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AHI, SERVA ITALIA! di Monaldi&Sorti (Solferino): incontro con gli autori

marzo 31, 2022

Ahi serva Italia“Ahi, serva Italia!” di Monaldi&Sorti (Solferino): incontro con gli autori

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RITA MONALDI e FRANCESCO SORTI, sono autori di undici libri, bestseller internazionali tradotti in 26 lingue e 60 Paesi. Con il noir Malaparte – Morte Come Me sono stati selezionati nella dozzina del Premio Strega 2017. I loro libri hanno venduto in tutto il mondo oltre due milioni di copie. Con Solferino hanno pubblicato nel 2020 il primo romanzo della trilogia Dante di Shakespeare.

Abbiamo invitato i due autori a raccontarci qualcosa sul loro nuovo libro della trilogia Dante di Shakespeare, intitolato “Ahi, serva Italia!”(Solferino). Monaldi&Sorti hanno raccolto l’invito offrendoci questo racconto in forma di dialogo dove, per l’occasione, anche Massimo Maugeri (direttore di Letteratitudine) diventa personaggio letterario in compagnia di… Dante e Shakespeare.

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Monaldi&Sorti ci raccontano il loro nuovo libro: “Ahi, serva Italia!”(Solferino)

Scena: lo studio di Letteratitudine. Cinque sedie. Entra Maugeri, accende la telecamera. Si siede, rivolto all’obiettivo.

MAUGERI – Benvenuti a questo nuovo appuntamento con Letteratitudine. Ho il piacere di presentarvi un evento davvero fuori dal comune. Avremo qui con noi Monaldi & Sorti, autori di Ahi serva Italia!, secondo tomo della loro trilogia “Dante di Shakespeare”, appena uscito per i tipi di Solferino. Interverranno, in via del tutto eccezionale, nientemeno che Dante Alighieri e William Shakespeare. Ma diamo prima il benvenuto ai due autori del libro di oggi.

Entrano Monaldi & Sorti.

MONALDI & SORTI – Buongiorno.  Grazie dell’invito. (si siedono)

MAUGERI – A causa della difficile situazione internazionale, Dante e Shakespeare arriveranno un po’ in ritardo. Veniamo intanto al libro: Ahi serva Italia è il secondo capitolo di un audace trittico narrativo. Shakespeare racconta in un dramma, ritrovato dopo secoli, la vita di Dante Alighieri e la creazione della Divina Commedia. Il poema dantesco infatti è una sorta di instant book, indissolubilmente legato alla biografia del poeta. Shakespeare e i suoi contemporanei conoscevano la Commedia, così come molti altri autori italiani. Anzi, in epoca elisabettiana la conoscenza dell’italiano era uno status symbol intellettuale. Ecco quindi che il Bardo, unico gigante all’altezza del compito, racconta l’irraccontabile: il genio ineffabile di Dante, la creazione del capolavoro che abbraccia terra, Cielo e inferi, e la nascita della nostra lingua. Il primo tomo, Amor ch’a nullo amato, narrava l’infanzia del protagonista e la sua formazione intellettuale e sentimentale, peraltro così strettamente intrecciate. Il secondo invece si svolge negli anni fiorentini del suo impegno politico, prima dell’esilio. Ho riassunto bene?

Monaldi SortiMONALDI & SORTI – Ottimamente, e anzi…

DANTE – (irrompe col fiatone) Eccomi, scusate il ritardo!

SHAKESPEARE – Ci sono anch’io!

MAUGERI – Che onore! Accomodatevi.

Dante e Shakespeare sono nei loro classici costumi: il primo in rosso, cuffietta e veste lunga trecentesca, il secondo in abito scuro rinascimentale e gorgiera bianca. Prendono posto.

MAUGERI – Vi ringrazio di avere accettato l’invito: un panel così non capita tutti i giorni. So che avete poco tempo, passo subito alle domande. Dante Alighieri, come ha accolto questo esperimento narrativo di Monaldi & Sorti?

DANTE – L’idea non è malvagia, anche la divisione in tre parti mi è gradita. Al di là dell’aspetto narrativo, su cui lascio la parola al collega, i due autori hanno ben illustrato alcune mie idee, oggi purtroppo fraintese. Vengo sempre dipinto come un grande seguace di Aristotele, mentre invece mi sono ispirato alla scuola mistica cistercense e vittorina ben più che ad Aristotele, a san Bernardo ben più che a san Tommaso, alla teologia dell’amore ben più che a quella razionale. La conoscenza viene dal cuore, dall’intelletto d’amore! E Dio l’ha scritto per simboli e signa nel grande libro della Creazione, di cui la mia Commedia è specchio.

MAUGERI – Però è stato lei a chiamare Aristotele «maestro di color che sanno».

DANTE – Certo, ma la mia era una sottile ironia: «color che sanno» sono i sapientoni che si affidano alla dea Ragione! Monaldi & Sorti lo hanno scritto. Ma la prego, non m’interrompa!

SHAKESPEARE (sussurra a Monaldi & Sorti) – Caratterino. You know.

DANTE – Monaldi & Sorti, e certe cose io le noto, si sono appoggiati a eccellenti esegeti della mia opera come Zygmunt Baransky e Robert Hollander, che hanno capito l’essenza antiaristotelica della mia poesia. Inoltre hanno letto i miei migliori biografi, come quel dottissimo magister di Ivrea, Giuseppe Indizio. Infine hanno sfruttato l’aspetto scenico della Commedia: il mio poema è pieno di artifici teatrali, lo stesso degli attori girovaghi che si vedono anche in Amleto. Dico bene, Will?

SHAKESPEARE (con forte accento inglese) – Molto benissimo, io trovo.

MAUGERI – William Shakespeare: e le sue impressioni su questi romanzi così… shakespeariani?

SHAKESPEARE – Ecco, basically mi ha piaciuto moltissimo l’idea molto brilliant che la vita di Dante e la Commedia hanno un grande tragico respiro. In questo secondo libro mi hanno sembrato molto efficace tutte le scene di guerra, ispirate per esempio a Henry V, compresa l’indicazione di alarum, excursion e skirmish, cioè dei termini tecnicali che noi usavamo per le battalie nell’elisabettiano teatro. Inoltre si adaptano benissimo le scene di pazzia e di sangue come quelle di Hamlet, ma anche la poesia di amore di Romeo and Juliet e di Midsummer Night’s Dream.

MAUGERI – In questo secondo libro però è molto forte l’aspetto politico…

SHAKESPEARE – Sì infatti, e quindi nella Firenze del Trecento suonano grandiosi gli speech politici presi da Julius Caesar, da Coriolanus, da Cymbeline and so on. C’è molta Italia nei miei opere teatrale, e molto teatro in Dante, come hanno scritto Monaldi & Sorti. Mia mamma era una recusant, una cattolica che resisteva clandestinamente alla religione protestante della queen Elisabeth. Io stesso ero in contatto con tanti Gesuiti. Quindi tutte le religiose e teologiche discussioni tra i protagonisti sono very familiar to me. In più ci sono personaggi come Corso Donati, che nella sua corsa verso l’abisso del male è degno del mio Macbeth.

MAUGERI – A proposito di Italia: alcuni dicono che lei, Shakespeare, abbia avuto un ghost writer italiano…

DANTE – Non stento a crederlo: l’italiano è la più nobile delle lingue volgari.

SHAKESPEARE – Io posso dire che ho fatto leggere il libro di Monaldi & Sorti a John Florio, uno dei miei consulenti per la lingua italiana, e lui era davvero entusiasta indeed. Eravamo molto divertiti in leggere tutto quello che i due autori hanno preso da me, e che io ho preso da Florio.

DANTE – Si è fatto tardi, purtroppo dobbiamo andare. Abbiamo avuto dall’Alto questo permesso speciale solo grazie al valore letterario e culturale delle opere di Monaldi & Sorti. Lassù non si scherza.

MONALDI & SORTI – Oh, questo è davvero lusinghiero!

MAUGERI – Ebbene, il nostro incontro è giunto al termine. Monaldi & Sorti, mi attendete qui mentre accompagno al taxi i nostri illustri ospiti? Meglio se col conducente parlo prima io. Poi vi citofono da sotto: spegnete le luci e uscite, andiamo a cena insieme.

Monaldi & Sorti tendono esitanti la mano a Dante e Shakespeare, che sorridendo la stringono.

DANTE – Nel Luogo a cui ora torniamo non ci sono inchini né formalità.

SHAKESPEARE – Tutto molto easygoing.

MONALDI & SORTI – Grazie dell’incontro, è stato un onore!

MAUGERI – Dante e Shakespeare, di voi due non si conserva neppure una riga manoscritta: vorrei osare, e chiedervi di…

DANTE – Maugeri, niente autografi! Già Manzoni una volta le ha detto picche. Secondo lei è un caso se Lassù hanno deciso di far sparire i nostri manoscritti? Vuolsi così…

MAUGERI – … colà dove si puote!

SHAKESPEARE – Calmi, questa è una pièce teatrale, non è la realtà! Cosa ci fate con gli autografi? Esiste un unico, vero Originale, e sta Lassù. Voi italiani prendete troppo sul serio gli idoli di questo mondo. Fate piuttosto come noi anglofoni, e lo humour con cui  ci siamo sempre ispirati a voi italiani. Io ho preso da Florio, Chaucer da Dante e Boccaccio, Milton da Ochino, Bell da Meucci, and so on. Come vedete, niente è originale qui sulla Terra!

Risate di tutto il gruppo. Maugeri spegne la telecamera. Poi esce, insieme a Dante e Shakespeare. Monaldi & Sorti restano soli.

SORTI – Due personcine deliziose. Magari averli conosciuti prima. Avrei voluto chiedere tante altre cose…

MONALDI – A che pro? Non hai sentito Shakespeare sugli autografi? Te lo dico io: sia lui che Dante avrebbero potuto dirci infinitamente meno di quanto ci dicano le loro opere. L’artista è solo un uomo, la sua Arte invece è divina.

Suona il citofono.

SORTI – Meno male, hanno fatto presto. Ho una fame!

Spengono le luci ed escono. Sipario.

(Riproduzione riservata)

© Monaldi&Sorti

 

La scheda del libro: “Ahi, serva Italia!” di Monaldi&Sorti (Solferino)

Ahi serva ItaliaLa grande storia di Dante Alighieri, messa in scena da William Shakespeare in un ipotetico ultimo dramma ritrovato dopo la sua morte, è una vicenda di intrigo e di corruzione.

Il giovane Alighieri, ormai marito e padre di famiglia, decide di entrare in politica dopo aver sperato invano in una cattedra universitaria a Bologna. Ma non sono tempi adatti per gli idealisti: Firenze è straziata dal contrasto tra popolo e oligarchie, dagli appetiti di usurai e banchieri.
Dante, coperto di debiti, è vaso di coccio tra vasi di ferro, eppure il suo talento si apre la strada: da poeta diventa Priore, da disoccupato si fa diplomatico. Il prezzo da pagare si rivelerà alto, e segnerà la fine delle illusioni.
In questa amara esperienza germoglia però il suo capolavoro, la Commedia. Le cui visioni e le cui sovrane intuizioni si trovano già tutte, in realtà, nascoste nella trama rocambolesca della vita dell’autore, perché Dante, nel perdere una dopo l’altra tutte le sue speranze, troverà il senso della sua missione letteraria e civile: riscattare un’umanità degradata da menzogna e abbrutimento, e l’Italia sconvolta da lotte fratricide.
In questo secondo volume della trilogia Dante di Shakespeare, ancora una volta Rita Monaldi e Francesco Sorti mettono l’arte del teatro elisabettiano al servizio della potente vicenda dantesca, in una ricostruzione storica precisa eppure senza tempo.
L’avventura di un genio in un’Italia divisa ci ricorda i tormenti che ancora percorrono il nostro Paese, in un raffinato gioco di specchi e di destini.

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