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Posts Tagged ‘einaudi’

STREGA OFF 2020 a Valeria Parrella

Lo STREGA OFF 2020 premia Valeria Parrella e il suo romanzo “Almarina” (Einaudi)

Ieri, 1 luglio, ore 19.00, a Roma, presso l’Arena Adriano Studios si è svolta #LaVigiliaStregata  – ultimo incontro con gli autori finalisti al Premio Strega 2020 prima della votazione finale.
Ha condotto Paolo di Paolo.

Il voto OFF è stato assegnato al libro più votato dal pubblico e da una selezione di riviste letterarie. È stato premiato “Almarina” di Valeria Parrella (Einaudi). Il voto sarà conteggiato tra quelli ufficiali del Premio Strega.

Stasera, 2 luglio, sapremo chi vincerà il Premio Strega 2020 (diretta su Rai 3 a partire dalle h. 23 circa). Lo speciale di Letteratitudine con la voce dei cinque finalisti è disponibile qui

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CLASSIFICA: dal 4 al 10 maggio 2020 – questa settimana segnaliamo “Nel contagio” di Paolo Giordano (Einaudi)

I primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 4 al 10 maggio 2020

Questa settimana segnaliamo: “Nel contagio” di Paolo Giordano (Einaudi)

[poiché non tutte le librerie hanno riaperto al pubblico dal 14 aprile, le classifiche si basano sui dati di un numero ridotto di punti vendita]

 

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“Nel contagio” di Paolo Giordano (Einaudi), al 29° posto in classifica generale

Non ho paura di ammalarmi. Di cosa allora? Di tutto quello che il contagio può cambiare. Di scoprire che l’impalcatura della civiltà che conosco è un castello di carte. Ho paura dell’azzeramento, ma anche del suo contrario: che la paura passi invano, senza lasciarsi dietro un cambiamento.

L’epidemia di CoViD-19 si candida a essere l’emergenza sanitaria piú importante della nostra epoca. Ci svela la complessità del mondo che abitiamo, delle sue logiche sociali, politiche, economiche, interpersonali e psichiche. Ciò che stiamo attraversando ha un carattere sovraidentitario e sovraculturale. Richiede uno sforzo di fantasia che in un regime normale non siamo abituati a compiere: vederci inestricabilmente connessi gli uni agli altri e tenere in conto la loro presenza nelle nostre scelte individuali. Nel contagio la mancanza di solidarietà è prima di tutto un difetto d’immaginazione. Nel contagio siamo un organismo unico, una comunità che comprende l’interezza degli esseri umani.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Sfida il Signor S con Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te Me contro Te Mondadori Electa 16,90 *
2 Le storie del mistero Lyon Gamer Magazzini Salani 15,90 *
3 Spillover. L’evoluzione delle pandemie David Quammen Adelphi 14,00 T
4 I cerchi nell’acqua Alessandro Robecchi Sellerio Editore Palermo 15,00
5 I leoni di Sicilia. La saga dei Florio Stefania Auci Nord 18,00
6 Sulla tua parola. Messalino. Santa messa quotidiana e letture commentate per vivere la parola di Dio. Maggio-giugno 2020 Editrice Shalom 4,00
7 Cambiare l’acqua ai fiori Valérie Perrin E/O 18,00
8 La misura del tempo Gianrico Carofiglio Einaudi 18,00
9 L’inverno più nero. Un’indagine del commissario De Luca Carlo Lucarelli Einaudi 18,00
10 In cucina con voi! Tutte le nuove ricette di «Fatto in casa da Benedetta» Benedetta Rossi Mondadori Electa 19,90

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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CLASSIFICA: dal 13 al 19 aprile 2020 – questa settimana segnaliamo “Olive, ancora lei” di Elizabeth Strout (Einaudi)

Olive, ancora lei - Elizabeth Strout - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 13 al 19 aprile 2020

Questa settimana segnaliamo: “Olive, ancora lei” di Elizabeth Strout (Einaudi), al 19° posto in classifica generale

Al 1° posto “Le storie del mistero” di Lyon Gamer (Magazzini Salani)

[poiché non tutte le librerie hanno riaperto al pubblico dal 14 aprile, le classifiche si basano sui dati di un numero ridotto di punti vendita]

 

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“Olive, ancora lei” di Elizabeth Strout (Einaudi – traduzione di Susanna Basso), al 19° posto in classifica generale

A distanza di un decennio, l’amatissima protagonista del Premio Pulitzer Olive Kitteridge torna con un nuovo «romanzo in racconti» destinato a segnare la storia della letteratura.

Olive Kitteridge. Insegnante di matematica in pensione, vedova di Henry, il buon farmacista della cittadina fittizia di Crosby nel Maine, madre di Christopher, podologo a New York, figlio lontano in ogni senso, solo una «vecchia ciabatta» scorbutica per molti in paese; una donna scontrosa, irascibile, sconveniente, fin troppo franca, eppure infallibilmente sintonizzata sui movimenti dell’animo umano e intensamente sensibile alle sorti dei suoi consimili: è questa la creatura straordinaria che abbiamo conosciuto un decennio fa, quando la pubblicazione del volume di storie collegate che porta il suo nome l’ha consacrata a eroina letteraria fra le piú amate di ogni tempo ed è valsa alla sua artefice il Premio Pulitzer per la narrativa. In Olive, ancora lei , Elizabeth Strout riprende il filo da dove l’aveva lasciato e in questo nuovo «romanzo in racconti» ci narra il successivo decennio, l’estrema maturità di Olive, dunque. Ma in questa sua vecchiaia c’è una vita intera. Un nuovo amore, innanzitutto. Jack Kennison è un docente di Harvard ora in pensione, vedovo come Olive. A parte questo i due non hanno granché in comune, eppure la loro relazione ha la forza di chi si aggrappa alla vita, e le passioni che muovono i due amanti – la complicità e il desiderio raccontati in Travaglio , la rivalsa e la gelosia di Pedicure – ne trascendono i molti anni. Trascendere il tempo è però una battaglia che non si può vincere e racconto dopo racconto, anno dopo anno, Olive si trova ad affrontare nuove forme di perdita. Deve fare i conti con la propria maternità fallace in Bambini senza madre , con la decadenza fisica in Cuore , con la solitudine in Poeta . Ma contemporaneamente, e senza rinunciare al suo piglio irridente, leva, quasi a ogni racconto, una specie di quieta, tutta terrena speranza. La vita riserva qui piccoli momenti di rivelazione, istanti di comunione, brevi felicità. Succede, magicamente, in Luce , succede in Amica , dove l’incontro insperato con l’ultima compagna di strada è insieme un’appagante occasione di rincontro per i lettori di Elizabeth Strout.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Le storie del mistero Lyon Gamer Magazzini Salani 15,90 *
2 Spillover. L’evoluzione delle pandemie David Quammen Adelphi 14,00 T
3 I leoni di Sicilia. La saga dei Florio Stefania Auci Nord 18,00
4 Harry Potter e la pietra filosofale. Vol. 1 J. K. Rowling; S. Bartezzaghi (cur.) Salani 10,00 *
5 I cerchi nell’acqua Alessandro Robecchi Sellerio Editore Palermo 15,00
6 Storia della bambina perduta. L’amica geniale. Vol. 4 Elena Ferrante E/O 19,50
7 Storia di chi fugge e di chi resta. L’amica geniale. Vol. 3 Elena Ferrante E/O 19,50
8 La misura del tempo Gianrico Carofiglio Einaudi 18,00
9 Cecità José Saramago Feltrinelli 10,00 T
10 Profezie. Che cosa ci riserva il futuro Sylvia Browne; Lindsay Harrison Mondadori 9,50 T

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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CLASSIFICA: dal 9 al 15 marzo 2020 – questa settimana segnaliamo “L’inverno più nero. Un’indagine del commissario De Luca” di Carlo Lucarelli (Einaudi)

L' inverno più nero. Un'indagine del commissario De Luca - Carlo Lucarelli - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 9 al 15 marzo 2020

Questa settimana segnaliamo: “L’inverno più nero. Un’indagine del commissario De Luca” di Carlo Lucarelli (Einaudi), al 2° posto in classifica generale

Al 1° posto “Storia di chi fugge e di chi resta. L’amica geniale. Vol. 3” di Elena Ferrante  (Edizioni E/O)

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[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Si conferma al 1° posto “Storia di chi fugge e di chi resta. L’amica geniale. Vol. 3” di Elena Ferrante  (Edizioni E/O)

Al 2° posto (la settimana precedente era in 3^ posizione) “L’inverno più nero. Un’indagine del commissario De Luca” di Carlo Lucarelli (Einaudi)

Al 3° posto (la settimana precedente era in 6^ posizione) “Storia della bambina perduta. L’amica geniale. Vol. 4” di Elena Ferrante  (Edizioni E/O)

Al 4° posto  (la settimana precedente era in 2^ posizione) “L’amica geniale. Vol. 1” di Elena Ferrante  (Edizioni E/O)

Al 5° posto (la settimana precedente era in 10^ posizione) “Cecità” di José Saramago (Feltrinelli – ediz. tascabile)

Entra in top ten al 6° posto “La peste” di Albert Camus (Bompiani – ediz. tascabile)

Entra in top ten al 7° posto “Spillover. L’evoluzione delle pandemie” di David Quammen (Adelphi – ediz. tascabile)

Entra in top ten all’8° posto “Virus, la grande sfida. Dal coronavirus alla peste: come la scienza può salvare l’umanità” di Roberto Burioni (Rizzoli)

Al 9° posto (la settimana precedente era in 7^ posizione) “Storia del nuovo cognome. L’amica geniale. Vol. 2” di Elena Ferrante  (Edizioni E/O)

Al 10° posto (la settimana precedente era in 5^ posizione) “La fiamma nel buio” di Michael Connelly (Piemme)

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L' inverno più nero. Un'indagine del commissario De Luca - Carlo Lucarelli - copertinaQuesta settimana segnaliamo: “L’inverno più nero. Un’indagine del commissario De Luca” di Carlo Lucarelli (Einaudi), al 2° posto in classifica generale

Tre omicidi su cui il commissario è costretto a indagare per conto di tre committenti diversi e con interessi contrastanti. Convinti che solo lui possa aiutarli.

«Alle 17:10, al primo calare del sole, il coprifuoco avrebbe trasformato il suk dentro le mura di Bologna in una città fantasma, accecata dall’oscuramento e muta, a parte gli scarponi delle pattuglie o quelli dei partigiani. Ma fino a quel momento, quella casbah fradicia e sporca, che scoppiava di voci rombando sorda come un treno in una galleria, brulicava di gente che cercava qualcosa, la neve, il burro, una sigaretta, un attimo in piú per superare quello che per tutti, dall’inizio della guerra, forse da sempre, era l’inverno piú ruvido e freddo. L’inverno piú nero»

Per risolvere un caso De Luca è disposto a tutto, perfino a vendere l’anima al diavolo. Questa volta, però, ha l’occasione di fare la cosa giusta nel modo giusto. 1944, Bologna sta vivendo il suo «inverno piú nero». La città è occupata, stretta nella morsa del freddo, ferita dai bombardamenti. Ai continui episodi di guerriglia partigiana le Brigate Nere rispondono con tale ferocia da mettere in difficoltà lo stesso comando germanico. Anche per De Luca, ormai inquadrato nella polizia politica di Salò, quei mesi maledetti sono un progressivo sprofondare all’inferno. Poi succede una cosa. Nella Sperrzone, il centro di Bologna sorvegliato dai soldati della Feldgendarmerie, pieno di sfollati, con i portici che risuonano dei versi degli animali ammassati dalle campagne, vengono ritrovati tre cadaveri. Tre omicidi su cui il commissario è costretto a indagare per conto di tre committenti diversi e con interessi contrastanti. Convinti che solo lui possa aiutarli.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Storia di chi fugge e di chi resta. L’amica geniale. Vol. 3 Elena Ferrante E/O 19,50
2 L’inverno più nero. Un’indagine del commissario De Luca Carlo Lucarelli Einaudi 18,00
3 Storia della bambina perduta. L’amica geniale. Vol. 4 Elena Ferrante E/O 19,50
4 L’amica geniale. Vol. 1 Elena Ferrante E/O 18,00
5 Cecità José Saramago Feltrinelli 10,00 T
6 La peste Albert Camus Bompiani 13,00 T
7 Spillover. L’evoluzione delle pandemie David Quammen Adelphi 14,00 T
8 Virus, la grande sfida. Dal coronavirus alla peste: come la scienza può salvare l’umanità Roberto Burioni Rizzoli 15,00
9 Storia del nuovo cognome. L’amica geniale. Vol. 2 Elena Ferrante E/O 19,50
10 La fiamma nel buio Michael Connelly Piemme 19,90

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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CLASSIFICA: dal 10 al 16 febbraio 2020 – questa settimana segnaliamo “Inventario di un cuore in allarme” di Lorenzo Marone (Einaudi)

Inventario di un cuore in allarme - Lorenzo Marone - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 10 al 16 febbraio 2020

Questa settimana segnaliamo: “Inventario di un cuore in allarme” di Lorenzo Marone (Einaudi), al 17° posto in classifica generale.

Al 1° posto “Ah l’amore l’amore” di Antonio Manzini (Sellerio)

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[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Si conferma al 1° posto “Ah l’amore l’amore” di Antonio Manzini (Sellerio)

Al 2° posto (la settimana precedente era in 4^ posizione) “Le fantafiabe di Luì e Sofì” di Me contro Te (Mondadori Electa)

Al 3° posto  (la settimana precedente era in 10^ posizione) “L’amica geniale. Vol. 1” di Elena Ferrante  (Edizioni E/O)

Al 4° posto, Sulla tua parola. Messalino. Santa messa quotidiana e letture commentate per vivere la parola di Dio. Marzo-aprile 2020  Editrice Shalom)

Conferma il 5° posto “La ricamatrice di Winchester” di Tracy Chevalier (Neri Pozza)

Al 6° posto (la settimana precedente era in 2^ posizione) “La memoria rende liberi. La vita interrotta di una bambina nella Shoah” di Enrico Mentana e Liliana Segre (BUR – versione tascabile)

Conferma il 7° posto “La misura del tempo” di Gianrico Carofiglio (Einaudi)

All’8° posto (la settimana precedente era in 3^ posizione) “La signora del martedì” di Massimo Carlotto (Edizioni E/O)

Al 9° posto (la settimana precedente era in 8^ posizione), “I leoni di Sicilia. La saga dei Florio” di Stefania Auci (Nord)

Entra in top ten al 10° posto, “Dal profondo del nostro cuore” di Robert Sarah; Benedetto XVI (Joseph Ratzinger); N. Diat (cur.) Cantagalli

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Inventario di un cuore in allarme - Lorenzo Marone - copertinaQuesta settimana segnaliamo: “Inventario di un cuore in allarme” di Lorenzo Marone (Einaudi), al 17° posto in classifica generale.

Le confessioni comiche, poetiche, paradossali di un «cuore in allarme». Che prende in giro sé stesso mettendo in scena quello che, da Molière a Woody Allen, è sempre stato il piú irresistibile dei personaggi tragici.

Per un ipocondriaco che vuole smettere di tormentare chi gli sta accanto con le proprie ossessioni, trovare una valvola di sfogo è una questione vitale. Ma come si impara ad affrontare la paura da soli? Forse raccontandosi. È quello che fa Lorenzo Marone, senza timore di mostrarsi vulnerabile, con una voce che all’ansia preferisce lo stupore e il divertimento. Scorrendo l’inventario delle sue fobie ognuno può incontrare un pezzo di sé e partecipare all’affannosa, autoironica ricerca di una via di fuga in discipline e pratiche disparate: dalla medicina alla fisica all’astronomia, dalla psicologia alla religione, dai tarocchi all’astrologia. Alla fine, se esorcizzare del tutto l’angoscia resta un miraggio, possiamo comunque reagire alla fragilità ammettendola. E magari accogliere, con un po’ di leggerezza, le imperfezioni che ci rendono unici.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Ah l’amore l’amore Antonio Manzini Sellerio Editore Palermo 15,00
2 Le fantafiabe di Luì e Sofì Me contro Te Mondadori Electa 16,90
3 L’amica geniale. Vol. 1 Elena Ferrante E/O 18,00
4 Sulla tua parola. Messalino. Santa messa quotidiana e letture commentate per vivere la parola di Dio. Marzo-aprile 2020 Editrice Shalom 4,00
5 La ricamatrice di Winchester Tracy Chevalier Neri Pozza 18,00
6 La memoria rende liberi. La vita interrotta di una bambina nella Shoah Enrico Mentana; Liliana Segre BUR Biblioteca Univ. Rizzoli 10,00 T
7 La misura del tempo Gianrico Carofiglio Einaudi 18,00
8 La signora del martedì Massimo Carlotto E/O 16,50
9 I leoni di Sicilia. La saga dei Florio Stefania Auci Nord 18,00
10 Dal profondo del nostro cuore Robert Sarah; Benedetto XVI (Joseph Ratzinger); N. Diat (cur.) Cantagalli 18,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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POESIE DI DIO, a cura di Enzo Bianchi

POESIE DI DIO, a cura di Enzo Bianchi (Einaudi)

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di Helena Molinari

Copertina del libro Poesie di Dio di VV.C’è una certa letteratura dai pugni colmi di terra e gli occhi pieni di cielo presente in tutti i secoli eppure imperitura, sparsa come semi talvolta invisibili e apparentemente innocua nelle antologie di scuola.
Una letteratura di qualsiasi genere indistintamente; fatta di quegli autori minori che sorvoli e quelli ben più noti che tendi a definire, senza spesso dar loro possibilità altra di interpretazione…
Qui scorrendo le pagine se ne ritrovano alcuni e si apprezza tanto questo coraggioso accomunamento di intenti, indifferente alla lora poca o tanta precedente divulgazione.
In questo bel volume e itinerario spirituale, si è scelta la Poesia; quel modo di essere e di scrivere che a mio dire senza compromesso sa più di altro arrivare al cuore. Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 9 al 15 dicembre 2019 – questa settimana segnaliamo “L’architettrice” di Melania G. Mazzucco (Einaudi)

L' architettrice - Melania G. Mazzucco - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 9 al 15 dicembre 2019

Questa settimana segnaliamo: “L’architettrice” di Melania G. Mazzucco (Einaudi), al 20° posto in classifica generale

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[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Al 1° posto  (la settimana precedente era in 2^ posizione) “La misura del tempo” di Gianrico Carofiglio (Einaudi)

Al 2° posto (la settimana precedente era in 3^ posizione) “La vita bugiarda degli adulti” di Elena Ferrante (E/O)

Al 3° posto (la settimana precedente era in 1^ posizione) “La casa delle voci” di Donato Carrisi (Longanesi)

Al 4° posto (la settimana precedente era in 6^ posizione)  “Una gran voglia di vivere” di Fabio Volo (Mondadori)

Conferma il 5° posto “Le fantafiabe di Luì e Sofì” di Me contro Te (Mondadori Electa)

Al 6° posto (la settimana precedente era in 9^ posizione) “Perché l’Italia diventò fascista (e perché il fascismo non può tornare)” di Bruno Vespa (Mondadori)

Al 7° posto  (la settimana precedente era in 8^ posizione) “Lungo petalo di mare” di Isabel Allende (Feltrinelli)

All’8° posto  (la settimana precedente era in 10^ posizione) “I leoni di Sicilia. La saga dei Florio” di Stefania Auci (Nord)

Al 9° posto  (la settimana precedente era in 7^ posizione) “Il treno dei bambini” di Viola Ardone (Einaudi)

Al 10° posto  (la settimana precedente era in 4^ posizione) “Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone” di Maurizio de Giovanni (Einaudi)

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L' architettrice - Melania G. Mazzucco - copertinaQuesta settimana segnaliamo: “L’architettrice” di Melania G. Mazzucco (Einaudi), al 20° posto in classifica generale

Nel maggio del 1624 un uomo accompagna la figlia sulla spiaggia di Santa Severa, dove si è arenata una creatura chimerica. Una balena. Melania Mazzucco disegna un grande ritratto di donna tornando alle sue passioni di sempre, il mondo dell’arte e il romanzo storico.

Giovanni Briccio è un genio plebeo, osteggiato dai letterati e ignorato dalla corte: materassaio, pittore di poca fama, musicista, popolare commediografo, attore e poeta. Bizzarro cane randagio in un’epoca in cui è necessario avere un padrone, Briccio educa la figlia alla pittura, e la lancia nel mondo dell’arte come fanciulla prodigio, imponendole il destino della verginità. Plautilla però, donna e di umili origini, fatica a emergere nell’ambiente degli artisti romani, dominato da Bernini e Pietro da Cortona. L’incontro con Elpidio Benedetti, aspirante scrittore prescelto dal cardinal Barberini come segretario di Mazzarino, finirà per cambiarle la vita. Con la complicità di questo insolito compagno di viaggio, diventerà molto piú di ciò che il padre aveva osato immaginare. Melania Mazzucco torna al romanzo storico, alla passione per l’arte e i suoi interpreti. Mentre racconta fasti, intrighi, violenze e miserie della Roma dei papi, e il fervore di un secolo insieme bigotto e libertino, ci regala il ritratto di una straordinaria donna del Seicento, abilissima a non far parlare di sé e a celare audacia e sogni per poter realizzare l’impresa in grado di riscattare una vita intera: la costruzione di una originale villa di delizie sul colle che domina Roma, disegnata, progettata ed eseguita da lei, Plautilla, la prima architettrice della storia moderna.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 La misura del tempo Gianrico Carofiglio Einaudi 18,00
2 La vita bugiarda degli adulti Elena Ferrante E/O 19,00
3 La casa delle voci Donato Carrisi Longanesi 22,00
4 Una gran voglia di vivere Fabio Volo Mondadori 19,00
5 Le fantafiabe di Luì e Sofì Me contro Te Mondadori Electa 16,90
6 Perché l’Italia diventò fascista (e perché il fascismo non può tornare) Bruno Vespa Mondadori 20,00
7 Lungo petalo di mare Isabel Allende Feltrinelli 19,50
8 I leoni di Sicilia. La saga dei Florio Stefania Auci Nord 18,00
9 Il treno dei bambini Viola Ardone Einaudi 17,50
10 Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone Maurizio De Giovanni Einaudi 18,50

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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CLASSIFICA: dal 18 al 24 novembre 2019 – segnaliamo “La misura del tempo” di Gianrico Carofiglio (Einaudi)

La misura del tempo - Gianrico Carofiglio - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 18 al 24 novembre 2019

Questa settimana segnaliamo: “La misura del tempo” di Gianrico Carofiglio (Einaudi), al 2° posto in classifica generale

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[variazioni rispetto alla rilevazione precedente]

Al 1° posto “Le fantafiabe di Luì e Sofì” di Me contro Te (Mondadori Electa)

Conferma il 2° posto ” La misura del tempo” di Gianrico Carofiglio (Einaudi)

Al 3° posto (nella classifica precedente era in 1^ posizione) “La vita bugiarda degli adulti” di Elena Ferrante (E/O)

Al 4° posto  (nella classifica precedente era in 3^ posizione) “Una gran voglia di vivere” di Fabio Volo (Mondadori)

Entra in top ten al 5° posto “Perché l’Italia diventò fascista (e perché il fascismo non può tornare)” di Bruno Vespa (Mondadori)

Entra in top ten al 6° posto “Autodifesa di Caino” di Andrea Camilleri (Sellerio)

Al 7° posto (nella classifica precedente era in 4^ posizione) “Lungo petalo di mare” di Isabel Allende (Feltrinelli)

Conferma l’8° posto “Diario di una schiappa. Giorni da brivido” di Jeff Kinney (Il Castoro)

Al 9° posto (nella classifica precedente era in 7^ posizione) “Non fate i bravi. La testimonianza che ci ha lasciato” di Nadia Toffa (Chiarelettere)

Al 10° posto  (nella classifica precedente era in 5^ posizione) “In cucina con voi! Tutte le nuove ricette di «Fatto in casa da Benedetta»” di Benedetta Rossi (Mondadori Electa)

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La misura del tempo - Gianrico Carofiglio - copertinaQuesta settimana segnaliamo: “La misura del tempo” di Gianrico Carofiglio (Einaudi), al 2° posto in classifica generale

Un romanzo magistrale. Una scrittura inesorabile e piena di compassione, in equilibrio fra il racconto giudiziario – distillato purissimo della vicenda umana – e le note dolenti del tempo che trascorre e si consuma.

Tanti anni prima Lorenza era una ragazza bella e insopportabile, dal fascino abbagliante. La donna che un pomeriggio di fine inverno Guido Guerrieri si trova di fronte nello studio non le assomiglia. Non ha nulla della lucentezza di allora, è diventata una donna opaca. Gli anni hanno infierito su di lei e, come se non bastasse, il figlio Iacopo è in carcere per omicidio volontario. Guido è tutt’altro che convinto, ma accetta lo stesso il caso; forse anche per rendere un malinconico omaggio ai fantasmi, ai privilegi perduti della giovinezza. Comincia cosí, quasi controvoglia, una sfida processuale ricca di colpi di scena, un appassionante viaggio nei meandri della giustizia, insidiosi e a volte letali.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Le fantafiabe di Luì e Sofì Me contro Te Mondadori Electa 16,90 *
2 La misura del tempo Gianrico Carofiglio Einaudi 18,00
3 La vita bugiarda degli adulti Elena Ferrante E/O 19,00
4 Una gran voglia di vivere Fabio Volo Mondadori 19,00
5 Perché l’Italia diventò fascista (e perché il fascismo non può tornare) Bruno Vespa Mondadori 20,00
6 Autodifesa di Caino Andrea Camilleri Sellerio Editore Palermo 8,00
7 Lungo petalo di mare Isabel Allende Feltrinelli 19,50
8 Diario di una schiappa. Giorni da brivido Jeff Kinney Il Castoro 13,00
9 Non fate i bravi. La testimonianza che ci ha lasciato Nadia Toffa Chiarelettere 16,00
10 In cucina con voi! Tutte le nuove ricette di «Fatto in casa da Benedetta» Benedetta Rossi Mondadori Electa 19,90

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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LA LOGICA DELLA LAMPARA di Cristina Cassar Scalia (intervista)

LA LOGICA DELLA LAMPARA di Cristina Cassar Scalia (Einaudi). Romanzo finalista al Premio Scerbanenco 2019 –  intervista all’autrice

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di Eliana Camaioni

Registro narrativo sapiente in questo romanzo della Cassar Scalia, che ci ripropone una nuova intricata indagine del vicequestore Vanina Guarrasi.
Avevamo imparato a conoscerla già da “Sabbie nere”, Vanina, col suo umano bagaglio di nevrosi ed il suo acume fuori da ogni schema. Attorno a lei una serie di personaggi non meno reali, resi a tutto tondo: ritroviamo il commissario in pensione Patanè, l’ispettore Marta Bonazzoli, il vice dirigente Cesare Manenti. E poi l’uso della lingua, un registro piegato al colloquiale, con quel colorito di sicilianità più potente di mille metafore.
Sullo sfondo l’amore per la Sicilia, per quella terra antica le cui ferite segnano strade e palazzi. E infine la vicenda, la scomparsa di una giovane donna, ma soprattutto il disvelarsi di verminai la cui realtà supera l’immaginazione.
Il finale a sorpresa che ribalta gli eventi e spiazza il lettore riconferma  – se mai ce ne fosse bisogno – la Cassar Scalia autrice di talento, una Elisabeth George italiana o, meglio ancora, siciliana.

– Che oscure vicende in seno agli Atenei siano stati, in tempi più o meno recenti, oggetto di cronaca e di indagini giudiziarie, è un dato tristemente assodato. E’ stato forse uno di quei casi a ispirare questa nuova avventura di Vanina? Qual è la genesi di questa storia?
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CHIARA VALERIO racconta IL CUORE NON SI VEDE

Per gli Autoracconti d’Autore di Letteratitudine: CHIARA VALERIO racconta il suo romanzo IL CUORE NON SI VEDE (Einaudi)

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di Chiara Valerio

Il cuore non si vede comincia in fondo molto tempo fa. O comunque di questo mi sono convinta adesso che da scrittrice ne sono diventata lettrice.
E in realtà non è un romanzo che comincia, è un romanzo che continua.
Nella prima pagina Andrea e Laura infatti si svegliano seminudi nel letto, come succede quasi ogni mattina da molti anni, e, inoltre, nel corso del romanzo, continueranno a stare insieme, non si lasceranno. Non come pensano loro.
Sono adulti, sono sopravvissuti all’adolescenza, agli studi e pure all’inizio, sempre incerto, della vita lavorativa.
Sì, vita lavorativa, nessuno di loro utilizzerebbe la parola carriera.
Dicevo che comincia tempo fa perché i cartoni animati preferiti della mia infanzia erano Jeeg Robot d’acciaio e La principessa Sapphire.
E in entrambi, il determinante narrativo, la ragione e l’origine della storia, era un malfunzionamento cardiaco.
Forse, dovrei dire che nella prima pagina del libro Andrea Dileva, il protagonista di queste vicende, si sveglia senza il cuore, però è vivo. Leggi tutto…

VIOLA ARDONE vince il Premio Amo questo Libro 2019

A Viola Ardone il Premio “Amo Questo Libro” dei librai e delle libraie Giunti al Punto

Il treno dei bambini di Viola Ardone (Einaudi) è l’opera vincitrice della seconda edizione del Premio Amo Questo Libro. Il riconoscimento è attribuito dalle libraie e dai librai della catena Giunti al Punto.

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Ascolta la puntata radiofonica di Letteratitudine con Viola Ardone, e il suo “Il treno dei bambini” (Einaudi), in conversazione con Massimo Maugeri

Con una partecipazione, quest’anno, più che mai sorprendente:

sono stati circa 500 i voti provenienti da tutta Italia – Giunti al punto è la sola catena ad essere presente in tutte le regioni del Paese. Netta l’affermazione della Ardone nell’ambito di una cinquina di finalisti, preselezionata da un gruppo di esperti librai GAP. Leggi tutto…

LE TRE DEL MATTINO di Gianrico Carofiglio (recensione)

LE TRE DEL MATTINO di Gianrico Carofiglio (Einaudi, Super ET, 2019)

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di Letizia Cunsolo

“Le tre del mattino” è un romanzo che parla di una scoperta e di un viaggio, cioè di quello che accade quando qualcosa che abbiamo sempre conosciuto ed etichettato in un certo modo cambia improvvisamente aspetto ai nostri occhi, e tutt’a un tratto lo vediamo sotto una luce completamente nuova, stupendoci di come non ci fossimo accorti prima di quanto esso fosse diverso da come lo avevamo sempre immaginato.
Così Antonio, adolescente intelligente e sensibile ma anche arrabbiato, figlio di genitori separati, nel corso di due giorni in cui è forzato a rimanere insieme al padre, per di più senza poter dormire, ha modo di riscoprire il genitore, e di rendersi conto di come il proprio giudizio su di lui fino a quel momento fosse stato dettato dalla superficialità e da un equivoco che lo aveva portato ad etichettarlo in modo sommario e impietoso. Leggi tutto…

FABIO GEDA racconta UNA DOMENICA

Per gli Autoracconti d’Autore di Letteratitudine: FABIO GEDA racconta il suo romanzo UNA DOMENICA (Einaudi – Stile Libero)

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di Fabio Geda

Una domenica è nato in Finlandia lo scorso anno. L’Istituto di Cultura di Helsinki mi aveva invitato per alcuni incontri nelle biblioteche e nelle università, e alla fine di una chiacchierata, credo nella biblioteca di Espoo, una cittadina a ovest della capitale, mi sono fermato a parlare con una signora. L’avevo intravista nel pubblico e avevo immaginato fosse italiana sia per la differenza di incarnato – il suo decisamente più mediterraneo di quello della maggior parte dei finlandesi presenti – sia perché seguiva il mio discorso e non quello dell’interprete.
Fatto sta che alla fine della chiacchierata è venuta a parlarmi. Da vicino sembrava più anziana di quello che avevo pensato all’inizio, fra i settanta e gli ottanta. Mi ha detto di essere di Palermo. Le ho chiesto come mai si trovasse a Helsinki. Per mia figlia, ha risposto. Mi ha raccontato che la figlia lavorava lì da tempo e che lei una volta all’anno prendeva l’aereo e andava a trovarla. Non solo. Aveva anche un figlio. E il figlio lavorava e viveva in Sudafrica. Così una volta all’anno prendeva un aereo per il Sudafrica per andare a trovare anche lui. Per il resto del tempo se ne stava in Sicilia, in attesa che fossero loro, per Natale, o d’estate, a raggiungerla. A Palermo. Dove ormai viveva da sola, perché suo marito era mancato alcuni anni prima. Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 23 al 29 settembre 2019 – segnaliamo “Il treno dei bambini” di Viola Ardone (Einaudi)

Il treno dei bambini - Viola Ardone - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 23 al 29  settembre 2019

Questa settimana segnaliamo: “Il treno dei bambini” di Viola Ardone (Einaudi) – al 13° posto in classifica generale

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[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Si conferma al 1° posto, “Le corna stanno bene su tutto. Ma io stavo meglio senza!” di  Giulia De Lellis e Stella Pulpo (Mondadori Electa)

Entra in top ten al 2° posto “Segreti e ipocrisie” di Sveva Casati Modignani (Sperling & Kupfer)

Al 3° posto (la settimana precedente era in 2^ posizione) “I leoni di Sicilia. La saga dei Florio” di Stefania Auci (Nord)

Al 4° posto (la settimana precedente era in 3^ posizione), “Tralummescuro. Ballata per un paese al tramonto” di  Francesco Guccini (Giunti Editore)

Al 5° posto (la settimana precedente era in 8^ posizione) “La mattina dopo” di Mario Calabresi (Mondadori)

Si conferma al 6° posto “L’istituto” di Stephen King (Sperling & Kupfer)

Al 7° posto (la settimana precedente era in 4^ posizione), “Il coltello” di  Jo Nesbø (Einaudi)

All’8° posto  (la settimana precedente era in 7^ posizione) “Fiorire d’inverno. La mia storia” di Nadia Toffa (Mondadori)

Al 9° posto (la settimana precedente era in 4^ posizione) “Come stai?” di  Valeria Vedovatti (Rizzoli)

Al 10° posto  (la settimana precedente era in 9^ posizione) “Dodici rose a Settembre” di Maurizio de Giovanni (Sellerio)

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Il treno dei bambini - Viola Ardone - copertinaQuesta settimana segnaliamo: “Il treno dei bambini” di Viola Ardone (Einaudi) – al 13° posto in classifica generale

A volte dobbiamo rinunciare a tutto, persino all’amore di una madre, per scoprire il nostro destino. Nessun romanzo lo aveva mai raccontato con tanto ostinato candore.

È il 1946 quando Amerigo lascia il suo rione di Napoli e sale su un treno. Assieme a migliaia di altri bambini meridionali attraverserà l’intera penisola e trascorrerà alcuni mesi in una famiglia del Nord; un’iniziativa del Partito comunista per strappare i piccoli alla miseria dopo l’ultimo conflitto. Con lo stupore dei suoi sette anni e il piglio furbo di un bambino dei vicoli, Amerigo ci mostra un’Italia che si rialza dalla guerra come se la vedessimo per la prima volta. E ci affida la storia commovente di una separazione. Quel dolore originario cui non ci si può sottrarre, perché non c’è altro modo per crescere.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Le corna stanno bene su tutto. Ma io stavo meglio senza! Giulia De Lellis; Stella Pulpo Mondadori Electa 15,90 *
2 Segreti e ipocrisie Sveva Casati Modignani Sperling & Kupfer 15,90
3 I leoni di Sicilia. La saga dei Florio Stefania Auci Nord 18,00
4 Tralummescuro. Ballata per un paese al tramonto Francesco Guccini Giunti Editore 19,00
5 La mattina dopo Mario Calabresi Mondadori 17,00
6 L’istituto Stephen King Sperling & Kupfer 21,90
7 Il coltello Jo Nesbø Einaudi 20,00
8 Fiorire d’inverno. La mia storia Nadia Toffa Mondadori 18,00
9 Come stai? Valeria Vedovatti Rizzoli 15,90
10 Dodici rose a Settembre Maurizio De Giovanni Sellerio Editore Palermo 14,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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MACCHINE COME ME di Ian McEwan (recensione)

MACCHINE COME ME di Ian McEwan (Einaudi – traduzione di Susanna Basso)

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L’Adamo di Ian McEwan è un replicante con l’anima di Dostoijevski

di Daniela Sessa

Dopo aver esitato per alcuni secondi, abbassai la faccia sulla sua e lo baciai sulle labbra morbide e anche troppo umane”. Arrivati a un certo punto della storia di Adam, Charlie e Miranda, i tre protagonisti di “Macchine come me” di Ian McEwan accade questo, un bacio. Accade pure che al lettore possa venire in mente un altro bacio: “Ma all’improvviso il prigioniero si avvicina al vecchio senza dir nulla e sempre in silenzio bacia le sue labbra esangui…”. Possa venire in mente o vi possa essere condotto pagina dopo pagina da un Ian McEwan chissà quanto consapevole di aver disattivato le già esangui labbra dell’Inquisitore di Dostoijevski, nelle cui scomode vesti ha fatto entrare il suo Golem. Charlie bacia Adam, l’androide – dalle fattezze di “un portuale del Bosforo” – che ha comprato con i soldi dell’eredità materna, e nel bacio si condensa tutto il racconto di McEwan. Il tradimento attraversa le pagine di McEwan come un’eco della promessa dostoijevskijana: chi ha mentito? chi ha tradito? chi ha sovvertito verità e menzogna? chi è capace di libertà? chi mente? chi dice la verità? E se l’altro da sé esistesse davvero fuori da noi, se non fosse una drammatica domanda interiore ma materia tangibile e programmabile, se fosse un primo uomo tecnologico il novello Adamo, cosa resterebbe della verità? Leggi tutto…

NADIA TERRANOVA vince il Premio Alassio Centolibri

Con il romanzo “Addio fantasmi” (Einaudi), già finalista al Premio Strega, Nadia Terranova vince la venticinquesima edizione del prestigioso “Premio Alassio Centolibri – Un autore per l’Europa”.
La cerimonia di premiazione si svolgerà il 7 settembre in Piazza Partigiani.

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Ascolta la puntata radiofonica di Letteratitudine dedicata ad “Addio fantasmi” (Einaudi), con Nadia Terranova in conversazione con Massimo Maugeri, cliccando qui

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“Lo hanno votato gli italianisti all’estero e questa per me è la cosa più bella” ha dichiarato Nadia Terranova, “pari con il passaggio di testimone dall’autore di uno dei libri più belli di questi anni, che ha vinto la scorsa edizione”. Il riferimento è al libro di Roberto Alajmo “L’Estate del 78” (Sellerio), vincitore della scorsa edizione.

La Cerimonia di premiazione della 25° edizione si svolgerà il 7 settembre e sarà presentata da Gerry Scotti. La Giuria del premio, come di consueto per il Premio Alassio, decreta il romanzo vincitore secondo il parere di prestigiosi professori delle migliori università europee. Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 29 luglio al 4 agosto 2019 – segnaliamo “Il confine” di Don Winslow (Einaudi)

Il confine - Don Winslow - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 29 luglio al 4 agosto 2019

“I leoni di Sicilia. La saga dei Florio” di Stefania Auci (Nord) raggiunge la vetta.
Questa settimana segnaliamo “Il confine” di Don Winslow (Einaudi) – al 22° posto nella classifica generale.

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[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Raggiunge il 1° posto in classifica (la settimana precedente era in 3^ posizione) “I leoni di Sicilia. La saga dei Florio” di Stefania Auci (Nord)

Al 2° posto (la settimana precedente era in 1^ posizione) “Il cuoco dell’Alcyon” di Andrea Camilleri (Sellerio)

Si conferma al 3° posto “M. Il figlio del secolo” di Antonio Scurati (Bompiani)

Si conferma al 4° posto “Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi” di Maurizio de Giovanni (Einaudi)

Al 5° posto  (la settimana precedente era in 10^ posizione) “Il giorno del rimorso” di Colin Dexter (Sellerio)

A 6° posto (la settimana precedente era in 5^ posizione) “Entra nel mondo di Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te” di Me contro Te (Mondadori Electa)

Al 7° posto (la settimana precedente era in 8^ posizione) “La versione di Fenoglio” di Gianrico Carofiglio (Einaudi)

Si conferma all’8° posto “Cinquanta in blu. Otto racconti gialli” (Sellerio)

Al 9° posto (la settimana precedente era in 7^ posizione) “La stanza delle farfalle” di Lucinda Riley (Giunti Editore)

Al 10° posto  (la settimana precedente era in 9^ posizione) “Ora dimmi di te. Lettera a Matilda” di Andrea Camilleri (Bompiani)

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Il confine - Don Winslow - copertinaQuesta settimana segnaliamo:  “Il confine” di Don Winslow (Einaudi) – al 22° posto nella classifica generale

Ha trascorso la vita combattendo la guerra al narcotraffico dall’altro lato del confine. Adesso è tornato a casa, ma la guerra lo ha seguito.

«Il confine mi ha totalmente conquistato. Tutti dovrebbero leggerlo. È un romanzo sociale al livello di Tom Wolfe e John Steinbeck. Attento, furente, pieno di suspence, a tratti comico, e sempre avvincente. Un libro duro ma importantissimo»Stephen King

Art Keller pensava che una volta scomparso Adàn Barrera avrebbe trovato pace. Si sbagliava. A prendere il posto che è stato di Adan, e prima ancora di suo zio don Miguel Angel, ci sono già Los Hijos, la terza generazione. E ora, a capo della Dea, Art si rende conto che in realtà i nemici sono dappertutto: nei campi di papavero messicani, a Wall Street, alla Casa Bianca. Gente che cerca di farlo tacere, di sbatterlo in galera, di distruggerlo. Gente che vuole ucciderlo. Con “II confine” Don Winslow tira le fila di una storia di violenza e vendetta, corruzione e giustizia, ormai divenuta leggenda. E dipinge un ritratto di straordinaria potenza dell’America d’oggi.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 I leoni di Sicilia. La saga dei Florio Stefania Auci Nord 18,00
2 Il cuoco dell’Alcyon Andrea Camilleri Sellerio Editore Palermo 14,00
3 M. Il figlio del secolo Antonio Scurati Bompiani 24,00
4 Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi Maurizio De Giovanni Einaudi 19,00
5 Il giorno del rimorso Colin Dexter Sellerio Editore Palermo 15,00
6 Entra nel mondo di Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te Me contro Te Mondadori Electa 16,90
7 La versione di Fenoglio Gianrico Carofiglio Einaudi 16,50
8 Cinquanta in blu. Otto racconti gialli Sellerio Editore Palermo 15,00
9 La stanza delle farfalle Lucinda Riley Giunti Editore 17,90
10 Ora dimmi di te. Lettera a Matilda Andrea Camilleri Bompiani 14,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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CLASSIFICA: dal 24 al 30 giugno 2019 – segnaliamo “Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi” di Maurizio de Giovanni (Einaudi)

Il pianto dell'alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi - Maurizio De Giovanni - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 24 al 30 giugno 2019

Questa settimana segnaliamo: “Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi” di Maurizio de Giovanni (Einaudi) – al 1° posto nella classifica generale

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[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Entra in top ten al 1° posto “Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi” di Maurizio de Giovanni (Einaudi)

Al 2° posto (la settimana precedente era in 1^ posizione) “Il cuoco dell’Alcyon” di Andrea Camilleri (Sellerio)

Si conferma al 3° posto “I leoni di Sicilia. La saga dei Florio” di Stefania Auci (Nord)

Al 4° posto (la settimana precedente era in 2^ posizione) “La stanza delle farfalle” di Lucinda Riley (Giunti Editore)

Entra in top ten al 5° posto “L’enigma dell’abate nero” di Marcello Simoni (Newton Compton)

Al 6° posto (la settimana precedente era in 4^ posizione) “Entra nel mondo di Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te” di Me contro Te (Mondadori Electa)

Al 7° posto “Sulla tua parola. Messalino. Letture della messa commentate per vivere la parola di Dio. Luglio-agosto 2019” (Editrice Shalom)

All’8° posto (la settimana precedente era in 5^ posizione) “Il confine” di Don Winslow (Einaudi)

Al 9° posto (la settimana precedente era in 8^ posizione) “Il sigillo del cielo” di Glenn Cooper (Nord)

Al 10° posto (la settimana precedente era in 9^ posizione) “La versione di Fenoglio” di Gianrico Carofiglio (Einaudi)

 

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Il pianto dell'alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi - Maurizio De Giovanni - copertinaQuesta settimana segnaliamo: “Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi” di Maurizio de Giovanni (Einaudi) – al 1° posto nella classifica generale

Con un colpo di scena struggente il commissario Ricciardi chiude il suo ciclo.

«La paura, pensò Ricciardi. La paura, quella morsa allo stomaco e al cuore, il respiro che si fa corto, il sudore. Se hai qualcuno che ami, se qualcuno dipende da te, la paura è diversa. Cambia colore».

Tutto il dolore del mondo, è questo che la vita ha riservato a Ricciardi. Almeno fino a un anno fa. Poi, a dispetto del buonsenso e delle paure, un pezzo di felicità lo ha preso al volo pure lui. Solo che il destino non prevede sconti per chi è condannato dalla nascita a dare compassione ricevendo in cambio sofferenza, e non è dunque su un omicidio qualsiasi che il commissario si trova a indagare nel torrido luglio del 1934. Il morto è l’uomo che per poco non gli ha tolto la speranza di un futuro; il principale sospettato, una donna che lo ha desiderato, e lo desidera ancora, con passione inesauribile. Cosí, prima di scoprire in modo definitivo se davanti a sé, ad attenderlo, c’è una notte perenne o se ogni giorno arriverà l’alba con le sue promesse, deve ancora una volta, piú che mai, affrontare il male. E tentare di ricomporre, per quanto è possibile, ciò che altri hanno spezzato.

 

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Il pianto dell’alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi Maurizio De Giovanni Einaudi 19,00 *
2 Il cuoco dell’Alcyon Andrea Camilleri Sellerio Editore Palermo 14,00
3 I leoni di Sicilia. La saga dei Florio Stefania Auci Nord 18,00
4 La stanza delle farfalle Lucinda Riley Giunti Editore 17,90
5 L’enigma dell’abate nero Marcello Simoni Newton Compton 9,90
6 Entra nel mondo di Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te Me contro Te Mondadori Electa 16,90
7 Sulla tua parola. Messalino. Letture della messa commentate per vivere la parola di Dio. Luglio-agosto 2019 Editrice Shalom 4,00 *
8 Il confine Don Winslow Einaudi 22,00
9 Il sigillo del cielo Glenn Cooper Nord 20,00
10 La versione di Fenoglio Gianrico Carofiglio Einaudi 16,50

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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CLASSIFICA: dal 29 aprile al 5 maggio 2019 – segnaliamo “La logica della lampara” di Cristina Cassar Scalia (Einaudi)

La logica della lampara - Cristina Cassar Scalia - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 29 aprile al 5 maggio 2019

Questa settimana segnaliamo: “La logica della lampara” di Cristina Cassar Scalia (Einaudi) – al 20° posto nella classifica generale

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[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Al 1° posto “Entra nel mondo di Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te” di Me contro Te (Mondadori Electa)

Al 2° posto (nella rilevazione precedente era in 1^ posizione) “After. Ediz. speciale. Vol. 1” di Anna Todd (Sperling & Kupfer)

Al 3° posto (nella rilevazione precedente era in 2^ posizione) “La gabbia dorata” di Camilla Läckberg (Marsilio)

Al 4° posto (nella rilevazione precedente era in 6^ posizione) “Un cuore in mille pezzi. After. Vol. 2” di Anna Todd (Sperling & Kupfer)

Al 5° posto “Sulla tua parola. Messalino. Letture della messa commentate per vivere la parola di Dio. Maggio-giugno 2019” (Editrice Shalom)

Al 6° posto “The mister” di E. L. James (Mondadori)

Al 7° posto “Aria” di Marzia Sicignano (Mondadori)

All’8° posto (nella rilevazione precedente era in 5^ posizione) “La versione di Fenoglio” di Gianrico Carofiglio (Einaudi)

Al 9° posto “Il filo infinito” di Paolo Rumiz (Feltrinelli)

Al 10° posto (nella rilevazione precedente era in 3^ posizione) “Km 123” di Andrea Camilleri (Mondadori)

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La logica della lampara - Cristina Cassar Scalia - copertinaQuesta settimana segnaliamo: “La logica della lampara” di Cristina Cassar Scalia (Einaudi) – al 20° posto nella classifica generale

La pesca con la lampara ha una sua logica precisa. Si accende la luce, non si fa rumore, si sta fermi il piú possibile e nel frattempo si armano le reti. Prima o poi anche i pesci meglio nascosti vengono a galla. A quel punto non possono scapparti piú. Vanina pensò che era l’immagine perfetta per descrivere quel caso.

Sono le quattro e trenta del mattino. Dalla loro barca il dottor Manfredi Monterreale e Sante Tammaro, giornalista di un quotidiano online, intravedono sulla costa un uomo che trascina a fatica una grossa valigia e la getta fra gli scogli. Poche ore dopo il vicequestore Vanina Guarrasi riceve una chiamata anonima: una voce femminile riferisce di aver assistito all’uccisione di una ragazza avvenuta quella notte in un villino sul mare. Due fatti che si scoprono legati e dànno il via a un’indagine assai piú delicata del previsto. La scontrosa Vanina, la cui vita privata si complica di giorno in giorno, dovrà muoversi con cautela fra personaggi potenti del capoluogo etneo. Ma anche grazie all’aiuto del commissario in pensione Biagio Patanè, con il quale fa ormai «coppia fissa», sbroglierà un intrigo che, fino all’ultimo, riserva delle sorprese.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Entra nel mondo di Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te Me contro Te Mondadori Electa 16,90
2 After. Ediz. speciale. Vol. 1 Anna Todd Sperling & Kupfer 15,90
3 La gabbia dorata Camilla Läckberg Marsilio 19,90
4 Un cuore in mille pezzi. After. Vol. 2 Anna Todd Sperling & Kupfer 13,00 T
5 Sulla tua parola. Messalino. Letture della messa commentate per vivere la parola di Dio. Maggio-giugno 2019 Editrice Shalom 4,00
6 The mister E. L. James Mondadori 19,00
7 Aria Marzia Sicignano Mondadori 16,00
8 La versione di Fenoglio Gianrico Carofiglio Einaudi 16,50
9 Il filo infinito Paolo Rumiz Feltrinelli 15,00
10 Km 123 Andrea Camilleri Mondadori 15,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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ADDIO FANTASMI di Nadia Terranova (recensione)

ADDIO FANTASMI di Nadia Terranova (Einaudi Stile Libero)

Libro proposto all’edizione 2019 del Premio Strega

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di Fabrizio Palmieri

Perdere un padre in età preadolescenziale è terribile.
Perderlo perché ha deciso di lasciare casa è drammatico.
Una dura lezione che Ida ha dovuto apprendere in fretta: ha dovuto imparare a convivere, a fare a meno di una figura così importante, a negarne l’utilità.
Ma digerire la perdita è ben diverso dal semplice convivere.
Perché è già difficile metabolizzare la morte di un genitore, ma è da titani vincere un abbandono. Ida convive con l’abbandono, si ribella a modo suo, stenta a capirlo ma deve crederci, quasi fosse un atto di fede.
Fede nei fantasmi.
I fantasmi aleggiano nella tua vita come un vento impazzito e proprio come il vento arrivano quando dicono loro e con l’intensità che loro decidono. Sono evanescenti: ci sono e non ci sono, un vedo e non vedo di un macabro spogliarello. Ed è proprio quando la vita sembra denudarsi per apparire ‘così-com’è’ agli occhi di Ida, è proprio in quel momento che i fantasmi tornano a intonare brani di passato, infestando la mente e stendendo un sudario sul futuro, utilizzando le figure a te più vicine per ripescare ferite rimosse e mai sanate. Leggi tutto…

CLASSIFICA: dall’11 al 17 febbraio 2019 – segnaliamo “Fedeltà” di Marco Missiroli

Fedeltà - Marco Missiroli - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dall’11 al 17 febbraio 2019

Questa settimana segnaliamo: “Fedeltà” di Marco Missiroli (Einaudi) – al 1° posto in classifica generale

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[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Entra in top ten al 1° posto “Fedeltà” di Marco Missiroli (Einaudi)

In seconda posizione: “#valespo” di Valerio Mazzei e Sespo (Mondadori Electa)

Al 3° posto (la settimana scorsa era in 2^ posizione) “Rien ne va plus” di Antonio Manzini (Sellerio)

Entra in top ten al 4° posto “Un’altra strada. Idee per l’Italia di domani” di Matteo Renzi (Marsilio)

Entra in top ten al 5° posto “Conversazione su Tiresia” di Andrea Camilleri (Sellerio)

Entra in top ten al 6° posto “Il sospettato” di Georges Simenon (Adelphi)

Al 7° posto “Sulla tua parola. Messalino. Letture della messa commentate per vivere la parola di Dio. Marzo-aprile 2019” (Editrice Shalom)

All’8° posto (la settimana scorsa era in 76^ posizione) “L’amica geniale. Vol. 1” di Elena Ferrante (E/O)

Al 9° posto (la settimana scorsa era in 4^ posizione) “L’assassinio del Commendatore. Vol. Secondo. Metafore che si trasformano” di Haruki Murakami (Einaudi)

Al 10° posto (la settimana scorsa era in 6^ posizione), “Storia del nuovo cognome. L’amica geniale. Vol. 2” di Elena Ferrante (E/O)

 

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Fedeltà - Marco Missiroli - copertinaQuesta settimana segnaliamo: “Fedeltà” di Marco Missiroli (Einaudi) – al 1° posto in classifica generale

Siamo sicuri che resistere a una tentazione significhi essere fedeli? E se quella rinuncia rappresentasse il tradimento della nostra indole piú profonda? La fedeltà è un’àncora che ci permette di non essere travolti nella tempesta, ma è anche lo specchio in cui ci cerchiamo ogni giorno sperando di riconoscerci. Marco Missiroli lo racconta andando al cuore dei suoi personaggi: lui, lei, l’altra, e l’altro. Noi stessi. Preparatevi a leggere la vostra storia.

«Il malinteso», cosí Carlo e Margherita chiamano il dubbio che ha incrinato la superficie del loro matrimonio. Carlo è stato visto nel bagno dell’università insieme a una studentessa: «si è sentita male, l’ho soccorsa», racconta al rettore, ai colleghi, alla moglie, e Sofia conferma la sua versione. Margherita e Carlo non sono una coppia in crisi, la loro intesa è tenace, la confidenza il gioco pericoloso tra le lenzuola. Le parole fra loro ardono ancora, cosí come i gesti. Si definirebbero felici. Ma quel presunto tradimento per lui si trasforma in un’ossessione, e diventa un alibi potente per le fantasie di sua moglie. La verità è che Sofia ha la giovinezza, la libertà, e forse anche il talento che Carlo insegue per sé. Lui vorrebbe scrivere, non ci è mai riuscito, e il posto da professore l’ha ottenuto grazie all’influenza del padre. La porta dell’ambizione, invece, Margherita l’ha chiusa scambiando la carriera di architetto con la stabilità di un’agenzia immobiliare. Per lei tutto si complica una mattina qualunque, durante una seduta di fisioterapia. Andrea è la leggerezza che la distoglie dai suoi progetti familiari e che innesca l’interrogativo di questa storia: se siamo fedeli a noi stessi quanto siamo infedeli agli altri? La risposta si insinua nella forza quieta dei legami, tenuti insieme in queste pagine da Anna, la madre di Margherita, il faro illuminante del romanzo, uno di quei personaggi capaci di trasmettere il senso dell’esistenza. In una Milano vivissima, tra le vecchie vie raccontate da Buzzati e i nuovi grattacieli che tagliano l’orizzonte, e una Rimini in cui sopravvive il sentimento poetico dei nostri tempi, il racconto si fa talmente intimo da non lasciare scampo.

 

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Fedeltà Marco Missiroli Einaudi 19,00
2 #valespo Valerio Mazzei; Sespo Mondadori Electa 15,90
3 Rien ne va plus Antonio Manzini Sellerio Editore Palermo 14,00
4 Un’altra strada. Idee per l’Italia di domani Matteo Renzi Marsilio 16,00 *
5 Conversazione su Tiresia Andrea Camilleri Sellerio Editore Palermo 8,00
6 Il sospettato Georges Simenon Adelphi 18,00
7 Sulla tua parola. Messalino. Letture della messa commentate per vivere la parola di Dio. Marzo-aprile 2019 Editrice Shalom 4,00
8 L’amica geniale. Vol. 1 Elena Ferrante E/O 18,00
9 L’assassinio del Commendatore. Vol. Secondo. Metafore che si trasformano Haruki Murakami Einaudi 20,00
10 Storia del nuovo cognome. L’amica geniale. Vol. 2 Elena Ferrante E/O 19,50

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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MARCO BALZANO vince il PREMIO BAGUTTA 2019

Marco Balzano si aggiudica il Premio Bagutta 2019 per il romanzo “Resto qui” (Einaudi), già finalista all’edizione 2018 del Premio Strega

La scorsa edizione era stata vinta da Helena Janeczek per il romanzo La ragazza con la Leica (Guanda)

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Resto qui - Marco Balzano - copertina«Era da tanto che volevo scrivere un romanzo con una protagonista», ha detto Marco Balzano a Letteratitudine nell’ambito del suo Autoracconto d’Autore dedicato al suo romanzo “Resto qui“, pubblicato da Einaudi (l’intero Autoracconto è disponibile cliccando qui). «Volevo dire “io” e essere una donna. Adesso posso dire che questa è stata una delle esperienze più importanti che ho provato scrivendo. Tutto è diventato ancestrale, viscerale, materno. Fragilità e coraggio, due sentimenti che non ho mai considerato in contrapposizione, si sono amplificati in maniera assolutamente inedita. Trina (Caterina) – così si chiama la protagonista – ha il nome di mia figlia, della chiesa del paese di confine in cui è ambientata la vicenda e, soprattutto, dell’ultima donna che ha lasciato il borgo dopo che la Montecatini ha messo il tritolo alle case, ha sbattuto la gente nei container e ha riempito l’invaso sommergendo per sempre ogni cosa. Quando l’acqua era già alta si sono accorti che era rimasta una signora anziana, che una fotografia ritrae in ginocchio sul tavolo, con le mani strette al davanzale della finestra».

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Marco Balzano è stato anche ospite della nostra trasmissione radiofonica. La sua chiacchierata con Massimo Maugeri incentrata su “Resto qui” è disponibile cliccando su questo link (per l’ascolto diretto, cliccare qui). Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 26 novembre al 2 dicembre 2018 – segnaliamo “Vuoto per i bastardi di Pizzofalcone” di Maurizio de Giovanni

I primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 26 novembre al 2 dicembre 2018

Questa settimana segnaliamo: “Vuoto per i bastardi di Pizzofalcone” di Maurizio de Giovanni (Einaudi) – al 2° posto in classifica generale

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Svetta al 1° posto (la settimana scorsa era in 4^ posizione) “L’amica geniale. Vol. 1” di Elena Ferrante (E/O), sull’onda del successo della serie Tv

Entra in top ten in 2^ posizione “Vuoto per i bastardi di Pizzofalcone” di Maurizio de Giovanni (Einaudi)

In 3^ posizione (la settimana scorsa era al 6° posto) “… che Dio perdona a tutti” di Pif (Feltrinelli)

Al 4° posto (la settimana scorsa era in 2^ posizione) “Diario di una schiappa. Una vacanza da panico” di Jeff Kinney (Il Castoro)

Al 5° posto (la settimana scorsa era in 3^ posizione) “La misura dell’uomo” di Marco Malvaldi (Giunti)

Entra in top ten al 6° posto “Cleopatra. La regina che sfidò Roma e conquistò l’eternità” di Alberto Angela (HarperCollins Italia)

Al 7° posto (la settimana scorsa era al 1° posto) “Becoming. La mia storia” di Michelle Obama (Garzanti)

In 8^ posizione “Cavolini. Con adesivi” LaSabri (Rizzoli)

Al 9° posto: “Una giornata in giallo” (Sellerio)

In 10^ posizione (la settimana scorsa era al 7° posto) “Donne che non perdonano” di Camilla Läckberg (Einaudi)

 

 

 

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Questa settimana segnaliamo: “Vuoto per i bastardi di Pizzofalcone” di Maurizio de Giovanni (Einaudi) – al 2° posto in classifica generale

Anche le vite all’apparenza più piene possono nascondere un vuoto incolmabile. Ed è in questo vuoto che devono affacciarsi i Bastardi.

Un’insegnante di liceo scompare nel nulla e i Bastardi di Pizzofalcone, che a dispetto dei tanti nemici interni al corpo di polizia sono ormai una delle migliori squadre investigative della città, hanno il compito di ritrovarla. O almeno di ritrovare il suo corpo. Nella completa assenza di indizi, Lojacono e i suoi colleghi saranno costretti a indagare negli angoli oscuri di esistenze che sembrano del tutto normali, portando alla luce, infine, le ragioni di un odio mortale.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 L’amica geniale. Vol. 1 Elena Ferrante E/O 18,00 *
2 Vuoto per i bastardi di Pizzofalcone Maurizio De Giovanni Einaudi 19,00 *
3 … che Dio perdona a tutti Pif Feltrinelli 16,00
4 Diario di una schiappa. Una vacanza da panico Jeff Kinney Il Castoro 13,00
5 La misura dell’uomo Marco Malvaldi Giunti Editore 18,50
6 Cleopatra. La regina che sfidò Roma e conquistò l’eternità Alberto Angela HarperCollins Italia 20,00 *
7 Becoming. La mia storia Michelle Obama Garzanti Libri 25,00
8 Cavolini. Con adesivi LaSabri Rizzoli 15,90
9 Una giornata in giallo Sellerio Editore Palermo 14,00
10 Donne che non perdonano Camilla Läckberg Einaudi 14,50

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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THE GAME di Alessandro Baricco (recensione)

THE GAME di Alessandro Baricco (Einaudi Stile Libero Big)

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L’iperuomo di Baricco gioca ai videogame

di Daniela Sessa

Quando Pico della Mirandola davanti ai cardinali di Innocenzo VIII dimostrò -con scarso successo, è da ammettere- che l’uomo è un grande miracolo ossia un mediano libero (già questa cosa, del mediano, al destinatario di questa riflessione potrebbe piacere) tra il creato e Dio si capì che per l’uomo tirava un’aria nuova e migliore. Poi arrivò Leonardo e inscrivendo la prediletta creatura di Dio dentro la geometria, le fece capire di poter toccare con tutta se stessa l’infinito e il finito; anzi, come avverte lo stesso Leonardo da accorto “omo senza lettere”, grazie ai suoi nervi potersi muovere nell’immenso mare dell’essere. Di moto, nervoso, in moto, nervoso, l’uomo prova a litigare con il re dell’universo (leggasi Copernico, Cartesio e Pascal), in seguito lo mette decisamente da parte (vedi Voltaire) per poi accorgersi che, a contare solo su tutta quella chirurgica razionalità, si perdeva qualcosa di magico (divino, va bene lo stesso) e approda al sistema inquieto e magmatico dell’Ottocento. Perso in un mare di nebbia, l’uomo moderno un po’ alzava la testa verso il cielo nella convinzione di attraversarlo, fino a quando non avrebbe messo almeno un piede sulla Luna e vi avrebbe mandato sonde e astronauti; un po’ si contorceva per mettere quel piede dentro se stesso, impresa per fortuna ancora incompiuta. Nel frattempo sono arrivati i barbari (qualcuno aveva avvertito) e alcuni generosi – è un eufemismo –  imprenditori dello spazio, meglio etere, hanno cominciato a muovere invisibili algoritmi a uso e consumo di un’umanità moltiplicata. Benvenuti negli anni Duemila, vi presento l’iperuomo.  Anzi lo presenta Alessandro Baricco nel suo “The game”, prontuario della rivoluzione digitale e commentario di un nuovo Umanesimo.  Che posizione occupa l’uomo nell’universo della rete? Quanta responsabilità ha nella nuova mappa del mondo? Quale dimensione temporale ha elaborato?  Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 22 al 28 ottobre 2018 – segnaliamo “L’assassinio del Commendatore. Vol. Primo. Idee che affiorano” di Haruki Murakami (Einaudi)

I primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 22 al 28 ottobre 2018

Questa settimana segnaliamo: “L’assassinio del Commendatore. Vol. Primo. Idee che affiorano” di Haruki Murakami (Einaudi)

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Si conferma in testa alla classifica il nuovo romanzo di Antonio Manzini, “Fate il vostro gioco” (Sellerio)

Entra in top ten al 2° posto “The outsider” di Stephen King (Sperling & Kupfer)

Al 3° posto (la settimana scorsa era al 5° posto), “The Game” di Alessandro Baricco (Einaudi)

In 4^ posizione “La cucina di casa mia. Le nuove ricette di «Fatto in casa da Benedetta»” di Benedetta Rossi (Mondadori Electa)

In 5^ posizione (la settimana scorsa era al 3° posto) “Un capitano” di Francesco Totti e Paolo Condò (Rizzoli)

Al 6° posto (la settimana scorsa era in 9^ posizione) “M. Il figlio del secolo” di Antonio Scurati (Bompiani)

Entra in top ten al 7° posto (la settimana scorsa era in 4^ posizione) “L’assassinio del Commendatore. Vol. Primo. Idee che affiorano” di Haruki Murakami (Einaudi)

All’8° posto (la settimana scorsa era in 2^ posizione) “Il ladro gentiluomo” di Alessia Gazzola (Longanesi)

Entra in top ten al 9° posto “Nella vita degli altri” di Michele Bravi (Mondadori)

In 10^ posizione “Sulla tua parola. Messalino novembre-dicembre 2018. Letture della messa commentate per vivere la Parola di Dio” (Editrice Shalom)

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Questa settimana segnaliamo: “L’assassinio del Commendatore. Vol. Primo. Idee che affiorano” di Haruki Murakami (Einaudi) al 7° posto in”classifica generale”

Un pittore che sa intuire i segreti dietro i volti delle persone che ritrae. Un quadro inquietante di un grande maestro ritrovato dopo decenni in un sottotetto. Una casa nel bosco circondata da strani vicini. E una campanella che inizia a suonare tra gli alberi nel cuore della notte… Dopo 1Q84, Murakami Haruki è tornato per ricordarci che, per quanto i tempi possano sembrare oscuri, sarà la forza delle nostre fragilità a salvarci.

Una borsa con qualche vestito e le matite per disegnare. Quando la moglie gli dice che lo lascia, il protagonista di questa storia non prende altro: carica tutto in macchina e se ne va di casa. Del resto che altro può fare? Ha trentasei anni, una donna che l’ha tradito, un lavoro come pittore di ritratti su commissione che porta avanti senza troppa convinzione dopo aver messo da parte ben altre aspirazioni artistiche, e la sensazione generale di essere un fallito. Così inizia a vagabondare nell’Hokkaidō, tra paesini di pescatori sulla costa e ryōkan (le tipiche pensioni a conduzione famigliare giapponesi) sulle montagne. Finché un vecchio amico gli offre una sistemazione: potrebbe andare a vivere nella casa del padre, lasciata vuota da quando questi è entrato in ospizio in preda alla demenza senile. Il giovane ritrattista accetta, anche perché il padre dell’amico è Amada Tomohiko, uno dei pittori piú famosi e importanti del Giappone: abitare qualche tempo nella casa che fu sua, per quanto isolata in mezzo ai boschi, è una tentazione troppo forte.
Quando si trasferisce lì, il nostro protagonista capisce che la sua decisione ha dato il via a una serie di eventi che cambieranno per sempre la sua vita… anzi, la sua realtà. Prima lo intuisce quando scopre un quadro che Amada Tomohiko aveva nascosto nel sottotetto subito dopo averlo dipinto, molti decenni prima: è una scena misteriosa e apparentemente indecifrabile, che però trasuda una violenza maligna e indicibile. Poi ne avrà la certezza quando, una notte, sente il suono flebile eppure inconfondibile di una campanella provenire dal folto del bosco. Facendosi coraggio decide di seguire quel suono che sembra aver attraversato dimensioni sconosciute: dietro un piccolo tempio abbandonato, in mezzo agli alberi, c’è un tumulo di pietre. C’è davvero qualcuno – o qualcosa – che agita una campanella lí sotto?
L’assassinio del Commendatore (di cui questo Idee che affiorano è il primo volume) è il grandioso ritorno di Murakami Haruki alle atmosfere fantastiche e sospese di “1Q84”: un’indagine sulla forza riparatrice dell’arte e quella distruttrice della violenza; su come sopravvivere ai traumi individuali (ad esempio la fine di un amore) e a quelli collettivi (una guerra, un disastro); sul fare tesoro della propria fragilità e diventare ciò che si è.

 

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Fate il vostro gioco Antonio Manzini Sellerio Editore Palermo 15,00
2 The outsider Stephen King Sperling & Kupfer 21,90
3 The Game Alessandro Baricco Einaudi 18,00
4 La cucina di casa mia. Le nuove ricette di «Fatto in casa da Benedetta» Benedetta Rossi Mondadori Electa 19,90 *
5 Un capitano Francesco Totti; Paolo Condò Rizzoli 21,00
6 M. Il figlio del secolo Antonio Scurati Bompiani 24,00
7 L’assassinio del Commendatore. Vol. Primo. Idee che affiorano Haruki Murakami Einaudi 20,00
8 Il ladro gentiluomo Alessia Gazzola Longanesi 18,60
9 Nella vita degli altri Michele Bravi Mondadori 17,00 *
10 Sulla tua parola. Messalino novembre-dicembre 2018. Letture della messa commentate per vivere la Parola di Dio Editrice Shalom 4,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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SABBIA NERA di Cristina Cassar Scalia (recensione)

SABBIA NERA di Cristina Cassar Scalia (Einaudi Stile Libero)

di Eliana Camaioni

Sarebbe riduttivo dire che “Sabbia nera di Cristina Cassar Scalia (Einaudi Stile Libero) è un eccellente romanzo giallo, dal ritmo brioso e scorrevole, che inchioda il lettore dalla prima all’ultima riga, e mette in scena una vicenda intrigante e magistralmente condotta dalla mano ferma della sua autrice, che sperimenta il genere con ottimi risultati.
Eppure è fuor di dubbio che, del giallo classico, “Sabbia nera” gli ingredienti li ha tutti: c’è un delitto su cui indagare, c’è un investigatore con la sua squadra, procedure e indizi e indagini avvengono in modo chiaro ed espresso, e il colpevole alla fine viene smascherato.
No, non basta. C’è qualcosa in più, che nulla toglie al genere ma a questo aggiunge motore e grinta ulteriore, cuore e passione. Si tratta di una seconda trama, un giallo nel giallo, che attraversa la narrazione e con essa si intreccia; una storia segreta e dolorosa, intimistica, che della sensibilità della Cassar Scalia porta la firma, e che ha l’aspetto di un doppio rovesciato della trama principale.
Perché Giovanna ‘Vanina’ Guarrasi, vicequestore di Catania, sarà sì lo Sherlock Holmes dei misteri di una mummia ritrovata nel montacarichi di una villa antica – un ritrovamento che la porterà a riaprire un caso già chiuso cinquant’anni prima – ma sarà al contempo alle prese con un delitto che la trama tace, più sottile e silenzioso, che la riguarda nel privato, che la rende vittima e carnefice allo stesso tempo, indagatrice e rea confessa, carceriera e prigioniera. Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 25 giugno all’1 luglio 2018 – segnaliamo “Il purgatorio dell’angelo. Confessioni per il commissario Ricciardi” di Maurizio de Giovanni (Einaudi)

I primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 25 giugno all’1 luglio 2018

Questa settimana segnaliamo: “Il purgatorio dell’angelo. Confessioni per il commissario Ricciardi” di Maurizio de Giovanni (Einaudi)

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Si conferma al 1° posto il nuovo libro di Andrea Camilleri: “Il metodo Catalanotti” (Sellerio)

Mantiene la 2^ posizione, “Divertiti con Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te” di Me contro Te (Mondadori Electa)

Entra in top ten, al 3° posto, “Il purgatorio dell’angelo. Confessioni per il commissario Ricciardi” di Maurizio de Giovanni (Einaudi)

Conquista la 4^ posizione, “Ogni respiro” di Nicholas Sparks (Sperling & Kupfer)

Entra in top ten, al 5° posto, “Il patto dell’abate nero. Secretum saga” di Marcello Simoni (Newton Compton)

In 6^ posizione (la settimana scorsa era al 3° posto) “La lettera d’amore” di Lucinda Riley (Giunti Editore)

Al 7° posto (la settimana scorsa era in 4^ posizione)  Joël Dicker con “La scomparsa di Stephanie Mailer” (La nave di Teseo)

All’8° posto troviamo “Il labirinto di fuoco. Le sfide di Apollo. Vol. 3” di Rick Riordan (Mondadori)

Al 9° posto: “Sulla tua parola. Messalino luglio-agosto 2018. Letture della messa commentate per vivere la parola di Dio” (Editrice Shalom)

Al 10° posto (la settimana scorsa era in 6^ posizione) “Origin” di Dan Brown (Mondadori) – edizione economica

 

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Questa settimana segnaliamo: “Il purgatorio dell’angelo. Confessioni per il commissario Ricciardi” di Maurizio de Giovanni (Einaudi) – al 3° posto in classifica generale

La nuova indagine del commissario Ricciardi.

Perché qualcuno dovrebbe uccidere un angelo? Perché qualcuno dovrebbe sposare un dannato?

È maggio, e la città si risveglia per avviarsi verso la stagione più bella. Eppure il male non si concede pause. Su una lingua di tufo che si allunga nel mare di Posillipo viene trovato il cadavere di un anziano prete. Qualcuno lo ha barbaramente ucciso. È inspiegabile, perché padre Angelo, la vittima, era amato da tutti. Un santo, dicono. Un fine teologo, un uomo che nella vita ha donato conforto a tante persone. Un confessore. È maggio, e anche se il sole e la luna sono un incanto, Ricciardi è più inquieto che mai. Lui ed Enrica hanno cominciato a incontrarsi, ma il commissario non può continuare a nasconderle la propria natura, il segreto che a lungo lo ha tenuto lontano da lei. È maggio, e i rapinatori sembrano diventati così abili che il brigadiere Maione rischia di perdere la testa nel tentativo di catturarli. Forse perché sente profonda la mancanza di Luca, il figlio morto, e vorrebbe spiegarlo alla moglie. Ma non è bravo con le parole.
È maggio, è tempo di confessioni.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Il metodo Catalanotti Andrea Camilleri Sellerio Editore Palermo 14,00
2 Divertiti con Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te Me contro Te Mondadori Electa 15,90
3 Il purgatorio dell’angelo. Confessioni per il commissario Ricciardi Maurizio De Giovanni Einaudi 19,00
4 Ogni respiro Nicholas Sparks Sperling & Kupfer 19,90
5 Il patto dell’abate nero. Secretum saga Marcello Simoni Newton Compton 9,90
6 La lettera d’amore Lucinda Riley Giunti Editore 16,90
7 La scomparsa di Stephanie Mailer Joël Dicker La nave di Teseo 22,00
8 Il labirinto di fuoco. Le sfide di Apollo. Vol. 3 Rick Riordan Mondadori 18,00
9 Sulla tua parola. Messalino luglio-agosto 2018. Letture della messa commentate per vivere la parola di Dio Editrice Shalom 4,00
10 Origin Dan Brown Mondadori 7,90 S

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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CLASSIFICA: dal 28 maggio al 3 giugno 2018 – segnaliamo “Divorare il cielo” di Paolo Giordano (Einaudi)

I primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 28 maggio al 3 giugno 2018

Questa settimana segnaliamo “Divorare il cielo” di Paolo Giordano (Einaudi)

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Entra in top ten conquistando il 1° posto in classifica il nuovo libro di Andrea Camilleri: “Il metodo Catalanotti” (Sellerio)

In 2^ posizione, “Divertiti con Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te” di Me contro Te (Mondadori Electa)

Al 3° posto (la settimana scorsa era in 1^ posizione) Joël Dicker con “La scomparsa di Stephanie Mailer” (La nave di Teseo)

In 4^ posizione (la settimana scorsa era al 2° posto) “Eleanor Oliphant sta benissimo” di Gail Honeyman (Garzanti)

In 5^ posizione (la settimana scorsa era al 3° posto), #Ops di Elisa Maino (Rizzoli)

Al 6° posto “Che ne è stato dello Stato” Centro studi trasformazioni economico-sociali (cur.) (Edizioni Efesto)

Al 7° posto (la settimana scorsa era all’8° posto), un classico di Philip Roth: Pastorale americana (Einaudi)

All’8° posto (la settimana scorsa era in 4^ posizione) “Macerie prime. Sei mesi dopo” di Zerocalcare (Bao Publishing)

Al 9° posto in classifica (la settimana scorsa era in 7^ posizione) “L’anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone” di Antonio Manzini (Sellerio)

In 10^ posizione (la settimana scorsa era al 6° posto) “Divorare il cielo” di Paolo Giordano (Einaudi)

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Questa settimana segnaliamo: “Divorare il cielo” di Paolo Giordano (Einaudi) – al 10° posto in classifica generale

A dieci anni da La solitudine dei numeri primi, Paolo Giordano torna a raccontare la giovinezza, poi l’azzardo di diventare adulti, in un romanzo potente e generoso.

La prima volta che Teresa li vede stanno facendo il bagno in piscina, nudi, di nascosto. Lei li spia dalla finestra. Le sembrano liberi e selvaggi. Sono tre intrusi, dice suo padre. O tre ragazzi e basta, proprio come lei. Bern. Tommaso. Nicola. E Teresa che li segue, li studia, li aspetta. Teresa che si innamora di Bern. In lui c’è un’inquietudine che lei non conosce, la nostalgia per un’idea assoluta in cui credere: la religione, la natura, un figlio. Sono uno strano gruppo di randagi, fratelli non di sangue, ciascuno con un padre manchevole, carichi di nostalgia per quello che non hanno mai avuto. Il corpo li guida e li stravolge: la passione, la fatica, le strade tortuose e semplici del desiderio. Il corpo è il veicolo fragile e forte della loro violenta aspirazione al cielo. E la campagna pugliese è il teatro di questa storia che attraversa vent’anni, quattro vite, un amore. Coltivare quella terra rossa, curare gli ulivi, sgusciare montagne di mandorle, un anno dopo l’altro, fino a quando Teresa rimarrà la sola a farlo. Perché il giro delle stagioni è un potente ciclo esistenziale, e la masseria il centro esatto del mondo.

L’amicizia fra maschi, la ribellione a Dio e ai padri, il desiderio e la rivalità: Divorare il cielo è un grande romanzo sul nostro bisogno di trasgredire, e tuttavia di appartenere costantemente a qualcosa o a qualcuno. Al centro c’è una generazione colma di vita e assetata di senso, che conosce tutto eppure non si riconosce in niente. Ragazzi con un piede ancora nel vecchio millennio, ma gettati nel futuro, alla disperata ricerca di un fuoco che li tenga accesi.

 

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Il metodo Catalanotti Andrea Camilleri Sellerio Editore Palermo 14,00 *
2 Divertiti con Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te Me contro Te Mondadori Electa 15,90 *
3 La scomparsa di Stephanie Mailer Joël Dicker La nave di Teseo 22,00
4 Eleanor Oliphant sta benissimo Gail Honeyman Garzanti Libri 17,90
5 #Ops Elisa Maino Rizzoli 15,90
6 Che ne è stato dello Stato Centro studi trasformazioni economico-sociali (cur.) Edizioni Efesto 18,00 *
7 Pastorale americana Philip Roth Einaudi 14,00 T
8 Macerie prime. Sei mesi dopo Zerocalcare Bao Publishing 17,00
9 L’anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone Antonio Manzini Sellerio Editore Palermo 14,00
10 Divorare il cielo Paolo Giordano Einaudi 22,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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MARCO MARSULLO racconta DUE COME LORO

MARCO MARSULLO racconta il suo romanzo DUE COME LORO (Einaudi)

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di Marco Marsullo

“Due come loro”. Già nel titolo, inizia il dualismo. È un romanzo che parla di coppie. La prima, lampante: Dio e il Diavolo. In lotta tra loro, come sempre. Umanissimi, nel loro modo di vivere, pensare e parlare. Pieni di manie, di tic, di ossessioni. E in mezzo a loro, Shep, il protagonista. Che fa un lavoro strano, per entrambi: si occupa di decidere il destino degli aspiranti suicidi. Se per conto del Padreterno dovrà convincerli a non compiere l’estremo gesto, per il Signore degli Inferi dovrà fare l’esatto contrario. Perché un’anima che sceglie di ammazzarsi finisce dritta dritta all’Inferno.
La sfida, perché di sfida si tratta, era quella di raccontare una storia diversa in Italia. Un romanzo così surreale, scorretto, pieno di riflessioni sul passato della gente, sul destino, sul bene e il male, è un azzardo. Un azzardo che ho voluto fortemente perché mi andava di raccontare quanto dolore ci fosse nel vissuto di ognuno di noi. E come in ognuno di noi convivano istinti altissimi e bassissimi, praticamente ogni giorno. Shep è questo: un caos di passato e futuro, un mix esplosivo di umanità normale. Leggi tutto…

MARCO BALZANO racconta RESTO QUI

MARCO BALZANO racconta il suo romanzo RESTO QUI (Einaudi)

[tra i dodici libri del Premio Strega 2018]

di Marco Balzano

Era da tanto che volevo scrivere un romanzo con una protagonista. Volevo dire “io” e essere una donna. Adesso posso dire che questa è stata una delle esperienze più importanti che ho provato scrivendo. Tutto è diventato ancestrale, viscerale, materno. Fragilità e coraggio, due sentimenti che non ho mai considerato in contrapposizione, si sono amplificati in maniera assolutamente inedita. Trina (Caterina) – così si chiama la protagonista – ha il nome di mia figlia, della chiesa del paese di confine in cui è ambientata la vicenda e, soprattutto, dell’ultima donna che ha lasciato il borgo dopo che la Montecatini ha messo il tritolo alle case, ha sbattuto la gente nei container e ha riempito l’invaso sommergendo per sempre ogni cosa. Quando l’acqua era già alta si sono accorti che era rimasta una signora anziana, che una fotografia ritrae in ginocchio sul tavolo, con le mani strette al davanzale della finestra. Immagino Trina che grida “Resto qui!”, che punta i piedi anche quando sotto non ha più terra ma acqua. La vedo che si rifiuta di andarsene quando con una barca la vanno a prendere per portarla via di peso. Volevo una donna così, con questo attaccamento oltranzista al suo mondo e ai suoi affetti.
Nei romanzi precedenti ho sempre raccontato di quanto sia legittimo partire, di come l’emigrazione sia una straordinaria metafora del nostro legittimo desiderio di andare incontro al miglioramento della nostra sorte e, perché no, alla felicità. Non è però una convinzione che mi impedisce di osservare quanto bisogno abbiamo di persone che sappiano restare, puntare i piedi, cambiare le cose dall’interno. Ma non è solo questo: volevo scrivere un romanzo diverso per ambientazione e per tema, pur rimanendo legato all’esplorazione degli ultimi, all’Italia meno conosciuta, a una letteratura di stampo civile. Sentivo la necessità di calarmi in un sapere diverso, in cui non mi sentissi comodo, nel quale percepissi l’inquietudine e la fame di chi vuole conoscere per la prima volta. Così, quando quel giorno d’estate sono arrivato in val Venosta, in questo paesino a pochi chilometri dalla Svizzera e dall’Austria, e ho visto il campanile che torreggia sull’acqua, ho subito pensato che quella era una storia. Uno scrittore è prima di tutto qualcuno che le storie se le va a cercare e che le sa ascoltare: per la prima volta, invece, la storia mi è venuta incontro. Leggi tutto…

4 3 2 1 di Paul Auster (recensione)

43214 3 2 1 di Paul Auster (Einaudi – traduzione di Cristiana Mennella)

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di Massimo Maugeri

È presumibile che nel DNA di buona parte degli scrittori statunitensi destinati a rimanere nella storia della letteratura sia impresso il codice del grande romanzo americano (includiamo nell’accezione «grande» anche la lunghezza dell’opera). Di esempi potrebbero farsene tanti. Il caso più recente è quello del nuovo romanzo di Paul Auster (autore della celebre “Trilogia di New York”) intitolato “4 3 2 1”, pubblicato in Italia da Einaudi, che consta di ben 940 pagine. È probabile che questo libro verrà considerato come il più ambizioso lascito letterario di Auster ai posteri. Ed è altrettanto probabile che con “4 3 2 1” Auster abbia sperato di aggiudicarsi l’edizione 2017 del Man Booker Prize (il più importante riconoscimento anglosassone tributato agli autori di libri in lingua inglese) poi vinto dal suo connazionale e collega scrittore George Saunders con l’ugualmente ottimo (e più breve) romanzo intitolato “Lincoln nel Bardo”, edito in Italia da Feltrinelli (le due opere hanno in comune il nome del traduttore in lingua italiana, la brava Cristiana Mennella).
Il grande romanzo americano di Paul Auster si sviluppa sull’analisi di una domanda tutt’altro che nuova: che tipo di direzione avrebbe preso la nostra vita se anziché effettuare una scelta ne avessimo fatta un’altra, o un’altra ancora? Leggi tutto…

L’AMORE CHE MI RESTA di Michela Marzano

L’AMORE CHE MI RESTA di Michela Marzano (Einaudi)

Il libro sarà presentato sabato 24 marzo, alle h. 11, presso la libreria Cavallotto di Catania, di corso Sicilia 91. Sarà presente l’autrice, in conversazione con Pinella Leocata. 

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L’amore che mi resta“, edito dalla Einaudi, è il nuovo libro (ma anche il primo romanzo) di Michela Marzano. La narrazione è incentrata su una storia forte: quella di Giada e Daria, una figlia e una madre.
Giada, che è stata adottata quando era piccola, decide di interrompere la sua vita. Il dolore esplode nella vita di Daria. Un dolore lancinante, raccontato in una sorta di lungo monologo attraverso una lettera scritta alla figlia. Da qui si aprono le spirali di questa ferita fortissima, alla ricerca dell’amore che resta. Perché, nonostante tutto, c’è un amore che rimane, che si fortifica attraverso i ricordi. Un amore grande, che tuttavia non aveva la possibilità di riparare certi guasti, perché – come dice l’autrice – “in realtà l’amore, nonostante sia tutto, può molto… ma non ripara la vita di nessuno“.

L’amore resta sempre, anche se non redime“, racconta Michela Marzano. “Questa per me è una cosa molto importante. L’errore di Daria è stato quello di immaginare che il suo amore di madre avrebbe potuto salvare sua figlia, esattamente come l’arrivo di Giada aveva per certi aspetti salvato lei“.

Ma cosa rimane, se l’amore non salva? “Rimangono i ricordi che diventano vivi, resta la voglia di continuare, di ricominciare. E restano gli altri affetti. Resta Giacomo, il fratello di Giada, resta Andrea, il papà, e poi restano i nuovi personaggi che arrivano a un certo punto della storia e che permettono a Daria di fare i conti con il proprio dolore, di ritrovarsi e di ricominciare“. Leggi tutto…

MARGHERITA OGGERO racconta NON FA NIENTE

MARGHERITA OGGERO racconta il suo romanzo NON FA NIENTE (Einaudi)

di Margherita Oggero

È spesso molto difficile stabilire da dove nasce lo spunto per scrivere un libro: stabilire e non ricordare, perché sulla memoria operiamo tutti, volontariamente o no, correzioni aggiustamenti o vere e proprie falsificazioni che poi non riteniamo più tali. E preferisco la parola spunto al posto di ispirazione, adatta forse alla poesia più che alla narrativa.
Non fa nienteNel caso di Non fa niente, il mio ultimo romanzo, mi sembra (uso molta cautela) che all’origine ci sia una conversazione avvenuta a tavola moltissimo tempo fa, al tempo del liceo. Ero ospite della mia compagna di banco Maria Pia nella sua casa poco fuori città, ad A.; c’era, oltre a me e alla famiglia, un altro invitato, il medico condotto, e in mezzo alle chiacchiere conviviali (di cui non ho alcuna memoria) ci fu una specie di brusca diversione quando fu pronunciato un nome maschile che invece mi rimase impresso, proprio perché avvertii un mistero o forse una reticenza intorno a esso. Non ne parlai con la mia compagna, forse per discrezione o forse perché allora me ne dimenticai.
Decenni dopo, sempre a tavola, chiesi improvvisamente a Maria Pia, diventata una cara amica di vita, notizie circa quel nome, tornato chissà perché a galla dall’archivio della memoria e lei mi raccontò anche il motivo di quell’antico mutamento del discorso. Era un figlio di due madri, un ragazzo concepito da una donna, ma legalmente figlio di un’altra e del marito di quest’ultima, padre ufficiale nonché biologico. Sul caso c’erano stati in paese alcuni mormorii, o meglio sospetti, ma di breve durata e intensità, anche perché nel frattempo un misterioso omicidio aveva spostato l’interesse sulle indagini e poi sulla scoperta dell’imprevedibile colpevole. Leggi tutto…

PEPPE FIORE racconta DIMENTICARE

PEPPE FIORE racconta il suo romanzo DIMENTICARE (Einaudi)

di Peppe Fiore

Ogni volta che faccio un romanzo ho questa sensazione, che la parte della storia di cui ho più nostalgia è quella che è rimasta fuori. Fuori dalle pagine cioè: il protagonista del mio libro precedente era un impiegato modello di un’azienda di latte e caseari alle porte di Roma, che si trovava risucchiato in un maelstrom di suicidi a catena. DimenticarePersonaggio grigiognolo e prono sulla routine, circondato da colleghi trascurabili, e costretto suo malgrado al confronto archetipico che in un modo o nell’altro, prima o poi, tocca a tutti se si vuole diventare uomini davvero: quello con l’Inspiegabile. Nessuno dei miei lettori sa che, dopo l’ultima pagina del romanzo, quella con la parola Fine, Michele Gervasini trovava l’amore, si trasferiva in Croazia e abbracciava il buddismo mahayana. Nessuno lo sa perché, per questioni di equilibrio e di struttura, la storia doveva finire, appunto, con la parola Fine. Lo so solo io. Ma sapere che dentro il mio Michele, nascosto sotto strati e strati di geologia impiegatizia, si annidava una torsione verso l’assoluto, per quanto anchilosata dalla quotidianità, mi è servito a conoscerlo, a farlo muovere in quelle scarse 200 pagine che precedono la parola Fine e a trovare la sua voce.

Lo stesso con Daniele – che è il protagonista di Dimenticare. Leggi tutto…

RACCONTI DA RIDERE a cura di Marco Rossari (intervista)

RACCONTI DA RIDERE a cura di Marco Rossari (Einaudi, Supercoralli)

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di Massimo Maugeri

Marco Rossari è scrittore e traduttore. Il suo libro più recente è “Bob Dylan. Il fantasma dell’elettricità” (add editore, 2017). Per le edizioni E/O ha pubblicato nel 2012 “L’unico scrittore buono è quello morto” e nel 2016 “Le cento vite di Nemesio” (finalista al Premio Strega 2017). Tra i tanti autori tradotti, Charles Dickens, Mark Twain, Percival Everett, Dave Eggers, James M. Cain, Hunter S. Thompson. Collabora con numerose riviste.
Di recente ha curato, per Einaudi, la raccolta di racconti intitolata “Racconti da ridere” (è possibile leggere un estratto cliccando qui). Discuto con Marco Rossari di questo suo nuovo lavoro…

– Caro Marco, partiamo da questa frase: “Una buona battuta rompe il ghiaccio, ma un racconto esilarante può spiegare il mondo”. Ti andrebbe di commentarla?
Non ricordo bene che tipo di gas esilarante avessi inalato la sera prima, ma immagino che volessi raccontare in un breve giro di parole la doppia faccia dello humour. È un lato che può aiutare la vita sociale (a me piacciono le persone spiritose: mi è sempre sembrato un segno di intelligenza, e anche di tolleranza) ma allo stesso tempo è in grado di spalancare un universo di senso e di stile. C’è l’ottima battuta di un conoscente che ti strappa una risata in una giornata rovinosa e poi c’è un racconto di Mrozek che semplicemente ti fa vedere le cose in modo completamente diverso.
 
– Cosa puoi dirci sul tuo personale rapporto con l’umorismo (nella vita e nella scrittura)?
Abbiamo rapporti continui e non protetti. Ci piace rotolarci sul letto e a volte perfino nel fango. Poi ci beviamo un milkshake, corriamo sulla spiaggia mano nella mano e andiamo a fare gli scherzi al citofono in giro per Milano. No, scherzo. Non saprei: è una componente stabile della mia formazione. Con i miei genitori si rideva (si ride), con le morose si rideva (si ride). I romanzi di Mark Twain, gli sketch di Dario Fo, i film di Woody Allen, i viaggi con gli amici, Opera Buffa di Guccini, gli scherzi a mia nonna: non saprei da dove è cominciato, di sicuro già nel mio primo (sepolto) romanzo usavo l’umorismo per parlare di un fatto luttuoso. Mi sembrava interessante. Poi è tornato in altri libri successivi, fino alle Cento vite di Nemesio, dove ha un ruolo preponderante. Mi piace, non so che farci, dev’essere una debolezza. Che poi a volte diventa una forza. Detto questo, io non rido mai: sono un personaggio bergmaniano, con venature tarkovskijane. Penso al suicidio ogni volta che mi dicono quant’è bella la vita.
 
– A tuo avviso, in Italia, c’è stata (o c’è tuttora) una forma di pregiudizio nei confronti della letteratura umoristica? C’è (o c’è stata) la tendenza a considerarla come una “letteratura minore”?

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LUCA D’ANDREA VINCE IL PREMIO SCERBANENCO 2017

Luca D’Andrea con Lissy (Einaudi) ha vinto il Premio Giorgio Scerbanenco 2017 in quanto originale esempio di noir ambientale in cui la montagna, vera coprotagonista del romanzo, nasconde antiche paure e minacce, esplorando in modo paranoico i segreti più oscuri della provincia italiana” . Il Premio consiste in un ritratto di Giorgio Scerbanenco ad opera dell’artista Andrea Ventura.
Lo scrittore nato a Bolzano ha sopravanzato gli altri quattro finalisti: Marcello Fois, Del dirsi addio, (Einaudi); Bruno Morchio, Un piede in due scarpe, (Rizzoli); Elena Mearini, È stato breve il nostro lungo viaggio, (Cairo); Romano De Marco, L’uomo di casa, (Piemme). Quest’ultimo si è aggiudicato il Premio dei lettori per essere stato il più votato sul sito del festival.
La Giuria Letteraria, composta da Cecilia Scerbanenco (Presidente), Valerio Calzolaio, Luca Crovi, Loredana Lipperini, Sergio Pent, Sebastiano Triulzi, John Vignola, ha inoltre assegnato una menzione speciale a Un piede in due scarpe con la seguente motivazione: perché, attraverso le dinamiche traumatiche dei protagonisti, racconta con venatura psicologica noir il malessere di una città oscura come Genova.

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Leggo al Borgo Creativo: Peppe Fiore e Simon Reynolds

SALotto Letterario – Leggo al Borgo Creativo

Leggo. Presente indicativo incontra SAL Borgo Creativo per una rassegna di incontri pensati per la sua Clubhouse.

Tutti gli incontri saranno gratuiti e si svolgeranno presso Spazio Avanzamento Lavori, via Indaco 23, Catania

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Da dicembre 2017 alla primavera del 2018, gli spazi multifunzionali splendidamente recuperati nel cuore della vecchia zona industriale della città di Catania, ospiteranno un calendario di iniziative immaginate da Leggo. Presente indicativo in piena armonia con il concept della struttura e profondamente connotate dalla nostra visione di fruizione del prodotto culturale.
Grandi ospiti, i libri più incisivi del panorama editoriale, reading e selezioni musicali animeranno gli eventi della rassegna SALotto Letterario/Leggo al Borgo Creativo, frutto di questa fortunata collaborazione.

Ecco i primi appuntamenti:

Mercoledì 6 dicembre ore 20.30
Peppe Fiore presenta Dimenticare, (Einaudi Editore). Terza prova dell’autore partenopeo, è “un romanzo di solitudine e d’amore, spirituale e romantico. Un noir dei sentimenti”.

Mercoledì 13 dicembre ore 20.30 *** unica data per il Sud Italia ***
Simon Reynolds presenta Polvere di stelle, (Minimum Fax). Uno dei più importanti critici musicali del mondo – collaboratore di testate come Melody Maker, The New York Times, The Guardian, Rolling Stone, The Observer.- racconta in un volume fondamentale la storia del glam rock, in cui giganteggia l’icona di David Bowie.

Di seguito, informazioni sui due libri. Leggi tutto…

PARLA, MIA PAURA di Simona Vinci (intervista)

PARLA, MIA PAURA di Simona Vinci (Einaudi. Stile libero big). Intervista all’autrice (con il pensiero rivolto a Severino Cesari)

Un estratto del libro è disponibile qui

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di Massimo Maugeri

Risultati immagini per simona vinci letteratitudineSimona Vinci ha vinto il Premio Campiello 2016 con il romanzo “La prima verità”. È tornata di recente in libreria con questo nuovo bellissimo e importante libro, in qualche modo legato (come mi conferma l’autrice nell’ambito della chiacchierata che potete leggere qui di seguito) al romanzo vincitore del Campiello. Un libro sulla paura. La paura che può avere effetti paralizzanti, che può essere devastante, che può condizionare pesantemente le nostre vite. Non è facile parlare di paura, ma la paura – che ci piaccia o no – ci parla. Ed è impossibile non ascoltare la sua voce, quando arriva. Non ci sono “orecchie tappate” che tengano. Tanto vale ascoltarla, allora. Di più: tanto vale invitarla a parlare, per capire cosa vuole dirci. Ed è quello che fa Simona Vinci – con la maestria narrativa che la contraddistingue – in “Parla, mia paura” (Einaudi. Stile libero big). Una paura che viene invitata a parlare, dunque. Una paura che viene ascoltata e poi condivisa con il pubblico dei lettori. Credo che questo libro, in un certo senso, abbia una funzione “catartica” per l’autrice. Ma è anche un atto d’amore, e (ripeto) di grande condivisione, offerto al pubblico dei lettori.

Mentre ci organizziamo per imbastire questa conversazione, siamo raggiunti dalla dolorosa notizia della scomparsa di Severino Cesari. Abbiamo voluto dedicargli un pensiero commosso (in coda all’intervista).

– Cara Simona, quando hai pensato, per la prima volta, di scrivere questo libro? E quando e perché hai deciso di cimentarti nella sua scrittura? Leggi tutto…

DONATELLA DI PIETRANTONIO racconta L’ARMINUTA

DONATELLA DI PIETRANTONIO racconta il suo romanzo L’ARMINUTA (Einaudi)

romanzo vincitore del: Premio Selezione Campiello 2017 e del Premio “Alassio Centolibri 2017

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Donatella di Pietrantonio ci parla de “L’Arminuta” offrendo a Letteratitudine un racconto inedito delizioso e toccante

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di Donatella Di Pietrantonio

Ero bambina, abitavo con la mia famiglia in un piccolo borgo del teramano, ai confini con la provincia di Pescara. Sopra di noi il Monte Camicia, così vicino da non poterne vedere la vetta. Era una contrada remota, non arrivava mai nessuno fin lì, il sentiero che portava alle case era battuto solo dai pochi abitanti. I parenti venivano in occasione della trebbiatura in estate e dell’uccisione del maiale in inverno. Erano quelli gli eventi più importanti dell’anno.

La sera, davanti alla fiamma vivace del camino, gli adulti raccontavano storie, ma vere. Nel debole chiarore del lume ad acetilene noi bambini ascoltavamo, seduti su bassi sgabelli di legno. Una volta li sentimmo parlare di una famiglia povera e numerosa che aveva ceduto l’ultimo nato a una coppia di parenti sterili. Dicevano che lu cìtile era fortunato perché quelli che lo avevano preso tenevano la roba. Molti ettari di terreno, numerosi capi di bestiame nelle stalle, il casolare rimesso a nuovo. Abitavano vicino al paese e gli avrebbero inzuccherato la bocca al piccolino, così diceva una mia zia acquisita.

“Stai attenta tu, con quella lingua lunga” ammonì poi voltandosi dalla mia parte.

Cosa intendeva, che potevo essere data pure io? Aveva suggerito più di una volta a mia madre di prendere provvedimenti nei miei confronti, “non sta bene che essa risponde”. Rispondere agli adulti equivaleva a mancargli di rispetto.
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Il Premio ALASSIO CENTOLIBRI 2017 a DONATELLA DI PIETRANTONIO

La scrittrice Donatella Di Pietrantonio, autrice del romanzo “L’Arminuta” (Einaudi, in corso per la vittoria del Premio Campiello) si aggiudica l’edizione 2017 del Premio Letterario “Alassio Centolibri – Un autore per l’Europa”

La cerimonia di premiazione dell’opera vincitrice si è svolta nella serata di sabato 2 settembre 2017, in Piazza Partigiani ad Alassio (presentatore della serata: Gerry Scotti).

I libri (e gli scrittori) finalisti erano sei: cinque selezionati dalla giuria tecnica del Premio, presieduta da Ernesto Ferrero; uno, selezionato dai visitatori dello Stand della Città di Alassio al Salone Internazionale del Libro di Torino.
Ecco l’elenco dei sei finalisti:
Da dove la vita è perfetta” di Silvia Avallone (Rizzoli)
“Le otto montagne” di Paolo Cognetti (Einaudi)
“La città interiore” di Mauro Covacich (La Nave di Teseo)
“L’Arminuta” di Donatella Di Pietrantonio (Einaudi)
“Amici per paura” di Ferruccio Parazzoli (Sem)
“Lo spregio” di Alessandro Zaccuri (Marsilio).

 

L’Arminuta (Einaudi): romanzo vincitore dell’edizione 2017 del Premio “Alassio Centolibri – Un autore per l’Europa”

«Ero l’Arminuta, la ritornata. Parlavo un’altra lingua e non sapevo piú a chi appartenere. La parola mamma si era annidata nella mia gola come un rospo. Oggi davvero ignoro che luogo sia una madre. Mi manca come può mancare la salute, un riparo, una certezza»

Ci sono romanzi che toccano corde cosí profonde, originarie, che sembrano chiamarci per nome. È quello che accade con L’Arminuta fin dalla prima pagina, quando la protagonista, con una valigia in mano e una sacca di scarpe nell’altra, suona a una porta sconosciuta. Ad aprirle, sua sorella Adriana, gli occhi stropicciati, le trecce sfatte: non si sono mai viste prima. Inizia cosí questa storia dirompente e ammaliatrice: con una ragazzina che da un giorno all’altro perde tutto – una casa confortevole, le amiche piú care, l’affetto incondizionato dei genitori. O meglio, di quelli che credeva i suoi genitori. Per «l’Arminuta» (la ritornata), come la chiamano i compagni, comincia una nuova e diversissima vita. La casa è piccola, buia, ci sono fratelli dappertutto e poco cibo sul tavolo. Leggi tutto…

ALESSANDRA SARCHI racconta LA NOTTE HA LA MIA VOCE

ALESSANDRA SARCHI racconta il suo romanzo LA NOTTE HA LA MIA VOCE (Einaudi)

romanzo vincitore del: Premio Selezione Campiello 2017 e del Premio Letterario Internazionale Mondello 2017

Ritratto di Alessandra Sarchi 2015

di Alessandra Sarchi

Questo romanzo ha il suo nucleo originario nel personaggio della Donnagatto, amputata di una gamba e su una sedia a rotelle, eppure tanto vitale da far pensare a un felino sinuoso e scattante, da cui le deriva il soprannome che l’assimila a una supereroina.
La Donnagatto era già apparsa alla mia immaginazione quando scrivevo un racconto pubblicato poi nel numero 63 di “Nuovi Argomenti” col titolo La nuotatrice. Per la prima volta cercavo di affrontare il tema della diversità e della menomazione fisica nelle sue implicazioni simboliche e nel suo potenziale narrativo: lì il confronto si svolgeva fra due donne di cui una sana che aveva appena perso il lavoro e ne era affranta, l’altra che avendo perso da tempo la propria integrità fisica aveva trovato un altro modo per dare senso al proprio sé. S’incontravano in piscina, in acqua dove le regole della gravità sono abolite e le distinzioni fra chi cammina e chi non può farlo vengono accorciate.
Quando iniziai a pensare di estendere e arricchire il personaggio del racconto, che si chiamava Giovanna, nome che ho poi conservato nel romanzo, si aggiunse l’elemento della bella voce: doveva avere un dettaglio fisico molto caratterizzante e al tempo stesso estremamente impalpabile. La voce infatti ci contraddistingue come individui in maniera unica e sembra tradurre tutte le note del nostro carattere, ma è anche molto poco fisica, a differenza delle impronte digitali o della forma e del colore degli occhi.
E questa voce disincarnata in un certo senso doveva essere il paradosso intorno cui ruotava la faticosa ricerca di identità che viene percorsa all’interno del romanzo: come si sopravvive alla perdita di una parte di sé fondamentale, come si ricostruisce l’eros verso di sé e verso il mondo quando si è perso il contatto con il proprio corpo? Leggi tutto…

LE OTTO MONTAGNE: le ragioni del successo (secondo l’autore)

Le otto montagneUlteriore approfondimento dedicato a LE OTTO MONTAGNE di Paolo Cognetti (Einaudi): romanzo vincitore dell’edizione 2017 del Premio Strega

Le ragioni del successo secondo l’autore

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di Massimo Maugeri

L’effetto Premio Strega lancia in vetta alla classifica “Le otto montagne” di Paolo Cognetti (Einaudi). E tuttavia il successo del romanzo (che, tra le altre cose, è un omaggio dichiarato a Primo Levi e a un suo racconto “Ferro” a cui l’autore si è ispirato) precede la vittoria del più celebre premio letterario italiano (senza dimenticare, peraltro, la vittoria del Premio Strega Giovani e del Premio Strega Off). Un successo che, già da tempo, ha ampiamente varcato i confini nazionali (poiché il romanzo è tradotto o è in fase di traduzione in oltre trenta paesi).

– Caro Paolo, a che cosa è dovuto secondo te il successo che ha riscontrato e sta ricontrando questo tuo romanzo (anche a livello internazionale)?
Paolo Cognetti vince il Premio Strega Giovani 2017Penso che ci sia qualcosa di universale in questo ritorno ai luoghi che abbiamo abbandonato con i boom economici, con la modernità, con quello che è successo un po’ in tutto il mondo occidentale dopo la seconda guerra mondiale. È una storia che ci accomuna: la grande attrazione delle città, la fuga dalle montagne, dalle campagne, dalle provincie, in cerca di un modello di vita che sembrava l’unico modello vincente e che poteva andare bene per tutti. Oggi viviamo in un’epoca di crisi e di ritorno verso i luoghi abbandonati. Credo sia universale il bisogno di adottare modelli di vita diversi, nuovi, di ricominciare da un’altra parte. E questa è la montagna del mio romanzo, una montagna che può essere capita e amata anche da chi non ci è mai stato.

– Un’altra possibile ragione del successo? Leggi tutto…

LE OTTO MONTAGNE di Paolo Cognetti (articolo/intervista)

LE OTTO MONTAGNE di Paolo Cognetti (Einaudi): un articolo/intervista sul romanzo vincitore dell’edizione 2017 del Premio Strega

di Massimo Maugeri

Le otto montagneHa appena vinto la settantunesima edizione del Premio Strega con il romanzo “Le otto montagne” (Einaudi), beneficiando di 208 voti. Si dichiara esultante, Paolo Cognetti. Quasi sopraffatto dalla gioia. «Sento tanto entusiasmo che arriva prima di tutto dai lettori», precisa «e che poi si è tradotto in questo riconoscimento bellissimo».
La sua gioia ha avuto modo di manifestarla pochi minuti prima, tracannando – come da tradizione – l’ambìto e stregato liquore dal bottiglione e prendendo in braccio – fuori da copione – Paola Gallo, la direttrice editoriale della Einaudi.
“Le otto montagne” è un romanzo che ha origini antiche per l’autore e affonda le radici nei suoi ricordi di ragazzo. «Sono nato e cresciuto a Milano, da genitori emigrati che erano giunti da altrove. E c’erano queste estati in montagna che per loro erano come un ritorno ai luoghi che avevano abbandonato per venire in città e per me una scoperta meravigliosa. Parliamo della montagna della Valle d’Aosta, sul finire degli anni Settanta. Una montagna che poi ho abbandonato nell’adolescenza e che ho quasi dimenticato, seppellito sotto altre esperienze. L’ho poi riscoperta dopo i trenta. E sono andato a viverci per buona parte dell’anno. Oggi vivo per metà in montagna, per metà in città. “Le otto montagne” è una storia che segue più o meno questi movimenti. Non è un’autobiografia, ma nasce in maniera molto chiara dalla mia vita e dal rapporto con questi luoghi».
Ed è la storia di un’amicizia maschile tra Pietro, che è un po’ l’alter ego dell’autore, e Bruno, un ragazzo delle Alpi. «Mi hanno sempre affascinato questi ragazzini degli alpeggi: sporchi, timidi, che vestivano con abiti da adulti e scappavano via quasi come animali selvatici appena ti avvicinavi. Avrei tanto voluto superare la loro timidezza e la mia e provare a diventare amico di uno di loro. Ho realizzato questo desiderio raccontandolo nel libro». Leggi tutto…

ZERO K di Don DeLillo (recensione)

ZERO K di Don DeLillo (Einaudi – Traduzione di Federica Aceto)

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di Massimo Maugeri

L’eterna battaglia dell’uomo contro l’ineluttabilità della propria fine. Il tentativo indomito di oltrepassare i limiti. I nuovi scenari offerti dall’evoluzione della scienza e della tecnologia. Sono queste alcune delle tematiche fondamentali trattate in “Zero K” (Einaudi, pagg. 248, euro 19), il nuovo romanzo del maestro della letteratura americana Don DeLillo. Una parola chiave su tutte: criogenesi (o crioconservazione). Molti lettori ricorderanno il caso – di un paio di mesi fa – della ragazza britannica di 14 anni morta di cancro la quale, in virtù di una sentenza del giudice dell’Alta Corte di Londra giunta a seguito di una battaglia legale tra i genitori (la madre, contrastata dal padre, voleva assecondare il desiderio espresso dalla stessa ragazza), ha ottenuto l’autorizzazione legale a farsi ibernare in una struttura statunitense predisposta alla conservazione dei corpi a bassissima temperatura, anche per centinaia di anni, nella speranza che i progressi della scienza possano, un giorno, consentirne il risveglio (la procedura di ibernazione inizia appena il cuore smette di battere e prima che sia dichiarata la morte cerebrale). Quando questa notizia ha fatto il giro del mondo, il romanzo di DeLillo era uscito da settimane. La storia dello scrittore americano è narrata dal punto di vista di Jeffrey, figlio del magnate della finanza Ross Lockhart. La seconda moglie di Ross, Artis, è malata terminale. Ross, essendo uno dei finanziatori di Convergence (struttura kazaka che pratica la crioconservazione) decide, in accordo con l’interessata, di sottoporla al progetto di ibernazione del corpo. Di più: Ross esterna al figlio il desiderio di voler seguire l’amata moglie e di volersi sottoporre contestualmente al procedimento, sebbene le sue condizioni di salute siano ancora buone. C’è un’unità speciale, all’interno di Convergence: si chiama Zero K. «Si basa sulla volontà del soggetto di essere sottoposto a un certo tipo di transizione per passare al livello successivo», dice Ross a suo figlio. «In altre parole ti aiutano a morire», risponde Jeffrey sconvolto. Leggi tutto…

LA DONNA DAI CAPELLI ROSSI di Orhan Pamuk (recensione)

LA DONNA DAI CAPELLI ROSSI di Orhan Pamuk (Einaudi)

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Il caos dei sentimenti, quando imbocca la via del delitto.

di Anna Vasta

Il tema del Padre  è un tema della grande letteratura, un archetipo primordiale, di quelli che attraversano il sottosuolo delle più disparate culture e identità. Da Sofocle, a Shakespeare, da  Dostoesvskij a Kafka, sino a Orhan Pamuk, lo scrittore di Istanbul, Nobel della Letteratura 2006. In “La valigia di mio padre”( Einaudi, 2007) – un volumetto che raccoglie il discorso tenuto dall’autore a Stoccolma per il conferimento del prestigioso premio, insieme con due conferenze dello stesso anno – Pamuk, narrando del padre, intellettuale di formazione europea, di colte, raffinate letture, confessa lo sconcerto, l’imbarazzo di potersi ritrovare – “tremenda prospettiva” – figlio di un genitore-scrittore. Figura d’inquietudine inconciliabile con l’immagine familiare, protettiva, rassicurante della sua percezione filiale. Dal disagio di  una paternità fragile, per quanto stimolante possa risultare a un figlio che voglia affrontare il mare aperto dell’esistenza in spirito d’indipendenza e alterità, in parte i nodi irrisolti della sua introspezione di uomo, di autore, coscienza critica del proprio tempo, di romanziere “ingenuo e sentimentale”. Nel suo Bildungsroman La donna dai capelli rossi (Einaudi, 2017) ne costituisce un capitolo decisivo, non risolutivo – sin dal suo primo romanzo, Orhan Pamuk ricostruisce, come in un ciclico affresco, di quelli che raffigurano nelle volte e nei soffitti di palazzi e cattedrali le allegorie dell’umano, quel “vasto paesaggio” della vita, dove ogni lettore vorrebbe aggirarsi come in un museo,  guidato da uno sguardo implacabile, eppure lirico, sugli oggetti, sui personaggi, sulle vicende individuali e corali, sugli sfondi d’insieme. Leggi tutto…

PAOLO COGNETTI racconta LE OTTO MONTAGNE

PAOLO COGNETTI racconta il suo romanzo LE OTTO MONTAGNE (Einaudi)

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di Paolo Cognetti

Ho cominciato a scrivere Le otto montagne un giorno di giugno del 2014, scendendo con il mio amico montanaro per una gola che chiamano Vallone della Forca. È un toponimo comune sulle Alpi: la forca o forcella è un passo particolarmente angusto, che noi avevamo appena superato per buttarci giù dall’altra parte. Ci lasciavamo alle spalle un posto a cui, per motivi diversi, siamo entrambi legati. Un sentiero interrotto da una frana, una conca in cui raramente s’incontra qualcuno, un grande lago dall’aria cupa, gli ultimi boschi, ruderi, pietraie. Il posto che poi è al centro di questo romanzo che ho scritto. https://i0.wp.com/static.lafeltrinelli.it/static/frontside/xxl/5/7327005_2044687.jpgCamminando io e il mio amico non parliamo molto, però ci piace ogni tanto indicare le cose e condividere con l’altro i ricordi che alle cose sono legati. Su quel sentiero c’è la baita col tetto di lamiera dove io ho passato una notte, anni fa, senza chiudere occhio sotto il temporale, e poco dopo l’alpeggio in cui la mamma del mio amico saliva da bambina, in groppa a un mulo che ragliava alla luna. C’è il punto in cui lui ha bivaccato in primavera, illudendosi di passare una notte romantica con la sua futura moglie furibonda, e quello in cui io a dodici anni ho piantato la tenda con mio padre, dopo aver fatto il bagno nel lago e cantato davanti al fuoco. Queste storie le conosciamo già, ce le siamo raccontate tante volte, ma camminando per quei posti non è noioso riascoltarle, è come veder riaffiorare nell’altro i ricordi e si è contenti di essere lì mentre succede, onorati di venire accolti in quel luogo così privato. Noi due ci stupiamo sempre di aver condiviso gli stessi sentieri in una vita precedente, ed è probabile che una volta o l’altra ci siamo pure incontrati – io un bambino di città che camminava davanti a suo padre, lui un ragazzo di montagna scontroso e solitario – senza poter immaginare che in un futuro lontano vent’anni saremmo diventati amici. Queste sono le cose che di solito ci diciamo, e ce le saremo ripetute anche quella mattina di giugno. Leggi tutto…

CANDORE di Mario Desiati (intervista all’autore)

CANDORE di Mario Desiati (Einaudi) – Intervista all’autore

di Massimo Maugeri

C’era molta attesa per il nuovo romanzo di Mario Desiati, che seguo da molti anni. Ricordo con nostalgia questo dibattito sul suo romanzo “Il paese delle spose infelici”, edito da Mondadori nel 2008 (con la partecipazione dello stesso Desiati, ma anche con la “partecipazione” speciale di Maurizio de Giovanni). E ricordo anche l’ottimo “Ternitti“, (Mondadori, 2011) romanzo finalista al Premio Strega: ho avuto piacere di discuterne con l’autore nell’ambito del mio programma radiofonico “Letteratitudine in Fm” (è possibile riascoltare la puntata radiofonica cliccando qui).

Il nuovo romanzo è uscito da qualche settimana per i tipi di Einaudi e si intitola “Candore“. Il tema è quello della pornografia. Lo sguardo è quello di un diciottenne: Martino Bux.

Roberto Saviano ne ha parlato in questi termini: «Candore è il romanzo dei romanzi e racconta come mai è stato fatto finora la mia generazione, la generazione di quegli italiani del Sud al tramonto d’ogni altra speranza se non quella di galleggiare, sognando amori romanticamente immorali capaci di assorbire e cancellare lo squallore».

Ne discuto con l’autore…

mario-desiati– Caro Mario, partiamo dall’inizio con la mia solita domanda introduttiva. Come nasce “Candore”? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte di ispirazione?
Un’idea di sfida. Volevo raccontare in modo onesto e libero da moralismo una storia di ossessioni e tagliarla con la pornografia, una delle più complicate sfaccettature del postmoderno. Un luogo pericolosissimo che ha un sacco di rischi, in primis la morbosità. Una delle prime persone a cui confidai che ero affascinato da questo mondo che volevo raccontare era Antonio Franchini, all’epoca anche il mio capo in Mondadori. Lui aveva scritto un capitolo nelle Cronache della Fine che parlava di Riccardo Schicchi ed Eva Henger. Era un romanzo su editoria, ambizioni perdute e ossessioni. Trovai che era riuscito in quel capitolo a mettere tante cose che pensavo e non riuscivo ancora a ordinare sul porno. Mi colpì la sua chiarezza, il fatto che aveva ammesso di guardare porno e che da lì nasceva una riflessione sul mondo che vivevamo.

– Se non sbaglio questo tuo romanzo ha avuto una gestione piuttosto lunga. Cosa puoi dirci da questo punto di vista? Hai svolto un’attività di ricerca, di “indagine”, propedeutica alla scrittura? O cos’altro?
È un mondo che conosco molto bene per mille ragioni, personali anche, è ovvio che c’è sempre un’indagine e una ricerca in ogni romanzo, non esistono romanzi che nascono senza un minimo di studio, anche un semplice sguardo deve essere elaborato in un raffinamento dello stile. Proprio perché si parla di sesso, lati oscuri, confini del senso del pudore, personali e comuni.

– Il titolo del romanzo, a prima vista, potrebbe sembrare paradossale. In che modo la parola “Candore” si può accostare a una problematica come quella della pornografia? A quale tipo di candore si riferisce il romanzo? Leggi tutto…

L’ESTATE FREDDA di Gianrico Carofiglio (recensione)

L'estate freddaL’ESTATE FREDDA di Gianrico Carofiglio (Einaudi)

Un estratto del libro è disponibile qui

di Lorenzo Marotta

Nel tempo della povertà e della vanità leggere il nuovo romanzo di Gianrico CarofiglioLestate fredda, Einaudi 2016, è riconciliarsi con la buona letteratura. Perché ancora una volta lAutore dà prova di grande maestria nel mettere in scena lintreccio di una vicenda che, sullo sfondo dei delitti di mafia di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino,  attiene al mondo della malavita nel territorio pugliese, rispetto al quale si definiscono e prendono corpo personaggi che i lettori difficilmente dimenticheranno. Il romanzo prende lavvio da un fatto anomalo accaduto a Bari: il sequestro a scopo di estorsione del figlio di un temibile capomafia. Chi ha osato tanto? Chi ha potuto azzardare una simile azione destinata a scatenare un inferno di fuoco? Lipotesi investigativa più immediata è quella di una guerra allinterno dello stesso clan criminale. Una ribellione al capo. Gli stessi morti ammazzati e le vittime di lupara bianca, appartenenti tutti alla medesima cosca, sembrano avvalorarla. Ma non tutto quello che sembra corrisponde al vero. Ne è convinto il maresciallo Fenoglio, un uomo amante della lettura, della musica e interamente dedicato al suo lavoro. Un esempio di dedizione alla legge, ossessionato dal rispetto delle regole e dal rovello di non dare niente di scontato nelle indagini di un delitto. Non così per i suoi sentimenti nei confronti della moglie Serena che ama, una professoressa che ha deciso di abbandonare la casa per fare chiarezza dentro di séDel resto lei lo aveva appena detto: non bisogna dare le cose per scontate. Intendeva: non bisogna dare le emozioni e i sentimenti per scontati. Vanno condivisi, vanno detti e resi tangibili. Non bisogna dare lamore per scontato. Leggi tutto…

TEMPO SENZA SCELTE di Paolo Di Paolo (intervista)

Tempo senza scelteTEMPO SENZA SCELTE di Paolo Di Paolo (Einaudi)

Un estratto del libro è disponibile qui

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di Eliana Camaioni

All’indomani di “Una storia quasi solo d’amore” (Feltrinelli 2016), con “Tempo senza scelte” (Einaudi 2016) Paolo di Paolo lancia la sfida a lui più cara: accendere un dibattito pubblico su temi che ci riguardano da vicino come cittadini, come lettori, come intellettuali. E ci riesce, perchè il tema è quello della scelta, che si inscrive in quello più ampio della Storia –individuale, collettiva- da sempre tanto caro a Di Paolo: Piero Gobetti, Renato Serra, Federico Garcìa Lorca, Hans e Sophie Scholl, passando per Sapegno, Melville e Kierkegaard, fotografati nel momento in cui sono chiamati a dover fare una scelta cruciale, e quindi nel loro porsi nei confronti della contemporaneità, dell’impegno civile.  Nei romanzi lo vediamo in maniera diversa, ma il tarlo di Paolo è sempre lo stesso: cosa siamo noi nei confronti della Storia, e quindi cosa siamo noi nei confronti della quotidianità, delle cose che ci accadono attorno mentre noi conduciamo la nostra, di storia. Il titolo del saggio sembra non lasciare scampo: in confronto a quegli esempi eroici, la nostra sembra una vita che di scelte ce ne offre poche, o forse troppe, così tante da azzerarsi. Da renderci paralizzati, agorafobi, sgomenti dinnanzi alla reversibilità che relativizza e svilisce il nostro punto di vista, e ci corrode l’identità. E quindi: otium o negotium, nei confronti della vita? “Non sa, non risponde: è un segmento dei grafici demoscopici, lo abitiamo a nostra insaputa”, dice l’autore.

-A dispetto delle sue piccole dimensioni tipografiche, è un saggio forte, “Tempo senza scelte”, pubblicato mentre il tuo ultimo romanzo “Una storia quasi solo d’amore” sta ancora facendo parlare di sé. Come qualcosa di urgente, che voleva venir fuori adesso. Perché? Leggi tutto…

LA PRIMA VERITÀ di Simona Vinci (storia di un romanzo di successo)

La prima veritàLA PRIMA VERITÀ di Simona Vinci (Einaudi Stile Libero Big): romanzo vincitore del Premio Campiello 2016

di Massimo Maugeri

«Credo che nei luoghi dove accadono eventi spiacevoli si conservi un’energia particolare. I luoghi hanno memoria di ciò che accade». Parola di Simona Vinci, vincitrice dell’edizione 2016 del Premio Campiello con il suo nuovo bellissimo romanzo intitolato “La prima verità” (Einaudi Stile Libero Big, p. 408, € 20).
Immaginate questo luogo: un’isola lager, un carnaio dove sono state depositate persone considerate come scarti umani, un posto dove sono stati deportati intellettuali dissidenti e oppositori politici insieme ai malati di mente. Immaginate che questo luogo esista davvero e che rappresenti una delle colpe più vergognose di cui l’Europa si sia macchiata. Questo luogo oggi ritorna a noi, e alla nostra consapevolezza, attraverso una mirabile narrazione.
C’è questa frase che trovo di una potenza evocativa molto intensa: “Ogni storia è una storia di fantasmi, e questa non fa eccezione”. «Può essere intesa in tanti modi», dice Simona Vinci. «Se racconti una storia che riguarda persone che non ci sono più, puoi evocare le loro presenze. Ed è come se fossero fantasmi. Se inventi personaggi, in qualche modo prendono corpo, prima nella mente e nella fantasia dello scrittore e poi in quelle di chi ti leggerà. In un certo senso sono anch’essi fantasmi».
I fantasmi, anche quelli nati in forma di personaggi letterari, cercano sempre dei medium a cui affidarsi. Quando hanno incontrato Simona Vinci, non l’hanno più mollata. Era in cerca di una storia, Simona. E stava svolgendo ricerche online su siti che si occupano di psichiatria. A un certo punto, all’interno di un forum, si imbatte in un intervento anonimo incentrato sull’isola di Leros e sullo scandalo di questo istituto lager creato in Grecia dal regime dei Colonnelli alla fine degli anni Cinquanta. È una testimonianza molto dolente, cruda, emotiva. Una di quelle che lascia il segno. È il racconto di un volontario (che si firma con uno pseudonimo) testimone di questa follia che avrebbe dato origine a un vero e proprio disastro umanitario a cui poi, negli anni a venire, si sarebbe cercato in qualche modo di porre rimedio. Simona rimane colpita, folgorata. Decide di partire alla volta di Leros. Ci andrà una prima volta, per poi tornarci ancora. La accompagneranno le suggestioni delle fotografie di Antonella Pizzamiglio, trasformate poi in materiale narrativo.

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È così che nasce “La prima verità” di Simona Vinci: romanzo incoronato un paio di settimane fa con l’alloro letterario tra i più prestigiosi e che farà parlare di sé anche negli anni a venire. Un libro dove risiedono tutti gli interessi letterari dell’autrice (dal memoir al romanzo storico, dal reportage alla poesia) legati da un filo narrativo che tiene agganciato il lettore dalla prima all’ultima pagina.
La protagonista, Angela, è una giovane donna che si sta laureando con una tesi sui diritti umani. Quando scopre la storia dello scandalo di Leros (siamo agli inizi degli anni Novanta) decide di partire come volontaria senza sapere quale esperienza si troverà a dover fronteggiare. La storia si sviluppa, si creano personaggi (tra cui il poeta Stefanos: nome scelto in omaggio all’amico scomparso Stefano Tassinari), nascono fantasmi. Leggi tutto…

ELENA VARVELLO racconta LA VITA FELICE

ELENA VARVELLO racconta il suo romanzo LA VITA FELICE (Einaudi)

Un estratto del romanzo è disponibile qui

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di Elena Varvello

Avevo nove o dieci anni ed ero una bambina solitaria, con i capelli corti, troppo alta e sempre un po’ accigliata, silenziosa. Volevo diventare una scrittrice – ricordo che credevo fermamente che avrei scritto un romanzo – e non ho fatto altro che volerlo, per buona parte della vita. Volevo diventarlo, ma non avevo idea di che significasse. Non l’ho saputo per trent’anni. È stato quando ho cominciato a scrivere La vita felice, è stato allora che ho capito. Avevo pubblicato poesie, una raccolta di racconti e due romanzi, ma è stato con Elia e con suo padre, la loro storia nell’estate del 1978, che ho smesso di volerlo diventare.

La vita feliceNon è una cosa facile spiegarvi ciò che intendo e so che può sembrare un paradosso. Potrei provare a dirvelo così: tutti vogliamo innamorarci, tutti speriamo, magari senza ammetterlo, d’imbatterci nella persona giusta. È un nostro desiderio. E quando questo accade (passato quel trambusto che segna i primi tempi), all’improvviso siamo lì, come se finalmente avessimo trovato casa, e c’è una bella differenza. Non sto dicendo che sia meglio né tantomeno che sia peggio: dico soltanto che è diverso. Ci sono un sacco di questioni che non avevi immaginato, certo, e si presentano problemi che non avevi messo in conto, ma adesso sai che è la tua vita, che sei dentro la vita, e c’è una certa quiete, c’è una bellezza nuova.

In questo senso, con Elia, ho smesso di volerlo diventare ed è arrivata quella quiete, quella bellezza nuova. Non sto parlando di successo o del sentirsi realizzati – non m’interessa, il punto non è questo. Non sto parlando neppure di talento: non ho alcuna teoria riguardo alla scrittura, come non ho teorie riguardo a quello che chiamiamo amore. Elia non ha teorie riguardo al proprio padre: non può che raccontare la sua storia. Dal mio punto di vista, ormai – è questo quello che intendevo – esistono le storie, punto e basta. Esistono soltanto le persone e quello che succede alle persone, esistono i ricordi, le paure, i sogni e le speranze. Esistono i segreti. Le cose che si dicono e quelle che si tacciono. E c’è mistero in ogni attimo, in ogni giorno che viviamo. Leggi tutto…

ATLANTE DEGLI ABITI SMESSI – intervista a Elvira Seminara

ATLANTE DEGLI ABITI SMESSI – intervista a Elvira Seminara

di Massimo Maugeri

Atlante degli abiti smessiElvira Seminara, giornalista e pop artist, vive ad Aci Castello: una bella località sul litorale catanese. Ha pubblicato libri tradotti in diversi paesi. Tra gli altri segnalo: per Mondadori, L’indecenza (2008); per nottetempo Scusate la polvere (2011) e La penultima fine del mondo (2013). I primi due romanzi sono stati messi in scena nel 2014 e nel 2015 dal Teatro Stabile di Catania.
Per Einaudi, nei mesi scorsi, è giunto in libreria Atlante degli abiti smessi: uno dei romanzi più originali pubblicati negli ultimi anni.

Elvira Seminara ha nel suo dna l’attitudine specialissima di riutilizzare in chiave artistica “cose” giù usate, che vengono dunque “ri-create”, “ri-generate”: caratteristica peculiare che trova riscontro anche nelle parole.

Ho avuto il piacere di incontrare Elvira per questa chiacchierata…

– Cara Elvira, partiamo dal titolo di questo nuovo romanzo che è molto suggestivo: “Atlante degli abiti smessi”. In che modo gli abiti che non si utilizzano più possono tracciare una sorta di mappa? E in che modo questa mappa può trasformarsi in narrazione? Leggi tutto…

IL PAESE DELL’ALCOL di MO YAN (recensione)

Il paese dell'alcolPubblichiamo una recensione del romanzo IL PAESE DELL’ALCOL di MO YAN (Einaudi)

Mo Yan è premio Nobel per la Letteratura nel 2012 – un estratto del libro è disponibile qui

di Lorenzo Marotta

Il tema è sconvolgente: a Jiuguo, un paese della Cina, rinomati ristoranti servono ad una clientela particolare – funzionari corrotti, ricchi burocrati, alti dirigenti di partito, ospiti di riguardo – prelibati piatti a base di carne di bambini. Un orrendo traffico di neonati cui non si sottraggono i genitori allettati da alti guadagni. Per verificarne la fondatezza viene inviato sul posto l’ispettore Ding Gou’er. “Era il migliore investigatore della Procura suprema, apprezzato dai superiori. Alto circa un metro e sessanta, magro, scuro di carnagione, aveva gli occhi un po’ sporgenti. Fumatore accanito, gli piaceva bere ma non reggeva l’alcol”. Inizia da qui il romanzo di Mo Yan, Il Paese dell’alcol, apparso a Pechino nel 1992 e ora pubblicato, a cura di Maria Rita Masci, da Einaudi, con la traduzione di Silvia Calamandrei. Un romanzo che mette a dura prova il lettore che, tuttavia, rimane incollato alle pagine per la formidabile inventiva immaginativa dell’autore che alterna crude descrizioni di sangue a splendide immagini oniriche e fantastiche. “La pallottola sparata da Ding Gou’er aveva colpito il bambino brasato alla testa. Dal cranio spaccato la materia cerebrale era schizzata sui muri, imbrattandoli di macchie rosse e bianche che esalavano vapore profumato, scatenando ogni sorta di sensazioni”. Non così quando preso dai fumi dell’alcol “la sua coscienza se la rideva, sospesa alle decorazioni del soffitto, finché non fu proiettata ancora più in alto… Staccata dal corpo, la sua coscienza dischiuse le ali e si mise a volteggiare nella sala sfiorando le tende di seta delle finestre – le ali erano più fini, più soffici, più luminose della seta delle tende. Nel volo sfiorava anche le gocce di cristallo che pendevano dal lampadario, che irradiavano fasci di luce. E sfiorava le labbra rosse carminio delle cameriere in rosso, i loro capezzoli rossi, e altri luoghi più nascosti”. Una esemplare prova di quel “realismo allucinato” per il quale è stato insignito nel 2012 del Premio Nobel per la letteratura. Un noir a tinte forti che vuole essere una metafora di come la corruzione e il degrado morale pervadano, dopo la liberalizzazione delle riforme, tutta la società cinese, travolta da uno sviluppo tumultuoso e protesa al successo e al guadagno ad ogni costo. Leggi tutto…

ANNA di Niccolò Ammaniti (recensione)

Pubblichiamo una recensione del nuovo romanzo di Niccolò Ammaniti: ANNA (Einaudi)

Un estratto del libro è disponibile qui

di Massimo Maugeri

«Figli miei adorati, vi amo tanto. Tra poco la vostra mamma non ci sarà più e ve la dovrete cavare da soli. Siete bravi e intelligenti e sono sicura che ce la farete. Vi lascio in questo quaderno delle indicazioni che vi aiuteranno ad affrontare la vita e a evitare i pericoli. (…) Alcuni dei consigli scoprirete che non saranno utili nel mondo in cui vivrete. Le regole cambieranno e io posso solo immaginarle. Sarete voi a correggerle e a imparare dagli errori. (…) La mamma se ne sta andando per colpa del virus che si è diffuso in tutto il mondo. Queste sono le cose che so sul virus e ve le racconto così, senza bugie. Perché non le meritate.»
Queste frasi sono tratte da un quaderno che riporta sulla copertina consunta il titolo “Le cose importanti”. Le ha scritte Mariagrazia Zanchetta, madre di Anna Salemi: la ragazzina tredicenne protagonista del nuovo romanzo di Niccolò Ammaniti (“Anna”, Einaudi Stile Libero Big, pagg. 275, euro 19).
Ci troviamo in una Sicilia attanagliata da un virus (soprannominato “la Rossa”) che, partendo dal Belgio, ha cominciato a diffondersi ovunque decimando la popolazione. Si manifesta con macchie rosse sulla pelle, tosse, febbre e croste sulle narici e sulle mani. E non lascia via di scampo. Colpisce tutti, tranne i bambini; anche loro tuttavia sembrerebbero destinati a soccombere, giacché il virus è legato agli ormoni della crescita ed è praticamente impossibile sopravvivere a lungo superata la soglia dei quattordici anni di età. È in questa Sicilia devastata dalla Rossa e dalle sue conseguenze che Anna, con sottobraccio il suo quaderno delle “cose importanti”, va prima alla ricerca del fratellino Astor – che pare esser stato rapito da una banda di ragazzini – e poi (spostandosi dal trapanese verso Palermo, Cefalù, Messina) a inseguire una speranza di salvezza che si pensa possa albergare oltre lo stretto, sul Continente, dove forse è sopravvissuto qualcuno dei Grandi che potrebbe aver prodotto un vaccino contro il virus.
Altrove ho avuto modo di definire con la dizione di “letteratura del contagio” quella a cui sono ascrivibili libri che affrontano problematiche connesse alla diffusione di epidemie (tra cui opere celeberrime del calibro de “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni e “La peste” di Albert Camus). Il nuovo romanzo di Niccolò Ammaniti rientra senz’altro in questo ambito. (Non è la prima volta, peraltro, che un romanzo appartenente alla “letteratura del contagio” è ambientato in Sicilia. Mi viene in mente “I morti tornano” di Luigi Natoli – in arte William Galt – pubblicato nel 1931e ambientato a Palermo intorno al 1837 nel pieno dell’epidemia di colera che flagellò la popolazione siciliana di quel periodo). Se poi spostiamo la visuale nell’ambito dei romanzi “post-apocalittici” (che uniscono le angosce legate alla diffusione del virus alla lotta disperata per non soccombere in un mondo che sembra volgere alla fine) vengono in mente grandi successi della letteratura internazionale, tra cui: “Cecità” di José Saramago, “La strada” di Cormac McCarthy, “L’ombra dello scorpione” di Stephen King, “La peste scarlatta” di Jack London, “L’ultimo degli uomini” di Margaret Atwood, “Io sono leggenda” di Richard Matheson.
In “Anna”, Ammaniti introduce la variante di un mondo post-apocalittico che, per via delle peculiarità del virus, è popolato solo da bambini e da ragazzini i quali – in un modo o nell’altro – devono organizzarsi per farcela da soli (e qui, ovviamente, il pensiero va al celeberrimo “Il signore delle mosche” di William Golding). Come potrebbero vivere, i bambini, in assenza di adulti? In che forme sociali si potrebbero organizzare? A quali leggende o dicerie finirebbero per credere, in un contesto del genere? Come muterebbe, per loro, il concetto e il valore stesso della “memoria”? Ammaniti sembra porsi tali domande e prova a fornire risposte raccontando questa storia.
Torniamo alla trama: Leggi tutto…

LIMBO: dal romanzo di Melania Mazzucco al film diretto da Lucio Pellegrini (stasera su Rai1 alle 21:20)

Stasera su Rai1 a partire dalle 21:20 sarà trasmesso il film LIMBO tratto dall’omonimo romanzo di Melania G. Mazzucco pubblicato da Einaudi – un estratto del romanzo è disponibile qui

(film di Lucio Pellegrini, con Kasia Smutniak, Adriano Giannini, Domenico Diele – sceneggiatura di Francesco Piccolo e Laura Paolucci)

Da giorno 3 dicembre, il film è visibile online da questo link.

Proponiamo una videointervista a Kasia Smutniak e, a seguire, la puntata radiofonica di “Letteratitudine in Fm” con Melania Mazzucco dedicata a “Limbo”

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LIMBO: la puntata con MELANIA G. MAZZUCCO, ospite di “Letteratitudine in Fm” del 21 dicembre 2012

PER ASCOLTARE LA PUNTATA, CLICCA SUL PULSANTE AUDIO

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Con Melania G. Mazzucco abbiamo discusso della sua favola pubblicata da Einaudi e intitolata “Il bassotto e la Regina“. La Mazzucco ha anche letto, in radio, una pagina della sua favola.

Nella seconda parte della puntata, sempre con Melania Mazzucco, abbiamo avuto modo di discutere del romanzo “Limbo” (Einaudi).

PER ASCOLTARE LA PUNTATA, CLICCA SUL PULSANTE AUDIO

 

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Il TV movie «Limbo», tratto dall’omonimo romanzo di Melania G. Mazzucco con la sceneggiatura di Francesco Piccolo e Laura Paolucci e diretto da Lucio Pellegrini, su RAI1 mercoledì 2 dicembre, è una storia di amore e di perdita, di morte e di resistenza, che ci interroga sulle nostre scelte e sulle nostre responsabilità. Leggi tutto…

ALESSANDRO DEFILIPPI racconta VIENE LA MORTE CHE NON RISPETTA

ALESSANDRO DEFILIPPI racconta il suo romanzo VIENE LA MORTE CHE NON RISPETTA (Einaudi) – Un caso del colonnello Anglesio

Un estratto del libro è disponibile qui

Alessandro Defilippidi Alessandro Defilippi

Due anni fa mi ritrovai a scrivere un racconto, Per una cipolla di Tropea, per un’antologia gialla di Mondadori. Era il mio primo giallo “classico” e mi divertii molto. Il racconto poi, su richiesta dell’editore, finì in rete e ottenne un numero del tutto imprevisto di recensioni su Amazon. Così, quando Einaudi mi propose di riprenderne i personaggi per un libro più ampio, accettai con piacere.
Senza sapere in che guaio mi andavo a cacciare.
Scrivere è un mestiere faticoso. Eppure, come si dice in Per un pugno di dollari, “E’ uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo”. Il fatto però è che io scrivo regolarmente senza una scaletta. Ho cari amici come Roberto Rigosi e soprattutto il mitico Alan D. Altieri, che organizzano il lavoro capitolo per capitolo, e iniziano a scrivere solo quando hanno tutto chiaro in testa.
Ecco: io no.
Funziono in maniera opposta. Inizio a scrivere perché so che “devo” scrivere o perché mi accorgo che è passato troppo tempo dall’ultima volta e inizio ad avvertire un disagio fisico e psichico: lombalgia, dispnea, irritabilità, ansia. Un caso clinico, in altre parole, al punto da far spesso dire ai miei cari: “Quand’è che ricominci?” (il sottinteso è: “che così finisci di rompere le scatole”). Ma il problema è che non so mai che cosa scriverò quando inizio un libro. A questo proposito mi viene in mente una citazione di Franca Valeri, che dice: “Se c’è un momento in cui non occorre avere le idee chiare è quando si comincia a scrivere”. Del tutto d’accordo: a me non pare di essere io a scrivere; direi piuttosto, se non temessi di suonare retorico, che “vengo scritto”. Dall’inconscio, probabilmente. La faccenda funziona così: io parto da una scena o da un’immagine o da una musica e vedo di volta in volta una sorta di film, delle scene nella mia mente cui corro dietro con la scrittura. E mi accorgo che un libro funziona quando i personaggi cominciano a fare cose che non mi aspetto.
Che c’è di male?, direte voi. Leggi tutto…

RICORDANDO LUCIANO GALLINO (e il suo “pensiero critico”)

Il denaro, il debito e la doppia crisi spiegati ai nostri nipotiRICORDANDO LUCIANO GALLINO (e il suo “pensiero critico”)

di Massimo Maugeri

L’8 novembre 2015 è morto Luciano Gallino: sociologo, scrittore e professore emerito, già ordinario di Sociologia, all’Università di Torino. Era nato a Torino il 15 maggio 1927. Si è occupato lungamente delle trasformazioni del lavoro e dei processi produttivi nell’epoca della globalizzazione. Per Einaudi ha pubblicato diversi volumi: Informatica e qualità del lavoro (1983), sul legame stabilito per il tramite della tecnologia tra scienze umane e naturali, L’incerta allenza (1992), Se tre milioni vi sembran pochi («Vele», 1998), La scomparsa dell’Italia industriale (2003), L’impresa irresponsabile («Gli struzzi», 2005 e «ET Saggi», 2009), Con i soldi degli altri («Passaggi Einaudi», 2009 e «Super ET», 2010), Finanzcapitalismo («Passaggi Einaudi», 2011 e «ET Saggi», 2013), L’attacco allo stato sociale (2013, per la nuova collana digitale dei «Quanti»), Il colpo di Stato di banche e governi («Passaggi Einaudi», 2013), L’impresa responsabile, un’intervista su Adriano Olivetti (a cura di Paolo Ceri; «Passaggi Einaudi», 2014) e Il denaro, il debito e la doppia crisi spiegata ai nostri nipoti («Passaggi Einaudi», 2015).
Proprio quest’ultimo libro (Il denaro, il debito e la doppia crisi spiegata ai nostri nipoti) sembra quasi una sorta di testamento lasciato ai posteri: un invito all’analisi delle problematiche, alla riflessione e – anche – un’apologia dell’importanza del pensiero critico nonché un invito a non rinunciare all’idea di uguaglianza.
Gallino evidenzia come, a suo giudizio, la causa fondamentale della sconfitta dell’uguaglianza sia stata (riporto uno stralcio della scheda del libro), “dagli anni Ottanta in poi, la doppia crisi, del capitalismo e del sistema ecologico, strettamente collegate tra loro. La stessa crisi del capitalismo ha molte facce: l’incapacità di vendere tutto quello che produce; la riduzione drastica dei produttori di beni e servizi; il parallelo sviluppo del sistema finanziario al di là di ogni limite. A questa crisi il capitalismo ha reagito accrescendo lo sfruttamento irresponsabile dei sistemi che sostengono la vita – il «sistema ecologico» -. Il tutto con il ferreo sostegno di un’ideologia, il neoliberalesimo, che riducendo tutti a mere macchine contabili dà corpo a una povertà dell’azione politica quale non si era forse mai vista nella storia“.
La prefazione del suo nuovo libro (l’ultimo pubblicato) inizia con queste parole: “Quel che vorrei provare a raccontarvi nelle pagine che seguono, cari nipoti, è per certi versi la storia di una sconfitta politica, sociale, morale: che è la mia, ma è anche la vostra. Con la differenza che voi dovreste avere il tempo e le energie per porre rimedio al disastro che sta affondando il nostro paese, insieme con altri paesi di quella che doveva essere l’Unione europea“.
Gallino continua evidenziando come a ogni sconfitta corrisponda la vittoria di qualcun altro. In questo caso si tratterebbe di una doppia vittoria (e, dunque, di una doppia sconfitta). Da un lato la scomparsa di due idee e relative pratiche che giudicavamo fondamentali: l’idea di uguaglianza e quella di pensiero critico; dall’altro si è aggiunta (Gallino la chiama così) “la vittoria della stupidità”. Leggi tutto…

ELVIRA SEMINARA racconta ATLANTE DEGLI ABITI SMESSI

ELVIRA SEMINARA racconta il suo romanzo ATLANTE DEGLI ABITI SMESSI (Einaudi)

[Un estratto del libro è disponibile qui]

elvira seminara

di Elvira Seminara

C’è una donna che scappa. E’ sola. Lascia la casa come una nave che affonda, con tutto il suo carico di ricordi e cose. Prima però scrive un elenco per sua figlia, che non vede da tanto. Lo chiude in una busta, con vari consigli per la vita. Ma non lo spedisce.
Arrivata a destinazione – Parigi – la donna continua a scrivere il suo inventario di vestiti, tutti quelli che ha lasciato a casa per la figlia, ogni giorno un pezzo. E compone un puzzle insieme saggio e visionario, rassicurante e sovversivo. Ci sono Vestiti che diventano pazzi, i Vestiti opportunisti, quelli che vogliono sempre partire con te. Gli abiti fantasma, da non appendere mai alla maniglia della porta, se vuoi dormire in pace. Ci sono i Vestiti parassìti, quelli del perdono, della felicità.
Atlante degli abiti smessiPer questo l’elenco non si chiude mai, e l’inghiotte mentre lei aspetta di essere salvata. Mentre guarda la vita dietro i vetri e l’armadio spalancato non si richiude più.
Più che ispirazione, quanto a me parlerei di “aspirazione”, nel senso che questo armadio borghesiano mi ha letteralmente ingoiato in un vortice, trascinandomi in una zona per me irresistibile. E non solo per la prossimità al gioco borghesiano degli ingannevoli elenchi (fra tutti, l’incantevole Emporio celeste di conoscimenti benevoli), ma per il piacere (innanzitutto mio) di riabbracciare Calvino, il Calvino che si mette in gioco nell’Oulipò, che sperimenta con Queneau, che disegna nuovi scenari narrativi per vedere sin dove può spingersi un romanzo – e penso al Castello dei destini incrociati, a Se una notte d’inverno, Le città invisibili.
“Letteratura potenziale”, o “combinatoria”, con un meccanismo di narrazione esplicito (insieme strumento e contenuto della storia) – nel mio caso l’elenco. Che, nonostante la protagonista che lo scrive, si trasforma in altro. E la trasforma. Voi capite che la sfida era meravigliosa. E se uno scrittore non si lancia da sé una sfida, qualunque essa sia, che senso ha fare un nuovo romanzo, in un paese già pieno di non-lettori e di libri ?
Insomma mi sono ritrovata – con la mia protagonista e tutto il suo palazzo, voce per voce – nell’edificio trasparente di Perec, quello di “Vita, istruzioni per l’uso”, cui idealmente, nel suo piccolo, il mio palazzo mobile si affianca, con tutti i suoi omaggi più o meno aperti alla Festa mobile tout court che è Parigi.
Sento che aleggia una domanda: elenchi a parte, un’antologia/ontologia di vestiti che senso ha ? Leggi tutto…

PAOLA MASTROCOLA racconta L’ESERCITO DELLE COSE INUTILI

PAOLA MASTROCOLA racconta il suo romanzo L’ESERCITO DELLE COSE INUTILI (Einaudi).
Un estratto del romanzo è disponibile qui

di Paola Mastrocola

Dicembre 2012: ricevo come regalo di Natale, da un amico carissimo, l’adozione a distanza di un asino. È una mail, un certificato di adozione via mail. Scopro così che esiste un posto vicino a Biella che si chiama “Rifugio degli asinelli”, dove raccattano e salvano asini provenienti da tutta Europa e dove, come forma di finanziamento, offrono adozioni simboliche (a distanza, appunto) dei loro asini ospiti. Apprendo che in certi Paesi gli asini vengono sfiancati di lavoro e poi da vecchi, abbandonati, diventano randagi creando un problema sociale di difficile soluzione: il randagismo degli asini.
Non ne sapevo niente. Mai occupata di asini. Né volevo fare l’ennesima storia di animali. (So benissimo che una delle etichette che mi vengono appioppate è scrittrice di animali. L’altra è scrittrice di scuola. Capisco, ma vorrei disettichettarmi, prima o poi…). Però mi comincia in testa l’idea di un asino randagio, vecchio. In questa fase lo voglio chiamare Biagio. Nient’altro, non so nulla della storia che vorrei raccontare, del senso che potrebbe avere.

Passa un anno e succedono tante cose. Vado a Biella a vedere il Rifugio, mi scoprono un male e mi operano, l’amico carissimo che mi ha regalato l’adozione si ammala gravemente e di lì a pochi mesi muore.
Allora decido. Cioè, non decido proprio per niente: non si decide un libro, si sta a vedere che libro si delinea, e si presenta come necessario. Ed è questo. Capisco che non posso che scrivere questa storia, è lei che si impone. Volevo fare tutt’altro romanzo, ma mi butto a scrivere la storia di Raimond, nei mesi della mia convalescenza. Invento un asino che non è un asino e lo chiamo Raimond perché il chirurgo meraviglioso che mi ha operata si chiama Raimondo. Ma questo libro, lo so, non parlerà né di asini né di chirurghi.

Forse potrei dire che è il mio “romanzo della convalescenza”, il romanzo di quando provo a credere, provo a sperare, di avere ancora del tempo davanti.
Alcuni lettori poi mi diranno che in questo mio libro hanno ravvisato qualcosa di curativo, qualcosa che aiuta a guarire: mi torna che possa essere così, e mi piacerebbe molto che fosse davvero così, una lettura che porta beneficio….

Raimond è un asino greco, vecchio, randagio; un asino che si sente finito e che invece, in un certo modo e del tutto casualmente, viene salvato: gli vien data, proprio quando sente prossima la fine, la possibilità di un’altra vita (un altro pezzetto di vita?).
Raimond ha sempre lavorato ed è stato sempre felice di lavorare, nella vita: portava pesi. “Porto pesi. Sono uno che porta pesi”, dice; si sente nato per far quello. Prima mattoni, travi, cemento per costruire case. Poi le valigie e i bauli dei turisti, sulla sua bellissima isola greca, dal porto all’hotel. Ma poi diventa vecchio e viene allontanato. Succede. Sbarca sul continente e non sa dove andare: è un asino randagio, con nostalgie, ricordi, rimorsi, e un doloroso sentimento della fine. In poche parole, è un vecchio messo da parte che si sente inutile.
Lo so, avrei potuto raccontare la storia di un pensionato. O di un esodato. Sarei stata più… realistica (più “vera”), più da “romanzo sociale”, più impegnata, più attuale. Ma anche più banale, secondo me, più opportunista, furbetta, conformista da politicamente corretto, non mi sarebbe piaciuto (sopporto poco l’onda di “romanzi umanitari” che ci sta travolgendo). Preferisco mettermi “fuori”, essere “traslata”, meta-forica. Parlar di asini insomma mi pareva meglio, mi ci trovavo più a mio agio. Sono così. Il prezzo sono le etichette che mi porto addosso. Pazienza. Porto pesi…

L’inutilità. Sentirsi inutili. L’inutilità è solo un sentimento, perlopiù sbagliato. Utili o inutili verso chi? E per che cosa mai, visto che siamo mortali? Eppure ci sembra brutto essere inutili nel mondo: che cosa passa a fare la nostra vita? Vogliamo tutti lasciare un segno, non sopportiamo di finire nel nulla. Vogliamo un senso, certo, è umano. Il problema è che perlopiù lo troviamo, questo benedetto senso, solo nel lavoro. Oggi più che mai. Il lavoro ci dà un’identità sociale, dunque una utilità riconosciuta. E quando “usciamo” dal lavoro? Quando smettiamo di lavorare, o perché siamo vecchi o perché ci licenziano di colpo, o perché non c’è più lavoro?
È qui che mi nasce la domanda: e vivere e basta? Semplicemente vivere, prendendo piacere dei giorni, del tempo che passa, delle persone cui ci affezioniamo, degli amori, delle nostre pur labili passioni, anche solo la passione per il cielo, le nuvole, gli alberi… e per le cose insignificanti, cioè apparentemente insignificanti; raccogliere funghi, giocare a carte, dipingere, coltivare pomodori, scrivere… Magris sottolineava che per Tolstoj scrivere era come tagliar legna, era uguale: due gesti del vivere, tutto lì. Pari dignità, pari significato. Non c’è qualcosa che vale meno e qualcosa che vale di più. È la società che, nel tempo, dà valore diverso alle cose, alle persone e ai gesti. Ma noi siamo sopra la società, siamo oltre. O, almeno, dovremmo cercare di recuperare anche questa altra dimensione, più sovra-sociale, se così si può dire. Leggi tutto…

EVELINA SANTANGELO racconta NON VA SEMPRE COSÌ

Evelina SantangeloEVELINA SANTANGELO racconta il suo romanzo NON VA SEMPRE COSÌ (Einaudi). Un estratto del libro è disponibile qui

Forse la vera follia è fare sempre le stesse cose…

di Evelina Santangelo

Scrivo queste riflessioni sul mio ultimo romanzo mentre in testa mi ritornano le parole con cui Alexis Tsipras ha chiamato il popolo greco a un gesto di dignità e di riscatto («La Grecia è il paese che ha fatto nascere la Democrazia») in nome delle conquiste comuni europee in termini di diritti fondamentali al lavoro, all’eguaglianza e alla dignità, contro la politica di resa perseguita dai governi greci che lo hanno preceduto. E le scrivo, tra l’altro, al rientro da un viaggio a Ventotene, dove i confinati Altiero Spinelli, Ermanno Rossi ed Eugenio Colorni, proprio lì dov’erano stati segregati i loro pensieri, riuscirono a immaginare e concepire una carta che federasse l’Europa e, con essa, un mondo che non assomigliava per niente né alle loro vite confinate né al mondo esploso.
Non parla esplicitamente dell’Europa, certo, Non va sempre così. Ma il sentimento da cui è nato ha un po’ a che vedere con questo ordine di bisogni immateriali: desiderio di riscatto, insofferenza nei confronti delle «cose così come sono», riscoperta di quegli azzardi dell’immaginazione che si prende la libertà di immaginare, appunto, le cose come potrebbero essere e, contro ogni ragionevolezza, osa, creando le condizioni per conquiste umane e civili impensabili fin a poco tempo prima.

Non va sempre cosìSe dovessi definire, dunque, i confini spirituali di questa mia storia, potrei dire che si collocano idealmente tra due citazioni che ho lasciato cadere tra le pagine del romanzo. Le parole con cui Antonin Artaud, internato nel manicomio di Rodez, si rivolge allo scrittore-editore Henri Parissot (parole in cui esprimeva la sua brama di uscire fuori «da questo mondo servile di un’idiozia asfissiante per gli altri e per sé, e che si compiace di questa asfissia») e una considerazione di Einstein che suona più o meno così: «la vera follia è fare sempre le stesse cose, aspettandosi risultati diversi».
All’inizio ho dunque provato a declinare i termini di quell’asfissia e di quella condizione di disadattamento, di perdita di senso e di rilevanza sociale, che oggi sembrano segnare le vite di molti, e soprattutto di quella generazione che ha creduto di poter godere di un benessere illimitato, nonché dei benefici derivanti da conquiste e certezze (sociali, economiche e civili) che sembravano inalienabili.
Il primo titolo che avevo pensato era infatti «La caduta delle cose». Volevo raccontare l’implosione di un mondo di beni materiali cui, a lungo, ci siamo abbarbicati pensando che quei beni ci mettessero al riparo dalla deriva di tutto il resto: conquiste civili, valori culturali condivisi, senso di appartenenza a un destino comune. Così ho pian piano dato forma a un personaggio che incarnasse questo aspetto della contemporaneità: un’insegnante precaria che sperimenta la fragilità della propria condizione (nessuna rilevanza sociale,  nessuna credibilità agli occhi della figlia adolescente, nessuna forza contrattuale) e la paura di dover fare i conti con un fallimento radicale suo e di tutta una generazione. E sperimenta questa fragilità e questa paura nel momento esatto in cui vede crollare attorno a sé proprio quei beni materiali che rappresentavano il segno più evidente, oggettivo, di conquiste pensate come definitive. D’altro canto, noi ci siamo accorti che tutto un universo di valori, conquiste, certezze era andato perduto solo quando la crisi è diventata «crisi economica». Leggi tutto…

LA FEROCIA, di Nicola Lagioia (recensione)

Pubblichiamo una recensione del romanzo LA FEROCIA, di Nicola Lagioia (Einaudi)

Nicola Lagioia, La ferocia, Einaudi, Torino 2014, pp. 411, 19,50 euro

di Marco Ostoni

Feroce. Come il titolo che porta. E come feroce può essere la vita per i giovani rampolli di una famiglia bene della Puglia di oggi. Ma, più in generale, della borghesia arricchita e con pochi scrupoli dell’Italia attuale, pronta a tutto pur di emergere e mantenersi a galla: dal solito malvezzo della corruzione, che olia appalti e annacqua controlli, fino a scendere a patti con le mafie locali e a lasciar divorare i propri figli, nella totale indifferenza, da un mondo depravato e brutale, in cui droga, sesso e possesso la fanno da padrone.
L’ultimo romanzo del 43enne scrittore barese Nicola Lagioia, La ferocia (mai titolo poteva essere più centrato) è una sintesi perfetta e terribile della lenta e progressiva discesa agli inferi imboccata, con diversi gradi di consapevolezza, dai figli dell’ultrasessantenne Vittorio Salvemini, immobiliarista spregiudicato ma legatissimo – a modo suo – alla famiglia. In forme e livelli differenti, Ruggero, Chiara, Michele e Giulia sono le vittime (la madre è figura secondaria seppur al centro di pagine intense e dolorose) del rampantismo cieco del padre, cui anche la signora Salvemini si è adeguata tollerandone i tradimenti e gli amorazzi pur di non perdere la posizione sociale e gli agi raggiunti con l’attività, sempre ai limiti del lecito, del marito, il cui impero immobiliare è cresciuto deturpando l’ambiente e snaturando il paesaggio grazie alle connivenze interessate del “sistema”. Leggi tutto…

GLI ANNI AL CONTRARIO, di Nadia Terranova (intervista)

Gli anni al contrarioGLI ANNI AL CONTRARIO, di Nadia Terranova (Einaudi). Un estratto del romanzo è disponibile qui…

di Eliana Camaioni

Si sbaglia, chi ritiene che “Gli anni al contrario” sia un saggio sul Settantasette. Somiglia piuttosto al romanzo manzoniano (una faccenda privata con la Storia sullo sfondo, un esempio di storiografia dal basso): è la vicenda di Aurora e Giovanni, novelli Renzo e Lucia, che in quegli anni vivono e da quegli anni sono segnati, senza per questo trasformarsi da soggetto in complemento oggetto.
Aurora e Giovanni, quindi, i protagonisti, raccontati da un narratore apparentemente esterno; li incontriamo quando ancora non si conoscono, adolescenti, figli di due famiglie borghesi, in una città di periferia (una Messina descritta dai suoi borghi, dai suoi colori, dalla mentalità piccina e provinciale dei suoi abitanti). Giovanni figlio di un avvocato, marxista nostalgico, Aurora di un ‘fascistissimo’ direttore del carcere cittadino.
Aurora che studia per conquistare libertà e spazi personali, Giovanni che trascura i libri e anela a diventare eroe di quella rivoluzione respirata nella casa paterna per il tramite dei suoi ospiti: sarà l’università a metterli assieme, in un torrido pomeriggio di giugno, lei “miss trenta e lode”, lui studente caotico e insubordinato.
Una gita idilliaca a Stromboli consacrerà definitivamente i loro destini: una gravidanza, un matrimonio veloce, una ‘casa in miniatura’, nella quale i novelli sposi andranno a vivere, ancora inesperti e innamorati più del giusto dei propri sogni di ragazzi.
Ma trasformarsi da eroe della rivoluzione a eroe del quotidiano a Giovanni non basta, e Aurora è a sua volta ancora troppo figlia per poter essere madre: la casa in miniatura diventerà presto claustrofobica per entrambi (solitudine per lei, oppressione per lui), e il loro rapporto un’altalena di separazioni e ritorni, di viaggi che hanno il sapore di fughe, alla ricerca di un’identità personale e di un sogno di famiglia che non riuscirà mai a decollare.
Ruolo chiave è quello di Mara, la figlia di quei due figli mai cresciuti: nei suoi occhi (uno sguardo forte e penetrante, che diventerà intenso punto di vista) la maturità e la profondità che ai genitori sembra mancare. Mara neonata, orsacchiotto che Aurora porta sempre con sé, arma con cui affrontare il mondo; Mara bambina, destinatario delle lettere di un padre che vive lontano, Mara unico motivo di contatto fra Aurora e Giovanni, che si cercano ma si lasciano, si amano e si separano, si attraggono respingendosi. Mara che comincia a crescere, Mara che capisce ma non dice, Mara genitore dei suoi genitori. Fino alla fine, soprattutto alla fine; fino al tragico epilogo che segnerà le sorti del padre – l’eroina, l’aids, un destino tragico ed inesorabile. Quello stesso destino che lascerà Aurora e Giovanni a terra, passeggeri in ritardo dell’unico treno della salvezza per quella generazione sciagurata, passato in extremis per molti ma non per loro: quello dell’abiura, del riproviamoci in un altro modo, dell’ “Ho sbagliato”
Con uno stile pulito e senza sbavature, Nadia Terranova ci consegna una storia intensa e profonda: quella di Aurora e Giovanni, eroi per sbaglio di una rivoluzione mancata, ma soprattutto di Mara, una picciridda che porta negli occhi la sua valigia, un’infanzia senza tempo, e tutto ciò che occorre per continuare a raccontare.

Intervistiamo Nadia Terranova (ritratta nella foto in basso) per Letteratitudine
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IL LIBRAIO DI SELINUNTE di Roberto Vecchioni (una recensione)

IL LIBRAIO DI SELINUNTEIl libraio di Selinunte di Roberto Vecchioni (Einaudi, 2014)

L’eternità della parola

di Katya Maugeri

“La mia città non si chiama Selinunte, anzi, non si chiama proprio.
Si chiamava cosi una volta, quando alle cose corrispondevano nomi.
Oggi qui non si comunica più a parole, ma a codici; a volte semplici, a volte complessi, fatti di segni mischiati a segni.”.

Un libraio che leggeva i libri, non li vendeva. Li leggeva e basta. Una canzone sublime che incanta, una canzone che diventa racconto. È “Il libraio di Selinunte” e a raccontare di lui è Roberto Vecchioni.
Un autore che affascina e che regala emozioni senza tempo, in questo racconto narra la storia di Nicolino, un ragazzo che passa le sue notti ad ascoltare leggere un libraio, non un venditore di libri, ma un lettore di parole, “ l’uomo più brutto che avessi mai visto. Piccolo, storto, vestiva un doppiopetto a righe grigie e nere molto più grande di lui… ”. Il ragazzo è l’unico ad ascoltare le storie lette dal libraio, che viene malvisto dagli altri abitanti del luogo.
L’uomo giunse a Selinunte, con i suoi innumerevoli libri da leggere, con la missione di trasmettere l’importanza della cultura, l’incanto della parola, “educando” gli abitanti alla lettura dei classici. Dopo gli iniziali momenti di curiosità, gli abitanti allontanarono il libraio ritenendolo quasi una presenza demoniaca, ed è in quest’ambientazione surrealistica che Nicolino attraverso un flash-back racconta la storia, al tempo della sua infanzia. Incurante del divieto dei genitori frequenta, ogni notte, la bottega del librario. Ogni sera, infatti, il giovane fa coricare al suo posto lo zio, rifugiandosi nelle letture incantevoli del libraio. Le parole pronunciate dall’uomo si trasformano in sigilli impressi nell’anima del ragazzo, parole che alimentano in lui l’amore per il sapere. Un racconto che mostra come potrebbe diventare una società se i libri andassero perduti, tutto questo mettendo in rilievo i grandissimi autori della letteratura: Shakespeare, Saffo, Manzoni, Leopardi, Pessoa, Catullo, Sofocle, Tolstoj. Una sera, il ragazzo sente il libraio esclamare: “E questa è l’ultima volta, Nicolino”. Da quella sera, l’evoluzione di eventi improvvisi, trascineranno il paese in un vortice senza ritorno: gli abitanti – come in un incantesimo – saranno circondati da parole prive di significato, vuote, aride, asettiche. Tutto apparirà piatto e privo di sentimenti, privo di comunicazione. Nicolino, l’unico a possedere “l’essenza” della parola, deciderà di raccontare a Petunia – sua amata alla quale non riesce a comunicare l’amore che prova per lei – i brani letti dal libraio, “Io amo Primula. Non posso parlare con lei, e sento questa mancanza come uno strappo, un dolore senza fine. Non mi bastano e non le bastano i gesti, le carezze, gli sguardi: tutto ciò è di una dolcezza animale che riempie solo una minima parte dello spazio comune: come un continuo rispondere senza domande. Come se per dipingere avessi tutto tranne i colori”. Leggi tutto…

NICOLA LAGIOIA racconta LA FEROCIA

NICOLA LAGIOIA ci racconta il suo romanzo LA FEROCIA (edito da Einaudi). Le prime pagine del libro sono disponibili qui…

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di Nicola Lagioia

«Anni fa noialtri del Sud facemmo delle nostre donne altrettante dame. Poi venne la guerra e fece delle dame altrettanti spettri. E così che altro possiamo fare noi, da gentiluomini che siamo, se non ascoltare loro, da spettri che sono?»
La citazione è di William Faulkner, ed è presa da quel capolavoro della letteratura mondiale che è Assalonne, Assalonne! Sostituite alla Guerra di secessione vista dal Mississippi un qualunque cataclisma originario, all’Esercito confederato un’altra causa persa, eliminate la connotazione politica dall’assolato grumo di spine che se ne ricava, e avrete il dramma di un qualunque Sud del mondo. García Márquez del resto dichiarò più volte che l’epifania della sua gioventù – la folgorazione che lo portò a comprendere cosa aveva da sempre voluto scrivere – fu proprio l’incontro con i libri di Faulkner. E come mai un analogo sentimento di sconfitta e perdita remota (in quel caso un amore irrecuperabile e un’antica accusa di infamia da cui non ci si riesce ad affrancare) è alla base del racconto di un Sud ancora più profondo, il Messico di Sotto il vulcano di Malcolm Lowry?
Spostandosi da un meridione all’altro, dall’America Latina a quel non meno misterioso continente che è la Puglia – una faglia verticale e al tempo stesso un pensiero che si sfalda verso oriente – l’impossibilità di poter essere ancora eroi e l’ossessione per una tragedia immedicata di addirittura cinque secoli prima (l’eccidio di Otranto) muove il Carmelo Bene di Nostra Signora dei Turchi.
Se un vecchio oltraggio di portata quasi cosmica è un buon motore per la letteratura di ogni latitudine, per il racconto del Sud rischia di essere un destino.
Non chiamo in correità i pesi massimi per illudermi di avere le spalle coperte nei giorni dell’uscita del mio nuovo romanzo. Piuttosto, cerco sponde solide per chiarire un equivoco. Agli scrittori italiani – specie quelli nati al Sud – negli ultimi anni si è voluta affidare una missione al tempo stesso troppo grande e troppo piccola rispetto a ciò che dovrebbe essere il mandato della letteratura di invenzione. Ci hanno chiesto di raccontare la nostra terra (la Puglia, la Sicilia, la Campania per il tutto) partendo dalla presunzione che il supposto passo lungo dello scrittore giungesse a completare il lavoro del giornalista, dell’etnologo, o addirittura del pubblico ministero. Denunciare e guarire. Tracciare una diagnosi e favorire la redenzione. Farlo, però (è questo il cuore dell’equivoco) dalle stesse posizioni di chi lotta statutariamente per le buone cause. Gettare il proprio obolo nel calderone del progresso democratico per contribuire a sconfiggere il malaffare, l’arretratezza, il degrado, e ovviamente per aiutare a combattere la mafia, la camorra, la ndrangheta. Oppure per favorire la crescita economica. Leggi tutto…

LA FEROCIA, di Nicola Lagioia (le prime pagine)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo le prime pagine del romanzo LA FEROCIA, di Nicola Lagioia (Einaudi). Domattina, sempre su LetteratitudineNews, Nicola Lagioia ci racconterà il suo libro…
Di seguito, date e orari del tour siciliano di presentazione de “La ferocia” (a cui parteciperà anche l’autore)

– Libreria del Corso, Trapani, 18 ottobre, h. 18.30, con Marco Rizzo
– Modus Vivendi, Palermo, 19 ottobre, domenica mattina h. 11.00
– Libreria Mondadori, Messina, 20 ottobre, h 18.30, con Francesco Musolino
– Zo Culture, Catania, 21 ottobre, h. 20.00, con Giuseppe Lorenti

La scheda del libro
In una calda notte di primavera, una giovane donna cammina nel centro esatto della strada statale. È nuda e coperta di sangue. A stagliarla nel buio, i fari di un camion sparati dritti su di lei. Quando, poche ore dopo, la ritroveranno ai piedi di un autosilo, la sua identità verrà finalmente alla luce: è Clara Salvemini, prima figlia della piú influente famiglia di costruttori locali. Per tutti è un suicidio. Ma le cose sono davvero andate cosí? Cosa legava Clara agli affari di suo padre? E il rapporto che la unisce ai tre fratelli – in particolare quello con Michele, l’ombroso, l’instabile, il ribelle – può aver giocato un ruolo determinante nella sua morte? Le ville della ricca periferia barese, i declivi di ogni rapida ascesa sociale, le tensioni di una famiglia in bilico tra splendore e disastro: utilizzando le forme del noir, del gotico, del racconto familiare, scandite da un ritmo serrato e da una galleria di personaggi e di sguardi che spostano continuamente il cuore dell’azione, Nicola Lagioia mette in scena il grande dramma degli anni che stiamo vivendo. L’intensità della scrittura – mai cosí limpida e potente – ci avviluppa in un labirinto di emozioni, segreti e scoperte, che interseca le persone e il loro mondo, e tiene il lettore inchiodato alla pagina.

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le prime pagine del romanzo LA FEROCIA, di Nicola Lagioia (Einaudi)

Parte prima
Chi sa tace, chi parla non sa
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CECITÀ, di José Saramago (la recensione)

CecitàCECITÀ, di José Saramago (Einaudi)

Saramago e l’oscurità dell’animo umano

di Katya Maugeri

Pochi paragrafi, solo punti e virgole e niente virgolette a delimitare i dialoghi. Un flusso di pensieri, assenza di punteggiatura. Un romanzo, un esperimento sociologico, si tratta di “Cecità” titolo originale “Saggio sulla cecità”, romanzo dello scrittore premio Nobel per la letteratura portoghese José Saramago, pubblicato nel 1995.

“Alcuni conducenti sono già balzati fuori, disposti a spingere l’automobile in panne fin là dove non blocchi il traffico, picchiano furiosamente sui finestrini chiusi, l’uomo che sta dentro volta la testa verso di loro, da un lato, dall’altro, si vede che urla qualche cosa, dai movimenti della bocca si capisce che ripete una parola, non una, due, infatti è così, come si viene a sapere quando qualcuno, finalmente, riesce ad aprire uno sportello, Sono cieco.”

Inizia così il romanzo di Saramago, ambientato in un tempo indefinito, in un luogo non precisato, in cui, improvvisamente, a causa di un’inspiegabile epidemia la popolazione si ritrova cieca, inondata da un’intensa luce bianca simile a un “mare di latte”.
I personaggi rimarranno anonimi, si distinguono solo per alcune connotazioni sociali o fisiche.
Incontreremo “il medico”, “la moglie del medico” “il ragazzino dall’occhio strabico” “la ragazza dagli occhiali scuri”, “il primo cieco”. Ssaranno gli occhi della moglie del medico ad accompagnare il lettore durante la lettura. Le reazioni emotive, psicologiche dei protagonisti sono atroci: le “vittime”colpite dall’epidemia vengono rinchiuse in un ex manicomio per la paura del contagio, per tutelare l’intera popolazione. E qui, in questo luogo che diventerà scenario di eventi deplorevoli, vivranno momenti di clausura e convivenza forzata, rivelando l’orrore dell’uomo quando si ritrova in un ambiente privo di controllo e di “quieto vivere” trasformandolo in bestia primitiva, privo di ogni condizionamento civile.
Nel suo crudo romanzo, Saramago mette in rilievo la metafora di un’umanità primordiale e feroce, incapace di vedere con lucidità e distinguere le cose su una base razionale, ne deriva un saggio sul potere e la sopraffazione, sull’indifferenza e l’egoismo, una forte denuncia del buio che pervade l’animo umano. Il buio della ragione in cui, in una condizione di panico estremo, l’uomo rivela il peggio di sé, anteponendo la cattiveria, l’irrazionalità, la brutalità alla ragione. Citando proprio uno dei personaggi :“è di  questa pasta che siamo fatti, metà di indifferenza e metà di cattiveria”.
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NON AVEVO CAPITO NIENTE, di Diego De Silva (la recensione)

Non avevo capito nienteNON AVEVO CAPITO NIENTE, di Diego De Silva (Einaudi, 2014, Super ET, pp. 314, € 11,50)

La malinconica ironia che emoziona

di Katya Maugeri

«Spesso la gente non ha le emozioni chiare, altro che le idee».

Lasciarsi catturare dalle riflessioni, sorridere come se l’autore fosse proprio dinanzi a te, è l’effetto disarmante di “Non avevo capito niente” romanzo di Diego De Silva, autore napoletano che all’interno di questo testo brillante affronta gli argomenti più disparati: i rapporti interpersonali, il ruolo di padre divorziato che cerca di mantenere e costruire un rapporto civile con i propri figli.
Il protagonista, Vincenzo Malinconico è un avvocato di insuccesso, uno dei tanti che faticano ad arrivare alla fine del mese, napoletano quarantenne ancora innamorato della moglie che lo ha lasciato e con cui si continua a incontrare clandestinamente, mentre cerca di affrontare le difficoltà del suo rapporto complesso con i figli. Lavora in uno studio insieme con altri colleghi che, come lui, faticano a riempire le giornate, uno studio, il loro, arredato con mobili Ikea, chiamati affettuosamente per nome, come fossero membri della famiglia.
Malinconico appare agli occhi del lettore quasi come l’amico filosofo capace di affrontare la propria solitudine, le contraddizioni, i paradossi della sua condizione e della sua professione analizzandola da una prospettiva distaccata che gli permette di vederne l’essenza.
L’autore è stato in grado di affrontare un argomento come l’inadeguatezza umana con uno stile frizzante e soave senza sfiorare la banalità, attraverso un personaggio tragicomico rendendo le vicende che lo coinvolgono parte integrante del lettore stesso, che vive attraverso le sue battute e i suoi brillanti e buffi quesiti, le sue gioie e i suoi dolori, guai, situazioni imbarazzanti e momenti di estrema malinconia (stato d’animo che diventerà il punto di partenza per un viaggio all’interno del proprio io). Leggi tutto…

NORWEGIAN WOOD. TOKYO BLUES di Murakami Haruki

NORWEGIAN WOOD. TOKYO BLUESNorwegian Wood. Tokyo Blues di Murakami Haruki (Einaudi, traduzione di Giorgio Amitrano)

“Norwegian wood”: vivere, crescere, amare!

di Katya Maugeri

Recensire un testo di Haruki Murakami non è semplice, è un autore complesso e fuori dal comune, non possiede un proprio stile e non è catalogabile!
Le emozioni che trasmettono i suoi libri sono uniche, personali e persistono nel tempo.
Avviene un vero e proprio incontro tra il lettore e l’autore. Si tratta di un incontro con la nostra interiorità, lui conosce il mezzo, il canale per riuscire a mettere in luce delle parti emotive a noi sconosciute.
Norwegian wood, uno dei successi letterari giapponesi di tutti i tempi è anche il libro più introspettivo di Murakami, all’interno del quale non troviamo le atmosfere oniriche e surreali che lo hanno reso famoso, ma l’esplorazione di un mondo interiore caratterizzato da sentimento e solitudine.
Tema portante è il conflitto tra il desiderio di essere integrati nel mondo degli “altri” per entrare vittoriosi nella vita adulta, e il bisogno irrinunciabile di essere se stessi, costi quel costi, nonostante il dolore.  Sicuramente il romanzo più emozionante di Murakami che conduce il lettore in un mondo diverso, fatto di ricerca personale, crescita emotiva, un romanzo che coinvolge, appassiona e commuove.
Toru Watanabe, come il giovane Holden, è costantemente invaso dalla paura di aver sbagliato qualcosa o poter sbagliare nelle sue scelte di vita e vive portando con sé un grande trauma adolescenziale da superare, guidato da un ostinato senso della morale e da una determinata ostilità per tutto ciò che appare finto e costruito. È un ragazzo che vive in una Tokyo sessantottina in cui le rivoluzioni studentesche vengono tralasciate per dare spazio a un’intensa vita adolescenziale che si alimenta di sogni e speranze, di notti passate nei love hotel. Leggi tutto…

ANTONELLA LATTANZI ci racconta PRIMA CHE TU MI TRADISCA

antonella lattanziANTONELLA LATTANZI ci racconta il suo nuovo romanzo PRIMA CHE TU MI TRADISCA (edito da Einaudi – Stile libero Big). Ieri abbiamo pubblicato le prime pagine del libro

di Antonella Lattanzi

Prima che tu mi tradisca nasce nella primavera del 2010 ma in realtà, come tutte le storie importanti per chi le racconta, nasce insieme a me. È successo anche col mio primo romanzo, Devozione: ci ho lavorato full time per cinque anni ma in realtà ci lavoravo da sempre; così per Prima che tu mi tradisca: c’era qualcosa – la storia?, i personaggi?, l’ambientazione?, non so dirlo con precisione – che da che mi ricordo mi pungolava, ricorreva nelle mie idee, nei racconti che mi formulavo in mente. Il casus belli è stato un racconto di mio padre: un giorno che ero in Puglia mi parlò del Disastro di Bari – episodio di guerra chimica del dicembre ’43 – e io ne rimasi ossessionata. Com’era possibile che nessuno, nemmeno i baresi, sapessero di questa storia? Mio padre stesso, nato a Bari nel ’43 e vissuto sempre lì, ne era venuto a conoscenza solo pochi mesi prima. Fu grazie a quell’episodio – che racconto nel primo capitolo del romanzo – che tutte le storie, i personaggi, la Storia, i luoghi che avevo in mente da tempo confluirono, corsero tutti dentro un unico romanzo. Poi però ci sono voluti quattro anni per arrivare al libro finito.
Prima che tu mi tradiscaIl libro finito, Prima che tu mi tradisca, deve il suo titolo a Paolo Repetti, direttore editoriale, insieme a Severino Cesari, di Einaudi Stile Libero. Alla loro genialità io come scrittrice e persona e Prima che tu mi tradisca dobbiamo moltissimo. Ho portato a Severino un libro ancora troppo lungo, magmatico, pieno di cose fino a diventarne traboccante. Lui ci ha intravisto il tessuto, la trama, l’ordito molto prima di me: il lavoro di editing con lui è stata una delle esperienze più importanti della mia vita, che spero di poter ripetere. Poi c’è stato un secondo editing, prima con Severino e Luca Briasco, americanista ed editor Einaudi Stile Libero, poi anche con Francesco Colombo, editor Stile Libero anche lui. Come dico sempre, ho sentito che stavamo lavorando tutti a un unico fine: perché questo romanzo fosse al suo meglio, perché il lettore ricevesse tra le sue mani il miglior testo che Prima che tu mi tradisca avrebbe mai potuto essere. È bello lavorare in questo modo. Ti riempie così tanto da gettare una luce bellissima su tutto il resto della tua vita.
Quando Prima che tu mi tradisca è uscito avevo, come sempre, paura. Una paura totale. Poi pian piano sono cominciati ad arrivare i primi commenti, i primi giudizi, e allora sono stata felice. Dalla paura, però, non si guarisce mai. Credo che scrittori non si diventi mai, che scrittore è un’espressione che ti devi guadagnare a ogni nuova parola, che ogni nuova parola mette in dubbio, mette in gioco, tutto il tuo essere o non essere scrittore. E non per una questione di sacralità: ma perché la scrittura – come tutte le altre attività artistiche – non è mai data una volta per tutte, non è mai guadagnata per sempre.
Prima che tu mi tradisca racconta la storia di due sorelle, Leggi tutto…

PRIMA CHE TU MI TRADISCA, di Antonella Lattanzi (le prime pagine del libro)

Prima che tu mi tradiscaPubblichiamo le prime pagine di PRIMA CHE TU MI TRADISCA, di Antonella Lattanzi (Einaudi – Stile libero Big). Domani l’autrice ci “racconterà” il suo romanzo.

Non c’è nulla che non si possa perdonare a una sorella, soprattutto se all’improvviso scompare, nulla tranne averci rubato la scena nel momento piú importante della nostra adolescenza.

Il libro
Giovanni Cipriani era appena nato quando è sopravvissuto per miracolo al bombardamento di Bari del ’43, ma quel disastro sembra avere lasciato in eredità alle sue figlie una specie di infezione che le ha danneggiate per sempre, votandole al tradimento. Diversissime, segnate da segreti che le rendono al tempo stesso complici e rivali, Angela e Michela si muovono tra una Bari che dietro l’apparente rinascita brucia come il suo Petruzzelli e una Roma sfibrata, divenuta temporaneo rifugio. La loro vita di ragazze – poi donne – è condizionata dall’attrito fra la bellezza di Angela e la timidezza aggressiva di Michela. Un conflitto che non si scioglie nemmeno quando la prima svanisce e l’altra assapora la possibilità di diventare padrona del campo. In un balletto atroce e divertentissimo di bugie, accuse e finzioni, Prima che tu mi tradisca mette in scena tutto l’amore e lo squallore che si annida nelle relazioni di una famiglia in cui si conosce un solo modo per stare insieme, farsi del male.

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Le prime pagine di PRIMA CHE TU MI TRADISCA, di Antonella Lattanzi (Einaudi)

Parte prima
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SEI PER LA SARDEGNA

Sei per la SardegnaSegnaliamo l’uscita del volume “SEI PER LA SARDEGNA“, pubblicato dalla Einaudi per sostenere la causa degli alluvionati in Sardegna della comunità di Bitti

Sei scrittori sardi hanno pensato di riunirsi, mettere a disposizione quello che sanno fare per offrire il loro contributo riconoscente alla causa degli alluvionati in Sardegna. Chi compra questa antologia aiuterà la comunità di Bitti, un paese letteralmente collassato in piú punti, che ha subito gravi danni strutturali.

Francesco Abate, Un uomo fortunatoAlessandro De Roma, E se fosse una malattia?Marcello Fois, L’infinito non finireSalvatore Mannuzzu, Cantata profanaMichela Murgia, L’eredità – Paola Soriga, Grilli in testa

Secondo l’antica saggezza dei sardi l’acqua ricorda. S’abba tenet memoria. Sarebbe a dire che nonostante le siccità, nonostante le costrizioni, nonostante gli interventi, piú o meno onnipotenti degli umani, lei ritorna sempre, esattamente, ostinatamente, al suo alveo. A farcela ritornare è una specie di istinto primordiale, come un pianto che non si riesca a trattenere. All’uomo spetterebbe di considerare quest’istinto, che è anche suo, della sua carne, e costruire il suo progresso senza che questo diventi una bomba a orologeria.

L’alluvione che ha colpito la Sardegna dimostra quanto possa costare, anche in termini di vittime, lasciare che il proprio territorio divenga il campo di battaglia di una guerra tra lo sviluppo malinteso e le forze della Natura. Un’alluvione straordinaria si è detto. Si è detto: un fenomeno imprevedibile. Senza contare che, probabilmente, il fenomeno piú imprevedibile è stata la siccità che per un decennio ha martoriato l’isola.

Dopo tanto silenzio, il fragore detonante degli scrosci di pioggia si è schiantato su una terra che il secco, e l’uomo, avevano radicalmente modificato. Ma, come abbiamo detto, S’abba tenet memoria, l’acqua ricorda, e ricorda dove stava il suo letto nonostante le villette a schiera che gli uomini vi hanno costruito sopra. E ricorda che da sempre, e per sempre, nei casi di piena eccezionale, andava a sversarsi in quelle zone umide che l’uomo ha prosciugato per costruire parcheggi o centri commerciali.

La saggezza dei popoli si spinge sino a capire che qualunque evento eccezionale diventa mortale quando l’uomo ci mette del suo.

Allora che fare? Intanto mobilitarsi per le prime necessità di tutti coloro che hanno perso ogni cosa sotto la piena. E perciò, i sei scrittori sardi di Einaudi – Abate, De Roma, Fois, Mannuzzu, Murgia, Soriga – hanno pensato di riunirsi, mettere a disposizione quello che sanno fare per organizzare una piccola antologia, un instant book a basso costo, da offrire ai lettori perché il loro contributo alla causa degli alluvionati in Sardegna non sembri carità, ma contributo riconoscente. La casa editrice li ha ospitati e incoraggiati. Autori ed editore hanno rinunciato ai proventi.

Per saperne di più:
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INTERVISTA A MARCO VIDETTA (Le Vendicatrici)

Le Vendicatrici. LuzINTERVISTA A MARCO VIDETTA (sul ciclo «Le Vendicatrici»  – Einaudi)

di Massimo Maugeri

Del ciclo «Le Vendicatrici» (frutto del lavoro a quattro mani del duo Carlotto/Videtta) avevo avuto modo di discuterne con Massimo Carlotto nell’ambito di questa puntata del programma radiofonico “Letteratitudine in Fm”. In quel contesto avevamo approfondito la conoscenza delle quattro protagoniste della serie (Ksenia, Eva, Sara e Luz) dando particolare spazio al terzo romanzo (incentrato sulla figura di Sara). Adesso, in occasione della recente uscita del quarto e ultimo romanzo del ciclo (con protagonista la colombiana Luz) ho intervistato Marco Videtta

– Caro Marco, come ho precisato nella breve introduzione, ho già avuto modo di discutere del ciclo de “Le Vendicatrici” con Massimo Carlotto… ma mi piacerebbe conoscere anche la tua “versione dei fatti”. Per cui, come prima cosa, ti chiederei di raccontarci come nasce il progetto delle “Vendicatrici”…
Da un continuo scambio di idee con Massimo. Dopo la bella e gratificante esperienza di “Nordest”, il nostro primo romanzo a quattro mani, non abbiamo mai smesso di frequentarci, scambiarci proposte, suggestioni. Dopo avere scartato almeno quattro progetti, ci è balenata l’idea di scrivere delle storie al femminile. Negli ultimi due decenni, il nostro paese ha subito una involuzione profonda in chiave antropologica, anche dal punto di vista della condizione femminile e del rapporto maschio-femmina. Abbiamo così cominciato a ragionare su quattro protagoniste femminili, diversissime tra loro in tutto e per tutto: provenienza geografica, condizione sociale, comportamentismo caratteriale. Per me è stato molto interessante, perché ero abituato a partire da una trama e solo in seguito a sviluppare i personaggi. Questa volta è stato l’opposto, al punto che abbiamo modificato certi sviluppi di trama perché erano le nostre protagoniste a dettarceli.
Il secondo passo è stato la scelta di Roma, non solo perché è una realtà che conosco bene ma anche perché Roma, con i suoi quartieri circoscritti e quasi autosufficienti, si prestava benissimo a costruire un microcosmo, un mondo comune alle quattro protagoniste. In nessun altro posto meglio che in un quartiere romano come quello che descriviamo si sarebbero potute incontrare una siberiana, una colombiana, la proprietaria di una profumeria e un’ex agente dei corpi speciali di polizia. Roma è una città “femmina”, complicata e accogliente che ha visto nella sua storia continui flussi di immigrazione. Negli ultimi anni, purtroppo, ha accolto anche un poderoso flusso di immigrazione criminale… Volevamo raccontare questo dal punto di vista di quattro vittime che, grazie alla solidarietà che si sviluppa tra di loro, trovano la forza di cercare il riscatto e la liberazione. Da sole Ksenia, Luz, Eva e anche Sara che solo in apparenza è la più “tosta”, non ce la farebbero, finirebbero schiacciate e risucchiate nel ventre molle della capitale. Unendo le forze diventano le Vendicatrici.

– Dal punto di vista della scrittura, come funziona il team Carlotto/Videtta?
Spero alla grande! Scherzi a parte, la nostra collaborazione si basa su due fattori essenziali: onestà intellettuale e abbandono di ogni vezzo egocentrico. Non sempre è facile, naturalmente. A volte bisogna rinunciare a qualcosa. Ma quello che si guadagna è sempre di più. Negli anni abbiamo sviluppato un nostro modus operandi: il lavoro più importante è quello preliminare, durante il quale costruiamo trama e personaggi. Poi in fase di scrittura ci assegniamo dei blocchi narrativi che, dopo la prima stesura, ci scambiamo dando all’altro piena libertà di intervenire, riplasmare, modificare. Questo scambio può avvenire più volte, fino alla versione finale. Devo dire che ormai ci conosciamo così bene che a volte non modifichiamo nemmeno una virgola, eppure una volta raggiunto il risultato finale, nessuno si accorge di particolari differenze, il testo scivola come un unicum scritto da un solo autore. La scrittura finale è diversa dalla mia o da quella di Massimo quando scriviamo i nostri romanzi in solitario. Tra di noi ci diciamo spesso che abbiamo creato un “terzo autore”, a cui prima o poi dovremo dare un nome…

– Proviamo a conoscere un po’ meglio questo nuovo libro delle “Vendicatrici”: “Luz – Solo per amore”. I primi due romanzi del ciclo (dedicati a Ksenia e a Eva) avevano per titolo il solo nome della vendicatrice protagonista. In quest’ultimo, invece, così come per il terzo (dedicato a Sara), è presente un sottotitolo. Perché questa differenza?
L’esigenza di affiancare a Sara un sottotitolo nacque dalla necessità di evidenziare che in quel terzo romanzo non ci sarebbe stata la coralità dei primi due. “Sara” ha una trama assolutamente individuale: la ricerca di una drammatica verità che affonda nel passato della protagonista. Una verità che la protagonista scopre a sue spese, a caro prezzo, tanto per parafrasare il titolo. In seguito i nostri editor della Einaudi, anche alla luce del fortunato riscontro di vendite (di solito in un ciclo le vendite subiscono un calo fisiologico, al contrario “Sara” è il volume che al momento ha venduto di più) ci hanno chiesto di proseguire su questa strada anche con l’ultimo romanzo che però tornava ad essere corale. Abbiamo allora scelto “Solo per amore” perché ci siamo resi conto che proprio quel sentimento è alla base delle scelte che fanno tutti i personaggi, almeno quelli positivi, non solo Luz.

– Proviamo ad approfondire la conoscenza di Luz? Che tipo di donna è? Cosa le è accaduto? E cosa accadrà in questo libro? Insomma, parlaci un po’ di lei… Leggi tutto…

La quarta VENDICATRICE è LUZ

La prima VENDICATRICE è KSENIALa seconda VENDICATRICE è EVALa terza vendicatrice è SARA

LA QUARTA VENDICATRICE È LUZ

[Prossimamente, su LetteratitudineNews, l’intervista a Marco Videtta sul quarto e conclusivo volume della saga delle Vendicatrici]

Le Vendicatrici. LuzLuz – Solo per amore è l’ultimo capitolo del ciclo de Le Vendicatrici. Dopo Ksenia, Eva e Sara, tocca a Luz essere il centro di una storia avvincente e complessa dove si incrociano i destini di diversi personaggi e dove Le Vendicatrici e i loro amici più fraterni – come Felix e Angelica Simmi – dovranno fare i conti con il presente e con il passato.

Un estratto del libro è disponibile cliccando qui…

di Massimo Carlotto

Luz, Ksenia, Eva e Sara sono finalmente tranquille, serene, alle prese con il loro comune progetto di vita. Ma un giorno arriva dalla Colombia Mirabel, poco più di una ragazzina, inseguita da Wilson, un vigilante dei Montealegre, una ricchissima famiglia di latifondisti. Ed ecco che il gruppo di amiche si ritrova coinvolto in una vicenda torbida e pericolosa. Dovranno battersi con tutte le loro forze per salvare Mirabel e loro stesse. La situazione muta continuamente e Luz dovrà sopportare il peso più grande anche per una serie di errori commessi “solo per amore”, che rischiano di allontanarla per sempre da Ksenia. In questo romanzo si racconta anche la fuga di una ragazzina lungo i percorsi battuti dai clandestini che risalgono l’Italia per raggiungere i paesi del nord Europa. Viaggi pieni di insidie dove bande di predatori cercano di intercettare e sfruttare la disperazione dei fuggiaschi. Luz si ritroverà costretta a entrare in questo mondo parallelo e sconosciuto e ad agire secondo le sue regole.

Guarda il booktrailer delle Vendicatrici su Repubblica TV
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IMPARA A ESSERE FELICE – intervista a Paolo Crepet

Impara a essere feliceIMPARA A ESSERE FELICE – intervista a Paolo Crepet

di Massimo Maugeri

Che cos’è la felicità? Cosa significa, oggi, essere felici? Si tratta di un dono, o dell’esito di una condizione che è possibile raggiungere? E ancora: è possibile essere felici in quest’epoca che – in un Paese come il nostro – pare dominata dalla tristezza, dalla rabbia e dalla frustrazione?
A queste e ad altre domande risponde il nuovo libro di Paolo Crepet: psichiatra, sociologo e – dal 2004 – direttore scientifico della Scuola per Genitori . Il titolo fornisce già un’indicazione chiara sul contenuto del testo: “Impara a essere felice” (Einaudi Stile Libero).
Ne abbiamo discusso con l’autore…

– Professor Crepet, per prima cosa credo sia importante provare a spiegare il concetto stesso di felicità. Cosa significa essere felici? E ritiene che oggi il concetto di felicità sia stato in qualche modo travisato?
Parto dalla seconda parte della domanda. La risposta è sì. Purtroppo, sì. Nel senso che molto spesso si tende a confondere la felicità con qualcosa che potremmo definire come “gioia effimera”. Ma la gioia effimera non ha nulla a che vedere con la felicità; altrimenti, se così fosse, potremmo arrivare ad affermare che anche una striscia di cocaina potrebbe dare la felicità… mentre così non è.
Il concetto di felicità è qualcosa di più complicato. Ha a che vedere con una visione sentimentale della vita e assai poco materiale. Oggi, purtroppo, molta gente pensa che per essere felici basti comprare un vestito nuovo al supermercato. Va bene anche questo, ma non chiamiamolo felicità. Sarebbe come considerare amicizia vera quella che oggi si raccoglie su Facebook.
Cos’è allora la felicità? In definitiva, è una ricerca. Non è avere qualcosa, e nemmeno essere felici in senso stretto… semmai è tentare di esserlo tenendo presente il fatto che, nel momento stesso in cui siamo riusciti a essere felici, abbiamo già cessato di esserlo. Ecco, la felicità è una ricerca continua. È un anelito. È qualcosa che ha a che vedere con la filosofia, più che con il materialismo.

– Come epigrafe del libro ha scelto questa frase di Amedeo Modigliani: “Il tuo dovere reale è di preservare il tuo sogno”. Che rapporto c’è tra il sogno (e la capacità di sognare) e la possibilità di essere felici?
Modigliani è stato un genio. Una figura che ho molto amato: un uomo che è stato felice, ma anche molto sofferente. Credo che il sogno non abbia solo il gusto del dolce. Il sogno, in verità, è anche amaro. Esattamente come la vita, che è al lordo di tutto… anche della morte e degli abbandoni. Quella frase è importante, e credo che non ci sia nulla di più bello che pronunciarla ai ragazzi per invitarli a preservare i sogni… che significa, non calare mai la testa, non abbassarsi a essere uno Yes Man. Basta guardarsi intorno per vedere quanta mediocrità c’è, oggi, in questo nostro mondo. Siamo pieni di gente che pensa che per andare avanti bisogna arrangiarsi, fare i furbetti. Sembra quasi che non ci sia più dignità, né la capacità di fare grandi sogni. E questo non è accettabile. Per questo credo che, oggi più che mai, ciascuno di noi abbia il dovere di preservare il proprio sogno.

– Lei sostiene che per molti lagnarsi è più che un vezzo, una difesa: qualcosa che si è imparato fin dall’infanzia. Dunque l’incapacità di essere felici è qualcosa che si acquisisce da bambini?
Immagini un bambino che, tornando a casa, sente il papà che si lamenta del lavoro, la mamma che si lagna di un’altra cosa, il nonno che impreca contro il maltempo… Come vuole che cresca quel bambino? Crescerà pensando che l’unica forma espressiva possibile è quella della lamentela. Io non sopporto i lamentosi. Nemmeno in un periodo di crisi come questo. È vero, viviamo un periodo duro… difficile. Ma proprio per questo, anziché lamentarci, dovremmo impegnarci a tirar fuori il nostro talento. È il momento giusto per farlo, per giocarci la nostra partita. E per giocarla in grande. A me piace vedere un incontro di calcio dove gioca il Barcellona… non una squadretta di terza categoria. A me piacere vedere il bello delle cose. Non dobbiamo accontentarci.
Ecco, bisogna insegnare soprattutto ai ragazzi che non bisogna accontentarsi. Non si tratta di superbia, ma dell’indicazione di un cammino.
Perché accontentarsi? È una domanda che vale per ogni aspetto della vita: nell’amore, nel lavoro, all’università. Oggi possiamo fruire di nuove opportunità. Pensiamo alla Rete. Già oggi, per esempio, è operativo il mercato delle stampanti a tre dimensioni con cui possiamo costruirci qualsiasi cosa.
Cerchiamo di inventarci qualcosa di più, allora. Qualcosa di nuovo. È possibile. Bisogna puntare sulla creatività senza lamentarci. Su una nuova creatività… che non è andare a X Factor a cantare una cover.

– Puntare su una nuova forma di creatività. È questo che intende, quando sostiene che per combattere questo atteggiamento “negativo” dilagante è necessario elaborare una nuova grammatica quotidiana?
Esatto. È proprio quello di cui stavamo parlando. Dobbiamo imparare a diventare imprenditori, a fare impresa… e non necessariamente nel senso commerciale del termine. E questo dipende non dal colpo di fortuna che può arrivare vincendo la Sisal o perché abbiamo ereditato qualcosa dallo zio che è morto, ma da una grammatica quotidiana che è fatta di piccoli passi, piccoli gesti, piccole ambizioni, piccole conquiste. Come preciso in un capitolo del libro, la felicità è anche l’esito di piccoli gesti quotidiani. L’importante è che vadano in quella direzione.
Mi viene in mente Tonino Guerra, un uomo che ho tanto ammirato per il modo che aveva di vivere, di sognare e di farci sognare. Ecco, a volte basta anche il profumo di un fiore secco, uno sguardo su una collina. L’importante è che sia qualcosa di originale. È questo il senso: bisogna essere innovativi e originali. E l’originalità, la visionarietà, sono qualità che dobbiamo coltivare dentro di noi. Non a livello esteriore. Essere originali non significa tingersi i capelli di viola, per intenderci.

– C’è un capitolo del libro il cui titolo colpisce particolarmente. È il seguente: “Il lavoro non rende liberi. E nemmeno felici”. Cosa significa? Leggi tutto…

LA EINAUDI COMPIE 80 ANNI

LA EINAUDI COMPIE 80 ANNI: il video/regalo di Letteratitudine

Il 15 novembre 2013 la casa editrice Einaudi ha compiuto ottant’anni (la data di riferimento è quella dell’atto notarile che costituì la società). Sono giorni di festeggiamenti e celebrazioni per il mitico marchio editoriale dello “struzzo”.
Aggiungo, ai tanti messaggi pervenuti, le mie personali felicitazioni, ringraziando di cuore per le bellissime letture che Einaudi mi ha offerto in questi anni nell’ambito di un catalogo di enorme prestigio e che, ancora oggi, rimane di assoluto valore. Grazie. Grazie di cuore.

Questo è il mio regalo.

Massimo Maugeri

P.s. di seguito, segnalo alcuni degli auguri, pensieri, ricordi, riflessioni, aforismi e poesie che sono pervenuti all’editore da parte dei più noti autori stranieri.
L’elenco completo è disponibile cliccando qui. Leggi tutto…

CHI TI CREDI DI ESSERE? (i libri del Premio Nobel Alice Munro)

Chi ti credi di essere?CHI TI CREDI DI ESSERE? di Alice Munro
Einaudi, 2012 – Supercoralli – pp. 280 – € 19,50

Traduzione di Susanna Basso

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Partecipa al dibattito sul Nobel a Alice Munro su LetteratitudineBlog

«Leggete tutto di Alice Munro, ma per cominciare leggete Chi ti credi di essere? Sí, cominciate da quello».

Jonathan Franzen

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Con Chi ti credi di essere?, pubblicato nel 1978, Alice Munro ha vinto il Governor General’s Literary Award.

«Chi ti credi di essere?» Troppe volte Rose si è sentita rivolgere questa domanda nel paesino di West Hanratty in cui è cresciuta. Prima fra tutti dalla sua matrigna Flo, donna pratica e un po’ volgare, meschina e generosa insieme, l’incarnazione di quella realtà provinciale da cui Rose vorrebbe e sa di non poter fuggire. Per quanto studi, per quanto si ribelli, per quanto scappi. Quarant’anni e dieci racconti in sequenza, fra lealtà e disprezzo per l’universo di Flo, perché Rose arrivi a capire chi davvero crede di essere, chi davvero è.

Come dieci capitoli di un anomalo romanzo di formazione, i racconti di questa formidabile raccolta delineano con sapienza il personaggio di Rose, privilegiando il ruolo che il rapporto con la matrigna Flo ha avuto nel complesso definirsi della sua identità.
La voce da cui riceviamo le storie è quella di un narratore provvisoriamente onnisciente il quale organizza in ordine cronologico episodi della vita di Rose lasciando che emerga dalla loro successione il conflitto tra desiderio di fuga e consapevolezza della necessità di restare.
Rose è la bambina ribelle e pensosa del primo racconto, punita a cinghiate da un padre imperscrutabile e chiuso; Rose è l’avida lettrice che tiene a bada il pensiero del padre ammalato e l’insofferenza alle meschinità di casa a furia di Shakespeare e Dickens; è l’adolescente in viaggio dalla piccola West Hanratty a Toronto, vittima e complice di una sordida iniziazione sessuale ad opera di un impassibile ministro del culto.
Ma Rose è anche la giovane innamorata del modo in cui sembra amarla Patrick Blatchford, dottorando in Storia presso la stessa università che le ha aperto le porte grazie a una borsa di studio; è la donna coinvolta in una relazione extraconiugale destinata a concludersi nell’amarezza; è la madre nervosa di una bambina piú saggia di lei, ed è infine la donna matura che torna là dove tutto era cominciato e ritrova, nel tono brusco e inclemente di Flo, ormai prossima al ricovero in casa di riposo, il filo ininterrotto di un’esistenza interiore, e il ricordo dell’unico amore mai raccontato. Non è un caso dunque che l’ultimo racconto, quello che dà il titolo alla raccolta, chiuda a cerchio il percorso e coaguli il senso delle esperienze narrate nella severa domanda retorica rivolta da una maestra arcigna a una Rose di nuovo bambina: «Chi ti credi di essere?»
Se, come l’autrice afferma, «la memoria è il modo in cui non cessiamo di raccontare a noi stessi la nostra storia e di raccontare agli altri versioni in certa misura diverse della nostra storia», allora Alice Munro dispone del dono straordinario di attingere a un repertorio di materiale privato senza mai esaurirne la forza.

Susanna Basso
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TROPPA FELICITA’ (i libri del Premio Nobel Alice Munro)

Troppa felicitàTROPPA FELICITA‘, di Alice Munro
Einaudi, 2011 – Supercoralli – pp. 332 – € 20,00

Traduzione di Susanna Basso

Leggi un estratto del libro

Partecipa al dibattito sul Nobel a Alice Munro su LetteratitudineBlog

Felicità? Troppa felicità? Nel triplice omicidio di Dimensioni o in quello di Radicali liberi?
La felicità, in queste nuove storie di Alice Munro, sta in un inedito potere creativo, nel potenziale di spregiudicatezza e libertà della vecchiaia, quando si può guardare ancora più a fondo nel vortice della vita.
E se poi la felicità è troppa, restano le storie, dove «perfino un’epidemia a Copenaghen può trasformarsi nel flagello cantato in una ballata» e dove «idee e fatti assumono una forma nuova, appaiono attraverso lamine di limpida intelligenza»: il prisma della scrittura di una Alice Munro sempre più consapevole e mai così grande.

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Gioca a shanghai con le sue storie, Alice Munro, da sempre. Getta sulla pagina posti, alberi, situazioni e donne, cucine, abiti e animali, e con mano ferma se li riprende, li riordina provvisoriamente dentro la storia successiva, di raccolta in raccolta. Intanto passano gli anni e le verità che accendono improvvise i suoi racconti si sono fatte longeve. Non perché durino, ma perché non smettono di accendersi di nuovo, emanando altra luce, un’altra luce.
Con Troppa felicità, tuttavia, il lettore avverte il passaggio in corsa di un’elettricità inedita, una scarica di tremenda libertà. Queste storie sembrano spingersi un passo oltre il segreto contenuto in storie passate, e non per consumarlo rivelandolo, ma per complicarne l’esito a partire dalla consapevolezza temeraria della vecchiaia.
E se altrove l’immaginazione aveva provato a raffigurarsi l’orrore della morte di un bambino, qui i figli a morire sono tre, e a ucciderli è il padre. Se altrove una madre imparava a sopportare l’abbandono della figlia, qui all’abbandono del figlio segue il coraggio di rappresentare l’incontro, anni dopo, con uno sconosciuto di cui un tempo si conosceva a memoria ogni millimetro di intimità. Se altrove la fragile e caparbia convenzionalità dell’infanzia coagulava in dispetti odiosi ai danni di una qualsiasi creatura debole, qui tocca il fondo di una banalità del male senza scampo.
Non è cambiato il narrare di Alice Munro, è solo un po’ più lontano il luogo dove ci porta a incontrare noi stessi. E dove ci lascia, in medias res, sforbiciando una frase, a volte anche solo una parola, che non se ne va più.

Susanna Basso

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È ALICE MUNRO IL PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2013

È ALICE MUNRO IL PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2013: “master of the contemporary short story (maestra del racconto contemporaneo).

Il suo nome “circolava” già da diverse edizioni a questa parte

Alice Munro (Wingham, 10 luglio 1931) è una scrittrice canadese. Vincitrice per tre volte del Governor General’s Award, il più importante premio letterario canadese si aggiudica – a coronamento della sua brillante carriera – il Premio Nobel per la Letteratura 2013. In Italia è pubblicata dalla casa editrice Einaudi.
I suoi racconti indagano le relazioni umane analizzate attraverso la lente della vita quotidiana. Sebbene la maggior parte delle sue storie sia ambientata nel Southwestern Ontario, la sua fama come scrittrice di racconti è internazionale, è considerata uno dei maggiori scrittori di racconti vivente.

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La biografia
Alice Munro è nata nella città di Wingham, Ontario in una famiglia di allevatori e agricoltori. Suo padre si chiamava Robert Eric Laidlaw e sua madre, una insegnante di scuola, Anne Clarke Laidlaw (nata Chamney). Cominciò a scrivere da adolescente e pubblicò la sua prima novella, The Dimensions of a Shadow, mentre era studentessa all’University of Western Ontario nel 1950. Durante questo periodo lavorò come cameriera, raccoglitrice di tabacco e impiegata di biblioteca. Nel 1951, abbandonò l’università presso la quale aveva frequentato la facoltà di Inglese dal 1949, per sposare James Munro e trasferirsi a Vancouver, British Columbia. Le sue figlie Sheila, Catherine, and Jenny nacquero rispettivamente nel 1953, 1955 e 1957; Catherine morì quindici ore dopo essere venuta alla luce. Nel 1963 i Munro si trasferirono a Victoria dove aprirono “Munro’s Books”. Nel 1966 nacque un’altra figlia Andrea.
La prima raccolta di racconti di Alice Munro, “La danza delle ombre felici” (Dance of the Happy Shades) (1968) ebbe un gran favore di critica e vinse in quello stesso anno il Governor General’s Award. A questo successo seguì “Lives of Girls and Women” (1971), una raccolta di storie interconnesse tra loro che fu pubblicato come romanzo.
Alice e James Munro divorziarono 1972. Lei ritornò nell’Ontario e diventò “Writer-in-Residence” all’università del Western Ontario. Nel 1976 si sposò con Gerald Fremlin, un geografo. La coppia si trasferì in una fattoria nei pressi di Clinton, Ontario. Successivamente si spostarono dalla fattoria in un casa nella città di Clinton, Ontario.
Nel 1978, con la raccolta di novelle “Chi ti credi di essere?” (Who Do You Think You Are?, negli Stati Uniti The Beggar Maid: Stories of Flo and Rose), Alice Munro vinse il Governor General’s Literary Award per la seconda volta. Dal 1979 al 1982 girò Australia, Cina e Scandinavia. Nel 1980 ottenne il posto di Writer-in-Residence sia alla University of British Columbia sia alla University of Queensland. Lungo gli anni ottanta e novanta Munro ha pubblicato una raccolta di brevi racconti una volta ogni quattro anni ottenendo numerosi premi nazionali e internazionali.
Nel 2002, sua figlia Sheila Munro ha pubblicato un libro di memorie d’infanzia, Lives of Mothers and Daughters: Growing Up With Alice Munro.
I racconti di Alice Munro sono pubblicati abbastanza frequentemente in riviste come The New Yorker, The Atlantic Monthly, Grand Street, Mademoiselle, e The Paris Review.
In una intervista per promuovere la sua raccolta del 2006 La vista da Castle Rock (The View from Castle Rock) Munro ha ipotizzato che non avrebbe più pubblicato ulteriori raccolte.
Il suo racconto “The Bear Came Over the Mountain” presente nel libro “Nemico, amico, amante…” è stato adattato per il grande schermo in un film diretto da Sarah Polley con il titolo di “Away from Her – Lontano da lei” e interpretato da Julie Christie e Gordon Pinsent. Il film è stato presentato nel 2006 al Toronto International Film Festival.
Nel 2005 è stata insignita del titolo di duchessa dell’Ontario dal sovrano del Regno di Redonda.

(Fonte: Wikipedia)

Clicca qui, per avere notizie sui libri di Alice Munro.
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NON SO NIENTE DI TE, di Paola Mastrocola

Non so niente di teOggi 26/9/2013 al TaoBuk di Taormina, alle 18,30, al San Domenico Palace, Paola Mastrocola presenta il romanzo “Non so niente di te” (Einaudi)

La libertà di non essere

di Dionea Mentis

Succede nei libri e succede nella vita: qualche volta una frase, una frase sola, semplice e saggia, finisce per rispondere a un grande interrogativo.
Paola Mastrocola nel suo “Non so niente di te” (Einaudi), per esempio, ne fa dire una così ad un pastore cieco ma felice. “Se non son gaie, le pecore, fanno una lana triste, e il latte anche non é buono”. Ed ecco una verità che vale tanto per gli animali, molto cari alla narrazione della Mastrocola, che per gli umani, che in questo romanzo vagano da una parte all’altra del mondo come un gregge sperso, alla ricerca di una verità che faccia loro da luce-guida. Umani dalle facce tristi perché hanno dimenticato come si fa ad essere felici.
Le pecore sono la grande metafora di questo libro scritto con quella leggerezza che tanto sarebbe piaciuta a Italo Calvino. Il protagonista é invece Filippo, giovane di una certa Italia alto borghese, dotato di genio e sensibilità, che suo malgrado fa della sua vita un vero e proprio giallo. Fil, come lo chiamano i suoi cari, getta nello scompiglio amici e parenti, presentandosi ad un convegno di Oxford accompagnato da un gregge di cento, forse duecento pecore. Sul perché di questa scelta, e sulle ragioni che lo hanno spinto negli ultimi tre anni a mentire all’amata famiglia, spetta al lettore scoprirlo, mettendo insieme i pezzi di un’ esistenza acerba, che inizialmente somiglia a quella di tanti brillanti giovani dei nostri tempi, figli di Skype e delle email, chiamati a studiare e vivere fuori dall’Italia.
Filippo é un genio dell’economia, studia a Londra e poi a Stanford, pubblica paper con i docenti e partecipa a grandi convegni. Peccato che nulla sia vero e che abbia incaricato l’amico Jeremy a vivere, al posto suo, il destino che altri avevano confezionato per lui. Leggi tutto…

IN RICORDO DI ÁLVARO MUTIS

Ricordiamo lo scrittore e poeta colombiano Álvaro Mutis, scomparso oggi 23 settembre 2013

Álvaro Mutis e Fabrizio de André

Álvaro MutisBiografia di Álvaro Mutis (fonte wikipedia)

Álvaro Mutis Jaramillo (Bogotá, 25 agosto 1923 – Città del Messico, 23 settembre 2013) è stato uno scrittore e poeta colombiano.
Ritenuto tra i maestri della letteratura ispanoamericana, ha ottenuto riconoscimenti e vinto premi in tutto il mondo.
Il padre, Santiago Mutis Dávila, già segretario della Presidenza della Repubblica Colombiana, seguendo la carriera diplomatica, si trasferì in Belgio nel 1925 insieme alla famiglia; pertanto Alvaro trascorse i suoi primi anni di vita a Bruxelles, dall’età di due anni fino alla scomparsa del padre, avvenuta quando egli aveva nove anni.
Ritornò quindi in Colombia, ma gli rimasero impressi i frequenti viaggi dell’infanzia, dall’Europa alla Colombia, per lo più compiuti su nave e poi anche utilizzando il treno, l’auto e il cavallo: molti sono i riferimenti a questi viaggi nella sua narrativa.
Interrotti gli studi che aveva iniziato presso i Gesuiti di San Michele a Bruxelles, rientrato in patria, non finì il liceo, distratto, stando a quanto egli stessi afferma, dal fatto che, leggendo moltissimi libri di storia, di letteratura e di viaggi, non poteva perdere tempo studiando.
Sposatosi con Mireya Durán all’età di diciannove anni, dalla quale ebbe tre figli, iniziò a scrivere mentre si impegnava in diverse occupazioni lavorative.
I suoi primi libri, pubblicati in Colombia, furono “La baldanza” (1948) e “Gli elementi del disastro” (1953).
Nel 1954 sposò la sua seconda moglie, María Luz Montané Zañartu, dalla quale ebbe un’altra figlia.
Trasferitosi in Messico nel 1956 per sfuggire al possibile arresto, a seguito di una querela per peculato, nel 1959 venne comununque chiuso nel carcere di Lecumberri, dove trascorse più di un anno e durante tale periodo scrisse i racconti “Saraya”, “L’ultimo viso”, “Prima che canti il gallo” e “La morte dello stratega”, chiamati “Cuentos de Lecumberri”.
Uscito dal carcere, nel 1966 si risposò, contraendo il suo terzo matrimonio con Carmen Miracle Feliú, e divenne agente nell’America Latina di diversi produttori (direttore vendite della Twentieth Century Fox, e poi della Columbia Pictures), e, senza smettere la sua passione per i viaggi, rimase legato all’industria del cinema fino al 1988: la sua voce meravigliosa lo ha fatto anche diventare il narratore spagnolo della serie “Gli intoccabili”, una delle interpretazioni più ricordate del film sebbene non fosse accompagnata dall’immagine del personaggio.
Andato in pensione, Leggi tutto…

TUTTI IN CLASSE, di Alex Corlazzoli

Tutti in classeIn esclusiva per Letteratitudine, e in collegamento con il forum permanente “Letteratitudine chiama scuola“, pubblichiamo le prime pagine del volume TUTTI IN CLASSE – Un maestro di scuola racconta, di Alex Corlazzoli (Einaudi, 2013)

«Con questo libro racconto, senza tanti giri di parole, la vita dei miei alunni. Sono decine di fotografie, di appunti raccolti in mensa, durante le lezioni di storia, italiano o educazione alla cittadinanza. Annotazioni di un maestro che ha scelto di stare dalla parte dei piccoli. E loro, i bambini, mi hanno concesso di svelare ciò che fanno su Facebook, come vivono l’amore, in che modo chattano e si messaggiano con il telefonino. Per la prima volta racconterò ciò che pensano delle loro mamme e dei loro papà, come vedono questa crisi economica e come sono pronti o meno ad affrontarla, che cosa desiderano ricevere davvero da Babbo Natale. Con una sola raccomandazione: non giudicare. Queste pagine non intendono commentare nulla, non registrano punti di vista, non vogliono dire se la loro generazione sia migliore o peggiore delle precedenti. Questo è “solo” un viaggio in un paese poco conosciuto».
Alex Corlazzoli

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Dal volume TUTTI IN CLASSE – Un maestro di scuola racconta, di Alex Corlazzoli (Einaudi, 2013)

Premessa

Se non avessi fatto il maestro, non avrei mai potuto scoprire i bambini. Non ricordavo piú che cosa succede in una classe, durante l’intervallo, all’entrata e all’uscita, sopra e sotto i banchi. Quando guardi i bambini da fuori, non riesci a capire che cosa frulla nella loro testa, che cosa pensano di noi grandi: non puoi immaginare come batte il loro cuore, come vivono gli
affetti, gli amori, le ansie. Spesso non si raccontano nemmeno ai genitori, che credono di conoscerli solo perché li hanno concepiti. Li immagini fuori dal nostro mondo: il giornale, la politica, la crisi, la lotta alla mafia, la Costituzione, l’ambiente sono cose da adulti.
Mi hanno smentito fin dal giorno in cui ho messo piede in classe. Me la ricordo ancora, quella mattina: ero arrivato dopo aver fatto un incidente nel parcheggio della scuola con il fuoristrada di un agricoltore dall’accento bresciano, che era sceso apostrofandomi con un: «E lei dovrebbe insegnare a dei bambini?» Ecco il mio biglietto da visita. Sono entrato in aula e mi sono ritrovato davanti i volti di Massimo, Luigi, Michael, Anna, Francesca e tutti gli altri.
Ero passato dalla scrivania di una redazione, dove raccontavo il piccolo mondo antico di provincia, a un nuovo pianeta.
Ho capito subito che quella parte dell’emisfero era poco conosciuta da chi non aveva una vita scandita da campanelle, cartelle, astucci, lavagne, immaginazione e fantasia.
Con i bambini abbiamo imparato a conoscerci a vicenda, perché, in fondo, ciò che serve nella vita è mettersi in gioco.
Ho tolto la maschera del giornalista: non avevo piú bisogno di indossare l’abito elegante, come quando dovevo andare in procura o dal sindaco. Non mi serviva fingere, fare captatio benevolentiae come accade a noi grandi per ottenere un’informazione da scrivere. Nessun sotterfugio, con i bambini. Ecco, dovevo mostrarmi per quello che ero, e farmi dare il benvenuto nel loro pianeta.
Sia chiaro: non tutti entrano in questo mondo. Non è facile ottenere il visto per un ingresso. Ci sono maestri che passano una vita con i bambini senza mettere piede nel loro microcosmo.
Ho provato da subito con la sana follia. Per loro, abituati a molte «maestre dalla penna rossa», come avrebbe detto De Amicis, sembravo un insegnante fuori luogo: giocavo in classe, facevo la voce alla Piero Angela per spiegare storia, mi ribellavo alle regole del tempo contingentato per l’intervallo, parlavo nel loro gergo senza «morsicarmi la lingua» per qualche epiteto, non compilavo alcun registro ma pensavo ai viaggi d’istruzione da fare. Per loro è stato naturale iniziare a parlare con me: era come se dialogassero con un compagno, ma senza dimenticare mai che ero un maestro. Un maestro particolare, che aveva voglia di imparare, di scoprire, di andare alla ricerca. Proprio come loro.
Si sono accorti subito che mi portavo dietro un bagaglio pieno di esperienze, di errori, di fotografie di donne e uomini che avevo amato e che mi avevano segnato la strada (da Moro a Falcone e Borsellino), un paio di scarpe polverose che avevano calpestato le strade di ogni continente, e un biglietto, trovato a terra, con su scritta una frase attribuita a John Lennon: Leggi tutto…

La seconda VENDICATRICE è EVA

Se la prima VENDICATRICE è KSENIA, la seconda VENDICATRICE è… EVA

È appena uscito il secondo volume delle “vendicatrici” dedicato a EVA

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Un ciclo di quattro libri, dedicato a quattro donne diversissime che incarnano – a loro volta –  quattro storie di sofferenza e di violenza subita. Ma sofferenza e violenza, in alcuni casi, richiedono vendetta. Ed per questo che le quattro donne in questione si chiameranno “Le Vendicatrici”: quattro identità letterarie nate dalla penna di Massimo Carlotto e Marco Videtta (che tornano a scrivere insieme a otto anni dal successo di Nordest).
Chi sono queste quattro donne? Ecco, di seguito, una breve presentazione

Ksenia Semënova ha vent’anni ed è cresciuta in Siberia. È romantica, forse ingenua: ha accettato di lasciare la sua casa e trasferirsi a Roma all’inseguimento di un sogno, e si è ritrovata prigioniera di un incubo apparentemente senza via d’uscita.

Eva D’Angelo invece a Roma c’è nata. Mora, non molto alta, un bel viso intelligente. Fa la “bottegaia”, dice lei, in realtà è la raffinata proprietaria della profumeria Vanità. Ad affiancarla sul lavoro dovrebbe starci suo marito, che però passa le giornate al bar, e le rifila commesse platinate verso cui pare avere qualche attenzione di troppo.

Luz Hurtado è una bellissima prostituta colombiana. Una vera professionista, capace di simulare dolcezza, coinvolgimento, passione. Ma soprattutto Luz è una madre, e se qualcuno osasse minacciare anche solo da lontano l’innocenza della sua bambina, sarebbe disposta a fare qualsiasi cosa.

Di Sara non si sa molto. Da dove arrivi, chi sia davvero, da dove nasca la ferocia che sembra animare ogni sua azione. È un camaleonte capace di cambiare identità, volto, personalità. È pronta a mettere in gioco tutto, vita compresa, per inseguire il suo desiderio di vendetta.

Insieme, Ksenia, Eva, Luz e Sara decidono di ribellarsi alle violenze, ai soprusi, alle ingiustizie con cui gli uomini hanno rovinato le loro vite: un gioco di squadra per ribaltare quello che sembra un destino segnato e vincere finalmente la partita.

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Le Vendicatrici. EvaLe Vendicatrici. Eva
Einaudi, Stile libero Big, 2013 – pp. 192 – € 15,00

Non c’è una romana piú romana di Eva D’Angelo. Schietta, solare, gestisce da sempre la profumeria Vanità. Il marito Renzo l’ha lasciata in un mare di debiti. Eppure, quando torna da lei, Eva non sa sottrarsi alla dolcezza di quell’amore ritrovato. Ma Renzo, come al solito, si è ficcato nei guai. Eva è disposta a salvarlo per l’ennesima volta, anche se questo significa sfidare le regole di un mondo crudele e sconosciuto, che la spaventa. Ksenia, Luz e Sara sono però al suo fianco, pronte a proteggerla. Perché quando le cose prendono una piega davvero minacciosa, la vendetta è l’unico modo per liberarsi dal passato.

di Massimo Carlotto

Se avete amato Ksenia il primo romanzo del ciclo de Le vendicatrici, il vostro raffinato palato di lettori non potrà che deliziarsi del secondo: Eva.
Ma se non avete letto Ksenia potete tranquillamente iniziare da Eva. I romanzi si possono leggere anche senza un ordine preciso. Conta il nome sulla copertina. Ksenia, la siberiana. Eva, la profumiera. Sara, la misteriosa. Luz, la professionista.
Ora tocca a Eva, Eva D’Angelo, romana, quarant’anni. Una donna solare, appassionata del suo lavoro, ama il marito Renzo. Ma lui la tradisce. Con le slot machine e con un’altra donna. Melody, giovane e bella.
Eva ignora la verità. La scopre quando una mattina si ritrova davanti Melody. Uno scontro da cui esce perdente, provata e ferita.
Ma aiutata dalle nostre vendicatrici, riesce a ritrovare il coraggio di mettere insieme i pezzi della propria esistenza, trovando anche il coraggio di affrontare la sua rivale.
Melody fa parte del clan criminale dei Mascherano che controlla una zona di Roma.
Giovane, violenta ma con la testa piena di sogni, cova la ribellione nei confronti dello zio Serse che vorrebbe darla in sposa a uno dei suoi sottocapi. Il suo amore per Renzo è la prova più alta e coraggiosa del suo rifiuto delle leggi del clan.
Eva e Melody. Antagoniste ma unite dal comune destino di condividere un uomo sbagliato. Uno dei tanti che si incontrano nelle pagine di questo romanzo. Uomini che confondono possesso per amore o più semplicemente sono incapaci di rapportarsi alle donne se non con la prepotenza o la violenza. O il tradimento.
Ma anche uomini che invece le donne le amano sul serio. Come il commissario Paolo Mattioli che si prende a cuore la vicenda di Eva con straordinaria umanità. Leggi tutto…

La prima VENDICATRICE è KSENIA

Ci siamo. Giunge in libreria uno dei progetti editoriali più interessanti dell’anno: “Le Vendicatrici” (Einaudi Stile Libero)
Un ciclo di quattro libri, dedicato a quattro donne diversissime che incarnano – a loro volta –  quattro storie di sofferenza e di violenza subita. Ma sofferenza e violenza, in alcuni casi, richiedono vendetta. Ed per questo che le quattro donne in questione si chiameranno “Le Vendicatrici”: quattro identità letterarie nate dalla penna di Massimo Carlotto e Marco Videtta (che tornano a scrivere insieme a otto anni dal successo di Nordest).
Chi sono queste quattro donne? Ecco, di seguito, una breve presentazione

Ksenia Semënova ha vent’anni ed è cresciuta in Siberia. È romantica, forse ingenua: ha accettato di lasciare la sua casa e trasferirsi a Roma all’inseguimento di un sogno, e si è ritrovata prigioniera di un incubo apparentemente senza via d’uscita.

Eva D’Angelo invece a Roma c’è nata. Mora, non molto alta, un bel viso intelligente. Fa la “bottegaia”, dice lei, in realtà è la raffinata proprietaria della profumeria Vanità. Ad affiancarla sul lavoro dovrebbe starci suo marito, che però passa le giornate al bar, e le rifila commesse platinate verso cui pare avere qualche attenzione di troppo.

Luz Hurtado è una bellissima prostituta colombiana. Una vera professionista, capace di simulare dolcezza, coinvolgimento, passione. Ma soprattutto Luz è una madre, e se qualcuno osasse minacciare anche solo da lontano l’innocenza della sua bambina, sarebbe disposta a fare qualsiasi cosa.

Di Sara non si sa molto. Da dove arrivi, chi sia davvero, da dove nasca la ferocia che sembra animare ogni sua azione. È un camaleonte capace di cambiare identità, volto, personalità. È pronta a mettere in gioco tutto, vita compresa, per inseguire il suo desiderio di vendetta.

Insieme, Ksenia, Eva, Luz e Sara decidono di ribellarsi alle violenze, ai soprusi, alle ingiustizie con cui gli uomini hanno rovinato le loro vite: un gioco di squadra per ribaltare quello che sembra un destino segnato e vincere finalmente la partita.

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Le VendicatriciMassimo Carlotto e Marco Videtta, Le Vendicatrici – Ksenia
(Einaudi Stile Libero, 2013 – p. 328 – euro 15)

È Ksenia la prima delle Vendicatrici ad arrivare in libreria.
Quando un fascinoso italiano incontrato in Siberia le propone di trasferirsi in Italia prospettandole un matrimonio da favola, Ksenia accetta. Perché non ha soldi né prospettive, e anche perché lei al principe azzurro ci ha creduto sempre, e sa anche che quando arriva non si può rischiare di lasciarlo andare.
Ma basta pochissimo, il tempo di raggiungere la città dall’aeroporto, perché Ksenia si accorga di essere in trappola. E forse il suo destino sarebbe davvero segnato per sempre se non incrociasse lo sguardo della ragazza bellissima che riceve decine di uomini nell’appartamento di fronte al suo.
Accanto a Luz, e con l’aiuto di Eva e di Sara, Ksenia può finalmente ribellarsi. E la sua vendetta sarà per le quattro donne solo l’inizio di un lungo e pericolosissimo percorso di riscatto e riconquista della propria libertà
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Il secondo romanzo del ciclo, dedicato a Eva, uscirà a giugno, seguito da Sara (a settembre) e Luz (novembre).

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Un brano tratto da Le Vendicatrici – Ksenia (Einaudi Stile Libero) di Massimo Carlotto e Marco Videtta,
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TRA DISUGUAGLIANZA E INUTILITA’ DELLA RESISTENZA

Tra disuguaglianza e inutilità della resistenza

di Massimo Maugeri

Il prezzo della disuguaglianza. Come la società divisa di oggi minaccia il nostro futuroSe qualcuno mi chiedesse, come consiglio di lettura, di indicargli due libri capaci di sintetizzare le problematiche della società legate agli intrecci cancerosi tra finanza, sistema bancario, politica ed economia, ne consiglierei due: un saggio e un romanzo.
Il primo è di Joseph E. Stiglitz: Premio Nobel per l’Economia 2001. Si intitola “Il prezzo della disuguaglianza” (Einaudi, € 23, p. 476). Il sottotitolo recita: “Come la società divisa di oggi minaccia il nostro futuro”.
Stiglitz affonda lo sguardo sul livello di disuguaglianza raggiunto dal reddito americano in questi ultimi anni (picchi mai visti da prima della Grande depressione). Basti pensare che negli anni del boom, precedenti alla crisi finanziaria del 2008, l’1% dei cittadini si è impossessato di più del 65% dei guadagni del reddito nazionale totale. Paradossalmente, mentre il Pil cresceva, la maggior parte dei cittadini vedeva erodere il proprio tenore di vita. Ma anche nel pieno della recessione, l’1% guadagnava il 93% del reddito aggiuntivo creato nella cosiddetta «ripresa», senza rendersi conto che «il loro destino è collegato a quello dell’altro 99%».
L’analisi di Stiglitz si può estendere a molti Paesi occidentali, compreso il nostro, per i quali vale la seguente constatazione (tratta dalla prefazione del libro): «la disuguaglianza è causa, nonché conseguenza, del fallimento del sistema politico e contribuisce all’instabilità del nostro sistema economico, il quale a sua volta contribuisce ad aumentare la disuguaglianza, in un circolo vizioso che è come una spirale discendente in cui siamo caduti». È possibile riemergere? Stiglitz prova a fornire soluzioni.
Resistere non serve a nienteDalla saggistica alla narrativa. Se c’è un romanzo particolarmente capace di sintetizzare disagi e vizi determinati dai guasti della nostra contemporaneità è “Resistere non serve a niente” di Walter Siti (Rizzoli, p. 316, € 17): uno dei romanzi selezionati per l’edizione 2013 del Premio Strega. Attraverso l’ascesa del giovane Tommaso Aricò – ex ragazzo obeso, matematico mancato e giocoliere della finanza – Siti ci mostra uno spaccato di questo mondo febbricitante e infetto che ha cavalcato l’onda della diseguaglianza (un mondo che pullula di banchieri compiacenti, di broker cinici, di politici corrotti, di malviventi provvisti di laurea ed esperti di finanza). Quella di Tommaso è un’ascesa rutilante e ipnotica, corroborata da una ricchezza senza fondo (e senza fondamenta) capace di autogenerarsi a forza di click sul mouse, e che però coincide inevitabilmente con una discesa agli inferi.
Due testi diversi, quelli segnalati, da leggere in tandem, perché più di altri ci aiutano a comprendere i paradossi e le distorsioni del nostro tempo. E perché non c’è possibilità di riscatto, senza comprensione dei mali che ci attanagliano.
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I QUANTI della Einaudi

Pubblichiamo questo comunicato stampa inviatoci dalla Einaudi

I «Quanti» di Einaudi sono una collana-traccia esclusivamente digitale. Sono disponibili in rete a partire dal 20 marzo, al prezzo di euro 1,99. Ogni mese ci saranno almeno due novità. Non sono e-book ma e-writings. Come i quanti della fisica, si pensano piccoli, ma essenziali. Scritture brevi e profonde in cui ci si proverà a sperimentare e pensare le più diverse opportunità date dalla velocità e dalla ricchezza del digitale. Ma si proverà anche a viaggiare nel catalogo recente e antico dell’Einaudi per riproporre, e in alcuni casi per scovare, testi che brillino della perenne attualità del classico o che possano rivivere nuove stagioni nelle metamorfosi della contemporaneità.
Dei primi otto titoli, tre sono novità : “I miei genitori” di Nicola Lagioia, un racconto sulla giovinezza e sul senso di colpa, sul difficile mestiere di essere felici, “Lo show dei tuoi sogni” di Tiziano Scarpa, un racconto sul potere e la suggestione delle parole che sarà possibile leggere-ascoltare con brani musicali composti per l’occasione da Davide Arneodo e Luca Bergia dei “Marlene Kuntz” e “Attacco allo stato sociale” , un saggio in cui Luciano Gallino, in brevi intensissime pagine, coglie il nucleo problematico essenziale della questione su cui oggi più che mai si gioca l’idea della giustizia quotidiana per i cittadini dell’Occidente.
“Il cervello di mio padre” di Jonathan Franzen, è, invece, un saggio tratto dalla raccolta “Come stare soli”, del 2003. Franzen osserva il progredire dell’alzheimer del padre come un lungo, inevitabile, addio della vita. La domanda profonda che Franzen tenta di porsi è semplice e radicale: quando, esattamente, abbiamo perso la persona che abbiamo perso?
Il “Taccuino rosso” di Paul Auster è stato pubblicato nel 2001 nella raccolta einaudiana “Esperimento di verità”. Sono tredici occasioni in cui si fa sentire la “musica del caso” che, secondo Paul Auster, muove le nostre vite. E’ un breviario zen scritto a New York.
Nel 2001 Claudio Magris e Mario Vargas Llosa scrissero Leggi tutto…

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Atletico Minaccia Football Club, di Marco Marsullo

Atletico Minaccia Football ClubAtletico Minaccia Football Club, di Marco Marsullo
Einaudi, 2013 – Stile libero Big – pp. 224 – € 17,00

In collegamento con il dibattito su LetteratitudineBlog: “Il Pelè del Sacro Cuore” (dedicato al rapporto tra calcio e letteratura) pubblichiamo, di seguito, uno stralcio del romanzo “Atletico Minaccia Football Club” di Marco Marsullo. L’autore del libro parteciperà al dibattito…

Il libro
Vanni Cascione ha un’unica fede, il calcio, e un unico dio, José Mourinho. Dopo anni da mister di squadre scalcagnate della provincia campana e con un’infinita collezione di esoneri, è incaricato dal direttore sportivo Lucio Magia, faccendiere dal viso gitano, di allenare l’Atletico Minaccia Football Club.
Alla promessa di poter disporre di una rosa di calciatori eccellenti corrisponde però un reclutamento spericolato, tra patteggiamenti, prostitute nigeriane e reduci di reality show. Cascione si ritrova in squadra un attaccante schiavo della colite cronica, un mediano clandestino schierabile solo in trasferta perché in casa è piantonato dalla polizia, un portiere cocainomane, uno stopper detto «Trauma» e non per caso, un ex concorrente di Sarabanda e persino un meccanico e un cuoco… Con questa improbabile formazione, vincere il torneo si prospetta complicato. Figuriamoci se ci si mette pure la camorra.
Marco Marsullo dà vita a una figura poetica e maldestra di allenatore di provincia, abituato a perdere e ostinato a vincere. E si diverte a giocare con gli stereotipi del nostro Sud liberandoli, finalmente, dalla retorica del lamento consolatorio.

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Un brano tratto da Atletico Minaccia Football Club, di Marco Marsullo

CopertinaIl pomeriggio della partita contro la Robur Marcianise c’era lo stadio pieno. Renetta e Caracas per il forcing finale di campionato ci avevano organizzato una sorpresa. Sulla scali- nata piú alta della tribuna, per tutta la lunghezza dell’ultimo gradone, avevano fatto scrivere dai ragazzi della comunità di recupero di Sputacchiaro Maggiore una frase a caratteri cubitali con la vernice gialla e rosa, i nostri colori sociali.
un sorriso sulla mia faccia nel mio cuore l’atletico minaccia. Leggi tutto…

Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute

Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute. Con DVDIn collegamento con il dibattito su LetteratitudineBlog dedicato al Giorno della memoria, segnaliamo…

Ausmerzen. Vite indegne di essere vissute. Con DVD (Einaudi)
di Marco Paolini

“T4 non è una tragedia classica, ma una raccolta di storie tragiche che si possono comprendere soltanto fornendo una chiave della logica che l’ha ispirata e l’ha guidata. Le vittime sono quasi tutte anonime, i carnefici sembrano solo aguzzini e sadici, ma dietro quella mostruosità c’è una normalità colpevole, ed è solo rendendola familiare e umana che si può comprendere e riconoscerne i segni anche fuori dalla storia, nel presente”. (Marco Paolini). Il libro, Taccuino di lavoro”, raccoglie 11 saggi che descrivono dal punto di vista psichiatrico e storico la condizione dei malati di mente durante il nazismo. Con il contributo di Claudio Magris, “La vita in un battito di ciglia”. Il DVD è la registrazione di “Ausmerzen”, lo spettacolo di Paolini sullo sterminio di massa conosciuto come Aktion T4, una orribile prova generale dell’Olocausto.
Leggi tutto…

11 settembre 2012 (leggendo Don DeLillo)

L'uomo che cadePer non dimenticare la tragedia dell’11 settembre 2001, proponiamo la lettura di questo romanzo dello scrittore americano Don DeLillo, dedicato proprio alla più grande tragedia della storia americana. Il titolo è “L’uomo che cade“, ed è pubblicato da Einaudi (traduz. di Matteo Colombo).

Scendendo con altre migliaia di persone le scale della Torre nord del World Trade Center, Keith Neudecker riesce a mettersi in salvo pochi minuti prima del crollo. Ha i vestiti impregnati di sangue e di cenere, la faccia cosparsa di frammenti di vetro, e negli occhi immagini che non potrà mai dimenticare. All’esterno la strada ha perso il suo aspetto familiare e le cose mostrano il volto impassibile che avrebbero in un mondo privo di sguardi umani.
È l’America dell’Undici settembre, catapultata da un giorno all’altro nel nuovo secolo e nella paura. Quel mattino Keith ritorna nella casa che ha lasciato un anno prima, da sua moglie Lianne e suo figlio Justin. Quando si presenta alla porta, sembra un uomo «fatto di fumo». Lianne lo riaccoglie in casa senza domande, perché nulla di ciò che accade intorno a loro pare avere risposta. Non ci sarebbe nemmeno motivo di provare paura, né di chiedersi cosa succederà in futuro, perché «il futuro era questo, il futuro c’è appena stato». Leggi tutto…

L’INCONTRO di Michela Murgia

L'incontroIn questi giorni è giunto in libreria il nuovo romanzo di Michela Murgia: “L’incontro” (Einaudi). Pubblichiamo, di seguito, la scheda del libro e l’articolo/intervista che uscirà sul numero di Io Donna in edicola da sabato 16 giugno.

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L’INCONTRO di Michela Murgia
Einaudi, 2012 – euro 10 – pagg. 112

Il tetto della parrocchia, il fitto dello stagno, il misterioso canale che serpeggia sotto la grata: è questa l’estate per Maurizio e per i suoi amici, un inseguirsi di giorni e avventure, serate in strada e storie di fantasmi. Ma intanto il paese si spacca in due, perdendo la naturalezza del suo invincibile presente plurale. In un crescendo esilarante e irresistibile, verso un finale dove persino le statue dei santi potrebbero diventare oggetti contundenti.
Maurizio ha dieci anni e non vede l’ora che comincino le vacanze. Per lui l’estate significa stare dai nonni a Crabas: lí ogni anno ritrova Franco e Giulio, fratelli di biglie, di ginocchia sbucciate e caccia alle libellule, e domina con loro un piccolo universo retto da legami che sembrano destinati a durare per sempre. Ma nell’estate del 1986 qualcosa di imprevedibile incrinerà la loro infanzia e mostrerà a tutti, adulti e ragazzi, quanto possa essere fragile il granito delle identità collettive.
Basta un prete venuto da fuori a fondare una nuova parrocchia per portare una scintilla di fanatico antagonismo dove prima c’erano solo fratellanze. In quella crepa della comunità l’estraneo può assumere qualunque volto, persino i capelli rossi di un inseparabile compagno di giochi.
In questo racconto insieme comico e profondo, la penna inconfondibile di Michela Murgia ci regala un’appassionata storia di formazione in cui il protagonista scopre – insieme al lettore – cosa significa dire noi.

L’intervista su Io Donna (in edicola da sabato 16 giugno)

di Anna Maria Speroni

Sono cresciuta nella convinzione che la Sardegna fosse il centro del mondo, e Cabras il suo piercing. Non ho mai avuto voglia di andare via. Ma una comunità coesa è luogo di contraddizioni: la sbarra che ti sorregge è la stessa che ti rinchiude».
Tre anni fa, con Accabadora, Michela Murgia aveva ammaliato i lettori con una storia ambientata in una comunità «interagente e solidale anche nei segreti». L’incontro (Einaudi), in questi giorni in libreria, di una realtà simile mette in luce le contraddizioni. Lo spunto è autobiografico: «L’incontro è una festa diffusa in tutta la Sardegna: il giorno di Pasqua le statue di Gesù e della Madonna vengono portate in due processioni distinte che si riuniscono in un luogo stabilito. Ma una volta, a Cabras, un’inimicizia tra parrocchie complicò l’evento. Io racconto la storia dal punto di vista di un bambino. Il quale, in un’estate che segnerà la sua crescita, capisce che non esiste solo il “noi”: a volte ci vuole anche l’“io”. Quando tutti pensano la stessa cosa, vuol dire che qualcuno non sta pensando. Il romanzo si svolge negli anni ’80, ma il tema della comunità e dei suoi confini è attuale.

– A che cosa si riferisce? Leggi tutto…