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A MORIRE SON BUONI TUTTI di Francesco Aragona (recensione)

febbraio 10, 2015

A MORIRE SON BUONI TUTTI di Francesco Aragona (Edizioni ETS)

di Alessandro Russo

Ore 5 del pomeriggio di un sabato di febbraio del duemilaquindici: Catania centro.
Prodigioso è il rito di un tè fumante tra amici per contrastare il freddo appuntito di oggi. Tenui erbe rimestate rilasciano aromi incantevoli, intanto i pensieri con garbo si diluiscono. Semplici e lenti gesti si ripetono mentre l’acqua bollente sembra colorarsi. La magia è compiuta, le tensioni sono andate altrove: il gelo lascia spazio al tepore.
«Dovendo recensire un libro di epitaffi –per primo prendo la parolasi accettano vostri suggerimenti. A bassa voce però: siamo pur sempre dentro un camposanto».
«Ricordo che Marilyn –reagisce cortese Graziella– aveva per sé pensato: ‘Qui riposa Marilyn Monroe: 97-67-92’. Tempo fa invece un amico mi confidò che impresso sulla sua tomba immaginava una perla di saggezza popolare, una cosa tipo: ‘Oggi a mia, domani a tia!’. Del resto, all’ingresso del cimitero di Mascalucia, non c’è scritto: ’Fummo ciò che voi siete, sarete ciò che noi siamo’? Io punterei sull’ineluttabilità della morte e sull’ironia con cui affrontarla. L’argomento mi prende e non sai quanto».
«Una volta, –solenne s’intromette Gabriella- un ragazzo mi dedicò un grottesco epigramma d’amore: ‘Giace qui l’uomo che sacrificò sé stesso per salvare la vita di lei. Ucciso per mia stessa mano. Resta l’altro: il vigliacco, il fragile, colui che fa ciò che può.’ È un testo grottesco quello su cui devi scrivere l’articolo, vero Alessandro? Io non sono un’esperta di letteratura funeraria o di letture macabre per cui mi chiedo a chi possa venire in mente di buttar giù un volume simile».
«Il libro –replico pacatamente- magnifica la vita attraverso il riverbero della sua fine. S’intitola ‘A morire son buoni tutti’ ed è stato di recente pubblicato per le Edizioni ETS. L’autore è Francesco Aragona, medico in pensione, già primario di urologia al Cannizzaro che ha riempito centosettanta pagine di iscrizioni sepolcrali che definirei palpitanti. Io l’ho incontrato un paio di volte e mi è sembrata una persona priva di qualsiasi tabù e dotata di spirito. Ha sessantacinque anni, è di origine calabresi ma sta a Catania quasi da una vita. Il suo è un lavoro di pregevole fattura con preziosi richiami storici, il tono è narrativo e il suo sapore variopinto. Alcuni passaggi poi sono deliziosi»
Mi fermo, comincio a sfogliare ‘A morire son buoni tutti’ e riparto: «’Son qui contro la mia volontà’ c’è scritto a Caceres, in Spagna, dove c’è sepolto un anonimo. Jean-Marc Reiser era un fumettista francese scomparso a 42 anni nel 1983 per un tumore alle ossa: la sua lapide riporta ‘Non sarò mai un vecchio rimbambito’. ‘Ho finito di instupidire’ è la lastra tombale di Paul Erdos, matematico ungherese passato a miglior vita nel 1996. Ci sono perfino epitaffi spiritosi per persone viventi. Per la dipartita della moglie Yvonne Printemps lo scrittore Sacha Guitry aveva proposto ‘Fredda come sempre’ ma lei così ricambiò: ‘Qui giace Guitry, finalmente duro’».
«Sembra quasi –riattacca sorridente Gabriella- che ciascuno dei personaggi citati narri una storia non intrisa da granelli di dolore bensì pervasa da una buona dose di vanità. È come se ognuno dei trapassati abbia qualcosa da dirci all’orecchio: sono sicura che questa raccolta eserciterà una forte seduzione sul lettore».
«Direi proprio di sì, –replico senza pensarci troppo- d’altronde l’idea di fondo di Aragona è che un brutto epitaffio equivale all’ultima disgrazia della nostra esistenza. Per questo ha preparato una vera e propria sinfonia di echi d’oltretomba, immortalando le virtù d’illustri defunti e comuni scomparsi e mettendo in evidenza quello che lui chiama il senso d’una vita. Da sempre ha la passione per i libri e quindicina d’anni fa, dopo una visita al cimitero Père Lachaise di Parigi, scrive ‘A morire son buoni tutti’. Adesso sta preparando qualcosa su un argomento analogo, questa volta parole in punto di morte, possibilmente argute. Insomma se ognuno di noi ha il proprio luogo dell’anima, quello dell’autore di questo libro non sarà forse un cimitero?»

© Letteratitudine

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