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PADANIA di Massimiliano Santarossa (intervista)

ottobre 7, 2016

https://i1.wp.com/www.massimilianosantarossa.com/immagini/Padania_Cover.jpeg“PADANIA. Vita e morte nel nord Italia” di Massimiliano Santarossa (Edizioni Biblioteca dell’Immagine)

di Massimo Maugeri

Potrebbe essere il suo ultimo romanzo, questo di Massimiliano Santarossa che torna a pubblicare per i tipi di Edizioni Biblioteca dell’Immagine. Il titolo chiarisce subito luogo di ambientazione e tematiche: PADANIA. Vita e morte nel nord Italia“. La tipologia di romanzo è indicata in copertina: romanzo sociale.
Ne parlo con l’autore nell’ambito di questa intervista.

– Massimiliano, partiamo dall’inizio. Raccontaci qualcosa sulla genesi di questo nuovo romanzo. Come nasce “Padania”? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte di ispirazione?
Prima di Padania ho scritto sette romanzi, in dieci anni, ho girato a lungo il corpo di questa ormai non-nazione, ho tentato con quei sette libri di narrarne gli aspetti più marginali, intendo proprio geograficamente, politicamente, socialmente marginali.
Padania è invece un viaggio del tutto diverso, un cambio di prospettiva letteraria, cioè umana: ho narrato l’Italia da un punto di vista alto borghese, famigliare. Un ritratto, il più possibile reale, della frattura della spina dorsale della nazione: la borghesia; sotto i suoi stessi vizi, dentro le sue stesse paure.
L’intenzione era di scrivere il “Grande Romanzo del Nord della nazione”, rispettando le lettere maiuscole e minuscole di tale intenzione.
Pertanto più che di ispirazione parlerei di volontà. Padania è stato dettato da una incrollabile volontà letteraria: raccontare a fondo questi ultimi quindici anni di storia italiana, cioè gli anni della Crisi Economica, Sociale, Famigliare, e Umana di tutti noi.

– Come si inserisce questo romanzo nell’ambito della tua poetica? Ci sono collegamenti con i precedenti romanzi?
Padania apre una mia nuova strada letteraria o forse potrebbe anche chiudere ogni mio rapporto con la scrittura. Magari è l’inizio di qualcosa di nuovo oppure il più onesto dei commiati. Al momento è, per le mie energie di scrittore, mentali, e di uomo, fisiche, un romanzo insuperabile.

– In copertina leggiamo che si tratta di un “romanzo sociale”? Perché hai ritenuto importante sottolinearlo?
Perché non volevo alibi. Siamo soffocati da narrativa consolatoria, che tende a distrarre, che invita a evadere. Il termine “sociale” è un modo per dire che Padania richiede uno sforzo al lettore. Non vuole far evadere nulla e nessuno. Chiede piuttosto di Resistere. Chiede un impegno. Si propone ai Lettori con volontà di confronto.

massimiliano-santarossa– Pensi che la letteratura abbia ancora la forza di incidere sulla società (ammesso che l’abbia mai avuta)?
No. L’Arte è da sempre qualcosa per pochi. Non è mai stata e mai sarà a portata della “società”. Pertanto non incide su nulla.

– Hai dedicato il romanzo a Pasolini…
Abito a mille metri dalla sua tomba. Non avessi dedicato a lui Padania probabilmente sarebbe venuto a cercarmi. Vado circa ogni mese a salutarlo in cimitero. Siamo Amici. Parliamo molto. Padania è (anche) suo.

– Proviamo a conoscere meglio i personaggi del romanzo, partendo da Max e Anna: una coppia di sposi che vive insieme da due decenni. Un rapporto tutt’altro che facile, però. Parlaci di loro…
Max è il ritratto del successo, ma solo a prima vista. In verità è un uomo di quarantacinque anni che fa per la prima volta i conti con la propria storia, di ragazzino contadino, di giovane incazzato e di adulto al quale tutto è andato fin troppo bene: donne, alcool, auto, rave party, qualche droga ma non troppe, soldi, soldi e ancora soldi. Ma questo vortice dove lo ha portato? Ecco, tenta faticosamente di comprendere dove tale viaggio supersonico lo abbia condotto, in quale “lunar park” sia atterrato, crollato. Anna è il ritratto della borghesia attuale, cioè la borghesia di terza generazione, quella che agli atti ha sostituito la vecchia aristocrazia italiana, prima svilita e infine scomparsa. Una donna bellissima, colta, ricca, direttrice di una prestigiosa casa di moda, e sfinita da se stessa: sfinita dalla perfezione.
Max e Anna sono appunto il ritratto, verissimo, dell’insuccesso del successo.

– Poi c’è Giulio, il figlio adolescente della coppia. Parlaci di lui…
Dodici anni. Magro. Alto. Occhi e capelli castani. Cuore grande. Un veloce centrocampista laterale, sogna di essere Pirlo ma non ha i piedi così buoni. E scrive un diario sulla morte della sorellina. Potrebbe prendere e strappare il cuore di ogni lettore. Ma in fondo come ogni ragazzino è (ancora) buono. Per cui vi prende per mano. Non abbiate paura di lui, e di dove vi condurrà.

– Dal tuo punto di vista, quali sono i principali cambiamenti che hanno interessato il Nord del Paese in questi ultimi anni?
Padania è un romanzo, un’opera letteraria, ma con una appendice saggistica corposa: «Ventisei Note Interpretative del Nord», dalle operazioni di chirurgia plastica al debito dello stato, dalle truffe assicurative a quelle sanitarie, dalla disfatta della cultura italiana all’inquinamento del paese. Tutti, proprio tutti gli stravolgimenti di questa parte della nazione sono descritti da pagina 320 in poi. Tuttavia il cambiamento più distruttivo che riguarda il Nord Italia, ed è il più drammatico addirittura a livello continentale, è stata la cementificazione del territorio che va da Trieste a Torino, passando ovviamente per Milano, l’insensato e inesauribile stupro dell’enorme landa chiamata “pianura Padana”. E noi siamo i luoghi in cui viviamo.

– Sul tuo sito leggo (lo hai anche accennato prima): “con tutta probabilità sarà il mio ultimo romanzo per molto tempo, anni”. Perché?
Perché è un “gioco di specchi”, cioè un andare e venire tra realtà e finzione. Perché in questo “gioco di specchi” uno scrittore può perdersi; è il rischio della scrittura. E lì mi sono perduto, ma questo non ha grande importanza. L’importante è che rimanga Padania.

– Un’ultima domanda (relativa alle tematiche trattate nel romanzo). Nonostante tutto, a tuo avviso, una rinascita è possibile?
Il romanzo, come precedentemente detto, è composto da tre parti letterarie e una saggistica. Le tre parti letterarie aprono con una citazione di Kafka (sul Male), di Nietzsche (sul Chaos), e di Camus (sulla Bellezza). La rinascita sta lì, e solo lì: nel riconoscere e proteggere la Bellezza, che non è unicamente quella culturale e paesaggistica e della parola, intendo proprio Bellezza umana, in questo caso tra padre e figlio.

– Grazie mille, caro Massimiliano. In bocca al lupo a te e a Padania.

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https://i1.wp.com/www.massimilianosantarossa.com/immagini/Padania_Cover.jpegIl libro
«Da Trieste a Torino, viaggiando in auto, in treno o a piedi, non cambia nulla, passando per Udine, Venezia, Padova, Verona, Brescia, Bergamo, Milano, Novara, dentro l’autostrada, sui binari o per sentieri, è tutta una vasta, unica, interminabile distesa d’asfalto e cemento, un grigio che nasce ai bordi del mare Adriatico, allaga la Pianura Padana e sale alle Alpi. Un universo abitato da venti milioni di persone, donne, uomini, bambini, e ancora animali, paesaggi, fabbriche, centinaia di città, a formare l’immane landa chiamata Padania.»
Un definitivo ritratto famigliare, sociale, geografico, economico, che mette radici negli anni della grande crisi economica, ne racconta la genesi, il cambiamento che ha portato su milioni di persone, su tutti noi, e forse traccia una via di fuga.
Una storia in presa diretta, narrata dagli occhi di un quarantenne e di sua moglie, Max e Anna, protagonisti degli ultimi atti di un matrimonio tormentato. Il loro legame ventennale, il rapporto con il figlio adolescente, l’importante carriera di entrambi, scrittore lui, dirigente d’alta moda lei, la dipendenza dall’alcol, la ricerca estrema del sesso, l’uso dei corpi, l’esposizione del potere economico, il successo ottenuto e sbandierato in una vita borghese, un universo umano stravolto dal mutare della società e da un inimmaginabile, drammatico, trauma intimo.
Santarossa con Padania dipinge un epico “romanzo famigliare” a tinte scure del Nord Italia di questi anni e forse di quelli prossimi.

PADANIA di Massimiliano Santarossa (Edizioni Biblioteca dell’Immagine – ottobre 2016). 352 pagine

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Massimiliano SantarossaMassimiliano Santarossa (Pordenone, 1974) ha pubblicato Storie dal fondo nel 2007 e Gioventù d’asfalto nel 2009 per Biblioteca dell’immagine, nel 2010 Hai mai fatto parte della nostra gioventù? e nel 2011 Cosa succede in città per Baldini Castoldi Dalai editore, nel 2012 Viaggio nella notte e nel 2013 Il male per Hacca edizioni. Il suo ultimo romanzo, uscito nel 2015, è Metropoli Baldini&Castoldi.
I primi due libri, Storie dal fondo e Gioventù d’asfalto, sono nati dalla narrazione diretta della estrema periferia italiana, in particolare legata alle regioni del Nord-Est. Storie di disagio e di vite ai margini hanno dato forma a uno sguardo realista, spesso crudo, sulla vita non raccontata di quella che fu, dagli anni Ottanta sino alla fine degli anni Duemila, la Locomotiva Economica del Paese, tanto da considerare l’autore come uno degli artefici del ritorno del Realismo in letteratura. La critica letteraria e i molti lettori hanno subito compreso il legame tra l’autore, i luoghi e le storie narrate, infatti prima di dedicarsi alla scrittura Santarossa è stato falegname e operaio in una fabbrica di materie plastiche.
Alle prime due opere ne sono seguite subito altre due, Hai mai fatto parte della nostra gioventù e Cosa succede in città, di taglio più narrativo, dove le ambientazioni sono le medesime ma lo sguardo è aperto, non unicamente legato alla biografia diretta, ma centrato principalmente sui fenomeni sociali della gioventù degli anni Ottanta e Novanta, due lavori che dai critici sono stati definiti di contro-formazione, riconoscendone i tratti narrativi dissacratori e realistici.
I romanzi seguenti sono quelli della svolta post-moderna. Viaggio nella notte, Il male e soprattutto Metropoli si staccano dal racconto in presa diretta per giungere a una narrazione più complessa, a tratti visionaria. La struttura si fa spesso monologante e assimila visioni quotidiane – dal lavoro operaio fino a giungere a considerazioni politiche, economiche e teologiche – ad analisi dettagliate ed estremamente critiche sulla società nel suo complesso. La volontà dell’autore, in questi romanzi si fa esplicita, è quella di narrare più a fondo possibile la crisi dell’essere umano nell’Occidente attuale.
Nel 2016 il ritorno al realismo letterario con Padania, un vasto ritratto famigliare, sociale, geografico, economico, che mette radici negli anni della grande crisi economica, ne racconta la genesi e il cambiamento che ha portato soprattutto sulle regioni del Nord Italia, dalla Lombardia al Veneto, dal Piemonte al Friuli Venezia Giulia.
Diversi romanzi di Santarossa vengono da tempo rappresentati a teatro dalla compagnia teatrale di “Arti e Mestieri”.
Nel 2013 è entrato a far parte della prestigiosa antologia Fabbrica di carta. I libri che raccontano l’Italia industriale edita da Laterza e dal 2014 i suoi scritti sono oggetto di studio in alcuni corsi di università italiane. Ha vinto nel 2008 il premio letterario “Parole Contro” e nel 2009 ha ricevuto la menzione speciale del premio “Tracce di Territorio”. Dal 2011 scrive per le pagine culturali del Messaggero Veneto e collabora con radio e riviste.

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