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ATTI DI UN MANCATO ADDIO di Giorgio Ghiotti (Hacca edizioni) – recensione

aprile 9, 2022

Atti di un mancato addio - Giorgio Ghiotti - copertina“Atti di un mancato addio” di Giorgio Ghiotti (Hacca edizioni)

Romanzo proposto da Sandra Petrignani al Premio Strega 2022

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di Filippo Triolo

La morte è un punto fermo, mentre la scomparsa è la mancanza di un punto, di qualsiasi segno di interpunzione alla fine delle parole. Chi scompare ridisegna il tempo, e un circolo di ossessioni avvolge chi sopravvive. Racconta così la scomparsa, Nadia Terranova in quel capolavoro che è “Addio Fantasmi”, romanzo dedicato ai sopravvissuti. Giorgio Ghiotti parte proprio da qui, dalla scomparsa, dall’assenza, dalla difficoltà del commiato, e dedica il suo struggente romanzo ai dispersi, sulla terra ovunque. Scrive i morti ci danno pace, prima o poi. Ci si dà pace. Gli scomparsi invece continuano a lavorarci dentro testardi, imbastarditi, imponendosi alla memoria, rivendicando un’attesa.
Eppure Ghiotti va oltre, parte dalla scomparsa di Giulio, ragazzo dalla grazia di certe bestie tristi, che un giorno cammina sulla Tiburtina senza fare ritorno, per raccontare il commiato da un’età, quella gioventù ormai al tramonto. Cosa rimane adesso di quei giorni raminghi se non qualche ricordo che sfuma?
A chiederselo è Edoardo, voce narrante, delicata e potentissima, lirica e profondamente vera, l’io di questa storia, di questo viaggio che procede per tappe, che traccia percorsi, disegnando una geografia intima che si sovrappone alla geografia dei luoghi.
C’è Roma che diventa madre, lupa dal ventre gonfio di latte, che accoglie il branco e sfama i suoi cuccioli dalla bocca sporca di bianco, c’è Bologna con i portici e la tomba di Lucio Dalla, e poi c’è Genova, ferita dal disastro del ponte Morandi, proprio come la bellezza di Cecchi – che eri bello Cecchi, con quella tua aria giovane e sfiorita, ma di quelle ferite non definitive, pronte a farsi croste e cadere cambiando pelle, ossigenandosi all’aria. Come la tua Genova che fuma, che sfuma, ferita e mai arresa, pure con quello che ha passato, pure col crollo sulla città che è stato un boato e tu eri a Roma, hai chiamato a casa, “Mamma dove siete”, perché in televisione arrivavano le prime immagini di ponte Morandi sprofondato, collassato al suolo.
Luoghi geografici servono meglio a scrutare luoghi interiori, nella casa poi, attraversata e ferita da una crepa a memoria del terremoto, vediamo l’essere ferito di tutti noi.
Giorgio Ghiotti racconta, dando voce a Edoardo, la storia di un gruppo di amici, Massi, Cecchi, Giulio, Fatima, Trottola, Roberta e Mastino che, proprio come lupi, oscillano tra l’istinto del branco ed il bisogno di solitudine. Ci racconta amori, passioni, legami, sogni progetti e paure – quante paure, quante domande – quando il futuro si fa presente, le certezze iniziano crollano, l’incertezza dilaga, la paura di invecchiare insieme ti assale, così come il timore di scomparire o di perdere, restare solo mentre tutto intorno si allontana.
È la storia di un amore, quello di Edoardo verso Giulio, e di un abbandono. Un diario intimo, così vero da sembrare reale, da confonderlo per un’autobiografia – che incanto la penna e la voce di Giorgio Ghiotti.  In queste pagine c’è tutto: il piacere, il sesso, la carne, il corpo, l’intimità, l’amicizia, il dolore, la tragedia, la ferita. Il passato, il presente e il futuro. Il tempo che sutura ma non cancella. C’è la partenza e l’arrivo, l’uscita di scena e una nuova entrata – questa volta un bambino, il cucciolo d’uomo ribattezzato come il nostro scomparso. C’è la realtà e la visione. I vivi e i morti. Gli scomparsi. I fantasmi. C’è la luce, quella di Giulio, Giulio deve essere tutta luce, penso. Lo apri e resti abbagliato, lo scuci e prendi fuoco. C’è l’importanza della scrittura e una dichiarazione poetica da sottolineare e imparare a memoria, Per me scrivere è sempre stato cogliere, dalla massa intricata e informe dell’esistenza, qualche immagine, momenti, poco o nulla, e avvicinarli tra loro senza un ordine definitivo per reinventarne ogni volta la storia; disfarla ancora; darle infine la pace meritata del silenzio. C’è la nostalgia, la tristezza e la speranza. La consapevolezza che la vita accade sempre nonostante e deve continuare anche mentre.
E poi c’è una certezza, che Giorgio Ghiotti, seppur giovanissimo, classe ’94, ha scritto l’ennesimo capolavoro, conservando una cifra stilistica che è dei Grandi e che oggi è unica nel panorama letterario giovanile italiano.
Ghiotti è poeta finissimo, narratore attento, dallo sguardo lucido e dalla penna elegante, ossigeno puro in mezzo a tanta narrativa sempre più uguale a sé stessa. Scrive versi in prosa, porta la poesia nel romanzo, abbatte confini, fonde generi, il risultato è a dir poco strabiliante. Di questo lo dobbiamo ringraziare.

Per il tempo lento delle foreste inascoltate.
Per certe lacrime cacciate via di fretta.
Per i cartelli pubblicitari lungo le autostrade, per
le autostrade percorse in notturna, perdonate.
Per ogni viaggio in solitaria con una canzone
che salva.
Per i salvati e i sommersi.
Per il richiamo degli orsi e la loro calma antichissima,
per i versi tornati alla mente che ci danno parole e saggezza.
Per il silenzio nostro e tutti gli atti mancati
quand’era il tempo.
Per il tempo terrestre e lunare.
Per il nostro girovagare o stare.
Per gli imperdonabili. Per ogni amore stanziale.
Per l’allegria del mare e le divinità saline.
Per ogni ricordo scandagliato sul fondale.
Per le prime luci dell’alba, per l’ululare dei lupi
e il loro branco.
Per ogni cuore stanco e l’innocente dolore animale.

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La scheda del libro: “Atti di un mancato addio” di Giorgio Ghiotti (Hacca edizioni)

I protagonisti di questa storia – Massi, Cecchi, Giulio, Trottola, Roberta e Mastino, ragazzi appena affacciati all’età adulta – crescono come fanno i lupi, oscillando tra l’istinto del branco e il bisogno di solitudine. Esistenze appena sbocciate fatte dei sogni puri e violenti della giovinezza. Finché Giulio, un giorno, scompare, e ognuno di loro sarà costretto a mettere in pausa la propria vita e, solo per un attimo abbacinante, provare a cercarlo, almeno nella memoria.

Un romanzo che è fitto dialogo tra luoghi geografici e interiori, tra l’impulso allo schianto e la paralisi che prende alle gambe, alle labbra, esplorando il tentativo di riconciliazione con la perdita: il tempo delle ricerche diviene un viaggio a ritroso, un’indagine attorno all’amato – al corpo assente dell’amato – che riporta alla luce fantasmi verissimi e paure antiche. Così, lo spazio dell’attesa si sfilaccia a poco a poco in immagini e sequenze, in ricordi sempre meno nitidi e per ciò salvifici.

Atti di un mancato addio è una storia fatta di giovinezza l’attimo prima che questa sfiorisca; di presenze comprese attraverso le mancanze; di sacrifici necessari perché qualcosa si compia e la vita accada.

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Giorgio Ghiotti (Roma, 1994), poeta, scrittore, vive tra Roma e Milano, dove studia italianistica contemporanea e collabora con l’editore Bompiani. Ha esordito nella narrativa con la raccolta di racconti Dio giocava a pallone (nottetempo 2013) e nella poesia con Estinzione dell’uomo bambino (Perrone 2015). Ha inoltre pubblicato il romanzo Rondini per formiche (nottetempo 2016) e il saggio narrativo Via degli Angeli (Bompiani 2016) con Angela Bubba. Tra i suoi ultimi libri ricordiamo, per la poesia, La città che ti abita (Empirìa 2017) e il saggio Costellazioni (Empirìa 2019). Scrive di libri sulle pagine culturali de «il manifesto» e ha collaborato con riviste e blog letterari quali «Nazione Indiana», «Nuovi Argomenti», «minima&moralia».

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