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SERGIO CLAUDIO PERRONI racconta IL PRINCIPIO DELLA CAREZZA

aprile 28, 2016

SERGIO CLAUDIO PERRONI racconta il suo romanzo IL PRINCIPIO DELLA CAREZZA (La nave di Teseo)

Sergio Claudio Perroni

Opinione di un personaggio cancellato
(timido tentativo di risarcire un personaggio del Principio della carezza soppresso per motivi che non è il caso di spiegare)

di Sergio Claudio Perroni

Boh, io so solo che l’autore prima mi aveva messo e poi mi ha tolto. In realtà il libro aveva cominciato a scriverlo senza di me, ma dopo una decina di pagine si è reso conto che Ninfa, la protagonista, vivendo da sola ed essendo un’intellettuale tendente al malinconico, non poteva non avere un cane. Allora ha deciso di far entrare in scena me – Puck, bassotto fulvo. Per un po’ gli sono andato bene, perché sono un cane molto riservato e laconico (“Ma il suo cane non abbaia?” “No, mai. Anche lui ha capito che tanto non cambia niente.”). E così ha lasciato che ascoltassi il monologo che Ninfa sta scrivendo per il teatro e che ogni giorno ripete ad alta voce davanti allo specchio, e mi ha fatto anche assistere al suo incontro con Angelo, il lavavetri che, appollaiato sulla facciata, pulisce le finestre del palazzo.
Angelo, a furia di guardare dall’esterno la vita degli altri, ha sviluppato una visione dell’esistenza molto particolare, e si esprime con un misto di saggezza e candore che me l’ha reso subito simpatico, anche in virtù del fatto che ha un debole per i bassotti (“Mi piace quella loro aria da alti, sempre impettiti anche se gli striscia la pancia per terra. È gente che non si lascia condizionare da come l’ha fatta la natura.”). Pure la mia padrona è rimasta colpita dalla filosofia spiccia di Angelo, forse perché sente che dietro la sua apparenza solare si annida un dolore ben più concreto di quelli, tutti mentali, che vive lei. E, nonostante sia affetta da mille paranoie, l’ha addirittura invitato a entrare in casa per offrirgli un caffè. Ma lui, per motivi di servizio, non può mai lasciare la sua gondola da lavavetri, e così si danno appuntamento ogni giorno a quella finestra, lei dentro e lui fuori, per delle chiacchierate con cui credo che l’autore volesse confrontare due sensibilità, quella di chi si rifugia nel passato per evadere dal presente e quella di chi si proietta nel futuro per sfuggire al passato (lo so, è un’interpretazione troppo intellettualistica per un bassotto, ma non dimenticate che, anche se solo per una ventina di pagine, sono stato pur sempre il bassotto di una scrittrice).
In questi loro incontri – cui ho assistito solo in parte ma dei quali mi sono fatto un’idea sbirciando la scaletta dell’autore, e che culminano in uno strano picnic sul tetto del palazzo –, Ninfa e Angelo affrontano gli argomenti più disparati, come fa in genere la gente quando cerca di parlare di sé senza accorgersene. Parlano del sopra delle nuvole, della bellezza delle cose nascoste, di come sono nate le domande, delle cose che piacciono senza motivo, di isole che si credono continenti, di parole scritte sul vetro o lette sulle labbra. Parlano di gioie perdute, parlano di paura, di morte. Quindi anche di amore, presumo, ma non posso garantirvelo, perché sono stato cacciato dal testo prima che lo facessero. E secondo me il motivo di questa brutale espulsione non è affatto, come sostiene l’autore, la mia presunta “invadenza drammaturgica” (che non so cos’è ma suona come una brutta malattia). No, la verità è che Perroni mi ha cancellato dal suo libro perché si è reso conto che rischiavo di rubare la scena ai suoi protagonisti, visto che su quegli argomenti noi animali siamo molto più preparati di loro.
Sono un bassotto laconico, certo, ma a questo punto non posso farne a meno:
Grrr.

(Riproduzione riservata)

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Il libro
Una donna, un uomo, una città deserta, una finestra che separa mondi e unisce solitudini. Con questi semplici elementi, Sergio Claudio Perroni costruisce una storia che racchiude fiaba e tragedia, come la vita. Lei, scrittrice disincantata, e lui, lavavetri sognatore, non potrebbero essere più diversi, ma hanno due cose in comune: un passato da rimarginare, un presente che intreccia amarezza e amore.
Il principio della carezza è la storia del loro incontro, dunque del loro destino.

“Quand’eri piccola, guardavi le persone come se fossero cose da raggiungere. Traguardi. Tua madre: un traguardo. Tua nonna: un traguardo. Persino la portinaia, con quel suo modo così sicuro di sfilare i saliscendi e spalancare le imposte sulla strada: un traguardo. Guardavi quelle facce ed era come se misurassi la distanza da saltare per poter diventare come loro. Per lasciarti alle spalle la piccola te che eri e diventare finalmente loro. Poi, via via che smettevi di essere piccola senza mai diventare grande, hai scoperto che il vero traguardo eri tu, non loro. E hai capito che la distanza da saltare era incolmabile.”

* * *

Sergio Claudio Perroni vive e lavora a Taormina. Ha pubblicato Non muore nessuno (Bompiani, 2007), Raccapriccio – mostri e scelleratezze della stampa italiana (Aliberti, 2007), Leonilde, storia eccezionale di una donna normale (Bompiani, 2010), Nel ventre (Bompiani, 2013), Renuntio Vobis (Bompiani, 2015).
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