipo, o comunque nei tempi sbagliati. Ma sembra soprattutto che il destino le abbia già apparecchiato la vita.
Per questo Linda sceglie di scappare, con quattro soldi in tasca e senza cellulare, verso una meta vicina ma misteriosa: il sud dell’ Italia.

Il solito Ulisse in gonnella? No, perché la Sicilia che si ritroverà a vivere -terra magica e crudele, dove gioia, sesso ed orrore si mescolano con una naturalezza pirandelliana- non somiglia ad Itaca; qui non c’é nostalgia di casa, né l’avventura esaltante. Ne “La danza del mondo” il viaggio é metafora di smarrimento e rinascita. Gli incontri casuali sono scintille alchemiche. Le donne sono tutte vere, anche le peggiori. Gli uomini, quasi tutti padri mancati o inconsapevoli. Un viaggio moderno ma anche una discesa agli inferi che rimanda più a D’Arrigo che alle gesta dell’eroe.
Nel viaggio di Linda c’è tutta la danza della vita: il corpo, i suoi umori e i suoi afrori, il sangue, la maternità. Linda incontrerà anche lo stupro.
Eppure a Maria Pia Ammirati non interessa indugiare sul tema della violenza sulle donne (le avrebbe fatto comodo strizzare l’occhio ai dibattiti di questi mesi). L’urgenza è un’altra: Leggi tutto…

LO SCRITTORE CHE AMAVA LE STORIE

L' amore graffia il mondoDedicato alla memoria di Ugo Riccarelli, vincitore dell’edizione 2013 del Premio Campiello con il romanzo “L’amore graffia il mondo” (Mondadori).
In collegamento con il dibattito online su LetteratitudineBlog

di Massimo Maugeri

La ragazza osserva il vuoto. L’immagine è di profilo, in bianco e nero. Sullo sfondo, nuvolaglie anonime che non lasciano presagire nulla di buono. La prima volta che osservai quella copertina, lo sguardo della ragazza mi parve sereno. E in fondo è così anche adesso, nonostante la notizia della scomparsa dell’autore sia ancora fresca e il solco nell’anima profondo. Osserva il vuoto, la ragazza. Con i capelli tirati dal vento. Non c’è sorriso, ma nemmeno inquietudine. L’amore, a volte, graffia il mondo… ma non gli sguardi. Non sempre, almeno.
Il romanzo è “Per Antonio, che è andato appena un attimo di là”. È dedicato a lui, il libro. Lo scrittore lo precisa nella nota finale: “personaggi, luoghi, situazioni che a qualche lettore potessero sembrare veri o accaduti sono solo il frutto di una sintesi letteraria tra realtà e fantasia, di quella particolare capacità che appunto la letteratura possiede di fornire una verità altra raccontando storie. In altre parole, come ha scritto Antonio Tabucchi, al cui ricordo questo libro è dedicato, raccontando menzogne. “
Rileggo questa breve nota e penso: quant’è bravo. Vedi? mi dico. Riesce a trasformare in virtuoso lirismo letterario anche il classico riferimento al “puramente casuale” dietro cui, in genere, si cautela uno scrittore per proteggersi dall’eccesso di reale contenuto nelle storie. Quant’è bravo, sì. Lo sussurro tra me, consapevole della mia difficoltà a formulare la frase usando l’imperfetto. Continuo a pensarlo al tempo presente. Come se fosse ancora qui.
L’avevo incontrato qualche mese prima. Gli avevo chiesto di raccontarmi di lui, di spiegarmi com’è che era diventato scrittore, quali erano state le letture che lo avevano reso il romanziere del dolore perfetto. Fu una bella chiacchierata. La conservo nel cuore.
Mi raccontò della sua infanzia. Mi disse che era stata caratterizzata da una salute cagionevole che lo aveva costretto a trascorrere lunghe e noiose ore a riposo. Fu grazie a quei momenti di noia, che scoprì i libri e i mondi in essi contenuti. Divenne un lettore onnivoro. Imparò l’amore per le storie, ma anche l’amore per l’oggetto libro.
Ecco. Imparare l’amore per le storie. Fu proprio quello, il verbo che utilizzò. A pensarci adesso mi sembra una bellissima rivelazione, tutt’altro che scontata. Ed è anche una frase di grande ottimismo, capace di tappare le bocche dei tanti instancabili profeti che ciclicamente preconizzano la morte del romanzo. Finché ci sarà la possibilità di imparare l’amore per le storie, il romanzo vivrà.
Continuò a soffermarsi sul suo rapporto con il libro, che definì come reverenziale. Non fu un caso che il primo lavoro che intraprese fu quello di bibliotecario. Quando poi iniziò a scrivere, lo fece per proprio diletto: l’idea stessa di una possibilità di pubblicazione gli sembrava una sorta di eresia (tanto era l’amore e la devozione che provava verso i libri). A metà degli anni Novanta, però, una storia particolare bussò alla porta della sua anima. Era qualcosa che doveva venire alla luce. Quel libro, il primo nato, giunse al mondo con il titolo “Le scarpe appese al cuore” e segnò l’inizio del suo percorso letterario. Fu un libro fortunato: trovò casa presso un editore prestigioso (Feltrinelli) e ricevette gli apprezzamenti di un grande scrittore (Tabucchi). Non si trattava di una storia di finzione, ma del racconto di un’esperienza personale. Un cammino di dolore e speranza cominciato da bambino, con un’asma, e concluso, dopo anni di sofferenza, con un difficile – ma riuscito – trapianto di cuore e polmoni. Mentre lo ascoltavo pensai che, in effetti, quella stessa salute cagionevole che lo aveva indotto a imparare l’amore per le storie aveva anche favorito la sua metamorfosi da lettore a scrittore. Il dolore perfetto partiva da lì, e da lì avrebbe attraversato gran parte delle sue narrazioni, compresa quella confluita nel nuovo romanzo che (non lo sapevo ancora) sarebbe stato il suo ultimo capolavoro.
Continuammo a discutere di libri e di scrittura. Scoprii, con mia grande sorpresa, che la sua prima lettura importante fu “L’isola del tesoro” di Stevenson (che fu anche una delle mie prime letture), seguita da “Le botteghe color cannella” di Bruno Schulz (da cui nacque il suo “Un uomo che forse si chiamava Schulz”). E poi: Finger, Joseph Roth, Gadda (scoperta pirotecnica per la versatilità della scrittura), il maestro Tabucchi. E ancora Leggi tutto…

“Nati due volte”, il romanzo di GIUSEPPE PONTIGGIA tra i Novecento di Repubblica

La settimana di Letteratitudine dedicata a GIUSEPPE PONTIGGIA in occasione del decennale della morte dello scrittore

Nati due volte, il più noto romanzo di GIUSEPPE PONTIGGIA

[La recensione di Laura Lilli su Repubblica del 18 novembre 2003 in occasione dell’uscita del romanzo di Pontiggia nella collana “I cento romanzi del Novecento di Repubblica“]

di Laura Lilli

Spesso l’intelligenza si accompagna alla sofferenza, ma non sempre la somma delle due dà come risultato testi di grande spessore letterario. E’ questo invece il caso di Nati due volte di Giuseppe Pontiggia, romanzo tessuto di dolore, di amare consapevolezze e fatiche quotidiane, ma anche di accettazione e, al fondo, di intimissime, invisibili gioie che la penna graffiante e tutt’altro che sentimentale dello scrittore ha saputo rendere palesi con attenzione lenticolare.
Lo fa seguendo un principio di scrittura che potremmo chiamare democratico che (anche se non ha niente a che vedere con l’deologia, e letterariamente è sorvegliatissimo) che aveva già seguito nella bella raccolta di racconti del 1993 ( Mondadori), il cui titolo parla da solo: Vite di uomini non illustri. Anche in Nati due volte, Pontiggia ha dato rilievo a fatti che la rassicurante stupidità dalla norma quotidiana archivia frettolosamente come minori, come un regista che in scena dia spazio e voce a caratteristi e comprimari.
In Nati due volte ogni attimo conta e viene impietosamente messo in luce: gesti, espressioni del volto, toni di voce, passi falsi nei dialoghi e loro recupero (o sconfitta in seguito ad essi).Esemplare è il “recupero”, in chiave quotidiana e democratica appunto, di quell’antica nevrosi degli ambasciatori chiamata, non a caso in francese, ésprit de l’éscalier, spirito dello scalone, [che risale a tempi in questi augusti personaggi portavano la piuma sul cappello, come certe canzoni infantili ancora ricordano]. Discendo le auguste gradinate dopo un colloquio con un re o con un ministro degli esteri, infatti l’alto dignitario ruminava sulle risposte che non aveva saputo dare in modo a lui conveniente, sulle domande che non aveva avuto la prontezza di formulare, sui tranelli verbali che non era stato in grado di tendere o, peggio, su quelli a cui non era riuscito a sfuggire (e di cui magari si rendeva conto solo ora, traendo le conclusioni della sostanza dell’incontro).
[Tutto questo diplomatico rimuginare era, appunto,l’ésprit de l’éscalier.] Ora scrive Pontiggia ricostruendo un suo colloquio con una fisioterapista che non gli era piaciuta:[“Intimidito dall’incertezza della diagnosi e ansioso di essere rassicurato, mi preoccupavo dell’umore dell’oracolo]. Quanti dialoghi dovrebbero svolgersi in tempi diversi!Occorrono talora anni per dare, almeno idealmente, le risposte adeguate: Ma l’interlocutore nel frattempo è morto, o è sparito, o se ne è dimenticato.
Solo pochi fortunati dai riflessi fulminei hanno le reazioni che andrebbero condivise dalla memoria del futuro.Ma non possiamo imitarli, disorientati dal dubbio o pietrificati dalla sorpresa]”.
Insieme alla sofferenza, la consapevolezza non viene mai meno. I dialoghi sono con persone più o meno “qualunque”, certamente “non illustri” con le quali il protagonista/autore (il libro, scritto con magistrale distacco, è tuttavia largamente autobiografico) è costretto ad avere contatti per via della penosa e dunque sempre eccezionale condizione del figlio handicappato. E, per la verità, uscito da Mondadori nel 2002, il romanzo ebbe subito vasti e incondizionati apprezzamenti critici. Morto lo scorso giugno, lo scrittore fece in tempo a percepirne gli echi.
Perché Nati due volte? Ci risponde uno degli infiniti medici che l’io narrante consulta e per i quali, attraverso l’intero libro, ha parole tutt’altro che tenere: li accusa di insipienza, incompetenza, stolida arroganza. E per mascherarsi, nel trattare coi pazienti o coi loro genitori, si fanno forti, dice, dei più logori luoghi comuni ereditati dai loro maestri, tipo “avessi la sfera di cristallo!” se si chiede loro una prognosi. Ma torniamo ai Nati due volte “Questi bambini dice dunque il medico “buono” – devono prima imparare a muoversi in un mondo che la prima nascita ha reso più difficile. La seconda nascita dipende da voi genitori, da quello che saprete dare. Nascono due volte e il percorso sarà più tormentato. ” Ma “alla fine anche per voi sarà una rinascita. Questa almeno è la mia esperienza”, conclude l’unico “camice bianco” al quale l’autore mostri gratitudine, sia pure a distanza di trent’ anni dal loro incontro. Infatti, così sarà nella conclusione. Leggi tutto…

CARTAGENA. Gli ultimi della Tortuga – di Valerio Evangelisti (uno stralcio del libro)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo uno stralcio del romanzo “CARTAGENA. Gli ultimi della Tortuga” di Valerio Evangelisti (Mondadori)

La scheda del libro
Nel 1697 Luigi XIV è impegnato nell’ennesima guerra, detta dei Nove Anni. Per rimpinguare le casse ormai vuote del regno, decide di inviare una flotta imponente contro Cartagena, nell’attuale Colombia. L’ammiraglio De Pointis, per navigare i Caraibi, ha però bisogno dell’ausilio della Filibusta. Solo che la Tortuga è stata abbandonata, e i Fratelli della Costa superstiti si sono sparsi sulle montagne dell’isola di Hispaniola. Chi riesce a radunarli è il governatore Ducasse, ex negriero, gran farabutto ma d’animo per certi versi nobile, avventuriero impavido. Martin d’Orlhac è stato ladro, poi soldato, e infine è divenuto il braccio destro di De Pointis. Fatto imbarcare con i pirati, assiste con progressiva simpatia alla vita libera e feroce di costoro. La presa di Cartagena vedrà crescere la tensione tra il nobile De Pointis e il plebeo Ducasse, tra Fratelli della Costa ed esercito regolare; fino all’aperta ribellione dei filibustieri contro l’arroganza di un’aristocrazia che persino in Francia comincia a essere messa in discussione. Sarà l’ultimo atto della confraternita di fuorilegge che sull’isola della Tortuga aveva preso forma e terrorizzato i Caraibi per quasi cinquant’anni. Pochi mesi dopo la conquista di Cartagena le grandi potenze firmeranno un trattato di pace e si impegneranno, di comune accordo, a combattere la pirateria.

* * *

Dal romanzo “CARTAGENA. Gli ultimi della Tortuga” di Valerio Evangelisti (Mondadori)

LA MONTAGNA DEI PIRATI

Martin d’Orlhac aveva il fiatone. La montagna era ripida, il calore quasi insopportabile. La vegetazione, per quanto foltissima, offriva un riparo insufficiente. Invidiava il padre Jean-Baptiste Le Pers che, avvezzo a quei climi, percorreva il sentiero con disinvoltura, tenendo alta la tonaca nera e riuscendo a schivare i sassi troppo grossi o troppo arrotondati.
«Manca molto?» gli chiese.
«Credo di no» rispose il religioso. «Vedrete che prima o poi si faranno vivi loro. Li sentiremo arrivare dall’abbaiare dei cani.»
«Cani?»
«Sì. Ogni bucaniere ne ha un bel branco, da cui si separa solo se va per mare.»
«E i filibustieri?»
«Quelli li vedremo dopo, immagino. Nei boschi è più probabile che ci imbattiamo nei bucanieri.» Le Pers rise. «Vedrete che gente cordiale!»
Continuarono a salire. D’Orlhac – il cui cognome vero era Dorlhac, nobilitato per adeguarlo al rango di ufficiale – si chiedeva come il gesuita, grasso al punto da essere quasi obeso, potesse essere così agile. Sapeva che viveva da anni nell’isola di Hispaniola, e che lì il barone de Pointis lo aveva cercato e scovato, per la nota familiarità dell’abate con i filibustieri fedeli alla Francia. Ma gran parte di Hispaniola era ben più percorribile di quel selvaggio lembo di Saint-Domingue, la porzione francese, e non c’erano alte vette da scalare. Eppure Le Pers sembrava conoscere perfettamente il terreno, come se gli fosse familiare. Trovava sentieri nascosti, intuiva dove era meglio guadare i ruscelli.
Alla fine disse al frate: «Sembrate di casa, qui.»
Le Pers rise, finalmente con una traccia di affanno. «Ci sono venuto diverse volte, sulla Montagne Terrible. Non avete idea di dove mi è toccato andare, a portare la parola di Dio.»
«Questa salita sembra non finire mai.»
«State tranquillo. Siamo vicini. Non vedete?»
Il domenicano indicava alcune carcasse vuote di tartaruga marina sparse nel sottobosco. Era impossibile che quegli animali salissero a una tale altezza. Qualcuno doveva averli catturati sulla spiaggia e portati fin lì per cibarsene. La carne delle tartarughe di mare era una prelibatezza. Anche le uova, avvolte in un involucro morbido ma consistenti nel tuorlo, attiravano i buongustai.
Erano numerose le piante di manioca, usate nella cucina isolana in mille maniere. Troppo folte, per essere frutto di disseminazione spontanea. La cima della montagna era abitata, non c’era dubbio. Lo avevano già fatto capire le profumatissime coltivazioni di alloro incontrate in prossimità della spiaggia. Venivano dalla Spagna, non erano vegetazione locale. Invece lo erano gli alberi contorti, di specie ignota, tra cui si stavano aggirando. Molto più aggrovigliati delle palme che crescevano sulla riva e sui primi pendii.
I latrati scoppiarono a un tratto e li fecero trasalire. Fra tronchi ricoperti di gelsomini – segno che non sempre, lassù, la temperatura era tanto elevata – apparvero cani enormi e schiumanti, tenuti per il collare dai loro padroni. Questi non erano, a un primo sguardo, molto distinguibili dai loro animali. Si trattava di uomini vestiti di pellicce ancora incrostate di sangue rappreso, con ampi berretti a cono, barbe incolte e capelli lunghissimi.
«Eccoli, i bucanieri» disse Le Pers. Alzò le braccia e avanzò verso quei mezzi selvaggi. «Salve, amici! Sono il padre Jean-Baptiste Le Pers, gesuita! Qualcuno di voi parla bene la mia lingua?» Leggi tutto…

Una lettura di… L’ACUSTICA PERFETTA, di Daria Bignardi

L'acustica perfettaL’ACUSTICA PERFETTA, di Daria Bignardi
Mondadori, 2012 – pagg. 204 – € 18,00

[Ascolta la puntata di “Letteratitudine in Fm”: Massimo Maugeri con Daria Bignardi su “L’acustica perfetta“]

di Giovanni Ghiselli

Ho assistito alla presentazione del nuovo romanzo di Daria Bignardi: l’acustica perfetta edito da Mondadori. L’autrice  ne ha parlato con vivace e quasi commossa partecipazione, poi ne ha letto dei brani significativi che sono stati commentati molto benevolmente da alcuni estimatori e amici della giornalista.
Il contesto era non poco  elogiativo e ho cominciato a leggere il libro  con qualche diffidenza.  Invece gli elogi erano meritati: la storia è bella, la scrittura scorrevole, le idee e le parole sono chiarissime e non pedestri.
La disposizione dei fatti tiene sempre desta la curiosità e l’attenzione.
L’ho letto tutto d’un fiato. Daria Bignardi ha detto che le sue letture preferite sono quelle dei romanzi russi e francesi. Ha pure affermato che le piace molto leggere e scrivere dialoghi. Infatti la vediamo in diretta televisiva porre  vivacemente domande, con una naturalezza che appare non studiata  e ricevere risposte che sembrano improvvisate. Le ho chiesto perché non ha messo i drammaturghi tra i suoi autori prediletti, a partire dai tragici greci, visto che ama i dialoghi, ha fatto il classico, poi il Dams, sia pure senza finirlo poiché, ha detto,  trovava che quei corsi fossero lenti rispetto ai suoi ritmi.
Ha risposto che Eschilo, Sofocle, Euripide, Shakespeare, Ibsen, sono imprescindibili, ma le sue preferenza vanno a Dostoevskij, Tolstoj, Turgenev, Gogol, Cechov e agli autori francesi.
Ma veniamo al romanzo l’acustica perfetta dove voglio  individuare i topoi della letteratura europea che possono essere fatti risalire a quella greca. Questa appare sempre in filigrana quando i romanzi sono buoni.
Prima di tutti il topos del destino  che è concetto e parola chiave del libro. L’incontro di Arno e Sara adulti, è dovuto a uno stormo di gabbiani sulla pista che ritarda la partenza del volo di lui. I due si erano conosciuti e avevano amoreggiato da adolescenti a Marina di Pietrasanta, poi si erano persi di vista per sedici anni, e all’inizio del romanzo si ritrovano a Milano, sembra per caso, e si sposano.
Arno ha la madre tedesca e, in partenza,  non crede nel destino (p. 28).
E’ tanto tipicamente ellenico questo “amore del fato” che nel romanzo espressionista Berlin Alexanderplatz  di Alfred Döblin si legge:” Non si deve fare il grande con la propria sorte. Io sono nemico del fato. Non sono greco io; sono berlinese”[1].
Eppure il destino aleggia sui protagonisti. In una delle ultime pagine, la dottoressa antroposofica Migliore, una figura   rivelatrice come Tiresia nelle tragedie di Sofocle[2] e nel poemetto di Eliot[3], dice al protagonista: “niente è un caso. I destini di noi tutti sono intrecciati, siamo tutti fratelli”.
Arno aveva sempre notato somiglianze e nessi tra le cose senza però capire “fino in fondo” (p. 33).
Alla fine del libro  capisce il destino e gli  stami che fila Cloto accanto alle sorelle, le vergini figlie di Ananche[4].
Nel romanzo della Bignardi, come nella vita, niente avviene per caso.
Gli eventi nel finale si svelano tutti congiunti[5].
A questo proposito possiamo indicare un passo di un autore indicato dalla Bignardi tra i preferiti. Anche secondo me questo scrittore dovrebbe essere letto e riletto, non meno dei miei auctores, accrescitori, greci e latini[6]. Leggi tutto…

LIBRI DI CARTA, LIBRI DIGITALI – “Il grande fiume Po” di Guido Conti

Il grande fiume Po

VENERDI 25 gennaio ore 15,00-18,00 Presso l’Università di Parma, Polo didattico di via D’Azeglio, Aula K3, si terrà l’Incontro seminario
Scenari editoriali: il libro è morto, w il libro. Integrazioni fra ebook e carta stampata. Presentazione del volume di Guido Conti, Il grande fiume Po dal cartaceo alla versione per l’Ipad. Dettagli, a fine post.

LIBRI DI CARTA, LIBRI DIGITALI

di Guido Conti

La forma elettronica del libro apre scenari inesplorati per uno scrittore con la voglia e il desiderio di iniziare grandi avventure. Riflettere su come il mio ultimo romanzo Il grande fiume Po, edito da Mondadori e già alla terza edizione cartacea, si sia trasformato nella sua versione per l’Ipad, credo possa essere utile per capire come muoversi in questo paesaggio tutto da inventare e da creare ex novo.
Il grande fiume Po è un romanzo molto all’avanguardia. Un critico ha detto che è la vera novità del 2012 dal punto di vista della forma e dei contenuti. Un viaggio dalle fonti al delta del fiume, ricostruito come un diario che è anche raccolta di racconti, antologia di testi di scrittori che hanno scritto sul Po da Esiodo a Zavattini, da Gregorio Magno a Bassani. Ma è anche un’antologia di poesia e di poeti, da Virgilio a Dante e Petrarca, passando per il Tasso fino a Umberto Bellintani: è una raccolta di aneddoti, fiabe, racconti storici veri, tra animali immaginari e scrittori che hanno raccontato il Po come luogo infernale (vedi il mito di Fetonte) e luogo paradisiaco (Virgilio). Il Po visto come fiume europeo, cerniera tra il sud e il nord Europa dall’epoca dell’antica Grecia, per arrivare all’Unità d’Italia del 1861, ma anche viaggio nella cultura in una delle tradizioni che hanno fondato il pensiero e la cultura dell’occidente.
La forma e i contenuti di questo romanzo potevano dunque diventare qualcos’altro.
Con Sandra Furlan, Responsabile Digital Development Libri Trade della Mondadori e il suo gruppo di giovani grafici, abbiamo elaborato una nuova forma del libro per l’Ipad, con le possibilità offerte dalle nuove tecnologie, evitando le vecchie formule dei cdrom, finiti presto a fare da gadget dei giornali e poi spariti dal mercato. Una ricerca non semplice, risolta con le possibilità tecniche che offre le applicazioni della Apple.
Il grande fiume Po si può leggere nella sua versione elettronica già scaricabile per i diversi EbookReader, come Kindle o Kobo, ma quello che abbiamo elaborato per l’Ipad è una cosa completamente nuova, perché non cambia solo il supporto ma viene messa in discussione la stessa forma del libro e della sua fruizione, i contenuti.
Nella sua versione per l’Ipad Il grande fiume Po si è arricchita di oltre 100 immagini di Marzia Lodi che mi ha seguito in questo viaggio. Ci siamo trovati subito a riflettere su come utilizzare quelle immagini. Leggi tutto…

LA PAZIENTE N. 9, di Alessandro Defilippi

LA PAZIENTE N. 9, di Alessandro Defilippi
Mondadori, 2012 – pagg. 316 – euro 18

Leggi l’intervista di Massimo Maugeri a Alessandro Defilippi pubblicata su La poesia e lo spirito.

La scheda del libro
La paziente n.9Genova, 1942. Un colonnello dei carabinieri tormentato da un rimorso divorante. Un giovane psichiatra tedesco dagli occhi azzurrissimi e profondi, che nasconde un indicibile segreto. Un tetro manicomio, nella pace delle colline che si affacciano sul mare. Una donna bellissima e molto amata, preda di un demone oscuro che la induce a dipingere sul muro con il suo stesso sangue. Una serie di omicidi efferati. L’ombra della guerra, che si allunga su tutti come l’ala nera di una più grande follia. E la TEC, appena diventata di moda: terapia elettroconvulsivante. Elettroshock. Occhi imploranti, occhi spietati, occhi spalancati per il terrore. C’è poco tempo per fermare la follia che cresce. Quello che avete tra le mani è un romanzo dal ritmo serrato, che mozza il fiato, e un’indagine appassionata e dolente sulle menzogne dell’animo umano e sul coraggio necessario a svelarle. È un rigoroso romanzo storico e insieme un libro più che mai contemporaneo per la forza delle sue immagini, che scava nelle profondità dell’amore e della paura, senza chiudere gli occhi davanti a nulla.

* * *

In esclusiva per Letteratitudine, un brano tratto da “La paziente n. 9

La paziente n. 9Il corridoio è affollato di ombre. Sui lati, le porte socchiuse della lavanderia e del bagno; in fondo, spalancata, quella della corsia. Lì il corridoio fa un gomito: oltre, ci sono le stanze per l’isolamento, dove Liliana ha sempre evitato di entrare da sola. Sono vuote, in questi giorni, eccetto la cinque, sempre con la porta chiusa, sbarrato anche lo spioncino con la grata.
Lei l’ha vista, la paziente numero cinque: un paio di settimane fa, una sera, poco prima della fine del turno, ha visto arrivare una berlina nera: l’automobile è entrata dal cancello posteriore dell’ospedale e ha posteggiato nel cortile. Ne sono scesi due uomini in abito grigio, che sono spariti nello studio del medico di guardia. Quando sono riapparsi, scortavano una figura avvolta in un mantello. Un mantello da sera, ha pensato lei. E ha capito che era la numero cinque. Gli uomini l’hanno scortata lungo i corridoi, in silenzio, guidati dal medico. Lei aveva capito che era una donna soltanto perché da sotto il mantello sporgevano scarpe con i tacchi, e caviglie velate da calze di seta, calze sottili, come non ne aveva mai viste. Leggi tutto…

KOBO, IL NUOVO E-READER: intervista a Marco Azzani, assistente dell’Amministratore Delegato e Responsabile del Progetto Kobo

Kobo e Mondadori: la lettura degli ebook ha un nuovo protagonista

di Massimo Maugeri

In questi giorni sto testando KOBO, il nuovo e-reader “portato” in Italia dalla Mondadori. In particolare sto utilizzando il Kobo TouchTM (costo attuale: 99 euro). Personalmente ho gradito molto la tecnologia “touch”, che consente di cambiare pagina con un semplice tocco del polpastrello sui margini del minischermo (il precedente dispositivo di cui disponevo obbligava a premere un tastino per cambiare pagina). Considerato anche il design (mi piace moltissimo il dorso morbido) il Kobo TouchTM ha suscitato in me impressioni più che positive.

Ecco qualche altra notizia sull’introduzione del Kobo TouchTM nel mercato italiano.

1. Il nuovo eReader Kobo TouchTM è giunto in Italia nel mese di ottobre 2012 in seguito alla partnership tra Mondadori e Kobo Inc. annunciata lo scorso luglio.

2. Il device è attualmente in vendita in 350 store Mondadori presenti nelle città italiane e online su inMondadori.it a un prezzo di 99€.

3. Da metà ottobre arriveranno inoltre gli altri eReader della famiglia Kobo – Kobo GloTM e Kobo MiniTM – rispettivamente a 129€ e 79€.

Maurizio Costa, Vice Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Mondadori, ha dichiarato quanto segue: “In uno scenario tecnologico in costante evoluzione, che sta trasformando il mondo della lettura e della distribuzione, l’arrivo degli eReader Kobo ci permette di diffondere il nostro patrimonio di contenuti di qualità ad un pubblico ancora più ampio. La sfida digitale è quella di saper raggiungere i propri clienti attraverso tutti i canali disponibili – dal fisico all’online – offrendo i propri contenuti sul maggior numero di piattaforme. L’approccio originale di Mondadori mette a fattor comune le nostre risorse sul piano editoriale, della nostra rete di librerie e del sistema di servizi online”.

Queste, invece, le dichiarazioni di Mike Serbinis, Chief Executive Officer di Kobo: “La lettura digitale sta crescendo velocemente anche in Europa e, pur in una fase ancora iniziale di apprezzamento dell’ebook, i lettori italiani si aspettano soluzioni di eReader di alta qualità e semplicità come quelle che può offrire Kobo. Grazie alla partnership con Mondadori offriremo infatti ai consumatori italiani un nuovo e straordinario modo di leggere“.

Qui trovate ulteriori approfondimenti sulle caratteristiche di Kobo.

In questi giorni dell’e-reader Kobo se ne è parlato un po’ ovunque sul web e su varie testate tra cui: La Stampa e Panorama.

Io ho avuto modo di incontrare l’ing. Marco Azzani, Assistente dell’Amministratore Delegato e Responsabile del Progetto Kobo

– Ing. Azzani, a pochi giorni dal lancio del Kobo Touch, che genere di riscontro avete registrato tra gli addetti ai lavori?
Abbiamo avuto una quantità sbalorditiva di feedback positivi. Ciò che ci fa particolarmente piacere è che al di là del riconoscimento di Kobo come ottimo prodotto, il pubblico dei first adopter e degli addetti ai lavori sembra aver compreso le ragioni basilari della partnership, ovvero quella di creare una vera  competizione in un mercato finora limitato a pochi player, che peraltro non si sono mostrati sempre sensibili alle esigenze del lettore italiano medio.

– Quali sono le vostre aspettative in merito al progetto Kobo nel medio/lungo periodo? Leggi tutto…

XS, gli extra d’autore della Mondadori

Ha debuttato il 20 settembre la nuova collana digitale XS della Mondadori: testi brevi di grandi autori, esclusivamente in ebook.

Di seguito, in esclusiva per Letteratitudine, le prime pagine dei testi XS di Dacia Maraini e Alessandro Piperno

Un nuovo modo di leggere, veloce, diretto. Contenuti inediti o di anticipazione, fiction e non fiction, firmati dagli autori più noti e più apprezzati dal pubblico a garanzia di una qualità eccellente. Una piccola grande sfida per il mercato degli ebook: se le proposte di libri brevi non mancano, gli XS di Mondadori si caratterizzano per la scelta degli autori, delle storie o dei temi trattati, e vogliono proporsi come un think tank che suggerisca nuovi modi di vedere, leggere e affrontare la realtà.

Buona parte dei testi saranno inediti, ma non mancheranno le proposte che riprendono testi d’autore poco conosciuti o anticipano brani di libri di prossima uscita.

Già i 6 titoli di lancio della collana sono un mix dei diversi approcci: due inediti (Con Picasso incasso di Francesco Bonami e 2012 Ultime notizie dalla fine del mondo di Roberto Giacobbo), due apparsi su Nuovi Argomenti (Pastiche proustiano in salsa biancoceleste di Alessandro Piperno e Una suora siciliana di Dacia Maraini) e due teasing di libri di prossima uscita (E adesso facciamo il cinematografo! diFrancesco Rosi con Giuseppe Tornatore e Nashira, Nascita di una ribelle di Licia Troisi).

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L’INVERNO DEL MONDO. The century trilogy. Vol. 2 – KEN FOLLET

È un maestro indiscusso del romanzo storico e della letteratura di intrattenimento, e non solo perché ha venduto – nel mondo – circa 100 milioni di copie. Stiamo parlando di Ken Follet, autore del capolavoro I pilastri della terra, che torna in libreria con il secondo volume della saga “The century trilogy”, intitolato L’inverno del mondoromanzo che racconta, col ritmo avvincente con cui Kollet ci ha abituati, le storie intrecciate di cinque famiglie nella Berlino dei primi anni ’30, ripartendo da dove si era chiuso il primo libro (in questo secondo volume, infatti, ritroviamo i personaggi de “La caduta dei giganti”, ma soprattutto i loro figli).
L’undicenne Carla von Ulrich, figlia di Lady Maud Fitzherbert, cerca con tutte le forze di comprendere le tensioni che stanno lacerando la sua famiglia, nei giorni in cui Hitler inizia l’inesorabile ascesa al potere. In questi tempi tumultuosi fanno la loro comparsa sulla scena Ethel Leckwith, la formidabile amica di Lady Maud ed ex membro del parlamento inglese, e suo figlio Lloyd, che presto sperimenterà sulla propria pelle la brutalità nazista. Lloyd entra in contatto con un gruppo di tedeschi decisi a opporsi a Hitler, ma avranno davvero il coraggio di tradire il loro paese? A Berlino Carla s’innamora perdutamente di Werner Franck, erede di una ricca famiglia, anche lui con un suo segreto. Ma il destino lì metterà a dura prova, così come le vite e le speranze di tanti altri verranno annientate dalla più grande e crudele guerra nella storia dell’umanità, che si scatenerà con violenza da Londra a Berlino, dalla Spagna a Mosca, da Pearl Harbor a Hiroshima, dalle residenze private alla polvere e al sangue delle battaglie che hanno segnato l’intero secolo.

Proponiamo, di seguito, due video dove Ken Follet parla di questo suo nuovo romanzo… Leggi tutto…

NON E’ UN PAESE PER DONNE. Intervista a Elvira Seminara

di Simona Lo Iacono

Era da giorni che desideravo avere un colloquio con Elvira Seminara, autrice, insieme ad altre (e bravissime) scrittrici dell’antologia MondadoriNon è un paese per donne”. Credo infatti che in queste schegge di narrazione (ora dolenti, ora ironiche, ora profondamente intrise di solitudine) covi molta verità. Una verità che emerge cristallina sin dalla prefazione curata da Miriam Mafai, recentemente scomparsa:

“…Chi come me ha conosciuto l’Italia di allora, quella condizione di subalternità delle donne, la loro/nostra esclusione da importanti professioni e posti di responsabilità non può non guardare con soddisfazione e orgoglio alle donne e alle ragazze di oggi, al loro successo negli studi, alla loro sempre maggiore presenza in professioni una volta considerate “maschili”…Ognuna di noi tuttavia conosce bene anche le zone d’ombra, le difficoltà, la fatica con le quali le donne hanno pagato e ancora oggi pagano questo passaggio dalla subalternità alla piena emancipazione e realizzazione di sé…”

– Chiedo allora ad Elvira…ma la Sicilia è un Paese per donne ? Leggi tutto…