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Posts Tagged ‘La Nave di Teseo’

LA VITA COM’È di Grazia Verasani (intervista)

LA VITA COM’È. Storia di bar, piccioni, cimiteri e giovani scrittori” di Grazia Verasani (La nave di Teseo) – intervista all’autrice

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di Massimo Maugeri

Nel nuovo ottimo romanzo di Grazia Verasani, pubblicato da La nave di Teseo e intitolato “La vita com’è“, la scrittura scorre fluida e ogni pagina è occasione di riflessioni. Il sottotitolo fornisce indicazioni sugli argomenti trattati: “Storia di bar, piccioni, cimiteri e giovani scrittori“. Si parla di scrittura, di editoria, di amore, di rapporti interpersonali, di divari generazionali e di molto altro ancora.
Ne discuto con l’autrice…

– Cara Grazia, partiamo – come sempre – dal principio. Come nasce questo tuo nuovo libro? Ci racconteresti qualcosa sulla sua genesi?
Avevo scritto alcuni post su Facebook col personaggio di Giovane Scrittore. Gli amici Simona Vinci e Beppe Sebaste mi dissero che era una buona idea di partenza per un romanzo. del resto, era da un po’ che volevo scrivere qualcosa di divertente, fuori dalle atmosfere noir della mia investigatrice Giorgia Cantini o da un romanzo malinconico come “Lettera a Dina”. L’ho scritto durante una lunga estate in città, e devo dire che c’è stata una naturalezza particolare, oserei dire inedita, che mi ha accompagnata per tutto il tempo. Mi piaceva l’idea di mettere due mondi apparentemente antitetici (due generazioni diverse) a confronto. Giovane Scrittore l’ho conosciuto davvero, poi ho reinventato la realtà per mettermi a servizio della storia. Ma la quotidianità che racconto, i bar, i miei vicini di casa, gli amici, i personaggi che popolano questo affresco di quartiere, sono ciò che di più intimo e abitudinario riempie davvero le mie giornate. Non manca anche un omaggio alle parole, ai libri che amo, ai “Maestri” che ho incontrato sulla mia strada.

– A tuo avviso che rapporto c’è, oggi, tra un social network come Facebook e la lettura e la scrittura?
Grazia Verasani, autrice di “La vita com'è” (La nave di Teseo)Io adoro Facebook. Mi piace comunicare pensieri in tempo reale, consigliare libri, film, musica, spettacoli. Quando mi piace qualcosa, la divulgo così, e scatta uno stimolante passaparola . Sono sempre di più gli scrittori che (per usare una metafora musicale) usano il social come piattaforma di “provini” a quelle che diventeranno le tracce di un disco. Penso al libro di Raimo sulla scuola, ma ce ne sono altri. Ovviamente da un romanzo ci si aspetta in primo luogo che sia scritto con una certa cura, cosa che non sempre è compatibile con la brevità di un post. Ma anche Facebook può essere un luogo di ispirazione.

– Chi è Giovane Scrittore? Ci tracceresti il suo “identikit”?
Giovane Scrittore aspira alla pubblicazione del suo manoscritto, non ha mai letto Colette o Thomas Hardy ma sa altro. Lei, scrittrice matura, ha dei punti di vista sulle cose così definiti da trasformarsi a volte in pregiudizi. E’ una donna con un bagaglio di delusioni che rischiano di incagliarla (come il piccione che fa da raccordo alla storia), e di colpo si trova davanti questo ragazzo con la sua leggerezza e le sue tante curiosità. Un’attrazione fatale in cui avviene una sorta di travaso: lui è affascinato dall’esperienza di lei, lei viene contagiata dall’entusiasmo di lui. Credo che alla fine Giovane Scrittore sia il personaggio più positivo della storia. Rappresenta molti ragazzi di oggi, che si muovono in un mondo dove spesso i rimpianti anticipano i sogni, e dove la fatica di realizzarsi tra agonismi e spazi sempre più ristretti non li rende però meno abili e resistenti. In fondo, è lui a “guarire” la protagonista dall’amarezza. Anche con quella forma d’amore speciale che si chiama amicizia.

– In epigrafe troviamo questa frase di Peter Handke: “In gioventù lo scrittore aveva sognato che la letteratura fosse il più libero di tutti i paesi…”
Perché hai scelto proprio questa citazione? E quand’è che la letteratura può definirsi “libera”?
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I PIRANDELLO A VILLA TORLONIA

I PIRANDELLO A VILLA TORLONIA – Le due mostre, dal titolo “Il caso Pirandello”, curate da Paolo Petroni e Claudio Strinati, sono visitabili fino al 14 gennaio con ingresso gratuito


(Nella Foto: Annamaria Andreoli, Giovanni Spagnoletti, Erika D’Ambrosio, Michele Placido, Sarah Zappulla Muscarà, Paolo Petroni, Enzo Zappulla)

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(Roma) – Nella splendida cornice del Teatro di Villa Torlonia, di recente restaurato e affidato alla gestione del Teatro Argentina, e nell’altro suggestivo polo espositivo, la vicina Casa-Museo, in via Antonio Bosio 13b, dove Luigi Pirandello è vissuto ed è morto, nel centocinquantesimo anniversario della nascita, avvenuta in contrada Kaos ad Agrigento, scandito dal susseguirsi di celebrazioni in tutto il mondo, si snoda un insolito percorso biografico, esistenziale e artistico, con documenti, oggetti, dipinti, testimonianze e molte foto rare o inedite, frutto del lungo lavoro di ricerca condotto da Sarah Zappulla Muscarà e Enzo Zappulla confluito nel raffinato volume “I Pirandello. La famiglia e l’epoca per immagini” (edito da La nave di Teseo). Un romanzo iconografico di singolare bellezza che, attraverso 632 foto, narra, sequenza dopo sequenza, fotogramma dopo fotogramma, la storia di una delle più tormentate, complesse, fascinose famiglie della letteratura, non soltanto quella del protagonista principe Luigi, ma pure quella dei due figli, lo scrittore Stefano e il pittore Fausto, anche loro oggi riconosciuti quali artisti di primo piano nel panorama internazionale. E insieme di innumerevoli attori, registi, critici, politici.
A conversare in un fitto dialogo con i curatori della perturbante temperie storico-culturale in cui l’avventura pirandelliana si colloca e si snoda – a fianco dell’intellighentia del tempo, da Martoglio, Rosso di San Secondo, Alvaro, Bontempelli, Ojetti, a Marconi, Einstein, Disney, Gershwin, Pitoëff, Reinhardt -, Annamaria Andreoli, Paolo Petroni e Giovanni Spagnoletti. Quindi Michele Placido e Erika D’ambrosio hanno dato appassionata, intensa vita alla parola pirandelliana interpretando brani tratti da alcuni dei maggiori capolavori della drammaturgia dell’agrigentino. Leggi tutto…

LA SPIA: cento anni dalla morte di Mata Hari e il romanzo di Paolo Coelho

Poco più di cent’anni fa, il 15 ottobre 1917, moriva la danzatrice e agente segreto Mata Hari, la cui figura – nel tempo – è divenuta leggendaria.

Mata Hari, pseudonimo di Margaretha Geertruida Zelle (Leeuwarden, 7 agosto 1876 – Vincennes, 15 ottobre 1917), è stata una danzatrice e agente segreto olandese, condannata alla pena capitale per la sua attività di spionaggio durante la prima guerra mondiale. Paolo Coelho ha dedicato a Mata Hari un romanzo: si intitola “La spia” ed è stato pubblicato in Italia l’anno scorso da La nave di Teseo (traduzione di R. Desti). Pubblichiamo, di seguito, il prologo del libro. Segnaliamo altresì l’uscita del nuovo libro di Paolo Coelho “Il cammino dell’arco” (La nave di Teseo) [traduzione di R. Desti – illustrazioni di C. Niemann]

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Da “La spia” di Paolo Coelho (La nave di Teseo – traduzione di R. Desti)

Prologo

Parigi, 15 ottobre 1917 — Anton Fisherman con Henry Wales, per l’International News Service.

Poco prima delle cinque del mattino, un gruppo di diciotto uomini — in gran parte ufficiali dell’esercito francese — salì al secondo piano di Saint-Lazare, il penitenziario femminile di Parigi. Preceduti da un secondino che reggeva una torcia con cui accendeva le lampade, si fermarono davanti alla cella numero 12.
Erano le monache a occuparsi di quel posto. Suor Léonide aprì la porta e chiese a tutti di attendere fuori. Entrò, sfregò un fiammifero sulla parete e accese la lampada della stanzetta. Poi chiamò una delle sorelle ad aiutarla.
Piano e delicatamente, suor Léonide cinse con un braccio il corpo addormentato della donna: stentava a svegliarsi, quasi non fosse interessata al mondo circostante. Quando aprì gli occhi, secondo la testimonianza delle monache, sembrò emergere da un sonno tranquillo. E si mantenne serena anche quando apprese che la domanda di grazia presentata alcuni giorni prima al presidente della repubblica era stata respinta. È impossibile dire se provò tristezza o sollievo per il fatto che tutto fosse ormai prossimo alla fine.
A un cenno di suor Léonide, padre Arboux entrò nella cella insieme al capitano Bouchardon e all’avvocato Clunet. A questi, la prigioniera consegnò una lunga lettera-testamento, che aveva scritto nel corso dell’ultima settimana, e due buste marroni contenenti alcuni ritagli. Leggi tutto…

STRABUTTANISSIMA SICILIA di Pietrangelo Buttafuoco (articolo)

STRABUTTANISSIMA SICILIA di Pietrangelo Buttafuoco (La nave di Teseo)

Sopra al re, c’è solo il vicerè” nella  Strabuttanissima Sicilia di Pietrangelo Buttafuoco

Pietrangelo Buttafuoco ha presentato il libro a Siracusa a Palazzo Greco il 12 ottobre. Evento organizzato dalla Libreria Mascali e ospitato dall’Associazioni Amici dell’Inda

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di Daniela Sessa

Cominciò con un furto la storia della Liberazione della Sicilia. Un furto concordato: Nino Bixio, quello che si sporcava le mani, trafugò nottetempo (era la notte tra il 5 e il 6 maggio 1860) i due piroscafi “Piemonte” e “Lombardo” (nel nome un destino, povera patria con le tre corna!) che servivano a far sbarcare in Sicilia i 1150 uomini che con i volontari, man mano aggregatisi, e in testa Canibardo (Giuseppe Garibaldi, camicia rossa, barba e capello fulvo: un gran ceffo) avrebbero poi cacciato i Borboni e liberato la Sicilia. Furto, che ha già suggestione tutta di suo, per di più concordato. Altro piano sarà concordato per l’altra Liberazione, che nel 1946 ha portato allo Statuto dell’Autonomia e al ritorno di viceré tutti democrazia e antimafia. Non impostura dunque, perché sarebbe una malizia, ma un piano. C’è una frase attribuita a Francesco Crispi, patriota di Ribera « È a Roma e non a Palermo che si deve e si può sciogliere per l’Italia, il nodo della questione unitaria. ». A Roma e non a Palermo. Il piano appunto. Ripensare alla frase di Crispi  e poi leggere questa di Buttafuoco “Se Roma è, infatti, un manicomio, la Sicilia è l’inferno” a chi abita questa terra fatta di profumi, di sensi e di poesia, terra ricamata “di acqua e di rosi” (per parafrasare Mario Incudine che ha presentato con tocco da maestro la tappa siracusana della campagna lettorale di Pietrangelo Buttafuoco), a chi legge “Strabuttanissima Sicilia” (La nave di Teseo, 2017, in pochi giorni alla seconda edizione) non può sfuggire che Pietrangelo Buttafuoco ci azzecca. Ci azzecca quando ripete che la Sicilia è un laboratorio nazionale “Chiunque vincerà si farà tanto male con la Sicilia, per farsi malissimo dopo, a Roma”. Leggi tutto…

PREMIO BRANCATI 2017: I VINCITORI

I vincitori della 48^ edizione del Premio letterario “Brancati”. La premiazione si svolgerà sabato sera, 30 settembre 2017, nei saloni dell’Experia Palace Hotel di Zafferana Etnea.

Nella sezione narrativa sarà insignito Mauro Covacich autore de “La città interiore (ed. La Nave di Teseo); nella saggistica il riconoscimento andrà a Pietro Bartolo e Lidia Tilotta autori di “Lacrime di sale (ed. Mondadori), un libro in cui il medico di Lampedusa – già protagonista di Fuocoammare – racconta la sua esperienza nel fronteggiare l’emergenza sbarchi. Per la sezione poesia sarà premiata Maria Attanasio con  “Blu della Cancellazione (ed. La Vita Felice). Infine, la vincitrice della sezione giovani – con grande consenso – è Giulia Caminito autrice di “La grande A (ed. Giunti).
Di seguito, dettagli sui libri. Leggi tutto…

FRANCESCA MANFREDI racconta UN BUON POSTO DOVE STARE

FRANCESCA MANFREDI racconta la sua raccolta di racconti UN BUON POSTO DOVE STARE (La nave di Teseo) – vincitrice del Premio Campiello Opera prima 2017

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di Francesca Manfredi

Credo che la prima idea di Un buon posto dove stare sia nata molto presto, annidandosi da qualche parte quando ancora non pensavo ne avrei scritto un racconto, tantomeno undici. Era il 2011 ed ero ad Amsterdam. Camminavo per le vie del centro, i quartieri residenziali, senza una meta precisa. Mi capitò di notare un aspetto ricorrente, un’abitudine che accomuna molti Paesi del Nord: quella sorta di reticenza ai tendaggi. Gli appartamenti, anche quelli al piano terra, affacciati sulla strada, non avevano tende alle finestre. Il che saltava ancora di più all’occhio di sera, col buio, la luce delle case a illuminare le vie. Camminavo tra questi edifici sconosciuti e non riuscivo a fare a meno di guardare all’interno, dove era ora di cena e le famiglie si sedevano a tavola. Quasi a favore dello spettatore, come un presepe vivente, come un dipinto di Jan Steen o un catalogo Ikea.
Ho pensato – forse in quel momento, forse più tardi – che nulla si avvicinava di più al racconto, alla definizione di racconto in sé. Uno sbirciare dalla finestra. Ricordo che mi sono fermata, senza farmi vedere, e ho pensato a tutte le storie che potevano contenere quelle stanze. Ho provato a immaginarle, a ricostruirle da ciò che potevo osservare. Case affollate di studenti, famiglie con bambini; appartamenti abitati da coppie silenziose, che cenano l’uno di fronte all’altro, senza guardarsi mai. Leggi tutto…

BENEDETTI TOSCANI di Massimo Onofri (recensione)

BENEDETTI TOSCANI di Massimo Onofri (La nave di Teseo)

Fumo dada e prodigiose creature nel libro di Massimo Onofri “Benedetti Toscani”

di Daniela Sessa

Infuria la battaglia tra i ghirigori di fumo di un Antico Toscano. La Petra con il suo esercito di bestie orride avanza, lorda, capitola, garrisce, sfregia. Puzza la Petra dalle viscere piene dei liquami della rabbia e dell’invidia, delle carni dei suoi stessi figli; ha le membra piagate e scorticate dallo zoster, artigli e becco di ferro, mammelle e chiappe flaccide. Un prodigio rabelesiano è l’esercito della Petra: alla compagna Becchina e alla madre Figottera si uniscono i generali Pantegano dalle pinne mozze, Penicottero dal membro scipito, Bucefalo col cervello attorcigliato, Rudeddu il coglionpazzo e poi la soldataglia di psicotarli, ontotacchino, sanguizecche e  gabbiani malarici. La Petra, laida come un’arpia e maligna come l’Empusa, si getta vorace e linguacciuta sulle prede Beatrice, Laura, Teresa, Jana perché il nemico è lui, l’etrusco estinto che le ama. Creatura maschile placida e ironica, traspirante fragranze di Kentuchy e Creed, l’etrusco estinto è un sognatore e un flaneur stanziale. Passeggia le notti di un anno su una panchina sotto una palma nana o su un balcone, contando nelle inquietudini i passi. La sua durlindana è l’Antico Toscano, i suoi compagni di fumate il malincogatto sardo e il cantacane viterbese. In battaglia come il gigante Margutte agitava le sette braccia così l’Antico Toscano inarca volute di fumo rampicanti, disegna architetture gotiche in cielo, sale e fa capriole; talvolta è distratto e smarrito, insolente e riottoso, più spesso è guascone soprattutto quando fa giungere alle orecchie e ai crucci del suo eroe assiso l’eco delle formidabili débacle della bieca Petra. Perché Petra, dal cuore d’inverno e deserti, ha vinto le battaglie contro l’etrusco –sorprendente vittoria fu quella per Beatrice, rovesciata immagine dantesca rinserratasi nel sepolcro insieme al Pantegano- ma non la guerra. Soffiata da un fumo ruffiano e romantico arriva la dea Jana Fulvia scarmigliata e stanca, dalla voce di miele. E l’amore trionfa. Non c’è re senza principessa, non c’è castello (pardon, panchina) senza incantamento e allora si scateni il fragore delle armi. Le sorti della guerra si rovesciano e Petra sconfitta invecchierà nel risentimento derisa dalle giovani fere delle Egadi, continuerà a leccarsi le pustole dello sfogo di Sant’Antonio circondata dalla sua orribile corte. Leggi tutto…