Home > Recensioni > CECITÀ, di José Saramago (la recensione)

CECITÀ, di José Saramago (la recensione)

settembre 15, 2014

CecitàCECITÀ, di José Saramago (Einaudi)

Saramago e l’oscurità dell’animo umano

di Katya Maugeri

Pochi paragrafi, solo punti e virgole e niente virgolette a delimitare i dialoghi. Un flusso di pensieri, assenza di punteggiatura. Un romanzo, un esperimento sociologico, si tratta di “Cecità” titolo originale “Saggio sulla cecità”, romanzo dello scrittore premio Nobel per la letteratura portoghese José Saramago, pubblicato nel 1995.

“Alcuni conducenti sono già balzati fuori, disposti a spingere l’automobile in panne fin là dove non blocchi il traffico, picchiano furiosamente sui finestrini chiusi, l’uomo che sta dentro volta la testa verso di loro, da un lato, dall’altro, si vede che urla qualche cosa, dai movimenti della bocca si capisce che ripete una parola, non una, due, infatti è così, come si viene a sapere quando qualcuno, finalmente, riesce ad aprire uno sportello, Sono cieco.”

Inizia così il romanzo di Saramago, ambientato in un tempo indefinito, in un luogo non precisato, in cui, improvvisamente, a causa di un’inspiegabile epidemia la popolazione si ritrova cieca, inondata da un’intensa luce bianca simile a un “mare di latte”.
I personaggi rimarranno anonimi, si distinguono solo per alcune connotazioni sociali o fisiche.
Incontreremo “il medico”, “la moglie del medico” “il ragazzino dall’occhio strabico” “la ragazza dagli occhiali scuri”, “il primo cieco”. Ssaranno gli occhi della moglie del medico ad accompagnare il lettore durante la lettura. Le reazioni emotive, psicologiche dei protagonisti sono atroci: le “vittime”colpite dall’epidemia vengono rinchiuse in un ex manicomio per la paura del contagio, per tutelare l’intera popolazione. E qui, in questo luogo che diventerà scenario di eventi deplorevoli, vivranno momenti di clausura e convivenza forzata, rivelando l’orrore dell’uomo quando si ritrova in un ambiente privo di controllo e di “quieto vivere” trasformandolo in bestia primitiva, privo di ogni condizionamento civile.
Nel suo crudo romanzo, Saramago mette in rilievo la metafora di un’umanità primordiale e feroce, incapace di vedere con lucidità e distinguere le cose su una base razionale, ne deriva un saggio sul potere e la sopraffazione, sull’indifferenza e l’egoismo, una forte denuncia del buio che pervade l’animo umano. Il buio della ragione in cui, in una condizione di panico estremo, l’uomo rivela il peggio di sé, anteponendo la cattiveria, l’irrazionalità, la brutalità alla ragione. Citando proprio uno dei personaggi :“è di  questa pasta che siamo fatti, metà di indifferenza e metà di cattiveria”.

imageÈ un saggio sull’assenza di umanità: l’anima diventa cieca e priva di emozioni, di compassione.
Tocchiamo con mano la fragilità dell’animo umano, di quanto basti poco per ritrovarsi nel caos, presi dal panico, confusi , disorientati. Ciechi. Saramago descrive divinamente la psiche e l’istinto dell’uomo che annulla la propria evoluzione sociale e culturale quando il panico prende il sopravvento e solo la lotta può salvarlo.
Uno stile crudo e originale per descrivere una realtà, quella in cui crediamo di “vedere”i dettagli, una realtà che non conosciamo pienamente perché in noi alberga quel lato oscuro che neghiamo di conoscere, di rivelare a noi stessi.
“Cecità” è sicuramente l’invito a guardare il nostro tempo e le sue sfumature, a fare i conti col buio che ci cela dietro le nostre paure, rendendoci tutti dei potenziali “cattivi”.
“Volevo raccontare le difficoltà che abbiamo a comportarci come esseri razionali, collocando un gruppo umano in una situazione di crisi assoluta. La privazione della vista è, in un certo senso, la privazione della ragione. Quello che racconto in questo libro, sta succedendo in qualunque parte del mondo in questo momento” così Saramago descrive il suo romanzo.
Una lettura che vi travolgerà, vivrete in una realtà che sembrerà frutto dell’assurdo, ma è solo l’ombra di quella luce in cui viviamo.

Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono“.

* * *

Katya Maugeri cura la rubrica “Sapore di libri presso il quotidiano online Sicilia Journal, diretto da Daniele Lo Porto 

* * *

© Letteratitudine

LetteratitudineBlog / LetteratitudineNews / LetteratitudineRadio / LetteratitudineVideo

Annunci