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MASSIMO LUGLI racconta STAZIONE OMICIDI

luglio 20, 2016

MASSIMO LUGLI racconta la sua trilogia noir STAZIONE OMICIDI (Newton Compton)

Massimo Lugli

di Massimo Lugli

Un’amicizia impossibile tra un ragazzo della buona borghesia romana e il ladruncolo, schiavo dei rom, che si è intrufolato in casa sua per rubare qualcosa. Due destini che sembravano opposti e che finiscono per unirsi in un legame indistruttibile. Una gang raccogliticcia, improbabile, composta da cinque personaggi che più diversi non si può, destinata, incredibilmente, a salire fino al vertice della malavita romana. Una nuova droga che stravolge completamente il mercato e diventa il business principale della criminalità capitolina. E…
Gli ingredienti sono questi. Se li ho amalgamati, cucinati e preparati in modo da far gola al lettore non sta a me giudicarlo, lo posso soltanto sperare. Come per ognuno dei miei romanzi, ci credo ciecamente e ci ho lavorato come se, per usare le parole del mio autore di culto, Mario Vargas Llosa, fosse l’ultimo libro della mia vita.
undefinedMa questa trilogia, intitolata Stazione omicidi, Vittima numero 1, 2 e 3, in uscita tra giugno e agosto, è stata veramente una sfida, la più dura da quando ho cominciato ad affiancare una piccola, ma ambiziosa attività di narratore a quella del cronista di nera, mestiere che ho amato senza riserve per quarant’anni e che continuo ad amare perdutamente anche ora che sono in pensione.
Tre romanzi da scrivere in meno di un anno sono veramente roba tosta. Una faccenda da toglierti il sonno e l’appetito, se la prendi male. L’idea iniziale era quella di condensare le avventure di Flavio, Vasile, Jean Luc, Marzia e Felipe, i cinque protagonisti principali della storia, in un unico libro, magari un po’ più corposo dei miei precedenti undici, ma, comunque, uno soltanto. Il mio editore, quando gli ho abbozzato la trama la vedeva diversamente. «Be’, facciamone tre», ha concluso Raffaello Avanzini con la solita,  sbrigativa, bonomia. «Dacci dentro e vedrai che ci riesci». Visto che non mi è venuta in mente nessuna risposta intelligente e salace per rifiutare, ho acconsentito. Insomma, sono entrato in una stanza con un progetto e ne sono uscito venti minuti più tardi con un piano di lavoro triplicato. Arrivato a casa, mi sono domandato seriamente se ero uscito di testa a dire di sì, poi ho acceso il pc e mi sono messo a lavorare. Alla fine, cosa di cui vado fierissimo, ho consegnato i manoscritti (ma perché diavolo continuiamo a chiamarli così? Insondabili misteri del mondo editoriale) un mese prima della scadenza prevista. E, a 61 anni suonati, ho capito una cosa: se qualcuno ti sa spronare sul serio, ti sa motivare, non ci sono ostacoli che tengano. Grazie, Raffaello.
Se qualcuno non si è ancora stancato di leggere, passo al contenuto del romanzo. Le etichette non mi piacciono ma si può definire sicuramente un noir o un thriller, visto che il giallo è un altro genere e la parola di solito mi fa venire l’orticaria. Un cocktail di fantasia e realtà di cronaca, come in tutti i miei libri precedenti. Se posso appuntarmi una medaglietta da solo, be’, dirò che a differenza di tanti autori conosco quello di cui scrivo. Ho vissuto a fianco di poliziotti e carabinieri per quasi mezzo secolo, ho frequentato e intervistato malavitosi di ogni calibro, so come si parla in un commissariato, come nasce un’indagine, come si decide un omicidio o un “azzoppamento” per punire uno sgarro. Conosco le armi da fuoco, so sparare e non confondo una semiautomatica con un revolver come, purtroppo, capita spesso. I “miei” banditi parlano, si muovono, si vestono, si ammazzano esattamente come quelli veri e nei miei romanzi non c’è mai un commissario sfigato e crapulone in rivalità coi superiori, uno spaccagambe che rivela un cuore di panna o altri stereotipi del genere.
undefinedPer scrivere Stazione omicidi ho dovuto congedarmi, almeno per un po’, dal mio protagonista seriale, Marco Corvino, il cronista-detective, mio alter ego letterario, che ho accompagnato in sette diverse avventure, da Il Carezzevole, ambientato negli anni ’70, a Nelmondodimezzo, un titolo che dice tutto. Anche Corvino, in fondo, ha diritto a un po’ di riposo. Voltando pagina, mi sono liberato di qualche pastoia: nella trilogia non c’è l’io narrante, uso il presente storico al posto del passato remoto e, soprattutto, finalmente parlo di Roma. Nei miei romanzi precedenti, la capitale è sempre rimasta dietro le quinte, come il suggeritore a teatro: la delineo senza farne mai il nome, mi diverto a farla apparire e scomparire con descrizioni accurate ma senza mai usare un solo toponimo. Stavolta no. Tutta vita. C’è l’Infernetto, piazza Esedra, la Colombo, il Fleming e, naturalmente, le borgate: Tor Bella Monaca, Laurentino 38, Labaro, Giardinetti… Insomma, quelle zone di cui si parla spesso nei tg e mai per qualcosa di buono. Ogni tanto si deve cambiare nella vita.
Quello che non cambia è la mia passione per le arti marziali che pratico da quando avevo 9 anni (quindi più o meno nel Pleistocene) e che riesco a infilare a tradimento in tutti i miei romanzi. Stavolta, comunque, ci sono andato leggero, promesso.
Da (incapace) praticante taoista so che un libro ha diverse facce. Il Viaggio in Occidente di Wu Cheng’en, la favola dello scimmiotto magico scritto nel 1500 dal Maestro Lunga Primavera si legge tre volte: prima come un bambino, poi come un adulto e infine come un praticante. Si parva licet, mi sono divertito a inserire alcuni elementi simbolici nella trama e magari qualcuno riuscirà a coglierli. Dico solo che gli elementi della cosmogonia cinese sono cinque come i miei personaggi e tre è il numero originale dei Tai Chi: Ying, Yang e Wo, la polarità neutra che nel tempo è stata quasi dimenticata e corrisponde al grigio, tra il bianco e il nero. Naturalmente è solo un gioco. Ma scrivere questo libro non è stato un gioco. Lavoro duro. Che in cinese, guarda caso, si dice kung fu.

(Riproduzione riservata)

© Massimo Lugli

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Vittima numero 1 è il primo romanzo della trilogia STAZIONE OMICIDI. Tre titoli per raccontare una città violenta e criminale. Un viaggio nel lato più oscuro e perverso di Roma. Un’indagine sulla malavita romana.

Thriller e romanzo di formazione Vittima numero 1: la storia dell’amicizia impossibile tra un giovane rampollo di buona famiglia e un ragazzo rumeno.

Sembra un’amicizia impossibile, quella tra Vasile e Flavio. Un giovane romeno, il primo, venduto dai genitori e ora schiavo in un campo rom. Un ragazzo ricco e viziato, il secondo, figlio di imprenditori che abitano in una villa alle porte di Roma. Proprio la villa in cui Vasile ha deciso di entrare, con l’intenzione di svaligiarla. Eppure quel rapporto si cementa nel tempo, diventando una sorta di duplice apprendistato criminale: quando Flavio accetta di aiutare Vasile a vendicarsi dei suoi aguzzini provando a eliminarli, la furia dei nomadi si scaglia contro di loro e la ritorsione atroce e sanguinosa sconvolge la vita di entrambi. Costretti alla fuga dopo il barbaro massacro della famiglia di Flavio, a rifugiarsi tra i senzatetto, i barboni, i derelitti della città, i due verranno a contatto con gli ambienti più loschi della capitale. Flavio deve dire addio agli agi di un tempo. E Vasile deve imparare a fare i conti con la paura costante di essere ucciso. Il pericolo è il loro compagno di viaggio. Finché non decideranno di sfidarlo…

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Stazione omicidi, la trilogia criminale di Massimo Lugli prosegue con il secondo romanzo: Vittima numero 2.

 Maestro del noir italiano e finalista al Premio Strega, Massimo Lugli ci racconta una città violenta. Ci fa viaggiare nel lato più oscuro e perverso di Roma. Tre romanzi, tre indagini sulla malavita romana.

In questo secondo capitolo dell’opera, una banda tiene in scacco Roma. Un ispettore è deciso a fermare chi semina morte nella Capitale. Si scatena la guerra per il dominio della città…

 A capo di un giro di spaccio di una nuova e potente droga, Flavio Gambari è ormai diventato un boss della mala romana. I suoi complici formano una gang inclassificabile ma temibile: Vasile, il romeno che viene dalla schiavitù dei campi rom; Jean Luc, ex gangster marsigliese vissuto in strada per sfuggire a una vecchia faida interna alla banda delle Tre B; Marzia, la bella e spregiudicata compagna di Flavio; Felipe, che da maggiordomo e factotum è diventato il contatto con gli spacciatori d’oltreoceano. L’ascesa criminale del gruppo, però, scatena rivalità negli ambienti malavitosi della capitale. È una vera e propria guerra quella che la gang si trova a fronteggiare: sequestri, ricatti, omicidi efferati. Ed è a questo punto che l’ispettore Bruno Pelizzi comincia la sua solitaria indagine sulla nuova banda di trafficanti. E allora per Flavio i nemici da affrontare non saranno più solo dei criminali

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Massimo Lugli Giornalista di «la Repubblica», si è occupato di cronaca nera come inviato speciale per 40 anni. Ha scritto Roma Maledetta e per la Newton Compton La legge di Lupo solitario, L’Istinto del Lupo, ‑finalista al Premio Strega, Il Carezzevole, L’adepto, Il guardiano, Gioco perverso,‑ Ossessione proibita, La strada dei delitti, Nelmondodimezzo. Il romanzo di Mafia capitale e, nella collana LIVE, La lama del rasoio. Suoi racconti sono contenuti nelle antologie Estate in giallo, Giallo Natale, Delitti di Ferragosto, Delitti di Capodanno e Delitti in vacanza. Cintura nera di karate e istruttore di tai ki kung, pratica fin da bambino le arti marziali di cui parla nei suoi romanzi.

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