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ANIMA IN AFFITTO

gennaio 23, 2017

Libro Anima in affitto. E se la vera punizione fosse sposare l'amante? Valeria RandoneANIMA IN AFFITTO di Valeria Randone

di Alessandro Russo

“Anima in affitto. E  se la vera punizione fosse sposare l’amante ?”

Intersecandosi con precisione trigonometrica, Tiziana, Elena e Paolo danno forma ai due cateti e all’ipotenusa d’un triangolo rettangolo amoroso. Sono loro i protagonisti di Anima in affitto. E se la vera punizione fosse sposare l’amante ? di Valeria Randone (Ediz. Leima, €14), un libro che trasuda sospiri, nodi alla gola e un pizzico di magia. Per prima fa capolino Tiziana, la parte lesa, la donna con la fede al dito; tra omelette e panni da stirare, deve occuparsi dei figli e della casa. Un po’ di anni prima, di fronte a Dio, Paolo le ha giurato amore eterno epperò adesso lei ha l’animo percosso da innumerevoli patimenti. All’istante ecco Elena, la poco di buono, la rovinafamiglie; non è una zoccola ma una donna che non può ultimare il proprio sogno. Mora, sorridente ma goffa: di sicuro non è una femme fatale. Ha gli occhi liquorosi dell’innamorata: è laureata ed è brava nel suo lavoro. Infine c’è Paolo, l’uomo conteso: ha le ciglia folte e le labbra rosso fuoco. Il suo sguardo è truce ma può facilmente diventare dolcissimo: pare un leone fiero e possente.
Il libro si apre con una sorta di cortocircuito informatico; una fitta corrispondenza di posta elettronica si tramuta in riflessioni ad alta voce, momenti d’estasi e abissi di depressione. La seconda parte di ”Anima in affitto” contiene invece testimonianze dirette tratte dal blog del sito www.valeriarandone.it, riscritte per garantirne l’anonimato senza alterare l’autentico significato. Con maestria, l’autrice sviscera il concetto di amore extra-coniugale, descrive un intenso spaccato della società d’oggi e butta giù un saggio ad alto impatto erotico-emozionale. Amori simmetrici e asimmetrici e comunque non ortodossi s’alternano e s’inseguono accompagnati da pensieri incontenibili. Tra esplosioni sensoriali di messaggi WhatsApp inondati da desideri straripanti, mille segreti emigrano tra le duecentocinque pagine di questo intrigante saggio. Frattanto, sullo sfondo di matrimoni traballanti, germoglia qualche piccolo fiocco di senso di colpa.
Risultati immagini per valeria randoneValeria  Randone, catanese, è psicologo e sessuologo clinico; ogni giorno consola e supporta un gran numero di mogli, madri e amanti. Docente di sessuologia clinica, si occupa di psico/sessuologia, di infertilità, di coppie, di singoli, di amore/sessualità.
«Può approfondire –le domando– la sua teoria, secondo cui qualora si avesse paura della solitudine non ci si dovrebbe unire in matrimonio?»
«Non c’è solitudine peggiore –mi risponde- che si sperimenta quando si sta in coppia. Molte coppie, e non soltanto quelle che vedo io in consultazione, sono malate di solitudine mascherata, di noia, di mancanza di dialogo empatico ed autentico, pur avendo rapporti sessuali. Non si baciano, non si parlano e non condividono. Sono malati di infiniti “silenzi per cena”, ed accarezzano il tablet piuttosto che il partner. Quindi, prima di sposarsi bisognerebbe imparare a stare bene con se stessi, a convivere con la propria solitudine e capacità di badare a se stessi, senza mai dimenticare di mantenere una continua attenzione al rapporto, mediante una perenne manutenzione del legame d’amore».
«Potrebbe spiegar meglio, –la interpello con un sorriso- la leggenda metropolitana che vede la città di Catania, capitale delle corna ?»
«Non è una leggenda metropolitana,  – mi spiega- è un dato statistico, frutto di parecchi sondaggi, integrati con i dati dei siti per incontri e delle app per cuori solitari che, in realtà, soli non sono. Potremmo parlare di “cuori fedifraghi”. Siamo, nostro malgrado, a pari livello di Milano. Oggi trovare con chi fare sesso facilmente non è difficile, è veramente faticoso trovare un partner con cui avere uno scambio di testa e di cuore»
«È legittimo –la interrogo ancora- affermare che oggi uomini e donne vivono il sesso alla stessa maniera ?»
«È legittimo, –replica- ma non è veritiero. Solitamente, ma non possiamo fare di tutta l’erba un fascio, direi che la sessualità maschile è più ormonale che oggettuale, mentre quella femminile è meno istintuale e più oggetto d’amore-dipendente, oltre che più cerebrale e viscerale; viene detta infatti da noi sessuologi, di “mucosa”. La sessualità maschile, invece, è una sessualità più visibile e quantizzabile così, quando per esempio la sessualità si ammala, l’uomo si scompagina dalle fondamenta, facendola diventare più una maratona finalizzata alla meta – erezione, orgasmo – che al percorso intimità. Quella femminile è sicuramente meno centrata sui genitali, ma segue un reticolo di sensazioni che partono da lontano e che includono anima e psiche, pelle e sensi, ed immaginario erotico».
«A parte rischi e vantaggi della tecnologia, –infine le chiedo-si tradisce oggi come cinquanta e cento anni fa, o no ?»
«Il denominatore comune del tradimento –conclude- è sempre lo stesso – anzi sono più d’uno – cambia la modalità, la forma, gli “strumenti facilitanti”, e la semplicità  con cui si può tradire. Oggi, parliamo di amori touch screen, di tradimenti tecnologicamente assistiti, di WhatsApp portato come testimone per le cause di separazione, e chi più ne ha più ne metta. Si tradisce per amore e per noia, per trasgressione e per solitudine, per lenire la paura di invecchiare, per non amare davvero e per esorcizzare la paura della morte»

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